Oligarcato
Il presidente del WEF Børge Brende si dimette per i legami con Epstein
Børge Brende, presidente e CEO del World Economic Forum (WEF), si è dimesso dopo che il WEF ha avviato un’indagine sui suoi legami commerciali con il trafficante di sesso Jeffrey Epstein.
«Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di dimettermi dall’incarico di Presidente e CEO del World Economic Forum», ha scritto Brende in una dichiarazione di giovedì, riportata dal quotidiano britannico Guardian. «Il mio periodo qui, durato 8 anni e mezzo, è stato profondamente gratificante». «Credo che ora sia il momento giusto perché il Forum continui il suo importante lavoro senza distrazioni», ha concluso. Il responsabile del WEF era stato ministro degli Affari Esteri della Norvegia dal 2013 al 2017. Anche il già primo ministro norvegese e presidente del Comitato Norvegese per il Nobel Thorbjørn Jagland, i cui legami coll’Epsteino sono usciti nell’ultima tornata di desecretazioni, è finito nella polvere, e travolto dallo scandalo avrebbe cercato il suicidio.
La recente pubblicazione dei file su Epstein da parte del Dipartimento di Giustizia (DOJ) ha rivelato che Brende ha incontrato Epstein per tre cene di lavoro nel 2018 e nel 2019 e ha scambiato con lui messaggi di testo ed e-mail, nonostante Brende avesse negato a novembre di aver avuto contatti con Epstein.
Il WEF ha confermato a Politico di aver avviato un’indagine indipendente sulla relazione di Brende con Epstein, che ha affermato essere stata «richiesta da Brende e con cui sta collaborando».
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Prima della prima cena di Brende con Epstein, i due hanno discusso dell’importanza del WEF per il mondo intero, con il suo CEO che ha dichiarato che «abbiamo bisogno di una nuova architettura globale» e che Davos (il WEF) è «in una posizione unica» per contribuire a realizzarla.
«Davos può davvero sostituire l’ONU», ha scritto Epstein. «Cyber, criptovalute, genetica. Coordinamento internazionale. Come il mio incarico alla Commissione trilaterale». Il finanziere e trafficante sessuale ha descritto parte della missione della Commissione Trilaterale come «coinvolgere i decisori di tutto il mondo con l’obiettivo di trovare soluzioni alle grandi sfide geopolitiche, economiche e sociali del nostro tempo».
L’Epsteino aveva quindi suggerito che Davos avrebbe contribuito a «portare tutto questo nel XXI secolo».
Gli scambi tra i due indicano che Brende era affezionato al Jeffrey . «Mi manchi, signore», scrisse il CEO del WEF a Epstein in un messaggio del 2018, meno di un mese dopo la sua «cena molto interessante» con lui.
Tuttavia, Brende ha affermato di essere stato «completamente all’oscuro del passato e delle attività criminali di Epstein» e che avrebbe rifiutato qualsiasi invito se ne fosse stato a conoscenza. «Riconosco che avrei potuto condurre un’indagine più approfondita sulla storia di Epstein, e mi pento di non averlo fatto», ha affermato, secondo Politico.
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Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic
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Trump revocherà le esenzioni fiscali alle fondazioni di Soros
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.@POTUS: “We’re going to look into Soros because I think it’s a RICO case against him and other people because this is more than protests. This is real agitation; this is riots on the street — and we’re going to look into that.” pic.twitter.com/zwUr03G5DA
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) September 12, 2025
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Oligarcato
Bill Gates che la sua fedina relativa a Epstein è «pulita»
Il cofondatore di Microsoft Bill Gates ha sostenuto di non dover essere considerato macchiato dalla passata associazione con il criminale sessuale Jeffrey Epstein.
In un’intervista rilasciata giovedì ad Axios, il miliardario ha affrontato i suoi legami con il finanziere defunto, presentandoli come una fonte di danni reputazionali, e ha insistito sul fatto che la controversia non dovrebbe oscurare le sue posizioni attuali su temi come l’intelligenza artificiale e la salute globale.
«Ho commesso degli errori. Sono cambiato», ha detto Gates. «Credo che i fatti siano chiari e che le persone possano giudicarmi in base a ciò che ho fatto».
Gates ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle attività criminali di Epstein e ha dichiarato al Congresso che il noto pedofilo tentò in seguito di ricattarlo a causa di relazioni extraconiugali.
Il magnate della tecnologia ha definito i rapporti con Epstein un «enorme errore», sostenendo che fossero limitati e finalizzati a raccogliere fondi per progetti filantropici.
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Questa settimana Gates ha anche pubblicato un ampio saggio sulla prossima «turbolenta era dell’IA» e sul cambiamento del suo atteggiamento verso questa tecnologia. L’intelligenza artificiale potrebbe diventare «il più grande strumento di uguaglianza mai inventato» oppure «la peggiore fonte di ingiustizia», ha scritto, avvertendo che i governi restano pericolosamente impreparati allo sconvolgimento sociale ed economico in arrivo.
L’oligarca informatico ha riconosciuto il suo «potenziale pregiudizio» e ha ammesso di aver «beneficiato enormemente» del settore tecnologico, di mantenere con esso legami finanziari e di collaborare con Microsoft e altre aziende di intelligenza artificiale tramite la Fondazione Gates.
Gates avverte ora che l’IA potrebbe provocare sconvolgimenti di portata diversa. A differenza delle precedenti rivoluzioni tecnologiche, sostiene, può sostituire direttamente la cognizione umana e rimpiazzare rapidamente i lavoratori in settori come diritto, medicina, assistenza clienti, software e manifattura. Senza le giuste politiche, prevede, ci saranno comunque nuovi posti di lavoro, ma «molti meno di quelli attuali».
Oggi Gates sostiene che il margine per rallentare potrebbe essere ancora più stretto. Pur dicendosi favorevole a un piano internazionale credibile per limitare lo sviluppo dell’IA, ha concluso che «gli incentivi geopolitici ed economici spingono troppo forte per procedere a tutta velocità». In passato Gates aveva rifiutato di firmare un memordandum di limitazione dell’IA e aveva pure accennato alla sostituzione degli insegnanti con i bot, arrivando addirittura a dire che l’IA salverà la democrazia.
Ora Gates avverte che la crescente accessibilità dell’Intelligenza Artificiale potrebbe facilitare lo sviluppo di capacità di attacco informatico e di armi biologiche da parte di soggetti malintenzionati, mentre le armi autonome potrebbero conferire ai governi una maggiore capacità di usare la forza letale senza intervento umano. Anche la sorveglianza e la manipolazione dell’opinione pubblica diverrebbero più economiche ed efficaci.
Alla fine, ha avvertito Gates, il pericolo potrebbe venire dalle macchine stesse: sistemi sempre più potenti «potrebbero iniziare ad agire contro i nostri interessi e potremmo perdere il controllo».
Non è la prima volta che Gates lancia l’allarme su una minaccia globale incombente. In un intervento al TED del 2015, ampiamente seguito, aveva avvertito che il mondo era impreparato ad affrontare la prossima grande epidemia.
La pandemia di COVID-19 ha poi dato a quell’avvertimento un’aura di preveggenza, ma il ruolo di primo piano di Gates nelle politiche sanitarie globali lo ha reso un bersaglio di sfiducia. I suoi moniti passati e la partecipazione della Fondazione Gates a una simulazione di pandemia del 2019 sono stati poi intrecciati a numerose teorie secondo cui avrebbe pianificato l’epidemia e inteso trarre profitto dai vaccini. Lui stesso ha definito tali accuse «folli» e «malvagie».
Come riportato da Renovatio 21, dai carteggi degli Epstein files sta emergendo che Epstein si stava adoperando per un piano che avrebbe fatto ottenere «più soldi» per i vaccini di Gates. Del coinvolgimento dei due in progetti di vaccinazione universale si era già parlato anni fa.
È parimenti emerso che Gates ed Epstein hanno finanziato un portale di ricerca nel tentativo di controllare il dibattito scientifico. Un’altra figura centrale nel controllo del discorso pandemico, l’architetto della lista nera della disinformazione Tim Allan, si è dimesso dal governo britannico a seguito dei legami saltati fuori con lo Epsteino.
Gli incontri tra i due inoltre potrebbero aver concorso a creare, a partire dal 2013, le basi per programmi di vaccinazione globale, poi realizzatasi drammaticamente durante la cosiddetta pandemia COVID-19 Come riportato da Renovatio 21, dai file desecretati sono uscite manovre di Epstein per far ottenere a Gates «più soldi per i vaccini» e sistemi per controllare il dibattito scientifico.
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La bizzarra amicizia emerse grazie ad un exposé del New York Times e riemerse con il divorzio dei Gates, ha suggerito la risposta alla domanda che nemmeno il giornalista più coraggioso ha provato a rivolgere al primo donatore mondiale dell’OMS: cosa univa in realtà, nel profondo, Epstein e Gates? Nessuno dei due aveva bisogno di danaro. Né di donne, riteniamo. E quindi? La risposta che abbiamo provato a dare è: l’eugenetica.
Epstein era una sorta di transumanista apocalittico: aveva avuto l’idea di mettere il suo seme «superiore» e quello di geni accademici nel grembo delle ragazzine che sfruttava. Da lì si sarebbe potuto ripopolare il pianeta con una razza eletta di superuomini cervelloni. «È possibile che Gates vedesse in Epstein – con le sue isole, i suoi ranch, i suoi progetti di fanciulle ingravidate con il seme suo e di supergeni scienziati – qualcuno che comprendesse la sua visione del mondo e la sua rara capacità di renderla reale?» si chiedeva Renovatio 21 un anno fa.
L’argomento dell’eugenetica era discusso apertamente da Bill e la moglie Melinda dentro e fuori della loro Fondazione; era il tema preferito prima di quello delle Pandemie e dei vaccini, che del controllo della popolazione è diretta conseguenza.
Renovatio 21 ha altresì riportato di altre cene che in quegli anni Gates faceva con i Soros, i Rockefeller, i Buffet, etc. L’argomento, trapelò, era proprio quello: il controllo della popolazione mondiale, la sua riduzione.
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Immagine di European Parliament via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Oligarcato
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