Geopolitica
Trump lancia un ultimatum a Cuba
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che Cuba non riceverà più né petrolio né denaro dal Venezuela, esortando l’isola a concludere un accordo con Washington «prima che sia troppo tardi».
Cuba, storico alleato del Venezuela e tra i principali destinatari del suo petrolio a prezzi agevolati, non riceve più forniture dal paese OPEC a partire dai primi giorni di gennaio. Secondo i dati sulle spedizioni, da quando il presidente Nicolás Maduro è stato catturato dalle forze statunitensi, nessun carico di greggio è più partito dai porti venezuelani diretti verso l’isola, in seguito al blocco delle consegne imposto dagli Stati Uniti.
«NON CI SARANNO PIÙ PETROLIO O DENARO A CUBA – ZERO!» ha scritto Trump domenica sulla sua piattaforma Truth Social, precisando che «Cuba ha vissuto, per molti anni, grazie a grandi quantità di PETROLIO e DENARO provenienti dal Venezuela».
«Suggerisco vivamente di raggiungere un accordo, PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI», ha aggiunto.
Sostieni Renovatio 21
Nel corso del raid statunitense di inizio mese, decine di membri delle forze di sicurezza venezuelane e cubane sono rimasti uccisi. In quell’occasione Trump aveva dichiarato che Cuba era «pronta a cadere», sottolineando la gravissima crisi economica che attanaglia l’isola e avvertendo che l’Avana difficilmente sarebbe sopravvissuta senza le forniture di petrolio venezuelano a condizioni di favore.
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha respinto con fermezza la minaccia di Trump, sostenendo che Washington non possiede alcuna legittimità morale per imporre accordi all’Avana. «Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana. Nessuno ci detta cosa fare», ha scritto Díaz-Canel domenica su X, aggiungendo che l’isola subisce attacchi statunitensi da decenni e che saprà difendersi se necessario.
Intanto, tra Caracas e Washington è in corso di definizione un accordo del valore di 2 miliardi di dollari, in virtù del quale il Venezuela fornirà agli Stati Uniti fino a 50 milioni di barili di greggio; i relativi proventi verranno depositati in conti sotto il controllo del Tesoro americano.
Diversi alti esponenti dell’amministrazione Trump, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio, ritengono che l’intervento statunitense in Venezuela possa precipitare Cuba in una situazione di collasso. Nelle ultime settimane la retorica americana nei confronti dell’Avana si è fatta via via più dura.
Gli Stati Uniti mantengono un embargo commerciale totale sull’isola caraibica dagli anni Sessanta. Se le presidenze Obama e Biden avevano introdotto misure di normalizzazione dei rapporti, Trump ha invece reintrodotto Cuba nella lista americana degli stati sponsor del terrorismo.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Trump snobba la Corea del Sud per favorire l’«ottimo rapporto» con Kim
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Israele vuole che l’AI promuova la sua narrativa su Gaza
Israele ha investito decine di milioni di dollari per migliorare la propria immagine negli Stati Uniti, tentando di influenzare il modo in cui le piattaforme di intelligenza artificiale rappresentano il Paese. Lo riporta Politico.
L’opinione pubblica americana nei confronti di Israele è peggiorata negli ultimi anni, inizialmente a causa della sua risposta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e più di recente a causa della guerra israelo-americana contro l’Iran e del relativo costo per i contribuenti. Secondo un sondaggio del Pew Research Center di giugno, sei adulti statunitensi su dieci nutrono oggi un’opinione piuttosto o molto negativa di Israele, rispetto al 53% dell’anno scorso e al 42% del 2022.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu risulta ancora meno popolare, con il 65% degli intervistati che esprime poca o nessuna fiducia nelle sue politiche.
In un articolo pubblicato venerdì, Politico ha descritto nel dettaglio una campagna israeliana da 100.000 dollari volta a influenzare le risposte dei modelli linguistici più diffusi, come ChatGPT, alle domande su Gaza e sulla guerra tra Israele e Hamas.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
L’iniziativa si concentra sull’Istituto di Hannover per le Politiche Pubbliche, un sito web che pubblica report anonimi sull’antisemitismo e sulle questioni geopolitiche. Il progetto è stato realizzato tramite l’agenzia di pubbliche relazioni francese Havas Media, che gestisce gran parte delle attività di influenza israeliane negli Stati Uniti, registrate ai sensi del Foreign Agents Registration Act (FARA), e il suo subappaltatore, l’agenzia pubblicitaria Piro Inc, per conto dell’Agenzia pubblicitaria del governo israeliano (LaPam).
L’Istituto Hanover presenta il proprio lavoro come «documentaristico, non dichiarativo» e sostiene che la sua ricerca è puramente accademica. Politico, tuttavia, ha citato documenti FARA depositati presso il Dipartimento di Giustizia statunitense la scorsa settimana che collegano oltre una dozzina dei suoi articoli a una campagna di pubbliche relazioni che prevedeva «la creazione e la diffusione di materiale informativo fattuale e supportato da fonti» con l’intento di «educare» il pubblico americano su Israele.
Il sito web ospita numerosi reportage non attribuiti, formulati come domande, tra cui «La tortura dei prigionieri palestinesi è un crimine di guerra?» e «Chi è l’aggressore nel conflitto israelo-palestinese?». Secondo la testata americana, il materiale sarebbe stato concepito per essere ripreso e citato dai mediatori culturali. La testata ha inoltre affermato che alcuni indicatori tecnici collegano il sito web a Res, una startup di intelligenza artificiale con sede a Seattle che aiuta i clienti a ottenere raccomandazioni da modelli di IA. Il collegamento è stato confermato via e-mail dal CEO di Res, Hai Tran.
Sebbene i documenti FARA di Piro non identifichino esplicitamente l’influenza sui LLM come obiettivo, Politico ha affermato che sia ChatGPT che Perplexity hanno citato materiale dell’Istituto di Hannover in risposta a domande neutrali su Gaza e Israele.
Non è la prima volta che Israele, tramite Havas, tenta di influenzare l’opinione pubblica, anche con l’intelligenza artificiale. Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal pubblicata il mese scorso, l’azienda aveva precedentemente ingaggiato Brad Parscale, ex responsabile della campagna elettorale del presidente statunitense Donald Trump, per una campagna da 46,5 milioni di dollari che includeva messaggi filo-israeliani generati dall’IA e rivolti agli americani, oltre a siti web e post progettati per ottenere risposte più favorevoli dalle piattaforme di intelligenza artificiale.
Lo scorso autunno, Responsible Statecraft ha riportato che Havas Media gestiva anche una «campagna di influencer» che prevedeva un compenso di 900.000 dollari per la produzione di contenuti favorevoli a Israele.
Come riportato da Renovatio 21, Israele ha finanziato influencer per pubblicare contenuti sui social media al fine di migliorare la propria immagine negli Stati Uniti, arrivando a pagare 7000 dollari a post.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Come riportato da Renovatio 21, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha recentemente evidenziato l’importanza dei creatori di contenuti per mantenere il supporto allo Stato Ebraico, incontrando, a margine della sua problematica apparizione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, gli influencer filosionisti.
Netanyahu aveva dichiarato in conferenza stampa che è essenziale rafforzare la «base di sostegno di Israele negli Stati Uniti» attraverso gli influencer, soprattutto su piattaforme come TikTok – di cui si è beato per l’acquisto da parte del miliardario filo-israeliano Larry Ellison – e X, posseduto dall’«amico» Elone Musk.
La frustrazione degli Stati Uniti nei confronti di Israele si è estesa oltre l’opinione pubblica, coinvolgendo anche i politici, divenuti sempre più critici. Il mese scorso, oltre 100 deputati democratici hanno appoggiato un emendamento che avrebbe tagliato 3,3 miliardi di dollari di aiuti statunitensi a Israele. La misura è fallita a causa dell’opposizione dei repubblicani, ma ha evidenziato una crescente spaccatura tra i partiti: poco più di due anni fa, soltanto 37 deputati democratici avevano sostenuto un’iniziativa simile.
Trump ha generalmente sostenuto Israele, ma ha ripetutamente criticato Netanyahu, che ha attaccato il cessate il fuoco con l’Iran annunciato dal presidente statunitense all’inizio dell’estate e ha respinto il suo piano di pace in 15 punti per Gaza. Secondo quanto riportato dai media, Trump non ha ancora espresso il suo appoggio a Netanyahu in vista delle elezioni di ottobre e ha ripetutamente eluso le domande sulla sua rielezione.
Due alti funzionari statunitensi hanno dichiarato ad Axios questa settimana che, sebbene Trump apprezzi Netanyahu a livello personale, è sempre più frustrato dalle sue politiche e ha definito Netanyahu «il suo peggior nemico».
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso ottobre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, pur continuando a sostenere Israele, ha recentemente ammesso che l’influenza della lobby israeliana, che un tempo aveva un «controllo totale» sul Congresso, è diminuita.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Geopolitica
Hamas promette a Kushner che smilitarizzerà Gaza
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Ambiente2 settimane faMorti di caldo, morti di inciviltà
-



Spirito2 settimane faLeone ha approvato il documento del cardinale Roche a sostegno delle restrizioni alla Messa in latino
-



Immigrazione2 settimane faMons. Viganò: l’invasione programmata dell’Occidente apostata è un piano diabolico di sostituzione etnica
-



Essere genitori2 settimane faBambina traumatizzata si butta dalla finestra. L’assistente sociale ha tatuaggi sul viso e corna da diavolo
-



Epidemie2 settimane faNuovo virus incurabile compare tra le zecche
-



Arte1 settimana faPerché a San Lorenzo dobbiamo ricordarci l’oscena poesia massonica?
-



Droni2 settimane faAttacco con droni ucraini su una spiaggia affollata: è strage
-



Morte cerebrale2 settimane faMorte cerebrale: quando l’informazione non distingue più tra la morte e il suo accertamento













