Animali
Si scopre che gli squali emettono rumori
Gli squali sono stati a lungo ritenuti silenziosi nel perseguire le loro prede con spietata efficienza, ma un team di biologi marini in Nuova Zelanda sta sfidando questa ipotesi. In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, i ricercatori riferiscono di aver registrato la prima istanza in assoluto di uno squalo che produce attivamente un suono, sotto forma di bruschi «clic».
Gli esemplari che hanno prodotto questo rumore sono squali rig (Mustelus lenticulatus), una specie comune nelle acque costiere della Nuova Zelanda. L’autrice principale dello studio, Carolin Nieder, ha dichiarato di aver fatto la scoperta mentre maneggiava gli squali durante una ricerca sulle loro capacità uditive, scrive Futurism.
«All’inizio non avevamo idea di cosa fosse, perché gli squali non dovrebbero emettere alcun suono. Ricordo di essere tornata a casa e di aver pensato continuamente a quanto fossero strani quei rumori», ha detto la Nieder, che lavora presso la Woods Hole Oceanographic Institution.
Per confermare che non si trattasse di un caso isolato, la ricercatrice e i suoi colleghi hanno osservato dieci squali posizionandoli separatamente in vasche dotate di idrofoni. I ricercatori hanno scoperto che, mentre gli esemplari venivano tenuti delicatamente o trasferiti tra i serbatoi, tutti emettevano dei clic ad alta frequenza della durata inferiore a un secondo.
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I clic si verificavano sott’acqua, quasi sempre mentre gli squali muovevano il corpo. Per quanto brevi, i suoni hanno raggiunto un volume considerevole di 156 decibel. Alcune specie di pesci usano la vescica natatoria per generare rumore facendola vibrare; i mammiferi marini, come le balene, usano invece le corde vocali. Gli squali, tuttavia, non possiedono un organo specifico per la fonazione: sembra infatti che emettano questi suoni facendo scattare le loro fitte file di denti appiattiti.
In particolare, gli squali non hanno prodotto i clic durante il nuoto o l’alimentazione. L’alta frequenza dei suoni li pone inoltre al di fuori della limitata gamma uditiva del pescecane, rendendo improbabile che vengano utilizzati per comunicare tra simili.
«Penso sia più probabile che emettano quei rumori quando vengono attaccati», ha spiegato la ricercatrice al New York Times. Altri pesci, infatti, digrignano i denti o le mascelle nel tentativo di allontanare i predatori.
«Questo studio apre alla possibilità che questi squali più piccoli “suonino l’allarme”», ha dichiarato alla CNN Neil Hammerschlag, presidente di Atlantic Shark Expeditions. «Anche se non sappiamo ancora se il suono prodotto dagli squali rig sia semplicemente un sottoprodotto della manipolazione umana, la scoperta apre nuove domande e strade per la ricerca futura».
Come noto il mondo degli squali sta ora affrontando il delicato tema della tossicodipendenza ittica.
Certuni ricercatori americani hanno ipotizzato che gli squali del Golfo del Messico potrebbero consumare cocaina gettata nell’oceano dai trafficanti di droga. Gli scienziati hanno condotto un test in cui hanno messo in acqua un finto cigno accanto a un pacco di dimensioni e aspetto simili a un pacco di cocaina che sarebbe stata gettata nell’oceano dai trafficanti di droga.
Con sorpresa del ricercatore, gli squali non hanno attaccato i cigni e invece si sono diretti direttamente verso le il pacco di cocaina, cercando di morderle. Uno squalo ha persino afferrato l’intera confezione e ha nuotato via portandosela dietro, probabilmente per farne «uso personale».
Renovatio 21 sperava con il cuore che la questione degli squali potresse svanire improvvisamente a seguito della rielezione presidente Trump, di cui nel tempo era trapelato l’odio assoluto per i grandi predatori marini.
Come riportato da Renovatio 21, la pornostar Stormy Daniels, accusatrice nel processo che ha portato alla condanna presso il tribunale di Nuova York, sostiene di aver avuto un rapporto con Trump durante mentre in TV passava la Shark Week,– una settimana in cui il palinsesto del famoso canale Discovery è interamente dedicato ai pescecani in onda dal 1988 – e di aver sentito il presidente dire che odia gli squali e che dovrebbero sparire.
Si tratta di un’ulteriore delusione che il presidente americano ci ha inferto. La consideravamo come una promessa elettorale implicita. E invece.
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Animali
Gallo cedrone attacca turisti: è aggressione seriale
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Animali
Delfini kamikaze nello stretto di Ormuzzo?
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha smentito le notizie secondo cui l’Iran starebbe impiegando delfini armati di mine nello Stretto di Hormuz. Interrogato sui delfini militari statunitensi, ha affermato di «non poter confermare né smentire» l’esistenza di una flotta di «delfini kamikaze» da parte degli Stati Uniti.
Le insolite dichiarazioni di Hegseth durante il briefing al Pentagono di martedì sono giunte in risposta all’articolo del Wall Street Journal del 30 aprile, in cui si citavano funzionari iraniani secondo i quali Teheran avrebbe potuto «utilizzare armi mai impiegate prima per attaccare navi da guerra statunitensi, dai sottomarini ai delfini che trasportano mine».
«Posso confermare che, in definitiva, non lo fanno», ha detto Hegseth a proposito del presunto programma militare iraniano di utilizzo dei delfini.
Il generale Dan Caine, presidente del Joint Chiefs of Staff, ha aggiunto di non essere a conoscenza di un eventuale utilizzo da parte dell’Iran di una strategia simile.
«Non ho mai sentito parlare di questa storia del delfino kamikaze. È come gli squali con i raggi laser, giusto?» ha detto Caine, riferendosi a una gag ricorrente della trilogia di Austin Powers.
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Sebbene l’idea che l’Iran utilizzi «delfini kamikaze» nel conflitto possa sembrare una parodia tratta da quei film, questi mammiferi marini estremamente Intelligenti sono stati addestrati per svariati usi militari fin dai tempi della Guerra Fredda.
Nel 2000, l’Iran acquistò da un addestratore russo di mammiferi marini esemplari addestrati dai sovietici. La BBC riferì che gli animali erano «addestrati a uccidere per la marina sovietica» e «potevano compiere attacchi kamikaze contro navi nemiche che trasportavano mine in grado di far esplodere una nave al contatto con lo scafo».
Dal 1959, la Marina degli Stati Uniti addestra delfini e leoni marini per la difesa subacquea.
Con sede a San Diego, il Programma per i mammiferi marini della Marina statunitense addestra i delfini tursiopi, allevati in cattività dal 1989, a individuare, localizzare e recuperare oggetti nei porti, nelle acque costiere e in mare aperto. I primi esperimenti hanno coinvolto oltre una dozzina di specie, tra cui squali, razze e tartarughe marine, prima che il programma si concentrasse sui delfini.
«Milioni di anni di evoluzione hanno conferito a questi animali abilità e capacità di rilevamento eccezionali, che non possono essere replicate da nessuna tecnologia di cui disponiamo oggi», ha affermato Drew Walter, vice assistente del segretario alla Difesa per gli affari nucleari, citando il loro udito e la loro vista straordinari.
Questi animali sono già stati impiegati in situazioni di combattimento.
Nel 2003, alcuni delfini furono inviati nel Golfo Persico come parte della forza d’invasione statunitense in Iraq. Quando l’Iran minacciò di bloccare lo Stretto di Ormuzzo nel 2012, in seguito all’inasprimento delle sanzioni americane, l’ammiraglio in pensione Tim Keating suggerì di farlo di nuovo. «Abbiamo i delfini», disse. «Sono straordinari nella loro capacità di individuare oggetti sottomarini».
La questione dei cetacei militarizzati è stale che per anni i norvegesi hanno considerato l’amichevole beluga che bighellonava i loro porti una possibile spia russa, al punto da chiamarlo Hvaldimir, una crasi della parola norvegese per balena (hval) e Vladimir, nel senso di Putino.
Ciò detto, ricordiamo che Renovatio 21 crede che i delfini siano creature malvagie e perverse, al pari dei loro parenti peggiori, le orche assassine.
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Animali
Zebra scappa dallo zoo: in realtà è solo un asino dipinto
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La possibilità di dipingere un ciuco come una zebra non può che ricordare metaforicamente la natura profonda della squadra di calcio di cui l’ungulato bianconero è simbolo, la Juventus, società sportiva creata dalla famiglia che produce (a spese del contribuente) blocchi di metallo e poi li dipinge – col marketing, con la politica, con la sudditanza psicologica dell’intera nazione sabaudizzata – in modo che assomiglino ad automobili.This is a real bear, not a human dressed in costumes! A four-year-old Malayan sun bear named Angela in a Hangzhou zoo went viral on China’s social media as a video showed the world’s smallest bear standing upright and waving to tourists just like a human. pic.twitter.com/Azv2tTVJhv
— Yicai 第一财经 (@yicaichina) August 1, 2023
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