Economia
Unicredit contesta l’ordine di lasciare la Russia
UniCredit ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione dell’Unione Europea affinché faccia chiarezza sull’ordinanza emessa dalla Banca Centrale Europea (BCE) che impone all’istituto italiano di ridurre la propria presenza in Russia.
La banca ha chiesto al Tribunale dell’Unione Europea di «ottenere chiarezza circa gli obblighi stabiliti dalla Banca Centrale Europea (BCE) per la ulteriore riduzione dei rischi associati alle attività di UniCredit in Russia, svolte da società controllate tra cui UniCredit Bank Russia (“AO Bank”)», ha affermato UniCredit in una nota di lunedì.
UniCredit ha affermato che, pur rispettando la richiesta dell’autorità di regolamentazione di ridurre le sue attività in Russia, ha «preoccupazioni circa le modalità di attuazione di tale riduzione identificate nella decisione della BCE, che vanno oltre l’attuale quadro normativo di riferimento».
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La BCE ha fatto pressione sulle banche dell’UE che operano in Russia affinché accelerino la loro uscita dal Paese, a fronte della minaccia di sanzioni statunitensi più severe nei confronti di Mosca a causa del conflitto in Ucraina.
A maggio, l’autorità di regolamentazione con sede a Francoforte ha inviato lettere ai creditori con la richiesta di un «piano d’azione» per porre fine alle loro attività in Russia già a giugno.
UniCredit ha attualmente la seconda maggiore esposizione al mercato russo tra le banche con sede nell’UE ed è inclusa nell’elenco della banca centrale russa di 13 istituti di credito di importanza sistemica, scrive il sito governativo russo RT. Anche altre banche dell’UE, tra cui la Raiffeisen Bank International (RBI) dell’Austria, la banca olandese ING, la Commerzbank e la Deutsche Bank tedesche, la OTP Bank ungherese, l’Intesa Sanpaolo italiana e la SEB svedese, mantengono una presenza nel mercato russo nonostante le sanzioni occidentali.
Nell’annunciare la propria azione legale, la banca ha osservato di aver operato una «riduzione della propria esposizione transfrontaliera del 91% e della propria esposizione locale nel Paese del 65%da febbraio 2022.
L’istituto di credito italiano ha affermato che l’istruttoria potrebbe richiedere diversi mesi e ha chiesto una sospensione provvisoria della decisione dell’autorità di regolamentazione.
«Le circostanze senza precedenti e la complessità del contesto socioeconomico e geo-politico, la mancanza ad oggi di un quadro normativo univoco applicabile allo scenario attuale, e le possibili gravi conseguenze derivanti dall’attuazione della decisione che ha impatto non solo sulle attività in Russia ma anche su UniCredit S.p.A., impongono che il consiglio di amministrazione di UniCredit ottenga certezza e chiarezza sugli obblighi e sulle azioni da intraprendere» scrive la nota riguardo alla richiesta di chiarezza, all’interno di quello che definisce «un dialogo costruttivo con BCE».
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Condivido i contenuti del ricorso Unicredit alla giustizia UE» ha scritto su X il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, accogliendo con favore la posizione della banca, affermando che la BCE «deve tenere conto della situazione nella quale operano le aziende italiane in Russia nel rispetto delle sanzioni UE. Decisioni affrettate rischiano solo di danneggiare imprese italiane e dell’UE. È quindi bene avere un quadro normativo certo», ha scritto Tajani su X.
Condivido i contenuti del ricorso #Unicredit a giustizia ????????. La Bce deve tenere conto situazione nella quale operano aziende???????? in Russia nel rispetto sanzioni UE. Decisioni affrettate rischiano solo di danneggiare imprese ???????? ed ????????. È quindi bene avere un quadro normativo certo.
— Antonio Tajani (@Antonio_Tajani) July 1, 2024
UniCredit opera in Russia attraverso una controllata, con circa 3.100 dipendenti e più di 50 filiali.
Come riportato da Renovatio 21, a marzo 2022 UniCredit aveva affermato che una cancellazione completa delle sue attività russe, inclusa l’esposizione transfrontaliera, costerebbe circa 7,4 miliardi di euro. «UniCredit, che è una delle banche europee più esposte alla Russia, ha affermato che sarebbe ancora in grado di pagare i dividendi in contanti proposti per il 2021 anche in uno scenario estremo in cui azzera la sua esposizione» aveva scritto Reuters.
Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa era emerso che un tribunale russo ha ordinato a UniCredit di pagare 448,2 milioni di euro per una joint venture fallita tra il colosso energetico russo Gazprom e la tedesca Linde.
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Immagine di Antonio Cinotti via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
Economia
L’Iran avverte: «petrolio per tutti o per nessuno»
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Economia
Boom di fallimenti in Germania
Secondo l’Istituto di ricerca economica di Halle (IWH), la Germania ha registrato il numero più alto di fallimenti aziendali degli ultimi vent’anni, con quasi 5.000 imprese che hanno presentato istanza di insolvenza nel secondo trimestre del 2026.
Secondo un rapporto pubblicato giovedì dall’istituto, nel periodo aprile-giugno sono state presentate 4.996 istanze di fallimento, con un aumento del 9% rispetto al trimestre precedente e il dato più alto per un secondo trimestre dal 2005.
L’aumento ha interessato quasi tutti i principali settori, tra cui l’edilizia, il settore immobiliare, il commercio, l’ospitalità e i servizi, con ripercussioni su circa 45.500 posti di lavoro.
Nel solo mese di giugno, 1.702 aziende hanno presentato istanza di fallimento, il 20% in più rispetto all’anno precedente e l’80% in più rispetto alla media mensile pre-pandemia.
Steffen Muller, responsabile della ricerca sulle insolvenze presso IWH, ha affermato che i fallimenti aziendali rimangono a un «livello eccezionalmente elevato».
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«La situazione rimane difficile: i fallimenti stanno colpendo l’economia in modo generalizzato. Molti settori e regioni ne risentono contemporaneamente», ha affermato, aggiungendo che l’istituto prevede che i fallimenti rimarranno al di sopra dei livelli dello scorso anno nel terzo trimestre.
La Germania, la maggiore economia dell’UE, ha dovuto affrontare una crescente pressione dovuta agli elevati costi energetici da quando ha gradualmente eliminato le importazioni di petrolio e gas dalla Russia in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022. La situazione è stata ulteriormente aggravata dal recente aumento dei prezzi del petrolio greggio, innescato dalla guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha aumentato la pressione su questa potenza industriale.
L’economia tedesca si è contratta nel 2023 e nel 2024, registrando il primo calo annuale consecutivo in oltre due decenni, e si prevede che crescerà solo dello 0,5% quest’anno. I dati ufficiali mostrano che i fallimenti aziendali sono aumentati notevolmente negli ultimi anni, con un incremento di oltre il 22% sia nel 2023 che nel 2024.
La pressione è stata particolarmente forte nel settore manifatturiero, soprattutto in quello automobilistico. Giovedì i lavoratori della Volkswagen hanno organizzato proteste mentre l’azienda portava avanti un piano di ristrutturazione che, secondo alcune fonti, potrebbe eliminare fino a 100.000 posti di lavoro e chiudere stabilimenti in tutta la Germania.
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Immagine di Dietmar Rabich «Altoforno n. 2, Landschaftspark Duisburg-Nord a Duisburg, Renania Settentrionale-Vestfalia, Germania» via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY-SA 4.0
Economia
Energia, gli USA minacciano l’UE
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