Geopolitica
TV americana usa filmati di Gaza per descrivere l’attacco russo all’Ucraina. In Italia abbiamo fatto di peggio
Un canale dell’emittente statunitense ABC ha trasmesso un filmato del caos a Gaza per denunciare un presunto attacco russo alla città ucraina di Kharkov.
Il servizio è stato trasmesso la scorsa settimana su WPLG Local 10, affiliata di ABC per la Florida del Sud, ma solo di recente ha catturato l’attenzione. L’emittente ha parlato di un presunto attacco russo a Kharkov, che secondo funzionari ucraini avrebbe causato la morte di almeno quattro persone, mentre le immagini mostravano evidenti incongruenze.
Invece di mostrare un paesaggio dell’Europa orientale o aree densamente urbanizzate, il video mostrava una grande folla di persone, tra cui alcune donne che indossavano l’hijab, che cercavano riparo nel deserto.
Encore mieux que @LCI : pour illustrer un bombardement barbare que les Russes auraient commis sur Kiev, la chaîne de TV étasunienne @ABC utilise des images de Gaza pour appuyer ses propos ! 😆 pic.twitter.com/sHauBWN20m
— PhilConte 007 (@PhilConte007) June 11, 2025
L’affiliata di ABC non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’apparente errore. Il servizio manca sulla pagina YouTube dell’emittente, che a quanto pare è stato cancellato. Tuttavia, il suo account verificato X continua a pubblicare la notizia, accompagnata da uno screenshot di Gaza, suscitando il disprezzo di diversi utenti.
Ricordiamo quando in Italia si fece di peggio: il prestigioso quotidiano torinese La Stampa, appartenente alla famiglia capitalista cosmopolita Agnelli (che sembra avere con Mosca qualche problema) pubblicò le immagini di civili bombardati nel Donbass dagli ucraini per significare invece attacchi russi ai civili ucraini. Sull’immagine avevano pure scritto «carneficina». (Va ricordato come lo stesso giornale e lo stesso direttore fecero sparire temporaneamente dal sito un articolo del 2014 in cui l’inviata in Ucraina parlava dell’ascesa dei gruppi nazisti sostenuti dall’Occidente)
Lo stesso fece la RAI a fine 2022, quando usò immagini del bombardamento ucraino sul mercato di Donetsk per accompagnare i servizi che denuncerebbero i bombardamenti russi sul territorio sotto il controllo di Kiev.
Cose che accadono nell’era in cui l’informazione è divenuta menzogna e manipolazione spudorata. Altro che fake news di internet, altro che «professionisti dell’informazione».
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Immagine da Twitter
Geopolitica
Petroliera cinese attaccata vicino allo Stretto di Ormuzzo
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Geopolitica
L’Arabia Saudita rifiuta lo spazio aereo a Trump
L’Arabia Saudita si sarebbe rifiutata di consentire all’esercito statunitense di utilizzare il proprio spazio aereo e una base aerea chiave per il «Progetto Libertà» del presidente Donald Trump nello Stretto di Hormuz, costringendo così alla sospensione dell’operazione. Lo riporta NBC News, che cita funzionari statunitensi.
Si dice che il regno abbia ritirato il proprio sostegno dopo che Trump ha annunciato l’operazione domenica, affermando che le navi battenti bandiera occidentale sarebbero state scortate da militari statunitensi attraverso lo stretto. Tuttavia, secondo alcune fonti, né l’Arabia Saudita né altri stati del Golfo erano stati informati del piano in anticipo.
In risposta, l’Arabia Saudita ha informato Washington che agli aerei statunitensi non sarebbe stato permesso di operare dalla base aerea Prince Sultan a sud-est di Riyadh né di sorvolare lo spazio aereo saudita a supporto della missione.
Secondo due funzionari statunitensi che hanno parlato con la NBC, una telefonata tra Trump e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman non è riuscita a risolvere la questione, costringendo il presidente a sospendere il «Freedom Project» appena due giorni dopo il suo annuncio, al fine di ripristinare l’accesso militare statunitense, fondamentale per lo spazio aereo della regione.
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Trump ha descritto il Progetto Freedom come un’iniziativa umanitaria volta a rompere il blocco iraniano della strategica via navigabile, che trasporta circa un quinto del petrolio mondiale. Martedì, tuttavia, il presidente statunitense ha improvvisamente ordinato la sospensione dell’operazione, citando i «grandi progressi» nei colloqui di pace con Teheran mediati dal Pakistan.
La mossa sembra aver colto di sorpresa persino i funzionari dell’amministrazione Trump. Il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva dichiarato poche ore prima dell’annuncio che l’operazione «Epic Fury», l’operazione originaria, era terminata e che ora l’obiettivo principale era il Progetto Freedom. Anche il Segretario alla Guerra Pete Hegseth aveva promosso l’iniziativa, affermando che centinaia di navi si stavano mettendo in fila per attraversare lo stretto.
Il principale negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha deriso Trump online, affermando: «L’operazione “Trust Me Bro” è fallita» e che gli Stati Uniti sono tornati a diffondere falsità sui colloqui in corso.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
Obama afferma che Israele ha cercato di trascinare anche lui in guerra con l’Iran
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