Intelligence
Tulsi Gabbard si è dimessa dall’amministrazione Trump
La direttrice dell’intelligence nazionale statunitense, Tulsi Gabbard, ha annunciato le sue dimissioni, citando la recente diagnosi di una rara forma di cancro alle ossa del marito.
«Purtroppo, devo presentare le mie dimissioni, con effetto dal 30 giugno 2026», ha scritto in una lettera al presidente che ha poi condiviso sui social media. «A mio marito, Abraham, è stato recentemente diagnosticato un tipo estremamente raro di cancro alle ossa. In questo momento, devo allontanarmi dalla vita pubblica per stargli accanto e sostenerlo pienamente in questa battaglia».
La Gabbard sarà sostituita dal suo attuale vice direttore dell’intelligence nazionale, Aaron Lukas, ha scritto Trump in un post sulla sua piattaforma Truth Social. «Tulsi ha fatto un lavoro incredibile e ci mancherà», ha aggiunto il presidente.
Today, with great humility and sincere appreciation, I shared the below letter with President Trump. It has been a profound honor to serve the American people as DNI. pic.twitter.com/p7AZ4wa9Yi
— DNI Tulsi Gabbard (@DNIGabbard) May 22, 2026
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Ex democratica, la Gabbard lasciò il partito e nel 2022 aveva denunziato i suoi leader come «guerrafondai elitari» e razzisti anti-bianchi, nonché di aver portato il mondo sull’orlo del conflitto atomico. Nel 2024 aveva appoggiato Trump, sostenendo che solo lui avrebbe potuto «riportarci fuori dall’orlo della guerra».
Secondo quanto riportato dai media e dalle indiscrezioni di Washington, Gabbard sarebbe stata messa da parte da Trump e dai suoi più stretti collaboratori – tra cui il Segretario di Stato Marco Rubio e il Segretario alla Guerra Pete Hegseth – mentre venivano elaborati i piani per rapire il presidente venezuelano Nicolas Maduro a gennaio e attaccare l’Iran a febbraio. Prima di appoggiare Trump, Gabbard era una convinta oppositrice della guerra con l’Iran e una critica costante degli aiuti militari statunitensi all’Ucraina. Il conflitto tra Russia e Ucraina, twittò nel 2022, «avrebbe potuto essere facilmente evitato se l’amministrazione Biden/NATO avesse semplicemente riconosciuto le legittime preoccupazioni di sicurezza della Russia».
Meno di due settimane prima che venisse diffusa la notizia delle sue dimissioni, Gabbard aveva dichiarato al New York Post di star indagando su oltre 120 laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti in tutto il mondo, più di 40 dei quali in Ucraina. Gabbard aveva affermato che il suo team avrebbe accertato se questi laboratori si fossero dedicati a «ricerche pericolose di acquisizione di funzione», ovvero alla modifica dei virus per renderli più letali o più trasmissibili.
La Gabbard è membro della Guardia Nazionale delle Hawaii, con diversi turni fatti in Iraq ed Afghanistan. Da democratica aveva sostenuto il sedicente socialista Bernie Sanders alle elezioni presidenziali del 2016, si è progressivamente distanziata dal suo ex partito fino a romperne definitivamente i rapporti negli ultimi anni, decidendo di appoggiare Trump nell’agosto del 2024. Ha motivato la scelta citando la comune sintonia con le correnti ideologiche più libertarie e populiste in materia di politica estera.
In passato era stata accusata di essere una sicofante del presidente siriano Bashar al-Assad, accuse che le provenivano da media dell’establishment come il New York Times e in particolare dalla giornalista Bari Weiss, ebrea lesbica molto sionista ora messa a capo del colosso dell’informazione CBS dai miliardi della famiglia miliardaria degli Ellison.
La successiva nomina della Gabbard a Direttore dell’Intelligence Nazionale (DNI) da parte di Trump – posizione che si occupa principalmente di quegli ambiti di politica estera in cui le sue opinioni divergono in modo significativo da quelle dei conservatori e dei repubblicani tradizionali – ha sollevato forti dubbi sulle sue possibilità di conferma al Senato. I critici si sono concentrati soprattutto sulle sue controverse posizioni passate riguardo ad avversari geopolitici come Iran, Siria e Russia, nonché su figure che hanno divulgato materiale classificato come Julian Assange ed Edward Snowden, di cui chiedeva la grazia presidenziale.
Durante l’udienza di conferma, ha conquistato la fiducia dei repubblicani più scettici quando il senatore Tom Cotton, noto per essere ben più intransigente, ha garantito per la Gabbarda, definendola una veterana che «capisce» che «la nostra comunità di Intelligence è diventata troppo gonfia, troppo burocratica e non raccoglie abbastanza informazioni». Nel corso del suo mandato, diversi osservatori si sono interrogati sulla sua reale influenza all’interno dell’amministrazione, soprattutto in seguito al limitato attacco all’Iran dello scorso anno e all’attuale operazione militare contro il Paese.
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Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa la Gabbard aveva dichiarato che gli obiettivi di Israele in Iran vanno oltre quelli dell’America. A fine 2025 aveva detto pubblicamente che la strategia di «regime change» degli USA nel mondo era finita.
Uno strano episodio di pochi giorni fa l’ha vista al centro di una notizia data da grandi media come Fox News, ma poi smentita dalla diretta interessata, secondo cui la CIA avrebbe effettuato un raid nei suoi uffici per sottrarre i documenti secretati sull’assassinio del presidente John Fitzgerland Kennedy che ella aveva in cuore di pubblicare.
La sua dipartita dall’amministrazione, come quella del segretario dell’Homeland Security Kristi Noem e del segretario del dipartimento di Giustizia Pam Bondi (tre casi in apparenza molto diversi tra loro) era stato ampiamente annunciato da commentatori online con qualche entratura alla Casa Bianca. In particolare, la fazione filoisraeliana dei trumpiani aveva preconizzato la sua defenestrazione quando si era dimesso, in polemica con la guerra in Iran, l’alto funzionario dell’antiterrorismo Joe Kent.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Gli USA temevano che Israele potesse ammazzare i negoziatori iraniani
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L’AI è «a pochi mesi di distanza» dal rovesciare i governi: parlano le agenzie di Intelligence
I modelli avanzati di Intelligenza Artificiale potrebbero presto fornire agli hacker la capacità di paralizzare governi, aziende e sistemi critici, hanno messo in guardia le agenzie di sicurezza informatica di Five Eyes, l’unione internazionale dei Paei anglofoni per lo spionaggio.
In una rara dichiarazione congiunta diffusa lunedì, i vertici della sicurezza informatica di Australia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Nuova Zelanda hanno sostenuto che i modelli di IA all’avanguardia si stanno evolvendo più velocemente del previsto e si prevede che «supereranno le attuali aspettative del settore, trasformando radicalmente le capacità di sicurezza informatica sia offensive che difensive».
«Non si tratta di anni, ma di mesi», hanno affermato le agenzie, aggiungendo che «il rischio informatico non può più essere trattato come una questione puramente tecnica. Si tratta di un rischio aziendale fondamentale e di una responsabilità della leadership».
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Secondo il documento, l’AI contribuirà a potenziare le difese informatiche nel tempo, ma sta anche abbassando le barriere per gli attori malevoli, aumentando la velocità e la complessità degli attacchi e riducendo il tempo tra la scoperta e lo sfruttamento delle vulnerabilità.
Le agenzie hanno invitato le organizzazioni a rafforzare le proprie difese digitali, ad aggiornare più rapidamente i software obsoleti, a limitare l’accesso ai sistemi sensibili e a prepararsi agli attacchi informatici prima che si verifichino.
Sebbene la dichiarazione dei Five Eyes non abbia citato alcun modello o azienda specifica, il recente dibattito sulla sicurezza dell’IA si è concentrato sullo sviluppatore statunitense Anthropic, finito sotto esame per i suoi sistemi più recenti e avanzati.
All’inizio di quest’anno, l’azienda ha dichiarato che uno dei suoi modelli di punta, Mythos, era troppo potente per essere rilasciato al grande pubblico e ha limitato l’accesso a un piccolo gruppo di organizzazioni fidate. Successivamente, l’azienda ha introdotto Fable 5, una versione più restrittiva della tecnologia, ma entrambi i modelli sono stati poi ritirati dal mercato dopo che il governo degli Stati Uniti ha ordinato che ai cittadini stranieri fosse vietato utilizzarli, citando motivi di sicurezza nazionale.
Questi sviluppi si collocano nel contesto di avvertimenti più ampi da parte di ricercatori, leader tecnologici e funzionari della sicurezza, secondo i quali le capacità dell’AI si stanno evolvendo più rapidamente di quanto governi e istituzioni riescano ad adattarsi.
Gli esperti hanno sempre più spesso messo in guardia sul fatto che i sistemi progettati per aumentare la produttività e rafforzare le difese informatiche potrebbero essere utilizzati anche per automatizzare gli attacchi, abbassare le barriere per gli attori malevoli e amplificare l’impatto di piccoli gruppi.
Secondo una clamorosa indiscrezione riportata in questi giorni dalla rivista The Economist, il software Mythos avrebbe violato la National Security Agency (NSA), ossia l’agenzia di spionaggio informatico USA, nota per la sofisticazione dei suoi sistemi e la preparazione dei suoi hacker.
La testata ha riferito che il senatore Mark Warner ha svelato i dettagli di un briefing tenuto dal generale Joshua Rudd, capo della NSA e del Cyber Command statunitense. Secondo quanto riportato, durante un’esercitazione di red-teaming (la pratica di testare rigorosamente le difese, i sistemi o le strategie di un’organizzazione adottando una prospettiva avversaria), Mythos è riuscito a penetrare in quasi tutti i sistemi classificati della NSA nel giro di poche ore, anziché settimane.
Antrophic avrebbe deciso di non distribuire pubblicamente il modello proprio a causa delle sue straordinarie capacità autonome di hacking e analisi dati, che includono anche la ricostruzione di tipi cellulari dal DNA grezzo e l’individuazione di vulnerabilità inedite nei principali sistemi operativi e browser.
L’affermazione sulla violazione dei sistemi NSA ha scatenato un acceso dibattito tra gli esperti di tecnologia e cybersicurezza, con molti osservatori che ritengono si sia trattato della forzatura di ambienti isolati o sistemi di prova in condizioni controllate, piuttosto che di un vero e proprio attacco riuscito alla rete centrale dell’agenzia.
Tale evento ha comunque segnato una svolta geopolitica decisiva, spingendo l’amministrazione Trump ad abbandonando l’approccio deregolamentato per imporre severi controlli sulle esportazioni dei modelli di IA di frontiera.
Secondo quanto riportato dal New York Times, in queste ore la NSA ha perso l’accesso al modello di IA Mythos 5 di Anthropic, che utilizzava per individuare vulnerabilità nei software. La vicenda si inserisce nel contesto della disputa, che dura da mesi, tra Washington e l’azienda della Silicon Valley.
Il blocco è scattato dopo che l’amministrazione Trump ha imposto restrizioni all’esportazione nei confronti di Anthropic all’inizio di questo mese, citando motivi di sicurezza nazionale, secondo quanto riportato dal New York Times.
La perdita ha «privato» l’agenzia di Intelligence di uno «strumento che ha impressionato e allarmato i suoi analisti per la sua efficacia nell’individuare le vulnerabilità del software», ha aggiunto la testata.
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La tecnologia AI di Anthropic è stata sempre più impiegata su reti governative classificate e integrata nelle attività di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, con i suoi modelli utilizzati per l’analisi dell’intelligence, la pianificazione operativa e le operazioni informatiche.
Tuttavia, a febbraio, il dipartimento della Guerra USA ha classificato Anthropic come «rischio per la catena di approvvigionamento» dopo che l’azienda si è rifiutata di rimuovere le restrizioni su alcune applicazioni militari dei suoi sistemi di intelligenza artificiale. L’azienda ha dichiarato di opporsi alla sorveglianza di massa sul territorio nazionale e alle armi completamente autonome. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva quindi ordinato alle agenzie federali di eliminare gradualmente la tecnologia di Anthropic entro sei mesi.
Anthropic ha citato in giudizio il governo, sostenendo che le misure adottate costituivano una ritorsione illegale per il rifiuto di allentare le garanzie sull’utilizzo militare dell’IA.
Nonostante l’ordine di eliminazione graduale e la battaglia legale in corso, diverse testate giornalistiche hanno successivamente affermato che alcune componenti del governo statunitense continuano a utilizzare i sistemi Anthropic.
Questi sviluppi si verificano in un contesto di avvertimenti da parte di ricercatori, leader tecnologici e funzionari della sicurezza, secondo i quali i sistemi di AI vengono integrati nelle operazioni militari e di Intelligence a un ritmo più rapido di quanto governi e istituzioni riescano ad adattarsi alle loro crescenti capacità.
Gli esperti hanno avvertito che gli stessi strumenti utilizzati per rafforzare le difese informatiche potrebbero anche automatizzare gli attacchi e abbassare le barriere per gli attori malevoli.
Lo scontro emerso segue alle accuse secondo cui il modello di Intelligenza Artificiale dell’azienda sarebbe stato utilizzato durante l’operazione per rapire il presidente venezuelano Nicolas Maduro all’inizio di gennaio. Tuttavia, L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nell’attacco statunitense a una scuola elementare femminile in Iran, che ha causato la morte di quasi 160 persone, per lo più bambini, non ha violato le «linee rosse» di Anthropic, ha dichiarato l’amministratore delegato Dario Amodei.
Si tratta dell’azienda coinvolta dal Vaticano per il lancio dell’enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas.
Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi vi è stato un progressivo deterioramento dei rapporti tra Anthropic e il Pentagono, legato alla volontà del dipartimento della Guerra statunitense di utilizzare l’IA per il controllo di armi autonome senza le garanzie di sicurezza che l’azienda ha cercato di imporre.
L’Amodei, ha più volte espresso gravi preoccupazioni sui rischi della tecnologia che la sua azienda sta sviluppando e commercializzando. In un lungo saggio di quasi 20.000 parole pubblicato il mese scorso, ha avvertito che sistemi AI dotati di «potenza quasi inimmaginabile» sono «imminenti» e metteranno alla prova «la nostra identità come specie».
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Amodei ha messo in guardia dai «rischi di autonomia», in cui l’IA potrebbe sfuggire al controllo e sopraffare l’umanità, e ha ipotizzato che la tecnologia potrebbe facilitare l’instaurazione di «una dittatura totalitaria globale» attraverso sorveglianza di massa basata sull’Intelligenza Artificiale e l’impiego di armi autonome.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Amodei ha dichiarato che l’AI potrebbe eliminare la metà di tutti i posti di lavoro impiegatizi di livello base entro i prossimi cinque anni.
Settimane fa Mrinank Sharma, fino a poco tempo fa responsabile del Safeguards Research Team presso l’azienda sviluppatrice del chatbot Claude, ha pubblicato su X la sua lettera di dimissioni, in cui scrive che «il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora».
Il Fondo Monetario Internazionale ha citato il recente rilascio controllato di Claude Mythos Preview da parte di Anthropic, descritto come «un modello di Intelligenza Artificiale avanzato con eccezionali capacità informatiche». Secondo il FMI, Mythos sarebbe in grado di individuare e sfruttare vulnerabilità in tutti i principali sistemi operativi e browser web, «anche se utilizzato da utenti non esperti».
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Rapporto dell’Intelligence USA: Netanyahu intensificherà le pressioni per rimanere in carica
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