Geopolitica
Trump si chiede «che diavolo» ci facesse Zelens’kyj in Sudafrica
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha espresso sorpresa per la visita di Volodymyr Zelens’kyj in Sudafrica durante un incontro con il suo omologo sudafricano Cyril Ramaphosa alla Casa Bianca mercoledì.
Trump ha dichiarato di aver telefonato a Zelens’kyj durante la sua visita di aprile e di avergli chiesto «che diavolo» stesse facendo in Sudafrica. Ramaphosa ha spiegato che il Sudafrica aveva condiviso alcune «lezioni» sulla costruzione della pace con il leader ucraino. «Questo è ciò che ci ha insegnato Nelson Mandela: se volete raggiungere la pace nel Paese, fatelo incondizionatamente, sedetevi e parlate», ha detto il presidente sudafricano, sfruttando l’icona internazionale dell’ex terrorista filosovietico assurto al ruolo di «santo» intoccabile del mondialismo.
La visita di Zelens’kyj a Pretoria ha scatenato ampie critiche da parte dei commentatori politici e degli attivisti sudafricani a causa del suo atteggiamento sprezzante nei confronti dell’iniziativa di pace del 2023 guidata da Ramaphosa.
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I due presidenti hanno anche discusso delle preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo alle presunte violenze contro gli afrikaner bianchi e alle politiche di riforma agraria del governo sudafricano. Trump avrebbe chiesto chiarimenti sul genocidio della minoranza bianca, di fatto umiliando il vertice dello Stato sudafricano mostrandogli un video che raccoglieva prove del massacro in atto.
Nel video mostrato alla Casa Bianca erano visibili i comizi razzisti con incitamenti al genocidio («Kill the boer! Kill the farmer!»: un canto che la Corte Suprema sudafricana non ritiene essere incitamento all’odio) del leader del partito para-comunista EFF (scissosi dall’ANC di Mandela) Julius Malema, nonché le immagini strazianti della fila infinita di croci per i boeri ammazzati.
“This is a very serious situation. If we had a real press, it would be exposed. When it gets exposed, it’ll get fixed. But people don’t talk about it. And I’ll tell you who is talking about it, thousands of people that are fleeing South Africa right now.” –President Trump 🇺🇸 pic.twitter.com/Cu3Or9Mar0
— The White House (@WhiteHouse) May 21, 2025
Curiosamente, sarebbe da ricordare che è proprio il Sudafrica che ha portato le carte all’Aia per dichiarare Israele perpetratore di genocidio.
Ramaphosa ha respinto le accuse, ribadendo i valori democratici del Sudafrica e respingendo l’idea che la terra venisse confiscata illegalmente. «No, no, no, no», ha risposto quando gli è stato chiesto della confisca delle terre. «Nessuno può prendere la terra», ha aggiunto.
Come riportato da Renovatio 21, vari gruppi boeri da anni ritengono di essere oggetti di una vera persecuzione se non di una pulizia etnica, con abbondanza disperante episodi di crimine, torture e violenza efferata di ogni sorta.
Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso il partito dell’ex presidente sudafricano Jacob Zuma MK ha presentato una denuncia per tradimento contro un gruppo della minoranza afrikaner.
L’amministrazione Trump aveva negli ultimi tempi sospeso gli aiuti al Sudafrica. La scorsa settimana, dopo tanti annunci, gli USA hanno accolto un primo gruppo di rifugiati boeri. Sul «genocidio bianco» in atto non ha dubbi Elon Musk, che ha recentemente anche sostenuto che il suo servizio Internet satellitare Starlink non può funzionare in Sudafrica perché «non è nero».
La delegazione sudafricana era in visita per presentare un quadro rivisto per il commercio e gli investimenti, volto a rafforzare la cooperazione economica bilaterale. Parks Tau, Ministro del Commercio, dell’Industria e della Concorrenza del Sudafrica, ha confermato che la proposta è stata presentata durante i colloqui con il Rappresentante Commerciale degli Stati Uniti.
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Tau ha affermato che il commercio è al centro della nuova proposta. «Abbiamo anche discusso di dazi doganali e tariffe con la parte americana», ha osservato. Ha sottolineato che quasi il 77% delle merci statunitensi importate in Sudafrica entra in esenzione doganale, mentre una quota analoga delle esportazioni sudafricane, principalmente materie prime, beneficia anch’essa di esenzioni fiscali. Tau ha aggiunto che il Sudafrica ha evidenziato la crescente carenza di gas e ha manifestato interesse per l’importazione di gas naturale liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti, un’iniziativa accolta positivamente sia dall’ambasciatore statunitense che dai rappresentanti della Casa Bianca. “È uno dei settori su cui daremo seguito», ha affermato.
Mentre lasciava la Casa Bianca, il presidente Ramaphosa ha detto ai giornalisti che i colloqui erano andati «molto bene».
In questi anni, ad ogni modo, abbiamo assistito al collasso del Sudafrica da ogni punto vista, dai disordini civili con caos e razzie ai blackout – dove si innesta la storia oscura di un possibile tentato assassinio nei confronti del capo della società elettrica nazionale.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
I generali della NATO riuniti a Kiev
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Geopolitica
Lavrov: gli Stati Uniti hanno ceduto alle pressioni dell’UE sull’Ucraina
Gli Stati Uniti hanno ceduto alle pressioni dell’Unione Europea, che si è vantata apertamente di aver fatto saltare gli accordi di Anchorage e li ha definiti «sepolti», ha detto il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.
Il vertice della diplomazia russa ha parlato mercoledì, in una conferenza stampa al termine di una riunione ministeriale della Comunità degli Stati Indipendenti. Ha ribadito che, per Mosca, l’iniziativa di Anchorage è stata fatta deragliare dai Paesi europei.
«La nostra coscienza è pulita, senza contare che abbiamo accettato pienamente la proposta degli Stati Uniti lo scorso agosto, presentata durante il vertice… in Alaska», ha dichiarato. «Non è colpa nostra se gli americani non sono riusciti a resistere alla pressione senza precedenti e sfacciata esercitata dall’Europa, che in seguito ha dichiarato con orgoglio di aver seppellito Anchorage».
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Lo scorso anno Donald Trump ha ospitato Vladimir Putin ad Anchorage, in Alaska, e i due leader hanno raggiunto un’intesa su come risolvere il conflitto in Ucraina. Mosca ha descritto l’esito come un «accordo», pur con alcune «sfumature» ancora da definire; Washington ha più volte contestato questa lettura. Il segretario di Stato Marco Rubio aveva già detto che «in Alaska era stata avanzata una proposta, ma non si era raggiunto alcun accordo».
Secondo Lavrov, gli accordi sono stati compromessi nei mesi successivi dai leader dell’UE e del Regno Unito. Al vertice del G7 a Evian, a giugno, Emmanuel Macron ha dichiarato apertamente che Anchorage era stato «sepolto».
Gli Stati Uniti hanno mostrato un impegno sempre minore verso gli «accordi», ma Trump non ha mai detto esplicitamente che quel quadro era chiuso. Il mese scorso Washington ha tentato di rilanciare i negoziati tra Russia e Ucraina, poi di nuovo bloccati dagli attacchi a lungo raggio di Mosca e Kiev.
Lavrov ha aggiunto che la Russia aveva accettato un incontro trilaterale con l’Ucraina, proposto da Washington e da tenersi dopo le recenti elezioni parlamentari russe. Kiev, ha detto, ha invece cercato di sabotare il voto e ha lanciato un attacco massiccio mentre le urne erano aperte. «Abbiamo chiarito che, in queste circostanze, vogliamo sapere esattamente quali proposte presenteranno i negoziatori di Zelenskyk. Questo è molto importante per noi e la parte americana ha accolto le nostre argomentazioni con comprensione», ha concluso il capo della diplomazia russa.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
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