Internet
Trump avverte Zuckerberg: «la prossima volta che sarà alla Casa Bianca» non sarà tutto amichevole
Un nuovo messaggio diffuso venerdì da Donald Trump ha suggerito un’altra corsa per la presidenza, al contempo lasciando trasparire un messaggio al CEO di Facebook Mark Zuckerberg: « “next time i’m in the white house” it will be all business», cioè la prossima volta che si incontreranno, con Trump tornato presidente, non sarà amichevole come in precedenza.
Il messaggio arriva ore dopo che Facebook ha annunciato un divieto di due anni dell’account di Trump.
«La prossima volta che sarò alla Casa Bianca non ci saranno più cene, su sua richiesta, con Mark Zuckerberg e sua moglie»
«La prossima volta che sarò alla Casa Bianca non ci saranno più cene, su sua richiesta, con Mark Zuckerberg e sua moglie. Sarà tutto business!» ha dichiarato Trump.
Il messaggio arriva pochi giorni dopo che la giornalista del New York Times Maggie Haberman ha affermato che Donald Trump ha detto alle persone a lui vicine che si aspetta di essere reintegrato come presidente entro agosto.
La narrativa del NYT vorrebbe far credere ancora una volta che c’è un golpe in arrivo preparato dai sostenitori di Donald Trump (QAnon etc.), che vanno quindi non solo demonizzati, ma fermati con ogni mezzo possibile.
Trump has been telling a number of people he’s in contact with that he expects he will get reinstated by August (no that isn’t how it works but simply sharing the information). https://t.co/kaXSXKnpF0
— Maggie Haberman (@maggieNYT) June 1, 2021
Anche la CNN, ovviamente, soffia sul fuoco, ringalluzzita dal ritorno sulle scene del generale Flynn, che accusano di suggerire la possibilità di un colpo di stato stile Birmania.
Nessuno ha confermato finora le affermazioni di Haberman, ma l’ex avvocato di Trump Jenna Ellis ha risposto scrivendo: «No, il presidente Trump non sarà “reintegrato”».
Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su Licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
Internet
L’India contro Whatsapp: la nuova funzione coni nomi sono un potenziale rischio per la sicurezza informatica
L’India ha espresso preoccupazione per l’introduzione dei nomi utente nell’app di messaggistica WhatsApp, definendola un potenziale rischio per la sicurezza informatica.
In una nota inviata a Meta, proprietaria di WhatsApp, Nuova Delhi ha dichiarato mercoledì che la funzione di cambio nome utente potrebbe aumentare «truffe online, phishing, truffe di arresto digitale e furto d’identità».
Il governo teme che i truffatori online possano adottare nomi utente molto simili a quelli di persone o istituzioni reali, e utilizzarli per impersonare individui, autorità pubbliche, istituzioni finanziarie e agenzie governative.
WhatsApp ha dichiarato lunedì che i nomi utente saranno una «importante funzionalità per la privacy» che aiuterà gli utenti a connettersi con nuove persone «senza rivelare il proprio numero di telefono».
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L’azienda ha tre giorni di tempo per rispondere alla notifica, altrimenti dovrà affrontare provvedimenti normativi. L’implementazione del nome utente è inoltre sospesa fino alla conclusione delle consultazioni tra l’azienda e il governo.
In un rapporto pubblicato a marzo, Meta ha affermato che l’India è seconda solo agli Stati Uniti tra i paesi più presi di mira dai truffatori online, confermando così le preoccupazioni di Nuova Delhi.
In risposta alla notifica, Meta ha affermato di disporre di molteplici livelli di protezione contro l’uso improprio della funzionalità del nome utente.
«Gli utenti hanno ancora bisogno di un numero di telefono per usare WhatsApp e abbiamo integrato diversi livelli di protezione contro le truffe nei nomi utente», ha dichiarato un funzionario di Meta, secondo quanto riportato da CNBC.
La piattaforma tecnologica ha inoltre dichiarato di voler limitare il numero di nuove persone che un account utente può contattare, bloccare i tentativi ripetuti di indovinare i nomi utente e rilevare attività che presentino schemi riconducibili all’usurpazione d’identità.
Ciò avviene a pochi giorni di distanza dal divieto temporaneo imposto dall’India all’app Telegram, accusata di aver facilitato una frode agli esami che ha colpito milioni di studenti.
Nuova Delhi ha inoltre espresso preoccupazione per le funzionalità di privacy di Telegram, che consentono agli utenti di interagire senza dover rivelare il proprio numero di telefono, rendendo difficile l’identificazione.
In India ci sono oltre 500 milioni di utenti WhatsApp, e la piattaforma di messaggistica è la più utilizzata nel Paese di 1,4 miliardi di abitanti. L’India è anche il più grande mercato globale per Telegram, con circa 150 milioni di download.
Il fondatore di Telegram e miliardario russo del settore tecnologico, Pavel Durov, ha accusato il mese scorso, senza fornire prove, la multinazionale indiana Reliance di aver condotto un’attività di lobbying per ottenere restrizioni sull’app in India. Meta detiene una partecipazione di circa il 10% in Jio Platforms, una divisione di Reliance Industries.
In India, la base utenti combinata di Facebook, WhatsApp e Instagram supera il miliardo, rendendo il Paese un mercato di primaria importanza per Meta. Gli incidenti di sicurezza informatica sono raddoppiati nel Paese, dove si stima che l’86% delle famiglie sia connesso a Internet, raggiungendo oltre 2 milioni nel 2024 rispetto al 2022.
WhatsApp afferma di aver bloccato oltre 7 milioni di account indiani solo nel mese di maggio.
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Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso il procuratore generale del Texas, Ken Paxton, ha intentato una causa che ha definito «storica» contro Meta, accusando l’azienda di aver «falsamente affermato» che i messaggi di WhatsApp sono crittografati e inaccessibili a terzi, compresi i suoi stessi dipendenti.
Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi anni l’imprenditore tecnologico Elone Musk ha più volte accusato Whatsapp di essere uno spyware, invitando gli utenti a disfarsene, aggiungendo che si dovrebbe abbandonare anche Facebook.
Musk aveva sottolineato quindi che «i fondatori hanno lasciato Meta/Facebook disgustati, hanno avviato la campagna #deletefacebook e hanno dato un contributo importante alla costruzione di Signal. Ciò che hanno appreso su Facebook e le modifiche a WhatsApp ovviamente li ha disturbati molto».
Anche l’ex presidente venezuelano Nicolas Maduro si era scagliato contro Whatsapp dichiarandone la natura di «imperialismo tecnologico».
Come riportato da Renovatio 21, a sua volta Whatsapp un anno fa aveva avvertito di un nuovo attacco cibernetico da parte di una società spyware israeliana avvisando un centinaio di giornalisti e membri della società civile di possibili violazioni dei dispositi.
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Immagine di Yuri Samoilov via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Internet
Meta accusata di aver tratto profitto da truffe ai danni di pensionati
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Essere genitori
Il Canada propone il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni
Il governo canadese ha avanzato una proposta di legge che proibirebbe l’accesso ai social media per i ragazzi sotto i 16 anni, prevedendo possibili deroghe per le piattaforme in grado di dimostrare l’adozione di «adeguate misure di sicurezza».
Mercoledì, Ottawa ha reso nota tramite un comunicato stampa questa iniziativa normativa, denominata Safe Social Media Act (Legge sulla sicurezza dei social media).
Una volta approvata, la norma costringerebbe i gestori delle piattaforme social a introdurre sistemi di verifica dell’età e a limitare l’esposizione dei minori a contenuti pericolosi, tra cui lo sfruttamento sessuale dei minori, immagini intime non consensuali, incitamento all’autolesionismo, bullismo, incitamento all’odio, violenza e materiale terroristico o estremista.
Il provvedimento regolamenterebbe altresì i chatbot basati sull’IA, obbligandoli a «mitigare il rischio» di esiti nocivi, e imporrebbe alle piattaforme un sistema più efficace di segnalazione nelle situazioni di crisi, per esempio quando gli utenti manifestano l’intenzione di fare del male a se stessi o ad altri.
Verrà inoltre creato un nuovo ente di regolamentazione della sicurezza digitale incaricato di vigilare sull’applicazione e sul rispetto delle regole.
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«Abbiamo visto le gravissime conseguenze che i danni online possono avere. Con l’evoluzione delle tecnologie, dobbiamo garantire che le nostre leggi si adeguino, perché i genitori non possono affrontare queste sfide da soli», ha dichiarato il ministro della Cultura canadese Marc Miller nel comunicato stampa del governo.
La proposta giunge in un contesto di crescente impegno internazionale per disciplinare l’attività online dei minori.
Alla fine dello scorso anno, l’Australia è diventata il primo Paese a vietare ai minori di 16 anni l’accesso alle principali piattaforme di social media, tra cui Facebook, Instagram, TikTok e YouTube. Brasile e Indonesia hanno introdotto limitazioni analoghe a maggio.
Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha avviato un iter legislativo per proibire l’uso dei social media ai minori di 15 anni, benché la misura non abbia ancora completato il percorso parlamentare. Anche altri Stati, tra cui Regno Unito, Austria e Danimarca, stanno elaborando restrizioni simili.
Negli ultimi mesi, i giganti dei social media come Meta Platforms, TikTok e YouTube sono stati al centro di critiche sempre più aspre, anche in seguito a una rilevante causa per responsabilità da prodotto intentata a Los Angeles, basata sull’accusa di aver progettato intenzionalmente le proprie piattaforme per generare dipendenza nei bambini.
Nei documenti depositati in tribunale si sostiene inoltre che Facebook non abbia sorvegliato in modo adeguato gli account coinvolti nello sfruttamento sessuale e nel traffico di minori, con alcuni contenuti illeciti che sarebbero rimasti online nonostante fossero state segnalate 16 violazioni.
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