Connettiti con Renovato 21

Immigrazione

Svezia, quattro rifugiati su cinque sono andati in vacanza nel Paese da cui sono fuggiti

Pubblicato

il

Un nuovo sondaggio ha rilevato che quasi quattro rifugiati su cinque che vivono in Svezia sono andati in vacanza nei paesi da cui erano originariamente fuggiti.

 

Il sondaggio è stato condotto dalla società di sondaggi Novus per conto del quotidiano online svedese Bulletin.

 

È emerso che il 79% delle persone che sono arrivate in Svezia come rifugiati, presumibilmente in fuga da guerre o persecuzioni, sono tornate nel loro Paese d’origine da quando sono arrivate in Svezia.

 

«Secondo il sondaggio, non desiderano, tuttavia, tornare a casa definitivamente», riporta Remix News.

 

«Quando gli è stato chiesto se hanno intenzione di tornare permanentemente nel loro Paese di nascita in futuro, solo il 2% dice di sì, mentre il 16% dice forse: l’81% di coloro che sono arrivati ​​in Svezia da Paesi non europei afferma di no, principalmente perché credono che la Svezia sia un Paese migliore per crescere i propri figli».

 

I migranti possono entrare e uscire dalla Svezia perché non c’è alcuna barriera che glielo impedisca, a differenza di Paesi come la Svizzera e la Germania, dove i rifugiati che tornano nei loro paesi d’origine senza permesso rischiano di perdere lo status di asilo.

 

«Se qualcuno, un rifugiato siriano, va regolarmente in vacanza in Siria, non può onestamente affermare di essere perseguitato in Siria», aveva affermato l’allora ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer nel 2019.

 

«I risultati dell’indagine evidenziano ancora una volta come la stragrande maggioranza dei cosiddetti “rifugiati” non siano affatto rifugiati, sono migranti economici che sfruttano il nascondiglio emotivo del termine “rifugiato” per abusare del sistema, e così facendo danneggiando gli interessi dei veri rifugiati» spiega Summit News.

 

Negli ultimi 20 anni, la Svezia ha accolto più rifugiati pro capite di qualsiasi altro paese occidentale, un processo che ha visto la Svezia passare dall’essere uno dei Paesi più sicuri d’Europa al secondo più pericoloso del continente, dove Stoccolma si trova dietro solo alla Croazia. Descrivendo il triste fenomeno, il quotidiano tedesco Bild ha titolato: «La Svezia è il paese più pericoloso d’Europa».

 

In momenti davvero grotteschi, le autorità svedesi hanno detto alle profughe ucraine di vestirsi in modo da non provocare i migranti.

 

Come riportato da Renovatio 21, vi sono state storie di profughe ucraine che, dopo notti in cui il loro ostello è stato assediato da immigrati afroasiatici, hanno dichiarato di sentirsi più al sicuro nel proprio Paese in guerra.

 

Il tasso di disoccupazione per i migranti è quattro volte superiore a quello dei nativi svedesi, con alcune aree a forte immigrazione che registrano livelli di disoccupazione fino al 78%.

 

Il fallimento del multiculturalismo in Svezia è stato ammesso dalla stessa premier Anderson.

 

Si tratta di una sorta di guerra civile permanente tra la vecchia tollerante Svezia e le continue violenze di bande di immigrati.

 

La Svezia ha subito anche una «Grande Sostituzione» di tipo elettorale: oltre un milione di immigrati, su un Paese da 10 milioni, avevano diritto di voto alle ultime elezioni della settimana scorsa.

 

Ciononostante, le elezioni sono state vinte dal blocco elettorale che comprende il Sverigedemokraterna, il nazionalista Partito Democratico Svedese di Kimmie Akeson, che porta avanti una chiara piattaforma contraria alla migrazione di massa.

 

 

Immagine di PAnd0rA via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

Continua a leggere

Immigrazione

Lara Logan: l’invasione di immigrati è parte del piano per il governo mondiale

Pubblicato

il

Da

La reporter di guerra Lara Logan è apparsa nel podcast di Steve Bannon War Room sostenendo che l’invasione massiva di milioni di immigrati sia parte di un «piano a lungo termine e di un’ideologia politica per cancellare la sovranità di questa nazione e cambiare l’aspetto del mondo, per sempre».

 

«Non è solo la sovranità americana ad essere sul ceppo, è la sovranità sul mondo», ha detto Logan a Bannon. «È solo che questo è il luogo che è la luce e la guida per il mondo intero. E quindi questo è il Paese che deve cadere per primo affinché gli altri Paesi cadano».

 

Il tema discusso nel podcast era quello del confine meridionale degli USA, dove il fiume di immigrati è libero di entrare nel Paese senza problemi, talvolta portando con sé su mandato dei narcocartelli la pericolosa droga chiamata fentanil, che causa migliaia e migliaia di morti nell’America devastata dalla crisi degli oppioidi generata in America da Big Pharma.

 

La Logan ha quindi raccontato che una fonte di alto livello all’interno delle Nazioni Unite le ha detto che il piano prevede l’ingresso di 100 milioni di persone negli Stati Uniti per poi giustificare l’unione di Canada, Messico e Stati Uniti in un’unica entità governativa .


«E quello che ho appreso da una fonte, che è una fonte davvero unica, essendosi infiltrata nella “setta” globalista a livello delle Nazioni Unite è che partecipava a riunioni di alto livello che richiedevano una serie di autorizzazioni di sicurezza durante le quali discutevano effettivamente il piano per portare 100 milioni di persone negli Stati Uniti, al fine di aprire la strada a un governo regionale di Stati Uniti, Canada e Messico».

 

Si tratta dell’implementazione di un piano che «dovrebbe portare 100 milioni di persone dai paesi dell’America Latina, insieme a una strategia per creare questi cartelli, rendendo la vita insopportabile. Si chiama “Strategia Push-Pull“, in cui spingono le persone fuori da questi Paesi, dove in questo modo è insopportabile vivere, e le trascinano negli Stati Uniti».

 

«Poi, una volta raggiunto quel numero critico di oltre cento milioni in questa invasione, allora proporranno: “Bene, per la tua famiglia e i tuoi amici a casa, che hanno bisogno di viaggiare facilmente, hanno bisogno di una migliore la vita e così via e così via – possiamo fare tutto questo meglio con un governo regionale che con un governo statunitense”. E avranno abbastanza massa critica all’interno del Paese per attuare quella politica».

 

«Questo è il piano globalista a cui stiamo lavorando. Ma quello che stiamo già facendo è vivere sotto la loro politica, dove hanno fatto del diritto alla migrazione un “diritto umano”, riconosciuto dall’ONU nel 2018 e che ora sostituisce i nostri diritti sovrani, grazie all’amministrazione Biden e agli ideologi della frontiera aperta che sono in questo governo, a cui non è mai stato chiesto, ad essere onesti, della loro strategia durante la campagna elettorale» dice la Logan.

 

«Stanno attuando una strategia e una politica che, non solo nessun americano ha votato per questo, perché non è stata data loro l’opportunità ma la maggior parte degli americani non supporta.

 

La Logan si riferisce un documento strategico delle Nazioni Unite del 2001, ora cancellato, intitolato «Migrazione sostitutiva: è una soluzione per il declino e l’invecchiamento delle popolazioni?», di cui Renovatio 21 vi ha già parlato quando Draghi si mise a fare certi discorsi sugli immigrati.

 

Il documento ONU, conosciuto anche come il rapporto ONU, ST/ESA/SER.A/206 «Replacement migration», è sempre più difficile da reperire online. Si tratta di una era e propria road map delle politiche migratorie attualmente in atto a livello globale.

 

Difficile pensare come questo non sia scaturigine ufficiale di quello che è chiamato Piano Kalergi.

 

Il piano di sostituzione, etnica e religiosa, della popolazione europea è stato discusso dal fondatore di Renovatio 21 in una conferenza di qualche tempo fa, ancora visibile online.

 

 

 

 

Continua a leggere

Immigrazione

Francia, decapita il padre gridando «Allahu Akbar» in un parcheggio

Pubblicato

il

Da

La polizia ha arrestato un sospetto marocchino che avrebbe decapitato suo padre e portato la testa in giro per un parco in Francia mentre gridava «Allahu akbar» durante il fine settimana. Lo riporta la testata transalpina Actu17.

 

La scena di orrore si è consumata attorno alle 2 di notte a Saint-Priest, un comune vicino a Lione.

 

Arrivati sul luogo del crimine, gli agenti della brigata anticriminalità (BAC) hanno scoperto il corpo di una vittima senza testa che giaceva in un parcheggio. Hanno quindi perquisito la zona alla ricerca di un sospetto.

 

In un parco vicino, i poliziotti avrebbero trovato un uomo che portava una testa amputata in una mano e una lama insanguinata nell’altra. Il sospetto avrebbe  quindi urlato «Allahu akbar» e cercato di accoltellare gli agenti durante il suo arresto, sostiene la Police.

 

Il sospetto è un marocchino 25enne con alle spalle una storia di «fatti di diritto comune, controversie familiari sullo sfondo di alcol e narcotici» ha detto una fonte a Actu17. Risiede legalmente in Francia.

 

Secondo quanto riportato, la vittima è  il padre 60enne. Entrambi gli uomini vivevano in una casa non distante dalla scena del brutale omicidio.

 

La vittima sarebbe stata inseguita per strada da suo figlio armato del coltello da cucina. Dei testimoni avrebbero dato l’allarme.

 

«Sia davanti agli inquirenti che davanti al giudice per le indagini, l’imputato ha ammesso i fatti di cui è accusato fornendo spiegazioni confuse che sollevano il potenziale di disturbi psichiatrici», ha spiegato il magistrato a seguito di un’udienza.

 

Sono in corso le indagini e il procedimento penale.

 

 

 

Continua a leggere

Immigrazione

Migrante siriano sospettato di aver ucciso un’adolescente tedesca e scaricato il cadavere in un impianto fognario

Pubblicato

il

Da

La diciassettenne Tabitha E. ha lasciato un appartamento ad Asperg, non lontano da Stoccarda, in Svevia, martedì pomeriggio della scorsa settimana, ma l’allarme è stato lanciato dopo che non è tornata a casa quella sera.

 

Dopo un’ampia perquisizione della polizia, domenica il corpo della ragazza è stato trovato nell’impianto di trattamento delle acque reflue di Leudelsbach.

 

Dopo che la casa di un sospetto è stata perquisita e gli investigatori hanno stabilito che la morte della ragazza fosse un omicidio, un migrante siriano di 35 anni è stato arrestato.

 

«Alcuni commentatori hanno persino criticato la cancelliera Angela Merkel per le sue “politiche illegali e disumane”, in riferimento all’invito aperto ai migranti siriani a venire in Germania all’indomani del conflitto nel loro Paese» riporta Remix News.

 

La polizia, tuttavia, è all’erta anche su altri possibili crimini collegati, dichiarato che «se necessario… saranno perseguiti» anche i commenti d’odio anti-immigrati postati online.

 

In pratica, uccidono una ragazza ma la reazione immediata e minacciare di metterti il bavaglio se dici qualcosa.

 

Benvenuti nell’Europa del 2022.

 

Facile pensare che anche le discussioni più costruttive, dati alla mano, potrebbero essere censurate, o autocensurate – chi vuole discutere della realtà se poi si può venire perseguiti in tribunale?

 

Del resto pensiamo a Wuerzburg, dove dopo una strage causata da attacco terroristico messo in opera da un rifugiato somalo come «contributo alla Jihad»  il sindaco si è preoccupato di scrivere una lettera aperta in cui lamentava del fatto che l’attacco potesse essere usato per stereotipare altri migranti e rifugiati.

 

I dati diffusi dal governo tedesco mostrano che gli stranieri non tedeschi sono responsabili di oltre il 39% degli omicidi totali e del 56,25% delle condanne per omicidio colposo.

 

Tra il 2000 e il 2020, i non tedeschi condannati per omicidio sono aumentati dal 29,27% al 39,02%.

 

La percentuale di stranieri condannati per omicidio colposo è salita dal 37,53% al 56,25%.

 

Gli stranieri costituiscono circa il 12% della popolazione tedesca, il che significa che sono significativamente sovrarappresentati in reati gravi.

 

Tuttavia, assieme agli LGBT, in città come Hanau hanno parcheggi tutti per loro. Non che tra le due «minoranze sia tutto OK: parate del gay pride tedesche  sarebbero state attaccate  da «uomini di origine meridionale», eufemismo orwelliano per non dire «immigrati».

 

Quattro mesi aveva fatto scalpore a Linz, in Austria, il caso del tentativo di stupro di una ragazzina vicino ad un centro per rifugiati ucraini. Due anni fa a Dortmund c’era stata invece la vicenda di un immigrato arrestato per molestie su una bambina di 11 anni che, rilasciato immantinente, avrebbe abusato di una bambina di 13.

 

«Un caso particolarmente straziante, simile al più recente omicidio, ha coinvolto Maria Ladenburger, la figlia di un funzionario dell’UE che è stata violentata, assassinata e gettata in un fiume a Friburgo» ricorda Summit News.

 

È il caso di dire che l’Europa divora i suoi figli: o meglio, fa violentare e uccidere le proprie figlie da stranieri che essa stessa ha importato secondo un piano autodistruttivo quanto misterioso.

 

 

 

 

Immagine di Tim Reckmann via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari