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Immigrazione

Svezia, rifugiate ucraine impaurite: migranti africani e arabi tentano di entrare nel loro ostello

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In Svezia alcune donne ucraine fuggite dalla guerra nel loro Paese hanno detto ai media locali di temere per la loro sicurezza e che vorrebbero tornare a casa, avendo paura dei ripetuti tentativi di migranti maschi di entrare nel loro ostello. 

 

Lo riporta la testata giornalistica svedese Samnytt che ha sentito alcune donne rifugiate ucraine che risiedono nella città di Örebro. dove si sarebbe verificato  un incidente la scorsa settimana.

 

Alcuni uomini stranieri avrebbero tentato di entrare nelle abitazione delle profughe.

 

«Quando ci sono bombe, so almeno che posso scendere nel seminterrato e nascondermi lì», ha detto una vittima alla testata.

 

Un’altra donna, Oksana ha parlato alla radio pubblica svedese Sverigesradio, dicendo che «avevano detto che la Svezia era un paese sicuro, ma non l’ho visto».

 

«Le donne erano arrivate a Örebro nelle ultime settimane con i loro figli ed erano ospitate in un ostello. Lunedì sera, diversi maschi sconosciuti di origine straniera hanno tentato di fare irruzione nel luogo in cui le donne ucraine stavano con i loro figli. Gli incontri sono stati denunciati alla polizia» scrive Rmx.news.

 

La testata Samnytt ha parlato con una vittima residente nell’ostello e una volontaria che lavora con loro. Entrambe hanno optato per rimanere anonime.

 

Il primo incidente è avvenuto alle 3 del mattino quando due uomini somali hanno iniziato a bussare alla porta d’ingresso dell’ostello. Senza aprire la porta, la donna ucraina ha cercato di parlare con gli uomini all’esterno.

 

«Sembravano afroamericani se mi esprimo educatamente», ha detto una donna al giornalista. «Erano persone di colore. Alto e magro con il colore della pelle nera».

 

Ha spiegato agli uomini che nell’ostello vivono solo donne e bambini ucraini, ma i somali hanno affermato che hanno un amico che vive lì. Dopo aver chiesto quale fosse il nome delll loro amico, la donna ucraina ha scoperto che nessuna persona con quel nome risiedeva nell’ostello.

 

Gli uomini non si sono arresi e dopo poco è apparso fuori dai locali un terzo somalo. Le donne trovarono la situazione scomoda e sono andate nelle loro stanze e a rinchiudersi. Tuttavia, uno o più uomini somali sono poi riusciti a entrare nell’ostello.

 

«Hanno iniziato a bussare alla porta di una donna che vive con i suoi due bambini piccoli, di due e quattro anni. Erano molto spaventati», ha detto un volontario.

 

«Il bambino di quattro anni era silenzioso, ma il bambino di due ha urlato», ha aggiunto.

 

Alle 5 del mattino, un gruppo, secondo quanto riferito, di origine araba è arrivato nei locali e ha tentato senza successo di entrare nell’ostello.

 

Secondo la volontaria, le donne hanno paura dello stupro di gruppo, che una di loro dice di aver già sperimentato in Germania.

 

Nonostante abbia inizialmente banalizzato gli eventi, la direzione dell’ostello ha ora assunto guardie di sicurezza, con la certezza che i rifugiati ucraini possono contattare il personale o le autorità se non si sentono al sicuro.

 

Nonostante le misure messe in atto, non è stata presentata alcuna denuncia al dipartimento di polizia di Örebro. Secondo il volontario, le donne ucraine avevano troppa paura per denunciare il caso, scrive Rmx.news.

 

Una interprete avrebbe detto alle donne che non potevano chiamare la polizia perché non erano ancora registrate presso l’Agenzia svedese per la migrazione.

 

Secondo la volontaria, diverse donne sono così sconvolte dagli eventi notturni che si pentono di essere fuggite in Svezia, con alcune che desidererebbero addirittura essere rimaste nell’Ucraina dilaniata dalla guerra .

 

L’incidente in Svezia segue dopo che due migranti hanno violentato una rifugiata ucraina di 18 anni in Germania proprio la scorsa settimana.

 

La cosa tremenda è che grazie al regime Zelens’kyj nessuna di queste donne, con figli a seguito magari, poteva avere dei mariti, o anche solo dei fratelli, dei padri, a difenderle: come ripetuto da Renovatio 21, e occultato da ogni media mainstream occidentale, i maschi dai 18 ai 60 anni sono trattenuti con la forza in Ucraina, da cui non possono espatriare, nella speranza di farne carne da cannone (o, ancora meglio, cadaveri da social) per innescare nell’opinione pubblica internazionale l’accettazione della Terza Guerra Mondiale, che è l’unica possibilità dell’establishment ucraino e delle sue orde neohitleriane di rimanere dove sono.

 

La famiglia è frantumata e privata della sua protezione naturale: il maschio.

 

Qualcuno, quindi, ne approfitta.

 

Tutto logico nella gestione della barbarie mondialsita del XXI secolo.

 

 

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Immigrazione

Folla di immigrati africani accerchia e ferisce i vigili urbani di Napoli

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Folla di nigeriani accerchia e ferisce i vigili Urbani. È successo due giorni fa a Napoli. Lo riportano varie testate, tra cui l’agenzia ANSA.

 

L’episodio si è consumato sabato sera attorno alle 20:45 presso la Stazione centrale, angolo piazza Garibaldi. La polizia locale esegue il controllo sul banco di un’immigrata nigeriana, che vendeva cibo.

 

La nigeriana, che sarebbe stata priva di qualsiasi autorizzazione, fatto una scenata alla notifica di verbale e sequestro degli alimenti, «peraltro senza alcuna tracciabilità e tenuti in scarse condizioni igieniche» scrive il Corriere.

 

L’africana ha quindi cominciato ad urlare e prodursi in un fitto lancio di cucchiaiate di zuppa contro i vigili, il tutto «chiedendo l’intervento di alcuni suoi connazionali».

 

«E in pochi secondi, i cinque agenti della polizia municipale – che stavano effettuando una serie di controlli contro i mercatini abusivi, che si tengono specialmente il sabato sera – si sono visti accerchiare da alcune decine di migranti».

 


 

Il Giornale riporta un numero di circa 100 immigrati accorsi ad aggredire i vigili, che sono stati quindi picchiati con calci e pugnidal mega-branco, riuscendo a pena a domandare via radio che la centrale mandasse rinforzi.

 

Le sirene delle altre pattuglia hanno quindi fatto fuggire la massa straniera di violenti, dissipatasi nei vicoli attigui alla stazione.

 

Anche la 30enne nigeriana iniziatrice dell’episodio ha tentato la fuga, ma è stata fermata e portata al comando. Denunciata, è stata già rilasciata.

 

I cinque agenti della polizia locale sono rimasti feriti e hanno dovuto ricorrere a cure ospedaliere. La loro automobile è stata ritrovata imbrattata con il cibo fuorilegge da cui tutto è iniziato.

 

Dopo gli incredibili fatti di Peschiera, un’episodio ulteriore che parrebbe indicare l’oramai evidente volontà da parte di certa popolazione immigrata di rivendicare vere e proprie no-go zone, dove «comanda l’Africa» (per usare il linguaggio dei giovani africani che hanno organizzato l’invasione sul Garda), cioè dove le leggi dello Stato italiano non valgono più, e dove le Forze dell’Ordine italiane quindi non hanno più nessun potere, al punto che non ci si fa grossi problemi ad attaccarne direttamente gli agenti.

 

I fatti di Napoli sono un ulteriore prova dell’esproprio in corso: una vera «colonizzazione», una sostituzione di cultura (anche alimentare…) e soprattutto di autorità. «Colonizzazione» è esattamente la parola usata dai ragazzi immigrati di Peschiera, una parola che nemmeno il Bossi dei tempi andati avrebbe osato utilizzare.

 

Si tratta quindi, ribadiamo, di una questione politica e financo «militare», perché si ha l’uso di uomini di una forza esterna che «libera» spazi attaccando una popolazione locale e le sue legittime Forze dell’Ordine.

 

Non si tratta, quindi, di crimine: perché, pur aspirando ad un certo controllo del territorio, la Camorre, come molte altre mafie, in modo estremamente raro attaccano poliziotti, carabinieri, soldati e giudici. Troppo clamore, troppo rischio: la guerra con uno Stato italiano provocato in maniera profonda sanno che la possono perdere.

 

Con evidenze, gli immigrati, picchiando in massa i vigili, questi problemi non se li pongono. Perché, forse pure involontariamente, aspirano ad un controllo del territorio totale, non sotterraneo. E la guerra con lo Stato italiano, che li ha salvati dalle acque mediterranee, ripuliti, rifocillati, mantenuti con vestiti nuovi monopattino e telefonino, forse pensano proprio di vincerla.

 

Non hanno torto: gli stessi che ci pagano per stare qui a far niente, gli stessi che ci hanno dato sicurezza, servizi e bene che mai ci saremo sognati in Africa (e che, si noti, i cittadini italiani non ricevono: e gli immigrati questo lo sanno) perché mai dovrebbe volerci combattere?

 

Perché mai dovrebbero evitare di allargarsi, e rendere l’Italia un pezzo di Africa con lo street food puzzolente, le urla, le violenze di branco?

 

Al di là della questione psico-culturale, di per sé fondamentale, noi poniamo una domanda tecnica: fino a quando lo Stato italiano sarà disposto a tollerare una sfida così aperta al controllo del territorio?

 

 

 

 

Immagine screenshot da Twitter

 

 

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Immigrazione

Giovani immigrati torturano un pesce al parco acquatico

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La polizia in Belgio sta cercando un gruppo di giovani migranti che si sono filmati mentre abusavano di un pesce in un parco acquatico vicino alla città di Gand.

 

Una clip con visibili abusi animali è stata pubblicata su TikTok mostra un branco di giovinastri che lanciano la grande carpa in aria prima di spingerla giù per uno scivolo d’acqua.

 

L’incidente è avvenuto lo scorso fine settimana in un luogo ricreativo a Blaarmeersen, vicino a Gand.

 

Alla polizia sarebbero arrivate numerose denunce per «abuso di animali».

 

Le torture alla bestiola acquatica non sono state l’evento clou della giornata di sabato.

 

Una serie di alterchi e comportamenti disordinati avrebbero portato la polizia a chiudere l’area ricreativa alle 15:30.

 

«Secondo il sindacato di polizia ACV, i bagnini hanno dovuto rifugiarsi in una torre vicina dopo essere stati attaccati dai visitatori quando hanno deciso di chiudere uno degli scivoli per mancanza di personale per la sorveglianza» scrive il sito Dernière Heure.

 

Molti degli individui mostrati nel video sembra essere di aspetto africano, nordafricano o mediorientale. Potrebbe trattarsi di giovani immigrati di seconda generazione, che abbiamo visto in azione a Peschiera pochi giorni fa, tra assalti e molestie sessuali razziste nei confronti di ragazze italiane.

 

La balneazione massiva dei giovani immigrati sta divenendo un problema pan-europeo: a Berlino è scoppiata un’immane rissa tra immigrati in una piscina pubblica, mentre in Francia, come riportato da Renovatio 21, una banda di decine di individui creato il caos in un lago vicino a Lione.

 

La realtà va affrontata con un’ottica analitica: le masse di giovani esagitati sono solo l’avanguardia, le truppe d’assalto del piano Kalergi.

 

Prima della grande sostituzione, passeremo per questa fase di barbarie, che servirà a fiaccare ogni resistenza del popolo europeo.

 

Teniamolo bene a mente: ciò avverrà solo se lo consentiremo.

 

 

 

 

Immagine da Twitter

 

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Sondaggio: più della metà dei giovani vuole lasciare l’Africa

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Una nuova indagine su 15 paesi africani ha rilevato che più della metà dei giovani vuole lasciare il continente nei prossimi anni, con la maggior parte di coloro che emigrano dovrebbe dirigersi verso l’Europa. Lo riporta Summit News.

 

L’African Youth Survey ha rilevato che il 52% ha espresso il desiderio di trasferirsi all’estero nei prossimi tre anni.

 

Il numero è significativamente più alto di un sondaggio condotto nel 2020, durante la pandemia COVID-19, che rivelava che due terzi dei giovani africani volevano rimanere nei loro paesi d’origine.

 

Uno studio statistico del Pew Research pubblicato nel 2018 ha rilevato che un milione di africani subsahariani si era già trasferito in Europa dal 2010, mentre un altro sondaggio delle Nazioni Unite ha rilevato che il 90% degli africani che erano entrati illegalmente in Europa non aveva intenzione di tornare in patria.

 

«Circa il 60% della popolazione africana ha meno di 25 anni e più di un terzo ha un’età compresa tra i 15 ei 34 anni. Si prevede che entro il 2100 l’Africa avrà la popolazione più giovane del mondo, con un’età media di soli 35 anni», riporta Remix News.

 

Il finale lo conoscete, anzi lo avete visto: Peschiera, l’Italia «colonizzata» dall’Africa tramite ondate di migliaia adolescenti razziatori, incuranti della legge e pure delle cariche della celere.

 

E il fine di tutto questo, pure, lo conoscete: il piano Kalergi, la riformulazione sociale, culturale, umana del continente, ripopolato con una razza più obbediente di quella che stanno sostituendo, non così avezza alla sottomissione.

 

In pratica, la fine della Civiltà cristiana, e il ritorno della schiavitù.

 

Per tutti.

 

 

 

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