Essere genitori
Scuola, nota sui «patti di corresponsabilità»
Mai conto alla rovescia per il rientro a scuola è stato tanto frenetico e sofferto come in quest’anno malato.
Si attende il deflagrare di una bomba di cui nessuno è in grado di prevedere l’onda d’urto, ma tutti sanno che scoppierà e farà disastri, perché caricata per mesi di un surreale bagaglio di insipienza, e vien da dire di demenza, istituzionale.
Il conto dei danni presenti e futuri passa di mano in mano come il famoso cerino e i primi a liberarsene, come sempre, son quelli che lo hanno acceso e allegramente alimentato.
Nel balletto delle responsabilità ballato dai tanti irresponsabili, qualcuno ha trovato il sistema per sgravare l’amministrazione di pesi molesti e farli scivolare come niente fosse sulle spalle del privato cittadino sottoforma di genitore
Fatto sta che, nel balletto delle responsabilità ballato dai tanti irresponsabili, qualcuno ha trovato il sistema per sgravare l’amministrazione di pesi molesti e farli scivolare come niente fosse sulle spalle del privato cittadino sottoforma di genitore. Il pacco si presenta bene, ha un nome carino e familiare, si chiama «patto di corresponsabilità». Quest’autunno dunque si porta il «patto», in mille fogge diverse: minimal, colorato, impreziosito di accessori creativi.
Molta «utenza» stordita da anni e anni di scuola sedicente democratica, partecipata, inclusiva e condivisa, è pronta a ritirare il pacco con soddisfazione e sinanco con gratitudine verso le istituzioni, sotto il segno di quella «alleanza educativa» che, previo atto di fede, invita ad accettare supinamente ed ecumenicamente tutti gli sgorbi apparecchiati da una scuola in disarmo pilotato.
Piace, alla gente che piace, cooperare e stringere accordi, perché gli accordi per definizione presuppongono un dialogo e non importa se il dialogo non c’è. È, come dire, in re ipsa, e basta l’illusione.
Proviamo dunque insieme a smontare il giochino che ci stanno vendendo
Grazie a Dio, però c’è anche chi vede la luna al di là del dito, e ha ancora voglia di pensare, e non è disposto a firmare ricevute a scatola chiusa, perché vuole prima scartare il pacco e capire cosa c’è dentro. Per costoro offriamo qualche spunto di riflessione.
Proviamo dunque insieme a smontare il giochino che ci stanno vendendo come parte essenziale dell’equipaggiamento dello scolaro e invece è un ferrovecchio riciclato e sostanzialmente senza valore. Quel che si dice un bidone o, dalle parti di viale Trastevere, na sòla. Ma forse anche una mina inesplosa.
Il cosiddetto «patto educativo di corresponsabilità» è stato introdotto con il DPR 235/2007, il quale ha novellato il DPR 249/1998 («Regolamento recante lo statuto delle studentesse e degli studenti»») inserendo la disposizione di cui all’art. 5 bis, che così recita:
Art. 5-bis (Patto educativo di corresponsabilità).
1. Contestualmente all’iscrizione alla singola istituzione scolastica, è richiesta la sottoscrizione da parte dei genitori e degli studenti di un Patto educativo di corresponsabilità, finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie.
2. I singoli regolamenti di istituto disciplinano le procedure di sottoscrizione nonché di elaborazione e revisione condivisa, del patto di cui al comma 1.
3. Nell’ambito delle prime due settimane di inizio delle attività didattiche, ciascuna istituzione scolastica pone in essere le iniziative più idonee per le opportune attività di accoglienza dei nuovi studenti, per la presentazione e la condivisione dello statuto delle studentesse e degli studenti, del piano dell’offerta formativa, dei regolamenti di istituto e del patto educativo di corresponsabilità.
Il «patto», dunque, si presenta come un mero accordo morale, una sorta di gentlemen’s agreement – il cui contenuto è rimesso alla discrezionalità del singolo istituto, in omaggio al principio di autonomia scolastic
La ratio della norma è stata illustrata, nella nota introduttiva al decreto, dall’allora ministro Maria Stella Gelmini: si mira a responsabilizzare studenti e famiglie, chiamandoli a siglare una simbolica alleanza educativa con l’istituzione scolastica, nel tentativo di arginare i fenomeni ingravescenti di bullismo e vandalismo all’interno della scuola.
Il «patto», dunque, si presenta come un mero accordo morale, una sorta di gentlemen’s agreement – il cui contenuto è rimesso alla discrezionalità del singolo istituto, in omaggio al principio di autonomia scolastica – concepito per rispondere a una emergenza di carattere disciplinare ed esteso poi, in molti casi, a comprendere dichiarazioni di intenti in materia lato sensu educativa.
Nella pratica, si risolve in un orpello più che inutile, dannoso: nel migliore dei casi enfatico, quando replichi cautele già vigenti ad altro titolo nell’ordinamento (generando comunque una indebita confusione tra fonti normative, vere o presunte); ma, qualora introduca novità, esso dà adito facilmente a censure di illegittimità per difetto di base normativa.
Che al «patto» non possa riconnettersi alcun effetto giuridicamente vincolante e, in particolare, non possa rientrare nello schema pattizio in senso proprio è evidente innanzitutto per il fatto che la scuola è una funzione pubblica di cui il cittadino ha diritto di usufruire in qualità di contribuente
Che al «patto» non possa riconnettersi alcun effetto giuridicamente vincolante (visto che fuoriesce da qualunque schema giuridico esistente nell’ordinamento) e, in particolare, non possa rientrare nello schema pattizio in senso proprio (di un accordo di diritto privato) è evidente innanzitutto per il fatto che la scuola è una funzione pubblica di cui il cittadino ha diritto di usufruire in qualità di contribuente: l’erogazione del servizio, che corrisponde a un dovere che la pubblica amministrazione è tenuta ad assolvere attraverso personale retribuito, di certo non può essere subordinata alla collaborazione dell’utente o alla assunzione da parte sua di specifici impegni negoziali. Il diritto costituzionale all’istruzione non è, per sua natura, soggetto a condizioni che ne limitino l’esercizio (art. 34 primo comma Cost.).
In tema di istruzione ed educazione, la Costituzione Italiana riconosce un preciso e distinto ordine di compiti a famiglia e scuola.
Alla famiglia spetta la priorità (e la connessa libertà) educativa: i genitori hanno il dovere e il diritto di istruire ed educare i figli (art. 30 primo comma).
Lo Stato, dal canto suo, deve predisporre gli strumenti per l’istruzione (e va da sé come una corretta istruzione sia di per se stessa anche educativa) di cui i genitori possono avvalersi, così come possono decidere di provvedere direttamente in autonomia (art. 33). In ogni caso, non vi è spazio per accordi privatistici che limitino l’esercizio di un diritto essenziale costituzionalmente garantito.
Il termine «patto», che evoca il ricorso a uno strumento negoziale nei rapporti tra scuola, famiglie e studenti, è quindi utilizzato dalla legge in senso atecnico e sovrabbondante
Il termine «patto», che evoca il ricorso a uno strumento negoziale nei rapporti tra scuola, famiglie e studenti, è quindi utilizzato dalla legge in senso atecnico e sovrabbondante.
Esso, tuttavia, insieme al termine «corresponsabilità» cui viene abbinato, assume un significato suggestivo e pericolosamente fuorviante quando si modifichi il suo oggetto rispetto a quello storico originario, sì da spostarlo da un orizzonte generico e discorsivo verso un cono d’ombra giuridico, pretesamente obbligatorio e dunque pretesamente sanzionabile.
In concomitanza con lo stato di emergenza, infatti, si è identificato nel «patto» lo strumento ideale – anche perché già diffusamente percepito come familiare e per ciò stesso innocuo – da piegare a nuove esigenze estranee al suo oggetto tipico, in particolare a quelle organizzativo/sanitarie per il contenimento dei contagi da SARS CoV-2.
Attraverso il «patto» si pretenderebbe di impegnare studenti e famiglie ad assumere compiti di vigilanza e presidio sulla propria salute e a rispettare le misure organizzative e igienico-sanitarie predisposte o addirittura in fieri (ovvero, in molti casi, una obbligazione su di un oggetto indeterminato e indeterminabile), con la malcelata intenzione di stabilire una presunzione di colpa in capo al privato «contraente»
Attraverso il «patto» – che le singole amministrazioni scolastiche oggi declinano a proprio arbitrio interpretando liberamente il susseguirsi disarticolato di direttive e protocolli delle autorità centrali – si pretenderebbe di impegnare studenti e famiglie ad assumere compiti di vigilanza e presidio sulla propria salute e a rispettare le misure organizzative e igienico-sanitarie predisposte o addirittura in fieri (ovvero, in molti casi, una obbligazione su di un oggetto indeterminato e indeterminabile), con la malcelata intenzione di stabilire una presunzione di colpa in capo al privato «contraente», sulla falsariga della fattispecie prevista dal secondo comma dell’art. 2054 c.c. (c.d. danno aquiliano): uno schema ovviamente non trasferibile nella disciplina di una funzione pubblica dove le parti, per definizione, lungi dal trovarsi su di un piano di parità, vedrebbero il fruitore versare in una condizione di minorata difesa davanti alla pubblica amministrazione.
Alla responsabilità «contrattuale» del privato si contrapporrebbe infatti la sostanziale irresponsabilità della amministrazione, chiamata a rispondere eventualmente solo al proprio superiore gerarchico e non alla controparte.
Il «patto di corresponsabilità», dunque, non possiede alcuna precisa fisionomia giuridica né può essere forzato ad acquisirla.
Uno schema ovviamente non trasferibile nella disciplina di una funzione pubblica dove le parti, per definizione, lungi dal trovarsi su di un piano di parità, vedrebbero il fruitore versare in una condizione di minorata difesa davanti alla pubblica amministrazione. Alla responsabilità «contrattuale» del privato si contrapporrebbe infatti la sostanziale irresponsabilità della amministrazione
A ulteriore conferma del fatto che pretenderne la firma e ritenerlo impegnativo per i sottoscrittori si traduce in uno stravolgimento dei fondamentali principi del diritto, foriero di abusi e non privo di intollerabili profili ricattatori, valgano, ad abundantiam, i seguenti argomenti:
- Nel «patto» è coinvolto anche il minore il quale però, per legge incapace di agire (art. 2 c.c.), non può stipulare alcun valido accordo.
- Il «patto» consiste, di fatto, in un documento predisposto unilateralmente dalla istituzione scolastica e presentato alle famiglie per la sottoscrizione sic et simpliciter: sarebbe dunque strutturalmente assimilabile alla categoria dei contratti per adesione (o di serie) la cui disciplina privatistica, essendo elusa la fase delle trattative tra i contraenti, è rigorosamente ispirata dal legislatore al principio di tutela del contraente debole. Nel caso in questione la asimmetria tra le parti risulterebbe ulteriormente quanto inaccettabilmente aggravata dalla natura ibrida (privatistico-amministrativa) del rapporto con la relativa concentrazione di potere in capo alla pubblica amministrazione.
Il «patto di corresponsabilità», dunque, non possiede alcuna precisa fisionomia giuridica né può essere forzato ad acquisirla.
- Le «procedure di elaborazione e revisione condivisa» del «patto» (secondo comma dell’art. 5 bis DPR 235/2007) attraverso l’eventuale coinvolgimento degli organi collegiali rappresentano un paravento democratico meramente cosmetico, del tutto inidoneo a compensare la sperequazione tra le posizioni delle parti: si tratta cioè di una fictio rappresentativa perché la materia de quo fuoriesce dagli ambiti di esercizio della autonomia negoziale e dai limiti di disponibilità delle posizioni giuridiche in gioco.
- La figura giuridica dell’obbligo a contrarre – del tutto impensabile qualora sia funzionale a limitare l’accesso a un servizio pubblico fondamentale – è vista in ogni caso con sfavore dal legislatore: non per nulla rappresenta una eccezione nell’ordinamento, non estensibile in via analogica, proprio perché costituisce un limite alla libertà negoziale e alla libertà individuale tout court.
In conclusione, è evidente come i cosiddetti «patti di corresponsabilità» – predisposti secondo criteri del tutto arbitrari e per giunta soggetti ad aggiornamenti e modifiche unilaterali – non possiedano né la rilevanza né la giustificazione giuridica che si pretenderebbe di attribuire loro
- Per quanto riguarda in particolare la richiesta di autocertificazioni che, in qualsiasi modo, facciano riferimento allo stato di salute proprio o altrui, è dirimente l’espresso divieto posto dal DPR 445/2000 (da un lato, all’art. 46 del decreto, sono elencati in via tassativa gli «stati, qualità personali e fatti» suscettibili di essere comprovati con dichiarazioni sostitutive sottoscritte dall’interessato; dall’altro lato, al successivo art. 49, viene esclusa espressamente la sostituibilità con altro documento di certificati medici e sanitari).
In conclusione, è evidente come i cosiddetti «patti di corresponsabilità» – predisposti secondo criteri del tutto arbitrari e per giunta soggetti ad aggiornamenti e modifiche unilaterali – non possiedano né la rilevanza né la giustificazione giuridica che si pretenderebbe di attribuire loro; ma è altresì evidente il rischio concreto che questa irrilevanza e mancanza di giustificazione non costituiscano alcun ostacolo ad un uso spregiudicato del diritto, nel disprezzo dei suoi principi fondamentali e di ogni etica politica. Fino all’abuso conclamato, quanto pericolosamente «contagioso», di negare l’accesso a scuola agli studenti le cui famiglie non intendano apporre la propria sottoscrizione.
Per tutti i motivi esposti, non intendiamo sottoscrivere il patto di corresponsabilità né alcun altro documento che, sotto diverso nome, persegua i medesimi scopi.
Non intendiamo sottoscrivere il patto di corresponsabilità né alcun altro documento che, sotto diverso nome, persegua i medesimi scopi
Ci riserviamo di agire nelle sedi opportune per far valere i nostri diritti, non ultimo quello al risarcimento di tutti i danni patiti e patiendi, nel caso in cui la scuola pretenda di condizionare alla firma del modello l’ammissione dell’alunno alla frequenza, in spregio alle garanzie costituzionali.
Elisabetta Frezza
Avvocato
Essere genitori
Botte da orbi tra adulti alla partita dei «pulcini». Drammatico quanto naturale?
Nello Stato statunitense della Pennsylvania una violenta rissa tra due allenatori di football giovanile è scoppiata proprio davanti a bambini di terza e quarta elementare. L’intera scena è stata ripresa in video, finendo quindi sui mezzi di informazioni del Paese e tracimando, tramite l’internetto, nell’interomondo.
La caotica vicenda si è svolta durante il quarto quarto della partita di sabato tra Carlynton e Keystone Oaks a Carnegie. Il filmato, registrato da Ryan Crux, un genitore mostra la situazione degenerare dopo un’interruzione del gioco, con Keystone Oaks in vantaggio per 7-0.
Il 24enne allenatore del Carlynton è stato ripreso mentre urlava aggressivamente prima di scagliarsi contro membri della panchina avversaria. Indossando una maglietta verde, Canton si è diretto verso l’allenatore rivale, il coach dei Keystone Oaks.
Da lì è scoppiato il caos, con l’arbitro impegnato a fare tutto il possibile per proteggere i bambini dalla confusione.
Two coaches were suspended indefinitely after getting into an altercation during a youth football game in Pittsburgh, Pennsylvania, on Saturday. pic.twitter.com/GIqQRt9HXh
— CBS News (@CBSNews) September 1, 2026
Sostieni Renovatio 21
Il video ci permette di parlare di un fenomeno misconosciuto ma molto presente anche in Italia: quello delle risse tra genitori alle partite dei figli sportivi. Si tratta di violenze che spesse volte si incentrano sull’arbitro.
I dati dell’Associazione Italiana Arbitri sono sconvolgenti: nelle stagioni 2022-2023 e 2023-2024 sono stati registrati complessivamente 870 episodi di violenza ai danni dei direttori di gara, per 978 giorni di prognosi, e nella stagione 2024-2025, al 20 novembre, se ne contavano già 195, 15 dei quali gravi. Un altro dettaglio interessante: nell’85-90% dei casi gli autori sono tesserati — calciatori, dirigenti, allenatori, quindi non sempre «solo» genitori sugli spalti, ma il fenomeno dei genitori resta una fetta consistente e particolarmente odiosa perché colpisce bambini e arbitri giovanissimi.
I casi di cronaca si sprecano. A Lodi, nel novembre 2025, durante una partita di Pulcini tra Montanaso e Usom Melegnano, un padre ha reagito a una decisione arbitrale lanciando un sasso in campo e brandendo un pezzo di ferro. È quindi dovuta intervenire la polizia.
A Collegno, nel settembre dell’anno passato, durante un torneo giovanile, un genitore avrebbe scavalcato la recinzione colpendo con pugni e calci un portiere avversario tredicenne, causandogli una frattura al malleolo.
A Desio, in una partita di Pulcini del 2019, una madre ha rivolto insulti razzisti a un bambino avversario.
Il capo degli arbitri di Reggio Emilia citava già anni fa il caso di Juventus-Torino, con i genitori dei pulcini che si sono picchiati, come episodio limite noto a livello nazionale.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Durante una partita di pulcini al campo di Santa Lucia, a Verona nel 2019, un litigio tra due padri è degenerato: uno ha rimproverato il figlio ed è stato colpito al volto (labbra e denti feriti) dall’altro genitore, che poi ha tirato fuori un coltello minacciando di morte. È stato disposto un Daspo per entrambi.
A Padova, nel 2015, un banale fallo di gioco tra pulcini di 9 anni è degenerato in insulti, schiaffi e pugni tra genitori, fermati solo dai carabinieri.
Nel 2023 a Cremona, ecco la vicenda della nonna 71enne che ha schiaffeggiato un bambino della squadra avversaria; ne è nata una rissa tra i genitori sugli spalti, sedata dai carabinieri. Tre mesi dopo il questore ha emesso sei Daspo.
A Dubino, in provincia di Sondrio, nel 2016 vi è stata la tissa sugli spalti tra genitori tifosi durante una partita di Pulcini classe 2006: i bambini in campo, alcuni in lacrime, hanno smesso di giocare da soli e si sono abbracciati con gli avversari, dicendo «basta, noi non giochiamo più» — un episodio diventato quasi simbolico in senso opposto, di reazione dei ragazzini alla violenza degli adulti.
A Seregno, in provincia di Monza e della Brianza, si è avuto il caso più grave in assoluto: durante una partita tra pulcini di 8 anni, una rissa tra genitori è scoppiata sugli spalti dopo insulti reciproci rivolti ai bambini avversari. Un dirigente 44enne, intervenuto per calmare gli animi, è stato colpito con un calcio alla schiena: gli si è spappolato un rene, che i medici hanno dovuto asportare, ed è finito in terapia intensiva. L’aggressore, un 47enne, è stato indagato per lesioni personali gravissime con perdita dell’uso di un organo — si è parlato anche di possibile tentato omicidio.
Il fenomeno, va detto, non riguarda solo il calcio: anche in basket e rugby il problema dei genitori aggressivi sta crescendo. Nessuno sport è veramente immune dalla follia sportivo-genitoriale: in un video di commento alle recenti Olimpiadi Milano-Cortina, una pattinatrice russa (proveniente dal Paese purtroppo estromesso dalle competizione) ha raccontato che uno dei suggerimenti che si è sentita dare quando era ancora bambina era tenere i pattini sempre con sé: il rischio è quello che i genitori o gli allenatori delle atlete avversarie allentino furtivamente le viti che tengono le lame, così da inficiare la performanza o generare un vero e proprio incidente traumatico sul ghiaccio.
Vi è, purtutavia, una lettura non disforica di questi eventi: i genitori vivono la partita del figlio come fosse la propria, perché vedono nel piccolo la loro stessa continuazione.
Aiuta Renovatio 21
Si tratta quindi della scaturigine di un istinto umano e giustissimo, quello di proteggere la propria discendenza, quello di difendere chi si ama, ciò che si ha di più caro.
Un filo comune in molti di questi casi è che spesso non è nemmeno la partita in sé a scatenare la violenza, ma un rimprovero di un genitore al proprio figlio, o un fallo minimo, che innesca reazioni completamente sproporzionate — segno che il vero detonatore è la tensione accumulata dagli adulti, cioè l’energia che il loro animo mette a disposizione per la protezione dei figli.
Ciò detto, non è non ci siano tanti che ci marciano, e si sfogano con ancora più voluttà di quanto non sia possibile fare nelle curve degli ultrà, traendone godimento che solo la boria uligana può offrire.
Il fenomeno era stato inquadrato stupendamente nel 2005 in un episodio (S09E05) del cartone satirico South Park che raccontava come, in ultima analisi, ai genitori le partite interessavano di più che ai figli, soprattutto per la possibilità di berciare e, sperabilmente, fare a botte.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da Twitter
Essere genitori
Bambina traumatizzata si butta dalla finestra. L’assistente sociale ha tatuaggi sul viso e corna da diavolo
‼️🇦🇹 Sexually abused 12y.o. girl jumps out of a window to escape “Pedagogical Managing Director” at a private youth welfare organization in Vienna — Kronen Zeitung
The girl had developed an acute, paralyzing phobia of men before being scheduled for transfer into the care of the… pic.twitter.com/jkzDkrJwAt — Lord Bebo (@MyLordBebo) July 26, 2026
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Epidemie
I bambini nati durante il lockdown mostrano una ridotta funzione esecutiva all’età di 4 anni: studio
Secondo un nuovo studio, i bambini nati durante il primo lockdown dovuto alla pandemia mostrano una ridotta funzione esecutiva, un indicatore chiave del controllo comportamentale, all’età di 4 anni.
La funzione esecutiva può essere concettualizzata come una sorta di «sistema di gestione» del cervello che consente all’individuo di svolgere compiti cognitivi di livello superiore come la pianificazione, la concentrazione, la memoria, il controllo degli impulsi e l’adattamento di piani e comportamenti in risposta al mutare delle circostanze.
Le funzioni esecutive sono principalmente associate alla regione della corteccia prefrontale del cervello. Le difficoltà nelle funzioni esecutive sono solitamente associate a condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), l’invecchiamento e le lesioni cerebrali. Possono verificarsi anche riduzioni transitorie a seguito di stress e privazione del sonno.
Sostieni Renovatio 21
I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 205 bambini nati in Gran Bretagna tra il 23 marzo e il 23 giugno 2020. I bambini sono stati sottoposti a valutazioni standardizzate all’età di quattro anni per una varietà di tratti dello sviluppo, tra cui il linguaggio espressivo e ricettivo, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale. Gli scienziati hanno quindi confrontato le valutazioni con quelle di un altro gruppo nato e valutato prima della pandemia.
Lo studio ha dimostrato che, sebbene alcuni parametri relativi alla coorte pandemica fossero nella norma, come la struttura delle frasi, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale, un numero significativamente maggiore di bambini ha mostrato una ridotta funzione esecutiva. Anche i punteggi molto bassi relativi alla struttura delle parole sono risultati più frequenti.
Lo studio si aggiunge a un crescente numero di prove che dimostrano come le restrizioni sociali imposte dalla pandemia abbiano avuto gravi effetti negativi sullo sviluppo infantile. Uno studio condotto su bambini scozzesi, ad esempio, ha mostrato un aumento del 6,6% nella percentuale di bambini piccoli con almeno un problema di sviluppo durante le 72 settimane di misure di distanziamento sociale.
Un altro studio ha dimostrato che i lockdown hanno interrotto lo sviluppo di un’abilità sociale fondamentale nei bambini piccoli: lo sviluppo della teoria della mente, che permette ai bambini di assumere la prospettiva di un’altra persona.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports suggerisce che i lockdown e le altre misure adottate per prevenire la diffusione del COVID-19 hanno causato danni gravi e potenzialmente irreversibili ai bambini in età prescolare.
Anche il maggiore quotidiano del pianeta, il New York Times, già quattro anni fa ammise il danno procurato dai lockdown ai bambini. L’articolo, pubblicato a metà novembre, si intitola «Ecco le prove sorprendenti della perdita di apprendimento».
La lista dei danni dei lockdown sui bambini studiati dall’accademia è oramai imponenti. Il danno è autoevidente, a partire dal chiaro ritardo nell’apprendimento di alcuni a certi disegni disturbanti emersi.
Uno studio britannico aveva rilevato che molti bambini che iniziano la scuola elementare hanno abilità verbali gravemente sottosviluppate, e molti non sono nemmeno in grado di pronunciare il proprio nome.
La canadese York University ha rilevato in uno studio che i bambini ora «hanno difficoltà di riconoscere i volti a causa della mascherina».
Come riportato da Renovatio 21, una logopedista statunitense ha asserito di aver osservato un aumento del 364% delle segnalazioni di pazienti neonati e bambini piccoli che abbisognano di aiuto per il linguaggio non sviluppato.
Aiuta Renovatio 21
Un altro studio ha rivelato come i punteggi medi di quoziente intellettivo tra bambini nati durante la pandemia siano crollati di ben 22 punti mentre le prestazioni verbali, motorie e cognitive hanno tutte sofferto a causa del lockdown. La dannosità delle mascherine a livello respiratorio è stata sottolineata anche dall’agenzia tedesca per la protezione dei consumatori.
Secondo un rapporto di Ofsted, istituzione governativa britannica, la mascherina ha creato una generazione di bambini con problemi nel linguaggio e nelle relazioni.
Vi sarebbero poi problemi al sistema immunitario dei piccoli costretti alla clausura. Pochi mesi fa è emerso come bambini venivano colpiti, fuori stagione, da tre virus contemporaneamente – qualcosa di assolutamente raro, prima.
Qualcuno così propone una connessione tra l’inusuale aumento delle epatiti fra i bambini e le restrizioni pandemiche.
Inoltre, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, i lockdown hanno portato 60.000 bambini britannici alla depressione clinica. Un’analogo aumento della depressione giovanile è stata rilevata in Italia dall’ISS.
In Italia si sta assistendo anche al fluire di un’aneddotica significativa sull’aumento della violenza fra i giovani.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Bioetica2 settimane faMorte a Venezia. E inferno sulla Terra senza soprannaturale
-



Vaccini2 settimane faScienziati chiedono la ritrattazione dello studio danese che afferma che l’alluminio nei vaccini è «sicuro»
-



Politica4 giorni faSì, vogliamo i funerali di Stato per Emma Bonino
-



Persecuzioni2 settimane faTrapelato il memorandum dell’FBI contro i cattolici tradizionalisti
-



Civiltà2 settimane faChi sono i fabiani?
-



Animali2 settimane faI migranti di Ceuta picchiano a morte un cucciolo di delfino: la mente progressista in cortocircuito
-



Morte cerebrale1 settimana faIl test d’apnea: crudele strumento dell’industria della morte cerebrale
-



Spirito2 settimane faPugile attribuisce alla Santa Trinità la sua spettacolare vittoria al campionato dei pesi massimi













