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Sciopero della fame dei Vigili del Fuoco contro il Green Pass. E se la protesta li seguisse?

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I pompieri dell’Unione Sindacale di Base (USB) di Verona hanno comunicato che da oggi 3 novembre porteranno avanti la protesta contro il green pass del personale operativo del comando provinciale attraverso lo sciopero della fame.

 

I vigili del fuoco del sindacato hanno fatto inoltre sapere che questa protesta rimarrà attiva fino a che sarà in vigore l’obbligo del lasciapassare verde per poter lavorare.

 

I vigili del fuoco del sindacato hanno fatto inoltre sapere che questa protesta rimarrà attiva fino a che sarà in vigore l’obbligo del lasciapassare verde per poter lavorare

La situazione delle caserme dei vigili del fuoco veronesi già non è semplice: «nelle scorse settimane, il sindacato Fp Cgil aveva segnalato che il problema della carenza di personale tra i pompieri veronesi era stato acuito dall’introduzione della certificazione verde nei luoghi di lavoro» scrive il sito Veronasera.

 

«Il personale aderente salvaguarderà la vita umana propria introducendo nell’arco della giornata lavorativa liquidi onde evitare disidratazione e probabili complicanze mediche».

 

Non si tratterà quindi di un vero digiuno, in quanto con i liquidi potranno passare calorie necessarie al fabbisogno corporale, di modo da evitare gli effetti organici e psicologici del digiuno. Tuttavia il segno che potrebbe lasciare una simile iniziativa è enorme.

 

Lo sciopero della fame è stato usato negli anni dalla lotta politica quando una fazione viene ridotta all’impotenza

Dopo aver visto improbabili sedie da campeggio con su scritto «Russia» «Mario Draghi» «Comunità Europea» «Papa» ci pare, finalmente, una protesta lucida, solida, determinata.

 

Lo sciopero della fame è stato usato negli anni dalla lotta politica quando una fazione viene ridotta all’impotenza. È il caso del 1981 hunger strike, il culmine della protesta cattolica nordirlandese contro il governo britannico.

 

I prigionieri irlandesi fecero 53 giorni di sciopero della fame nel 1980; l’eco del secondo sciopero della fame del 1981 – un vero scontro frontale tra i prigionieri e il primo ministro Margaret Thatcher – ebbe un tale potere che uno dei digiunanti, Bobby Sands, venne eletto membro del parlamento mentre scioperava. Sands morì di fame assieme ad altri nove compagni carcerati. I loro funerali videro la partecipazione di almeno 100 mila persone.

 

E se una grande parte della rivolta contro il green pass li seguisse? Siamo sicuri che il potere potrebbe continuare a ignorare il dissenso?

Il record di durata per uno sciopero della fame è di un altro prigioniero delle carceri britanniche, il Dennis Galer Goodwin, che stette senza mangiare per 385 giorni nel 1973. Tuttavia, il record è contestato perché durante il periodo fu sottoposto a volte a alimentazione forzata.

 

In una vicenda più lieve, il digiuno più lungo del mondo – senza che esso fosse uno sciopero della fame – è riconosciuto allo scozzese Angus Barbieri, un 27enne passato da 207 kg a 82 kg nell’arco di 382 giorni. Angus consumò sotto controllo medico solo vitamine, elettroliti, amminoacidi, tè e caffè e acqua frizzante. Il suo caso rimane emblematico riguardo a quanto il corpo umano posso vivere a lungo consumando solo la sua massa grassa.

 

Tornando all’esempio dei vigili del fuoco veronesi, osiamo una domanda.

 

E se una grande parte della rivolta contro il green pass li seguisse?

 

Siamo sicuri che il potere potrebbe continuare a ignorare il dissenso?

 

 

 

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Digiuno

Gandhi e lo sciopero della fame

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La notizia sullo sciopero della fame intrapreso da alcuni pompieri veronesi ha colpito molti lettori.  A differenza di alcune figure portuali di Trieste, che hanno annunciati scioperi ad oltranza spentisi subito, i vigili del fuoco del sindacato USB del comando provinciale di Verona annunciano che andranno avanti ad oltranza.

 

Lo sciopero della fame ha origini antiche. È stato notato che il digiuno era usato come metodo per protestare contro l’ingiustizia nell’Irlanda precristiana, dove era conosciuto come Troscadh o Cealachan. La tradizione irlandese fu riattivata durante il 1981 Hunger Strike, la protesta degli attivisti irlandesi incarcerati in Inghilterra.  La protesta ebbe una eco enorme sulla politica e la storia dei rapporti tra Irlanda e Regno Unito.

 

In India, la pratica della protesta attraverso fame, in cui il manifestante digiuna alla porta di una parte colpevole (tipicamente un debitore) in una pubblica richiesta di giustizia, fu  abolita dal governo coloniale britannico nel 1861. Questo ci permette di pensare all’uso pubblico di tale pratica antecedente a quella data. Anche qui, vi fu una riattivazione della tradizione nel XX secolo.

 

L’uomo che tuttavia portò all’attenzione mondo il fenomeno dello sciopero della fame fu l’avvocato nazionalista Mohandas Karamchand Gandhi (1869-1948), considerato tra i padri dell’indipendenza dell’India dall’Impero di Britannia – in lingua gujarati è infatti chiamato anche Bapu, «papà». (1)

L’uomo che portò all’attenzione mondo il fenomeno dello sciopero della fame fu l’avvocato nazionalista Mohandas Karamchand Gandhi (1869-1948)

 

Gandhi detto pure  Mahātmā (in sanscrito «grande anima») o Gandhiji (con uso di suffisso onorifico destinato ai maestri) , dopo varie fasi di pensiero, brevettò una forma di resistenza nonviolenta – Ahiṃsā  – dapprima per i diritti dei lavoratori indiani in Sud Africa (dove viveva e esercitava la professione di legale) poi, tornato in India, contro il colonialismo di Londra.

 

Egli si concentrò sul concetto di satyagraha, parola sanscrita composta da satya («verità») e āgraha («perseveranza»). La dottrina del satyagraha prevede quindi 1) Verità nel parlare, in opposizione alla falsità, 2) ciò che è reale, in opposizione all’inesistente  e 3) il bene in opposizione al male.

 

«Il mondo poggia sulla roccia fondante di satya o verità. Asatya, che significa menzogna, significa anche inesistente, e satya o verità, significa anche ciò che è. Se la menzogna non è tanto quanto esiste, la sua vittoria è fuori discussione. E essendo la verità ciò che è, non può mai essere distrutta. Questa è la dottrina del satyagraha in poche parole».

 

Il satyagraha influenzò in seguito Martin Luther King, il movimento per i diritti civili USA, Nelson Mandela e pure il nostro Marco Pannella, che, tra un digiuno a base di cappuccini e uno in cui beveva la sua orina («frutto del mio corpo… rito laico») nominava sempre la parola sanscrita gandhiana.

 

Tra digiuno e satyagraha, Gandhi stabilì subito la connessione profonda.

 

«Il digiuno è un’arma potente nell’armeria del satyagraha. Non può essere preso da tutti. La semplice capacità fisica di prenderlo non è qualificante per questo»

«Il digiuno è un’arma potente nell’armeria del satyagraha. Non può essere preso da tutti. La semplice capacità fisica di prenderlo non è qualificante per questo. Non serve senza una fede viva in Dio. Non dovrebbe mai essere uno sforzo meccanico o una semplice limitazione. Deve venire dal profondo dell’anima. È, quindi, sempre raro».

 

Gandhi arrivò quindi a concepire il digiuno come arma politica. Egli si rese conto che i suoi scioperi della fame generavano diffusa simpatia, nonostante la censure imposta dal governo sulle notizie riguardo al fenomeno.

 

Gandhi digiunò nel 1932 per protestare contro lo schema di voto per la rappresentanza politica separata per i Dalit, cioè i paria, i fuori casta, di cui il Gandhi diceva di voler combattere la segregazione. La campagna si rivelò da subito molto efficace.

 

Il governo britannico arrivò persino ad impedire  alla stampa londinese di mostrare fotografie del suo corpo emaciato, perché avrebbe suscitato simpatia per l’uomo e per la causa

Il governo britannico arrivò persino ad impedire  alla stampa londinese di mostrare fotografie del suo corpo emaciato, perché avrebbe suscitato simpatia per l’uomo e per la causa.

 

Lo sciopero della fame di Gandhi del 1943 ebbe luogo durante una pena detentiva di due anni per il movimento anticoloniale Quit India. Il governo invitò gli esperti nutrizionisti a demistificare il suo gesto, normalizzando l’azione digiunatoria con turlupinamenti fisiologici – e anche stavolta furono proibite le foto foto.

 

Gandhi digiunò anche dopo la fine del dominio britannico in India, nel 1948.  Fu il suo ultimo digiuno. Come noto, fu assassinato da un estremista indù poco dopo: Nathuram Godse, voleva punire il Gandhi per il suo approccio debole e accomodante nei confronti del Pakistan, il nuovo stato a maggioranza islamica nato dalla divisione dell’India britannica, e già subito nemico acerrimo della destra induista.

 

L’antropologo esperto di Yoga Joseph Alter afferma che il digiuno, il vegetarianismo e la dieta di Gandhi costituivano più di un’arma politica, in quanto facevano parte dei suoi esperimenti con l’autocontrollo e una vita sana.

 

(Tre settimane fu il massimo che riuscì a raggiungere Gandhi. Facciamo notare per inciso che, in fatto di longevità digiuno, vari collaboratori e lettori di Renovatio 21 superano il Mahatma, financo quasi lo doppiano)

Gli storici considerano che Gandhi abbia attivato un digiuno politico almeno 17 volte nella sua vita. Ne citiamo solo alcuni.

 

Il primo fu a Phoenix, in Sud Africa, dove nel luglio 1913 non mangiò per 7 giorni.

 

Nel marzo 1918 digiunò per 3 giorni a Ahmedabad, in India, dove gli operai in sciopero erano avviliti e perdevano la speranza di ottenere l’aumento di cui avevano bisogno. Gandhi annunciò un digiuno indefinito fino a quando non fosse stato risolto.

 

Nel 1919 e nel 1921 intraprese, ancora Ahmedabad e a Bombay, due digiuni contro la violenza che si stava suscitando nella società a causa del tentato deragliamento di un treno e dell’arrivo del Principe del Galles in India.

 

«Il digiuno fino alla morte è l’ultima e la più potente arma nell’arsenale di Satyagraha. È una cosa sacra. Ma deve essere accettato con tutte le sue implicazioni. Non è il digiuno in sé, ma ciò che implica che conta»

Nel settembre 1924 a Delhi digiunò per 21 giorni per chiedere l’unità indù-musulmana di fronte all’avversario coloniale britannico.

 

Nel maggio 1933 altri 21 giorni a favore degli Harijan, cioè gli intoccabili: era il terzo.

 

Nel febbraio 1943 non mangiò per altri 21 giorni per protestare contro la detenzione senza capi d’accusa inflittagli dai britannici.

 

(Tre settimane fu il massimo che riuscì a raggiungere Gandhi. Facciamo notare per inciso che, in fatto di longevità digiuno, vari collaboratori e lettori di Renovatio 21 superano il Mahatma, financo quasi lo doppiano).

 

Gandhi trascorse il giorno dell’indipendenza dell’India non celebrando la fine del dominio britannico ma facendo appello alla pace tra i suoi connazionali digiunando e girando a Calcutta il 15 agosto 1947.

 

La Partition (la separazione del dominio coloniale secondo la linea religiosa che aveva creato il Pakistan islamico) aveva attanagliato il subcontinente indiano con la violenza religiosa, con un numero di morti che qualcuno calcola in 2 milioni. Le strade di Calcutta, città del Bengala occidentale al confine con il Pakistan (che allora comprendeva il bengala Orientale, poi East Pakistan, ora Bangladesh indipendente) erano piene di cadaveri. La nomea di Calcutta città infestata apocalitticamente da morti e rifugiati viene da questa grande tragedia, che Gandhi attraverso in digiuno. Il politologo americano Dennis Dalton nel suo libro Mahatma Gandhi: Nonviolent Power in Action dà credito al digiuno e alle proteste di Gandhi per aver fermato le rivolte religiose e la violenza comunitaria.

 

Va riconosciuto a Gandhi la riflessione più rigorosa, e vincente, dell’utilizzo dello sciopero della fame come strumento di lotta politica. Una lotta che non aveva paura di affrontare il momento in cui per la battaglia si paga il prezzo più estremo.

 

«Il digiuno fino alla morte è l’ultima e la più potente arma nell’arsenale di satyagraha. È una cosa sacra. Ma deve essere accettato con tutte le sue implicazioni. Non è il digiuno in sé, ma ciò che implica che conta».

 

«Il digiuno non può essere intrapreso meccanicamente. È una cosa potente ma pericolosa, se gestita in modo amatoriale. Richiede una completa auto-purificazione»

Al contempo, l’indiano era in grado di soppesarne l’aspetto mistico, fino a raggiungere inaspettati accenti cristiani.

 

«Il digiuno non può essere intrapreso meccanicamente. È una cosa potente ma pericolosa, se gestita in modo amatoriale. Richiede una completa auto-purificazione, molto più di quanto si richiede nell’affrontare la morte pensando anche alla rappresaglia. Un tale atto di sacrificio perfetto sarebbe sufficiente per il mondo intero. Tale è considerato l’esempio di Gesù».

 

 

 

 

NOTE

(1) Il personaggio Gandhi non è privo di ombre, come riconoscono moltissimi suo connazionali oggi. Per una disanima della sua figura, dei suoi lati oscuri, e dei motivi della sua grande influenza sul XX secolo, si raccomanda il libro Cristo o l’India? del fondatore di Renovatio 21 Roberto Dal Bosco. Delle controversie intorno a Gandhi si parla in uno speciale capitolo.

 

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Digiuno

Digiunare 40 giorni, possibile?

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Francesco Z. èuno dei nostri affezionati lettori che contribuisce con costanza a segnalarci notizie e impressioni.  È un ragazzo di 30 anni che fa il programmatore e il padre: ha già quattro figli.

 

Nell’agosto 2020, come già testimoniato a Renovatio 21, aveva provato l’esperienza di un digiuno prolungato, arrivando a ben dodici giorni senza cibo – il periodo di tempo che lo scrittore americano Upton Sinclair sosteneva essere necessario per arrivare alla lucidità mentale.

 

Quest’anno Francesco ha deciso di andare molto oltre, e toccare il limite di cui si parla nel Vangelo: i 40 giorni di digiuno di Nostro Signore. Essendo cattolico, Francesco ha deciso di far coincidere questo suo sacrificio proprio con la Quaresima 2021.

 

Il dottor Simeone, pioniere italiano della digiunoterapia, ha riferito di casi di simili digiuni prolungati, tuttavia rimane un fatto rarissimo, che anche nel network dei digiunatori si è sentito solo di rado.

 

Per cui, abbiamo intervistato nuovamente Francesco per chiedergli di questa esperienza.

 

 

NOTA BENE In nessun modo, con questo articolo stiamo consigliando di intraprendere un digiuno, che è una cosa molto delicata di cui discutere con il vostro dottore e da fare sempre sotto controllo medico. Vi sono in Italia diversi specialisti di digiuno-terapia. Consultatevi con un medico di prendere qualsiasi decisione. Questo articolo non fornisce informazioni mediche, ma è pubblicato solo allo scopo di dare  informazione ed intrattenimento. 

 

 

 

Allora Francesco, hai fatto davvero 40 giorni di digiuno?

Sì, non ho mangiato dal Mercoledì delle Ceneri alla Domenica delle Palme

 

Adesso come stai?

Bene.

 

Hai ripreso un po’ di peso?

Le prime settimane dopo il digiuno, mentre facevo reintegro leggero sono rimasto abbastanza costante, poi invece ho ripreso peso.

 

Cosa ti ha spinto a optare per il digiuno da 40 giorni?

Volevo fare un digiuno per la Quaresima, per cercare di fare un sacrificio spirituale oltre che fisico

 

Volevo fare un digiuno per la Quaresima, per cercare di fare un sacrificio spirituale oltre che fisico

Hai avuto problemi durante i 40 giorni?

Gli ultimi dieci giorni ho avuto parecchio freddo, credo a causa dell’abbassamento del metabolismo.

 

Riuscivi a muoverti normalmente?

Sì andavo in bicicletta, lavoravo nell’orto e nel bosco senza problemi

.

Hai avuto problemi sul lavoro?

No.

 

E la famiglia? Come ha vissuto questo periodo?

I bambini più piccoli ogni tanto chiedevano perché non mangiassi. Mia moglie invece ha patito un po’ perché era preoccupata che stessi male e perché ero un po’ più irritabile.

 

Avevi energie per stare con gli altri?

Sì, anche se gli altri mi percepivano un po’ più mogio del solito.

 

Hai avuto fame?

No, solo tanta gola

 

È come nel Vangelo? Dopo 40 giorni hai avuto fame?

Fame no, ma avevo più una voglia «mentale» di mangiare

 

Fame no, ma avevo più una voglia «mentale» di mangiare

Sai quanto hai perso?

Non precisamente: ho stimato tra i 20 e i 25kg.

 

Hai il dato preciso di quello che hai perso, in termini di massa grassa e massa magra?

Purtroppo no. Non ho guardato troppo la bilancia perché temevo di distrarmi troppo dal fine spirituale del digiuno: cercavo più che altro di ascoltare il mio corpo per capire se stessi bene.

 

Hai fatto coincidere i 40 giorni di digiuno con la Quaresima 2021?

Sì.

 

Che frutti spirituali pensi abbia prodotto questo sacrificio? 

Ho avuto molto più tempo e disposizione interiore migliore per pregare e leggere opere edificanti.

 

Avevi legato il digiuno ad un’intenzione particolare?

No, volevo solo vivere con più intensità la Quaresima.

 

Che tipo di digiuno avevi fatto prima?

Avevo fatto digiuno idrico di 12 giorni ad agosto 2020 e 5 giorni di digiuno secco seguiti da altri 12 di digiuno idrico durante l’Avvento 2020

 

Com’era andata? Avevi sbagliato qualcosa?

Dopo il digiuno dell’avvento mi ero rialimentato troppo velocemente e ho avuto per qualche giorno le emorroidi.

 

I primi giorni ho bevuto succo di pompelmo e mangiato meloni gialli, poi a parte gli sgarri pasquali ho cercato di nutrirmi soprattutto con frutta, verdura, frutta secca, kefir. Ho ripreso a mangiare normalmente dopo circa 3 settimane

E ora, è cambiata la tua alimentazione?

Dopo il periodo di reintegro ho ripreso a mangiare normalmente, anche se tendenzialmente cerco di saltare la colazione, così da fare circa 16 ore senza mangiare tra pranzo e cena.

 

Cos’è stata la prima cosa che hai ingerito quando hai ripreso a mangiare?

Succo di pompelmo.

 

Cosa hai provato?

Era buono: mi ha fatto stare molto bene. Mi sentivo come una sensazione di leggerezza e pulizia del fisico.

 

Hai seguito una dieta di reintegro dell’alimentazione? Come funziona? Quanto è durata?

I primi giorni ho bevuto succo di pompelmo e mangiato meloni gialli, poi a parte gli sgarri pasquali ho cercato di nutrirmi soprattutto con frutta, verdura, frutta secca, kefir. Ho ripreso a mangiare normalmente dopo circa 3 settimane

 

E adesso, hai ripreso a mangiare 3 volte al giorno?

Generalmente cerco di saltare la colazione.

 

Mi ha aiutato a sentirmi molto più libero, pulito e leggero, anche interiormente: è una sensazione molto particolare, che ho provato solo digiunando

Da quello che hai visto, che effetto ha il digiuno sulla tua mente, sul tuo corpo, sulla tua persona?

Mi ha aiutato a sentirmi molto più libero, pulito e leggero, anche interiormente: è una sensazione molto particolare, che ho provato solo digiunando. Purtroppo dopo il digiuno non è mi facile mantenere la costanza che avevo mentre digiunavo, ma ora che ho provato più volte questa cura, so che posso ripeterla quando ne ho bisogno e stare meglio.

 

Il tuo rapporto con   il cibo è cambiato?

Come consapevolezza sì, nel senso che ho capito che se salto un pasto o più non muoio e riesco a percepire meglio alcuni segnali del mio corpo. Purtroppo nel quotidiano però ricado molto spesso nella gola.

 

Quando si digiuna si reimpara ad amare davvero il cibo?

Sì, soprattutto nei giorni successivi al digiuno si gusta molto di più il cibo.

 

Hai incontrato opinioni di persone che ti dicevano che saresti morto dopo pochi giorni?

Mia moglie si è preoccupata molto, soprattutto nella parte finale del digiuno. Le altre persone mi hanno dato più del matto.

 

Qual è la reazione più forte che hai riscontrato in una persona rispetto al tuo digiuno?

Nessuno in particolare, credo perché quasi tutti mi avevano già visto digiunare.

 

Conosci altre persone che hanno fatto 40 giorni?

No, ma le fonti mediche sono abbastanza concordi nel fissare i 40 giorni di digiuno come limite entro cui il corpo non subisce danni agli organi vitali.

 

Lo rifarai?

 Sì lo rifarò sicuramente digiuni secchi e idrici, poi vorrei provare anche altri tipi di restrizione alimentare, come il nutrirsi per un periodo solo di frutta e verdura: vi aggiornerò sui risultati.

 

 

 

 

 

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Bioetica

Ingegneria genetica e chimere, la nuova legge bioetica francese

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L’Assemblea nazionale francese ha adottato una legge sulla bioetica radicale a che entrerà probabilmente in vigore all’inizio di luglio, una volta superati gli ultimi ostacoli legislativi dopo il terzo passaggio.

 

La nuova legge segna la fine del riconoscimento della paternità, ma anche l’inizio delle chimere (ossia di esseri ibridi, dotati di più DNA) prodotte legalmente e di altri tipi di ingegneria genetica del «materiale umano».

 

La prima legge francese sulla bioetica risale al 1992; fin dall’inizio si è provveduto alla sua revisione periodica e negli anni ha sempre più legalizzato la ricerca sugli embrioni.

La nuova legge segna la fine del riconoscimento della paternità, ma anche l’inizio delle chimere (ossia di esseri ibridi, dotati di più DNA) prodotte legalmente e di altri tipi di ingegneria genetica del «materiale umano»

 

Nella sua ultima mutazione, la legge consentirà l’accesso alla procreazione artificiale a tutte le donne, comprese le donne nelle coppie dello stesso sesso e le donne single, come era stato promesso dal presidente francese Emmanuel Macron in campagna elettorale.

 

L’accesso alla «procreazione medicalmente assistita per tutte» («PMA pour toutes») è stato rifiutato dalla popolazione francese durante le consultazioni pubbliche prima dell’elaborazione del disegno di legge ed è stato anche eliminato dal testo dal Senato a febbraio, portando a un ulteriore discussione da parte dell’Assemblea nazionale che ha reintrodotto il provvedimento.

 

La nuova versione adottata tornerà al Senato per un terzo dibattito entro poche settimane, ma qualunque cosa accada, la camera bassa avrà il voto definitivo che dovrebbe avvenire al più tardi entro la fine del mese. Ciò è in linea con le recenti azioni del governo per far passare il testo in Parlamento.

 

La legge introdurrà altre modifiche significative. Per la prima volta, in linea di principio, sarà consentita la ricerca distruttiva sull’embrione umano fino a 14 giorni: fino ad ora, tale ricerca richiedeva una deroga preventiva speciale. 

Nella sua ultima mutazione, la legge consentirà l’accesso alla procreazione artificiale a tutte le donne, comprese le donne nelle coppie dello stesso sesso e le donne single, come era stato promesso dal presidente francese Emmanuel Macron in campagna elettorale

 

La nuova legge libererà anche la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane e consentirà la creazione di gameti artificiali, copie di embrioni umani, embrioni chimerici (che possono essere impiantati negli animali) ed embrioni transgenici (compresa la fecondazione in vitro con «tre genitori»).

 

L’accesso all’aborto sarà ancora più facile di quanto non lo sia già. La nuova legge elimina il periodo di riflessione di «almeno una settimana» e fornisce anche una nuova giustificazione per l’aborto: «la parziale interruzione volontaria di una gravidanza multipla». 

 

Allo stesso tempo, elimina l’obbligo di consultare una persona titolare della potestà genitoriale quando le giovani donne sotto i 18 anni subiscono una «interruzione medica della gravidanza»: aborti oltre il termine legale di 12 settimane di gestazione e fino al parto per problemi di salute che colpiscono la madre o il bambino convalidati da almeno due medici e un’equipe medica.

 

La nuova legge libererà anche la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane e consentirà la creazione di gameti artificiali, copie di embrioni umani, embrioni chimerici (che possono essere impiantati negli animali) ed embrioni transgenici (compresa la fecondazione in vitro con «tre genitori»)

Un’altra disposizione barbara introdotta dall’emendamento è stata respinta dall’Assemblea nazionale. Mirava a introdurre un nuovo motivo per gli aborti «medici»: il «disagio psico-sociale».

 

È stata invece smantellata la specifica clausola di coscienza legata alla pratica dell’aborto medico.

 

L’aspetto più pubblicizzato della legge, tuttavia, era quello della procreazione orfana, come sopra accennato. La legge di vecchio tipo — legge che organizza la realtà senza contraddirla, che quasi tutta l’umanità ha compreso fin dalla notte dei tempi — chiama «madre» la donna che partorisce e «padre» l’uomo che ha generato il nuovo individuo che è appena nato (tale legge consente anche al nascituro di ereditare dal padre defunto, se orfano in utero).  La legge francese presuppone che il marito della madre sia il padre di un bambino, salvo prova contraria.

 

Tutto questo è finito. Quando la legge entrerà in vigore, la generazione di un figlio può diventare meramente simbolica e la genitorialità sarà adattata al desiderio della donna. «E se osi dire che un bambino ha bisogno di un padre, è perché sei irrimediabilmente bloccato negli stereotipi di genere, nell’odio della comunità LGBTQI+, e che sei un sostenitore del “patriarcato” che, come Antonio Guterres, segretario delle Nazioni Unite generale, ha detto nel mezzo della pandemia, è la radice di tutti i nostri mali» scrive Lifesitenews.

Quando la legge entrerà in vigore, la generazione di un figlio può diventare meramente simbolica e la genitorialità sarà adattata al desiderio della donna

 

Queste sono le parole che ha usato lo scorso agosto, secondo un tweet delle Nazioni Unite: «La pandemia #COVID19 sta dimostrando ciò che tutti sappiamo: millenni di patriarcato hanno portato a un mondo dominato dagli uomini con una cultura dominata dagli uomini che danneggia tutti: donne, uomini, ragazze e ragazzi».

 

 

Questo è più importante di quanto sembri. Mostra che la pandemia, la “bioetica” e la promozione dei “diritti LGBT” sono tutte collegate come sfaccettature di una stessa ideologia.

 

Nella sua logica, la nuova legge francese sulla bioetica è una legge eugenetica: consente la trasformazione dell’uomo in un organismo geneticamente modificato, l’attraversamento della barriera delle specie, la scelta degli embrioni da impiantare per «usarli» come «medicinale» per un fratello maggiore e modificarli utilizzando la tecnica CRISPR-CAS9.

Nella sua logica, la nuova legge francese sulla bioetica è una legge eugenetica: consente la trasformazione dell’uomo in un organismo geneticamente modificato, l’attraversamento della barriera delle specie, la scelta degli embrioni da impiantare per «usarli» come «medicinale» per un fratello maggiore e modificarli utilizzando la tecnica CRISPR-CAS9

 

Sulla carta questa legge proibisce l’impianto e la gestazione di embrioni geneticamente modificati, tuttavia consente i primi passi che un giorno potrebbero portare all’incubo dei cosiddetti Designer Babies., bambini creati geneticamente su misura secondo i desiderata dei genitori-committenti.

 

Oltre alla negazione della verità della filiazione, questa spinta a rendere legale la manomissione del genoma umano è l’aspetto più terrificante della legge.

 

Secondo la genetista francese Alexandra Henrion-Caude, c’è un rapporto diretto con la crisi del COVID e l’introduzione di questa legge trasgressiva: come ha sottolineato durante un’intervista di gennaio a Radio Courtoisie, storica radio associativa indipendente francese, c’è un legame con la spinta a utilizzare «vaccini» sperimentali per far produrre alle cellule umane proteine ​​introducendo mRNA, «aumentando» le loro capacità e consentendo la modifica del DNA degli embrioni. Lo scopo è chiaramente «transumanista», ha affermato.

 

L’idea di aumentare le capacità del corpo e della mente è centrale anche nella Quarta Rivoluzione Industriale, come la vede il World Economic Forum fondato da Klaus Schwab.

 

Nell’ultimo anno, la maggior parte delle decisioni in Francia sono state prese da ordini esecutivi, sui quali il Parlamento è stato autorizzato, nella migliore delle ipotesi, a commentare. La legge sulla bioetica, invece, viene spinta giù per la gola del Parlamento, come se il governo “avesse bisogno” della approvazione dei rappresentanti della nazione ma fosse allo stesso tempo disposto a forzargli la mano.

Oltre alla negazione della verità della filiazione, questa spinta a rendere legale la manomissione del genoma umano è l’aspetto più terrificante della legge.

 

Molti oppositori della legge hanno lamentato la mancanza delle condizioni per un corretto dibattito democratico. Solo una piccola parte di deputati e senatori assiste effettivamente ai dibattiti parlamentari: nel caso della legge sulla bioetica, solo 130 su 577 erano presenti al turno di votazioni.

 

Il governo ha comunque imposto il dibattito, facendo di tutto per impedire le udienze ordinarie delle commissioni parlamentari coinvolte nella questione. Anche i tempi per gli emendamenti e la discussione all’Assemblea nazionale sono stati severamente ristretti e l’intero testo ha richiesto meno di tre giorni per essere discusso: il partito di opposizione «Repubblicano» e i membri indipendenti sono stati per la maggior parte incapaci di spiegare i loro (oltre 1.500) emendamenti e ottenere un dibattito razionale su misure che hanno conseguenze di così vasta portata.

 

Il testo ha raccolto 84 voti a favore e 43 contrari (oltre alle astensioni), con alcuni rappresentanti coraggiosi che hanno fatto gli straordinari per cercare di incidere sul dibattito. Emmanuelle Ménard, rappresentante indipendente del sud della Francia, ha spiegato perché avrebbe votato contro, accusando il governo e il suo partito di maggioranza di «aprire il vaso di Pandora»:

 

«Siete falsi dei in formazione, che credono di essere al di sopra di tutto: il senso comune, la realtà, la nostra natura carnale e soprattutto, e questa è la cosa più grave, l’interesse superiore del bambino».

Secondo la genetista francese Alexandra Henrion-Caude, c’è un rapporto diretto con la crisi del COVID e l’introduzione di questa legge trasgressiva: cc’è un legame con la spinta a utilizzare «vaccini» sperimentali per far produrre alle cellule umane proteine ​​introducendo mRNA, «aumentando» le loro capacità e consentendo la modifica del DNA degli embrioni

 

La Conferenza episcopale francese ha pubblicato un comunicato che condanna la nuova legge sulla bioetica, affermando:

 

«Ancora una volta, la legge pretende di autorizzare nuove trasgressioni inquadrandole. Ma un quadro non regge mai. Inevitabilmente, finisce per essere cancellato. Inquadrare è autorizzare. L’umanità è cresciuta imponendosi divieti: il divieto di uccidere un innocente, l’incesto, il furto, lo stupro. Mescolare cellule umane e cellule animali non può essere semplicemente inquadrato in un quadro: ciò che deve essere proibito deve essere chiaramente affermato; anche ciò che può essere autorizzato deve essere chiaramente indicato. Questo è possibile solo in riferimento a una visione riflessiva della persona umana e della sua filiazione».

 

Il giorno del voto, il Vescovo Olivier de Germay di Lione ha lanciato un appello alla preghiera durante il mese di giugno, compreso il digiuno il venerdì, per chiedere a Dio di aiutare i legislatori a discernere il vero bene della società e dei bambini.

 

 

 

 

 

 

 

 

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