Immigrazione
Rivolte britanniche, Elon Musk contro il premier Starmer
È scoppiata una disputa online tra il primo ministro britannico Keir Starmer e il CEO di Tesla Elon Musk in merito alle rivolte anti-immigrazione nel Regno Unito.
Più di una dozzina di città e centri abitati sono stati colpiti da proteste caotiche, innescate da una strage con coltello a Southport, in Inghilterra.
Musk ha affermato che «la guerra civile è inevitabile», commentando un video su X (ex Twitter) che mostrava gli scontri di strada. Il video è stato pubblicato da un utente che ha suggerito che la causa principale fosse l’immigrazione di massa nel Regno Unito e le politiche di frontiera aperta.
Civil war is inevitable
— Elon Musk (@elonmusk) August 4, 2024
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Downing Street ha replicato alla dichiarazione. «Non c’è giustificazione per commenti come questo», ha detto ai giornalisti il portavoce di Starmer, definendo le rivolte «teppismo organizzato e illegale che non ha posto nelle nostre strade o online».
Il primo ministro ha condannato le azioni dei facinorosi e si è impegnato a schierare un «esercito permanente di funzionari pubblici» in risposta.
«Il diritto penale si applica sia online che offline, e sono certo che questo è l’approccio che si sta adottando», ha affermato lo Starmer in una dichiarazione rilasciata su X. «Qualunque sia la motivazione apparente, questa non è una protesta. È pura violenza, e non tollereremo attacchi alle moschee o alle nostre comunità musulmane».
Durante le rivolte sono state attaccate moschee e hotel che ospitavano richiedenti asilo.
«Non dovresti preoccuparti degli attacchi a *tutte* le comunità?» ha risposto il Musk .
Why aren’t all communities protected in Britain? @Keir_Starmer https://t.co/gldyguysNe
— Elon Musk (@elonmusk) August 6, 2024
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Il commento faceva riferimento a violente controproteste nel Regno Unito. La polizia di Bolton si è scontrata con 300 dimostranti «per lo più asiatici» dopo che due gruppi rivali si sono incontrati ed è scoppiata una rissa, ha riferito lunedì il Manchester Evening News.
In un video che circola online, si vedono i clienti di un pub di Birmingham aggrediti fisicamente. Il pub «The Clumsy Swan» è stato preso d’assalto da «un gruppo di giovani musulmani, che si sono staccati dalla manifestazione principale e indossavano maschere e portavano armi», ha scritto domenica la BBC.
Il massimo funzionario della polizia del Regno Unito è stato incalzato dall’uso di doppi standard in merito alle rivolte, che sarebbero state affrontate in modo più duro rispetto ad altri disordini recenti.
Rispondendo a una domanda sulla fine della «two tier policy» (la «politica a due livelli»), il commissario della polizia metropolitana Sir Mark Rowley ha strappato dalle mani il microfono di un reporter di Sky News e se n’è andato. Non ha accettato domande dai giornalisti.
Lo stesso Musk in un post ha lanciato l’hashtag #TwoTierKeir, a indicare la politica a doppio livello implementata oramai apertamente dallo Starmerro.
Gli eventi sono stati innescati da un accoltellamento di massa in uno studio di danza nel Merseyside il 29 luglio. Tre bambine sono state uccise e altre 10 persone sono rimaste ferite. Axel Muganwa Rudakubana, un ragazzo britannico di 17 anni nato da genitori ruandesi, è stato accusato di accoltellamento. Un giudice di Liverpool ha stabilito giovedì che il nome del sospettato, la cui identità era stata inizialmente tenuta nascosta a causa delle leggi a tutela dei minori, deve essere reso pubblico poiché questa settimana compirà 18 anni.
Come riportato da Renovatio 21, diversi Paesi stanno emettendo avvisi ai viaggiatori riguardo la pericolosità di soggiornare in Gran Bretagna in questo momento.
È interessante notare come Elon Musk sia in grado di rivolgersi direttamente, e con una veemenza al limite dell’insulto, ai leader mondiali. Lo ha fatto con Maduro la settimana scorsa, dicendo, riprendendo un modo di dire ispanofono, che un asino ne sa più di lui e accettando la sfida dal leader venezuelano di fare a botte. Lo ha fatto, in passato, anche con Biden, definito un «pupazzo a calzetto bagnato» quando emerse che la giornata dei produttori di auto elettriche alla Casa Bianca aveva escluso il principale produttore mondiale, che è Tesla.
Al contempo, Musk costruisce rapporti cordiali con altri leader, come Giorgia Meloni e con Bergoglio. Curiosa, e lasciata nell’ambiguità, la relazione che pare essersi stabilita anche con il falco del Cremlino, l’ex presidente russo Demetrio Medvedev, che aveva predetto per il 2023 la guerra civile in USA con Elon Musk a divenire presidente della nuova Federazione americana uscita dallo scontro.
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Immigrazione
La Germania respinge il 95% delle richieste di asilo presentate da cittadini siriani
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Immigrazione
La linea dura di Tokyo contro l’immigrazione, record di espulsioni nel 2025
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Lo scorso anno il Giappone ha espulso 318 cittadini stranieri, un aumento del 30%), rispetto all’anno precedente e ora punta ad accelerare le procedure di rimpatrio, nonostante una forte carenza di manodopera. Le ong denunciano il rischio di violazioni del principio di non respingimento dei rifugiati e un clima crescente di paura anche tra chi risiede nel Paese da anni.
L’inasprimento delle politiche migratorie in Giappone sta alimentando paure e incertezze tra i residenti stranieri ma anche tra i richiedenti asilo, hanno sottolineato alcune organizzazioni per i diritti umani.
Secondo i dati ufficiali, nel 2025 è stato espulso un numero record di 318 cittadini stranieri, un aumento del 30% rispetto all’anno precedente e una conseguenza diretta dello «Zero Illegal Foreign Residents Plan», programma lanciato nel maggio scorso per accelerare le espulsioni di chi ha già presentato più volte la richiesta di asilo. Tra le persone migranti espulse, 52 avevano presentato domanda di protezione internazionale tre o più volte.
La politica riflette la crescente insofferenza della società giapponese nei confronti della presenza di stranieri, siano essi residenti o turisti. La Japan Association for Refugees ha però denunciato che l’aumento delle espulsioni sta generando un clima di forte insicurezza tra gli stranieri, inclusi coloro che vivono nel Paese da decenni o che rischiano di essere perseguitati nei loro Paesi d’origine.
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Persino tra i minori cresciuti in Giappone e perfettamente integrati dal punto di vista linguistico e culturale. L’organizzazione per i diritti umani ha già segnalato i casi di persone rimpatriate che hanno subito persecuzioni dopo il ritorno, tra cui una famiglia curda rimandata in Turchia lo scorso anno: all’arrivo il padre è stato arrestato.
Nel 2025 il Giappone ha riconosciuto 187 rifugiati, tre in meno rispetto all’anno precedente, mentre le domande di asilo sono passate da 8.377 a 14.832. La maggior parte dei permessi di soggiorno è stata concessa a cittadini afgani, mentre 26 provenivano dallo Yemen.
Complessivamente, nel solo 2025 sono state respinte 12.636 domande di asilo. Secondo la JAR, tra queste vi sarebbero anche persone che «chiaramente soddisfano i criteri per lo status di rifugiato», inclusi individui provenienti da aree di conflitto o vittime di violenze e detenzioni. Per esempio, Tra coloro provenienti dal Myanmar, solo 9 persone hanno ottenuto lo status di rifugiato su 1.490 richiedenti, il dato più basso da quando nel 2021 i militari hanno condotto un colpo di Stato e dato avvio a un conflitto civile che prosegue ancora oggi.
Il governo conservatore guidato dalla prima ministra Sanae Takaichi intende proseguire con il «Zero Plan», per arrivare a dimezzare il numero di coloro che sono senza documenti e che hanno già ricevuto un ordine di espulsione, al momento circa 3.000 stranieri.
Tra gli obiettivi del piano vi è anche la riduzione dei tempi di esame delle domande, passati da oltre 33 mesi nel 2022 a meno di sei mesi, per impedire che i migranti possano lavorare durante i periodi di rilascio provvisorio e complicare poi le espulsioni.
Secondo diversi osservatori, il dibattito pubblico è influenzato dalla crescente diffusione di sentimenti xenofobi, a loro volta favoriti dalla contrazione economica, una dinamica che ha contribuito al successo elettorale della linea dura proposta dall’attuale governo alle elezioni di febbraio.
Allo stesso tempo, però, la presenza straniera in Giappone, che si trova fortemente a corto di manodopera, continua a crescere: nel 2025 ha superato per la prima volta i 4 milioni di persone, con un aumento vicino al 10%. I cittadini cinesi rappresentano il gruppo più numeroso (oltre 930mila), seguiti da vietnamiti (681mila) e sudcoreani (407mila). In forte crescita anche le comunità provenienti da Myanmar (+36%) e Indonesia (+33%).
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Immagine di David Kernan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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