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Un Conclave per «trasformare la Chiesa di Cristo in una organizzazione di matrice massonica»: parla mons. Viganò

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Renovatio 21 riceve dall’arcivescovo Carla Maria ViganViganò e pubblica il testo dell’intervista chiestagli dalla trasmissione TV Fuori da Coro. L’intervista, come ci informa lo stesso prelato, non è poi andata in onda.

 

 

Questa è l’intervista richiestami dalla redazione di Fuori dal Coro di Mediaset per la puntata di ieri, 23 aprile. Senza alcuna spiegazione e senza nessuna scusa da parte della redazione, il mio intervento non è stato trasmesso. Lo rendo qui disponibile.

 

1. Qual è la Sua valutazione sul papato di Bergoglio?

Negli ultimi decenni, una lobby eversiva si è impossessata delle leve del potere nei governi e nelle istituzioni, al fine di portare a compimento il piano anticristiano e massonico della Rivoluzione.

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Agenzie governative – come sappiamo da quanto emerge anche negli Stati Uniti – hanno interferito nella vita delle Nazioni, organizzando e finanziando la cosiddetta «Agenda 2030» della Fondazione Rockefeller e del World Economic Forum, che consiste nella distruzione della famiglia, nella mercificazione della vita umana, nella corruzione morale dei bambini e dei ragazzi, nello sfruttamento dei lavoratori, nella privatizzazione di tutti quei servizi che sino agli anni Novanta erano garantiti – senza finalità di profitto – dallo Stato: sanità, infrastrutture, difesa, comunicazioni, istruzione.

 

Per compiere questo colpo di Stato globale è stata necessaria la collaborazione (pagata, ovviamente) di funzionari corrotti, politici, medici, magistrati, docenti, tutti corrotti.

 

La Chiesa Cattolica, che con il Concilio Vaticano II si era già allineata alla mentalità mondana, era però rimasta saldamente ancorata a certi principi non negoziabili, ad esempio in materia di morale sessuale o di rispetto per la vita umana dal concepimento alla morte naturale. Benedetto XVI era chiaramente opposto al piano globalista e non avrebbe mai derogato a questi principi, legittimando l’ideologia LGBTQ, il gender, le follie pseudo-sanitarie dell’OMS in materia di modifica genetica e di depopolazione mondiale, l’islamizzazione dell’Europa mediante la sostituzione etnica.

 

Era dunque necessario eliminare Joseph Ratzinger, sostituendolo con un «papa» che – come auspicava il collaboratore di Hillary Clinton, John Podesta – promuovesse l’Agenda 2030, ratificasse la frode climatica e convincesse i fedeli di tutto il mondo a sottoporsi all’inoculazione di un siero che oggi sappiamo esser stato progettato per eliminare o patologizzare la maggior parte dell’umanità. 

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Questo golpe vaticano fu reso possibile (e lo sappiamo dalle stesse ammissioni dei suoi protagonisti, tra cui il discusso cardinale Danneels) dalle manovre della Mafia di San Gallo, che di concerto con il deep state americano spinse Benedetto XVI a dimettersi e riuscì a nominare Jorge Mario Bergoglio al vertice della Chiesa Cattolica. 

 

Quella di Bergoglio è stata un’usurpazione né più né meno di quelle che hanno consentito alla lobby globalista di imporre leader di governo agli ordini del Forum di Davos (…)

 

E tutti costoro, senza eccezione alcuna, sono ampiamente compromessi e ricattabili, sicché si trovano costretti ad obbedire se non vogliono veder portati alla luce i loro crimini e le loro perversioni. Bergoglio e i suoi accoliti non fanno eccezione nemmeno in questo. 

 

Il giudizio che qualsiasi Cattolico è portato a formulare su questo «papato» – che papato propriamente non è – non può che essere dunque pessimo, sotto tutti i punti di vista.

 

La Chiesa di Roma, dopo questi dodici anni di tirannide, è devastata da scandali, corruzione, violazioni dei diritti umani – penso all’Accordo con la dittatura comunista di Pechino – e da una gestione fallimentare su tutti i fronti. Le timide critiche di alcuni Cardinali e Vescovi alle eresie e agli scandali di Bergoglio non hanno in alcun modo scalfito questo regime globale che vede alleati – contro i cittadini e i fedeli – i loro governanti.

 

 

2. Il giorno della morte di papa Francesco ha scritto un post su X. Lei definisce «farneticazioni eretiche» quanto confidato da Bergoglio a Eugenio Scalfari. Ci può spiegare perché?

Secondo quanto riportato da Scalfari, Bergoglio gli avrebbe confidato di non credere all’inferno, e di essere convinto che le anime buone si salvino «fondendosi» in Dio, mentre quelle dannate siano distrutte, dissolte nel nulla. Ciò contraddice la Sacra Scrittura e il Magistero cattolico, che insegnano che ogni anima, al momento della morte fisica, affronta il Giudizio particolare e viene premiata con la beatitudine eterna (passando eventualmente per il Purgatorio) o punita con l’eterna dannazione, a seconda di come si è comportata in vita, e del suo stato di amicizia o inimicizia con Dio al momento del trapasso.

 

Per questo ho parlato di farneticamenti ereticali: essi si vanno ad aggiungere ad una lista lunghissima di spropositi e di eresie che tutti noi abbiamo dovuto sopportare in questi anni.

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3. A cosa si riferisce quando parla dei «suoi eredi… gli eversori? 

Bergoglio si è circondato di personaggi corrotti e ricattabili, che ha usato disinvoltamente per ottenere ciò che si prefiggeva. Ha deriso, denigrato e offeso cardinali e vescovi onesti. Ha protetto e insabbiato le indagini su Prelati indagati per gravi delitti. Ha promosso tutta la filiera di prelati americani, corrotti e ultra-progressisti, tutti collegati all’ex cardinale McCarrick, che oggi occupano le principali diocesi americane e posti-chiave in Vaticano. (…) Ha perseguitato tutti i suoi oppositori, me compreso, infliggendomi la scomunica, in violazione al diritto e alla giustizia.

 

Tutti costoro sono ancora al loro posto, continuano a demolire la Chiesa e si apprestano con il prossimo Conclave a portare a termine il compito loro assegnato: trasformare la Chiesa di Cristo in una organizzazione ecumenica e sincretista di matrice massonica che presti il proprio sostegno al Nuovo Ordine Mondiale.

 

 

4. Papa Francesco per lei era un anti-Ppapa, un non-papa. Ci spiega perché?

Il cardinale eletto in Conclave come Successore di Pietro deve esprimere la sua accettazione e il consenso ad assumere le funzioni proprie al papato.

 

Io credo che l’accettazione del papato da parte di Begoglio era viziata perché egli ha considerato il papato altra cosa rispetto a ciò che è; come il coniuge che si sposa in chiesa escludendo i fini specifici del matrimonio e rendendo quindi nulle le nozze per vizio di consenso, appunto.

 

Bergoglio ha attenuto l’elezione con il dolo, abusando dell’autorità di Romano Pontefice per fare l’esatto contrario di ciò che Gesù Cristo ha dato mandato a San Pietro e ai suoi Successori di fare: confermare i fedeli nella Fede cattolica, pascere e governare il Gregge del Signore, predicare il Vangelo a tutte le genti.

 

Tutta l’azione di governo e di magistero di Bergoglio – sin dalla sua prima apparizione alla Loggia vaticana presentandosi con quell’inquietante «Buonasera» – si è dipanata in senso diametralmente opposto al mandato petrino: ha adulterato il Depositum Fidei, ha creato confusione e indotto in errore i fedeli, ha disperso il Gregge, ha dichiarato che l’evangelizzazione dei popoli è «una solenne sciocchezza», condannandola come proselitismo; ha abusato sistematicamente del potere delle Sante Chiavi per sciogliere quel che non può essere sciolto e legare ciò che non può essere legato. 

 

Il papa non è il padrone della Chiesa, ma il Vicario di Cristo: egli deve esercitare la propria autorità nei confini stabiliti da Gesù Cristo e in conformità con gli scopi voluti da Dio: primo fra tutti, la salvezza delle anime mediante la predicazione del Vangelo a tutte le creature, e i Sacramenti. 

 

 

Un papa non può quindi ritenersi autorizzato a «reinventarsi» il papato, a «rileggerlo in chiave sinodale», a «modernizzarlo», a smembrarlo a proprio piacimento, a cambiare la Fede o la Morale. Se egli pensa che il Papato gli permetta di modificare l’istituzione che presiede, per ciò stesso egli si trova in quella situazione di vizio di consenso tale da rendere nulla l’elevazione al Ministero Petrino, perché ciò che egli accetta non è il papato cattolico come è sempre stato inteso da San Pietro in poi, ma un’idea personale di «papato». 

 

Per questo sono convinto che il ruolo eversivo ricoperto da Bergoglio – anche considerato nel più vasto quadro internazionale del golpe globalista – faccia di lui un usurpatore, un anti-papa, un non-papa appunto, perché egli era perfettamente consapevole di voler manomettere il papato trasformandolo in qualcos’altro e dandogli scopi che non sono quelli del papato: dal culto dell’idolo della Pachamama alla comunione per i divorziati e alla benedizione delle coppie omosessuali, dall’immigrazione alla promozione dei vaccini, dalla propaganda climatica alla transizione di genere. 

 

D’altra parte, ne abbiamo conferma da quanti elogiano Bergoglio non per essere stato un papa cattolico, ma per le empanadas dei trans di Torvaianica o per la sua calorosa amicizia con Emma Bonino. 

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5. Quale sarà il futuro della Chiesa con la morte di Papa Francesco?

La morte di Bergoglio cristallizza, per così dire, una situazione di illegittimità diffusa. Dei 136 Cardinali elettori, 108 sono stati «creati» da lui; il che significa che qualsiasi Papa sia eletto nel prossimo Conclave – fosse anche un novello San Pio X – la sua autorità sarà pregiudicata dall’essere stato eletto da falsi cardinali, creati da un falso papa. Per questo, tempo fa, chiedevo ai miei Confratelli nell’Episcopato di chiarire questi aspetti, prima di procedere all’elezione di un nuovo papa.

 

Certo, la situazione è disastrosa e umanamente senza soluzione. Tuttavia, come Vescovo e Successore degli Apostoli non posso non ricordare a tutti che la Chiesa, che è il Corpo Mistico di Cristo, è destinata ad affrontare la passio Ecclesiæ sull’esempio del Signore. Sarà proprio da questa passione – in cui tutto sembrerà perduto come in quel Venerdì Santo di 1992 anni fa – che la Chiesa rinascerà rigenerata e purificata. 

 

In questi giorni in cui celebriamo la Pasqua di Resurrezione, ogni Cattolico trova nel trionfo di Cristo sulla morte e sul peccato le ragioni della propria fedeltà al Vangelo.

 

Ce lo ha detto Nostro Signore, poco prima di affrontare la Passione: Non abbiate paura: io ho vinto il mondo.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

23 Aprile 2023

 

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Immagine fornita da monsignor Viganò

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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«Dolore e indignazione», avanti con le consacrazioni: mons. Viganò sull’incontro tra la FSSPX e il Dicastero per la Dottrina della Fede

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Non posso che prendere atto con dolore e indignazione del Comunicato diffuso oggi dal Dicastero per la Dottrina della Fede, a firma del card. Víctor Manuel Fernández, al termine del suo incontro con Don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X.   Dopo decenni di umiliazioni, di dialoghi inconcludenti, di concessioni parziali revocate con Traditionis Custodes, di silenzi assordanti sulle deviazioni dottrinali e liturgiche diffuse in tutta la Chiesa ed ancor più gravi errori dottrinali e morali promossi dal più alto Soglio, Roma pretende ora di porre come condizione preliminare al dialogo la sospensione delle Consacrazioni episcopali annunciate dalla FSSPX per il 1° luglio — Consacrazioni che non sono atto di ribellione, ma atto supremo di fedeltà alla Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica, Romana, privata da quasi sessant’anni di Vescovi che predichino la Dottrina integra e amministrino i Sacramenti senza compromessi con l’errore.   Il Comunicato del Dicastero ripropone in modo subdolo il medesimo schema modernista già visto nel 1988: si offre un «dialogo teologico» su questioni che la Santa Sede ha sempre rifiutato di affrontare seriamente — la libertà religiosa, la collegialità episcopale distruttiva, l’ecumenismo paneretico, la dichiarazione Nostra Ætate che equipara false religioni all’unica vera Fede, il Documento di Abu Dhabi — mentre si minaccia lo “scisma” per l’unico gesto che potrebbe garantire la certezza della Successione Apostolica.   Ma chi brandisce oggi lo «scisma» come un’arma?   Chi ha scomunicato i Vescovi consacrati nel 1988 per aver difeso la Tradizione e il suo cuore palpitante, la Messa Cattolica?   Chi mi ha scomunicato e ridotto al silenzio, mentre ha promosso eretici dichiarati e ha coperto abusi di ogni genere?   Chi ha imposto ai fedeli di sottomettersi a un’autorità che ha abiurato la dottrina cattolica immutabile in nome di un «nuovo umanesimo» e di una «sinodalità» che altro non è se non il cancro della democrazia applicato alla Chiesa Cattolica per distruggerne dall’interno la divina Costituzione gerarchica e il Primato Petrino?  

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Il vero scisma non è quello di chi consacra Vescovi per custodire e trasmettere integralmente la Fede Cattolica, ma quello compiuto dalla Gerarchia conciliare e sinodale che ha rinnegato la Tradizione Apostolica, sostituendo la Dottrina con ambiguità eretiche, il Culto cattolico con una liturgia protestantizzata, e l’Autorità con un potere totalitario esercitato contro i fedeli che rifiutano l’apostasia.   La Fraternità San Pio X non ha bisogno del permesso di chi ha abiurato la Fede per compiere ciò che la Provvidenza le chiede, ossia: perpetuare la linea episcopale fedele alla Tradizione.   Mons. Marcel Lefebvre non ha agito per scisma, ma per stato di necessità; lo stesso stato di necessità che persiste oggi, aggravato dalla persecuzione sistematica della Messa tradizionale e dall’imposizione di false dottrine che contraddicono il Magistero perenne.   Pertanto, con la chiarezza che la situazione richiede e con la responsabilità che compete a chi ha giurato di difendere la Fede fino all’effusione del sangue:   • esorto la Fraternità San Pio X a rifiutare categoricamente di sospendere le Consacrazioni episcopali annunciate. Esse non sono negoziabili: sono un dovere sacro di fronte a Dio e alle anime;   • esorto a rifiutare qualsiasi «dialogo teologico» che parta dal presupposto che il Concilio Vaticano II sia compatibile con la Tradizione. Il problema non è «interpretare» il Vaticano II, ma riconoscere che esso ha introdotto errori che ledono la dottrina cattolica in punti essenziali e pregiudicano la salvezza delle anime;   • dichiaro che la vera comunione ecclesiale non si misura con il riconoscimento canonico da parte di una Gerarchia che ha perso la Fede, ma con la fedeltà integrale alla Rivelazione divina, al Magistero bimillenario e ai Santi Sacramenti trasmessi senza adulterazione.   • invito tutti i cattolici di buona volontà — Clero, Religiosi e fedeli — a riconoscere che lo stato di necessità perdura e che la salvezza delle anime richiede pastori che non scendano a patti con l’errore.   Sono certo che la Fraternità Sacerdotale San Pio X continuerà a pregare per la conversione dei pastori infedeli e per il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. E che non baratterà la Verità per un riconoscimento che significherebbe accettare l’errore e tradire l’eredità del suo Fondatore, il venerato Arcivescovo Marcel Lefebvre.   + Carlo Maria Viganò Arcivescovo Viterbo, 12 Febbraio 2026  

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Comunicato della Casa Generalizia FSSPX sull’incontro di Roma

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Oggi 12 febbraio 2026, don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, è stato ricevuto presso il Palazzo del Sant’Uffizio da Sua Eminenza il cardinale Víctor Manuel Fernández, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Questo incontro gli era stato proposto dal Cardinale a seguito dell’annuncio pubblico, lo scorso 2 febbraio, di future consacrazioni episcopali in seno alla Fraternità San Pio X.

 

L’incontro, svoltosi a quattr’occhi secondo il desiderio del Cardinale, è durato un’ora e mezza, in un’atmosfera al contempo cordiale e franca. Esso ha consentito a don Pagliarani di ascoltare attentamente il Prefetto e di precisare la portata dell’annuncio del 2 febbraio, nonché il senso dei passi intrapresi presso la Santa Sede nel corso di questi ultimi mesi.

 

Il Superiore Generale ha così potuto presentare a voce la situazione attuale della Fraternità San Pio X e il suo dovere, nella necessità spirituale in cui si trovano le anime, di assicurare la continuazione del ministero dei suoi vescovi.

 

Egli ha tenuto soprattutto a esporre lo spirito di carità con cui la Fraternità considera queste consacrazioni, così come il suo desiderio sincero di servire le anime e la Chiesa romana.

 

Ha infine rinnovato il suo desiderio che, tenuto conto delle circostanze del tutto particolari in cui si trova la Santa Chiesa, la Fraternità possa continuare a operare nella sua condizione attuale, eccezionale e temporanea, per il bene delle anime che si rivolgono ad essa.

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Da parte sua, il cardinale Fernández ha presentato un approccio differente alla questione. Rilanciata in un comunicato ufficiale rapidamente pubblicato dalla Santa Sede, la sua proposta consiste in «un percorso di dialogo specificamente teologico, con una metodologia ben precisa [… per] evidenziare, nei temi dibattuti, i minimi necessari per la piena comunione con la Chiesa Cattolica», cosa che permetterebbe «di delineare uno statuto canonico della Fraternità».

 

Tali scambi avrebbero come scopo, in particolare, di intendersi su «i differenti gradi di adesione che richiedono i diversi testi del Concilio Ecumenico Vaticano II e la sua interpretazione». Il Cardinale ha precisato oralmente che, se si poteva dialogare sul Concilio, non se ne potevano correggere i testi.

 

Come condizione preliminare a questo dialogo, è richiesto che sia sospesa la decisione delle consacrazioni episcopali annunciate.

 

Il Prefetto del Dicastero ha esplicitamente chiesto al Superiore Generale di voler presentare questa proposta ai membri del suo Consiglio e di prendersi il tempo necessario per valutarla.

 

Don Pagliarani risponderà dunque tra qualche giorno. Scriverà direttamente al cardinale Fernández e renderà nota la sua risposta anche a tutti i fedeli.

 

Il Superiore Generale ha rinnovato presso il cardinale Fernández il suo desiderio di poter incontrare personalmente il Santo Padre. Egli è molto sereno e ringrazia per tutte le preghiere offerte. Continua a raccomandare questa situazione alla preghiera dei fedeli.

 

Menzingen, 12 febbraio 2026

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.News

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Ordinazioni FSSPX, comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede dopo l’incontro con don Pagliarani

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Ieri 12 febbraio si è tenuto un incontro tra il prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, il cardinale Víctor Manuel Fernández, e don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX), comunemente nota come lefebvriani dal nome del vescovo Marcel Lefebvre, che fondò l’istituzione negli anni Settanta in opposizione alle riforme del Concilio Vaticano II.   Il colloquio, descritto come «cordiale e sincero» in un comunicato ufficiale del Dicastero, si è svolto presso la sede del Dicastero per la Dottrina della Fede, con l’approvazione di papa Leone XIV. Durante l’incontro, durato circa un’ora e mezza, il cardinale Fernandez ha proposto l’avvio di un percorso di dialogo teologico strutturato e metodologicamente preciso, finalizzato a chiarire questioni ancora irrisolte tra le due parti, come i diversi gradi di adesione richiesti dai testi del Concilio Vaticano II e la distinzione tra atto di fede e sottomissione religiosa della mente e della volontà.   Tale proposta è stata avanzata a condizione che la FSSPX sospenda la decisione annunciata il 2 febbraio di procedere alla consacrazione di nuovi vescovi il 1° luglio, con o senza mandato pontificio. L’obiettivo dichiarato, scrive Vatican News, è individuare i requisiti minimi per una piena comunione con la Chiesa cattolica, delineando eventualmente uno statuto canonico per la Fraternità e affrontando altri aspetti che necessitano di ulteriori approfondimenti.   Don Pagliarani ha rinnovato la richiesta di un incontro personale con il Santo Padre e ha comunicato che presenterà la proposta al Consiglio Superiore della Fraternità prima di fornire una risposta formale.   L’incontro fa seguito a una serie di scambi epistolari tra le parti, in particolare tra il 2017 e il 2019, e rappresenta un tentativo di dialogo in un contesto di tensioni persistenti, dopo l’annuncio della FSSPX di procedere alle ordinazioni episcopali per ragioni di «stato di necessità» legato alla preservazione della fede e della tradizione cattolica.   Con la trovata del «dialogo teologico» da far partire sospendendo le ordinazioni del 1° luglio, di fatto, si è trattato, come presentito da Renovatio 21, di una programmatica porta in faccia ai tradizionalisti, operata in mondovisione, così da correggere in senso romano l’ottica della vicenda.

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Di seguito riportiamo il comunicato del Dicastero per la Dottrina per la Fede, firmato dal prefetto cardinale Victor Emanuel Fernandez   In data 12 febbraio 2026, si è svolto presso il Dicastero per la Dottrina della Fede un incontro cordiale e sincero tra il prefetto, S.E. il cardinale Víctor Manuel Fernández, e il superiore generale della FSSPX, il Rev.do don Davide Pagliarani, con il beneplacito del Santo Padre Leone XIV.   Dopo aver chiarito alcuni punti presentati dalla FSSPX in diverse lettere, inviate particolarmente negli anni 2017-2019 — tra gli altri, si è discusso circa la questione della volontà divina riguardo alla pluralità delle religioni —, il prefetto ha proposto un percorso di dialogo specificamente teologico, con una metodologia ben precisa, riguardo a temi che ancora non hanno avuto una sufficiente precisazione, come: la differenza tra atto di fede e «religioso ossequio della mente e della volontà», oppure i differenti gradi di adesione che richiedono i diversi testi del Concilio Ecumenico Vaticano II e la sua interpretazione. Allo stesso tempo, ha proposto di trattare una serie di temi elencati dalla FSSPX in una lettera del 17 gennaio 2019.   Questo percorso avrebbe come scopo evidenziare, nei temi dibattuti, i minimi necessari per la piena comunione con la Chiesa Cattolica e di conseguenza per delineare uno statuto canonico della Fraternità, insieme ad altri aspetti da approfondire ulteriormente.   È stato ribadito da parte della Santa Sede che l’ordinazione di Vescovi senza mandato del Santo Padre, il quale detiene una potestà ordinaria suprema, che è piena, universale, immediata e diretta (cf. CDC, can. 331; Cost. Dogm. Pastor aeternus, cap. I e III), implicherebbe una decisiva rottura della comunione ecclesiale (scisma) con gravi conseguenze per la Fraternità nel suo insieme (Giovanni Paolo II, Lett. AP. Ecclesia Dei, 2 luglio 1988, nn. 3 e 5c; Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Nota esplicativa, 24 agosto 1996, n. 1).   Pertanto, la possibilità di svolgere questo dialogo presuppone che la Fraternità sospenda la decisione delle ordinazioni episcopali annunciate.   Il superiore generale della FSSPX presenterà la proposta al suo Consiglio e darà la sua risposta al Dicastero per la Dottrina della Fede.   Nel caso di una risposta positiva, si stabiliranno di comune accordo i passi, le tappe e le procedure da seguire.   Si chiede a tutta la Chiesa di accompagnare questo cammino, specialmente nei prossimi tempi, con la preghiera allo Spirito Santo. Lui è il principale artefice della vera comunione ecclesiale voluta da Cristo.  

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Immagine dal sito del Dicastero per la Dottrina della Fede
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