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Un Conclave per «trasformare la Chiesa di Cristo in una organizzazione di matrice massonica»: parla mons. Viganò

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Renovatio 21 riceve dall’arcivescovo Carla Maria ViganViganò e pubblica il testo dell’intervista chiestagli dalla trasmissione TV Fuori da Coro. L’intervista, come ci informa lo stesso prelato, non è poi andata in onda.

 

 

Questa è l’intervista richiestami dalla redazione di Fuori dal Coro di Mediaset per la puntata di ieri, 23 aprile. Senza alcuna spiegazione e senza nessuna scusa da parte della redazione, il mio intervento non è stato trasmesso. Lo rendo qui disponibile.

 

1. Qual è la Sua valutazione sul papato di Bergoglio?

Negli ultimi decenni, una lobby eversiva si è impossessata delle leve del potere nei governi e nelle istituzioni, al fine di portare a compimento il piano anticristiano e massonico della Rivoluzione.

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Agenzie governative – come sappiamo da quanto emerge anche negli Stati Uniti – hanno interferito nella vita delle Nazioni, organizzando e finanziando la cosiddetta «Agenda 2030» della Fondazione Rockefeller e del World Economic Forum, che consiste nella distruzione della famiglia, nella mercificazione della vita umana, nella corruzione morale dei bambini e dei ragazzi, nello sfruttamento dei lavoratori, nella privatizzazione di tutti quei servizi che sino agli anni Novanta erano garantiti – senza finalità di profitto – dallo Stato: sanità, infrastrutture, difesa, comunicazioni, istruzione.

 

Per compiere questo colpo di Stato globale è stata necessaria la collaborazione (pagata, ovviamente) di funzionari corrotti, politici, medici, magistrati, docenti, tutti corrotti.

 

La Chiesa Cattolica, che con il Concilio Vaticano II si era già allineata alla mentalità mondana, era però rimasta saldamente ancorata a certi principi non negoziabili, ad esempio in materia di morale sessuale o di rispetto per la vita umana dal concepimento alla morte naturale. Benedetto XVI era chiaramente opposto al piano globalista e non avrebbe mai derogato a questi principi, legittimando l’ideologia LGBTQ, il gender, le follie pseudo-sanitarie dell’OMS in materia di modifica genetica e di depopolazione mondiale, l’islamizzazione dell’Europa mediante la sostituzione etnica.

 

Era dunque necessario eliminare Joseph Ratzinger, sostituendolo con un «papa» che – come auspicava il collaboratore di Hillary Clinton, John Podesta – promuovesse l’Agenda 2030, ratificasse la frode climatica e convincesse i fedeli di tutto il mondo a sottoporsi all’inoculazione di un siero che oggi sappiamo esser stato progettato per eliminare o patologizzare la maggior parte dell’umanità. 

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Questo golpe vaticano fu reso possibile (e lo sappiamo dalle stesse ammissioni dei suoi protagonisti, tra cui il discusso cardinale Danneels) dalle manovre della Mafia di San Gallo, che di concerto con il deep state americano spinse Benedetto XVI a dimettersi e riuscì a nominare Jorge Mario Bergoglio al vertice della Chiesa Cattolica. 

 

Quella di Bergoglio è stata un’usurpazione né più né meno di quelle che hanno consentito alla lobby globalista di imporre leader di governo agli ordini del Forum di Davos (…)

 

E tutti costoro, senza eccezione alcuna, sono ampiamente compromessi e ricattabili, sicché si trovano costretti ad obbedire se non vogliono veder portati alla luce i loro crimini e le loro perversioni. Bergoglio e i suoi accoliti non fanno eccezione nemmeno in questo. 

 

Il giudizio che qualsiasi Cattolico è portato a formulare su questo «papato» – che papato propriamente non è – non può che essere dunque pessimo, sotto tutti i punti di vista.

 

La Chiesa di Roma, dopo questi dodici anni di tirannide, è devastata da scandali, corruzione, violazioni dei diritti umani – penso all’Accordo con la dittatura comunista di Pechino – e da una gestione fallimentare su tutti i fronti. Le timide critiche di alcuni Cardinali e Vescovi alle eresie e agli scandali di Bergoglio non hanno in alcun modo scalfito questo regime globale che vede alleati – contro i cittadini e i fedeli – i loro governanti.

 

 

2. Il giorno della morte di papa Francesco ha scritto un post su X. Lei definisce «farneticazioni eretiche» quanto confidato da Bergoglio a Eugenio Scalfari. Ci può spiegare perché?

Secondo quanto riportato da Scalfari, Bergoglio gli avrebbe confidato di non credere all’inferno, e di essere convinto che le anime buone si salvino «fondendosi» in Dio, mentre quelle dannate siano distrutte, dissolte nel nulla. Ciò contraddice la Sacra Scrittura e il Magistero cattolico, che insegnano che ogni anima, al momento della morte fisica, affronta il Giudizio particolare e viene premiata con la beatitudine eterna (passando eventualmente per il Purgatorio) o punita con l’eterna dannazione, a seconda di come si è comportata in vita, e del suo stato di amicizia o inimicizia con Dio al momento del trapasso.

 

Per questo ho parlato di farneticamenti ereticali: essi si vanno ad aggiungere ad una lista lunghissima di spropositi e di eresie che tutti noi abbiamo dovuto sopportare in questi anni.

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3. A cosa si riferisce quando parla dei «suoi eredi… gli eversori? 

Bergoglio si è circondato di personaggi corrotti e ricattabili, che ha usato disinvoltamente per ottenere ciò che si prefiggeva. Ha deriso, denigrato e offeso cardinali e vescovi onesti. Ha protetto e insabbiato le indagini su Prelati indagati per gravi delitti. Ha promosso tutta la filiera di prelati americani, corrotti e ultra-progressisti, tutti collegati all’ex cardinale McCarrick, che oggi occupano le principali diocesi americane e posti-chiave in Vaticano. (…) Ha perseguitato tutti i suoi oppositori, me compreso, infliggendomi la scomunica, in violazione al diritto e alla giustizia.

 

Tutti costoro sono ancora al loro posto, continuano a demolire la Chiesa e si apprestano con il prossimo Conclave a portare a termine il compito loro assegnato: trasformare la Chiesa di Cristo in una organizzazione ecumenica e sincretista di matrice massonica che presti il proprio sostegno al Nuovo Ordine Mondiale.

 

 

4. Papa Francesco per lei era un anti-Ppapa, un non-papa. Ci spiega perché?

Il cardinale eletto in Conclave come Successore di Pietro deve esprimere la sua accettazione e il consenso ad assumere le funzioni proprie al papato.

 

Io credo che l’accettazione del papato da parte di Begoglio era viziata perché egli ha considerato il papato altra cosa rispetto a ciò che è; come il coniuge che si sposa in chiesa escludendo i fini specifici del matrimonio e rendendo quindi nulle le nozze per vizio di consenso, appunto.

 

Bergoglio ha attenuto l’elezione con il dolo, abusando dell’autorità di Romano Pontefice per fare l’esatto contrario di ciò che Gesù Cristo ha dato mandato a San Pietro e ai suoi Successori di fare: confermare i fedeli nella Fede cattolica, pascere e governare il Gregge del Signore, predicare il Vangelo a tutte le genti.

 

Tutta l’azione di governo e di magistero di Bergoglio – sin dalla sua prima apparizione alla Loggia vaticana presentandosi con quell’inquietante «Buonasera» – si è dipanata in senso diametralmente opposto al mandato petrino: ha adulterato il Depositum Fidei, ha creato confusione e indotto in errore i fedeli, ha disperso il Gregge, ha dichiarato che l’evangelizzazione dei popoli è «una solenne sciocchezza», condannandola come proselitismo; ha abusato sistematicamente del potere delle Sante Chiavi per sciogliere quel che non può essere sciolto e legare ciò che non può essere legato. 

 

Il papa non è il padrone della Chiesa, ma il Vicario di Cristo: egli deve esercitare la propria autorità nei confini stabiliti da Gesù Cristo e in conformità con gli scopi voluti da Dio: primo fra tutti, la salvezza delle anime mediante la predicazione del Vangelo a tutte le creature, e i Sacramenti. 

 

 

Un papa non può quindi ritenersi autorizzato a «reinventarsi» il papato, a «rileggerlo in chiave sinodale», a «modernizzarlo», a smembrarlo a proprio piacimento, a cambiare la Fede o la Morale. Se egli pensa che il Papato gli permetta di modificare l’istituzione che presiede, per ciò stesso egli si trova in quella situazione di vizio di consenso tale da rendere nulla l’elevazione al Ministero Petrino, perché ciò che egli accetta non è il papato cattolico come è sempre stato inteso da San Pietro in poi, ma un’idea personale di «papato». 

 

Per questo sono convinto che il ruolo eversivo ricoperto da Bergoglio – anche considerato nel più vasto quadro internazionale del golpe globalista – faccia di lui un usurpatore, un anti-papa, un non-papa appunto, perché egli era perfettamente consapevole di voler manomettere il papato trasformandolo in qualcos’altro e dandogli scopi che non sono quelli del papato: dal culto dell’idolo della Pachamama alla comunione per i divorziati e alla benedizione delle coppie omosessuali, dall’immigrazione alla promozione dei vaccini, dalla propaganda climatica alla transizione di genere. 

 

D’altra parte, ne abbiamo conferma da quanti elogiano Bergoglio non per essere stato un papa cattolico, ma per le empanadas dei trans di Torvaianica o per la sua calorosa amicizia con Emma Bonino. 

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5. Quale sarà il futuro della Chiesa con la morte di Papa Francesco?

La morte di Bergoglio cristallizza, per così dire, una situazione di illegittimità diffusa. Dei 136 Cardinali elettori, 108 sono stati «creati» da lui; il che significa che qualsiasi Papa sia eletto nel prossimo Conclave – fosse anche un novello San Pio X – la sua autorità sarà pregiudicata dall’essere stato eletto da falsi cardinali, creati da un falso papa. Per questo, tempo fa, chiedevo ai miei Confratelli nell’Episcopato di chiarire questi aspetti, prima di procedere all’elezione di un nuovo papa.

 

Certo, la situazione è disastrosa e umanamente senza soluzione. Tuttavia, come Vescovo e Successore degli Apostoli non posso non ricordare a tutti che la Chiesa, che è il Corpo Mistico di Cristo, è destinata ad affrontare la passio Ecclesiæ sull’esempio del Signore. Sarà proprio da questa passione – in cui tutto sembrerà perduto come in quel Venerdì Santo di 1992 anni fa – che la Chiesa rinascerà rigenerata e purificata. 

 

In questi giorni in cui celebriamo la Pasqua di Resurrezione, ogni Cattolico trova nel trionfo di Cristo sulla morte e sul peccato le ragioni della propria fedeltà al Vangelo.

 

Ce lo ha detto Nostro Signore, poco prima di affrontare la Passione: Non abbiate paura: io ho vinto il mondo.

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

23 Aprile 2023

 

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Immagine fornita da monsignor Viganò

 

 

 

 

Renovatio 21 offre questo testo di monsignor Viganò per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Mons. Viganò: il vero orrore non è Halloween ma la liturgia postconciliare

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Renovatio 21 pubblica lo scritto apparso su X a firma dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.   Si condannano zucche, streghe e fantasmi, ma si tace molto più facilmente davanti alla crisi della Liturgia, alla comunione sulla mano, alle profanazioni, all’ecumenismo, ai riti pagani introdotti anche in contesti cattolici e al progressivo silenzio sui Novissimi: Morte, Giudizio, Inferno, Purgatorio e Paradiso.   Il punto, allora, non è assolvere Halloween. Al contrario: è denunciarne con chiarezza la deriva, senza però trasformarlo nell’unico bersaglio «consentito».   Perché il problema più grave nasce quando i cattolici vengono abituati a indignarsi solo contro ciò che non costa nulla denunciare, mentre si evita accuratamente di contestare ciò che avviene dentro la Chiesa e viene avallato, promosso o tollerato dalla sua stessa gerarchia.

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Mons. Eleganti: l’«inclusività» sinodale lascia fuori i cattolici tradizionalisti

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Renovatio 21 pubblica qyesto scritto di monsignor Marian Eleganti, vescovo titolare della diocesi soppressa di Lamdia e già vescovo ausiliare della diocesi di Coira apparsa su LifeSite. Il prelato elvetico si è schierato spesse volte, in questi anni con quanti criticano lo stato in cui versa la Chiesa di Roma e l’opera devastante del Concilio Vaticano II. Negli scorsi mesi ha attaccato la Fraternità Sacerdotale San Pio X – nella quale il vescovo che lo ha ordinato, il vescovo di Coira Vitus Huonder, ha scelto di passare gli ultimi anni della sua vita, decidendo di venir sepolto proprio a Econe, sede del seminario della FSSPX – per la consacrazione dei quattro nuovi vescovi dello scorso 1 luglio.

 

Il divieto di accesso alla Basilica di San Pietro il 24 ottobre 2026 per i pellegrini del Ad Petri Sedem, legati alla tradizione , rasenta l’ostilità verso i cattolici leali al Papa e ortodossi nella loro fede, e non ha nulla a che vedere con la preoccupazione per l’unità della Chiesa o con difficoltà operative nell’organizzazione delle celebrazioni liturgiche nella Basilica di San Pietro.

 

I riti esistenti all’interno della Chiesa cattolica dimostrano, attraverso la loro pacifica coesistenza con il Novus Ordo, che ciò è effettivamente possibile. Le Chiese orientali in piena comunione sono addirittura Chiese particolari sui iuris (autonome) all’interno della Chiesa cattolica universale. Nessuno le considera una minaccia all’unità della Chiesa. Nessuno negherebbe loro un altare o impedirebbe loro di entrare in una chiesa cattolica. Nessuno tranne il Vaticano, che nega l’accesso ai cattolici conservatori – i quali, per inciso, sono fedeli al papa. L’ipocrisia sinodale (l’inclusività) è stata così smascherata agli occhi di tutti. I pellegrini di Ad Petri Sedem non sono la Fraternità Sacerdotale San Pio X.

 

Ma lo sappiamo da tempo: certe persone sono inclusive solo finché ciò serve ai loro scopi. Escludono spietatamente e a sangue freddo modi di pensare alternativi e approcci diversi alla cura pastorale e alla spiritualità. Questa è stata la mia esperienza costante. Riconosciamo lo stesso schema anche in politica.

 

Ebbene, la cosiddetta sinodalità ha così mostrato il suo vero volto. Essa seleziona chi o cosa includere. «Todos, todos, todos» non significa tutti, ma solo certe persone.

Conosciamo gli sforzi e i postulati del cosiddetto «cattolicesimo riformato» sin dagli anni Settanta. I suoi protagonisti si sono succeduti a ondate, cambiando spesso veste, senza mai abbandonare i loro obiettivi, rimasti immutati. Il risultato è la sinodalità odierna, che non è la sinodalità di ieri, ovvero quella della tradizione. Sta diventando evidente che, in fin dei conti, si tratta di una tardiva riforma strutturale di stampo protestante e dell’abrogazione di Familiaris Consortio (1981) e Veritatis Splendor (1993). Un fenomeno facilmente riconoscibile per i convertiti provenienti dalla Chiesa anglicana.

 

L’apprendimento e l’ascolto interculturale – sono un missionario benedettino – sono concetti chiave che conosco fin dai primi anni ’90, concetti che hanno paralizzato il nostro dinamismo missionario per decenni. La dichiarazione Dominus Iesus della Congregazione per la Dottrina della Fede del 6 agosto 2000 era già una risposta a questo problema, ma non è stata ascoltata, ed è per questo che ora ci troviamo di fronte a questo eccesso sinodale di parole e procedure.

 

Eppure la verità è così semplice: DOMINUS JESUS! Così, più di 25 anni fa, lo SPIRITO SANTO ci ha chiamati a presentare (ancora una volta) CRISTO alle nazioni come verità esclusiva e assoluta, come unica porta per il PADRE, come maestro universale e sempre valido, e come unico salvatore del mondo. Invece, stiamo seduti in cerchio e su delle sedie, in attesa di sentire.

 

Da chi? Ma non arriva nulla. Voglio dire: nulla di nuovo, se non la graduale attuazione delle richieste del cattolicesimo riformato di ieri (democrazia e processi decisionali partecipativi; controlli sul potere; laici in posizioni di leadership; donne negli uffici ecclesiastici; revisione della morale sessuale; normalizzazione del divorzio e del «nuovo matrimonio»; riconoscimento degli stili di vita e delle unioni omosessuali; transessualismo; cura del creato e del clima; universalismo di ispirazione socialista: migrazione senza restrizioni e fratellanza universale; coesistenza interreligiosa invece della missione). Il problema evidente ma spesso ignorato – la correlazione tra abusi e omosessualità tra il clero cattolico (Dariusz Oko; Paul Sullin) – continua a essere trascurato.

 

Le tavole rotonde sono prestabilite. Le commissioni producono proposte eterodosse. Roma non offre risposte valide ai problemi della Chiesa innescati dal progressismo liberale. Manca una valutazione onesta e obiettiva del rinnovamento liturgico, senza voler tornare all’era pre-1965. La deriva dei giovani verso atteggiamenti conservatori, anche all’interno della Chiesa, non viene considerata obiettivamente come un segno dei tempi.

 

Nel frattempo, nelle strade delle città europee, vediamo all’opera forze islamo-di sinistra, migranti e caotiche, che illustrano sintomaticamente cosa accade quando l’ordine cristiano tradizionale si disintegra e lo Stato laico, neutrale dal punto di vista dei valori, fallisce. I suoi principali esponenti politici non possiedono né credibilità, né valori o virtù; in un’era post-cristiana, semplicemente non hanno nulla da offrire.

 

È incomprensibile che fino a poco tempo fa un papa abbia incitato i giovani a fomentare il caos. Il caos non è mai stato una categoria dello Spirito, bensì di forze demoniache e rivoluzionarie. Come è noto, è stato lo Spirito a portare ordine nel caos in principio. Dove regna il caos, regna il diavolo.

 

I segni di decadenza nella società e nella Chiesa nella nostra parte del mondo sono impossibili da ignorare. A mio parere, la prima (la società) non ha alcuna possibilità di sopravvivere senza il cristianesimo; la seconda (la Chiesa), pur essendo sostenuta da Dio, non riesce a proclamare l’esclusività (in entrambi i sensi del termine!) di Gesù Cristo (la Via, la Verità e la Vita).

 

Ora serve semplicemente da trampolino di lancio per l’umanità, un concetto spesso descritto come «apertura». La categoria del peccato viene sostituita da quella della fragilità. L’attenzione si concentra principalmente sulla vicinanza. Eresia ed errore non vengono nominati. Al contrario, fiorisce il dialogo.

 

Per anni, la Chiesa è sembrata un’infinita officina di discussioni in cerchio e tavole rotonde senza produrre alcun risultato duraturo, se non quelli che minano la sua dottrina, la sua proclamazione e la sua struttura gerarchico-sacramentale nei fatti e nella verità, ma anche a livello semantico.

Infine, la buona notizia:

 

Ci stiamo avvicinando al 2033. Dopo 2000 anni, sarà un anno speciale. Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi. Egli rimane la risposta del Padre a tutti i nostri problemi e l’espiazione per i nostri peccati. Quest’ultimo aspetto, soprattutto, va ricordato.

 

Ovunque Egli entri in un cuore, tutto diventa nuovo! Egli è la perla che la Chiesa ha da offrire alle nazioni. Chi ne ha riconosciuto il valore non desidera altro. Né una tale persona può mettere Gesù Cristo sullo stesso piano degli altri. La gioia di averlo trovato eclissa ogni altra cosa.

 

Il Dio che si è fatto uomo è, in fondo, una singolarità! Per tutti!

 

+ Marian Eleganti

vescovo

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Lourdes 2026: «Scoraggiarsi è fuori discussione»

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Durante il pellegrinaggio a Lourdes, domenica 25 ottobre 2026, festa di Cristo Re, don Peignot, Superiore del Distretto francese della FSSPX, ha invitato i fedeli a mantenere la fiducia nella Provvidenza e a proseguire con speranza l’opera compiuta da cinquant’anni.    

Lettura del messaggio del Superiore generale

Permettetemi, prima dell’omelia, di leggervi un messaggio che il Superiore generale rivolge a tutti noi. Avrebbe desiderato essere in mezzo a noi oggi per sostenerci e incoraggiarci, ma è attualmente in viaggio in Asia e non ha quindi potuto fare questo spostamento.   «Carissimi pellegrini, Degli impegni fuori dall’Europa mi impediscono oggi di essere in mezzo a voi a Lourdes per ringraziare la Santissima Vergine della grazia delle consacrazioni episcopali. Infatti, è proprio lei che ha guidato la Fraternità durante la preparazione e lo svolgimento di questa cerimonia storica, è lei che ha preparato le anime. Per questa ragione, quest’anno in modo del tutto particolare, avrei tanto voluto partecipare al pellegrinaggio ed essere dei vostri.   L’accesso al santuario vi è stato vietato quest’anno. C’era da aspettarselo, ne conoscete le ragioni. Non lasciatevi scoraggiare, siate ben consapevoli che, con la vostra fedeltà, vi preparate a entrare in un altro santuario, molto più bello: il santuario eterno, il regno di verità e di pace.   Là regna l’unico vero Dio, là esiste una sola Chiesa, là una sola Regina esercita la sua sovranità sugli angeli e sulle anime: Nostra Signora, seduta accanto a Nostro Signore come corredentrice del genere umano.   Nostro Signore ci dice che la porta di questo santuario è stretta e che solo i violenti vi entrano, cioè coloro che sono pronti a lottare contro se stessi e contro il mondo, nemico della Croce. Per entrare in questo santuario, bisogna conservare la veste bianca del nostro battesimo.   Bisogna conservare la fede cattolica e la grazia, a ogni costo. Questi due beni ci vengono da Dio per le mani di Nostra Signora. Chiediamole di darceli e di aiutarci a conservarli fedelmente nella nostra anima fino al giorno del giudizio.   Chiedete questo per tutta la Fraternità, mi associo di tutto cuore alla vostra preghiera. Chiedete in particolare a Nostra Signora di tenere sotto la sua protezione la Fraternità San Pio X e di schierarla, oggi più che mai, in ordine di battaglia.   Lottare per Nostra Signora e sotto i suoi ordini è la cosa più bella e, al tempo stesso, la più facile che possiamo fare, la sola che ci garantisca la vittoria e la perseveranza finale.   Dio vi benedica».

Omelia di don Gonzague Peignot

Quest’anno festeggiamo i 50 anni del nostro distretto e, nella sua delicatezza, la Provvidenza ha voluto riattualizzare le condizioni di 50 anni fa, come una strizzatina d’occhio.   Perché? Per indicarci che tutto questo sviluppo è stato frutto di preghiere e di sacrifici. Se vogliamo che continui, se vogliamo conoscere uno sviluppo così bello come quello degli anni precedenti, dobbiamo anche noi passare per queste prove, per questa preghiera intensificata nella prova e per questi sacrifici.   Le sanzioni dei primi anni sono state rinnovate, subiamo di nuovo condanne ingiuste, siamo qualificati come scismatici, come scomunicati. Di nuovo, le porte del santuario di Nostra Signora di Lourdes ci sono chiuse, così come quelle di molti altri santuari.   Per alcuni di voi, delle dispute familiari hanno forse potuto rinascere, delle ferite si sono riaperte là dove, negli ultimi pontificati, la situazione si era, in un certo modo, rasserenata.

«Rifiutiamo che Nostro Signore Gesù Cristo sia privato della sua corona»

Bisogna ben comprendere il motivo di queste condanne, che non è senza legame con la festa che celebriamo oggi, questa festa di Cristo Re. È perché rifiutiamo che Nostro Signore Gesù Cristo sia privato della sua corona che subiamo oggi queste condanne, è perché rifiutiamo che la religione cattolica sia abbassata allo stesso livello di tutte le false religioni che siamo condannati oggi.   In questo stesso momento, ad Assisi, Nostro Signore Gesù Cristo subisce l’ingiuria più violenta che ci sia. Il capo della Chiesa cattolica abbassa l’unica vera religione al livello di tutte le altre religioni, più di 300 rappresentanti religiosi sono invitati ad Assisi in questo stesso momento, ed è perché condanniamo ciò che siamo condannati.   Mentre dovrebbero spalancarci le porte, oggi tutti questi responsabili ce le chiudono. Ci respingono perché vogliamo restare fedeli, restare fedeli al Credo nella sua integralità.   Ci respingono perché crediamo che la Santissima Vergine Maria è la Madre di Dio e che, di conseguenza, ciò che Dio ci ha insegnato non può cambiare. Perché la Santissima Vergine Maria è immacolata nella sua concezione, perché è mediatrice di tutte le grazie, perché è corredentrice, perché proclamiamo questo, siamo condannati.   Ci respingono perché predichiamo la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, perché predichiamo la regalità di Nostra Signora. Allora, come reagire di fronte a tutto questo?   La Provvidenza ci guida, permette queste prove ma ci assicura che non ci abbandonerà mai e che le permette per il nostro più grande bene. La Rivelazione ci ha insegnato che il buon Dio permetteva le prove per la santificazione del popolo fedele e di coloro stessi che ci condannano.   Ciò che subiamo, lo offriamo per tutti coloro che ci condannano. Condividiamo le sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo e ci uniamo più intimamente a esse, certi che il buon Dio ci accorderà le grazie di cui abbiamo bisogno per accettare queste prove, per trionfarne e per superare questi ostacoli.   Non se ne parla dunque di scoraggiarsi, non è perché siamo sotto una tenda, in condizioni un po’ più tristi, che dobbiamo perdere coraggio.   No, bisogna rinnovare questa piena fiducia in Dio, come il santo uomo Giobbe ha fatto quando ha subìto tutte le sue prove: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto. È accaduto ciò che è piaciuto al Signore. Sia fatta la volontà del Signore. Sia benedetto il nome del Signore». Ecco quale deve essere il nostro atteggiamento oggi.

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«Come non vedere la mano della Provvidenza?»

Siamo inoltre sostenuti da tutto ciò che è accaduto negli anni precedenti. Se gettiamo uno sguardo su questi ultimi 50 anni, non è necessario essere grandi osservatori per constatare che tutte queste prove hanno permesso uno sviluppo, un’irradiazione assolutamente straordinaria in tutte le opere della Fraternità San Pio X, e in particolare nel distretto di Francia.   Oggi, decine di migliaia di fedeli in Francia vivono di questa vita sacramentale che apre le porte del Cielo, attraverso i nostri quasi 200 luoghi di culto e, in modo particolare, attraverso le nostre case di ritiri spirituali.   Non posso che incoraggiarvi a seguire di nuovo un ritiro spirituale, se ne avete già fatto uno, o a seguirne uno se non l’avete ancora fatto. È un mezzo privilegiato per rispondere a questa santità che il buon Dio attende da noi, per passare da una vita più mediocre, certo cristiana, ma un po’ mediocre, a una vita fervente alla quale il buon Dio ci chiama.   In Francia, sono anche quasi 5000 gli alunni che beneficiano dell’insegnamento cattolico, dell’insegnamento cristiano, in una cinquantina di istituti scolastici. Che crescita!   Nel 1976, niente di tutto questo esisteva. Alcuni sacerdoti coraggiosi, persino eroici, avevano resistito e mantenuto la messa in qualche villaggio, ma è tutto. Nel 1976, mons. Lefebvre riceveva la sua prima condanna, nel 1976 la legge Veil entrava in vigore in Francia, era stata votata un anno prima.   È dunque impossibile perdere la speranza oggi, mancare di speranza di fronte a questi magnifici frutti ottenuti in così poco tempo, con così pochi mezzi. Come non vedere la mano della Provvidenza in tutte queste opere meravigliose? Dobbiamo ricordarcele. Come non vedere un legame tra queste prove accettate e questa sproporzione tra i frutti ottenuti e i mezzi così limitati, tanto umani quanto finanziari?

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«La famiglia è la più grande speranza della Chiesa»

C’è anche un indizio che non inganna, un indizio che meraviglia persino le persone meno avvertite, i nuovi fedeli che frequentano le nostre cappelle, sempre più numerosi. C’è qualcosa che li stupisce ogni volta e che costituisce una prova di questa irradiazione.   Questo indizio sono le nostre famiglie, le nostre famiglie cattoliche, le nostre famiglie molto spesso numerose, quando il buon Dio lo permette, e che sono la garanzia assoluta di un’irradiazione ancora più grande negli anni a venire.   È veramente la certezza che lo sviluppo delle nostre opere proseguirà nei prossimi anni. Queste famiglie cattoliche, 50 anni di persecuzione civile, attraverso leggi assolutamente inique, hanno voluto distruggerle, annientarle persino! Questo annientamento programmato della famiglia, constatiamo che in definitiva, in questo piccolo ramo, non si realizza. Siete voi a rappresentarlo, siete i degni rappresentanti di queste famiglie cattoliche che sono il futuro della Chiesa.   Dobbiamo rendere grazie a Dio per queste magnifiche famiglie, perché la famiglia è la più grande speranza della Chiesa, è veramente la certezza, per la Chiesa, di mantenersi e di svilupparsi. Perché la famiglia è questo santuario dove la fede non è qualcosa di teorico, dove non è una semplice idea, ma dove la fede è un respiro, dove la vita divina è un respiro.   In seno al focolare cristiano, il Vangelo non è soltanto una storia che si ascolta, è vissuto, è incarnato. I genitori si inginocchiano e i figli li accompagnano. Davanti al Cuore di Nostro Signore Gesù Cristo, si impara a perdonare invece di restare nel risentimento, ecco che cos’è una famiglia cristiana.   La fedeltà prevale sulla facilità, sul tradimento, sulla leggerezza, e si impara soprattutto che amare consiste meno nel servirsi che nel servire, nel donarsi. Il vero amore è donarsi per le persone che ci circondano. In questo modo, la famiglia diventa il terreno fertile favorevole al sorgere delle vocazioni di cui la Chiesa ha terribilmente bisogno oggi.   La famiglia cattolica, in definitiva, è un tesoro, un tesoro magnifico, un tesoro meraviglioso, un tesoro che si coltiva. È veramente la nostra priorità, queste famiglie cattoliche devono essere la nostra priorità. Questo dev’essere il dovere, l’ambizione degli sposi: lavorare, in tempo opportuno e inopportuno, per fare della loro famiglia una famiglia pienamente cattolica, sul modello della Sacra Famiglia, sul modello di Nostra Signora, di san Giuseppe e di Nostro Signore Gesù Cristo. Ecco ciò che deve guidare un padre e una madre di famiglia oggi.

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Il santuario di Lourdes è veramente il luogo perfetto per affidare questa ambizione a Nostra Signora, per affidarle questa impresa. Oggi, in questi tempi in cui la famiglia è maltrattata, oggi che fondare una famiglia può sembrare una scommessa, oggi che la famiglia è perseguitata, dobbiamo affidare le nostre famiglie a Nostra Signora, Madre del Verbo incarnato, Madre di Dio, a Nostra Signora immacolata nella sua concezione. Immacolata Concezione, cioè assolutamente inaccessibile a ogni specie di impurità, ecco ciò che ci vuole per le nostre famiglie.   In questo modo, le nostre famiglie saranno preservate da tutto questo male che le circonda, saranno veramente questo cuore della Chiesa e questo futuro della cristianità.   Affidiamo dunque a Nostra Signora le nostre famiglie durante questo pellegrinaggio, affidiamole i nostri figli. Miei cari figli, affidatele i vostri genitori, affidatele i vostri nonni. Affidiamole soprattutto questa determinazione a voler fondare focolari cristiani, a voler fondare focolari profondamente cattolici, lontani dalle aspirazioni mondane di cui il mondo trabocca oggi.   Le prove non mancano e non mancheranno, bisogna accettarle con sottomissione alla volontà divina, alla divina Provvidenza, con la certezza che queste croci, queste difficoltà, sono il pegno del successo. Impegniamoci, più che mai, a lavorare a questa santificazione delle nostre famiglie. È così che il Cuore immacolato di Maria, immacolato fin dal suo concepimento, trionferà, è così che la cristianità riprenderà il suo posto nella nostra società.   Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. Così sia.   Articolo previamente apparso su FSSPX.News  

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Immagine da FSSPX.News
 
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