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Pedofilo inglese condannato per «cyber-flashing»: è il primo caso
Un molestatore britannico è diventato la prima persona ad essere incarcerata per il reato di «cyber-flashing» in Inghilterra e Galles, quando martedì è stato condannato a più di un anno di prigione. Ciò avviene dopo che una nuova serie di leggi è entrata in vigore all’inizio di quest’anno nel Regno Unito nel tentativo di reprimere contenuti e comportamenti antisociali online.
Il cyber-flashing è l’atto di inviare immagini sessuali indesiderate a un’altra persona attraverso piattaforme online come social media o app di messaggistica. L’atto è diventato un reato in Inghilterra e Galles ai sensi dell’Online Safety Act il 31 gennaio. In Scozia è un crimine da più di un decennio.
L’uomo – che era già stato condannato per attività sessuale con un minore di 16 anni – si è dichiarato colpevole di due capi di imputazione per aver inviato una fotografia o un filmato dei suoi genitali per causare allarme, angoscia o umiliazione.
A febbraio, ha preso in prestito il telefono di suo padre con la scusa di chiamare il suo agente di sorveglianza e ha scattato e inviato due foto dei suoi genitali, una ad una ragazza di 15 anni e un’altra ad una donna di 60 anni. Quest’ultima ha fatto uno screenshot e allertato la polizia.
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Nel corso dell’accusa, ha affermato che i reati «rientrano nell’ambito di un modello di comportamento stabilito dell’imputato». La difesa ha sostenuto che l’accusato non riceve gratificazione sessuale dal suo reato e invece «lo fa per creare caos quando è sotto pressione personale» a causa del disturbo da stress post-traumatico di cui soffre.
Il giudice ha condannato l’uomo a 66 settimane di carcere, considerando le due accuse combinate con la violazione di precedenti ordini del tribunale. Lo ha definito un uomo «disturbato» con una «visione distorta di se stesso e della sua sessualità».
L’Online Safety Act prende di mira attività quali abusi sessuali su minori, pornografia per vendetta, incitamento all’odio, terrorismo e post che promuovono l’autolesionismo. Attribuisce la responsabilità dell’eliminazione dei contenuti alle società proprietarie delle piattaforme su cui vengono pubblicati.
Le aziende i cui servizi sono accessibili agli utenti del Regno Unito e che non si conformano dovranno affrontare multe fino a 18 milioni di sterline (20,88 milioni di euro), o al 10% delle entrate mondiali qualificanti dell’azienda, a seconda di quale valore sia maggiore. L’UFCOM, l’autorità di regolamentazione delle comunicazioni britannica, ha il compito di far rispettare la legge.
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Macron vuole la censura europea: no alla «libertà di parola americana»
Il presidente francese Emmanuel Macron ha respinto quella che ha definito «libertà di parola americana», difendendo il controverso Digital Services Act (DSA) dell’UE, che i funzionari statunitensi hanno etichettato come uno strumento di censura.
Mercoledì, parlando con i giornalisti durante un viaggio in Spagna, Macron ha detto di aver chiesto all’UE di applicare il DSA «in modo molto più esteso, molto più rapido e molto più energico» per contrastare la disinformazione.
«La cosiddetta “libertà di parola” americana – almeno per come esiste oggi ed è stata promossa da alcuni – è l’opposto della libertà di parola», ha affermato, sostenendo che le libertà individuali comportano responsabilità e rispetto per le libertà altrui. «Lo so bene quando cammino per strada: la mia libertà non può significare che sono libero di picchiarti, insultarti o vandalizzare lo spazio pubblico che appartiene a tutti. Eppure, questa è l’idea che alcune persone hanno di “libertà di parola”», ha aggiunto.
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«Finché non riterremo responsabili coloro che diffondono contenuti sui social media, non saremo in grado di regolarli», ha detto il leader francese. «Quando qualcuno scrive qualcosa – quando un giornalista scrive qualcosa di completamente falso o un redattore lo pubblica – può essere chiamato a risponderne».
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio anno Macron aveva dichiarato che «la libertà di parola è una pura stronzata», magari aspettandosi i 92 minuti di applausi della Corazzata Kotmkin di Fantozzi, ma questi non sono arrivati.
Adottato nel 2022, il DSA obbliga piattaforme come Facebook, X, TikTok, Google e YouTube a contrastare i contenuti illegali, ad aumentare la trasparenza su pubblicità e algoritmi, a proteggere i minori e a valutare e mitigare rischi sistemici come la disinformazione. Le piattaforme più grandi hanno obblighi ulteriori e possono essere multate fino al 6% del fatturato annuo globale in caso di violazioni.
Nel dicembre 2025 l’UE ha inflitto la prima sanzione ai sensi del DSA, ordinando a X di Elon Musk di pagare 120 milioni di euro. Il mese scorso il governo statunitense ha appoggiato il ricorso di X, sostenendo che il blocco aveva ecceduto i propri poteri prendendo di mira un’azienda americana.
«Non tollereremo che la Commissione Europea si impegni in un’eccessiva ingerenza normativa nel tentativo di controllare i motori americani dell’innovazione e della crescita economica», ha dichiarato Brett Shumate, assistente del procuratore generale della Divisione civile del Dipartimento di Giustizia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno la UE aveva accusato il social muskiano di antisemitismo e pedopornografia. Musk aveva risposto chiedelo l’abolizione dell’UE, definita come «Quarto Reich».
Funzionari statunitensi hanno accusato l’UE di erodere la libertà di parola e di tentare di mettere a tacere le voci dissenzienti per ragioni politiche. «L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per la spazzatura», ha scritto a dicembre su X il vicepresidente JD Vance.
L’anno scorso gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sui visti a funzionari europei e a responsabili di gruppi di monitoraggio online, tra cui Thierry Breton, ex commissario per il mercato interno e uno dei principali artefici del DSA. Breton ha paragonato la misura al maccartismo, la campagna dell’era della Guerra Fredda contro sospetti comunisti e presunti sovversivi.
La censura in Europa aveva subito un’accelerazione decisiva la scorsa estate, quando sulla scia delle elezioni europee, i vertici dell’Unione stanno lavorando per rendere ancora più controverso il DSA, che molti osservatori hanno definito come una legge di censura radicale.
L’Unione Europea ha iniziato a far leva sul DSA per intensificare la repressione di quella che definisce «disinformazione» sullecampagne di vaccinazione.
L’espansione delle maglie della censura da parte dell’Europa è risalente, e ha trovato fiato soprattutto durante gli anni pandemici, nei quali sono stati mandati avanti appalti per la realizzazione elettronica del sistema.
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Come riportato da Renovatio 21, Elon Musk due anni fa aveva raccontato che X (già Twitter) ha respinto la richiesta di Bruxelles di censurare segretamente le opinioni sulla piattaforma, ricevendone in risposta una persecuzione ai sensi del DSA.
Come riportato da Renovatio 21, l’Europa si sta scagliando contro i colossi della pornografia web con il pretesto della protezione dei minori ma con il fine, nemmeno tanto dissimulato, di introdurre sistemi di identificazione digitale di precisione per tutti i cittadini, il famoso portafoglio UE.
Sullo sfondo, l’avvio dell’euro digitale, la piattaforma di controllo che ingollerà mezzo milione di europei comandandone per sempre le esistenze. Il credito sociale della Repubblica Popolare Cinese al confronto sembrerà una mite misura liberale.
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