Internet
Meta in tribunale per Whatsapp: avrebbe ingannato gli utenti sulla privacy
Il procuratore generale del Texas, Ken Paxton, ha intentato una causa che ha definito «storica» contro Meta, accusando l’azienda di aver «falsamente affermato» che i messaggi di WhatsApp sono crittografati e inaccessibili a terzi, compresi i suoi stessi dipendenti.
L’app di messaggistica, acquisita da Meta nel 2014, dichiara sul suo sito web che «nessuno al di fuori della chat, nemmeno WhatsApp, può leggere, ascoltare o condividere ciò che un utente dice».
Giovedì, l’ufficio del procuratore generale del Texas ha annunciato che Paxton ha avviato un’azione legale contro Meta, accusando la società di aver «ingannato i consumatori in merito alla solidità e alla portata delle sue protezioni della privacy» per WhatsApp.
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La causa sostiene che i materiali promozionali di Meta, che affermano di utilizzare la crittografia end-to-end, «hanno indotto milioni di utenti a credere che le loro comunicazioni siano completamente private».
L’ufficio del procuratore generale del Texas, citando articoli di stampa e testimonianze di informatori, ha sostenuto che tali affermazioni erano «palesemente inaccurate» e costituivano una «completa e totale falsificazione delle politiche sulla privacy di Meta».
Commentando la causa, il portavoce di Meta, Andy Stone, ha promesso che l’azienda si difenderà e ha insistito sul fatto che «WhatsApp non può accedere alle comunicazioni crittografate delle persone e qualsiasi affermazione contraria è falsa».
Pavel Durov, fondatore dell’app di messaggistica rivale Telegram, ha scritto su X che «ora sappiamo cosa intendeva il fondatore di WhatsApp quando ha detto di aver “venduto la privacy dei suoi utenti”».
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In un’intervista del 2018 a Forbes, il co-fondatore di WhatsApp, Brian Acton, ha ammesso: «Ho venduto la privacy dei miei utenti per un beneficio maggiore. Ho fatto una scelta e un compromesso», riferendosi alla vendita dell’app di messaggistica a quella che allora era conosciuta come Facebook per 22 miliardi di dollari, avvenuta quattro anni prima.
Durov aveva precedentemente affermato che «bisognerebbe essere senza cervello per credere che WhatsApp sia sicuro nel 2026», sostenendo che il team di Telegram aveva «scoperto molteplici vulnerabilità» nel suo sistema di crittografia.
Le dichiarazioni dell’imprenditore giungono nel contesto di un’importante azione legale collettiva intentata presso un tribunale distrettuale statunitense da un gruppo internazionale di querelanti contro Meta Platforms in merito alla crittografia end-to-end predefinita di WhatsApp.
I querelanti, citando informatori non specificati, hanno affermato che Meta e WhatsApp «memorizzano, analizzano e possono accedere praticamente a tutte le comunicazioni presumibilmente ‘private’ degli utenti di WhatsApp».
Pressappoco nello stesso periodo, Bloomberg ha riferito che le autorità federali statunitensi stavano indagando da tempo su accuse simili.
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Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi anni l’imprenditore tecnologico Elone Musk ha più volte accusato Whatsapp di essere uno spyware, invitando gli utenti a disfarsene, aggiungendo che si dovrebbe abbandonare anche Facebook.
Musk aveva sottolineato quindi che «i fondatori hanno lasciato Meta/Facebook disgustati, hanno avviato la campagna #deletefacebook e hanno dato un contributo importante alla costruzione di Signal. Ciò che hanno appreso su Facebook e le modifiche a WhatsApp ovviamente li ha disturbati molto».
Anche l’ex presidente venezuelano Nicolas Maduro si era scagliato contro Whatsapp dichiarandone la natura di «imperialismo tecnologico».
Come riportato da Renovatio 21, a sua volta Whatsapp un anno fa aveva avvertio di un nuovo attacco cibernetico da parte di una società spyware israeliana avvisando un centinaio di giornalisti e membri della società civile di possibili violazioni dei dispositi.
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Immagine di Marina Stroganova via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC 2.0
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Macron vuole la censura europea: no alla «libertà di parola americana»
Il presidente francese Emmanuel Macron ha respinto quella che ha definito «libertà di parola americana», difendendo il controverso Digital Services Act (DSA) dell’UE, che i funzionari statunitensi hanno etichettato come uno strumento di censura.
Mercoledì, parlando con i giornalisti durante un viaggio in Spagna, Macron ha detto di aver chiesto all’UE di applicare il DSA «in modo molto più esteso, molto più rapido e molto più energico» per contrastare la disinformazione.
«La cosiddetta “libertà di parola” americana – almeno per come esiste oggi ed è stata promossa da alcuni – è l’opposto della libertà di parola», ha affermato, sostenendo che le libertà individuali comportano responsabilità e rispetto per le libertà altrui. «Lo so bene quando cammino per strada: la mia libertà non può significare che sono libero di picchiarti, insultarti o vandalizzare lo spazio pubblico che appartiene a tutti. Eppure, questa è l’idea che alcune persone hanno di “libertà di parola”», ha aggiunto.
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«Finché non riterremo responsabili coloro che diffondono contenuti sui social media, non saremo in grado di regolarli», ha detto il leader francese. «Quando qualcuno scrive qualcosa – quando un giornalista scrive qualcosa di completamente falso o un redattore lo pubblica – può essere chiamato a risponderne».
Come riportato da Renovatio 21, ad inizio anno Macron aveva dichiarato che «la libertà di parola è una pura stronzata», magari aspettandosi i 92 minuti di applausi della Corazzata Kotmkin di Fantozzi, ma questi non sono arrivati.
Adottato nel 2022, il DSA obbliga piattaforme come Facebook, X, TikTok, Google e YouTube a contrastare i contenuti illegali, ad aumentare la trasparenza su pubblicità e algoritmi, a proteggere i minori e a valutare e mitigare rischi sistemici come la disinformazione. Le piattaforme più grandi hanno obblighi ulteriori e possono essere multate fino al 6% del fatturato annuo globale in caso di violazioni.
Nel dicembre 2025 l’UE ha inflitto la prima sanzione ai sensi del DSA, ordinando a X di Elon Musk di pagare 120 milioni di euro. Il mese scorso il governo statunitense ha appoggiato il ricorso di X, sostenendo che il blocco aveva ecceduto i propri poteri prendendo di mira un’azienda americana.
«Non tollereremo che la Commissione Europea si impegni in un’eccessiva ingerenza normativa nel tentativo di controllare i motori americani dell’innovazione e della crescita economica», ha dichiarato Brett Shumate, assistente del procuratore generale della Divisione civile del Dipartimento di Giustizia.
Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno la UE aveva accusato il social muskiano di antisemitismo e pedopornografia. Musk aveva risposto chiedelo l’abolizione dell’UE, definita come «Quarto Reich».
Funzionari statunitensi hanno accusato l’UE di erodere la libertà di parola e di tentare di mettere a tacere le voci dissenzienti per ragioni politiche. «L’UE dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per la spazzatura», ha scritto a dicembre su X il vicepresidente JD Vance.
L’anno scorso gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni sui visti a funzionari europei e a responsabili di gruppi di monitoraggio online, tra cui Thierry Breton, ex commissario per il mercato interno e uno dei principali artefici del DSA. Breton ha paragonato la misura al maccartismo, la campagna dell’era della Guerra Fredda contro sospetti comunisti e presunti sovversivi.
La censura in Europa aveva subito un’accelerazione decisiva la scorsa estate, quando sulla scia delle elezioni europee, i vertici dell’Unione stanno lavorando per rendere ancora più controverso il DSA, che molti osservatori hanno definito come una legge di censura radicale.
L’Unione Europea ha iniziato a far leva sul DSA per intensificare la repressione di quella che definisce «disinformazione» sullecampagne di vaccinazione.
L’espansione delle maglie della censura da parte dell’Europa è risalente, e ha trovato fiato soprattutto durante gli anni pandemici, nei quali sono stati mandati avanti appalti per la realizzazione elettronica del sistema.
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Come riportato da Renovatio 21, Elon Musk due anni fa aveva raccontato che X (già Twitter) ha respinto la richiesta di Bruxelles di censurare segretamente le opinioni sulla piattaforma, ricevendone in risposta una persecuzione ai sensi del DSA.
Come riportato da Renovatio 21, l’Europa si sta scagliando contro i colossi della pornografia web con il pretesto della protezione dei minori ma con il fine, nemmeno tanto dissimulato, di introdurre sistemi di identificazione digitale di precisione per tutti i cittadini, il famoso portafoglio UE.
Sullo sfondo, l’avvio dell’euro digitale, la piattaforma di controllo che ingollerà mezzo milione di europei comandandone per sempre le esistenze. Il credito sociale della Repubblica Popolare Cinese al confronto sembrerà una mite misura liberale.
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Immagine di European Union, 1998 – 2026 via Wikimedia pubblicata secondo indicazioni
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Facebook ha ingannato gli utenti sulla privacy dei dati: sentenza
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