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Internet

Pedofili nel metaverso, l’allarme degli esperti

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Alcuni esperti sostengono che il metaverso, ossia il sistema di realtà virtuale massivo che dovrebbe sostituire internet, sarà un luogo dove entreranno subito i predatori di bambini: «andranno lì prima per trarre vantaggio dal fatto che è un terreno sicuro per abusare o preparare i bambini».

 

Il sito Futurism riporta che Horizon Worlds, l’app di realtà virtuale di Facebook (società he ora, appunto, ha cambiato nome in Meta), è solo apparentemente limitato agli adulti di età pari o superiore a 18 anni. «In effetti, le recensioni dell’app sono piene di lamentele sui bambini che infastidiscono gli utenti adulti» scrive il sito.

 

Sarah Gardner, vicepresidente degli affari esterni presso l’organizzazione no profit per la sicurezza digitale dei bambini Thorn, ha dichiarato al Washington Post che i predatori sessuali «sono spesso tra i primi ad arrivare» quando emerge un nuovo forum online popolare tra i bambini come questo.

 

«Vedono un ambiente che non è ben protetto e non ha sistemi di segnalazione chiari», ha detto Gardner al giornale . «Andranno lì prima per sfruttare il fatto che è un terreno sicuro per abusare o accarezzare i bambini».

Il problema sembra derivare da due grandi fattori. Innanzitutto, c’è il fatto che i bambini possono accedere facilmente all’app.

 

Horizon Worlds richiede un account Facebook di un utente che abbia almeno 18 anni per accedere tramite un visore Oculus Quest. Tuttavia, i bambini spesso usano l’account dei genitori per accedere facilmente o mentono sulla loro età.

 

Sulla piattaforma, ha riportato un recente articolo del New York Times, sono già stati numerosi casi di aggressione sessuale, con il giornale di Nuova York a stigmatizzare la reazione dell’azienda.

 

La società insiste sul fatto che «continuerà a guardare a come le persone utilizzano i dispositivi Quest e come si sviluppa il prodotto nel prendere decisioni sulle nostre politiche», ha detto al Post la portavoce di Meta, Kristina Milian

«Il nostro obiettivo è rendere sicuri Horizon Worlds e Horizon Venues e ci impegniamo in questo lavoro», ha aggiunto.

 

«Quindi, mentre il metaverso offre uno sguardo intrigante, anche se a metà cottura, in una nuova forma di interazione digitale, porta ancora il bagaglio tossico e i problemi del vecchio web. Se questo non cambia, allora qual è davvero il punto?» si chiede Futurism.

 

Non si tratta di un periodo facile su Facebook. Dapprima vi erano state le rivelazioni di una gola profonda che ha perfino testimoniato al Congresso USA dettagli piuttosto scioccanti.

 

Facebook-Meta ha appena affrontato un tremendo crollo in borsa, perdendo oltre il 25% facendo evaporare 243 miliardi.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi mesi Facebook si è fatta notare per aver censurato partiti politici e perfino delegazioni diplomatiche.

 

Lo scorso novembre Facebook è stata accusata dal British Medical Journal, una delle più importanti riviste scientifiche al mondo, di fact checking «incompetente».

 

«Siamo consapevoli che il BMJ non è l’unico fornitore di informazioni di alta qualità ad essere stato colpito dall’incompetenza del regime di controllo dei fatti di Meta» aveva scritto il BMJ in una lettera al CEO di Facebook-Meta Mark Zuckerberg.

 

Dopo varie sospensioni, la stessa Renovatio 21 è stata bannata indefinitamente da Facebook a partire dal settembre 2021.

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Economia

Società di criptovalute licenziano migliaia di lavoratori poco dopo pubblicità Super Bowl costosissime

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I principali siti di scambio di criptovalute stanno ora licenziando migliaia di dipendenti a causa del secondo crollo delle cripto del 2022. Ciò avviene dopo aver lanciato spot estremamente costosi durante il Super Bowl. Lo riporta Futurism.

 

In dichiarazioni pubblicate sui siti web aziendali e su Twitter, i CEO di società come come Crypto.com e  Coinbase , che hanno entrambi acquistato spot pubblicitari costosissimi durante la finale del campionato di Football americano di quest’anno, hanno annunciato che stanno licenziando percentuali sostanziali della loro forza lavoro in mezzo a le precipitose flessioni delle criptovalute a maggio e giugno.

 

 

Gemini  e BlockFi, che non hanno acquistato pubblicità del Super Bowl ma hanno anche speso in modo aggressivo per corteggiare gli investitori o, hanno pure loro annunciato profonfi tagli al personale.

 

Il solo Coinbase, come  riporta Vice, licenziando 1.100 membri dello staff . Nella dichiarazione della sua azienda , il CEO di Coinbase Brian Armstrong ha ammesso che l’exchange è «cresciuto troppo in fretta» e «assunto in eccesso».

 

Cripto.com – che ha annunciato poco prima della crisi di questo fine settimana che stava licenziando il 5% della sua forza lavoro, per un totale di 260 persone – aveva prodotto uno spernacchiatissimo spot con Matt Damon.

 

 

I critici ridacchiano scrivendo che se qualcuno avesse acquistato 1000 dollari di Bitcoin perché convinto dallo spot di Matt Damon , oggi ne avrebbe indietro 375. «La fortuna aiuta gli audaci» dice la pubblicità. Si è visto.

 

Damon e altre celebrità che hanno recentemente scelto gli scambi di criptovalute sono rimaste in silenzio quando Bitcoin ha iniziato a crollare per la prima volta il mese scorso.

 

Qualcosa di simile si era visto anche con operazioni finanziarie come gli Initial Coin Offering (ICO) di qualche anno fa, così come recentissimamente per gli NFT, tutte sponsorizzate da celebrità di tutti i tipi (sportivi, attori, socialite, youtuber) per attrarre ovviamente investitori nella rete.

 

 

 

 

 

 

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Animali

Castoro provoca un blackout massivo di internet in Canada

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Un castoro avrebbe provocato  blackout di Internet nella Columbia Britannica settentrionale, in Canada, dopo aver masticato la base di un pioppo, riferisce CTV News.

 

L’albero rosicato dal roditore acquatico cadendo avrebbe danneggiato le linee elettriche e in fibra ottica, facendo precipitare alcuni clienti in un blackout e interrompendo molti altri da Internet.

 

Non si tratterebbe del primo castoro che mette a KO internet in Canada. Lo scorso aprile, quasi 1.000 clienti hanno perso il servizio per quasi un giorno intero dopo che un altro castoro ha masticato un diverso cavo in fibra ottica.

 

A quel tempo, un portavoce del provider di servizi Internet Telus definì l’incidente una «svolta bizzarra e unicamente canadese», riferisce la CBC .

 

Questa volta, le squadre di pulizia hanno scoperto segni di denti sul fondo dell’albero abbattuto, portandoli a credere che il colpevole potesse essere stato il castoro.

 

La società di servizi pubblici locali CityWest  sostiene di essere già al lavoro per una soluzione permanente per garantire che il castoro non sarà più in grado di buttare giù l’internet canadese: una seconda linea in fibra ottica sul fondo dell’oceano lungo la costa di Vancouver.

 

È possibile credere alla storia del blackout castorino.

 

Tuttavia, chi legge Renovatio 21 sa che il blackout sarà la prossima arma di sottomissione della popolazione, come un lockdown pandemico, possibilmente più efficace ancora nel bloccare la vita umana e nella manipolazione della volontà delle persone portate allo stremo.

 

Come riportato da Renovatio 21, avvisaglie di blackout si sono avute lo scorso in CinaTurchiaGiapponeKazakistanUzbekistanTaiwanKirghizistanSri LankaPakistan: la Gran Bretagna ha tosto annunciato blackout per il prossimo inverno., mentre sono previsti Blackout anche negli USA; Paesi UE come Austria, Germania Romania hanno cominciato a parlare a livello politico e in TV di blackout già lo scorso autunno.

 

In Italia di blackout ad inizio anno parlò un documento del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR), l’organo che controlla i servizi segreti italiani – sì, quello delle liste dei putiniani.

 

Ora, i signori del mondo prendano esempio: piazzino castori (russi, magari) dappertutto, e gli si dia la colpa, se necessario (prima, ovviamente, la colpa andrà data al consumatore, statene certi).

 

In Italia a disposizione c’è a disposizione un ambito serbatoio di questi possibili sabotatori brutti e pelosi: le nutrie. Creature infami a cui negli ultimi anni è stato consentito impunemente di invadere le nostre campagne.

 

Finalmente, la presenza delle nutrie potrebbe aver trovato un senso.

 

Attendiamo il blackout da nutria. Dopo il lockdown da virus, ci sta.

 

 

 

 

 

 

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Internet

India e Birmania, record di blocchi di internet in un anno

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

Nel 2021 le connessioni sono state sospese o rallentate almeno 182 volte in tutto il mondo. L’Asia detiene i record per le interruzioni più lunghe – in Pakistan – e più frequenti – in India, in particolare nella ragione del Kashmir, e in Myanmar. I governi vogliono silenziare le opposizioni. Enormi le perdite economiche.

 

 

Nella regione dell’Asia-Pacifico ci sono stati 129 blocchi di internet in 7 Paesi l’anno scorso, 15 in più rispetto ai 114 del 2020 avvenuti in 5 Paesi. Al primo posto di questa inquietante classifica, compilata da un collettivo di organizzazioni della società civile chiamato #KeepItOn, si posiziona l’India, in netto distacco da tutte le altre nazioni del mondo con 106 blocchi di internet, di cui ben 85 nella regione contesa del Jammu e Kashmir.

 

Al secondo posto troviamo il Myanmar con 15 interruzioni di internet, poi l’Iran e il Sudan con 5 e a seguire una serie di Paesi dell’Africa e del Medio Oriente.

 

Ma l’Asia ha ottenuto anche un altro triste primato, quello del blocco più lungo: 2026 giorni (quasi quattro anni) nelle aree tribali di amministrazione federale (FATA) in Pakistan, seguito dai 593 giorni nello Stato Rakhine del Myanmar e dai 551 giorni nel Jammu e Kashmir tra il 2019 e il 2021 dopo la revoca dello statuto speciale della regione

 

Gli autori del rapporto ammettono che per quanto riguarda l’India i dati sono imparziali a causa della scarsa trasparenza del governo.

 

Le autorità locali hanno interrotto o rallentato l’accesso a internet, bloccato le piattaforme di comunicazione o interferito in altro modo con la condivisione di informazioni online durante periodi di alta tensione per reprimere il dissenso e mantenere il potere. Nel caso dell’India sono state indagate le discrepanze tra le ragioni addotte dal governo e le reali cause dei blocchi: per esempio, l’accesso alle reti è stato bloccato per questioni di «sicurezza nazionale» 80 volte, a detta del governo, quando in realtà si è trattato di instabilità politica.

 

Un paio di volte internet è saltato in occasione di feste nazionali, una volta per «la visita di funzionari», almeno quattro volte per impedire che gli studenti imbrogliassero agli esami, mentre in tutti gli altri casi si è trattato di soffocamento del dissenso o controllo delle informazioni condivise sui social (v. infografica).

 

 

La repressione in Myanmar è invece connessa al golpe militare del primo febbraio 2021 e all’attuale guerra civile: tra il 15 febbraio e il 28 aprile dell’anno scorso i militari golpisti hanno ridotto l’accesso a internet su base giornaliera quasi si trattasse di un coprifuoco.

 

Protetti dall’oscuramento dei dati, i soldati dell’esercito hanno potuto intensificare le violenze contro i civili, usando proiettili di gomma ma anche munizioni vere e gas lacrimogeni contro i manifestanti. Il 3 marzo, durante un blackout nazionale, almeno 38 manifestanti sono stati uccisi in quello che l’inviato dell’ONU in Myanmar aveva denunciato come «il giorno più sanguinoso dal colpo di Stato».

 

Nell’ex Birmania le connessioni vengono volutamente sospese per impedire che gli organi internazionali possano indagare sui crimini di guerra commessi dall’esercito: durante i blackout i militari hanno bruciate case, condotto attacchi aerei e sfollato migliaia di persone.

 

I soccorritori, per non arrivare in ritardo, si affidano a messaggeri umani per sapere quando e dove intervenire per curare i feriti. In questo modo organizzazioni come Witness Myanmar non riescono a documentare le violazioni dei diritti umani ed è quasi impossibile raccogliere prove per un processo giudiziario internazionale.

 

Questi dati non solo mettono in luce le pratiche repressive degli Stati dell’Asia, in particolare l’India, che pure è considerata la più grande democrazia del mondo; anche i danni economici sono enormi: nella regione del Kashmir il blackout delle telecomunicazioni è durato 18 mesi, poi è arrivata la pandemia e diverse attività hanno chiuso.

 

Molte persone rimaste senza lavoro hanno trovato occupazione nella cosidetta gig economy in qualità di rider, mentre le piccole attività indipendenti rimaste cercano di promuoversi attraverso i social, in particolare Instagram, per sopravvivere.

 

Ma i blocchi di internet hanno fatto perdere grossi guadagni: l’applicazione di consegna di cibo a domicilio Gatoes per esempio, perde 1.000 dollari al giorno quando le connessioni vengono interrotte, che salgono a 9mila dollari al giorno per tutto il settore della ristorazione del Kashmir.

 

Nel 2020 i blocchi di internet sono costati all’india 2,8 miliardi di dollari.

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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