Terrorismo
Papua, separatisti catturano pilota neozelandese e diffondono le foto
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Phillip Mark Mehrtens è tenuto in ostaggio da circa una settimana dopo che il suo velivolo è stato bruciato dai miliziani del West Papua National Liberation Army. Gli altri passeggeri sono stati liberati perché di origini locali. Il volo era stato organizzato per recuperare alcuni lavoratori incaricati di costruire un centro sanitario, in precedenza minacciati di morte.
I ribelli separatisti della provincia indonesiana di Papua hanno diffuso foto e video di un pilota neozelandese preso in ostaggio la settimana scorsa.
Phillip Mark Mehrtens, della compagnia aerea Susi Air e originario di Christchurch, è stato rapito da alcuni combattenti del West Papua National Liberation Army (TPNPB), il braccio armato del Free Papua Movement che chiede l’indipendenza della provincia dal resto dell’Indonesia.
Atterrato a Paro, nel distretto di Nduga, i ribelli, guidati dal militante 24enne Egianus Kogoya, hanno preso d’assalto il velivolo e catturato Mehrtens dopo aver lasciato andare gli altri cinque passeggeri: erano indigeni papuasi, secondo quanto dichiarato dal portavoce dei ribelli, Sebby Sambom.
Sambom ieri ha inviato all’Associated Press foto e video in cui si vede un gruppo di uomini armati guidati da Kogoya dare fuoco all’aereo sulla pista di atterraggio. Il filmato prosegue con il leader papuasi seduto nella cabina di pilotaggio che afferma di aver preso in ostaggio il pilota come parte della loro lotta «per liberare la Papua» dall’Indonesia.
«L’ho preso in ostaggio per l’indipendenza della Papua, non per ottenere cibo o bevande», ha detto Kogoya con un uomo, identificato come Mehrtens, in piedi accanto a lui. «Sarà al sicuro con me finché l’Indonesia non smetterà di usare le sue armi, né dal cielo né da terra».
Mentre il governo neozelandese ha finora rilasciato pochissime dichiarazioni riguardo la vicenda, Mathius Fakhiri, il capo della polizia di Jayapura, capoluogo provinciale, ha detto ai giornalisti che le autorità locali stanno cercando di ottenere la libertà del pilota coinvolgendo diversi leader comunitari, tra cui figure tribali ed ecclesiali, per stabilire una comunicazione e negoziare con i ribelli.
Il volo a Paro, che trovandosi in un’area montagnosa è difficilmente raggiungibile in altri modi, era stato organizzato per evacuare un gruppo di 15 lavoratori incaricati di costruire in centro sanitario: minacciati di morte da parte del West Papua National Liberation Army si erano rifugiati nella casa di un prete mentre aspettavano i soccorsi, arrivati l’8 febbraio.
La Papua è situata nella parte occidentale dell’isola di Nuova Guinea; l’Indonesia l’ha annessa nel 1969 dopo un controverso referendum. Da allora ribolle un’insurrezione armata di bassa intensità tra ribelli separatisti papuasi e Forze dell’ordine indonesiane. Nel 2021 si è registrato un aumento degli scontri dell’80% rispetto al 2020.
Mohammad Mahfud, ministro di coordinamento per gli Affari politici, di sicurezza e legali ha sottolineato che «la Papua rimarrà per sempre parte legittima dello stato unitario della Repubblica di Indonesia».
Mahfud ha poi spiegato che il governo sta compiendo tutti gli sforzi necessari per convincere i ribelli a rilasciare Mehrtens, aggiungendo che la persuasione è il metodo migliore per garantire la sicurezza dell’ostaggio, anche se «il governo non esclude altre azioni».
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Immagine da AsiaNews.
Terrorismo
Ben Gvir chiede 30-40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte
Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte, ha affermato il ministro della Sicurezza nazionale e noto falco guerrafondaio Itamar Ben-Gvir, sostenendo che alcuni nell’enclave palestinese «non sono persone».
Nonostante si dichiari che sia in vigore un cessate il fuoco su Gaza, Israele ha continuato i raid aerei mentre i negoziati sul disarmo di Hamas e sul ritiro delle Forze di Difesa Israeliane dal territorio sono in fase di stallo.
In un’intervista podcast rilasciata sabato, Ben-Gvir ha ribadito la sua opposizione alla riduzione del livello delle operazioni militari israeliane prevista dall’armistizio.
«Dobbiamo effettuare assassinii mirati a Gaza, eliminando 30-40 persone ogni notte. Non solo coloro che rappresentano una minaccia in quel momento», ha affermato.
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«Là ci sono persone che non sono esseri umani. Non hanno bisogno di vivere, non sono persone».
Il ministro, che sovrintende alla polizia israeliana, ha inoltre ribadito il suo sostegno agli insediamenti israeliani a Gaza e alla necessità di spingere i palestinesi ad abbandonare il territorio. «Nella mia immaginazione, vedo tutta Gaza come nostra, con insediamenti ben consolidati in tutta Gaza», ha detto il leader del partito Otzma Yehudit («Potere Ebraico»).
A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.
Dall’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, che ha scatenato la guerra di Gaza, Ben-Gvir ha costantemente sostenuto politiche ben più a destra del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, tra cui condizioni più severe per i prigionieri palestinesi e la pena di morte per i palestinesi condannati per terrorismo.
I partiti di estrema destra, tra cui il Potere Ebraico di Ben-Gvir e il Sionismo Religioso del Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, sono stati determinanti per il ritorno al potere di Netanyahu nel 2022 e per la formazione del suo governo di coalizione.
Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.
Le politiche intransigenti e la condotta dello Stato degli ebrei a Gaza hanno suscitato un’ampia condanna internazionale, mentre la spinta di Netanyahu verso un’azione militare contro l’Iran ha ulteriormente inasprito la percezione dello Stato ebraico negli Stati Uniti, il suo più importante alleato.
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Un sondaggio del Pew Research Center pubblicato a giugno ha rilevato che il 60% degli americani ha un’opinione sfavorevole di Israele, rispetto al 42% del 2022. Nei 36 paesi oggetto del sondaggio, la maggioranza ha espresso un’opinione sfavorevole di Israele nella maggior parte dei casi, tra cui il 68% in Francia, il 69% nel Regno Unito e il 73% in Germania.
A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.
L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».
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Terrorismo
Trump accusato di aver usato i giornalisti come esche nei piani di assassinio da parte dell’Iran
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Immigrazione
Tra i migranti marocchini giunti in Spagna c’erano anche terroristi islamici: rapporto
Terroristi islamici avrebbero approfittato del disordinato afflusso di immigrati clandestini marocchini in Spagna per introdursi nel Paese. Lo riportano varie testate.
Euronews riferisce, citando El Español e altri giornali, che ufficiali del Commissariato Generale per l’Informazione (CGI) della Polizia Nazionale e del Quartier Generale dell’Intelligence della Guardia Civile (JIGC) hanno individuato, nelle immagini di sorveglianza dei migranti, una serie di «individui che erano stati precedentemente arrestati, condannati e successivamente deportati in Marocco per reati legati al terrorismo jihadista».
Ciò conferma le valutazioni degli esperti secondo cui le attività jihadiste tendono a diventare meno centralizzate, facilitando lo sfruttamento di situazioni come questa.
Ufficialmente il governo cerca di sdrammatizzare: il ministero dell’Interno ha dichiarato: «non abbiamo mai confermato tali notizie. Le forze di sicurezza spagnole svolgono un lavoro continuo di monitoraggio e contrasto al terrorismo jihadista in tutto il Paese, non solo a Ceuta. Il pubblico spagnolo e gli abitanti di Ceuta possono essere certi che gli arrivi del 30 luglio non rappresentano una minaccia per la sicurezza pubblica».
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Non si tratta di una novità, ma di una tremenda realtà sottaciuta dalla stampa e dalla politica immigrazionista: con gli immigrati arrivano attivamente anche terroristi già programmati per uccidere gli europei.
È il caso dei terroristi del Bataclan, dove nel 2015 operativi dell’ISIS hanno finto di essere profughi per sbarcare in Grecia e muoversi verso il centro Europa con documenti falsi.
La grande porta del jihadismo immigrato in Europa è, ovviamente, l’isola di Lampedusa.
L’attentato ai mercatini di Natale di Berlino del dicembre 2016 è stato compiuto da Anis Amri, un cittadino tunisino che era arrivato in Europa sbarcando a Lampedusa nel 2011, dove si era finto minore registrandosi con generalità false prima di radicalizzarsi durante la detenzione in un carcere italiano.
Un altro caso emblematico di infiltrazione è l’attentato del 29 ottobre 2020 all’interno della cattedrale di Nizza, perpetrato da Brahim Aouissaoui, un ventunenne tunisino sbarcato a Lampedusa circa un mese prima e giunto in Francia in modo irregolare poco prima di colpire.
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Immagine screenshot da YouTube
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