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Papa Leone contro la Chiesa e i dogmi per LGBT e donne-prete: «Dobbiamo cambiare atteggiamento prima di cambiare dottrina»
Il nuovo papa apre alla violazione dei dogmi e della tradizione di Santa Romana Chiesa.
Nella sua prima lunga intervista, Leone XIV non è riuscito ad affermare l’immutabilità dell’insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale, lasciando intendere che in futuro potrebbero essere possibili dei cambiamenti. Sebbene in tono più sommesso, ha anche lasciato intendere che potrebbe «cambiare l’insegnamento della Chiesa» sull’ordinazione delle donne. Lo riporta LifeSite.
Nel discutere del suo approccio alle problematiche omotransessualiste con la giornalista Elise Ann Allen di Crux Now, Leone XIV ha espresso una nota incerta, suggerendo che l’insegnamento della Chiesa potrebbe cambiare se prima cambiassero gli atteggiamenti: «Le persone vogliono che la dottrina della Chiesa cambi, vogliono che cambino gli atteggiamenti. Credo che dobbiamo cambiare gli atteggiamenti prima ancora di cambiare la dottrina».
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L’idea che gli «atteggiamenti» debbano essere cambiati prima che la dottrina possa farlo getta nuova luce sui recenti eventi in Vaticano, tra cui le udienze con padre James Martin, SJ e Suor Lucia Caram, e il pellegrinaggio LGBT.
Prosegue e, anziché affermare che tali cambiamenti erano impossibili, Leone ha affermato:
«Ritengo altamente improbabile, certamente nell’immediato futuro, che la dottrina della Chiesa in termini di ciò che la Chiesa insegna sulla sessualità, di ciò che la Chiesa insegna sul matrimonio» cambierà.
In seguito, invece di affermare che l’insegnamento della Chiesa non poteva cambiare, ha affermato semplicemente che pensava che sarebbe rimasto lo stesso: «penso che l’insegnamento della Chiesa continuerà così com’è, ed è questo che ho da dire al riguardo per ora».
Leone ha discusso anche la possibilità dell’ordinazione delle donne al diaconato in termini simili:
«Ciò di cui il Sinodo aveva parlato specificamente era forse l’ordinazione diaconale delle donne, una questione che è stata studiata per molti anni. Ci sono state diverse commissioni nominate da diversi papi per dire: cosa possiamo fare al riguardo? Credo che continuerà a essere un problema».
Nella Chiesa primitiva esisteva effettivamente l’ufficio di «diaconessa», ma è certo che queste donne non ricevevano alcun ordine sacro sacramentale del diaconato. Leone, tuttavia, mette in discussione questo aspetto equiparando il diaconato femminile a quello permanente istituito dopo il Concilio Vaticano II:
«Solo un piccolo esempio. All’inizio di quest’anno, quando si è celebrato il Giubileo dei Diaconi Permanenti, ovviamente tutti uomini, ma le loro mogli erano presenti. Un giorno ho tenuto la catechesi con un gruppo piuttosto numeroso di diaconi permanenti di lingua inglese. La lingua inglese è uno dei gruppi in cui sono meglio rappresentati perché ci sono parti del mondo che non hanno mai realmente promosso il diaconato permanente, e questo di per sé è diventato una domanda: perché dovremmo parlare di ordinare donne al diaconato se il diaconato stesso non è ancora adeguatamente compreso, sviluppato e promosso all’interno della Chiesa?»
Il romano pontefice inoltre espresso la sua disponibilità a proseguire lo studio e il dibattito sulla questione:
«Sono certamente disposto a continuare ad ascoltare le persone. Ci sono questi gruppi di studio; il Dicastero per la Dottrina della Fede, che ha la responsabilità di alcune di queste questioni, continua ad esaminare il contesto teologico, la storia di alcune di queste questioni, e noi procederemo con questo e vedremo cosa ne verrà fuori».
Tuttavia, papa Prevost ha affermato di non avere alcuna intenzione attuale di «cambiare l’insegnamento della Chiesa»: «al momento non ho intenzione di cambiare l’insegnamento della Chiesa sull’argomento. Credo che ci siano alcune domande preliminari che vanno poste».
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Impossibile nascondere che quindi il papa sta apertamente considerando che esista la possibilità di «cambiare l’insegnamento della Chiesa», un’idea negata totalmente dal Concilio Vaticano I.
«Se qualcuno dirà che nella rivelazione divina non è contenuto alcun mistero vero e propriamente detto, ma che tutti i dogmi della fede possono essere compresi e dimostrati dalla ragione debitamente coltivata per mezzo dei principi naturali: sia anatema» (Costituzione Dogmatica Dei Filius 24 aprile 1870).
«Se qualcuno dirà che può accadere che ai dogmi della Chiesa si possa un giorno – nel continuo progresso della scienza – attribuire un senso diverso da quello che ha inteso e intende dare la Chiesa: sia anatema» (Costituzione Dogmatica Dei Filius 24 aprile 1870).
L’idea che ne consegue è che la rivelazione sia quindi «imperfetta», un’idea negata dal Sillabo di Pio IX, che condannava la posizione secondo cui «la rivelazione divina è imperfetta, e perciò soggetta a processo continuo e indefinito, corrispondente al progresso della ragione umana» (enc. Qui pluribus, 9 novembre 1846)
I commenti di Leone, in particolare quelli sulla necessità che gli atteggiamenti cambino prima che possa farlo la dottrina, gettano una nuova luce sui recenti eventi in Vaticano, tra cui le udienze con il gesuita pro-omotransessualista padre James Martin e Suor Lucia Caram, e il pellegrinaggio giubilare LGBT.
Pare chiaro, a questo punto, che il papato di Prevost potrebbe prendere una piega persino peggiore di quello del predecessore Bergoglio, che operava verso la chiesa apostato sembrando distratto, mentre Leone potrebbe avere le idee chiarissime.
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Immagine screenshot da YouTube
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Dirigente transessuale del New York Times accusata di maltrattamenti di minori prima di essere uccisa
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I tempi di consegna del petrolio saudita in Asia potrebbero raddoppiare
Diversi media organi di stampa ripreso i dati più recenti dell’Associazione degli Armatori Giapponesi, secondo cui la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, alle navi saudite potrebbe allungare di oltre 2,5 volte i tempi di consegna del petrolio saudita in Asia. Lo slittamento segue il controllo da parte degli Houthi dell’intera costa del Mar Rosso.
Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi, ha dichiarato venerdì in un comunicato che «la navigazione marittima è sicura per tutte le compagnie, ad eccezione delle navi saudite», come riferito da NPR il 12 settembre.
Prima del blocco, la rotta tradizionale attraverso lo Stretto di Ormuzzo richiedeva circa 40 giorni andata e ritorno. L’alternativa del Mar Rosso — il greggio saudita viene portato via terra fino alla costa e poi imbarcato su petroliera attraverso Bab el-Mandeb — richiede circa 40-50 giorni andata e ritorno. L’unica via rimasta passa dal Canale di Suez e circumnaviga il Capo di Buona Speranza, all’estremità meridionale dell’Africa: il viaggio andata e ritorno richiederebbe almeno 100 giorni. Inoltre le petroliere più grandi sono troppo ingombranti per transitare dal Canale di Suez.
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Allungare un viaggio andata e ritorno da 40 a 100 giorni non solo ritarda le consegne, ma riduce drasticamente il numero di viaggi annuali di una petroliera da circa nove a meno di quattro, raddoppiando di fatto il numero di navi necessarie per spostare lo stesso volume di greggio. La deviazione di rotta si traduce così in uno shock sui prezzi: la capacità delle petroliere non può crescere in tempi brevi, quindi quando i giorni di navigazione salgono di colpo salgono anche le tariffe di trasporto, e quei costi finiscono nel prezzo finale del greggio anziché nel prezzo di riferimento. I margini di raffinazione assorbono il primo colpo e l’onere aggiuntivo si scarica poi sull’intero mercato.
Viaggi più lunghi costringono inoltre gli acquirenti a tenere scorte più consistenti: una raffineria che lavora su un ciclo di 100 giorni deve impegnarsi ad acquistare con oltre tre mesi di anticipo, invece di poter aggiustare gli ordini in poche settimane, come riporta Business Upturn.
Prima dell’attuale conflitto tra Stati Uniti e Iran, il Giappone dipendeva per il 95% del proprio fabbisogno di greggio da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, secondo Reuters del 4 marzo 2026; ora quella dipendenza si è spostata in larga misura verso Stati Uniti e Messico.
Prima del conflitto, circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare, il 19% del GNL e fino al 30% dei fertilizzanti azotati scambiati a livello internazionale passavano dallo Stretto ormusino. Un aumento di 2,5 volte dei tempi di transito per queste risorse essenziali avrebbe evidentemente effetti gravi e dirompenti sulle catene di approvvigionamento globali.
Come riportato da Renovatio 21, la Corea del Sud, un altro Paese estrmo-orientale gravemente danneggiato nelle forniture di idrocarburi dalla chiusura dello Stretto ermesino, sta pensando di partecipare all’azione militare statunitense, ricevendo in risposta un duro ammonimento dalla Repubblica Islamica dell’Iran, che come noto è in grandi rapporti con la Corea del Nord.
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Immagine di Reading Tom via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Profanazione in una cappella di Bari
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