Immigrazione
Online Safety Act, ecco le immagini censurate della repressione contro la protesta della popolazione britannica
In Gran Bretagna vengono censurati i filmati che mostrano la dura repressione della polizia nei confronti dei cittadini che si presentano negli hotel per protestare contro l’invasione di migranti illegali, poiché molti sono stufi dopo che un migrante etiope di 38 anni ha aggredito sessualmente una ragazza di 14 anni.
I video vengono censurati ai sensi del controverso nuovo Online Safety Act, promosso come un modo per impedire ai bambini di essere esposti a contenuti espliciti su Internet… ma ora viene utilizzato per nascondere la tirannia dello Stato, l’enorme clamore pubblico e l’invasione in corso.
Nel resto del mondo, tuttavia, circolano immagini di proteste continue dei cittadini autoctoni e di repressioni proditorie da parte delle forze dell’ordine britanniche.
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Il sentimento di rivolta scoppiato la scorsa estate sembra non essere sopito per nulla. La polizia, tuttavia, sembra colpire perfino con maggiore violenza.
🚨 ARRESTS in LEEDS!!!
The police have started with their heavy handed two tier policing early.
6 officers pinning one man who’s not even struggling.
Disgrace.
🇬🇧
* Watch @MartiBlagi live on the link below. Sound issues on the video, you may want to mute. pic.twitter.com/FXC2i8YxKx
— Kiera Diss (@KieraDiss) July 25, 2025
🚨 “Captain Britain” has arrived in LEEDS
Ignore the fancy dress, what this young lad is saying is exactly right in its sentiment.
So many of us feel like this.
Enough is enough.
🇬🇧
Live link from @MartiBlagi below. pic.twitter.com/flsglMowa8
— Kiera Diss (@KieraDiss) July 25, 2025
🚨 EPPING Migrant Hotel Protester has his teeth knocked out after copper smashes him in the face with his riot shield 🛡️ pic.twitter.com/qVO240t495
— Active Patriot (@ActivePatriotUK) July 18, 2025
🚨🇬🇧 Local protesters turn out in huge numbers in Sutton-in-Ashfield after a migrant, Sheraz Malik, was charged with raping a local English girl.
Protesters chant, “Shame at you.”
After Epping, tensions are boiling over against migrant hotels spread across the UK pic.twitter.com/VQ74w0yGn6
— Remix News & Views (@RMXnews) July 25, 2025
🚨TODAY 23/07🚨
The crowd of patriots outside of the Britannia International Hotel is growing.
Migrant hotel protests are now becoming a daily occurrence. The people of this country have had enough.
Credit Ex British Army Paz49 on YouTube pic.twitter.com/TBbHPYCfFy
— Remigration✈️🏡🔜 (@EnochWasRightUK) July 23, 2025
Illegal migrants in Epping have to be escorted into their hotel today due to the local people protesting their presence. No one wants one them in their community – I don’t want them in my country. pic.twitter.com/xIF3n2uR2F
— Nick Buckley MBE (@NickBuckleyMBE) July 20, 2025
This is in Epping, Essex following protests outside a migrant hotel after a 38yr old migrant sexually assaulted a 14yr old girl.
Little by little we edge closer to civil war.
The government and the police have simply lost all credibility and trust.
You can feel it in the air. pic.twitter.com/RhXTckD4A3
— Wolf 🐺 (@WorldByWolf) July 17, 2025
British crowds in Glasgow break into chants of “SEND THEM HOME” and “KEIR STARMER’S A WANKER”
Patriots in Glasgow are saying NO to mass immigration and NO to @Keir_Starmer
Excellent turnout for @UKIP
Enough is enough.
🇬🇧
Credit @AyAudits_c4n pic.twitter.com/ByxEYwOhZk
— Kiera Diss (@KieraDiss) July 26, 2025
British crowds in Glasgow break into chants of “SEND THEM HOME” and “KEIR STARMER’S A WANKER”
Patriots in Glasgow are saying NO to mass immigration and NO to @Keir_Starmer
Excellent turnout for @UKIP
Enough is enough.
🇬🇧
Credit @AyAudits_c4n pic.twitter.com/ByxEYwOhZk
— Kiera Diss (@KieraDiss) July 26, 2025
Norwich has UNITED against the residents at the Brook Hotel! pic.twitter.com/xFBQ907xmN
— Sydney Jones 🇬🇧 (POB) 🟣 (@JournoJones05) July 26, 2025
Crowds are building nicely in Glasgow at @UKIP’s MASS DEPORTATIONS MARCH
Nice to see some glorious Union Jack dresses on show.
Follow the live feed from @AyAudits_c4n with the link below.
Enough is enough.
— Kiera Diss (@KieraDiss) July 26, 2025
“Hello to the Palestinian supporters up the tree, are you gonna fucking jump out or what?!’
LEEDS, LEEDS, LEEDS
— Kiera Diss (@KieraDiss) July 25, 2025
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Come aveva scritto Renovatio 21 un anno fa all’altezza delle rivolte contro la two-tier policy che protegge gli immigrati e condanna i cittadini comuni, il vero fine delle proteste e della repressione viste in Albione era l’entrata in uso di una tirannia biopolitica totale, di fatto già iniziata con un regime in cui cittadini vengono spediti in carcere per avere semplicemente retwittato delle parole.
Una petizione per abrogare l’Online Safety Act ha superato le 400.000 firme in soli cinque giorni dalla loro entrata in vigore. I critici sostengono che la legge limiti l’accesso ai contenuti legali e leda la privacy digitale, sebbene il governo britannico abbia insistito sul fatto che le misure siano necessarie per proteggere i minori.
L’Online Safety Act, adottato nel 2023, conferisce all’ente regolatore delle comunicazioni Ofcom ampi poteri per supervisionare i contenuti generati dagli utenti, imporre la moderazione e imporre controlli sull’età sulle piattaforme a cui potrebbero accedere i bambini.
La scorsa settimana è entrata in vigore una disposizione fondamentale che impone ai siti web pornografici di introdurre la verifica dell’età basata sull’identità. La stessa regola si applica ai motori di ricerca, alle piattaforme social e ad altri servizi considerati ad alto rischio. Xbox ha già iniziato a implementare i controlli, la cui piena applicazione è prevista per il 2026.
Il leader del partito riformista britannico, Nigel Farage, ha definito le norme «una soppressione della vera libertà di parola», mentre la sua collaboratrice Zia Yusuf ha criticato la legge definendola «un’eccessiva estensione» che «fa precipitare il Paese in uno stato distopico al limite». Altri sostengono che le misure limiteranno i contenuti sulla base di vaghe valutazioni del rischio e istituiranno un regime di censura con il pretesto della tutela dei minori.
Il Segretario alla Tecnologia, Peter Kyle, ha risposto accusando Farage di schierarsi dalla parte di predatori sessuali come il defunto Jimmy Savile. Farage ha definito l’affermazione «assolutamente disgustosa» e ha chiesto scuse pubbliche.
L’utilizzo delle VPN nel Regno Unito è aumentato vertiginosamente dall’entrata in vigore della legge, con Proton VPN che ha registrato un aumento del 1.800% delle iscrizioni. Le autorità avvertono che le piattaforme che promuovono l’uso delle VPN per aggirare le norme di sicurezza potrebbero essere sanzionate.
Sebbene la maggior parte delle disposizioni sia appena entrata in vigore, l’Online Safety Act è già stato utilizzato in tribunale. Un uomo è stato incarcerato per cyber-flashing, in base a un nuovo reato introdotto dalla legge. Altri sono stati perseguiti per aver pubblicato contenuti falsi o dannosi sui social media, sollevando ulteriori preoccupazioni circa l’impatto sulla libertà di espressione.
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Immagine screenshot da Twitter
Animali
I migranti di Ceuta picchiano a morte un cucciolo di delfino: la mente progressista in cortocircuito
🇪🇸 Spanish men intervened to rescue a baby dolphin from Moroccan migrants in Ceuta.
Follow: @europa pic.twitter.com/ovaBcKqCEz — Europa.com (@europa) September 3, 2026
The illegal migrants in Ceuta pulled a baby dolphin out of the sea today and clubbed it to death for fear fun.
Get them out of Europe immediately pic.twitter.com/4ERzMgH8kC — Visegrád 24 (@visegrad24) September 3, 2026
🇪🇸 Migrants in Ceuta filmed dragging a baby dolphin from the sea
A disturbing video recorded at El Trampolín beach in Ceuta shows a group of migrants taking a baby dolphin out of the water and carrying it along the beach.pic.twitter.com/v7zhuUxv09 — NewsForce (@Newsforce) September 3, 2026
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Immigrazione
Gran Bretagna, carcerati bianchi costretti a convertirsi da bande musulmane
Le carceri britanniche stanno diventando un terreno favorevole al reclutamento di bande islamiche, con detenuti bianchi che si convertono sotto minaccia di violenza, mentre il sistema libera in anticipo i terroristi, tiene i manifestanti in cella più a lungo dei pedofili e destina centinaia di milioni all’ospitalità di detenuti stranieri. Lo riporta Modernity News.
Nuovi dati del ministero della Giustizia britannico hanno messo in luce una realtà dura all’interno delle prigioni di Inghilterra e Galles. Un musulmano su cinque in carcere è bianco, quasi quattro volte la quota del 5,8% osservata nella popolazione generale. Il numero di detenuti musulmani bianchi è passato da 2.767 nel 2022 a 3.218 alla fine di giugno 2025, con un incremento del 16%.
Nel complesso, i detenuti musulmani sono cresciuti del 14% nello stesso arco di tempo, da 14.037 a 16.051, arrivando a rappresentare circa il 18% della popolazione carceraria, sebbene i musulmani siano solo il 6,5% della popolazione del Paese. Il ministro della Giustizia ombra Nick Timothy ha presentato i dati e le conseguenze che ne derivano. «La percentuale di musulmani bianchi nelle nostre carceri è talmente superiore a quella della popolazione generale da sollevare seri interrogativi», ha affermato.
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«Sappiamo che gli esperti hanno ripetutamente messo in guardia contro le conversioni forzate che avvengono dietro le sbarre, perpetrate da bande islamiche. Dobbiamo essere onesti e ammettere che qualcosa non va: il Partito Laburista deve indagare con urgenza ed estirpare le conversioni forzate nelle carceri», ha esortato il ministro.
I consulenti governativi registrano questo schema da anni. Jonathan Hall KC, revisore indipendente della legislazione antiterrorismo, ha descritto i terroristi islamici come «autoproclamati emiri» che controllano i prigionieri attraverso «leadership e reclutamento». Ciò comprendeva il prendere di mira «detenuti vulnerabili o soli, utilizzando la guida, la condivisione di cibo o doni materiali» e la «conversione supportata da violenza implicita o esplicita».
Usman Khan, l’attentatore di London Bridge, mentre era detenuto, spingeva i prigionieri ad assumere nomi musulmani e a indossare abiti musulmani, cercando al contempo di convertire altri.
Ian Acheson, che ha studiato l’estremismo islamico nelle carceri, ha dichiarato che le conversioni avvengono spesso «come risposta pragmatica a chi controlla il potere e lo spazio nelle nostre prigioni». Soprattutto negli istituti di massima sicurezza, la sicurezza è un bene prezioso e un gran numero di giovani violenti cerca un senso di appartenenza. «Quindi, in questo caso, l’Islam assume caratteristiche tipiche delle bande criminali».
Un’indagine commissionata dal governo nel 2023 e condotta da Colin Bloom ha accertato che le gang imponevano ai nuovi arrivati di convertirsi all’Islam, pena gravi conseguenze. «Non dichiararsi musulmano significava che, nella migliore delle ipotesi, al nuovo detenuto veniva negata la ‘protezione’ da parte della gang musulmana dominante in quel braccio del carcere, o, nella peggiore, veniva sottoposto a violenze e intimidazioni da parte della stessa gang».
Un avvocato che visita di frequente i penitenziari di massima sicurezza ha riferito che il processo inizia quasi subito. «È qualcosa che accade poche ore dopo il loro arrivo in un braccio del carcere. Appena giungono in prigione, vengono inseriti nella gerarchia delle gang. In alcuni casi ci sono interi piani dominati da gang musulmane».
Alcune conversioni sono opportunistiche: «musulmani di convenienza» che cercano più tempo per la preghiera o cibo halal migliore. Altre sono forzate. I Corani lasciati sui letti veicolano un messaggio chiaro. Il ministero della Giustizia ribadisce di non tollerare intimidazioni o coercizioni basate sulla religione e sostiene che le carceri intervengono tempestivamente. Eppure i numeri continuano a salire, e ora ci sono 140 cappellani musulmani rispetto agli 87 della Chiesa d’Inghilterra.
Si tratta dello stesso sistema carcerario che continua a ospitare migliaia di detenuti stranieri a un costo enorme per il contribuente britannico. Le cifre indicano 10.487 criminali stranieri che costano 629 milioni di sterline (135 milioni di euro) all’anno: una somma che potrebbe finanziare 16.500 agenti di polizia o 15.000 infermieri del Servizio Sanitario Nazionale (NHS). L’Albania è in cima alla lista, seguita da Irlanda e Polonia. Le espulsioni procedono lentamente, ostacolate da documenti mancanti, Paesi di origine non collaborativi e rivendicazioni ai sensi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
Vanessa Frake, consulente per le carceri di Reform UK, ha definito il conto «sbalorditivo». Ha sottolineato la lunga procedura: passaporti scartati, lentezza nella corrispondenza diplomatica, rifiuti da parte dei Paesi di origine e richieste di tutela della vita familiare ai sensi dell’articolo 8. Persino l’accordo per il rimpatrio di 200 detenuti albanesi prevedeva condizioni e pagamenti giornalieri all’Albania inferiori a quelli che il Regno Unito versa per mantenerli.
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Mentre i criminali stranieri e le reti islamiste si infiltrano nel sistema, le autorità hanno mostrato una diversa urgenza quando si tratta di concedere la libertà anticipata. Zahid Iqbal, condannato nel 2013 per aver pianificato un attentato dinamitardo contro una base dell’esercito utilizzando un manuale di Al-Qaeda, ha ottenuto la libertà vigilata con tre anni di anticipo, nonostante precedenti violazioni delle condizioni di libertà vigilata e avvertimenti da parte dei responsabili del carcere e delle autorità comunitarie.
Colin Sutton, consulente per la criminalità di Reform UK, ha definito la decisione «sconcertante». «Non si trattava di un tizio che tramava qualcosa nella sua camera da letto. Si trattava di qualcuno che organizzava addestramenti. Aveva legami con al-Qaeda. Era un vero terrorista.» I più ampi programmi di rilascio anticipato del Partito Laburista hanno accelerato lo svuotamento delle celle per gestire il sovraffollamento. Migliaia di detenuti, compresi quelli condannati per reati violenti, sono stati rilasciati prima di quanto consentito dalle precedenti normative.
Anche dopo le pause parziali e le esclusioni per alcuni reati sessuali, la direzione intrapresa rimane chiara: la gestione della capienza delle carceri ha la priorità sulla costante tutela della sicurezza pubblica, scrive Modernity News. Si confronti questo con il trattamento riservato ai cittadini britannici che protestano contro le conseguenze dell’immigrazione di massa o che esprimono la propria opinione online.
Lucy Connolly, già incarcerata per un singolo post su X dopo gli attentati di Southport, ha rischiato di essere nuovamente incarcerata per aver ripubblicato un commento satirico su Donald Trump e Keir Starmer. Gli agenti della libertà vigilata hanno considerato la battuta come «incitamento alla violenza» in seguito a una denuncia anonima.
Nell’Essex, sono scoppiate proteste fuori da un hotel che ospitava il migrante etiope Hadush Kebatu, dopo che quest’ultimo aveva aggredito sessualmente una ragazza di 14 anni e una donna. Kebatu è stato condannato a 12 mesi di carcere.
I manifestanti britannici coinvolti nei disordini successivi hanno ricevuto pene detentive ben più severe. Charlie Land è stato condannato a 32 mesi. Jonathan Glover a 30 mesi.
Lee Gower, un padre di famiglia del posto e allenatore di football giovanile, ha ricevuto una condanna a due anni e nove mesi. Altri residenti locali hanno ricevuto condanne da 22 a 33 mesi. Le pene detentive complessive per molti di loro hanno superato i 17 anni, un periodo più lungo di quello inflitto all’autore dei disordini. I giudici hanno sottolineato che la violenza contro la polizia è inaccettabile. Eppure la disparità di pena è innegabile.
«Gli abitanti del luogo che reagiscono a un’aggressione sessuale su un minore da parte di un uomo arrivato con una piccola imbarcazione trascorrono più tempo in casa rispetto all’uomo che ha commesso l’aggressione» conclude Modernity News.
Il carcere costituisce un terreno fertile per la radicalizzazione islamica a causa dell’isolamento, della crisi identitaria e del bisogno di protezione e appartenenza. Molti detenuti, soprattutto quelli con lunghe condanne o origini di emarginazione, vivono una «crisi della presenza» che li rende recettivi alle narrative estremiste. Il processo si articola in fasi successive.
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Nella pre-radicalizzazione fattori di rabbia, frustrazione e ricerca di senso predispongono l’individuo. Nell’identificazione egli cambia abitudini visibili, intensifica le preghiere, si fa crescere la barba e frequenta nuovi compagni allontanandosi dai precedenti riferimenti. Segue l’indottrinamento, in cui detenuti carismatici o autoproclamati imam approfondiscono interpretazioni salafite-jihadiste che presentano l’Occidente come nemico e legittimano la violenza.
L’ultima fase è la jihadizzazione, con l’accettazione dell’azione violenta anche dopo la scarcerazione.
In Francia il carcere è da anni considerato un incubatore della radicalizzazione islamista. Al 1° maggio 2025 risultavano detenuti 754 individui segnalati per radicalizzazione: 351 condannati o indagati per terrorismo islamista (detti TIS) e 403 detenuti di diritto comune che si sono radicalizzati in cella (detti DCSR, detenuti sospettati di radicalizzazione).
Oltre la metà del totale, quindi, ha compiuto il percorso ideologico dietro le sbarre. Il processo segue dinamiche analoghe a quelle osservate in Italia: isolamento, crisi identitaria, ricerca di protezione e di un nuovo status. Reclutatori carismatici, spesso ex criminali diventati autoproclamati imam, individuano i più fragili e li avvicinano prima con la solidarietà, poi con un’interpretazione salafita-jihadista che giustifica la violenza contro la società considerata infedele.
La Francia ha risposto con un dispositivo specifico: i Quartiers d’évaluation de la radicalisation (QER), dove per quindici settimane un’équipe pluridisciplinare osserva il detenuto, seguito dai Quartiers de prise en charge spécifique (QPCR) o dall’isolamento. Nonostante il sovraffollamento cronico, il tasso di recidiva terroristica dopo la scarcerazione resta bassissimo. Casi come Mehdi Nemmouche, radicalizzato in carcere prima di unirsi all’ISIS, o Chérif Chekatt, mostrano però che il rischio non è eliminato. Ogni anno decine di TIS escono e i profili più recenti sono considerati più pericolosi perché legati a fatti violenti o progetti di attentato.
Nelle carceri italiane i musulmani rappresentano circa il 16% della popolazione detenuta e ogni anno si registrano decine di conversioni. Il sovraffollamento e la scarsità di personale facilitano il proselitismo tra i reclusi.
Casi come quello di Anis Amri, radicalizzato in istituti siciliani prima dell’attentato di Berlino, illustrano quanto concreto sia il fenomeno: il tunisino, sbarcato a Lampedusa nel 2011, si finse minore e poi finito in carcere divenne jihadista. Attuò la strage dei mercatini di Natale di Berlino del 2016.
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Immagine generata artificialmente
Immigrazione
Ceuta in subbuglio: può la carità cristiana ignorare il bene comune?
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Un’operazione politica dietro la tragedia umana
All’interno dello stesso episcopato spagnolo, diverse voci hanno riconosciuto che gli eventi non potevano essere ridotti a una semplice emergenza umanitaria. L’arcivescovo Luis Argüello di Valladolid, presidente della Conferenza episcopale spagnola, ha usato termini insoliti nel discorso ecclesiastico contemporaneo: «L’invasione di Ceuta è una prova» e «la demografia è un’arma». Ha così denunciato l’uso di intere popolazioni come mezzo per esercitare pressione tra gli Stati; dietro le immagini di sofferenza si cela un’operazione politica in cui gli stessi migranti sono al contempo strumenti e prime vittime. Il bilancio umano tra i migranti a Ceuta è effettivamente pesante: sono stati ufficialmente registrati almeno 97 decessi. L’arcivescovo Ramón Valdivia, amministratore apostolico di Cadice e Ceuta, ha parlato anche di una «crisi politica internazionale» aggravata da una «tragedia umana». In una lettera pubblicata l’8 agosto, ha descritto senza mezzi termini la situazione in cui versano gli abitanti e la rabbia alimentata dalla «mancanza di protezione» che le autorità avrebbero dovuto impedire. Ha inoltre menzionato i giovani marocchini attirati da «promesse maligne», i bambini abbandonati diventati «carne da cannone per i predatori» e gli adulti che hanno approfittato del caos per sfuggire alla giustizia nel proprio Paese. Il vescovo Valdivia ha tuttavia difeso l’operato delle parrocchie, della Caritas e del Centro San Antonio, che si sono mobilitati fin dalle prime ore per distribuire acqua e cibo. Ha inoltre richiesto che in tutte le parrocchie della diocesi venga organizzata una veglia di preghiera per «la pace, la stabilità e la giustizia a Ceuta».Sostieni Renovatio 21
Carità senza prudenza?
Altri interventi si sono concentrati maggiormente sull’accoglienza dei rifugiati, talvolta al punto da sembrare che ignorassero le cause del disastro e la sofferenza della popolazione locale. Padre Ángel García, fondatore dell’associazione Mensajeros de la Paz, ha visitato il centro di accoglienza temporaneo per migranti. Parlando alle telecamere dell’emittente televisiva LaSexta, ha descritto i migranti in attesa di entrare come «santi» perché mantenevano la calma e non organizzavano rivolte. Questa descrizione riassume una tendenza terzomondista diffusa nel discorso della Chiesa da oltre sessant’anni: lo straniero, per il semplice fatto di essere un migrante, diventa una figura quasi sacra, mentre qualsiasi preoccupazione per la sicurezza degli abitanti o per il controllo delle frontiere tende a essere dipinta come mancanza di compassione. Il direttore del Dipartimento Migrazione della Conferenza Episcopale Spagnola, Fernando Redondo Pavón, ha anch’egli chiesto che i migranti non vengano «criminalizzati» né che si generi in loro timore. Ha difeso la regolarizzazione straordinaria recentemente approvata dal governo di Pedro Sánchez, definendola «molto positiva e necessaria», pur negando che abbia avuto alcun effetto deterrente. L’arcivescovo José Rodríguez Carballo di Mérida-Badajoz ha condannato le mafie e ribadito il diritto dei governi di gestire i flussi migratori nell’interesse comune, ma il suo intervento si è concentrato soprattutto sulla denuncia dello sfruttamento politico della crisi: «sarebbe un peccato gravissimo manipolare e approfittarsi dei poveri». Questo principio deve essere applicato a tutti coloro che sfruttano queste popolazioni, compresi gli Stati che aprono o chiudono le frontiere in base ai propri interessi diplomatici, le organizzazioni che perpetuano l’illusione di un facile passaggio verso l’Europa e i leader politici che si rifiutano di considerare le conseguenze delle loro scelte sulle popolazioni locali.Aiuta Renovatio 21
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Per accogliere «per quanto possibile»
Anche il catechismo pubblicato sotto Giovanni Paolo II riconosce questa distinzione, sebbene il suo insegnamento rifletta già un cambiamento. Per secoli non è esistito un «diritto di migrare» indipendente da circostanze specifiche, come le esigenze del paese ospitante, la guerra, la persecuzione o la carestia. Il catechismo numero 2241, tuttavia, continua a esortare le nazioni prospere ad accogliere gli stranieri “per quanto possibile”, ma afferma anche il diritto delle autorità politiche di regolamentare l’immigrazione «per il bene comune affidato alle loro cure». Infine, ricorda agli immigrati il loro dovere di rispettare il patrimonio materiale e spirituale del paese ospitante, le sue leggi e le sue responsabilità civiche. Tuttavia, come ha dimostrato Laurent Dandrieu in Chiesa e immigrazione: il grande disagio (2), il discorso della Chiesa ha gradualmente sconvolto questo equilibrio. Per diversi decenni, gli interessi del migrante hanno teso a diventare l’unico criterio morale, mentre i diritti delle nazioni europee, la loro identità, la loro sicurezza e la loro continuità storica sono stati relegati in secondo piano. La carità è così separata dalla prudenza, dalla giustizia e dal bene comune, al punto da rendere l’accoglienza dei migranti un imperativo quasi assoluto. A Ceuta, gli eventi ci hanno brutalmente ricordato questi limiti: una città di 80.000 abitanti non può assorbire decine di migliaia di persone in poche ore senza che l’ordine pubblico, le strutture di supporto e la vita quotidiana vengano sconvolti in modo spettacolare. Pertanto, contrapporre la compassione per i migranti alla protezione dei residenti è un falso dilemma; la vera carità aiuta le persone in pericolo, ma cerca anche le cause del loro esodo, combatte chi le sfrutta, protegge le comunità minacciate e rispetta le esigenze del bene comune. Ricordando che «la carità richiede una gerarchia», padre Molina non ha limitato la carità cristiana, bensì le ha restituito l’ordine, la prudenza e il realismo che l’emotività dei media troppo spesso le sottrae. NOTE 1) Theologica, IIa-IIae, q. 26 e q. 31 2) Laurent Dandrieu, Église et immigration : le grand malaise. Le pape et le suicide de la civilisation européenne, Parigi, Presses de la Renaissance, 2017. Articolo previamente apparso su FSSPX.NewsIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
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