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Stragi

Disco-inferno: strage di Capodanno nella prestigiosa stazione sciistica svizzera – video

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Le Constellation, un noto locale notturno nella stazione sciistica del comune di Crans-Montana, nel Canton Vallese, è stato devastato da un’esplosione poco dopo l’arrivo del nuovo anno, causando la morte di decine di persone e il ferimento di molte altre, secondo quanto riferito dalla polizia svizzera.

 

La polizia non ha reso noti numeri precisi poiché le famiglie devono ancora essere informate, ma fino a 40 persone sarebbero decedute e molte altre ferite, alcune in modo grave, stando a quanto riportato dalla stampa locale.

 

Gli ospedali della zona sarebbero sovraccarichi a causa delle vittime con ustioni, secondo la testata Le Nouvelliste.

 

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«C’è stata un’esplosione di origine sconosciuta», ha dichiarato all’AFP Gaetan Lathion, portavoce della polizia locale.

 

I servizi di emergenza sono intervenuti poco dopo mezzanotte a seguito di segnalazioni di una potente esplosione e di un incendio in un bar e lounge frequentato dai turisti o nelle sue vicinanze.

 

Video girati da testimoni e diffusi sui social media mostrano fiamme che avvolgono parte della struttura e dense colonne di fumo che si innalzano nel cielo notturno. Crans-Montana, situata nel Canton Vallese, nella Svizzera sud-occidentale, è una delle località alpine più rinomate del Paese. Le autorità hanno isolato la zona interessata mentre le squadre forensi esaminano il sito.

 


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In vari ora puntano il dito contro la sicurezza del locale, che non avrebbe avuto un numero adeguato di uscite di sicurezza e nemmeno il soffitto ignifugo. Il locale era situato in un piano interrato ed era arredato con mobili in legno.

 

Gli inquirenti hanno spiegato che l’incendio si è propagato con estrema rapidità quando il calore intenso ha provocato l’accensione quasi simultanea di tutti i materiali presenti nello spazio chiuso, riducendo drasticamente le possibilità di fuga per le persone intrappolate.

 

Secondo i testimoni, le fiamme sarebbero divampate dopo che una cameriera, con in mano una candela accesa mentre serviva champagne, ha accidentalmente incendiato del materiale sul soffitto sopra il bar affollato, poco dopo l’1:30 della notte di San Silvestro.

 

Da allora, i superstiti hanno raccontato scene drammatiche all’interno del locale, con persone ustionate e soffocate dal fumo. Un testimone di nome Gianni ha riferito al giornale svizzero 20 Minuten che le vittime presentavano gravi bruciature, con i volti «completamente sfigurati» e i capelli incinerati. Ha aggiunto che molte erano annerite dalle fiamme, con gli abiti fusi sulla pelle.

 

 

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Le foto degli interni del club mostrano quella che appare come una pannellatura fonoassorbente in schiuma applicata al soffitto, oltre a un abbondante uso di legno nell’arredamento del bar e delle scale. In passato, la discoteca aveva ottenuto un voto di sicurezza di soli 6,5 su 10 su una piattaforma di recensioni online, un aspetto che ora suscita particolare interesse mentre gli investigatori verificano le ragioni della propagazione così fulminea dell’incendio.

 

Una sedicenne milanese è ricoverata in coma all’ospedale di Zurigo in seguito all’incendio divampato la notte di Capodanno a Crans-Montana. La notizia è stata resa nota dall’agenzia ANSA nel pomeriggio. La giovane si trovava nel locale insieme a due amici coetanei, anch’essi di Milano. Uno dei due, sottoposto ai primi soccorsi, è in trasferimento in elicottero verso l’ospedale Niguarda di Milano con gravi ustioni a una mano e alla testa. Il terzo amico si è invece salvato in quanto era stato respinto all’ingresso del bar Le Constellation, dove si è verificata l’esplosione, e ha quindi assistito alla scena dall’esterno.

 

Altri giovani italiani coinvolti nel tragico incidente sono attesi nelle prossime ore all’ospedale Niguarda di Milano. Secondo le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani, si contano tra i 12 e i 15 feriti italiani nella strage, oltre a 16 dispersi. Complessivamente, le autorità svizzere riferiscono al momento una quarantina di vittime e circa 115 feriti, «molti dei quali gravi». Sul posto è intervenuta dalla mattinata una squadra di operatori sanitari provenienti dalla Valle d’Aosta. Lo scenario è risultato critico fin dalle prime luci dell’alba, ma la macchina dei soccorsi svizzera si è rivelata efficiente.

 

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Sul luogo della tragedia sono stati mobilitati ingenti mezzi e personale: 10 elicotteri, 40 ambulanze e 150 soccorritori hanno operato nel territorio di Crans-Montana, come riportato da Sky News. La maggior parte dei feriti ha subito gravi ustioni ed è stata trasferita all’ospedale del Vallese, dove il reparto di terapia intensiva ha raggiunto la saturazione.

 

A Crans-Montana sono giunti soccorsi immediati dall’Italia, con l’intervento di vari operatori sanitari dalla Valle d’Aosta. L’elicottero della Protezione civile valdostana ha raggiunto la Svizzera nelle prime ore del mattino, trasportando personale specializzato per coadiuvare i colleghi svizzeri nelle attività di soccorso e assistenza ai numerosi feriti nella stazione sciistica vallesana.

 

La celebre stazione sciistica vallesana è stata trasformata in un’area sotto stretto controllo, con blocchi di polizia ovunque.

 

 

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Stragi

Migliaia e migliaia a Londra per protestare contro il genocidio di Gaza

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Sabato migliaia di persone sono scese in piazza a Londra chiedendo al governo britannico di interrompere la fornitura di armi a Israele e di boicottare gli scambi commerciali, a causa di quello che i manifestanti hanno definito tre anni di «genocidio» contro i palestinesi di Gaza.   Israele ha avviato la sua campagna militare a Gaza tre anni fa in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, in cui circa 1.200 israeliani sono stati uccisi e 250 presi in ostaggio. Le Nazioni Unite stimano che circa 1,98 milioni di persone, ovvero il 90% della popolazione di Gaza, siano state sfollate a causa delle operazioni militari da allora, mentre gran parte delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie dell’enclave è stata danneggiata o distrutta.   I filmati girati nel centro di Londra mostrano folle di manifestanti radunati lungo il Victoria Embankment: molti indossavano kefiah, sventolavano bandiere palestinesi e mostravano cartelli con scritte come «Basta al genocidio», «Palestina libera», «Disarmare Israele, salvare vite umane» e «Rendiamo di nuovo grande l’empatia», mentre marciavano verso il Parlamento.   Tra i partecipanti sembrava esserci anche una coppia di sposi.  

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La Gran Bretagna ha già imposto alcune restrizioni all’esportazione di armi verso Israele, tra cui la sospensione delle licenze per le attrezzature che potrebbero essere utilizzate dalle forze israeliane a Gaza. Londra ha inoltre adottato misure per limitare gli scambi commerciali con gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi. Londra ha dichiarato che rifiuterà le richieste di licenza di esportazione per le merci che potrebbero contribuire materialmente all’occupazione, mentre altre restrizioni commerciali prendono di mira le attività legate agli insediamenti.   I manifestanti considerano tali misure come passi limitati, insufficienti a produrre un cambiamento significativo per i palestinesi. Ismail Patel, a capo del gruppo di attivisti britannico Friends of Al-Aqsa (FOA), ha criticato le restrizioni perché prendono di mira il commercio legato agli insediamenti israeliani anziché intraprendere azioni più ampie sulle esportazioni di armi e sugli scambi commerciali con Israele, accusando il governo britannico di adottare una posizione «di facciata» invece di un’azione concreta per proteggere i diritti dei palestinesi.   I parlamentari britannici hanno votato per mettere al bando Palestine Action, un gruppo di azione diretta fondato nel 2020 che prende di mira le aziende legate all’industria bellica israeliana, in particolare Elbit Systems, come organizzazione terroristica, equiparandola in pratica ad al-Qaeda e all’ISIS e rendendo reato sostenerla o farne parte. La decisione è arrivata dopo che due suoi attivisti erano entrati in una base aerea della RAF, spruzzando vernice nei motori di due aerei da trasporto Voyager e danneggiandoli con piedi di porco.   L’Alta Corte ha respinto la richiesta del gruppo di sospendere il provvedimento in attesa del ricorso, quindi il divieto è entrato in vigore a mezzanotte. Chi viola il divieto rischia fino a 14 anni di carcere. Il provvedimento ha suscitato forti critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International, che hanno parlato di un rischio per la libertà di espressione e di riunione.  

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Geopolitica

Il ministro israeliano Smotrich appoggia il genocidio dei palestinesi dinanzi alle telecamere

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Nel corso di un evento filmato il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha affermato che la «pulizia radicale» che Israele sta conducendo nel Libano meridionale è «senza precedenti». Smotrich ha sottolineato che «non si torna indietro» e che il mondo non fermerà Israele.

 

«La pulizia radicale, sia in superficie che nel sottosuolo, che stiamo effettuando ora nel Libano meridionale, nelle sue profondità, non ha precedenti».

 

«Questa è una purificazione totale senza precedenti, sia sopra che sotto terra. Non hanno nessun posto dove tornare! E comunque, il mondo non ci fermerà!» ha esclamato il ministro sionista.

 


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Queste dichiarazioni hanno riacceso il dibattito sulla campagna militare israeliana e sulla sorte dei civili sfollati dal Libano meridionale.

 

Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich cinque mesi fa aveva dichiarato che l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania procede con il pieno appoggio degli Stati Uniti.

 

Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich promuove la conquista della Striscia di Gaza. Nel maggio 2025 Smotrich è intervenuto su Canale 12 TV dichiarando che Israele occuperà completamente la Striscia di Gaza, dicendo praticamente agli israeliani che dovrebbero dimenticare gli ostaggi rimasti nelle mani di Hamas.

 

Oramai tutti riconoscono che si tratta del governo più estremista della Storia di Israele, sostenuto da sionisti religiosi e secolaristi, con tinte messianiche che interesserebbero lo stesso Netanyahu. Sullo sfondo, sempre più distintamente, l’idea del «Grande Israele», dove lo Stato degli ebrei si estende in tutta la regione.

 

Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich aveva citato il concetto dell’inesistenza dei palestinesi in un servizio commemorativo per un attivista del Likud a Parigi. Parlando da un podio decorato con una mappa di Israele che includeva la Giordania, aveva affermato che il popolo palestinese «non esisteva».

 

Come riportato da Renovatio 21 ad agosto 2024, Smotrich ha espresso il suo sostegno al blocco degli aiuti a Gaza, affermando che «nessuno ci permetterà di far morire di fame due milioni di civili, anche se ciò potrebbe essere giustificato e morale, finché i nostri ostaggi non saranno restituiti».

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Alla fine di febbraio 2024, il ministro sionista aveva affermato che lo Stato di Israele avrebbe dovuto «spazzare via» il villaggio palestinese di Huwwara, dopo che era stato oggetto di una violenta aggressione da parte dei coloni israeliani. Mesi prima lo Smotrich aveva legalizzato 5 nuovi insediamenti di coloni ebraici. A inizio dell’anno passato aveva dichiarato che cacciare il 90% degli abitanti di Gaza «non costa nulla».

 

Smotrich, assieme ad altri partiti sionisti, aveva annunciato di essere pronto a lasciare il governo (facendolo quindi cadere) qualora Netanyahu accettasse la tregua con Hamas proposta dapprima dal presidente americano Biden.

 

Come riportato da Renovatio 21, a inizio anno lo Smotrich aveva chiesto apertis verbis l’annessione del Libano meridionale.

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Stragi

Sparatorie massive consecutive in Sudafrica: 27 morti

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Almeno 27 persone sono state uccise e 26 ferite in due sparatorie di massa in Sudafrica a poche ore di distanza, scatenando una vasta caccia all’uomo da parte della polizia.   L’attacco più grave è avvenuto sabato sera in un bar di Wedela, a Sud-Ovest di Johannesburg: otto uomini armati, presumibilmente con fucili AK-47 e pistole, hanno aperto il fuoco sugli avventori, uccidendo 17 persone e ferendone 15.   Secondo il Servizio di Polizia sudafricano (SAPS), alcune persone bevevano sia dentro sia fuori dal locale quando gli aggressori sono arrivati intorno alle 21:30 ora locale. Hanno sparato prima a chi stava all’esterno, poi sono entrati e hanno continuato. I sospetti avrebbero perquisito alcuni avventori e rubato i cellulari prima di fuggire su due veicoli non identificati. Altri due mezzi sono stati dati alle fiamme.   Tredici uomini e quattro donne sono stati dichiarati morti sul posto; i feriti sono stati portati in ospedale. Un filmato online sembra mostrare l’inizio della sparatoria: le persone tacciono a metà di una canzone, poi urlano al suono degli spari.  
La polizia ha mobilitato investigatori e unità specializzate. Non risultano arresti e il movente resta sconosciuto.   Poche ore dopo un’altra sparatoria di massa ha colpito un locale di intrattenimento a Lwandle, vicino a Città del Capo, a circa 1.000 km di distanza. Uomini armati sono entrati intorno alle 2:00 di domenica e hanno aperto il fuoco. Cinque persone sono morte sul posto e altre cinque in ospedale; undici sono rimaste ferite. È partita la caccia agli attentatori.   Le stragi si inseriscono nella lunga lotta del Sudafrica contro la criminalità violenta e gli omicidi con armi da fuoco. Il Paese ha uno dei tassi di omicidio più alti al mondo e tra i più elevati in Africa. I massacri sono avvenuti pochi giorni dopo un’altra sparatoria nella provincia di KwaZulu-Natal, vicino a Durban, dove uomini armati hanno fatto irruzione in una festa privata uccidendo 11 persone, tra cui una donna incinta.   All’inizio di quest’anno il presidente Cyril Ramaphosa ha definito la criminalità organizzata la «minaccia più immediata» per il Paese. A marzo ha autorizzato il dispiegamento di oltre 2.000 soldati a supporto delle forze dell’ordine nelle zone più colpite in cinque province: Eastern Cape, Free State, Gauteng, North West e Western Cape.   Nonostante gli sforzi, la violenza resta alta. Le ultime statistiche trimestrali della polizia indicano 5.427 omicidi da aprile a giugno. Il dato è in lieve calo rispetto ai 5.770 dello stesso periodo dell’anno scorso, ma equivale a quasi 60 omicidi al giorno.   Domenica Ramaphosa ha condannato le sparatorie, affermando che «non si può andare avanti così» e promettendo che le forze di sicurezza «faranno tutto il possibile» per contrastare la violenza, dicendo che le autorità useranno la tecnologia per rintracciare gli aggressori, ma ha sottolineato la necessità di un’azione più ampia per impedire che qualcuno «prendere semplicemente le armi e iniziare a sparare a caso».

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Immagine di Timothyallen60 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International   
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