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Mons. Viganò: considerazioni a proposito dell’attuale situazione politica in Italia

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Renovatio 21 pubblica questo scritto di Monsignor Carlo Maria Viganò. Le opinioni degli scritti pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

 

CONSIDERAZIONI

a proposito dell’attuale situazione politica in Italia

 

 

Il nuovo quadro politico che emerge dalle recenti Elezioni conferma quel comune sentire dell’elettorato che alcuni avevano saputo cogliere con anticipo.

 

Dopo due anni di inquietanti violazioni dei diritti più elementari, e dopo due governi che hanno dimostrato di obbedire agli ordini di entità sovranazionali contro gli interessi dell’Italia e degli Italiani, il voto che ha portato al governo il cosiddetto Centrodestra guidato da Fratelli d’Italia ha inequivocabilmente espresso una precisa linea politica, che va ben oltre le modeste proposte del programma dei partiti della coalizione. 

 

Ciò è evidente anzitutto dal fatto che all’interno di questa alleanza vi sia stata una redistribuzione del consenso a favore di quel partito che è stato ritenuto istintivamente meritevole del voto in quanto unico partito di opposizione. Un’opposizione molto moderata, ma pur sempre un’opposizione, più nella percezione del cittadino medio che nella realtà. 

 

I cosiddetti partiti «antisistema», parcellizzati e convinti di poter superare lo sbarramento del 3% e poter così sedere in Parlamento, contano in totale circa un milione di votanti. Ciò è dovuto sia alla decisione non casuale del Governo dimissionario di convocare i Comizi elettorali in piena estate; sia alla scarsissima visibilità loro accordata dai media mainstream; sia alla scarsa presa del loro programma, la cui credibilità e realizzabilità è sembrata poco convinta e destinata quindi alla dispersione del voto. 

 

Un altro convitato di pietra è il partito astensionista, che si attesta intorno al 36%, ma che vede al proprio interno differenti e opposte motivazioni difficilmente riconducibili a un generico «dissenso».

 

È quindi del tutto fuori luogo, a mio avviso, voler connotare politicamente l’astensione, attribuendosene la rappresentatività in fantomatici partiti del non-voto, proprio perché la scelta di non recarsi alle urne implica anche la scelta di non avere alcuna rappresentanza politica.

 

Di sicuro buona parte degli astenuti esprime la volontà di non accettare di prender parte a una partita, per così dire, in cui le regole sono decise da altri. Ma a questi vanno sommati anche coloro che non votano per banale disinteresse, o più semplicemente – e mi pare questo il caso della maggioranza – perché sono disgustati da una classe politica che si è rivelata indegna e corrotta oltre ogni dire.

 

In questo Fratelli d’Italia si è in parte salvato perché ha avuto la cautela di rimanere all’opposizione, spesso inerte o complice, ma almeno ufficialmente fuori dal governo Draghi. 

 

Non si è invece salvato il Partito Democratico, emblema di quella sinistra radical chic mai abbastanza esecrata, e che ha sostituito la lotta di classe contro il padronato con la lotta tra poveri alimentata dall’élite globalista.

 

I Dem italiani hanno unito il peggio del collettivismo comunista con il peggio del liberalismo consumista, in nome di un’agenda che privilegia la lobby dell’alta finanza usando emergenze pandemiche, energetiche e belliche col solo scopo di distruggere il tessuto sociale tradizionale.

 

Non che gli altri partiti presenti assieme al PD nell’ultimo governo fossero migliori: la batosta subita alle Elezioni da Lega, Forza Italia e altri partiti minori è direttamente proporzionale al tradimento del loro elettorato. E se l’inconsistenza assoluta di Di Maio è stata definitivamente sancita dalla mancata rielezione, è chiaro che Conte ha potuto beneficiare dell’incentivo del reddito di cittadinanza (…)

 

Molti dei voti persi dal PD si sono riversati in Fratelli d’Italia, e ciò conferma ulteriormente le aspettative di chi ha scelto la Destra di Giorgia Meloni non per quello che è, ma per quello che può essere; non per quello che ha detto di fare, ma per quello che tutti si aspettano effettivamente faccia.

 

Una Meloni che difenda quei sani principi di base della convivenza civile, pallidamente ispirati alla Dottrina Sociale della Chiesa, ma cui gli Italiani non sono disposti a rinunciare: tutela della famiglia naturale, rispetto della vita, sicurezza e lotta all’immigrazione clandestina, fine dell’indottrinamento gender e LGBTQ+ per i minori, libertà di impresa, presenza dello Stato negli asset strategici, maggior peso in Europa e – volesse il Cielo! – l’uscita dall’euro e il ritorno alla sovranità nazionale.

 

Insomma, ci si aspetta che la Meloni si comporti come la leader di un partito di Destra moderata, tendenzialmente conservatore, moderatamente sovranista. Nulla di estremo – certamente non estrema destra – a dispetto dei proclami allarmistici della Sinistra; ma almeno non allineato a un atlantismo prono alla NATO né all’europeismo suicida che ha contraddistinto l’azione del governo Draghi, né votato per furore ideologico alla distruzione della civiltà, della cultura, della religione e dell’identità del popolo italiano.

 

Secondo alcuni osservatori i nuovi movimenti – deliberatamente o semplicemente lasciandosi usare dal sistema – hanno costituito una opposizione fittizia, facendo loro preferire la logica del «turarsi il naso» votando per Fratelli d’Italia.

 

Le opposizioni fittizie, in verità, sono due: una interna al sistema, atlantista e europeista, e una esterna e divisa in vari partiti, nominalmente antieuropeista e antiatlantista, ma composta da personaggi con un passato a dir poco incoerente con i nuovi programmi.

 

Molti candidati di questi movimenti antisistema erano certamente persone oneste, in gran parte homines novi, ma è innegabile che la loro presenza non è riuscita a convincere più di tanto chi considera urgente non solo dare un segnale di forte scontento, ma vedere questo scontento tradursi nel breve termine in azioni di governo incisive e determinate, che pongano rimedio ai disastri delle due precedenti legislature.

 

Lega e Forza Italia hanno avuto un’emorragia di elettori significativa, a mio parere motivata dall’appiattimento dei loro leader e delle figure di spicco sulla narrazione pandemica e sulla crisi ucraina: Salvini e Berlusconi hanno deciso di obbedire all’Unione Europea, all’OMS, alla NATO e ai diktat dei loro manovratori del World Economic Forum. Una scelta scellerata, come si è visto, severamente punita dagli elettori; ma che rimane in gran parte condivisa anche da Giorgia Meloni, membro dell’Aspen Institute (…) e dichiaratamente atlantista e europeista. 

 

In sostanza, lo scollamento tra elettori ed eletti, tra cittadini e classe politica si è riproposto in forma «di desiderio», per così dire, attribuendo a Fratelli d’Italia un ruolo che il partito stesso ha dichiarato da settimane di non volersi assumere, dal momento che non intende mettere in discussione né le politiche dell’Unione Europea né le mire della NATO e del deep state americano.

 

È come se l’Italiano medio avesse deciso di votare la Meloni nonostante sia dichiaratamente in continuità con l’agenda Draghi, quasi a forzarle la mano perché – in forza di una maggioranza schiacciante – prenda coraggio e compia quei passi che fino alla vigilia delle Elezioni prometteva di non compiere. E come ci sono alcuni che temono che la Meloni si comporti «da fascista» e che per questo gridano all’emergenza democratica minacciando l’espatrio, così ci sono molti – di sicuro tutti gli elettori di Fratelli d’Italia – che sperano e pregano che agisca da Italiana, da patriota, da cristiana.

 

E che sapranno passar sopra al fatto che, per arrivare a Palazzo Chigi, abbia dato rassicurazioni che in realtà potrebbe smentire nei fatti. È da vedere se la prima donna Presidente del Consiglio saprà distinguersi dai suoi predecessori o se preferirà inchinarsi al deep state e proseguire nel tradimento degli Italiani. 

 

D’altra parte, se il voto democratico deve sancire chi rappresenta la volontà del popolo sovrano, la stessa Meloni non potrà non tener conto del fatto che i suoi elettori pretendono da lei scelte radicali, e che considerano la sua moderazione pre-elettorale semplicemente come una mossa strategica per rassicurare «i mercati».

 

Scelte che anche molti nella Lega e in Forza Italia vedrebbero di buon occhio, al di là dello zelo vaccinista o guerrafondaio di questo o quel parlamentare o governatore. 

 

Le stesse parole di resipiscenza di Salvini a proposito dell’approvazione dei lockdown e dell’obbligo vaccinale, a pochi giorni dal voto, tradiscono la consapevolezza che il suicidio deliberato di questi partiti da parte dei loro leader è stato mal digerito dalla base.

 

Altrettanto avviene in Fratelli d’Italia, dove la posizione della Meloni sull’invio di armi in Ucraina e sulle sanzioni alla Federazione Russa non è condivisa da una parte del partito, sia perché palesemente autolesionista, sia perché basata sul falso presupposto che gli interlocutori internazionali rimarranno gli stessi, senza significativi avvicendamenti.

 

Non è assolutamente certo che Joe Biden superi le elezioni di medio termine, né che le indagini del Procuratore Generale Durham non coinvolgano Biden e la sua famiglia, assieme ai politici Dem, negli scandali ormai emersi anche nel mainstream americano. E non è certo che la politica interventista dell’Unione Europea e della NATO in Ucraina rimanga immutata, dinanzi all’evidenza dei ripetuti bombardamenti di Zelenskij sui civili del Donbass e delle regioni russofone, alla vittoria dei referendum di annessione alla Russia e alla totale disastrosità delle sanzioni per i Paesi europei.

 

Infine, la contiguità dell’amministrazione Biden con Kiev potrebbe determinare cambiamenti a catena, laddove Biden vedesse ulteriormente eroso il già precario consenso elettorale di cui gode, facendo venir meno il supporto al governo fantoccio voluto da Victoria Nuland e di conseguenza consentendo trattative di pace sinora pervicacemente ostacolate da Washington.

 

E visto il peso politico del Presidente Trump e la sua dichiarata ostilità al deep state americano, un accordo pacificatore sarebbe certamente più vicino e duraturo quando dovesse tornare alla Casa Bianca. 

 

Sappiamo che non è dote dei politici odierni l’onorare gli impegni assunti con l’elettorato. Nondimeno, possiamo ragionevolmente pensare che la prossima Presidente del Consiglio vorrà rivedere le proprie posizioni filoatlantiste e europeiste, tornando ad assumere quel ruolo di vera alternativa di Destra all’egemonia dell’ordoliberismo e della sinistra woke?

 

In questo caso sarebbero gli elettori a trarne beneficio, e coloro che si vedessero «traditi» non avrebbero alcun titolo per rivendicare la violazione dei patti di sottomissione dell’Italia alla Commissione Europea, dal momento che non avevano alcun titolo prima per stipularli.

 

Il «tradimento» dei poteri ostili all’Italia sarebbe un’azione virtuosa, poiché ripristinerebbe la sovranità usurpata dall’élite; viceversa, obbedire all’élite e non perseguire gli interessi della Nazione costituirebbe un tradimento del nuovo Governo nei confronti dei suoi elettori.

 

Se dall’élite ci si può aspettare un’azione di boicottaggio verso l’Italia (spread, tassi di interesse, revoca dei fondi del PNRR, commissariamento), dal popolo tradito per l’ennesima volta, in condizioni di crescente povertà e di deliberata persecuzione dell’impresa e del lavoro, c’è da temere le barricate e la protesta dettata dall’esasperazione, di cui vediamo avvisagli anche in altri Paesi.

 

Nella valutazione dei costi e dei benefici voglio sperare che il Governo Meloni non vorrà rendersi complice di questa operazione eversiva ai danni del Paese.

 

Difficile credere che l’oligarchia finanziaria non abbia messo in conto questa eventualità. Più facile ritenere che sia stato proprio per gestire l’exit strategy e contenere il danno tanto sul fronte della frode pandemica e vaccinale, quanto sul fronte del Great Reset, della transizione digitale e dell’emergenza green fortissimamente volute dal World Economic Forum (per motivi ideologici) e dalla Cina (per ragioni economiche). 

 

Mi pare che da più parti si stia prendendo consapevolezza del gravissimo colpo di Stato in atto da parte di poteri sovranazionali, in grado di interferire pesantemente con l’attività dei governi e degli enti internazionali.

 

Il mondo dell’impresa e del lavoro sta comprendendo l’azione deliberata di distruzione del tessuto economico nazionale realizzata prima con la COVID e poi con la guerra in Ucraina. Ogni decisione, ogni norma, ogni decreto assunti da Draghi con o senza il voto parlamentare sono stati scelti per ottenere il maggior danno possibile per i cittadini, per le aziende, per i dipendenti, per i pensionati, per gli studenti.

 

Ciò che avrebbe evitato morti, ospedali pieni, aziende chiuse e l’aumento dei disoccupati è stato scientificamente escluso, compiendo l’azione più devastante e in palese contrasto con gli scopi annunciati.

 

Oggi vediamo migliaia di aziende energivore destinate alla sospensione della produzione o al fallimento perché il dimissionario Governo Draghi non intende porre un freno alla scandalosa speculazione dell’ENI sul prezzo dell’energia che pure paga a prezzi dieci volte inferiori.

 

Si lascia regnare incontrastato il mercato, sicché la borsa di Amsterdam può distruggere l’economia delle nazioni, arricchire spropositatamente le multinazionali e fare gli interessi dell’élite che preme per l’instaurazione di una dittatura tecnologica conforme all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Agenda che, oggi, è oggetto di indottrinamento scolastico sin dalle primarie e che vincola i finanziamenti del PNRR a riforme e nuovi tagli di spesa insostenibili.

 

Se la narrazione globalista inizia a dare segni di cedimento, specialmente nei ceti che normalmente sono più influenzabili dal mainstream, probabilmente chi detiene il potere – il potere vero, intendo – si è già preparato al prossimo scenario, e sta organizzandosi a sacrificare quei capri espiatori che, inevitabilmente, sarà la folla a voler vedere ai ceppi.

 

Si toglierà così di mezzo quei complici scomodi e non più utili, appagando la sete di giustizia del popolo e mostrandosi addirittura come salvatore e moralizzatore. Vittime designate saranno con ogni evidenza i più zelanti apostoli della psicopandemia, le virostar in conflitto di interessi, alcuni esponenti istituzionali e forse qualche «filantropo», con la cui condanna l’élite eliminerebbe anche un fastidioso concorrente.

 

E non è escluso che lo stesso Bergoglio, testimonial dei sieri genici e gran sacerdote del globalismo neopagano, cada vittima dell’esecrazione dei Cattolici, stanchi di essere trattati come nemici, allo stesso modo di come i cittadini sono esasperati dall’ostilità dei loro governanti. 

 

Giorgia Meloni è, per il momento, un premier in potenza. Lo è per quanti si aspettano che Fratelli d’Italia sia la voce di quel dissenso vero e motivato verso l’intera classe politica, e che in quanto tale agisca con forza e determinazione, senza lasciarsi intimidire.

 

È un premier in potenza per quanti hanno voluto accordarle quella fiducia che altri hanno più volte deluso e tradito. Il loro è un gesto irrazionale, mosso dalla preoccupazione crescente per le sorti della Nazione e dalla persuasione che una maggioranza schiacciante in Parlamento possa dare sicurezza d’azione al nuovo Governo per compiere scelte forti, per le quali otterrà appoggio e sostegno dall’elettorato, a cui deve rispondere in quanto espressione della volontà popolare.

 

È un premier in potenza perché i due Primi Ministri precedenti erano tutto fuorché leader (…). Se davvero Giorgia Meloni vuole essere premier, ed esserlo in atto e non solo in potenza, deve anzitutto tener testa a chi, non eletto da nessuno, si permette di dare patenti di presentabilità politica a capi di governo democraticamente eletti, quando si trova per primo in gravissimi conflitti di interesse, ad iniziare dagli sms di Ursula con Bourla, per continuare con l’appartenenza dei leader mondiali al WEF e concludere con il coinvolgimento di Biden nel finanziamento dei biolaboratori della NASA in Ucraina e negli affari della principale azienda energetica di Kiev. 

 

L’Italia è una Nazione che può risollevarsi, come ha sempre fatto in passato, se saprà ritrovare l’orgoglio della propria identità, della propria storia, del proprio destino nei piani della Provvidenza.

 

Da decenni gli Italiani subiscono decisioni prese altrove, dalle quali non hanno ricevuto altro che danni e umiliazioni.

 

È giunto il momento di alzare la testa, di rifiutare con sdegno quella resilienza che ci vuole disposti a subire le percosse senza reagire. Il mondo distopico del globalismo va respinto e combattuto non solo per noi, ma per i nostri figli, ai quali ciascuno di noi vuole lasciare un futuro sereno, solide prospettive economiche per costruire una famiglia senza sentirsi emarginato o criminalizzato perché non accetta di rassegnarsi a piani eversivi decisi da chi vuole farci mangiare insetti e costringerci alla schiavitù col solo intento di renderci poveri e controllarci in ogni aspetto della vita quotidiana. 

 

Ma questo – lo dico come Pastore, rivolgendomi in particolare ai Cattolici – sarà possibile solo se gli Italiani riconosceranno che la giustizia, la pace e la prosperità di una Nazione si possono ottenere dove regna Cristo, dove la Sua legge è osservata, dove il bene comune è anteposto al profitto personale e alla sete di potere.

 

Torniamo al Signore, e il Signore saprà ricompensare la nostra fedeltà. Torniamo con fiducia a Maria Santissima, nostra Madre celeste, ed Ella intercederà per la nostra cara Italia presso Suo Figlio. 

 

 

+ Carlo Maria Viganò

Arcivescovo, Nunzio Apostolico

 

 

 

27 Settembre 2022

Ss. Cosmæ et Damiani, Martyrum

 

 

 

 

Renovatio 21 pubblica questo scritto per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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La vera natura dei progetti di legge sull’antisemitismo. Intervista al prof. Marini

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In un momento storico in cui i destini del mondo paiono appesi alle mosse del governo di Israele – il gabinetto più estremista e fanaticamente religioso mai espresso dallo Stato di Israele – avanzano, in Italia come in altre parti del mondo, progetti di legge sull’antisemitismo, che finirebbero per rendere illegali finanche le critiche mosse nei confronti delle politiche israeliane. È evidente che, in Italia, un progetto del genere cozza con la libertà di pensiero ed espressione garantita dalla Costituzione repubblicana. Per capire la natura di questo progetto di legge abbiamo sentito il professor Luca Marini, già vicepresidente del Comitato Nazionale di Bioetica, professore di diritto internazionale alla Sapienza Università di Roma, presidente del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

Professor Marini, da romano Lei è vissuto per forza di cose a contatto con la cultura ebraica. Secondo lei, cosa può spingere, improvvisamente, l’Italia a dotarsi di una legge bipartisan sull’antisemitismo?

Guardi, cominciamo col dire che, personalmente, non ho nulla contro gli ebrei: mio nonno, romano di San Lorenzo, ne aiutò molti in Ungheria, durante la guerra, come agente del Comitato d’Azione Italia Libera, ricordandocelo poi fino allo sfinimento, ma comunque insegnandoci un valore importante. Detto questo, francamente non vedo perché dovrei passare per antisemita solo perché, da docente di diritto internazionale, critico la politica estera israeliana e condanno il genocidio palestinese. In ogni caso, la domanda andrebbe rivolta a chi ha presentato il disegno di legge, perché senz’altro avrà avuto le sue buone ragioni.

 

Lei crede che anche in Italia operi una lobby ebraica forte come in America?

In America, la componente ebraica è indubbiamente molto presente e organizzata, come dimostra Hollywood, la più importante industria statunitense, cosa che forse non può dirsi ancora per l’Italia. Eppure, va ricordato che, qui come oltreoceano, i circuiti accademici, scientifici, tecnologici, industriali, produttivi, commerciali, comunicativi, mediatici, culturali, sociali e politici – quindi, in poche parole, l’intera società civile – sono controllati e, se del caso, manipolati dalla grande finanza transnazionale. E tutti sanno a quali lobby risponde quella finanza. 

 

La formula dell’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (AIMO) dice: «Per antisemitismo si intende una determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni etc.». La legge italiana può punire un cittadino per una percezione altrui?

Non scherziamo. Tuttavia, siamo di fronte a una strategia semantica e politica da tempo condivisa e supportata da quella parte della cittadinanza che si crede sveglia e consapevole. Si tratta, ovviamente, di una strategia portata avanti dalle forze euro-globaliste e demo-liberal-progressiste: cioè, guarda caso, quelle più funzionali agli interessi delle lobby di cui sopra.

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Resta il fatto che la formula dell’AIMO, ripresa dalla proposta di legge, considera antisemita non colui a cui non piacciono gli ebrei, ma colui che non piace agli ebrei.

In effetti è un po’ come chiedere all’oste come è il vino. Ma, del resto, di cosa ci meravigliamo? Chi materialmente fa le norme – ossia gli organi legislativi – finisce sempre per subire le spinte gentili di questa o di quella lobby e per decidere al di là e al di sopra della volontà dei soggetti che, di quelle norme, sopporteranno i costi. 

 

Ma, così facendo, non si introduce una categoria etno-spirituale superiore alle altre, una sorta di eccezionalismo ebraico? Di fatto, i cristiani – che subiscono ancora oggi persecuzioni immani – non godono dello stesso favor legislativo. Lo stesso può dirsi per gli altri popoli che magari hanno subito un genocidio: i nativi americani, i cambogiani, o, per restare più vicino casa e nell’attualità, gli armeni

Per favore, se proprio dobbiamo parlare di genocidi, portiamo esempi attuali, perché ce ne sono in abbondanza: dai palestinesi, appunto, ai tibetani ai sahrawi. E magari chiediamoci una buona volta perché i media non ne parlano o perché nessuno, a cominciare dai politici, alzi in dito in loro difesa. 

 

Com’è possibile che la sinistra italiana, che da decenni ha sposato la causa palestinese, non si opponga a questo disegno di legge?

E si meraviglia anche di questo? Una volta, la sinistra italiana era anti-Europa e anti-NATO. Da trent’anni a questa parte, la sinistra italiana è la forza più euro-globalista e demo-liberal-progressista. Il cerchio si chiude ancora una volta. O sbaglio?

 

Con questa legge non sarà possibile criticare le politiche dello Stato di Israele, che di fatto sta destabilizzando il Medio Oriente e il mondo intero perseguendo una guerra su fronti diversi, né ricordare le accuse di genocidio rivolte ai leader ebraici e portate all’attenzione della Corte dell’Aia, né pubblicare le e-mail di Epstein in cui si riportano le espressioni dispregiative verso i goyim, i non ebrei, pronunciate da esponenti della finanza di Nuova York.

Io non mi fascerei la testa prima di romperla. È difficile credere che questa legge possa essere approvata senza un adeguato dibattito in Parlamento, a meno di non voler pensare, maliziosamente, che la lobby da Lei citate in apertura non sia, in effetti, tanto potente quanto pervasiva.

 

Possiamo sperare che, andando palesemente contro più articoli della Costituzione, la Corte costituzionale possa in un secondo tempo smantellare una legge del genere?

Personalmente, prima di arrivare alla Consulta, preferirei che il Parlamento facesse il suo lavoro di rappresentante di un corpo sociale che ha fiducia nei valori costituzionali e si affida a essi, primo tra tutti il diritto fondamentale alla libertà di espressione. 

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Da tempo sentiamo ripetere il mantra sui «valori giudeocristiani», sull’«origine giudeocristiana» e sulla «cultura giudeocristiana» dell’Europa, tanto che la Von der Leyen, in Israele, ha affermato che «i valori dell’Europa si fondano sul Talmud».

Cosa vuole che le dica? L’Europa è il tempio del capitalismo ultra-finanziario e digitale che intende sostituirsi alla politica nella gestione della società civile, con il fine ultimo di abbattere i valori democratici, le libertà fondamentali e la dignità dell’essere umano in quanto ostacoli ai suoi obiettivi di controllo totalitario dell’umanità. E, lo ripeto ancora una volta, tutti sanno a chi risponde quella forma di capitalismo.

 

Un suo collega giurista mancato pochi anni fa, Filippo Sgubbi, parlava di «Diritto penale totale», un sistema in cui diventa possibile punire senza legge, senza verità e senza colpa, dove la condanna è meritata non tanto per quello che il soggetto ha fatto, quanto piuttosto per ciò che quel soggetto è, per il suo ruolo nella società, per la pericolosità dei suoi pensieri.

Che poi, se ci pensa, è proprio quello cui ci ha abituato Mani pulite, la gigantesca messinscena pianificata per distogliere l’attenzione degli italiani dagli sfaceli che l’allora neonata Unione europea avrebbe prodotto con i suoi pareggi di bilancio, la sua normativa antitrust, le sue privatizzazioni, la sua moneta unica, nonché per incanalare l’odio popolare verso bersagli spendibili: ricorda le monetine lanciate contro un ex presidente del Consiglio che, guarda caso, non era filo-europeista? Sarà una coincidenza, ma quell’inchiesta prese il via proprio all’indomani della firma del Trattato di Maastricht.

 

Si sarebbe mai aspettato, durante la sua lunga carriera di accademico del diritto, di vedere l’alba della psicopolizia sulla società occidentale?

Certo che sì. Stiamo assistendo, in modo più esplicito dal COVID in poi, all’instaurazione del totalitarismo biopolitico fondato sulla strumentalizzazione delle evidenze e la propaganda del terrore finalizzate al soggiogamento della società civile. Questa deriva, dissimulata dietro parole chiave efficentiste e moderniste, era evidente già trent’anni fa a chi, come me, seguiva gli sviluppi della normativa europea in tema di biotecnologie. Nel mio caso, le critiche al progresso tecno-scientifico supportato dall’Unione Europea costarono, in tempi non sospetti, cioè vent’anni fa, la destituzione dalla carica di vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica: e sarebbe divertente, oltreché calzante in questa sede, ricordare chi venne nominato al posto mio. In ogni caso, per dirla tutta, non c’era bisogno di fare il professore universitario per prefigurare tutto ciò: bastava leggere Bradbury. 

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Perché Trump attacca il papa?

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E così, dopo la hybris estrema dell’ultimatum che annunziava «la cancellazione di un’intera civiltà» – con tanto di frase aggiunta «lode ad Allah» – il presidente Donald Trump è andato molto oltre.   Sul suo social, Truth, spunta un suo post dove compare nei panni di Gesù Cristo che taumaturgicamente guarisce il popolo americano..   L’immagine è blasfema ed irricevibile. Qualcuno ha notato, sullo sfondo del sole luminoso, forse la figura di una versione mecha-kaiju della Statua della Libertà, ma sarà il solito tocco inquietante che dà l’Intelligenza Artificiale.  

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Tuttavia, sappiamo che un paragone tra Nostro Signore e The Donald era stato tracciato pochi giorni fa da Paula White, la «pastora» sionista in carica alla Casa Bianca, la cui congregazione a Pasqua raccoglieva nella sua «funzione» forse 200 persone (c’è quasi più gente agli eventi che organizza il vostro affezionatissimo).     Era presente sul palco il vescovo Robert Barron, prelato podcasterro che ha paura del diavolo e non difende le signore cattoliche dinanzi alla prepotenza sionista. E quindi, il Donaldo per forza si sente un po’ unto. Al punto che ora il bersaglio è diventato ufficialmente il papa – e qui cercheremo di dire perché.   Il messaggio è ancora più impressionante di quelli di scherno agli avversari morti che il presidente ha prodotto di recente, e pure di quello con cui ha insultato Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens, Alex Jones, ai quali deve porzioni non indifferenti di consenso per tutte e due le elezioni vittoriose.   «Papa Leone è DEBOLE in materia di criminalità e pessimo in politica estera» attacca il presidente statunitense. «Parla di “paura” dell’amministrazione Trump, ma non menziona la PAURA che la Chiesa Cattolica e tutte le altre organizzazioni cristiane hanno provato durante il COVID, quando arrestavano sacerdoti, ministri e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose, anche all’aperto e mantenendo una distanza di tre o addirittura sei metri». Qui, bisogna dire, il presidente non ha tutti i torti, tuttavia va ricordato che le prime clausure, e l’avvio del programma letale del vaccino mRNA, furono fatti nell’ultimo anno del suo primo mandato.   «Preferisco di gran lunga suo fratello Louis a lui, perché Louis è un vero sostenitore del MAGA. Lui ha capito tutto, Leone no!» puntualizza il Donald, che subito dopo l’elezione al Soglio del Prevost aveva invitato alla Casa Bianca e ad altri eventi il fratello floridiano suo sostenitore – che per qualche ragione aveva posato con Trump presso lo Studio Ovale in camicetta.  

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«Non voglio un papa che pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare» dice Trump, che non è nemmeno cattolico. «Non voglio un papa che pensi che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che inviava enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, peggio ancora, svuotava le sue prigioni, compresi assassini, spacciatori e criminali, nel nostro Paese».   «E non voglio un papa che critichi il Presidente degli Stati Uniti perché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, CON UNA VITTORIA SCHIACCIANTE, ovvero raggiungere livelli record di criminalità e creare il miglior mercato azionario della storia. Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, è stata una sorpresa sconvolgente. Non era in nessuna lista per diventare papa, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano che questo fosse il modo migliore per gestire il Presidente Donald J. Trump» assicura il presunto «leader del mondo libero».   «Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano. Sfortunatamente, la debolezza di Leone sulla criminalità e sulle armi nucleari non mi va giù, né mi va giù il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un PERDENTE della sinistra, che è uno di quelli che volevano che i fedeli e il clero venissero arrestati».   «Leone dovrebbe darsi una regolata come Papa, usare il buon senso, smetterla di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande papa, non un politico. Gli sta causando molto danno e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!» conclude, firmandosi «Presidente DONALD J. TRUMP»   L’attacco è senza precedenti, oltre che per linguaggio, per l’assoluta mancanza di diplomazia. In molti lo vedono come un attacco frontale al cattolicesimo, e lo è. Non solo: nella logica invertita di «colpirne 100 per educarne 1», Trump sta con probabilità bastonando il cattolicesimo americano, e ancora più a fondo i suoi rappresentanti all’interno dell’amministrazione. In particolare, il convertito JD Vance.   Avevamo scritto come, allo scoccare della tregua, gli «adults in the room» cattolici avessero preso in mano le redini della questione, contro i luterani sionisti che avevano portato il Paese nell’umiliante stallo di Ormuzzo. Vari livelli cattolici dell’amministrazione si erano mossi contro la guerra voluta da Israele. Il capo dell’antiterrorismo Joe Kent (veterano della forze speciali e vedovo di soldatessa criptologa uccisa in Siria, accusato pure lui di essere «debole») si era dimesso. Il segretario di Stato Marco Rubio, che è stato neocon ma è pur sempre cattolico (nonostante varie altre conversioni), dopo aver detto che gli USA erano stati trascinati in guerra dallo Stato Ebraico è sparito – durante le negoziazione ad Islamabad, lui era ad un incontro di MMA…   E poi lui, JD Vance, il ragazzo che dovrebbe ereditare la Casa Bianca nel 2028 (a meno che il re non voglia piazzarci un suo figliuolo: del resto è amico di Kim…). Il vicepresidente, lo sappiamo, non piace tantissimo agli ebrei: caso unico, non è andato a chinare la kippah sul Muro del Pianto – passaggio obbligatorio per qualsiasi politico USA, dal presidente in giù – preferendo, nel suo ultimo viaggio in Israele, andare a visitare i cristiani della Terra Santa e i loro luoghi.   La risposta degli israeliani è arrivata immediata. La Knesset, il Parlamento dello Stato Giudaico, emette, lui ancora presente, vota sulla sovranità della Cisgiordania – che gli israeliani e i loro minions americani sionisti chiamano «Giudea & Samaria», un affronto terrificante, che JD ritiene essere stata una «stupida trovata politica».   Lo stesso Vance, è emerso, era risolutamente contrario alla guerra in Iran. Non è un caso, a questo punto, quello che è successo dopo. Gli iraniani hanno fatto capire che avrebbero voluto lui per i negoziati. Detto, fatto: lo spediscono in Pakistan, ma ci attaccano i due consiglieri ebrei di Trump, l’amico avvocato Steve Witkoff e il genero Jared Kushner, ebreo ortodosso la cui famiglia finanzia da decadi Netanyahu. Il lettore di Renovatio 21 ricorderà quando, ottenuto il rilascio da parte di Hamas di tutti gli ostaggi, i due cercavano di placare la folla di Tel Aviv che fischiavano il nome del premier israeliano.   In rete ora circolano ricostruzioni secondo cui a far fallire i negoziati nell’ultima ora sarebbero stati i due ebrei vicini a Trump. JD resta col cerino in mano, e finisce perfino a rimangiarsi ridicolmente la protezione del Libano: perché l’accordo prevedeva lo stop ai bombardamenti di Beirut, e invece gli israeliani – i veri padroni del giuoco – lanciano subito 100 azioni militari in 10 minuti, colpendo quartieri residenziali della capitale libanese, morti e feriti ovunque, caos e rovina, sangue e distruzione, as usual.   E quindi: è in atto un purga anticattolica dentro il potere americano, e il presidente ha deciso da che parte stare. Qualcuno ha programmato questa operazione. Noi avevamo notato una strana puzza attorno alla notizia, ripetuta a pappagallo da tutte le testate del mondo, dell’incontro dove gli uomini del Pentagono avrebbero minacciato il Vaticano con le spettro di una nuova Avignone: non solo era sospetto il racconto (Elbridge Colby, l’ufficiale della Difesa coinvolto, è cattolico, e pure ragionevole), lo era pure la fonte, la testata The Free Press della lesbica sionista Bari Weiss, la giovane giornalista è ora al centro di immensi investimenti della classe degli ultramiliardari filoisraeliani (come gli Ellison, che le hanno affidato, a lei giornalista poco più che blogger, l’intera rete di notizie CBS, e comprato TikTok per soprammercato).   La divisione, infiammata a dovere dagli strateghi nemmeno più tanto occulti, segue quindi una linea etno-religiosa. I cattolici vanno neutralizzati perché sono la vera, consistente minaccia all’altra parte, cioè gli ebrei e i loro sodali cristiano-sionisti, i fondamentalisti luterani millenaristi («dispensazionalisti», è il termine teologico esatto) che, dopo essersi fatti riscrivere la Scrittura da un tizio finanziato dai Rothschild (la Bibbia Scofield), credono che bisogna difendere Israele ad ogni costo, perché il loro Messia, che sarebbe il nostro anticristo, meccanicamente produrrà dopo 7 anni il ritorno di Cristo sulla Terra.   In molti ora dicono che questa teologia è oramai al capolinea: non attecchisce in alcun modo sulle nuove generazioni, che vedono con orrore il genocidio di Gaza e si chiedono come la generazione dei loro genitori abbia potuto accettarla e persino fare il tifo per essa. Il capolinea del fondamentalismo sionista americano significa la fine del consenso per le violenze israeliane – e Israele lo sa, e per questo agisce con questa fretta infernale, i boomer – come Trump, che guarda ancora la TV e vi crede pure – non dureranno per sempre.   In realtà, in America non si sta spegnendo solo il fondamentalismo cristiano-sionista: è tutto il protestantismo che sta morendo. A differenza del cattolicesimo, che sta registrando un boom di battesimi mai visto (al punto che la trasmissione di inchiesta 60 Minutes vi ha realizzato un servizio in cui interroga tre vescovi bergogliani, che ovviamente non ci stanno capendo nulla), è tutto il protestantesimo che sta andando al macero, vittima della sua grottesca rarefazione, delle sue contraddizioni, del suo cattivo gusto rivoltante.   Secondo il saggista francese Emmanuel Todd, autore del libro La sconfitta dell’Occidente, il declino degli USA dipende dalla sparizione della sua grammatica profonda – cioè il protestantesimo. Tale tesi è stata sposata dallo studioso cattolico americano E. Michael Jones, che dice: se il protestantesimo sparisce, le uniche due «identità» americane rimaste, cioè cattolici ed ebrei, si trovano a lottare per la primazia sul Paese, nella società come nel governo.   E quindi non deve sorprendere l’anticattolicesimo alzare la testa in USA. Attacchi ai cattolici tradizionisti sono arrivati dal senatore texano Ted Cruz, noto per aver dichiarato che il suo primo obiettivo politico è la difesa di Israele (e noto pure, ricordiamo noi, per essere figlio di uno strano cubano-canadese che frequentava Lee Harvey Oswald).   Negli stessi giorni, è spuntato al Pentagono un pastore protestante, Doug Wilson, che ha dichiarato che le processioni cattoliche andrebbero proibite, perché costituiscono «idolatria», cos’ come il culto della Vergine. Discorsi del genere non si sentivano pubblicamente da decenni: la cattofobia pare, quindi, sempre più slatentizzata.  

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Si muove una nuova persecuzione anticattolica in America? Non è improbabile. Il presidente che parla del vicario di Cristo come di un «debole» è in linea con il suo padrone Bibi Netanyahu, che pochi giorni fa ha detto che sul piano storico Genghis Kahn (cioè la forza militare ferale, cioè la volontà di sterminio) vince sempre su Gesù Cristo. Un discorso che avrebbe dovuto incendiare mezzo mondo, non solo per la bestemmia, ma per l’incapacità totale di comprendere Cristo, il suo messaggio, la sua forza.   A Tel Aviv e a Washington non credono nella Pace, perché non credono nella sua forza, non credono nel suo Dio. Il Dio della pace ha dimostrato di poter regnare sulla storia, e far sopravvivere il suo culto dinanzi ai nemici militari più armati ed assetati di sangue. Questo i cratolatri, coloro che credono solo nel potere della forza, non sembrano considerarlo.   Eppure, qualcuno glielo dovrebbe dire, ai re del mondo moderno. Il Re dei re, nella pace e nell’amore, è loro superiore. Il Re dei re vive nei millenni: e il suo regno, a differenza dei miseri mandati umani, non avrà fine. Il Re dei re può detronizzarli fulmineamente, perché, come disse Nostro Signore a Ponzio Pilato che con tutta la potenza dell’Impero romano lo stava mettendo a morte, non est enim potestas nisi a Deo, non c’è autorità se non da Dio.   E invece: hanno deciso di sfidare Dio, persino di canzonarlo. Lo sapranno? Deus non irridetur. Dio non si fa irridere, mentre la battaglia tra ebrei e cattolici dentro l’America avrà ramificazioni immani in tutto il mondo.   Sappiamo già chi vincerà – perché lo abbiamo già visto. Perché sappiamo che pure nell’umiliazione più disperante, nella violenza più degradante, Cristo vince. Cristo regna. Christus imperat.   Cristo comanda. Lo Stato moderno ha bisogno di reimpararlo. Il momento probabilmente è arrivato.   Roberto Dal Bosco    

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Ordo Ab Chao. Le ragioni di una guerra

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Renovatio 21 pubblica il comunicato del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).

 

Parere (n. 29): Ordo Ab Chao. Le ragioni di una guerra

 

È innegabile che, bombardando ospedali, industrie farmaceutiche, centrali elettriche e altre strutture civili, gli Stati Uniti d’America si stanno comportando in Iran come Israele si comporta in Palestina; ed è altrettanto innegabile che, tenuto conto della reale rilevanza strategica dello stretto di Hormuz per l’America e l’Europa in particolare (1), gli USA hanno attaccato l’Iran solo per secondare la dispotica politica mediorientale israeliana.

 

Prima o poi, qualcuno si preoccuperà di spiegare al mondo perché Putin debba essere considerato a tutti i costi un diabolico aggressore e Trump, o Netanyahu, no. 

 

Per il momento, il CIEB si limita a riassumere sinteticamente le cause e gli scopi di una guerra che, al di là di ciò che propala il mainstream, poco o nulla ha a che fare con l’egemonismo statunitense e che, invece, serve due scopi diversi, ma correlati: da una parte, confermare il rapporto ancillare degli USA rispetto alle strategie totalitaristiche di élites finanziarie transnazionali chiaramente identificabili, che de facto governano il mondo mediante organismi dalle stesse finanziati e organizzati (2); dall’altra, fornire ai grand commis dell’Unione europea – che di quelle élites sono anch’essi fedeli servitori e sulle cui labbra la parola «guerra» aleggia dal giorno successivo alla fine del Covid – il pretesto tanto atteso per varare ulteriori politiche liberticide.

 

Per fare ciò, sono sufficienti tre parole: Ordo ab chao. Da sola, infatti, questa locuzione, assurta a motto della Massoneria universale, riassume e chiarisce le cause e gli scopi di una guerra ordita e pianificata secondo una spirale autoconclusiva: la guerra è funzionale all’emergenzialismo, che è funzionale a misure restrittive, che sono funzionali al controllo totalitario delle popolazioni, che è funzionale al mantenimento dello status quo, che è funzionale alla sopravvivenza delle élites che esprimono gli apparati di governo che promuovono la guerra. 

 

Il cerchio si chiude con la stessa naturalezza con cui sono state sbrigativamente messe da parte le ripugnanti vicende dello scandalo Epstein in cui quelle élites, fino a poche settimane fa, sembravano immerse fino al collo.

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Nel baratro in cui ci sta precipitando l’agenda delle élites in questione, a cui il presidente degli Stati Uniti dà il suo personale contributo, l’establishment dell’Unione europea fa quello per cui è lì: comprimere le libertà individuali prospettando lockdown, smart working e didattica a distanza, in attesa di elaborare nuove e più sinistre misure destinate a rendere problematico anche il soddisfacimento di bisogni primari, a partire da quello alimentare (3)

 

Le parole pronunciate nel 2022 dall’Uomo della Provvidenza («Volete la pace o i condizionatori?») (4), prontamente rilanciate dalla compiacente grancassa dei media schierati con l’agenda liberticida, mantengono la loro attualità, come la strategia ad esse sottesa.

 

Dietro la guerra, dietro l’emergenzialismo e le restrizioni a esso collegate si cela il totalitarismo biopolitico globale fondato sulla propaganda del terrore e sulla manipolazione delle evidenze, entrambe funzionali al soggiogamento delle masse. E sullo sfondo di questa deriva totalitaria già si intravede, tra l’evoluzione incontrastata dell’Intelligenza Artificiale e lo sviluppo illimitato delle converging technologies (robotica, biologia sintetica, nanotecnologie), la creazione dell’ibrido uomo-macchina, proposto dal transumanesimo come unica forma possibile di sopravvivenza futura su una Terra devastata da guerre, epidemie e inquinamento.

 

L’attacco all’Iran, quindi, non è una questione di geopolitica o di diritto internazionale, non compromette la sicurezza energetica, non serve ad aumentare i profitti o ad alimentare speculazioni sul prezzo del petrolio: serve a oscurare la realtà, a impedire ai cittadini di prendere coscienza del fatto che la finanza transnazionale ha preso il posto della politica nella gestione della società civile e che le emergenze – dalla guerra al global warming – sono create e alimentate espressamente allo scopo di introdurre misure restrittive che giustifichino e legittimino l’annichilimento dei valori democratici, delle libertà fondamentali e della dignità dell’essere umano in quanto ostacoli alla strategia di controllo totalitario dell’umanità perseguita in taluni salotti buoni. 

 

Ordo ab chao, appunto.

 

In questo contesto, il CIEB auspica che gli italiani non ripetano gli errori del passato e non accettino supinamente le misure restrittive che saranno eventualmente imposte, contestandone la legittimità e la fondatezza mediante iniziative civili e democratiche.

 

CIEB

 

10 aprile 2026

 

NOTE

 

1) Emblematico il caso dell’Italia, che importa gas e petrolio principalmente dall’Africa e dall’Asia centrale (Algeria, Libia, Azerbaijan e Kazakistan forniscono, da soli, oltre il 50% del totale delle importazioni complessive): speculazioni economiche e derive totalitaristiche a parte, quindi, è difficile credere che la guerra in Iran possa generare una crisi energetica, come invece il mainstream sostiene a gran voce.

 

2) Basti pensare ai «salotti buoni» che periodicamente ospitano rappresentanti più o meno istituzionali di quelle élites: si tratta di organismi di controversa natura e finalità, le cui attività sono costantemente sotto i riflettori dei media, che non perdono occasione per celebrarle. Per inciso, che una parte consistente delle élites evocate nel testo sia di matrice ebraica è cosa nota e incontrovertibile, come conferma, ad esempio, la proprietà di BlackRock, la più potente e ramificata società d’investimento del mondo. Possedendo o controllando (mediante i tipici meccanismi di borsa) gran parte della finanza globale, le lobby ebraiche si rivelano in grado di incidere sui circuiti accademici, scientifici, tecnologici, produttivi, industriali, commerciali, comunicativi, mediatici, sociali, culturali, politici e dunque, in poche parole, sul mondo intero; e una conferma di tale pervasività può essere fornita, oltreché dal silenzio che circonda il genocidio in Palestina o lo scandalo Epstein, dalle proposte di legge sull’antisemitismo che stanno fiorendo in alcuni Paesi europei, dalla Francia all’Italia, proprio al culmine della crisi internazionale scatenata da Israele e dagli USA. In Italia, in particolare, la proposta di legge presentata in Parlamento riproduce pedissequamente la definizione di antisemitismo fornita dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), definizione palesemente fondata sul metodo di chiedere all’oste com’è il vino, visto che fa leva sulla «percezione» (sic!) che gli ebrei hanno dell’«odio nei loro confronti». Sebbene questa definizione (che si concretizza in una serie di fattispecie elencate dallo stesso IHRA a titolo fortunatamente esemplificativo), configuri insanabili lesioni della libertà di espressione garantita dalla Costituzione italiana, il progetto di legge in questione è stato già approvato dal Senato in prima lettura: così, se diventerà illegale fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella del Terzo Reich, potrebbe diventare illegale sostenere cose altrettanto ovvie, come, appunto, la matrice giudaica della grande finanza transnazionale. Per le proposte francese e italiana, si veda, rispettivamente, https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/779067/francia-la-liberticida-proposta-di-legge-yadan-mascherata-da-lotta-allantisemitismo-minaccia-la-liberta-di-espressione-in-ue.html e https://pagellapolitica.it/articoli/che-cosa-prevede-testo-antisemitismo

 

3) Poiché «la crisi sarà lunga» (secondo quanto vaticina, inspiegabilmente, il Commissario europeo all’energia: cfr. https://tg24.sky.it/economia/2026/04/03/dan-jorgensen-financial-times), si pensi all’impatto che avrà, sui costi dei prodotti alimentari, l’aumento del prezzo del gasolio utilizzato in agricoltura.

 

4) Cfr. https://tg24.sky.it/politica/2022/04/07/draghi-condizionatore-video.

 

5) La deriva transumanista, caldeggiata in ogni Paese europeo dai partiti politici più liberisti e globalisti, è chiaramente supportata dalle istituzioni europee e internazionali che a suo tempo hanno favorito la pseudocampagna vaccinale anti-Covid, fondata, come noto, sull’impiego di terapie geniche sperimentali. In questa prospettiva assumono peculiare rilievo le recenti pronunce della Corte Costituzionale tedesca secondo cui qualsiasi affermazione diffusa sui social network, che sia in grado di contraddire le informazioni fornite da istituzioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, può essere rimossa dai social medesimi anche se corrispondente alla realtà scientificamente fondata (https://it.insideover.com/media-e-potere/germania-allarme-autoritarismo-il-costituzionalista-murswiek-denuncia-la-censura-di-stato.html).

 

Il testo ufficiale del presente Parere è pubblicato su: http//:www.ecsel.org/cieb

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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