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Gender

Mondo gender: premio LGBT a foto di bambina con uomini vestiti sadomaso

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Il canale notizie Amsterdam AT5 riporta che una foto, intitolata «Imagine What Will Hopefully Stay Taken for Guarantee» («Immagina cosa si spera resti garantito»), ha vinto la «Foto più estetica» su oltre 13.000 pervenute al concorso Pride Amsterdam, iniziativa legata alla manifestazione LGBT. 

 

La foto mostra una bambina che sorride a qualcuno fuori dalla camera mentre gioca su un’altalena nel patio di un portico. Dietro la piccola, nove uomini dietro di lei vestiti con abiti in latex nero sembrano prepararsi per una sfilata gay, con uno di loro che sorride guardando l’obbiettivo.

 

 

Secondo la pagina Facebook di Pride Amsterdam, il concorso prevedeva «le foto più iconiche, significative ed estetiche».

 

I tre vincitori del primo premio hanno ricevuto 2.500 euro ciascuno.

 

 

Della foto, secondo quanto riferito, i giurati del concorso hanno scritto: «Questa foto, nella sua composizione –la bambina in primo piano, gli uomini che si preparano per la Canal Parade sullo sfondo, tutti impegnati con le proprie attività e il proprio fascino – rappresenta in modo sublime ciò che si spera rimanga evidente: che noi, non ostacolati da pregiudizi, possiamo coesistere fianco a fianco».

 

La foto è stata immediatamente criticata per il suo messaggio sfacciatamente diretto di sessualizzare bambini innocenti, un tema non rarissimo a vedere certe uscite della comunità LGBT.

 

A giugno, un giornalista per il Washington Post ha sostenuto che i bambini fossero esposti ad atti sessuali «stravaganti» («kink»: come, in effetti, il sadomasochismo), cioè perverse, alle sfilate del gay pride.

 

Poco dopo una giornalista inglese, figlia dell’ex ministro degli Esteri di Londra sotto Theresa May, aveva dichiarato che «qualcuno deve creare porno per bambini».

 

L’agenda gay verso i più piccoli potrebbe essere stata bizzarramente svelata quando di recente un ensemble canoro chiamato San Francisco Gay Choir ha ammesso in una canzone che vuole «convertire i tuoi figli» e «corrompere i tuoi figli se il nostro programma non viene convalidato», come puntualmente riportato da Renovatio 21.

 

 

«I tuoi figli lavoreranno per convertire tutti i loro fratelli e sorelle. Poi, presto, siamo quasi certi che i vostri ragazzi inizieranno a convertirvi! L’agenda gay sta tornando a casa. L’agenda gay è qui!» recita la canzonetta in modo borioso e inquietante.

 

Un utente di Twitter, che sostiene di essere la madre della bambina nella foto, ha affermato che era perfettamente normale che gli uomini si cambiassero i vestiti nel suo giardino.

 

«Gli uomini sono venuti a cambiarsi d’abito nel nostro giardino per anni. È una festa per noi, per il vicinato e per i bambini», si legge nel tweet. «Niente pedofili. L’omofobia si impara».

 

 

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Arte

Gli omosessuali contro Dune

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Il film campione di incassi, in questa disgraziata stagione dei cinema europei funestati dalla pandemia, è il kolossal americano Dune. Stranamente è uscito da noi prima che in America – forse perché la versione nostrana era stata approntata per il Festival di Venezia, forse perché volevano capire che effetto poteva fare. Il film uscirà nelle sale USA praticamente in contemporanea con lo streaming su HBO.

 

Come noto, Dune è la riduzione cinematografica di un potente ciclo di romanzi di fantascienza scritti negli anni Sessanta da Frank Herbert. La storia, che parla di messia e imperi galattici, di giustizia per i popoli oppressi, ha contenuti che il mondo oggi riconosce come «attuali», come un supposto ambientalismo di fondo, la giustificazione dell’indipendenza del Terzo Mondo (che però ha bisogno di un bianco che lo guidi, nel più classico «white saviour complex»), lo sfruttamento delle riserve energetiche. In realtà, Herbert scriveva ispirandosi forse alla questione araba dei suoi anni, tanto che alcuni residui di – la parola jihad usata in accezione molto positiva – oggi suonano strambi assai.

 

Quella del regista Villeneuve, con il suo all-star cast di attori della Hollywood più recente, non è la prima volta di Dune al cinema.

 

Ci aveva provato negli anni Settanta il geniale regista-mago Alejandro Jodorowski, mettendo insieme un cast che andava da Salvador Dalì a Orson Welles a Mick Jagger, con i Pink Floyd alla colonna sonora e i migliori artisti (Moebius, Giger) alla scenografia.

 

Il film non venne mai realizzato, nonostante un paio di milioni di dollari – di allora – sputtanati per la preproduzione (Dalì, per divenire l’attore più pagato del mondo, voleva 100 mila dollari l’ora, lo accontentarono…), tuttavia è riconosciuto che il progetto ebbe un’influenza immane sul cinema, ponendo le basi per la produzione di pietre miliari come Guerre Stellari e Alien.

 

Tuttavia, se facciamo a meno di considerare le non indimenticabili serie TV che produssero nei primi anni 2000, il vero grande precedente è costituito dal Dune di David Lynch prodotto da Dino De Laurentiis nel 1984.

 

Si tratta di un film che chi è cresciuto negli anni Ottanta difficilmente non ha visto: era uno dei maggiori kolossal, pure mezzo italiano, di quell’epoca. Fu un flop, e Lynch fatica ancora oggi a parlarne nelle interviste. I critici vomitarono. Il pubblicò disertò.

 

Chi scrive invece ritiene sia un capolavoro. Riguardandolo in questi giorni, ho capito che il giudizio ha un motivo che va ben al di là della nostalgia di quei giorni in cui, a sei anni, fu portato in un cinema di montagna a vederlo.

 

Il film è bizzarrissimo. Permette di sentire, e in continuazione, i pensieri dei personaggi. Che in molti casi, vero, sono piuttosto bidimensionali. Ma il tutto è calato in immagini che riescono ad essere tetre ed epiche.

 

Soprattutto, lo pensavo quaranta anni fa e lo penso tuttora, c’è una cosa davvero riuscita del film: i cattivi.

 

Il Casato Harkonnen, con il suo pianeta notturno, le sporche architetture gotico-industriali e i sempiterni capelli rossi, è pressoché perfetto. C’è il crudele barone Vladimir Harkonnen, il ciccione volante, sfigurato da pustole e da un sadismo senza limiti. C’è Glossu Rabban, corporatura endomorfa, sorriso diabolico e carnivoro al punto da consumare perfino bevande fatte di esseri viventi spremuti. C’è Nefud, l’incerto capo delle guardie del barone. C’è Feyd Rautha, atletico e calcolatore, non meno tremendo dello zio Vladimir.

 

Scopriamo ora che contro il film, a causa degli Harkonnen, negli anni si è scatenata la comunità LGBT, pardon, degli omosessuali – nel senso dei maschi. Perché la sigla LGBT è solo una maschera strategica per coprire l’agenda del gruppo omo-maschile: le lesbiche, prima di essere inzigate, si facevano i fatti loro, i transessuali non hanno vero peso e i bisessuali chi li ha visti mai.

 

«Il film più oscenamente omofobo che abbia mai visto»

Quindi: gli homo dichiarano guerra a Dune.

 

Il motivo sono proprio le scene e i personaggi che impressionavano come più riusciti nella loro villaneria.

Lo storico del cinema Robin Wood nel libro Hollywood from Vietnam to Reagan definisce Dune «il film più oscenamente omofobo che abbia mai visto». Il riferimento è alle scene in cui appare il barone Harkonnen, in particolare ad una delle prime.

 

Il barone Harkonnen uccide gratuitamente un personaggio efebico che pare attirare il suo desiderio. Così come, nel quadro di un incesto omofilo, pare guatare con voluttà il corpo seminudo del nipote Feyd Rautha (interpretato da Sting, in un momento di indice di massa grassa inferiore al 10%) che esce da una doccia gassosa.

 

 

Buttiamo nella mischia anche l’orrenda misoginia, con la scena in cui gode, dopo averlo a lungo programmato, a sputare in faccia alla moglie del suo rivale mentre questa è legata a terra (e lui, invece, svolazza qua e la) .

 

 

Lo studioso accusa il film di Lynch di «essere riuscito ad associare in una singola scena l’omosessualità con la grossolanità fisica, depravazione morale, violenza e malattia».

 

Wood non è solo. Lo scrittore gay Dennis Altman scrisse che il film può essere preso ad illustrazione di come nei primi anni Ottanta «i riferimenti all’AIDS iniziarono a penetrare nella cultura popolare…  È stato solo un caso che nel film Dune il cattivo omosessuale aveva piaghe suppuranti sul viso?».

 

Lo studioso accusa il film di Lynch di «essere riuscito ad associare in una singola scena l’omosessualità con la grossolanità fisica, depravazione morale, violenza e malattia»

Sangue e pustole. Malattia. All’epoca l’AIDS era vista così, altro che alone viola, preservativo, fiocchetto rosso, cocktail di antivirali pagati dal contribuente, solidarietà etc.

 

Scorrendo la rete, è possibile vedere che gli interventi sul tema sono tanti. Dune omofobo.

 

Un utente di Reddit si chiede se sia vero. Dice di aver letto il libro, dove, secondo lui, il barone era da considerarsi, più che omosessuale, pedofilo… Ma questa è una porta che nessuno crediamo voglia aprire.

 

Invece, altri utenti trovano una citazione che pare spiegare le scelte creative di Lynch nel libro di Herbert L’Imperatore-dio di Dune:

 

«L’omosessuale, latente o meno, che mantiene quella condizione per ragioni che si potrebbero chiamare puramente psicologiche, tende a indulgere in comportamenti che causano dolore, cercandolo per sé e infliggendolo agli altri. Lord Leto dice che questo risale al comportamento di prova nel branco preistorico».

«I riferimenti all’AIDS iniziarono a penetrare nella cultura popolare…  È stato solo un caso che nel film Dune il cattivo omosessuale aveva piaghe suppuranti sul viso?»

 

Un altro risponde che nello stesso romanzo, pagine prime, vi era un elogio dell’omosessuale come buon soldati.

 

Sul altri forum volano gli stracci.

 

«In realtà Herbert ERA omofobo. Nella vita reale ha praticamente rinnegato suo figlio gay, e nel testo God-Emperor a cui si fa riferimento cita specificamente l’omosessualità maschile come motivo per NON usare truppe maschili poiché, sebbene possano essere grandi guerrieri, gli omosessuali fanno parte dello spostamento del sesso nel dolore: si abbandonano a comportamenti che causano dolore».

 

Parlando di un passaggio particolare della storia, l’utente scrive che «il personaggio principale ipotizza che alcune truppe suicide debbano essere omosessuali come “Quando gli umani per qualsiasi motivo diventano terminali per quanto riguarda la sopravvivenza della loro specie, è relativamente facile spingerli oltre il breve passo nel voler morire”».

 

È riportato che il vizietto del barone Harkonnen, nella successiva trasposizione a serie TV, è molto attenuato. Forse impercettibile. In pratica, la saga continua nei cuori dei fan e dei produttori cinematografici, ma certe posizioni del creatore del ciclo, come dire, si possono stingere…

«In realtà Herbert ERA omofobo. Nella vita reale ha praticamente rinnegato suo figlio gay»

 

Non c’è in corso solo una de-omofobicizzazione. La rimozione di ogni contenuto anche vagamente critico alla sfera LGBT: pensate agli attacchi al film Il Silenzio degli Innocenti (Il Silenzio degli agnelli, in originale: i distributori avevano paura di urtare la famiglia FIAT) per il fatto che l’assassino abbia evidenti pulsioni trans.

 

C’è all’opera una vera omosessualizzazione dell’audiovisivo, a partire dai film per ragazzi. La rivelazione di qualche mese fa è che uno dei personaggi più popolari dell’universo Marvel (acquistato e pompato a mille dalla Disney), Loki, è bisessuale. Interessante che lo debbano dire apertis verbis al loro pubblico di minorenni.

 

Quindi, ci chiediamo: quanti personaggi gay ci saranno nel nuovo Dune ore in sala? Nessuno? O si sarà invertito il quadro, e qualcuno nella squadra degli eroi della Casa Atreides, con buona pace dell’anima di Herbert, avrà fatto outing?

 

Timothée Chalamet, il protagonista, è un ragazzino divenuto famoso per aver interpretato l’amante minorenne di un professore americano che viene in Italia nel film Chiamami con il mio nome. Su Twitter, dopo la presentazione al Festival di Toronto, l’attore James Woods ha scritto della differenza di età tra gli amanti del film piazzando l’hashtag NAMBLA, la sigla della storica organizzazione in difesa della pedofilia.

 

La realtà è che noi non lo possiamo sapere. Perché, senza green pass, al cinema non entreremo.

 

Non come quei fortunati che, vaccinati e certificati elettronicamente, potranno andare in una sala semivuota a godersi le avventure dei Fremen, un popolo oggetto delle angherie di un potere che lo sottomette per la sua tecnologia e per la stessa crudeltà dei suoi baroni.

 

Chissà se a qualche fortunato, abbassando la mascherina per manducare un pop corn, questa storia ricorderà qualcosa.

 

 

 

 

Immagine di LSGC via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 3.0 Unported (CC BY-NC 3.0)

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Gender

Gli emoji dell’«uomo incinto» sono già sui vostri telefonini

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Gli sviluppatori di emoji hanno proposto due nuovi design di emoji in onore del World Emoji Day che raffigurano un «uomo incinto» e una persona androgina incinta.

 

«Pregnant Man» e «Pregnant Person» sono stati progettati per «riconoscere che la gravidanza è possibile per alcuni uomini transgender e persone non binarie», secondo Emojipedia, un sito che raccoglie tutti quelli che un tempo si chiamavano emoticon (emoji è un neologismo recente che fonde la radice latina emo- con la parola giapponese ji, «carattere»)

 

I nuovi design genderisti, che promuovono l’idea di «trans-gravidanza», sono già stati approvati dall’Unicode Consortium, l’organizzazione senza scopo di lucro che supervisiona i progetti di emoji sui dispositivi.

Pregnant Man» e «Pregnant Person» sono stati progettati per «riconoscere che la gravidanza è possibile per alcuni uomini transgender e persone non binarie»

 

Le emoji «Pregnant Person» e «Pregnant man» sono state approvate nell’ambito dell’ Unicode 14.0 e aggiunte nella lista Emoji 14.0 nel settembre 2021. Le due trans-icone che mettono in discussione la maternità come elemento femminile sono «in arrivo sulle principali piattaforme alla fine del 2021 e per tutto il 2022».

 

«Le aggiunte di cui sopra significheranno che quasi tutti gli emoji possono avere un’opzione predefinita di genere neutro, con la possibilità di utilizzare una donna o un uomo ove pertinente», aveva scritto il sito in fase di progetto.

 

Le aberranti priorità che vengono calate dall’alto non trovano nessun riscontro nei bisogni e nelle aspettative della popolazione

Gli emoji approvati saranno pubblicati a settembre e appariranno sui dispositivi Google Pixel a ottobre-dicembre 2021, su dispositivi Apple e Samsung a gennaio-giugno 2022 e su Facebook e Twitter a gennaio-giugno 2022.

 

Un voto per l’emoji più atteso, organizzato da Emojipedia come un modo per misurare l’opinione pubblica, ha mostrato che solo il 5,3% dei fan si aspettava l’emoji dell’uomo incinta. Il voto non fa parte del processo di approvazione.

 

Un dato tanto per ricordare quanto le aberranti priorità che vengono calate dall’alto non trovino nessun riscontro nei bisogni e nelle aspettative della popolazione.

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Gender

Terrorista si identifica come donna e chiede una sentenza più mite

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

Nel 2017 Michael Hari, il capo di un gruppo miliziano estremista bianco, aveva partecipato all’attentato dinamitardo a una moschea a Bloomington, nel Minnesota. È stato catturato e condannato dopo essersi dichiarato colpevole.

 

Il suo avvocato sostiene  che dovrebbe essere concesso clemenza perché ora si identifica come una donna. Vuole essere conosciuto come Emily Claire Hari.

 

Mentre pianificava l’attentato, soffriva degli effetti della disforia di genere e della propaganda anti-musulmana online. Il suo avvocato ha detto alla corte in un appello per una pena mitigata di 30 anni anziché l’ergastolo:

 

Il suo avvocato sostiene  che dovrebbe essere concesso clemenza perché ora si identifica come una donna

«Così, mentre formava un gruppo disordinato di combattenti per la libertà o uomini della milizia e parlava di missioni a Cuba e Venezuela, la signora Hari cercava segretamente su Internet “cambio di sesso”, “chirurgia transgender” e “transgender post-operatorio”. Mentre acquistava divise militari per le loro “missioni”, acquistava anche abiti e abiti femminili per un viaggio programmato a Bangkok, in Thailandia, per un intervento chirurgico da uomo a donna. Viveva una doppia vita».

 

Hari vuole anche essere assegnato a una prigione femminile.

 

La stampa gay aveva poca simpatia per lui.

 

Secondo LGBTQNation, il suo avvocato stava «giocando su vecchi stereotipi transfobici che accusano le identità trans di far diventare le persone psicopatiche. Questi stereotipi si manifestano in numerosi film come Psycho , Dressed to Kill e Il silenzio degli innocenti . Ma l’islamofobia e l’ideologia di destra di Hari hanno guidato le sue azioni, non la sua identità trans».

 

 

Michael Cook

Direttore di Bioedge

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Immagine foto segnalatica di Michael Hari, da Bioedge

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