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Epidemie

L’Unione Europea piegata alla propaganda cinese. Senza pudore alcuno.

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Aprite bene gli occhi e leggete.

 

«Piegandosi alle pressioni di Pechino, l’Unione Europea questa settimana ha ammorbidito le critiche indirizzate alla Cina in un rapporto riguardante la disinformazione sulla pandemia di Coronavirus». Lo scrive il New York Times. Ribadiamo: non Renovatio 21, ma il New York Times.

 

Il rapporto iniziale, che era stato ottenuto ed analizzato dal Times, non era  particolarmente aspro; si trattava una raccolta di informazioni e notizie, pubblicamente disponibili.

 

«Piegandosi alle pressioni di Pechino, l’Unione Europea questa settimana ha ammorbidito le critiche indirizzate alla Cina in un rapporto riguardante la disinformazione sulla pandemia di Coronavirus». Lo scrive il New York Times

Poi accade qualcosa: «documenti, e-mail e interviste mostrano come i funzionari europei hanno ritardato e poi riscritto il documento per diluire l’attenzione sulla Cina, un partner commerciale vitale» scrive il quotidiano nuovaiorchese.

 

Apprendiamo quindi che una versione del rapporto che stava per essere pubblicata lo scorso martedì citava gli sforzi di Pechino per limitare le menzioni sulle origini del virus in Cina, in parte accusando gli Stati Uniti di aver diffuso la malattia a livello internazionale – un’accusa passata da siti antiamericani alla bocca del portavoce del Ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian.

 

Di questo atteggiamento della Repubblica Popolare Cinese – la politica di de-sinizzazione del virus – Renovatio 21 ha dato conto diverse settimane fa; volentieri ora vediamo che Bruxelles può pensarla come noi, almeno prima che intervenga la censura cinese. 

 

Una versione del rapporto che stava per essere pubblicata lo scorso martedì citava gli sforzi di Pechino per limitare le menzioni sulle origini del virus in Cina, in parte accusando gli Stati Uniti di aver diffuso la malattia a livello internazionale

La Cina sarebbe arrivata addirittura, ha scritto il giornale francese La Croix Internationale basandosi su documenti in circolo presso il giro diplomatico cinese, a istruire i suoi funzionari e cittadini all’estero di mai parlare di «virus cinese» ma al massimo di «virus italiano» o «virus italiano» o finanche «virus giapponese».

 

Il nervosismo verso l’origine cinese del virus ha creato altresì tensioni ai massimi livelli, con Trump che ha insistito ad usare l’espressione «chinese virus», portando la cina a minacciare come rappresaglia il taglio della produzione  di farmaci (antibiotici, etc.) per gli americani oramai quasi totalmente in mano cinese.

 

La prima bozza del documento UE ora censurato notava che Pechino ha sporto false accuse secondo cui politici francesi avrebbero insulti razzisti contro il capo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ricordiamo che Tedros Ghebreyesus, vertice dell’OMS è sospettato oramai apertamente di essere nelle mani di Pechino.

 

«La Cina ha continuato a condurre una campagna di disinformazione globale per deviare la colpa per lo scoppio della pandemia e migliorare la sua immagine internazionale», diceva la prima bozza del rapporto

«La Cina ha continuato a condurre una campagna di disinformazione globale per deviare la colpa per lo scoppio della pandemia e migliorare la sua immagine internazionale», diceva la prima bozza del rapporto, in linea con quanto riportato da testate come Renovatio 21 e dissidenti all’inizio della Pandemia.

 

«Funzionari cinesi hanno contattato i rappresentanti dell’Unione europea per tentare di “uccidere” il rapporto. In un’e-mail scritta martedì e vista dal Times, un diplomatico europeo ha avvertito di ritorsioni cinesi» scrive il primo quotidiano d’America.

 

Così, quando il sommario pubblico del rapporto è andato online venerdì scorso, la frase relativa a «una campagna di disinformazione globale» era stata rimossa. Nel rapporto vi erano anche riferimenti alle critiche della Cina nei confronti della Francia e riguardo ad  una rete bot (cioè di utenti artificiali usati nelle campagne di distorsione in rete) pro-cinese in Serbia. «Altri elementi erano stati attenuati» nota il giornale.

«Funzionari cinesi hanno contattato i rappresentanti dell’Unione europea per tentare di “uccidere” il rapporto. In un’e-mail scritta martedì e vista dal Times, un diplomatico europeo ha avvertito di ritorsioni cinesi»

 

«I cambiamenti hanno fatto arrabbiare e frustrare alcuni diplomatici e analisti della disinformazione. Almeno un analista ha formalmente obiettato, scrivendo ai suoi capi che l’Unione Europea stava “autocensurando per placare il Partito Comunista Cinese”».

 

Chi credeva che il Partito Comunista Cinese fosse in grado di applicare censure solo su territorio cinese e su cittadini cinesi, apra gli occhi: Pechino è in grado di piegare alla sua propaganda perfino la UE, che non ha neppure il pudore di nasconderlo.

 

Il Coronavirus ci ha fatto scoprire quanto è potente la Cina Popolare. E sappiamo di come essa goda della profonda simpatia di partiti al governo anche in Italia.

 

Quando il sommario pubblico del rapporto è andato online venerdì scorso, la frase relativa a «una campagna di disinformazione globale» era stata rimossa

Non solo dal governo Conte: dobbiamo quindi difendere il diritto alla libertà di parola anche dal Partito Comunista Cinese? Perfino a Bruxelles, massima realizzazione dell’illuminismo europeo tutto diritti-e-libertà?

 

In questo momento la rete della censura pechinese scavalca i confini della RPC e diviene un problema globale, che investe i diritti dei cittadini di quello che un tempo si chiamava «Mondo Libero».

 

La censura cinese è un problema globale: perché essa, silenziando i dottori che volevano suonare il campanello di allarme, ha probabilmente favorito l’aggravarsi dell’epidemia in patria e nel mondo (ricordiamoci come i numeri offerti dai cinesi mai siano stati affidabili). E secondariamente, la censura cinese è un problema globale perché riguarda la battaglia per la narrativa planetaria della Pandemia.

In questo momento la rete della censura pechinese scavalca i confini della RPC e diviene un problema globale

 

«La lotta per il documento fa parte di un’ampia battaglia globale sulla narrativa del coronavirus. E arriva in un momento in cui l’Unione Europea spera di ottenere concessioni commerciali da Pechino e ripristinare una ricca relazione una volta che la pandemia è passata». Alla libertà di parola, alla sua sovranità di organizzazione che rappresenta diecine di Stati, alla Verità la UE ovviamente non ci pensa.

 

Piegati, umiliati, venduti alla Cina per  ripristinare una ricca relazione una volta che la pandemia è passata»?

Dobbiamo quindi difendere il diritto alla libertà di parola anche dal Partito Comunista Cinese? Perfino a Bruxelles, massima realizzazione dell’illuminismo europeo tutto diritti-e-libertà?

 

Non si tratta più solo di uscire dalla UE e dall’euro.

Per l’Italia ora si tratta di chiedere all’Europa i danni. Compresi i danni morali. 

 

 

 

 

 

 

Immagine di European External Action Service – EEAS via Flicker pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic (CC BY-NC 2.0)

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Epidemie

La Francia conferma il primo caso di Ebola

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La Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), ha riferito mercoledì il ministero della Salute francese.

 

Il ministero ha dichiarato che il paziente è stato ricoverato in una struttura specializzata e si trova in condizioni stabili. È stato posto in isolamento a scopo precauzionale.

 

«È in corso un’indagine epidemiologica approfondita per identificare le persone che potrebbero essere entrate in contatto con il paziente», ha dichiarato il ministero in un comunicato.

 

La ministra della Salute francese, Stephanie Rist, ha successivamente confermato che cinque persone sedute vicino al medico infetto sul volo per la Francia sono state identificate e isolate. L’Alleanza per l’Azione Medica Internazionale (ALIMA), un’organizzazione senza scopo di lucro impegnata nella risposta all’Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, ha dichiarato che il paziente è un medico che lavora con la sua équipe.

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Il caso si inserisce nel contesto di un’epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo orientale. Dall’inizio dell’epidemia, legata al ceppo Bundibugyo del virus, il 15 maggio, sono stati registrati 1.094 casi confermati e 277 decessi, ha dichiarato mercoledì l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

 

Secondo Marie Roseline Belizaire, direttrice dell’OMS per le emergenze, almeno 75 operatori sanitari sono stati contagiati e 17 di loro sono deceduti. Al momento non esistono vaccini o trattamenti specifici approvati per il ceppo Bundibugyo.

 

Il mese scorso, gli Stati Uniti hanno negato l’ingresso a un volo Air France con a bordo un passeggero proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo, a causa di restrizioni più severe legate all’Ebola, costringendo l’aereo a dirottare in Canada. Il 18 maggio, Washington ha inasprito le misure di viaggio in risposta all’epidemia, imponendo ai viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dal Sud Sudan e dall’Uganda di entrare negli Stati Uniti esclusivamente attraverso l’aeroporto internazionale di Washington Dulles.

 

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo «continui a superare la capacità di risposta», il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso. Tedros ha dichiarato ai giornalisti che negli ultimi 50 anni sono stati rilevati meno di 30 casi di Ebola al di fuori dell’Africa, aggiungendo che la Francia e gli altri paesi europei non dovrebbero «reagire in modo eccessivo», come riportato dall’agenzia Reuters.

 

Anche il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha valutato il rischio come «molto basso per la popolazione europea in generale», secondo quanto riportato dal ministero della Salute francese.

 

Secondo quanto riportato dal ministero della Salute, la scorsa settimana i casi di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo orientale sono saliti a 782, con 181 decessi registrati, mentre il Paese combatte una rapida diffusione dell’epidemia in una regione dilaniata dal conflitto.

 

Come riportato da Renovatio 21, in settimana manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo essere stati impediti di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Due settimane fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’epidemia congolese di Ebola si era già estesa a oltre 900 casi sospetti, con 101 infezioni confermate finora. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

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Immagine di Pan American Health Organization via Flickr pubblicata su licenza CC BY-ND 2.0

 

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Epidemie

Aumentano i decessi per Ebola in Congo

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Secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, i casi di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo orientale sono saliti a 782, con 181 decessi registrati, mentre il Paese combatte una rapida diffusione dell’epidemia in una regione dilaniata dal conflitto.   Domenica, il ministero ha segnalato 72 nuovi casi confermati e 29 ulteriori decessi nell’ultimo aggiornamento sull’epidemia di Ebola di Bundibugyo, portando il tasso di mortalità dal 21% al 23,1%. Ha inoltre affermato che 40 persone sono guarite da quando l’epidemia è stata dichiarata il 15 maggio. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non esiste un vaccino approvato o un trattamento specifico per la variante Bundibugyo del virus Ebola, sebbene siano in corso studi per testare potenziali candidati.   Sono stati confermati casi in 31 zone sanitarie distribuite in tre province orientali, incluse due zone recentemente colpite a partire dal 13 giugno. Il totale comprende 20 zone sanitarie nell’Ituri, dieci nel Nord Kivu e una nel Sud Kivu.   Le autorità hanno affermato che l’elevato numero di casi rilevati riflette anche una sorveglianza comunitaria più attiva, aggiungendo che la vigilanza del pubblico è «più necessaria che mai».   L’OMS ha affermato che la risposta si sta svolgendo in un contesto difficile, caratterizzato da insicurezza, crisi umanitaria e intensi movimenti di popolazione e commerciali.

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Il governo congolese ha annunciato lunedì di aver ricevuto dall’OMS una seconda fornitura di 16,5 tonnellate di materiale medico e logistico a sostegno delle squadre sul campo nelle zone colpite.   L’Ituri, il Nord Kivu e il Sud Kivu sono da anni afflitti da attacchi di gruppi armati e combattimenti che hanno provocato massicci spostamenti di popolazione. L’ufficio umanitario delle Nazioni Unite ha affermato che quasi un milione di persone sono state sfollate a causa del conflitto nella sola regione dell’Ituri, rendendo più difficile il tracciamento dei contatti poiché le persone fuggono dagli attacchi o si spostano frequentemente attraverso aree remote.   La Repubblica Democratica del Congo ha registrato ripetuti focolai di Ebola da quando il virus è stato identificato per la prima volta nel Paese nel 1976. L’ultimo è il diciassettesimo focolaio nella nazione dell’Africa centrale.   La malattia può causare febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa, vomito, diarrea, eruzioni cutanee, problemi renali ed epatici e, in alcuni casi, emorragie interne ed esterne.   Secondo i dati pubblicati dall’OMS, oltre 2.200 persone sono morte durante l’epidemia di Ebola del 2018-2020 nella Repubblica Democratica del Congo orientale, che ha colpito principalmente il Nord Kivu e l’Ituri ed è diventata la seconda epidemia di Ebola più letale mai registrata.   Come riportato da Renovatio 21, in settimana manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo essere stati impediti di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.   Due settimane fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’epidemia congolese di Ebola si era già estesa a oltre 900 casi sospetti, con 101 infezioni confermate finora. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.   Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

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Epidemie

Ulteriore focolaio di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo

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L’epidemia di Ebola di Bundibugyo si è estesa a un’altra zona sanitaria della Repubblica Democratica del Congo (RDC), portando a 26 il numero totale delle zone colpite a livello nazionale, secondo quanto riportato martedì dal Centro operativo per le emergenze di sanità pubblica (COUSP) del Paese.

 

Il 9 giugno, le autorità hanno confermato due casi di Ebola nella zona sanitaria di Tchomia, nella provincia di Ituri. L’area si trova sulle rive del lago Alberto, vicino al confine con l’Uganda, a circa 50 chilometri a sud di Bunia, capoluogo della provincia di Ituri.

 

Con l’aggiunta di Tchomia, 18 delle 36 zone sanitarie dell’Ituri hanno ora registrato casi di Ebola. Le aree colpite includono Aru, Aungba, Bambu, Bunia, Damas, Gety, Kilo, Komanda, Lita, Logo, Mambasa, Mangala, Mongbwalu, Nizi, Nyankunde, Rimba e Rwampara.

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Secondo quanto dichiarato dal ministro della Salute Roger Kamba, al 9 giugno la Repubblica Democratica del Congo aveva registrato 635 casi confermati di Ebola.

 

«Il numero dei guariti sta aumentando, il tracciamento dei contatti sta migliorando – 61,1% rispetto al 56,4% di ieri. La risposta si sta intensificando. Stiamo monitorando ogni zona, ogni allarme, ogni segnale. La vigilanza non cala mai», ha dichiarato il Kamba in un post su X.

 

In un aggiornamento separato, il ministro ha annunciato otto nuove guarigioni, portando a 30 il numero totale di persone che hanno superato il virus.

 

La scorsa settimana, il ministero della Salute congolese ha riferito che 340 tonnellate di medicinali e forniture mediche sono state consegnate alle province di Ituri e Nord Kivu grazie a un progetto finanziato dalla Banca Mondiale, che si aggiungono alle 150 tonnellate già trasportate con il supporto dell’UNICEF.

 

Come riportato da Renovatio 21, in settimana manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo essere stati impediti di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 
Due settimane fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’epidemia congolese di Ebola si era già estesa a oltre 900 casi sospetti, con 101 infezioni confermate finora.
 

L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

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