Militaria
L’Ucraina minaccia il «blackout di Mosca»
La leadership ucraina ha minacciato di condurre attacchi a lungo raggio su Mosca che potrebbero causare un blackout totale se la Russia tentasse di provocare massicce interruzioni di corrente a Kiev questo inverno.
La scorsa settimana, il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha dichiarato che Kiev avrebbe reagito a qualsiasi tentativo russo di disattivare completamente le infrastrutture energetiche di Kiev.
«Se la Russia si pone l’obiettivo di un blackout in Ucraina ogni inverno, allora non sono sicuro che la risposta dell’Ucraina e dei suoi partner dovrebbe essere diversa… Se minacciano un blackout nella capitale dell’Ucraina, allora il Cremlino dovrebbe sapere che ci sarà un blackout anche nella capitale della Russia», ha detto lo Zelens’kyj, senza spiegare come intende raggiungere questo obiettivo.
Mercoledì, il capo di Stato maggiore dell’Ucraina, il tenente generale Andrey Gnatov, ha ribadito la minaccia, avvertendo che «qualsiasi azione del nemico volta a danneggiare il nostro Paese riceverà una risposta simmetrica», promettendo che Kiev «troverà opportunità, troverà armi e condurrà queste operazioni».
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L’Ucraina ha ripetutamente condotto attacchi a lungo raggio con droni e missili nel cuore della Russia, colpendo raffinerie di petrolio, infrastrutture critiche e aree residenziali, con alcuni raid UAV mirati a Mosca. La Russia ha reagito colpendo obiettivi militari, pur sottolineando di non colpire mai i civili.
Ad agosto, lo Zelens’kyj aveva affermato che l’Ucraina ha sviluppato un missile a lungo raggio (chiamato Flamingo) con una gittata stimata di 3.000 km, sufficiente per raggiungere Mosca e numerose altre città nel cuore della Russia. Il leader ucraino, tuttavia, ha affermato che la produzione di massa non è prevista per i prossimi mesi.
Funzionari statunitensi hanno anche affermato di stare valutando la possibilità di fornire all’Ucraina missili da crociera Tomahawk, con una gittata di 1.600 km e in grado di raggiungere anche Mosca. Il Cremlino ha avvertito che avrebbe risposto «in modo appropriato» e ha sostenuto che questi missili non sarebbero stati una «panacea» per il campo di battaglia.
Il mese scorso, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia non avrebbe tollerato attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche, avvertendo che ciò avrebbe innescato una «grave ritorsione».
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Immagine di AlixSaz via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Economia
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Militaria
Netanyahu minaccia di querelare il New York Times per un articolo sui palestinesi stuprati
Il ministero degli Esteri israeliano ha minacciato di querelare il New York Times per il suo rifiuto di ritrattare la pubblicazione, avvenuta l’11 maggio, delle accuse di violenza sessuale e stupro contro i palestinesi detenuti da parte di Israele.
«A seguito della pubblicazione, da parte di Nicholas Kristof sul New York Times, di una delle menzogne più orribili e distorte mai pubblicate contro lo Stato di Israele dalla stampa moderna, che ha anche ricevuto l’appoggio del giornale, il primo ministro Benjamin Netanyahu e il Ministro degli Esteri Gideon Sa’ar hanno disposto l’avvio di un’azione legale per diffamazione contro il New York Times» ha scritto il ministero diplomatico dello Stato Ebraico.
Nel frattempo, diversi gruppi sionisti – EndJewHatred, Stop Antizionism, Hineni e il Movimento contro l’Antisionismo – hanno annunciato una protesta a Nuova York davanti alla sede del NYT sull’Ottava Avenue.
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La ricerca di Kristof si è basata sulle testimonianze di 14 vittime che ha intervistato, le quali hanno raccontato di atti brutali e disumanizzanti commessi sui loro corpi da «soldati, coloni, interrogatori dell’agenzia di sicurezza interna Shin Bet e, soprattutto, guardie carcerarie». In alcuni casi, le vittime sono state costrette a diventare informatori. Nel caso delle donne, sono stati mostrati loro video degli stupri subiti, con la minaccia che sarebbero stati pubblicati se avessero parlato. Kristof ha inoltre verificato le loro testimonianze parlando con vicini e parenti delle vittime.
Kristof ha dichiarato: «Ho iniziato a interessarmi al tema delle violenze sessuali contro i prigionieri palestinesi dopo che Issa Amro, un attivista non violento a volte definito “il Gandhi palestinese”, mi ha raccontato, durante una mia precedente visita, di essere stato aggredito sessualmente da soldati israeliani e di credere che questo fenomeno fosse diffuso ma poco denunciato a causa della vergogna».
La sottostima dei casi deriva anche dal crescente isolamento di molti detenuti, dato che «oltre 9.000 palestinesi erano ancora detenuti questo mese» e, dal 2023, molti sono «detenuti sulla base di motivazioni di sicurezza mal definite», e per questo motivo «vengono loro negate le visite della Croce Rossa e degli avvocati».
L’amministrazione Netanyahu ha contrattaccato gettando discredito su una delle fonti citate da Kristof, l’Euro-Med Human Rights Monitor, un’organizzazione per i diritti umani con sede a Ginevra, che il mese scorso ha concluso che Israele ricorre a «violenza sessuale sistematica» «ampiamente praticata come parte di una politica statale organizzata».
La dichiarazione delministero degli Esteri dell’11 maggio recitava: «Oggi il New York Times ha scelto di pubblicare una delle peggiori calunnie sul sangue mai apparse sulla stampa moderna. In un’incomprensibile distorsione della realtà, e attraverso un flusso infinito di menzogne infondate, il propagandista Nicholas Kristof trasforma la vittima nell’accusato».
Kristof ha pubblicato la dichiarazione israeliana, insieme all’accesso gratuito al suo articolo «Il silenzio che accompagna lo stupro dei palestinesi».
Successivamente, l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha scritto che Kristof e il NYT «contano sul fatto che non smaschererete le loro menzogne. Sia chiaro: qualsiasi denuncia di condotta illecita da parte delle autorità israeliane deve essere presentata agli organi investigativi e, come è consuetudine in una società democratica, tali denunce saranno esaminate a fondo».
Non è esattamente il caso delle cinque guardie israeliane del famigerato carcere di Sde Teiman, con prove video della loro violenza sessuale su un detenuto, è stato archiviato dopo che folle anti-palestinesi avevano minacciato di usare violenza contro le «autorità israeliane», sia militari che giudiziarie.
Come riportato da Renovatio 21, lo stupro anale dei prigionieri palestinesi fu difeso in pubblica piazza da un parlamentare israeliano.
In ogni caso, il punto principale di Leiter era che 15 anni prima due funzionari di Euro-Med Monitor erano apparsi in una foto di gruppo insieme a un alto funzionario di Hamas, Ismail Haniyeh. Qualunque cosa si voglia suggerire con ciò, impallidisce se si considera il lungo impegno e l’operato di Netanyahu a sostegno di Hamas, a scapito dell’Autorità Palestinese sancita dagli accordi di Oslo.
Come riportato da Renovatio 21, nelle ultime settimane sono emerse agghiaccianti storie su stupri sistematici dei detenuti maschi e femmine palestinesi, talvolta anche per mezzo di cani addestrati dell’esercito israeliani.
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Immagine di Ajay Suresh via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Militaria
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