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Essere genitori

Lucifero vittima ed eroe: i cartoni animati riscrivono il Bene e il Male

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Un video girato da una mamma italiana preoccupata sta circolando sui social media.

 

La signora mostra come su un popolare e onnipresente servizio di streaming vi sia un cartone che, alla prima puntata, riscrive completamente la storia biblica.

 

Per il cartone, Lucifero era buono, ed è stato punito ingiustamente. Si sarebbe poi trovato, «attratto dalla fiera indipendenza», con Lilith, prima moglie di Adamo poi divenuta demone – e già la presenza di questo personaggio nel cartone animato è indicativa, vista la sua persistenza nella mitologia femminista: di fatto, la vediamo scappare dal primo uomo che ancora prima di essere padre già la tratta come un patriarca.

 

Il lettore può vedere da sé il livello di inversione a cui si arriva: il «Paradiso» è cattivo, Lucifero è vittima della sua crudeltà; l’atto di dare la mela ad Eva è un atto prometeico di amore per l’umanità…

 

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Si resta sbalorditi.

 

Pare addirittura, ma potremmo sbagliarci, che a San Michele Arcangelo, colui che sconfisse Lucifero, siano assegnate fattezze mostruose.

 

È semplicemente sconcertante: e provate a pensare a una piccola mente che assorbe questa storia prima di poter frequentare il catechismo, dove, in teoria, dovrebbero raccontargli la versione opposta. A chi crederà, alla TV o al catechista? Cosa sortirà la dissonanza cognitiva prodotta?

 

Apprendiamo che il cartone si chiama Hazbin Hotel ed è realizzato da un’artista poco più che trentenne, Vivienne Medrano, che sempre a tema infernale produce anche un’altra serie chiamata Helluva Boss. Dopo aver lavorato nei film horror, si è fatta largo su YouTube, per poi fare il suo primo cortometraggio «Son of 666» (2013). Bisessuale, si definisce «una donna queer su internet che ha fatto qualcosa di popolare».

 

La protagonista di Hazbin Hotel è Charlie Morningstar (Carla Stella del Mattino – anche qui, un riferimento a Lucifero) principessa dell’Inferno, nella sua ricerca per trovare un modo per «riabilitare» i peccatori e ammetterli in Paradiso, tramite il suo «Hazbin Hotel», come alternativa all’annuale «sterminio» delle anime da parte del Paradiso a causa della sovrappopolazione dell’Inferno.

 

La ragazzina protagonista è aiutata dalla sua «fidanzata» Vaggie, che è anche la sua manager, e da un attore pornografico chiamato Angel Dust. Il prodotto è R-rated, cioè, secondo la classificazione americana, adatto ad un pubblico di under 17 solo se accompagnati da un adulto. Amazon lo segna come «18+», tuttavia sappiamo che almeno al pubblico italiano ogni cartone suggerisce di default l’essere fatto per bambini, e il primo episodio è stato distribuito su YouTube, dov’è ancora possibile vedere liberamente anche il trailer, con violenza e oscenità sin dai primi secondi.

 

Attacco: «Ciao a te, peccatore perduto, ti piace il sangue, la violenza, e la depravazione di natura sessuale?». Segue turpiloquio vario.

 

 

La serie è prodotta in collaborazione con Amazon Studios dalla società di intrattenimento indipendente A24, una casa di produzione basata a Nuova York con all’attivo film e serie controversi come Spring Breakers e Euphoria. Lanciato il 19 gennaio 2024, Hazbin Hotel è il suo primo progetto di animazione, già disponibile con doppiaggio italiano.

 

Non si dichiara come un cartone per bambini: ma allora, per chi è? Quanti adulti amano vedere disegni stilizzati, caricature in movimento, invece che guardare del cinema? Una domanda antica, a cui forse non sappiamo rispondere perché sottovalutiamo l’infantilizzazione delle masse.

 

Torniamo un secondo sulla presenza in questo prodotto di intrattenimento del demone Lilith, scritto anche Lilit, Lilitu o Lilis, una figura femminile nella mitologia mesopotamica e giudaica, che secondo alcuni teorie non cristiane sarebbe stata la prima moglie di Adamo e presumibilmente un demone primordiale, una creatura «bandita» dal Giardino dell’Eden per non aver rispettato e obbedito ad Adamo – e per questo oggi citata e riverita dai movimenti femministi che combattono il patriarcato e la figura maschile. Si pensa che sia menzionata nella Bibbia in ebraico nel Libro di Isaia (34, 14), in una lista di animali notturni, dove è tradotto dalla versione CEI con «civetta».

 

La figura è più consistente nella tarda antichità nella mitologia mandea e nelle fonti della mitologia ebraica dal 500 d.C. in poi. Lilith appare in formule di incantesimo che incorporano una breve storia mitica (conosciuti oggi come historiolas nella mitologia mesopotamica, greca, aramaica, mandea e cabalistica) in vari concetti e località che danno descrizioni parziali di lei. La demonessa è menzionata nel Talmud babilonese, nel testo apocrifo Vita di Adamo ed Eva come la prima moglie di Adamo, e nello Zohar Leviticus come «una donna focosa e focosa che per prima convisse con uomo». Molte autorità rabbiniche tradizionali, tra cui Maimonide e Menachem Meiri, rifiutano l’esistenza di Lilith.

 

Perché un tale personaggio, di fatto conosciuto per lo più solo da chi è appassionato di esoterismo ed affini, compare in un cartone? Perché gli autori sono immersi nella cultura femminismo e nel gender che glorificano Lilith, le streghe, i demòni, l’Inferno. E credono che sia giusto immergere in questo calderone anche i vostri figli, per cucinarli secondo la ricetta del Moloch perverso-polimorfo che si sta impadronendo dell’Occidente e della sua cultura.

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È molto chiaro quello che sta accadendo, e non parliamo del macro-piano spirituale e morale dove è impossibile non vedere l’insorgenza del demoniaco sulle famiglie: a livello più concreto, è facile rintracciare la genealogia di questa cultura che viene fatta percolare nell’industria dell’intrattenimento, anche infantile. Si tratta del rifiuto radicale del cristianesimo tipico del genderismo, che non esita, come visibile in tanti Gay Pride, ad allearsi a forme e motivi del satanismo – sempre, ovviamente, con la scusa della «satira» a portata di mano.

 

Non si tratta di un caso isolato. Il principale soggetto dell’industria del family entertainment, Disney, sappiamo bene essere diretto lì. Dopo l’ultimo film di Natale I terribili nove (The Naughty Nine) con personaggi apparentemente LGBT e le scene con baci omoerotici nel cartone Lightyear (2022), vi sarebbe anche il caso della serie TV in via di produzione chiamata Little Demon, che ha suscitato presso i cristiani americani polemiche per la «normalizzazione del paganesimo» e il sostegno a Satana e all’Anticristo.

 

Come riportato da Renovatio 21, il film natalizio 2022 della Disney conteneva una sequenza che mostrava un gruppo di bambini che tengono in mano cartelli che recitano «WE LOVE YOU SATAN», cioè «TI AMO SATANA». Si tratta di un equivoco che dovrebbe far ridere: «Satan» è l’anagramma di «Santa», cioè Santa Claus, Babbo Natale, quindi nella pellicola i bambini si sono sbagliati, del resto basta invertire due lettere.

 

Non c’è molto da ridere. Invece c’è da tenere lontani i bambini dall’intrattenimento attuale, la cui agenda di inversione propriamente diabolica non è nemmeno più discutibile.

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Bambina traumatizzata si butta dalla finestra. L’assistente sociale ha tatuaggi sul viso e corna da diavolo

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Una bambina traumatizzata in Austria si è buttata da una finestra dopo essere stata prelevata da un assistente sociale dal look inquietante. Lo riporta LifeSite.   La precedente casa famiglia per bambini con problemi comportamentali, dove viveva la dodicenne, è stata chiusa dall’Agenzia per la tutela dell’infanzia e della gioventù di Vienna (MA 11) a seguito di alcune segnalazioni. I bambini di questa struttura avrebbero dovuto essere trasferiti in una nuova casa famiglia gestita da un organizzazione privata senza scopo di lucro il cui direttore era uno degli assistenti sociali che sono andati a prendere la ragazza.   Il caso si è trasformato in uno scandalo politico quando la ragazza è saltata da una finestra e si è rotta diverse ossa poco dopo aver incontrato l’uomo. La dodicenne tirolese è considerata traumatizzata a causa di sospetti gravi abusi. Secondo Pro Child Vienna, l’organizzazione che gestiva la sua precedente casa famiglia, la ragazza reagisce in modo molto negativo agli uomini e pertanto non dovrebbe essere affidata alle cure di assistenti sociali di sesso maschile.   Tuttavia, le linee guida non sono state rispettate quando la ragazza doveva essere prelevata da lì e portata in una nuova sistemazione condivisa, ha criticato Sabine Keri, portavoce dei giovani del Partito Popolare Austriaco (ÖVP) a Vienna. Alla Keri è stato fornito un resoconto scritto dell’incidente e ha affermato: «Era stato chiarito in modo inequivocabile che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. E poi si presenta un uomo che esercita pressioni».    

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I giornali viennesi sostengono che l’aspetto fisico dell’assistente sociale abbia spaventato la ragazza, poiché ha diversi tatuaggi sul viso, tra cui un pentagramma sulla fronte. L’uomo indosserebbe anche spesso delle piccole corna nere sulla testa che si possono avvitare e svitare, come si può vedere nel suo ritratto sul sito web ufficiale dell’organizzazione.   «Per me, quello è uno sguardo satanico. E non posso certo permettere a una persona con quell’aspetto di lavorare con bambini gravemente traumatizzati», ha detto la Keri.   L’uomo ha risposto alle accuse definendole diffamatorie e insistendo sul fatto di non essere un satanista, affermando di non indossare le piccole corna sulla testa quando è andato a prendere i bambini.   La dodicenne è saltata fuori dalla finestra non chiusa a chiave quando nessuno la guardava. La consigliera comunale Bettina Emmerling ha avviato un’indagine sull’accaduto. Tuttavia, sostiene che finora non ci siano prove che la ragazza si sia buttata per paura dell’assistente sociale. Secondo la Emmerling, l’uomo dall’aspetto satanico e la badante donna avevano già parlato con la bambina il giorno prima dell’incidente. La consigliera ha sostenuto che la paura per il suo aspetto non fosse la ragione del gesto, bensì la riluttanza della bambina a cambiare residenza o la persona a cui era affidata. Inoltre, ha affermato Emmerling in un’intervista, la bambina era stata anche con un badante uomo nell’appartamento condiviso prima dell’incidente.   «Il fatto che questa finestra non fosse chiusa a chiave non è consentito in un alloggio condiviso», ha affermato. «La finestra può essere lasciata leggermente aperta, ma in linea di principio, quando un bambino è solo in una stanza», le finestre devono essere chiuse a chiave.   Secondo Emmerling, la consigliera comunale non ha ancora ben chiaro se – e con quanta chiarezza – sia stato effettivamente comunicato che la ragazza non doveva essere prelevata da un uomo. Secondo quanto riferito, la ragazza si è ripresa dalla caduta e ora si trova in una nuova casa famiglia a Vienna. Le notizie non specificano se si tratti di una struttura della precedente organizzazione o di un’altra.

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Un altro elemento di dibattito politico in questo caso è il fatto che il responsabile dell’azienda che ha prelevato la ragazza, sia il figlio di un alto funzionario del MA 11. L’ÖVP e il FPO hanno criticato aspramente la cosa. La consigliera Emmerlinga ha difeso l’accordo: «il fatto che esistesse questo legame familiare è stato reso noto fin dall’inizio», ha dichiarato in un’intervista. Il padre del direttore (…) non aveva alcuna autorità né alcun ruolo nel processo decisionale relativo all’assegnazione degli appalti da parte dell’agenzia, ha aggiunto.   Anche il pubblico italiano ricorda prelievi traumatici eseguiti da assistenti sociali e forze istituzionali ai danni di famiglie, con azioni stile commando che tagliano la luce e ingannano i genitori per procedere al prelievo del minore. Il caso più noto degli ultimi anni, quello di un paesino emiliano, è finito con l’assoluzione dei principali accusati.   Nella dinamica di questi eventi è evidente come entri in giuoco uno scontro – metapolitico, metafisico – tra la sovranità della famiglia e la volontà dello Stato, con immani conseguenze filosofiche ed antropologiche: da una parte chi considera la famiglia come l’unita primigenia ed indivisibile del consorzio umano, dall’altra chi crede che lo Stato rappresenti una forza superiore che possa permettersi di scinderla e riformularla.   Da un punto di vista di filosofia del diritto, si deve parlare della primazia del diritto positivo dello Stato moderno contro la legge naturale che è base dell’esistenza della famiglia: da una parte chi crede che oltre lo Stato non vi sia nulla, e quindi che esso goda di un potere assoluto, dall’altra chi crede che lo Stato sia invece un’entità inferiore che si deve conformare a qualcosa di superiore – appunto, la legge naturale, o Dio… – e che non possa quindi infrangerne i principi.   In teoria, la Costituzione repubblicana italiana considera la famiglia come il nucleo fondamentale della società, definendola espressamente una «società naturale fondata sul matrimonio». I principi costituzionali che regolano la famiglia sono contenuti principalmente negli articoli 29, 30 e 31.   All’articolo 29, che tratta della società naturale, lo Stato riconosce la famiglia come un’istituzione che esiste prima dello Stato stesso, dotata di propri diritti originari che la legge non crea, ma si limita a proteggere.   All’articolo 31 è detto che la La Repubblica deve agevolare la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi con misure economiche, con particolare riguardo alle famiglie numerose, e proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù.   Quanto la Costituzione Italiana che pure non riteniamo proprio essere un documento perfetto, sia presa sul serio dallo Stato repubblicano (con la Corte Costizionale che per allargare le maglie della morte parla di «Costituzione materiale»), lo lasciamo decidere al lettore di Renovatio 21 che ci segue sin da prima della devastazione pandemica.  

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
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Epidemie

I bambini nati durante il lockdown mostrano una ridotta funzione esecutiva all’età di 4 anni: studio

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Secondo un nuovo studio, i bambini nati durante il primo lockdown dovuto alla pandemia mostrano una ridotta funzione esecutiva, un indicatore chiave del controllo comportamentale, all’età di 4 anni.

 

La funzione esecutiva può essere concettualizzata come una sorta di «sistema di gestione» del cervello che consente all’individuo di svolgere compiti cognitivi di livello superiore come la pianificazione, la concentrazione, la memoria, il controllo degli impulsi e l’adattamento di piani e comportamenti in risposta al mutare delle circostanze.

 

Le funzioni esecutive sono principalmente associate alla regione della corteccia prefrontale del cervello. Le difficoltà nelle funzioni esecutive sono solitamente associate a condizioni come il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), l’invecchiamento e le lesioni cerebrali. Possono verificarsi anche riduzioni transitorie a seguito di stress e privazione del sonno.

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I ricercatori hanno analizzato i dati relativi a 205 bambini nati in Gran Bretagna tra il 23 marzo e il 23 giugno 2020. I bambini sono stati sottoposti a valutazioni standardizzate all’età di quattro anni per una varietà di tratti dello sviluppo, tra cui il linguaggio espressivo e ricettivo, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale. Gli scienziati hanno quindi confrontato le valutazioni con quelle di un altro gruppo nato e valutato prima della pandemia.

 

Lo studio ha dimostrato che, sebbene alcuni parametri relativi alla coorte pandemica fossero nella norma, come la struttura delle frasi, il vocabolario espressivo e ricettivo e il ragionamento non verbale, un numero significativamente maggiore di bambini ha mostrato una ridotta funzione esecutiva. Anche i punteggi molto bassi relativi alla struttura delle parole sono risultati più frequenti.

 

Lo studio si aggiunge a un crescente numero di prove che dimostrano come le restrizioni sociali imposte dalla pandemia abbiano avuto gravi effetti negativi sullo sviluppo infantile. Uno studio condotto su bambini scozzesi, ad esempio, ha mostrato un aumento del 6,6% nella percentuale di bambini piccoli con almeno un problema di sviluppo durante le 72 settimane di misure di distanziamento sociale.

 

Un altro studio ha dimostrato che i lockdown hanno interrotto lo sviluppo di un’abilità sociale fondamentale nei bambini piccoli: lo sviluppo della teoria della mente, che permette ai bambini di assumere la prospettiva di un’altra persona.

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports suggerisce che i lockdown e le altre misure adottate per prevenire la diffusione del COVID-19 hanno causato danni gravi e potenzialmente irreversibili ai bambini in età prescolare.

 

Anche il maggiore quotidiano del pianeta, il New York Times, già quattro anni fa ammise il danno procurato dai lockdown ai bambini. L’articolo, pubblicato a metà novembre, si intitola «Ecco le prove sorprendenti della perdita di apprendimento».

 

La lista dei danni dei lockdown sui bambini studiati dall’accademia è oramai imponenti. Il danno è autoevidente, a partire dal chiaro ritardo nell’apprendimento di alcuni a certi disegni disturbanti emersi.

 

Uno studio britannico aveva rilevato che molti bambini che iniziano la scuola elementare hanno abilità verbali gravemente sottosviluppate, e molti non sono nemmeno in grado di pronunciare il proprio nome.

 

La canadese York University ha rilevato in uno studio che i bambini ora «hanno difficoltà di riconoscere i volti a causa della mascherina».

 

Come riportato da Renovatio 21, una logopedista statunitense ha asserito di aver osservato un aumento del 364% delle segnalazioni di pazienti neonati e bambini piccoli che abbisognano di aiuto per il linguaggio non sviluppato.

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Un altro studio ha rivelato come i punteggi medi di quoziente intellettivo tra bambini nati durante la pandemia siano crollati di ben 22 punti mentre le prestazioni verbali, motorie e cognitive hanno tutte sofferto a causa del lockdown. La dannosità delle mascherine a livello respiratorio è stata sottolineata anche dall’agenzia tedesca per la protezione dei consumatori.

 

Secondo un rapporto di Ofsted, istituzione governativa britannica, la mascherina ha creato una generazione di bambini con problemi nel linguaggio e nelle relazioni.

 

Vi sarebbero poi problemi al sistema immunitario dei piccoli costretti alla clausura. Pochi mesi fa è emerso come bambini venivano colpiti, fuori stagione, da tre virus contemporaneamente – qualcosa di assolutamente raro, prima.

 

Qualcuno così propone una connessione tra l’inusuale aumento delle epatiti fra i bambini e le restrizioni pandemiche.

 

Inoltre, secondo uno studio pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, i lockdown hanno portato 60.000 bambini britannici alla depressione clinica. Un’analogo aumento della depressione giovanile è stata rilevata in Italia dall’ISS.

 

In Italia si sta assistendo anche al fluire di un’aneddotica significativa sull’aumento della violenza fra i giovani.

 

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Essere genitori

Il Canada propone il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 16 anni

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Il governo canadese ha avanzato una proposta di legge che proibirebbe l’accesso ai social media per i ragazzi sotto i 16 anni, prevedendo possibili deroghe per le piattaforme in grado di dimostrare l’adozione di «adeguate misure di sicurezza».   Mercoledì, Ottawa ha reso nota tramite un comunicato stampa questa iniziativa normativa, denominata Safe Social Media Act (Legge sulla sicurezza dei social media).   Una volta approvata, la norma costringerebbe i gestori delle piattaforme social a introdurre sistemi di verifica dell’età e a limitare l’esposizione dei minori a contenuti pericolosi, tra cui lo sfruttamento sessuale dei minori, immagini intime non consensuali, incitamento all’autolesionismo, bullismo, incitamento all’odio, violenza e materiale terroristico o estremista.   Il provvedimento regolamenterebbe altresì i chatbot basati sull’IA, obbligandoli a «mitigare il rischio» di esiti nocivi, e imporrebbe alle piattaforme un sistema più efficace di segnalazione nelle situazioni di crisi, per esempio quando gli utenti manifestano l’intenzione di fare del male a se stessi o ad altri.   Verrà inoltre creato un nuovo ente di regolamentazione della sicurezza digitale incaricato di vigilare sull’applicazione e sul rispetto delle regole.

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«Abbiamo visto le gravissime conseguenze che i danni online possono avere. Con l’evoluzione delle tecnologie, dobbiamo garantire che le nostre leggi si adeguino, perché i genitori non possono affrontare queste sfide da soli», ha dichiarato il ministro della Cultura canadese Marc Miller nel comunicato stampa del governo.   La proposta giunge in un contesto di crescente impegno internazionale per disciplinare l’attività online dei minori.   Alla fine dello scorso anno, l’Australia è diventata il primo Paese a vietare ai minori di 16 anni l’accesso alle principali piattaforme di social media, tra cui Facebook, Instagram, TikTok e YouTube. Brasile e Indonesia hanno introdotto limitazioni analoghe a maggio.   Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha avviato un iter legislativo per proibire l’uso dei social media ai minori di 15 anni, benché la misura non abbia ancora completato il percorso parlamentare. Anche altri Stati, tra cui Regno Unito, Austria e Danimarca, stanno elaborando restrizioni simili.   Negli ultimi mesi, i giganti dei social media come Meta Platforms, TikTok e YouTube sono stati al centro di critiche sempre più aspre, anche in seguito a una rilevante causa per responsabilità da prodotto intentata a Los Angeles, basata sull’accusa di aver progettato intenzionalmente le proprie piattaforme per generare dipendenza nei bambini.   Nei documenti depositati in tribunale si sostiene inoltre che Facebook non abbia sorvegliato in modo adeguato gli account coinvolti nello sfruttamento sessuale e nel traffico di minori, con alcuni contenuti illeciti che sarebbero rimasti online nonostante fossero state segnalate 16 violazioni.

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