Ambiente
Le sostanze chimiche ormonali danneggiano i pesci e anche la loro discendenza non esposta
Renovatio 21 traduce questo articolo di Environmental Health News per gentile concessione del suo autore Brian Bienkowski.
Secondo un nuovo studio, i pesci esposti a composti che alterano il sistema endocrino trasmettono problemi di salute alle generazioni future, tra cui deformità, ridotta sopravvivenza e problemi riproduttivi.
Lo studio, pubblicato su Environmental Science and Technology, è il primo del suo genere in un pesce che può vivere in acqua dolce, acqua salmastra o acqua salata e suggerisce che i composti nei pesticidi e nel controllo delle nascite che inquinano i corsi d’acqua non stanno solo danneggiando i pesci che vivono lì ora, ma anche la loro prole e la generazione successiva.
Secondo un nuovo studio, i pesci esposti a composti che alterano il sistema endocrino trasmettono problemi di salute alle generazioni future, tra cui deformità, ridotta sopravvivenza e problemi riproduttivi
I risultati sono preoccupanti in quanto gli effetti negativi osservati nella prole di pesce, inclusi problemi di sopravvivenza e riproduzione ridotti, potrebbero portare a un calo del livello della popolazione nel tempo.
«Questi effetti possono trasferirsi nei pesci esposti indirettamente e in quelli non esposti affatto», ha detto a EHN Bethany DeCourten, autrice principale dello studio e consulente post-dottorato presso il Dipartimento di anatomia, fisiologia e biologia cellulare dell’Università della California Davis.
La ricerca offre le ultime prove dei problemi biologici profondamente radicati per gli esseri umani e gli animali esposti a sostanze chimiche che alterano il sistema endocrino, che imitano gli ormoni naturali, che sono pervasivi nel nostro ambiente.
«Questi risultati suggeriscono che i test di tossicità su una singola generazione potrebbero non essere adeguati per determinare gli effetti di queste sostanze chimiche sulla vitalità della popolazione a lungo termine», hanno scritto gli autori.
I risultati sono preoccupanti in quanto gli effetti negativi osservati nella prole di pesce, inclusi problemi di sopravvivenza e riproduzione ridotti, potrebbero portare a un calo del livello della popolazione nel tempo
Livelli bassi portano a impatti generazionali
I ricercatori hanno esposto i pesci latterini orientali dell’entroterra al bifenthrin, levonorgestrel, etinilestradiolo e trenbolone a livelli attualmente trovati nei corsi d’acqua.
«Le nostre concentrazioni erano effettivamente nella fascia bassa» di ciò che si trova in natura, ha detto DeCourten, aggiungendo che si trattava di basse quantità di sostanze chimiche in parti per trilione.
Bifenthrin è un pesticida; levonorgestrel ed etinilestradiolo sono ormoni sintetici utilizzati nei controlli delle nascite; e il trenbolone è uno steroide sintetico spesso somministrato ai bovini per aumentarne la massa.
«Questi effetti possono trasferirsi nei pesci esposti indirettamente e in quelli non esposti affatto»
Tali interferenti endocrini sono già stati collegati a una serie di problemi di salute nei pesci esposti direttamente tra cui crescita alterata, ridotta sopravvivenza, ridotta produzione di uova, rapporti sessuali distorti e impatti negativi sul sistema immunitario. Ma ciò che rimane meno chiaro è come l’esposizione possa avere un impatto sulle generazioni future.
Per il loro studio, DeCourten e colleghi hanno iniziato l’esposizione quando i pesci erano embrioni e hanno continuato per 21 giorni.
Bifenthrin è un pesticida; levonorgestrel ed etinilestradiolo sono ormoni sintetici utilizzati nei controlli delle nascite; e il trenbolone è uno steroide sintetico spesso somministrato ai bovini per aumentarne la massa
Hanno quindi monitorato gli effetti sui pesci esposti e sulle due generazioni successive.
Hanno trovato:
- Il pesce esposto ha avuto un impatto sull’espressione genica e sulla metilazione del DNA, aumento delle deformità e diminuzione della produzione di uova;
- La prima generazione, che è stata indirettamente esposta all’interno dei loro genitori, ha avuto un ridotto successo di schiusa e deformità nello sviluppo delle larve;
Il pesce esposto ha avuto un impatto sull’espressione genica e sulla metilazione del DNA, aumento delle deformità e diminuzione della produzione di uova
- E la seconda generazione, che non ha avuto esposizione, ha avuto la più grande diminuzione dei tassi di sopravvivenza e ha alterato la metilazione del DNA.
Guardando alle due generazioni successive, lo studio corrisponde all’incirca a tre anni in natura, ha detto DeCourten. «Abbiamo visto impatti sulla sopravvivenza nella seconda generazione”, ha detto. “Questo sicuramente potrebbe avere un impatto sulle popolazioni nel loro insieme. In questo momento, semplicemente non abbiamo idea di cosa esattamente potrebbe significare per le popolazioni selvatiche».
L’autrice senior dello studio Susanne Brander ha affermato che è ragionevole pensare che altre specie di pesci sarebbero influenzate in modo simile, in particolare altri estuari e pesci marini, poiché il contenuto di sale nell’acqua può cambiare il modo in cui i pesci rispondono a diversi fattori di stress, compreso l’inquinamento.
La prima generazione, che è stata indirettamente esposta all’interno dei loro genitori, ha avuto un ridotto successo di schiusa e deformità nello sviluppo delle larve
Brander, un assistente professore presso la Oregon State University, ha lavorato con il pesce latterino orientale dell’entroterra per poco più di un decennio.
Oltre al suo lavoro, il silverside è stato utilizzato per decenni nei test sugli effluenti delle acque reflue in tutto il paese.
È un «organismo modello per gli estuari e gli habitat marini e costieri», ha detto a EHN.
La seconda generazione, che non ha avuto esposizione, ha avuto la più grande diminuzione dei tassi di sopravvivenza e ha alterato la metilazione del DNA
Problemi ereditati
DeCourten ha affermato che la metilazione del DNA alterata è uno dei modi plausibili in cui le generazioni future subirebbero impatti sulla salute dall’esposizione delle generazioni precedenti. È stato dimostrato che i composti che alterano gli ormoni influenzano la metilazione del DNA, che è un indicatore importante di come si svilupperà un organismo.
«I gruppi metilici vengono aggiunti a siti specifici sul genoma, [l’esposizione] non sta cambiando il genoma stesso, ma piuttosto il modo in cui il genoma viene espresso», ha detto. «E questo può essere ereditato per generazioni».
Inoltre, Brander afferma che ci sono tag essenzialmente differenti che esistono sulle molecole di DNA, che dicono ai geni come accendersi e spegnersi. Egli afferma anche che l’esposizione a diversi composti potrebbe «influenzare quali tag metilici vengono assunti o disattivati man mano che si procede attraverso le generazioni».
«I risultati… gettano un bastone contro l’attuale approccio alla regolazione delle sostanze chimiche, dove spesso si tratta di test a breve termine che esaminano cose semplici come la crescita, la sopravvivenza e forse l’espressione genica»
I ricercatori hanno affermato che lo studio dovrebbe indurre i futuri test tossici a considerare gli impatti sulle generazioni future.
«I risultati… gettano un bastone contro l’attuale approccio alla regolazione delle sostanze chimiche, dove spesso si tratta di test a breve termine che esaminano cose semplici come la crescita, la sopravvivenza e forse l’espressione genica», ha detto Brander.
«Questi risultati ci dicono che dobbiamo davvero almeno considerare» le prossime due generazioni, ha aggiunto.
Brian Bienkowski
Ambiente
Documento sui «cambiamenti climatici»: «l’Eucarestia come scuola ecologica»
Un ampio documento diffuso dalla Commissione Teologica Internazionale, dal titolo «Prendersi cura della nostra Casa comune – Una risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario», definisce il Santo Sacrificio della Messa una «scuola ecologica».
All’interno del testo, datato 2 settembre e incentrato sulle tematiche ambientali, sulla «conversione ecologica» e sul cosiddetto «cambiamenti climatici», la Commissione Teologica riserva un intero paragrafo — il numero 108 del Capitolo 2 — alla descrizione della Messa e della Santa Eucaristia come «scuola ecologica». Pur riconoscendo, in questo passaggio, che il fine ultimo della Messa resta la glorificazione di Dio, il documento sembra ridimensionarne il significato, presentando la Messa e il Santissimo Sacramento soprattutto come strumenti per «prendersi cura del creato».
Il documento scrive: «Dall’Eucaristia si sprigiona una spiritualità capace di sostenere e incoraggiare la conversione ecologica che abbiamo così urgentemente bisogno di intraprendere come famiglia umana (cf. LS 236). In essa riconosciamo nella natura i doni di Dio. L’intelligenza si apre alla diafanità di Dio nella creazione. La natura rivela la sua intrinseca dimensione epifanica».
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Il testo prosegue: «L’Eucaristia è banchetto di comunione, tavola comune da condividere. Per questo edifica la comunità. Non è possibile celebrare l’Eucaristia e non preoccuparsi dei poveri».
Al punto 99 del documento vi è un attacco preciso all’antropocentrismo, definito predatorio: «Senz’altro l’antropocentrismo predatorio, che considera l’umanità come padrona assoluta di tutto il creato, con ius utendi et abutendi, deve essere chiaramente rifiutato dai cristiani». Non è chiarissimo a cosa si stia riferendo il testo vaticano, che prova a spiegare: «seguendo la logica immanente che lo anima, l’antropocentrismo predatorio porta con sé una dinamica di violenza e sfruttamento, poiché non è regolato dal rispetto per l’altro (la natura) né per gli altri (il prossimo) né per l’Altro (Dio Creatore), finendo per sfigurare l’immagine di Dio impressa nell’essere umano ed espressa nelle relazioni in cui vive, imprigionandolo nella tristezza di una coscienza isolata (EG 2). Si saccheggiano e si sacrificano vite, e con esse il futuro di molte altre vite, a partire dalla soddisfazione indiscriminata del proprio egoismo autocentrato».
Viene proposta tuttavia una soluzione di sapore intellettualoide. Contro l’antropocentrismo predatorio, «Papa Francesco ha proposto la formula dell’«antropocentrismo situato» per descrivere il modo in cui l’umanità si relaziona con il resto del creato secondo il disegno di Dio (LD 67); aspetto ripreso da Papa Leone XIV».
Fin dai primi mesi del proprio pontificato, Papa Leone XIV ha più volte ribadito l’importanza delle questioni ambientali, arrivando ad autorizzare, a pochi mesi dall’elezione, la celebrazione della «Messa per la cura del creato». In occasione della prima Messa dedicata a questo tema, Leone XIV dichiarò che «il mondo sta bruciando», sottolineando quella che a suo giudizio rappresenta la necessità di una «conversione» per quanti non avvertono ancora «l’urgenza di prendersi cura della nostra casa comune».
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Non era poi mancato il momento ultra-cringe dove, dinanzi a funzionari transnazionali, Arnoldo Schwarzenegger e hawaiani cantanti a caso, il romano pontefice aveva benedetto un blocco di ghiaccio della Groenlandia, che immaginiamo sia arrivato in Italia, in bicicletta, o su un tappeto volante offerto dal dialogo interreligioso.
Il papato precedente si era distinto per l’ecologismo parossistico diffuso senza requie al pari dell’immigrazionismo più vile. Renovatio 21 aveva definito l’agenda bergogliana «eco-maoismo», con sessioni di indottrinamento ecofascista su bimbi piccoli da tutto il mondo condotte dallo stesso pontefice gesuita in Aula Paolo VI.
Si arrivò alla bizzarria di veder citata nella Laudate Deum pensatrice ecofemminista (e ciber-genderista) Donna Haraway, che parlava del futuro come dello Cthulhucene, un’era di morte devastata da veri mostri, dove dissolvere la famiglia e coltivare i rapporti con gli animali.
L’ecomania vaticana, con evidenza, non è morta col l’argentino. In questi giorni Leone ha inaugurato il secondo «Tempo del Creato» del proprio pontificato, celebrando una nuova Messa dedicata alla «Cura del Creato».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Ambiente
Morti di caldo, morti di inciviltà
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Ambiente
Navi da guerra naziste affondate riemergono nel Danubio per l’ondata di caldo
Diverse navi da guerra tedesche affondate durante la Seconda Guerra Mondiale, sono riemerse nel Danubio a causa di una forte ondata di calore e di una prolungata siccità. Le imbarcazioni sono diventate visibili quando il livello dell’acqua del secondo fiume più lungo d’Europa ha raggiunto minimi storici.
Foto e video pubblicati sui social media mostravano enormi relitti di navi adagiati nell’acqua e su un banco di sabbia in mezzo al canale vicino al villaggio di Prahovo, in Serbia.
In un altro luogo, il relitto di una nave mercantile ungherese affondata nel 1937 è riemerso nei pressi del villaggio croato di Opatovac.
Secondo la Banca europea per gli investimenti, circa 200 imbarcazioni potrebbero giacere sul fondo del Danubio. Il trasporto fluviale è quasi completamente bloccato a causa del basso livello dell’acqua, secondo il Ministero dei Trasporti ungherese.
🇷🇸🇭🇷 A sunken German flotilla has surfaced in Serbia due to the shallowing of the Danube, Reuters reports.
The rusting hulks of the German flotilla, sunk in 1944 during the retreat before the Red Army, are reportedly posing a threat to shipping. pic.twitter.com/WwacLDGlgC
— Маrina Wolf (@volkova_ma57183) August 1, 2026
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Come riportato da Renovatio 21, anche il primo ministro ungherese Peter Magyar ha affermato che la centrale nucleare di Paks, che copre quasi la metà del fabbisogno elettrico dell’Ungheria, potrebbe rimanere chiusa per settimane a causa dell’insufficiente livello dell’acqua.
A Budapest, la scorsa settimana, è stato ritrovato un proiettile di artiglieria tedesco della Seconda Guerra Mondiale vicino al Ponte Margherita, una delle principali arterie stradali della città. Il ritrovamento ha comportato brevi chiusure di sicurezza per consentire l’intervento di una squadra di artificieri. L’autorità meteorologica nazionale ungherese ha inoltre segnalato un livello minimo record di 23 cm nel Danubio che attraversa la città. Il precedente minimo storico, registrato nel 2018, era di 33 cm.
Nella Bulgaria settentrionale, il prosciugamento di un fiume ha portato alla luce quelli che si ritiene essere i resti di un mammut. Le ossa sono state ritrovate da un abitante del villaggio di Ryahovo. Nikolay Nenov, direttore di un museo di storia regionale nella vicina città di Ruse, ha definito la scoperta «di grande importanza per la scienza».
Secondo l’agenzia Associated Press, nei prossimi giorni il livello del Danubio dovrebbe scendere ulteriormente, senza previsioni di piogge significative e con temperature che dovrebbero superare i 38 gradi Celsius nella regione.
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Immagine screenshot da Twitter
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