Geopolitica
La stampa tedesca: «Kiev ha già perso?»
Il quotidiano tedesco Die Welt ha pubblicato un articolo del corrispondente principale del giornale a Kiev, Sascha Lehnartz, intitolato «Kiev ha già perso?».
Il giornale, uno dei più diffusi in Germania, era noto per la sua posizione filo-ucraina e in passato aveva pubblicato numerosi articoli sul probabile successo dell’offensiva militare dell’Ucraina contro la Russia.
Il nuovo articolo descrive invece l’esercito ucraino come sempre più scoraggiato, al punto che il comandante in capo del paese ammette che c’è uno «stallo» al fronte.
«L’inverno è alle porte. La controffensiva sembra essere fallita. Gli alleati sono stanchi. E al più tardi dall’inizio di novembre il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha un nuovo avversario che non era necessariamente prevedibile: il suo comandante in capo Valerij Zaluzhny», scrive Die Welt.
La testata si riferisce a una recente intervista all’Economist, in cui il massimo generale ucraino, Valerij Zaluzhny, ha dichiarato che «come nella Prima Guerra Mondiale, abbiamo raggiunto un livello tecnico che ci mette in una situazione di stallo» e che in Per far vincere l’Ucraina, ci vorrebbero armi miracolose per sconfiggere i russi, «come la polvere da sparo cinese».
Il giornale tedesco spiega in dettaglio come l’ammissione di Zaluzhny sia un evidente imbarazzo per Zelens’kyj: «”Tutti sono stanchi e ci sono opinioni diverse, indipendentemente dal loro status”, ha detto Zelens’kyj in risposta ai commenti in una conferenza stampa con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, aggiungendo: “Ma non è una situazione di stallo.” Il suo vice capo ufficio, Ihor Zhovkva, ha detto che parlare di una situazione di stallo “rende più facile il lavoro dell’aggressore” e provoca “panico” tra gli alleati dell’Ucraina».
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In risposta, Die Welt ha scritto che le crescenti divisioni tra le forze armate ucraine e il governo sullo stato della guerra potrebbero segnare un importante punto di svolta.
«La disputa tra il presidente e l’alto ufficiale militare dimostra che il fronte interno unificato in Ucraina si sta sgretolando. E ogni dubbio espresso a Kiev sulle prospettive di successo dell’Ucraina si rafforza nei corridoi delle sedi governative europee e americane», scrive il corrispondente Lehnartz.
La testata germanica sottolinea inoltre che le vittorie politiche di vari leader populisti in Europa creeranno probabilmente gravi difficoltà in termini di sostegno materiale e finanziario all’Ucraina. Una crisi di bilancio sempre più profonda in Germania potrebbe anche significare ulteriori tagli al bilancio dell’Ucraina, mettendo a rischio lo sforzo bellico del paese.
«Le recenti vittorie elettorali di Geert Wilders nei Paesi Bassi e di Robert Fico in Slovacchia – entrambi i quali rifiutano ulteriori vendite di armi all’Ucraina – sono pure sintomi di crescente stanchezza della guerra in Occidente», scrive Welt.
«Lo ha ammesso il primo ministro italiano Giorgia Meloni a settembre, quando è stata ingannata al telefono da una coppia di comici moscoviti: vedeva “molta stanchezza da tutte le parti”. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha già dichiarato “fallita” la strategia ucraina. Tutti lo sanno, ma nessuno (tranne Orban) osa dirlo ad alta voce», continua il giornale tedesco.
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Orban è stato a lungo criticato per i suoi sforzi di pace in Ucraina, avvertendo che la Russia non può essere sconfitta perché è una potenza nucleare e che migliaia di ucraini e russi stanno perdendo i loro padri e fratelli a causa di una guerra di logoramento.
Die Welt elenca poi i principali ostacoli che l’Ucraina deve affrontare sul campo di battaglia, sottolineando che l’Ucraina ha ripreso meno dello 0,25% del territorio che desidera riconquistare dalla Russia durante la controffensiva.
Di conseguenza, «il numero di coloro che credono che l’Ucraina possa ancora “vincere” questa guerra, cioè ottenere la liberazione di tutti i suoi territori occupati dalla Russia, diminuisce di giorno in giorno. Il piano A della Russia, quello di prendere Kiev in pochi giorni e governarla più o meno direttamente, è “fallito miseramente”, afferma James Nixey, direttore del programma Russia ed Eurasia presso il think tank britannico Chatham House. “Ma il piano B sembra funzionare: aspettare che gli alleati dell’Ucraina si arrendano e tornino a casa”».
Tuttavia, l’articolo rileva che questo stallo sembra essere frutto di una progettazione, almeno in una certa misura. I governi occidentali, ad esempio, stanno lottando per fornire tecnologia militare semplice, come i proiettili di artiglieria, nella quantità promessa. Questi governi sono ancora restii a fornire armi militari più avanzate, come i missili guidati Taurus, che in teoria potrebbero distruggere il ponte di Kerch, una via di rifornimento vitale per la Russia.
Tuttavia, i governi occidentali sono ancora estremamente cauti nel fornire tali armi all’Ucraina per paura che la guerra possa intensificarsi. In effetti, vogliono fornire solo armi sufficienti per garantire che l’Ucraina non possa perdere, ma non possa nemmeno vincere:
Ciò è sintomatico dell’atteggiamento tedesco, ma in definitiva anche del governo americano. Come riporta Zerohedge, l’esperto americano di politica estera Walter Russell Mead si è recentemente lamentato sul Wall Street Journal che lo stallo era in definitiva l’obiettivo del governo Biden: gli ucraini esausti prima o poi dovrebbero offrire la pace alla Russia, «e la Casa Bianca poi lo vende come un gloriosa vittoria per la democrazia e lo Stato di diritto».
Zerohedge nota che l’articolo del Welt termina con una nota controversa.
Nonostante gran parte dell’articolo descriva come la guerra abbia raggiunto una fase di stallo, provocando perdite incredibili sia per la Russia che per l’Ucraina, l’articolo lascia intendere che l’unica via da seguire è raddoppiare il sostegno militare all’Ucraina invece di lavorare per una soluzione pacifica.
«L’Occidente dovrà decidere se crede ancora in se stesso. E presto», è l’amara, e un po’ illogica, conclusione del pezzo.
Il sito governativo russo Sputnik aveva riferito di soldati tedeschi della Bundeswehr – l’esercito regolare tedesco – a pilotare carrarmati colpiti nella zona di Zaporiggia.
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Il ministro degli Esteri Annalena Baerbock, allieva della London School for Economics, è arrivata a dire che avrebbe sostenuto l’Ucraina anche contro il volere del suo stesso elettorato. Ad inizio anno, la Baerbock aveva implicitamente dichiarato guerra alla Federazione Russa: «noi stiamo combattendo una guerra contro la Russia, non fra noi» aveva dichiarato solennemente il ministro germanico per spronare i partner europei a «fare di più» per l’Ucraina in una seduta all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa».
Come riportato da Renovatio 21, la Baerbock pochi mesi fasi era fatta insultare pubblicamente dal ministro degli Esteri ucraino Kuleba, che le ha detto in faccia, in conferenza stampa, che i missili Taurus tedeschi sarebbero stati comunque consegnati a Kiev, sarebbe solo questione di tempo, di fatto ridicolizzando l’autonomia decisionale di Berlino.
Il mese scorso il ministro tedesco in una riunione dei ministri degli Esteri dell’UE a Bruxelles, ha fatto sapere che la Germania sta progettando di «espandere e aumentare» il suo sostegno all’Ucraina nei prossimi anni,fornendo pochi dettagli sui piani, ad eccezione della promessa di «protezione invernale» a Kiev nei mesi a venire.
Come riportato da Renovatio 21, la Germania sta spedendo altri 2,7 miliardi di euro in armi da inviare in Ucraina, e sta eseguendo in modo evidente una rimilitarizzazione (fenomeno per evitare il quale, si diceva, era stata creata la NATO) con espansione in Paesi vicini e investimenti in munizioni (22 miliardi entro il 2031), nonostante i problemi di reclutamento e i malumori delle truppe.
In che modo dunque Berlino – che ha cambiato la Costituzione per aumentare il budget militare – possa parlare di pace, e non tracimare nel mondo dei pagliacci, non ci è noto in alcun modo.
Ad agosto la Germania si era resa protagonista di una ridicola proposta di pace, con Scholz che in TV annunciava il suo geniale piano di richieste a Mosca.
«Il primo punto riguarda le radiazioni e la sicurezza nucleare. Il secondo è la sicurezza alimentare. Il terzo è la sicurezza energetica. Il quarto è il rilascio di tutti i prigionieri di guerra e deportati. Il quinto è l’attuazione della Carta delle Nazioni Unite e il ripristino della nostra integrità territoriale e dell’ordine mondiale. Il sesto è il ritiro delle truppe russe e la fine delle ostilità. Il settimo è il ripristino della giustizia, vale a dire il Tribunale per i colpevoli di reato di aggressione, e il risarcimento dei danni. L’ottavo è contrastare l’ecocidio. Il nono sono le garanzie di sicurezza per l’Ucraina per prevenire l’escalation. E il decimo è la conferma della fine della guerra». Questo il grande piano tedesco enunciato dallo Scholz.
In pratica, si trattava dei desiderata di Zelens’kyj, oltre ai quali con evidenza il cancelliere del Paese più grande di Europa non osava avventurarsi. Uno spettacolo triste, quasi quanto vedere lo Scholzo sorridere con Biden nello studio ovale dopo la distruzione del gasdotto Nord Stream 2.
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Immagine di Orderinchaos via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
Geopolitica
Gli USA si preparano ad allargare la guerra con l’Iran
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Geopolitica
Perché Israele tifa Argentina?
Molti osservatori hanno ipotizzato che nella finale del Campionati Mondiali di Calcio di stasera, l’ospite, cioè Donald Trump, tiferà per i sudamericani. Il presidente argentino Javier Milei non solo è stato definito come un epigono australe dell’ondata populista iniziata con Trump, ma è pure imbevuto di pensiero socioeconomico statunitense, in particolare l’ultraliberismo (o meglio l’anarco-capitalismo apertamente rivendicato dal nostro) di Milton Friedman e Murray Rothbard, suoi idoli intellettuali al punto che ai suoi cani clonati Milei ha dato il nome dei pensatori ultraliberisti.
Di fatto, con Milei si è avuto un cambio a Buenos Aires in senso filoamericano, una posizione che, nella terra del peronismo sempre strisciante, non può essere data per scontata, specie nell’epoca delle molteplici penetrazioni cinesi nel continente. Il feeling si è espresso esplicitamente nel piano argentino-statunitense di creare un’alternativa all’OMS.
Al contrario, Trump in questi mesi ha castigato il governo del Regno di Spagna, minacciandone l’espulsione dalla NATO e dichiarando l’interruzione di «tutti gli scambi commerciali». Come noto, quattro mesi fa Madrid aveva chiuso lo spazio aereo agli aerei USA coinvolti nelle operazione di guerra con l’Iran.
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È tuttavia molto più evidente, e denso di significato storico e geopolitico, il tifo mostrato dai vertici del governo israeliano per la squadra del Paese sudamericano.
Il premier dello Stato Ebraico Netanyahu si è mostrato con la maglia albiceleste. «Sosteniamo l’Argentina in tanti modi, anche domani. Non nascondo di fare il tifo per l’Argentina. Credo che la maggior parte dei cittadini israeliani tifi per l’Argentina. Buona fortuna! Vamos Argentina!» ha dichiarato il primo ministro israeliano, mostrando anche le sue capacità di colpo di testa.
A porgergli la palla e la maglietta è il rabbino Shimon Axel Wahnish, da sempre considerato come una grande influenza sul presidente argentino Javier Milei e ora ambasciatore presso lo Stato di Israele.
Prime Minister Benjamin Netanyahu met in his office with the Ambassador of Argentina to Israel, Rabbi Shimon Axel Wahnish, and wished great success to the Argentine national team in the World Cup final taking place tomorrow.
Ambassador Wahnish presented the Prime Minister with… pic.twitter.com/2x3pYAxA9b
— Prime Minister of Israel (@IsraeliPM) July 18, 2026
Netanyahu to Argentina’s Milei:
We support Argentina in so many ways, including tomorrow.
I don’t hide that I’m rooting for Argentina. I think most Israeli citizens are rooting for Argentina.
Good luck! Vamos Argentina!pic.twitter.com/NigTSDQAr8
— Clash Report (@clashreport) July 18, 2026
Non diverso il caso del controverso ministro delle Finanze, l’ultrasionista religioso Bezalel Smotrich, anche lui sorridentissimo in maglia futbolista argentina a favore di social.
🇮🇱 — VID: Finance Minister Betzalel Smotrich cheers on Argentina today in World Cup. pic.twitter.com/zTocN5KUoE
— Belaaz News (@TheBelaaz) July 19, 2026
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C’è da capire che recentemente la Spagna qualche sgarbo lo ha fatto pure allo Stato Giudaico, annullando ad esempio gli accordi per le forniture di armamenti per oltre un miliardo di dollari e chiedendo sanzioni internazionali contro Israele. Proprio Netanyahu tre mesi fa aveva accusato Madrid di aver «diffamato gli eroi dell’IDF». Due anni addietro la Spagna chiese alla UE di sospendere l’accordo di libero scambio con Israele accusando il premier per gli attacchi al suo contingente UNIFIL, preso di mira, come il contingente italiano, dai soldati israeliani. La Spagna si è quindi rifiutata di far attraccare in un suo porto una nave che trasportava armi verso Israele, per poi, assieme a Irlanda e Norvegia, coordinarsi per il riconoscimento dello Stato palestinese.
Tuttavia, vi sono molti altri fattori storici sono in gioco.
Cosa non saputa da proprio tutti, la quarta città al mondo per numero di cittadini di religione ebraica è Buenos Aires, dove la comunità giudea è fiorente, alla faccia della nomea dell’Argentina come Paese ospite dei gerarchi nazisti fuggiti dall’Europa.
Con l’ascesa di Milei, la conversione della politica estera argentina in senso filoisraeliano ha assunto toni grotteschi. Due anni fa, dopo aver offerto «chiaro e inflessibile sostegno a Israele» contro l’Iran, Milei ha invitato l’ambasciatore dello Stato Ebraico a partecipare a una riunione del «gabinetto di crisi» argentino. La mossa lasciò stupefatto tutto il personale diplomatico nazionale.
Come riportato da Renovatio 21, della conversione al giudaismo di Javier Milei si parla da tanto tempo, e abbondano immagini e video in cui il personaggio sventola in pubblico grandi bandiere israeliane, così come i festosi balli con gli ebrei hassidici. Il vessillo con la stella di David (in realtà, un simbolo cabalistico) sembra essere apparsa anche su monumenti pubblici nelle città del Paese sudamericano.
#ULTIMAHORA | 🇦🇷 | MILEI DESATA CRÍTICAS EN EL DÍA DE LA BANDERA
⚠️ Javier Milei vuelve a estar en el centro de la controversia tras aparecer en Rosario exhibiendo la bandera de Israel durante un acto por el Día de la Bandera, provocando una ola de críticas de quienes consideran… pic.twitter.com/VcUEgP20vb
— Quesdilla de Verdades Youtube (@QuesaVerdades) June 24, 2026
Patagonia burned & @JMilei opened his borders to 300k Israelis, to claim the burned land.
Milei is replacing Argentines with Israelis & creating Israel 2.0 in the western hemisphere.
Milei cares more about Zionist Jews than he does his own people. pic.twitter.com/WsMml26ACc
— Bryce M. Lipscomb (@BryceMLipscomb) July 15, 2026
🚨 EL SIONISMO AVANZA 🚨
Continuando con su plan de convertirnos en colonia de Israel, Milei mandó a poner la bandera sionista en el monumento a la bandera en Rosario.Sigan diciendo que es todo conspiranoia. Sigan nomás… pic.twitter.com/8C3bnFXavu
— M (@MConurbasic) April 22, 2026
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Sul Milei vi sarebbe l’influenza del rabbino Shimon Axel Wahnish, rabbino capo della comunità ebraica marocchina dell’Argentina (ACILBA), «un moderno dottore ortodosso in psicologia dell’educazione, Wahnish è stato direttore e professore presso un centro studi ebraico per giovani studenti universitari presso i Sucath David Programs» scrive Tablet Magazine, che riporta come dopo il loro incontro nel 2021, Milei abbia cominciato lo studio della Torah proprio sotto la guida di rabbi Wahnish, lo stesso che vediamo ora nei video calciofili con Netanyahu e Smotrich.
Secondo il sito ispanofono La Politica online, il rabbino Tzvi Grunblatt (anche lui della corrente dell’ebraismo Lubavitch) avrebbe accompagnato il presidente eletto «durante il Forum Economico Latam dove il libertario è stato il relatore principale. La Fondazione Chabab era co-organizzatrice dell’evento insieme a Dario Epstein, consigliere di Milei».
Secondo il sito ebraico Anash, i rapporti di Milei con il rabbinato andrebbero oltre la guida spirituale del rabbino Wahnish. «Secondo quanto riportato dalla stampa argentina, il rabbino Grunblatt ha contribuito a creare legami tra Milei e importanti uomini d’affari come Eduardo Elsztain». Elzstain, argentino di origine ebraica (il nonno fuggì dalla Russia sconvolta dalla rivoluzione del 1917) è considerato a capo del più grande impero economico del Paese, che spazia dagli immobili all’agricoltura, da settore minerario a quello bancario.
Devoto alla religione giudaica, si dice che il ricco Elzstain abbia costruito una sinagoga appena fuori da casa sua. Sua sorella vive in Israele. Il businessman sarebbe affiliato al movimento ebraico Chabad Lubavitch, corrente dello chassidismo nata nel XVIII secolo e ora avente come base principale Nuova York, in particolare nel quartiere di Crown Heights, a Brooklyn. Elsztain ha vissuto a Nuova York – seconda città più ebraica del pianeta dopo Tel Aviv – nel 1989-90. Durante quel periodo, nel 1990, «si presentò a un incontro con il leggendario investitore George Soros», secondo il quotidiano israeliano Haaretz.
Milei in Israele si è prodotto in danze e canti dinanzi al Netanyahu, oltre che alle ovvie lacrime dinanzi il Muro del Pianto – kippah d’ordinanza in testa.
Argentine President Javier Milei, still in Israel, literally dancing and signing for Netanyahu’s amusement:pic.twitter.com/Lt60T0dbAO
— Glenn Greenwald (@ggreenwald) April 22, 2026
Argentina’s president, Javier Milei, is still in Israel, hugging the Western Wall. pic.twitter.com/T3VRQKb3Xu
— Clash Report (@clashreport) April 22, 2026
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Tuttavia non si tratta solo della svolta filogiudaica del Milei, sedicente istruttore di sesso tantrico e membro del World Economic Forum.
Il sito Mintpressnews sostiene che le guardie del corpo del campionissimo Lionel Messi proverrebbero da Israele. «La sua sicurezza è affidata a un’élite di ex agenti israeliani, che pianificano ogni sua mossa, soprattutto a livello internazionale. Prende molto sul serio la sua sicurezza, tanto da aver saltato persino il matrimonio della cognata in Argentina per motivi di incolumità» scrive il sito americano. «Le stesse forze israeliane si occupavano della sicurezza anche al suo matrimonio nel 2017, sebbene la testata non abbia specificato se si trattasse di agenti del Mossad, dello Shin Bet o di un gruppo di commando d’élite».
Il calciatore argentino «ha visitato Israele più volte nel corso della sua carriera. Nel 2013, lui e la sua squadra, il Barcellona, si sono recati in Israele e Palestina per quello che è stato definito un “tour per la pace”. Durante il viaggio, ha incontrato e parlato con Netanyahu e il presidente Shimon Peres, e ha stretto la mano ai soldati delle Forze di Difesa Israeliane. Ha anche indossato la kippah e visitato il Muro del Pianto, il luogo più sacro dell’ebraismo».
Non solo: Messi, che ha per sponsor solo brand globali come Adidas, Pepsi, Mastercard, ha stupito molti quando nel 2020 ha annunciato una partnership con OrCam, una società israeliana di intelligenza artificiale relativamente piccola che produce dispositivi indossabili per la visione artificiale (simili ai Google Glass). OrCam si propone di aiutare le persone ipovedenti a vivere una vita più appagante. Messi è diventato il suo ambasciatore globale del marchio e il volto dell’azienda.
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«OrCam è una ramificazione dell’apparato di sicurezza nazionale israeliano e impiega decine di ex agenti dell’Unità 8200, l’agenzia di spionaggio militare israeliana, molti dei quali in posizioni di grande influenza» spiega MintPress. Membri dell’Unità 8200 sono dietro a tantissime delle startup della cosiddetta Silicon Wadi, la Silicon Valley israeliana – includendo soprattutto le società di spyware, come quelle che producono strumenti di spionaggio e hacking di Stato come Pegasus.
Forse per tutto questo, il Netanyahu ha dichiarato Messi il suo giocatore preferito. Siamo ad anni luce di distanza dal precedente campionissimo argentino, Diego Armando Maradona, che, all’apice del suo terzomondismo, arrivò a dire di essere «il numero uno tra i fan del popolo palestinese»: «nel mio cuore, sono palestinese».
Al di là di questi affetti che riguardano i vertici dell’Argentina e forse nemmeno tutta la sua grande comunità ebraica, l’amore del Paese sudamericano verso lo Stato Ebraico sembra non essere decollato, con sondaggi Pew che mostrerebbero una maggioranza degli argentini come critici di Israele con un 34% di intervistati che esprimerebbe una visione «molto sfavorevole» dello Stato Giudaico, contro un 5% di cittadini argentini che vedono Israele molto positivamente.
I motivi di questa scarsa popolarità dello Stato degli ebrei presso gli argentini possono avere cause anche più recenti – cause che possiamo dire inquietanti.
Nel corso dell’ultimo anno sono emerse con insistenza voci di incendi di migliaia di ettari della Patagonia che sarebbero appiccati da «turisti israeliani». Le autorità argentine avrebbero inoltre riferito di aver rinvenuto, nelle vicinanze del lago Epuyén, nella provincia di Chubut, alcune granate M26 IM, ordigni in dotazione alle forze armate israeliane.
Le accuse ai «piromani israeliani» avvengono nel contesto della riforma della legge antincendio e del suolo: il governo Milei ha proposto modifiche e parziali deroghe alla Ley de Manejo del Fuego (n. 26.815). Il progetto di legge prevede la cancellazione del divieto che impediva di cambiare l’uso dei terreni bruciati per 30 o 60 anni, un divieto precedentemente stabilito per evitare la speculazione immobiliare o agricola.
Israeli tourists were arrested for starting a fire in Los Glaciares National Park, a resource-rich forested area in Argentina’s Patagonia. Additionally, M26 IM grenades connected to the IDF were found near Lake Epuyén in the Chubut region.
Follow: https://t.co/7Dg3b41PJ5 pic.twitter.com/t16wGD6onk
— PressTV Extra (@PresstvExtra) January 13, 2026
🚨 The Milei government approved a law allowing protected lands in environmental reserves to be sold to FOREIGN companies if they suffer a fire.
The Argentine Patagonia was set on fire by Israeli TOURISTS.
Connect the dots!!!! pic.twitter.com/sjnSs4kpVx
— China pulse 🇨🇳 (@Eng_china5) January 12, 2026
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Secondo alcuni commentatori, saremmo quindi dinanzi ad un’operazione di accaparramento immobiliare di enormi fette di territorio argentino, forse, dicono alcuni utenti, come backup per il popolo ebraico nel caso la situazione in Medio Oriente diventi talmente grave da implicare una migrazione dell’intero Stato.
Ma si tratta certamente di teorie del complotto, come quelle, fiorite tra gli arabi specie dopo le vittorie contro Giordania, Egitto ed Algeria, per cui vi sarebbe una cospirazione che arriva sin dentro la FIFA per far vincere l’Argentina favorendola in ogni modo.
Favoritismo arbitrale pro-argentina sono stati denunziati poi anche dagli inglesi dopo la semifinale. Qualcuno ha messo in rete una compilation che, per qualche ragione, ha una colonna sonora klezmer, la notoria musica di coloro che parlano lo yiddish.
🚨 ÚLTIMA HORA: Acaban de filtrar un vídeo de 5 minutos sobre todos los robos de Argentina a Inglaterra.
Esto es un escándalo Mundial. pic.twitter.com/1W56lBqhVT
— LaVozGalactica (@Lavozgalactica) July 16, 2026
Renovatio 21 quattro anni fa aveva parlato del tifo esoterico, a suon di malefizi, portato avanti da una vera armata organizzata di streghe argentine – con il risultato della vittoria ai Mondiali del Qatar . Quest’anno è evidente il supporto, neanche tanto occulto, di un’intero Stato religioso messianico, e tutte le sue ramificazioni planetarie.
Vediamo come andrà a finire.
Roberto Dal Bosco
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Immagine screenshot da Twitter
Geopolitica
Soldati statunitensi feriti negli attacchi iraniani
Footage from another angle shows two ballistic missiles impacting Muwaffaq Salti Air Base in Jordan. The second impact caused a much larger explosion, suggesting it may have hit an important target. https://t.co/Twk7SQthzq pic.twitter.com/jtJwampn6g
— OSINTWarfare (@OSINTWarfare) July 18, 2026
As seen from two different angles; 2 Iranian ballistic missiles bypass 6 Patriot air defense missiles and reach their target at the Muwaffaq airbase in Jordan. pic.twitter.com/rIkvvWgJv3
— ZAMAN (@zamannx) July 18, 2026
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