Geopolitica
Gli USA sequestrano l’aereo di Maduro
Il governo degli Stati Uniti ha confiscato un aereo presumibilmente utilizzato dal presidente venezuelano Nicolas Maduro, sostenendo che viola le sanzioni imposte da Washington contro Caracas, ha riferito lunedì la CNN.
Gli Stati Uniti hanno accusato Maduro di traffico di droga e si sono rifiutati di riconoscere la sua vittoria nelle ultime due elezioni presidenziali venezuelane.
«Sequestrare l’aereo di un capo di stato straniero è inaudito per questioni penali. Stiamo inviando un messaggio chiaro qui: nessuno è al di sopra della legge, nessuno è al di sopra della portata delle sanzioni statunitensi», ha detto un funzionario di Washington anonimo alla CNN, che ha riportato per primo la notizia lunedì.
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Secondo la CNN, l’aereo vale circa 13 milioni di dollari ed è stato sequestrato in collaborazione con le autorità dominicane.
L’emittente statunitense non ha identificato l’aereo, dicendo solo che è stato sequestrato nella Repubblica Dominicana e trasportato a Miami, Florida. I dipartimenti di Homeland Security, Commerce e Justice sono stati coinvolti nel sequestro.
Il Miami Herald ha identificato il jet come un Dassault Falcon 900EX, un jet aziendale di fabbricazione francese che in precedenza ha visitato Cuba, Brasile e Saint Vincent e Grenadine, «spesso con Maduro a bordo». Sembra essere registrato a San Marino.
L’Herald ha citato i documenti della Federal Aviation Administration (FAA) statunitense che mostrano che una società con sede in Florida ha venduto l’aereo a una società di St. Vincent, che poi lo ha rivenduto a San Marino. Il governo statunitense sostiene che il rivenditore era una società fantasma venezuelana e che la vendita ha violato le sue sanzioni sul Venezuela.
I funzionari americani hanno descritto il jet come l’equivalente venezuelano dell’«Air Force One» statunitense, notando che Maduro lo ha portato in diversi posti. Non è chiaro come sia finito nella Repubblica Dominicana, poiché il Venezuela ha sospeso i viaggi aerei commerciali con l’isola dopo le elezioni presidenziali del 28 luglio.
Secondo la CNN, gli USA intendono confiscare l’aereo tramite un processo di confisca dei beni. Ciò significa che il Venezuela potrebbe teoricamente contestarlo in tribunale, se riuscisse a trovare un modo per aggirare le sanzioni.
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Questo è il secondo jet venezuelano sequestrato dagli Stati Uniti quest’anno. A febbraio, l’Argentina ha inviato agli Stati Uniti un aereo cargo Boeing 747-300M confiscato nel 2022, perché Caracas lo avrebbe acquistato da una società iraniana sanzionata. Maduro ha definito il sequestro «un furto palese» da parte del governo del presidente argentino Javier Milei.
Negli ultimi anni Washington ha sequestrato conti correnti e beni venezuelani per un valore di 2 miliardi di dollari, ha detto alla CNN un funzionario anonimo.
Come riportato da Renovatio 21, funzionari americani hanno offerto di ritirare le accuse di «narcoterrorismo» contro Nicolas Maduro se il presidente venezuelano trasferisse il potere ai suoi oppositori politici dopo le ultime contestate elezioni.
Maduro, impegnato in uno scontro con minacce di botte con Elon Musk, ha sospeso il social X nel Paese. Il presidente venezuelano si è altresì scagliato contro Whatsapp accusando l’app di «imperialismo tecnologico» e disinstallandola dal suo telefono in diretta TV.
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Immagine di Jeff Foust via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Geopolitica
Netanyahu porta all’ONU un cercapersone assassino
Netanyahu: “Remember the beepers (pagers)? Hezbollah certainly remembers” pic.twitter.com/W11O0YdjeR
— Israel National News – Arutz Sheva (@ArutzSheva_En) September 24, 2026
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Netanyahu ha tenuto un tono di sfida per tutto il discorso, definendo «codardi morali» i delegati che se ne sono andati e attaccando diversi critici regionali e internazionali di Israele, definendo il presidente turco Recep Tayyip Erdogan un «tiranno» e accusando il Qatar di tentare di «fare il lavaggio del cervello» ai giovani americani e ha predetto che il governo iraniano alla fine cadrà. Il premier dello Stato Giudaico ha inoltre alzato un terminale Starlink, dicendo che lo avrebbe lasciato a disposizione della delegazione iraniana perché lo usasse quando i suoi membri «inevitabilmente disertassero». Nel novembre 2024 Netanyahu confermò pubblicamente il ruolo di Israele nell’attacco con i cercapersone, mentre il suo portavoce dichiarò che il primo ministro lo aveva approvato personalmente. Due ex alti funzionari del Mossad rivelarono in seguito alla CBS che l’agenzia di Intelligence israeliana aveva impiegato anni a preparare l’operazione, usando società di comodo per inserire di nascosto gli esplosivi nella catena di approvvigionamento di Hezbollah. Durante un incontro alla Casa Bianca nel febbraio 2025, Netanyahu ha donato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump un cercapersone placcato in oro e uno normale, in riferimento all’attentato. Secondo quanto riportato, Trump lo definì «una grande operazione». Molti, tuttavia, videro nel gesto una tracotante, e neanche tanto celata, minaccia da parte del vertice dello Stato Ebraico a quello americano.Delegations from more than 70 countries walked out of the United Nations General Assembly hall.
No one wants to listen to the words of a war criminal and a killer of the children of #Gaza. pic.twitter.com/UWSwxeOmen — Iran in India (@Iran_in_India) September 24, 2026
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Geopolitica
«Annientare» l’Iran: la minaccia nel discorso all’ONU di Trump
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di «annientare» l’Iran nel caso in cui i negoziati fallissero, sostenendo di trovarsi di fronte a una «decisione importante» e prevedendo che nessun accordo con Teheran arriverà prima delle elezioni di medio termine americane di novembre.
Martedì, parlando all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, Trump ha difeso il conflitto che oppone Stati Uniti e Israele all’Iran e ha accusato Teheran di far slittare volutamente un’intesa.
«Ma devo prendere una decisione importante. Si raggiungerà un accordo con l’Iran che permetta loro di ricostruire e creare un Paese di gran lunga più grande di quanto non sia mai stato prima?», ha chiesto Trump, prima di indicare l’alternativa: «Oppure anniento la Repubblica islamica, e lo faccio in fretta?».
«Dovrei forse condurli all’inferno, senza alcuna possibilità di sopravvivenza e senza speranza di grandezza futura o di generazioni a venire?», ha proseguito.
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Trump ha comunque detto di ritenere che un accordo sarebbe stato raggiunto «subito dopo le elezioni». Più avanti nel discorso ha aggiunto che Washington e Teheran «ci sarebbero sicuramente riuscite… in un modo o nell’altro».
Il presidente americano ha invitato altri Paesi a unirsi agli Stati Uniti nell’imporre il «completo isolamento economico» dell’Iran finché Teheran non accetterà le condizioni poste da Washington.
I membri della delegazione iraniana hanno lasciato l’aula dell’Assemblea Generale, restando seduto un solo delegato di rango inferiore, mentre Trump giustificava il conflitto in corso da quasi sette mesi e accusava Teheran di voler dotarsi di armi nucleari, di sostenere il terrorismo e di colpire navi mercantili.
Qualche ora dopo, tuttavia, Trump ha assunto un tono più conciliante, rivelando che i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner avevano avuto un «incontro molto produttivo» con i rappresentanti iraniani. Witkoff ha spiegato che i mediatori si sono alternati tra le delegazioni americana e iraniana per l’intera giornata e hanno chiuso una serie di colloqui che Washington sperava si rivelassero «costruttivi e promettenti».
I media di Stato iraniani hanno confermato che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha incontrato i negoziatori statunitensi a margine dell’Assemblea Generale, su richiesta di Washington. Secondo quanto riferito, Teheran ha usato l’incontro per avanzare le proprie condizioni per la riapertura dello Stretto di Ormuzzo, tra cui la fine del blocco navale americano e lo sblocco dei beni iraniani congelati.
Nel frattempo l’esercito iraniano ha risposto con tono di sfida alle parole di Trump, avvertendo che un’ulteriore escalation da parte degli Stati Uniti o di Israele sarebbe stata contrastata con attacchi di rappresaglia più duri.
Come riportato dai Renovatio 21, in settimana era emerso che Trump stava valutando la possibilità di «far saltare in aria» l’Iran, dicendo di essere disposto a parlare con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian..
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
L’Iran offre la riapertura di Ormuzzo
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