Intelligence
Il traffico mondiale di droga: la mafia siciliana, la mafia corsa e la CIA
Jonathan Marshall, nel suo testo Drug Wars descrive come i cartelli del narcotraffico odierno siano talmente grandi che sono arrivati addirittura a rivaleggiare con gli Stati più potenti al mondo.
Tuttavia la nascita di queste organizzazioni in seguito alla fine della Guerra Mondiale va fatta risalire al lavoro fatto dalla CIA per assicurarsi un maggiore sostegno possibile in giro per il mondo. Sempre secondo Marshall la CIA era presente all’origine della maggioranza delle organizzazioni atte a produrre e distribuire ma questo, sempre secondo l’autore, è semplicemente finito nel dimenticatoio.
Durante la Seconda Guerra Mondiale i servizi segreti americani, OSS (Office of Strategic Service), e i loro equivalenti in marina ONI (Office of Naval Intelligence), coltivarono stretti rapporti con i maggiori rappresentanti della mafia italiana, uno dei più importanti cartelli di narcotraffico di sempre. Earl Brennan, a capo dell’OSS sezione mediterranea, reclutò ampiamente dal sottobosco di New York e Chicago.
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Il rapporto tra i servizi segreti della marina statunitense con la mafia italiana fu ancora più inquietante. Intrecciando relazioni con i capomafia siciliani esiliati da Mussolini trovarono nella malavita un solido interlocutore per assicurare il controllo dell’isola durante lo sbarco della marina e soprattutto successivamente quando vollero cautelarsi contro la propagazione del comunismo nell’isola e nell’Italia intera. Il rapporto più stretto fu quello creato con il mobster più in vista dell’epoca, Lucky Luciano (1897-1962). Il mafioso, in quel momento in prigione, utilizzò il suo personale esercito per garantire la sicurezza dei porti siciliani in previsione dello sbarco degli alleati e inoltre fornì informazioni fondamentali per l’Intelligence a stelle e strisce.
All’apice di questa relazione si potevano contare 155 ruoli coperti dalla liason Stato-mafia e costanti connessioni con i più importanti boss dell’epoca come Luciano, Meyer Lansky (1902-1983), Joe Adonis (1902-1971) e Frank Costello (1891-1973). Questo rapporto diede il potere alle mafie italoamericane di sopprimere la capacità dei sindacati statunitensi, sostituendosi ad essi in cambio, secondo l’autore, di poche informazioni militari di valore rilevante. Le conseguenze furono fondamentali.
Luciano grazie ai cosiddetti meriti di guerra si guadagnò il perdono da parte del governatore di New York Thomas E. Dewey (1902-1971) e poté trasferirsi in Italia. Stabilitosi nel Bel Paese fu in grado di costruire un impero. Mise in piedi una logistica del trasporto dell’eroina che durò per oltre vent’anni. Inizialmente si concentrò nel distruggere il sistema esistente nel mercato, in seguito trovate le connessioni in Turchia e Libano, messi a punto i laboratori di trasformazione in Sicilia e a Marsiglia, organizzò la tratta degli stupefacenti attraverso canali latino americani.
In cambio di questo immenso narcodollarificio, un’enormità di capitali non tassati ma di cui erano pur consapevoli le alte sfere politiche dell’epoca, la mafia aiutò a mantenere sotto controllo la diffusione del comunismo in Italia. Molti furono i confronti di stampo mafioso con i rappresentanti comunisti, una su tutte la strage di Portella della Ginestra. Secondo l’agente della CIA Miles Copeland jr. (1916-1991) se non fosse stato per la mafia, l’Italia nel primo dopoguerra sarebbe stata assorbita in tempi brevissimi dal comunismo.
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Lo stesso genere di operazioni vennero portate avanti dalla CIA anche in Francia nel dopo guerra dirottando fondi alla malavita corsa a Marsiglia in cambio di un aiuto con il propagarsi del comunismo nei porti. L’agente corso della CIA implicato in quel momento divenne famoso negli anni Sessanta per essere la congiunzione con quello che divenne in seguito conosciuto come il triangolo d’oro tra Laos e Vietnam. Già nel 1951 Luciano e i corsi si unirono in un cartello che dominò il mercato dell’eroina per i decenni a venire.
La fine di questo schema, che passò alla storia come french connection, arrivò con l’operazione messa in campo dal governo Nixon nel giugno 1971 chiamata cinematograficamente war on drugs, la «guerra alle droghe». Nel giro di un anno vennero arrestati sia Auguste Ricord (1911-1985) che Lucien Sarti (1937-1972), le due figure principali dei cosiddetti marsigliesi andando a chiudere un capitolo ventennale.
Nel giro di qualche tempo la logistica seppe però riorganizzarsi «benedicendo» l’arrivo degli anni Ottanta e la cocaina come suo minimo comune denominatore.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine: mugshot del 1936 di Lucky Luciano, dipartimento di Polizia di Nuova York
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Netanyahu ammette: la fusione dell’esercito USA con quello israeliano è realtà
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Intelligence
Gli USA temevano che Israele potesse ammazzare i negoziatori iraniani
Gli Stati Uniti temevano che Israele potesse eliminare i principali negoziatori iraniani nel tentativo di sabotare i colloqui di pace tra Washington e Teheran. Lo riporta il New York Times, citando funzionari americani.
Secondo un articolo pubblicato giovedì dal quotidiano neoeboraceno, i funzionari statunitensi paventavano che Israele avrebbe preso di mira il presidente del parlamento iraniano Mohammad Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, compromettendo così qualsiasi possibilità di raggiungere un’intesa.
Secondo fonti del NYT, Washington sarebbe arrivata a chiedere ai suoi alleati nella regione di avvertire Teheran del possibile complotto ordito dallo Stato ebraico.
Ghalibaf e Araghchi avevano assunto la guida dei negoziati per conto dell’Iran dopo che Israele aveva già ucciso il principale consigliere per la sicurezza nazionale di Teheran, Ali Larijani, e l’ex ministro degli Esteri Kamal Kharazi, entrambi coinvolti nei colloqui con gli americani. I primi attacchi israelo-americani contro la Repubblica islamica, alla fine di febbraio, avevano ucciso la Guida Suprema iraniana, l’aiatollà Ali Khamenei, e altri alti funzionari iraniani.
L’articolo rileva che gli obiettivi degli Stati Uniti e di Israele «si sono rapidamente differenziati in modo radicale», con Washington alla ricerca di un accordo e lo Stato di Israele che insisteva sulla prosecuzione dei combattimenti.
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Il Ghalibaffo e l’Araghchi hanno dapprima raggiunto una tregua temporanea con gli Stati Uniti in aprile e poi concordato un memorandum d’intesa (MoU) il 17 giugno, che ha aperto un periodo di negoziati di 60 giorni per elaborare una soluzione definitiva al conflitto. I colloqui tra le parti sono in corso nonostante uno scambio di colpi d’arma da fuoco la scorsa settimana a causa di disaccordi sullo Stretto di Ormuzzo.
A giugno, lo stesso presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato Ghalibaf e Araghchi dopo che Teheran aveva avvertito che avrebbe chiuso lo stretto se Israele avesse continuato la sua operazione militare in Libano. Durante un’intervista telefonica con Fox News, Trump ha affermato di aver detto ai funzionari iraniani: «Non riuscirete nemmeno a tornare nel vostro fottuto paese».
Lunedì il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha affermato che anche la nuova Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, è «condannata a morte». Araghchi ha replicato dicendo che Teheran avrebbe dato una risposta immediata e decisa a qualsiasi minaccia contro il suo popolo o la sua leadership.
Le processioni funebri per Ali Khamenei si svolgeranno in Iran tra sabato e giovedì, e Teheran ha avvertito che qualsiasi attacco da parte degli Stati Uniti o di Israele durante questo periodo sarebbe un grave «errore di valutazione».
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Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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L’AI è «a pochi mesi di distanza» dal rovesciare i governi: parlano le agenzie di Intelligence
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