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Protesta

Il mistero delle webcam di Trieste

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Renovatio 21 lo aveva notato ieri.

 

Seguendo i fatti di Trieste, quando l’evacuazione a suon di idrani, lacrimogeni e manganelli aveva scacciato la protesta dal porto facendo dirigere i manifestanti verso Piazza Unità d’Italia, ci era sembrato naturale cercare una webcam sulla piazza per vedere la realtà della situazione in tempo reale.

 

Abbiamo così trovato una pagina YouTube che dava una diretta della piazza dall’alto.

 

Da qui seguivamo il riempimento della Piazza. Niente audio, solo una perfetta vista di ciò che stava succedendo, la quantità di persone, il loro comportamento e quello delle eventuali forze dell’ordine.

 

Poi, qualche ora dopo, d’un tratto, la pagina sparisce.

 

«Video unavailable this video is private» dice ora lo schermo se si clicca sul link. «Video non disponibile, questo video è privato.

 

La pagina è inoltre sparita dalla ricerca YouTube, mentre prima ci era parsa tra i primi risultati se non il primo con chiave di ricerca «webcam piazza unità Trieste».

 

Trieste, forse senza capirlo del tutto, in questo momento è il fronte di una battaglia planetaria. La battaglia che ci separa da un mondo senza più né libertà né verità.

Non abbiamo idea se la pagina sia stata tolta da chi l’aveva creata (il Comune? Un’associazione pro loco? Non sappiamo), cioè l’utente, oppure la stessa YouTube – così come ignoriamo se, in quest’ultimo caso, YouTube abbia deciso autonomamente o sia stata sollecitata da un’autorità di qualche tipo (Comune? Porto? Prefettura? Ministero?).

 

Tuttavia in serata ieri ci è arrivato un altro video che mostrava come un’altra webcam puntata su Piazza Unità d’Italia (in quel momento gremita di persone che protestavano) trasmettesse invece immagini di una piazza vuota.

 

Questo video sta facendo il giro del mondo. Anche qui, non siamo in grado di dire di cosa si tratti: un errore? Forse che la webcam mostra le immagini del giorno prima? Non abbiamo idea. I debunker già dicono che è un inganno prospettico, perché i no vax sono così stupidi da non conoscere le leggi della prospettiva: non fa una grinza.

 

Fatto sta che le webcam con le dirette sulla Piazza o non trasmettono nulla o non trasmettono quello che ci si aspetterebbe.

 

«Sono cose che possono succedere in Cina» sbotta un amico. Noi in verità crediamo che il regime di violenza e menzogna che ci aspetta sia persino peggiore.

 

Con il green pass, che altro non è che la piattaforma per la moneta digitale europea e per ogni altro limite che verrà imposto alla popolazione, supereremo il totalitarismo di sorveglianza elettronica cinese – dove, nonostante il mostruoso punteggio di «credito sociale» e  l’accentramento di potere di Xi e la sua lotta per imporre l’obbedienza totale dei colossi semi-privati, non esiste ancora una piattaforma unica per sanità-denaro-vita civile.

 

Le violenze di questi giorni sono solo la liquidazione della resistenza al progetto di sottomissione bio-elettronica del cittadino.

 

Dietro ai celerini con i loro manganelli, le armature, i lacrimogeni c’è il futuro della distopia di controllo biotico e informatico che qualcuno ha preparato da tempo.

 

Il green pass è il caricamento del software che ci governerà, nella manipolazione e nella menzogna.

 

Trieste, forse senza capirlo del tutto, in questo momento è il fronte di una battaglia planetaria. La battaglia che ci separa da un mondo senza più né libertà né verità.

 

 

 

 

Immagine screenshot da Twitter

 

 

AGGIORNAMENTO: la ditta responsabile della webcam del video secondo video smentisce tutto con un comunicato stampa: «SkylineWebcams.com di VisioRay Srl, smentisce le calunnie di “complottismo” e manipolazione di immagini diffuse ieri durante una manifestazione tenutasi a Trieste in Piazza Unità d’Italia. Da sempre le webcam presenti sul sito www.skylinewebcams.com trasmettono rigorosamente in diretta (fermo restando una differita di circa 20 secondi dovuta alla latenza di trasmissione video) Le accuse di aver artefatto le immagini di Piazza Unità d’Italia sono false. La telecamera SkylineWebcams è installata all’angolo di Capo di Piazza G. Bartoli e inquadra solo una porzione di Piazza Unità d’Italia, nello specifico viene ripresa la Fontana dei Quattro Continenti, Palazzo Pitteri e Harry’s Piccolo Restaurant & Bistrò. La manifestazione di ieri si svolgeva, invece, nella parte della piazza che si affaccia su Riva del Mandracchio. È, dunque, una questione di prospettiva (sbagliata)».

 

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Protesta

Carenze di benzina e cibo, proteste in Sudamerica

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I lavoratori iberoamericani scioperano o partecipano a proteste per denunciare i prezzi elevati di carburante e cibo, la carenza di carburante e il deterioramento dei servizi sanitari e educativi.

 

In Argentina, i camionisti di merci sono alla seconda settimana di uno sciopero a tempo indeterminato iniziato nella provincia di Tucuman e diffusosi rapidamente in tutto il paese, per protestare contro la carenza e gli alti prezzi di benzina, diesel e cibo.

 

I camionisti stanno bloccando le strade principali, compresi i porti principali, Rosario e Buenos Aires, interrompendo il trasporto di merci agricole per l’esportazione.

 


 

 

Il sindacato dei lavoratori dell’amministrazione portuale ha anche annunciato la scorsa settimana che avrebbe bloccato l’ingresso all’importantissimo Dock Sud di Buenos Aires.

 

Il governo teme che se le esportazioni vengono bloccate, ciò influirà seriamente sui cambi in entrata. Anche la raccolta in diverse province è interrotta.

 

Accusando il governo di una risposta inadeguata, questa settimana i camionisti hanno bloccato più autostrade. Il ministero dei Trasporti afferma ora che la questione potrebbe essere risolta «in 15 o 20 giorni», quando dovrebbero arrivare nuove spedizioni di benzina e diesel. Ma non ha fornito alcuna indicazione su cosa dovrebbero fare i camionisti nel frattempo.

 

In Perù, a seguito dell’interruzione dei negoziati con il governo Pedro Castillo, i camionisti a lungo raggio sono nel secondo giorno di sciopero a tempo indeterminato, bloccando l’autostrada principale per Arequipa, consentendo il passaggio di veicoli privati.

 

Lo sciopero interessa Arequipa, la capitale di Lima, il porto di Callao e altre regioni. Gli scioperanti chiedono una riduzione del prezzo della benzina, che secondo loro è aumentato dell’80% negli ultimi mesi; eliminazione di una tassa sul carburante; regolazione dei pedaggi; e altre richieste che vogliono che vengano affrontate con decreto esecutivo prima di revocare lo sciopero, ha riferito la rete governativa venezuelana TeleSUR.

 

Circa 400.000 camionisti dell’Unione Nazionale dei Conducenti Trasporti Cargo stanno scioperando e potrebbero essere raggiunti da 100.000 conducenti di autobus interprovinciali, più 10.000 conducenti di autobus a Lima, dove risiede un terzo della popolazione del Perù.

 

Il ministro della Difesa ha dichiarato l’emergenza autostradale nazionale, per schierare truppe per aiutare la polizia a prevenire i blocchi autostradali.

 

Come riportato da Renovatio 21, in Perù erano già scattate veementi proteste tre mesi fa per gli insostenibili aumenti di cibo, carburantie e fertilizzanti, con rivolte che avevano fatto chiedere lo stato di emergenza.

 

Negli ultimi giorni sono entrati in agitazione anche i ferrovieri britannici. Come riportato, la Gran Bretagna si trova davanti alla prospettiva del primo sciopero generale in un secolo. L’ultimo General Strike in Albione risale al 1926.

 

 

Immagine screenshot da Twitter

 

 

 

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Protesta

Il ministro dell’economia tedesco insiste: disordini sociali in autunno ed inverno. Ma è lui stesso a crearne le condizioni

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Il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck ha affermato di aspettarsi grandi disordini sociali in autunno e in inverno per i costi successivi dell’operazione militare russa in Ucraina.

 

«Vedremo un aumento drammatico dei costi di riscaldamento», ha detto ieri sera al talk show nazionale di Maybrit Illner sul canale tedesco ZDF.  «Se poi le misure politiche saranno sufficienti a sostenere la pace sociale e la sensazione che le cose siano giuste in questo Paese, questa diventerà la questione decisiva dell’autunno e dell’inverno. Non sono ancora del tutto sicuro», ha detto Habeck alla domanda se la Germania potrebbe esaurire il suo sostegno all’Ucraina e alle sanzioni contro il presunto «aggressore» russo.

 

Il fatto è che ciò che il ministro verde «si aspetta» è in realtà una condizione sorta artificialmente grazie anche al suo contributo in linea con la politica dell’UE che rende energia e cibo più costosi.

 

Inoltre, «i leader del governo dell’UE hanno deciso criminalmente di non fare nulla per controllare i prezzi dell’energia alla riunione del Consiglio dell’UE del 30-31 maggio all’inizio di questa settimana» scrive EIRN.

 

Su richiesta di diversi paesi membri di introdurre un tetto massimo di prezzo, il Consiglio ha deciso di affidare alla Commissione Europea il compito di esplorare i pro ei contro di tale mossa.

 

Un comitato produrrà un rapporto «in futuro», mentre fuori la situazione della società europea sta per esplodere.

 

Come riportato da Renovatio 21, il ministro Habeck si era già distinto due mesi fa per aver aver dichiarato che un taglio repentino del gas russo avrebbe portato a rivolte in Germania. In precedenza, Habeck aveva annunciato un piano di emergenza nel caso in cui la Russia interrompesse le forniture di gas alla Germania.

 

Una ricerca dell’Università di Bielfeld ampiamente circolata nei mezzi di informazione il mese scorso avvertiva del fatto che« l’inflazione può portare a enormi conflitti sociali».

 

Tuttavia, chi segue Renovatio 21 può avere in mano il tassello giusto per completare il puzzle: mentre l’industria tedesca muore, tra prezzi alla produzione aumentati del 34% e rete ferroviaria semiparalizzata da blackout, la politica tedesca ha votato un cambio del Grundgesetz, ossia della Costituzione della Repubblica Federale.

 

La modifica della Costituzione serve, sostanzialmente, per aumentare il tetto di spesa nei confronti delle forze armate.

 

Ora, a cosa servirà questo tsunami di miliardi ai militari?

 

A proteggersi dalla Russia, o ad attaccare il proprio stesso popolo, come tante volte abbiamo visto succedere contro i manifestanti nel biennio pandemico?

 

 

 

 

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Politica

I cori del 25 aprile: «Letta servo della NATO». Macché servo: era in lizza per diventare segretario

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Alla manifestazione del 25 aprile a Milano si è consumata l’ennesima raffigurazione della schizofrenia della sinistra italiana, divisa tra una parte radicale, che ha mantenuto con lucidità le sue idee e le sue percezioni, e la parte istituzionale, schiava della «cosa del momento» (oggi, l’Ucraina) e incapace di risolvere le contraddizioni sempre più oscene della sua politica. Pacifista e nella NATO, antinazista ma amica del battaglione Azov, filoebraica ma filopalestinese…

 

Tripudi di bandiere palestinesi, bandiere europee ed ucraine, slogan in ebraico… la solita galleria, il solito circo. Dove, però, è impossibile non vedere le ragioni della sinistra radicale fedele a se stessa, che non si fa incartare dalle balle di regime su NATO, Ucraina etc.

 

 


Innanzitutto, c’è da vedere la contestazione al PD. Come mostrano le immagini di Local Team, il partito che si vuole figlio del PCI è stato accolto al grido «assassini»

 

 

Scintille anche contro i pro-ucraina: «fuori dal corteo» urla un manifestante, che si becca del nazista, ma risponde «tu sei un nazista, Azov del cazzo, Azov di merda!»

 

 

Segue poi la questione annosa: la Brigata ebraica, che scandisce slogan in lingua ivrit, contestata da manifestanti filopalestinesi, che inneggiano all’Intifada.

 

 

Infine, la contestazione diretta a Letta (che includeva spesso, per qualche motivo, anche Prodi).

 

«Letta, Prodi: servi della NATO».

 


E beh, qui c’è da eccepire. Il capo del Partito Democratico, secondo corpose indiscrezioni, era pienamente in lizza per sostituire come segretario della NATO Jens Stoltenberg. Si tratta, di fatto, di quello che è –n a livello visibile, chiaro – il massimo vertice del Patto Atlantico.

 

Insomma, qualcosa di diverso del semplice «servo», anche se poi, sì, non è che nemmeno a quell’altezza si faccia qualcosa di diverso dal prendere ordini – ordini che, come stiamo vedendo nell’Ucraina vellicata, armata ed addestrata dai Paesi NATO per quasi una decade, possono portare a morte e distruzione.

 

Renovatio 21 ne ha scritto qualcosa ieri. Il 25 aprile è la festa della denazificazione del Paese. Quando invece potremo celebrare la depiddificazione dell’Italia?

 

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube, modificata

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