Economia
Tesla supera Mercedes nelle vendite
Secondo i rapporti trimestrali sulle vendite, Tesla, la casa automobilistica di veicoli elettrici guidata da Elon Musk, ha superato Mercedes-Benz nelle vendite globali nel terzo trimestre del 2025.
Musk ha evidenziato questo risultato con un post su X martedì, sottolineando che la sua azienda ha sorpassato per la prima volta la rinomata casa automobilistica di lusso tedesca.
Tesla ha registrato un record di 497.099 veicoli venduti a livello globale tra luglio e settembre, superando il precedente record stabilito nell’ultimo trimestre del 2024. Mercedes, uno dei marchi di auto di lusso più prestigiosi al mondo, ha dichiarato martedì di aver venduto 441.500 veicoli, con una flessione del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le vendite negli Stati Uniti e in Cina, i principali mercati di Mercedes, sono diminuite rispettivamente del 17% e del 27%.
I dati di Tesla riflettono un aumento del 29% rispetto alle 384.122 unità vendute nel secondo trimestre e una crescita del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, segnando il primo trimestre del 2025 con una crescita anno su anno.
Musk ha condiviso un riepilogo che evidenzia come Tesla abbia venduto 55.599 veicoli in più rispetto a Mercedes, pari a un incremento del 12,6% nel terzo trimestre. Il post ha rimarcato che Mercedes ha prodotto la sua prima auto nel 1901, mentre Tesla è entrata nel mercato solo 21 anni fa, nel 2004.
Mercedes ha attribuito il calo delle vendite ai dazi sulle importazioni imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e alla crescente competizione in Cina, dove marchi locali come BYD e Xiaomi stanno conquistando quote di mercato con veicoli elettrici ricchi di funzionalità a prezzi più competitivi rispetto ai brand tradizionali.
Il rapporto trimestrale di Tesla ha scatenato un rally delle sue azioni la scorsa settimana, come mostrato nella finance card sopra, portando brevemente il patrimonio netto di Musk a 500,8 miliardi di dollari, secondo il tracker dei miliardari in tempo reale di Forbes, rendendolo la prima persona a superare la soglia dei cinquecento miliardi di dollari.
Gli analisti di mercato, tuttavia, avvertono che il successo di Tesla potrebbe essere temporaneo. Sostengono che l’aumento delle vendite sia stato probabilmente guidato da acquirenti statunitensi che hanno affrettato gli acquisti prima della scadenza, il 30 settembre, di un credito d’imposta federale di 7.500 dollari.
Introdotto nel 2022 dall’amministrazione dell’ex presidente Joe Biden, il credito è stato eliminato con il nuovo disegno di legge di spesa e tasse di Trump. Gli esperti prevedono che la sua abolizione potrebbe rallentare le vendite nei prossimi mesi. Le vendite di Tesla da inizio anno risultano ancora inferiori del 6% rispetto allo stesso periodo del 2024.
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Immagine di Norsk Elbilforening via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Economia
Jaguar Land Rover taglierà 4.000 posti di lavoro
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Economia
Volkswagen licenzia 100.000 lavoratori: «ristrutturazione»
Il più grande gruppo automobilistico europeo, Volkswagen, si prepara a sopprimere circa 100.000 posti di lavoro a livello mondiale, dopo l’intesa tra vertici e sindacati su un ulteriore taglio di 50.000 posizioni entro la fine del decennio, come comunicato dall’azienda. Si tratterebbe di circa un settimo della forza lavoro globale.
Il megataglio, che riguarda anche fabbriche italiani come quella della Ducati, che è di proprietà del colosso germanico dell’automotive, era stato annunziato ancora a giugno, ma era con evidenza nell’aria da ancora più di tempo, con licenziamenti di massa pianificati ancora due anni fa, e l’amministratore delegato che dichiarava che l’azienda non poteva più continuare come prima.
Come gran parte dell’industria tedesca, Volkswagen affronta una crisi finanziaria e operativa pesante, con margini di profitto in forte calo. L’amministratore delegato Oliver Blume ha indicato tra le cause principali l’interruzione delle forniture energetiche russe e la crescente concorrenza cinese.
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La portata della ristrutturazione segna una svolta netta per un’impresa a lungo vista come emblema della potenza industriale della Germania. L’azienda aveva già avviato un piano di riduzione di circa 50.000 posti nei marchi principali, Audi, Porsche e nella controllata software CARIAD, soprattutto tramite uscite volontarie e pensionamenti anticipati. Il nuovo piano di fatto raddoppia quella cifra.
Se applicato per intero, il piano di riduzione del personale, con la perdita di circa 100.000 posti, sarebbe il più ampio ridimensionamento mai attuato da una casa automobilistica globale. Volkswagen occupa circa 650.000 persone nel mondo.
I tagli non si fermano al personale. Il gruppo ha ammesso che gli impianti europei hanno una capacità di oltre 500.000 veicoli all’anno superiore alla domanda attuale. Resta incerto il destino degli stabilimenti di Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm una volta conclusi, tra il 2031 e il 2034, i programmi di produzione in corso. Per i quattro siti non sono ancora stati individuati modelli sostitutivi competitivi.
L’azienda sta rivedendo al ribasso anche altre ambizioni. La gamma di modelli sarà dimezzata e gli investimenti e la spesa in ricerca per il periodo 2027-2031 sono stati limitati a 135 miliardi di euro. Volkswagen si riorganizza puntando a vendite annue di circa 9 milioni di veicoli e a un margine operativo del 9% entro il 2030.
Colpita dai dazi statunitensi e da una domanda altalenante di auto elettriche, la maggiore casa automobilistica europea si trova in difficoltà su più fronti. In patria la crisi è stata aggravata dal rialzo dei costi energetici, dopo che Berlino ha abbandonato il gasdotto russo a basso costo in seguito all’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022, ricorrendo sempre più a importazioni di GNL più onerose, anche dagli Stati Uniti.
Lo shock energetico ha giocoforza eroso il vantaggio competitivo che per decenni aveva caratterizzato la manifattura tedesca. Il Paese ha poi registrato due anni consecutivi di contrazione economica, seguiti da una crescita debole, con le imprese manifatturiere costrette a tagliare produzione, investimenti e occupazione. Due mesi fa l’Istituto di Ricerca Economica di Halle (IHW) aveva esposto dati che registravano il numero più alto di fallimenti aziendali degli ultimi venti anni.
Nel frattempo Volkswagen ha perso posizioni in Cina (dove aveva impianti di produzione in Xinjiang, la turbolenta provincia uigura dove il governo cinese è accusato di utilizzare il lavoro forzato), un tempo il suo mercato principale, a favore di concorrenti locali come BYD e Geely. Le case automobilistiche cinesi si sono inoltre espanse rapidamente in Europa, aumentando la pressione su Volkswagen, che fatica a rendere i propri veicoli elettrici competitivi per prezzo e costi. In Europa, BYD e altri marchi cinesi come Chery, SAIC e Leapmotor hanno tutti raddoppiato la loro quota di mercato nell’ultimo anno.
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Come riportato da Renovatio 21, mesi fa VW affrontò la crisi dei chip dopo che l’Olanda aveva sequestrato una fabbrica cinese. Allo stesso tempo si parlò di una crisi di liquidità della grande società germanica.
Il gruppo ha progressivamente ridotto la produzione in Germania. Lo scorso dicembre ha interrotto la produzione di veicoli nello stabilimento di Dresda: per la prima volta in novant’anni di storia un impianto tedesco dell’azienda ha sospeso la fabbricazione di automobili.
Come riportato da Renovatio 21, BMW ha dichiarato il mese scorso che taglierà 8.000 posti di lavoro. Anche BASF, Bosch, Continental e altri grandi produttori tedeschi hanno chiuso o ridimensionato i propri siti negli ultimi anni.
Ora il destino del colosso automobilistica sembra essere quello di tornare ad una piena produzione di armi come ai tempi di Adolfo Hitler. Per un bizzarro, ma non inspiegabile, ricorso storico, ora VW valuta un accordo per la fornitura di armi ad Israele, con il governo tedesco che ha dato semaforo verde per un patto col produttore di armi israeliano Rafael.
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Immagine di Daniel Zimmermann via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
Economia
Uber abbandona l’Africa
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