Intelligence
Harvey contro Philby, storie di spie e lotte intestine agli albori della CIA
L’FBI non riuscì ad aggiudicarsi il controllo dell’Intelligence americana nel dopoguerra ma non per questo John Edgar Hoover (1895-1972) si ritirò dalla competizione. Lo sforzo profuso da William Harvey (1915-1976) nell’estrarre delle prove soddisfacenti dalla spia sovietica Elizabeth Bentley (1908-1963) non diede i suoi frutti ma i successivi approfondimenti degli interrogatori misero in luce la reale penetrazione sovietica negli apparati statunitensi.
Harvey lasciò l’FBI e poco dopo entrò nella CIA, secondo la versione formale ebbe a ridire con Hoover in seguito al fiasco del caso Bentley. La versione di Joseph J. Trento nel suo The Secret History of the CIA invece racconta come Harvey divenne la talpa di Hoover all’interno della CIA. Sia Hoover che Harvey erano convinti che i vecchi membri dell’OSS passati alla CIA avevano un passato che li rendeva vulnerabili all’essere reclutati come spie sovietiche.
Kim Philby (1912-1988), britannico, uno dei più famosi agenti doppiogiochisti nella storia dello spionaggio, nella sua autobiografia descriveva le differenze tra gli uomini dell’FBI e della CIA: «gli uomini dell’FBI sono orgogliosi della loro ignoranza, di essere cresciuti nell’ordinarietà, bevono whiskey dissetandosi con la birra. Al contrario, gli uomini della CIA hanno un atteggiamento cosmopolita. Discutono sull’assenzio e servono un Borgogna appena sopra la temperatura ambiente. Non è solo una questione di frivolezza è una fondamentale spaccatura sociale tra le due organizzazioni».
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Harvey possedeva una tenacia che nessun altro aveva. Il vantaggio sui suoi colleghi era che lui stava combattendo contro un nemico al contrario degli altri. Per Harvey i servizi segreti sovietici dell’NKVD e in seguito il KGB i servizi segreti sovietici, erano criminali. Lui era un poliziotto e la sua visione del controspionaggio rimaneva quella del poliziotto.
Bill Harvey era l’uomo giusto al momento giusto, proprio in quel momento la United States Army Security Agency, il precursore della NSA, National Security Agency, stava cominciando a decriptare un codice sovietico chiamato VENONA. Molti dei messaggi stavano confermando le dichiarazioni rilasciate dalla Bentley proprio ad Harvey. Il quadro che ne stava uscendo era che i Sovietici avevano spiato America e Inghilterra durante tutto il periodo bellico.
Harvey era stato commissionato a seguire il nuovo ufficio dell’OSO, Office of Special Operation, chiamato «Staff C» e dedito al controspionaggio. Il suo nuovo ufficio si trovava non lontano dal Lincoln Memorial e il suo nuovo collega era l’ex agente dell’OSS, reclutato dall’ufficio di Roma, James Jesus Angleton (1917-1987). Nonostante le differenze tra classi sociali e interessi i due legarono immediatamente.
Harvey era estremamente colpito dal lavoro di controspionaggio portato avanti da Angleton negli anni da agente dell’OSS ma la cosa che più affascinava e disturbava l’ex FBI era la sua strettissima relazione con la superspia Kim Philby. I loro incontri erano talmente abituali che si sentivano praticamente ogni giorno e i pranzi assieme avvenivano più volte a settimana. Philby a sua volta aveva stretti contatti anche con Allen Dulles e con il suo braccio destro, Frank Wisner, responsabile dei Clandestine Services.
Nel 1949 quando il codice VENONA venne decriptato per la prima volta, Philby venne mandato dall’MI6 nella capitale americana per lavorare con la CIA sull’individuazione dei doppiogiochisti. In particolare il britannico avrebbe dovuto lavorare su HOMER, identificato come colpevole di aver sottratto informazioni dal progetto Manhattan a favore dei sovietici. Sia gli americani che gli inglesi erano convinti che fosse impiegato nell’ambasciata britannica a Washington.
Harvey iniziò a sviluppare crescenti sospetti su Philby e sul suo compagno di università a Cambridge, Donald Maclean (1913-1983), di cui era fermamente convinto fosse HOMER. Cercò il supporto di Angleton e di chiunque altro avesse volontà ad ascoltare nella CIA ma senza incontrare alcun appoggio. Improvvisamente Maclean venne promosso all’ambasciata inglese del Cairo e sostituito con Guy Burgess (1911-1963), anche lui compagno d’università di Philby a Cambridge.
I sospetti di Harvey crebbero sempre più, rendendosi conto che Philby aveva accesso al progetto VENONA e che contemporaneamente diverse operazioni clandestine non avevano portato i frutti sperati come in Albania, Lettonia, Lituania ed Estonia.
Philby nel frattempo aveva sposato una ragazza ebrea austriaca, comunista dichiarata, al suo matrimonio era presente anche Teddy Koellek futuro sindaco di Gerusalemme, che ammonì Angleton di rimuovere immediatamente Philby dalla sede della CIA. Ma Angleton, anche per non portare alla luce i suoi contatti con il Mossad, mantenne il riserbo sul loro scambio.
Una sera durante una cena a casa di Philby, complice l’elevato tasso alcolico di Burgess, i rapporti con Harvey si ruppero definitivamente. Successivamente alla cena, precisamente dal venticinque maggio 1951, Guy Burgess e Donald Maclean scomparvero. Era l’inizio della loro personale odissea verso l’Unione Sovietica e non sarebbero riapparsi in superficie per almeno altri cinque anni.
Il generale Smith, direttore della CIA in quel momento, pretese un documento scritto da chiunque avesse avuto rapporti personali con le talpe sovietiche. Bill Harvey dopo aver letto il resoconto di Angleton ci scrisse sopra: «qual’è il resto della storia?». I due ruppero i loro rapporto da quel momento in avanti, Harvey non riuscì a capire la posizione di Angleton, chiedendosi quale potesse essere il movente che avesse spinto il suo collega.
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La conclusione della storia scosse alle fondamenta le basi dell’intero sistema dell’intelligence inglese e americano. Il generale Smith ottenne che Philby venisse rimosso da Washington e contemporaneamente il controspionaggio inglese aprì un indagine su di lui.
Per Harvey però non si poteva parlare di vittoria, come con il caso Bentley non c’erano abbastanza prove per un accusa definitiva. Sarebbe dovuto diventare un eroe a Langley ma invece venne sempre trattato con sospetto per aver accusato un membro del club. Il futuro della CIA non sarebbe stato lui ma Allen Dulles e Richard Helms che impersonificavano appieno lo spirito dell’agenzia.
«La gerarchia della CIA rimaneva immutata nel suo sistema inglese», disse William Corson, autore e colonnello della CIA in pensione, «amicizia, OSS e la rete dei vecchi commilitoni. Questo era esattamente il modo in cui Dulles misurava le persone». Philby rimaneva un membro del club, mentre Harvey non lo sarebbe mai potuto diventare. Nessuno lo voleva più nella sede centrale e proprio per questo Harvey accettò il trasferimento a Berlino, dove il generale Smith gli accordò il controllo totale dell’ufficio.
La BBC pubblicò nel 2016 un video in cui Philby raccontava nel 1981 la sua esperienza a membri della Stasi. La spia descriveva la sua carriera come doppiogiochista di successo debitrice verso alcune variabili che gli vennero in aiuto.
La mitologica efficienza dell’MI6 era, durante la guerra, semplice propaganda, infatti potè ogni notte tornare a casa con i documenti segreti, fotografarli e consegnarli a corrieri sovietici senza mai incorrere in alcun ostacolo, sino a divenire a capo del dipartimento di controspionaggio con il compito di scovare spie sovietiche, libero dal rischio di accuse grazie all’appartenenza all’alta classe sociale inglese. Nessuno si sarebbe mai permesso di accusarlo con il rischio di venire distrutto da un terribile scandalo.
Marco Dolcetta Capuzzo
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata
Intelligence
Ingegnere saudita accusato di avere messo microspie in OpenAI
We discovered a sophisticated recording device that was hidden inside one of our offices. We used our models to understand the device and where it had come from, identifying that a specific employee had planted it a few days earlier. We referred the matter to the FBI, and we’re grateful to the agents and prosecutors who moved quickly to make an arrest. The FBI’s investigation is ongoing and we will continue to support their work.
At this time, we have no indications of this individual inappropriately accessing or exfiltrating model weights, source code, or customer data. The employee was terminated. We take protecting our technology, data, and people seriously, and as a matter of national importance. Our security program is designed to protect against a wide range of threat actors, from insider risks to cybercriminals to nation states, and this case is an example of how AI can help address these sophisticated security threats. — OpenAI Newsroom (@OpenAINewsroom) October 13, 2026
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Cina
L’FBI arresta una presunta spia cinese all’aeroporto di Los Angeles
Domenica scorsa, le forze dell’ordine federali hanno arrestato una sospetta agente cinese all’aeroporto internazionale di Los Angeles, mentre si preparava a imbarcarsi su un volo per Shanghai.
La sospettata, Wanying «Heather» Zhang, un’agente immobiliare di Irvine, in California, è accusata di aver agito come agente straniero non registrato, in seguito alle accuse di spionaggio ai danni del figlio del presidente di Taiwan, residente negli Stati Uniti. Secondo una denuncia penale presentata al tribunale federale da un agente del controspionaggio dell’FBI di Los Angeles, la Zhang e un complice si sarebbero recati a Seattle, nello Stato di Washington, nel settembre 2025 per fotografare la residenza suburbana della famiglia di un alto funzionario taiwanese. L’individuo preso di mira sarebbe stato Ting-Yu Lai, figlio del presidente taiwanese Ching-Te Lai.
Il Ting-Yu, ingegnere sulla trentina che attualmente lavora per l’azienda tecnologica olandese Philips, ha studiato in un’università statunitense e vive con la moglie, Hsiao Chen, e il loro figlio nato in America.
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Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno intensificato la lotta allo spionaggio cinese, che le autorità considerano una delle principali minacce alla sicurezza nazionale. Il caso più discusso sui media è quello di Christine Fang, detta Fang Fang.
Secondo un’inchiesta di Axios del 2020, tra il 2011 e il 2015 la donna, arrivata dalla Cina come studentessa, si sarebbe infiltrata negli ambienti politici della California, finanziando campagne elettorali, organizzando raccolte fondi e coltivando rapporti con amministratori locali giovani e in ascesa. Tra questi c’era Eric Swalwell, democratico, che la conobbe quando era consigliere comunale e poi deputato al Congresso. Fang avrebbe contribuito alla sua campagna e fatto collocare una stagista nel suo ufficio.
Secondo la testata americana, la Fang avrebbe avuto relazioni intime o sessuali con almeno due sindaci del Midwest.
Le accuse e le battute da parte degli avversari conservatori sulla relazione sessuale tra lo Swalwell e la spia cinese si sono sprecate. L’uomo si è ora dimesso e ritirato dalla politica dopo un compromettente video sessuale divenuto pubblico. Swalwell non è mai stato accusato di alcun illecito, mentre Fang lasciò gli Stati Uniti nel 2015 e non è mai stata processata. Il caso ha alimentato il dibattito sulle strategie di influenza di Pechino, fondate su relazioni personali di lungo periodo più che sul furto di documenti.
Altri casi sono più classici. Jerry Chun Shing Lee, ex agente della CIA, è stato condannato a 19 anni nel 2019 per aver passato informazioni a Pechino, mentre l’ex funzionario CIA Kevin Mallory ha avuto 20 anni. Xu Yanjun, ufficiale dei servizi cinesi arrestato in Belgio ed estradato negli USA, è stato condannato a 20 anni per il tentato furto di segreti industriali aeronautici. Nel 2023 l’attenzione è salita con il pallone spia abbattuto al largo della Carolina del Sud e con l’arresto di due uomini per una presunta stazione di polizia cinese clandestina a Nuova York. Il fenomeno della stazioni di polizia clandestine cinesi sarebbe presente anche in Europa e pure in Italia.
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Nel 2025 il marinaio Jinchao Wei è stato condannato per aver venduto informazioni militari a un agente cinese. Pechino respinge sistematicamente tutte le accuse.
Il caso forse più memorabile è tuttavia quello di Katrina Leung, nome in codice «Parlor Maid». Nata in Cina e trasferita a Los Angeles, Leung era un’imprenditrice che dal 1982 lavorava come informatrice dell’FBI nell’ambiente cinese-americano, con compensi di circa 1,7 milioni di dollari. Per quasi vent’anni ebbe una relazione con il suo referente, l’agente James J. Smith. Secondo l’accusa avrebbe copiato documenti riservati dalla sua valigetta per passarli al ministero della Sicurezza di Stato cinese. Avrebbe avuto una relazione anche con William Cleveland, altro agente di rilievo del controspionaggio, impegnato proprio nelle indagini sulle fughe di segreti nucleari da Los Alamos.
Lo Smith e la Leung furono arrestati nel 2003. Il caso crollò per errori e abusi dell’accusa: Leung patteggiò per reati fiscali e Smith per un reato minore, entrambi con pene lievi. Leung ha sempre negato di aver spiato per Pechino.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Intelligence
La Germania rischia un potenziale «conflitto violento» con la Russia: parla il capo dei servizi tedeschi
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