Politica
Hanno scelto la palude
Mi ero disinteressato. La corsa al Quirinale non mi riusciva proprio di seguirla.
Avevo l’impressione che i partiti, i loro leader oramai inguardabili, non sarebbero riusciti a trovare una qualche soluzione che non fosse un segno di impotenza. La prima impressione è quella buona.
Certo, c’era stata la storia di Berlusconi lanciato, ed era bellissimo: lui che scatena Sgarbi in cerca di «scoiattoli», il Vittorio che chiama grillini e comunisti a ore improbabili per poi passargli Berlusconi, che fa sempre un figurone. Era, a modo suo, stupendo: sapeva della vecchia politica spettacolo del Berlusca, quella che lo fece eleggere premier 3 volte, è fece fondere completamente la sinistra – letteralmente: dall’odio cieco per Berlusconi, alimentato dal gruppo De Benedetti (Espresso-Repubblica), vennero fuori i grillini. Nessuno lo ricorda, ma è così.
Ho pensato: Silvio alla fine, però, non vuole arrivare al Quirinale. Sta facendo un assolo del suo forte, la politica-spettacolo, solare e sgangherata, per poi lanciare il suo vero candidato. Cioè, immaginavo, Gianni Letta. Sarebbe stato bellissimo vedere cosa il capo del PD avrebbe fatto votare al partito: Enrico Letta è il nipote. La prospettiva quasi mi piaceva.
Sbagliavo terribilmente: non c’era, nemmeno in un fuoriclasse come il padrone del Monza, nessuna strategia.
Né lui, né nessun altro. Salvini aveva una strategia? No. Letta? No. Conte? Non ne parliamo. Di Maio? Chi?
La «palude», in inglese «The Swamp», fu uno dei termini clou delle elezioni 2016 di Donald Trump
Hanno buttato lì, nel superbowl dell’arte politica italiana, degli schemi a caso. Mosse intentate così a caso, perché non sapevano bene costa stavano facendo.
In realtà, in un certo senso sapevano benissimo cosa stavano facendo: stavano scegliendo la palude.
La «palude», in inglese «The Swamp», fu uno dei termini clou delle elezioni 2016 di Donald Trump. La «palude», diceva la teoria, è Washington: un sistema fatto di fango, nebbia, malattie, talvolta creature mostruose. I politici, i lobbysti, i grand commis, i generali, i grandi industriali, etc. sono tutti felici di stare nella palude, dove niente cambia, al massimo si affonda un po’ nella putredine, di cui però si è parte.
Steve Bannon diede una definizione pregnante: la palude in realtà è un business model. Un modello di business di successo. La palude si perpetua perché il sistema produce trippa per tutte le bestie che abitano le se acque putride. Lo stratega trumpiano disse quindi che per prosciugare la palude (un motto in voga in quei tempi era «dry the swamp») non sarebbe bastato Donald alla Casa Bianca, ci sarebbero voluti almeno venti anni.
La palude resiste perché è radicata, è profonda. Distribuisce danari. E sta lì da secoli.
La palude resiste perché è radicata, è profonda. Distribuisce danari. E sta lì da secoli.
Ora, voi capite che Roma, che sorge materialmente su una palude, sta lì da non da due secoli, ma da millenni.
Per carità, niente di tremendo. Ho parlato con un servitore dello Stato di alto livello, una volta, che mi convinse pure: diceva, guarda i grillini, calati a Roma pieni di ideali, selvaggi nei contenuti e nella forma. Guardali, digeriti uno ad uno dalla palude, trasformati nel giro di pochi anni in abitanti dello stagno, dove piazzano i loro girini – parenti, amici, compagni di liceo – ad ogni piè sospinto.
Tuttavia, la palude magari dovrà pure esserci per fisiologia naturale del potere, ma in questo momento, una scelta pura per la palude è qualcosa di disperante, è qualcosa di insostenibile. Il mondo, usando le vecchie regole, è andato a pezzi.
Non vi sono stati altri momenti come questo. Nessuno di noi può ricordare niente di simile. Anche perché la Spagnola non generò questa isteria – rileggetevi l’articolo che avevamo pubblicato due anni fa sui teatri di Nuova York rimasti aperti, «Gotham rifiuta di chiudere» – e una guerra, per lo meno la guerra tradizionale, è meno spaventosa di quello che stiamo attraversando. La guerra finisce, la guerra è l’attesa della sua fine, che tutti sanno essere inevitabile. La guerra non può durare per sempre. Per il virus non è così. La guerra non impedisce alla persone di abbracciarsi, di stare insieme, di morire mano nella mano.
Questo è il momento di crisi dove, è chiaro, si stanno per liberare energie nuove, mai viste. Fiumi di forza immensa, imprevista, che possono spazzare via ogni struttura precedente. Un momento, come dire, apocalittico.
Uno si aspetta che il politico, che se sta lì un po’ fiuto deve averlo, lo possa aver capito. Può mollare, magari anche non totalmente, la palude, e cominciare il lavoro di rabdomante sull’energia umana del futuro.
Così, si poteva pensare, avrebbero, forse pure con qualche mira gattopardesca, messo lì un volto nuovo, rassicurante, poco schierato. Così, per dare al popolo, impaurito e disorientato (perché incapace di vedere la fine di questo tunnel), quantomeno la percezione di una remota possibilità di cambiamento.
Hanno deciso, così, di sancire una volta per tutte il loro divorzio dal Paese reale – credono davvero che i cittadini volessero la soluzione che sembra emergere?
No, niente. Niente. Hanno messo lì nomi partitici improbabili, bocche a culo di gallina, avanzi parlamentari riciclati in qualche stagno minore, non uno ma due nomi passati per i servizi segreti (dai servizi al Quirinale una cosa, come ha notato qualcuno, con accenti fortemente sovietici). Non un nome presentabile, non uno. Non un nome nuovo – neppure un vecchietto bonario che ispiri simpatia e firmi le leggi senza tante storie.
Non ce l’hanno fatta, perché hanno scelto la stagnazione.
Hanno scelto di buttare la palla a campanile, perché non hanno idea di cosa fare, non c’è schema, non c’è fantasia, non c’è fiducia nei compagni, c’è solo il timore di subire un goal. Spara il pallone in corner, in tribuna, dove vuoi. Ma non giocare a calcio.
Hanno deciso, così, di sancire una volta per tutte il loro divorzio dal Paese reale – credono davvero che i cittadini volessero la soluzione che sembra emergere?
Hanno deciso, così, di mostrare impudicamente la loro inutilità – cosa rappresentano, cosa decidono, cosa comandano, se poi devono subire un premier che mai ha fatto politica e riciclare un presidente di un’era geologica precedente, il Giurassico prepandemico?
Hanno deciso, così, di mostrare impudicamente la loro inutilità – cosa rappresentano, cosa decidono, cosa comandano, se poi devono subire un premier che mai ha fatto politica e riciclare un presidente di un’era geologica precedente, il Giurassico prepandemico?
Hanno deciso, così, di dimostrarci che c’è continuità assoluta tra partiti, e ancora peggio, tra partiti e Stato? Sì, una sola, unica palude che è lo «Stato-partito» di cui ha dato una geniale descrizione l’ex ministro PSI Rino Formica.
«Lo Stato diventa partito e per risolvere i conflitti che sono dentro la società reale deve dire che non c’è destra e sinistra. C’è lo Stato».
«I segretari non vengono consultati e il governo, partito con un mix fra tecnici e politici, ora è un tutt’uno omogeneo coordinato da un presidente che ha già sperimentato come si guida una istituzione senza stato, come la Banca centrale europea – che è senza Stato ma ha i poteri di un superstato»
Hanno deciso, così, di dimostrarci che c’è continuità assoluta tra partiti, e ancora peggio, tra partiti e Stato – una sola, unica palude che è lo «Stato-partito»
Insomma: ci hanno dato tutti gli elementi per rifiutare la realtà politica-statale in blocco.
Questo rifiuto, carburato anche dalla polarizzazione sociale (cioè, dall’apartheid biotica, sempre più intollerabile anche per gli attacchi nella vita quotidiana che tocca subire ai non vaccinati) non possono dire che non era previsto.
Formica lo aveva descritto benissimo:
«La scorciatoia dello Stato che diventa partito è un’illusione con uno sbocco autoritario. Lo Stato non può assorbire i conflitti che sono nell’interno della società senza una via democratica (…) Lo Stato che diventa partito non può assorbire i conflitti che ci sono nel Paese, che invece continua a tenere aperti i problemi del conflitto sociale e civile nell’interno del Paese».
Hanno alienato ogni possibile speranza residua in una massa di elettori non indifferenti. E quindi, lasciato aperto spalancato il conflitto sociale e civile nel Paese. Questo chiunque lo sente
Hanno alienato ogni possibile speranza residua in una massa di elettori non indifferenti. E quindi, lasciato aperto spalancato il conflitto sociale e civile nel Paese. Questo chiunque lo sente.
A loro, probabilmente, non interessa: e lo hanno dimostrato scegliendo, senza vergogna, la palude. Noi facciamo parte di quel famoso calcolo sacrificale che hanno fatto tutti, dai social media ai governi pandemici: il segmento dissidente, può e deve essere eliminato. Si deve procedere solo con la maggioranza bovina (anzi, vaccina). Dei soldi e dei voti dei piantagrane non ci importa nulla: viviamo benissimo con quelli dei bovini, sierizzati, dipendenti, obbedienti anche quando capiscono che li si porta al macello.
Lo Stato-partito vi detesta – a meno che non vi sottomettiate come gli altri, dimenticate di avere una coscienza, rinunciate agli ideali spirituali e perfino ai diritti costituzionali.
Ecco perché non si sono vergognati della farsa al Quirinale dove tutti – da Salvini, a Letta, a Conte, a Berlusconi – hanno dimostrato di non essere in controllo di nulla.
Quando nel 2023 Draghi ascenderà alla Presidenza, il partiti saranno ancora più fusi con l’apparato dello Stato – perché altre direzioni al momento non ne hanno, o meglio, hanno paura di prenderle. La palude, cioè, si infittirà. Diventerà ininfluente sapere se sei un senatore della Lega o un ex funzionario finanziario dello Stato: quello che conta è la comune, putrescente appartenenza alla palude
Tecnicamente, succederà che Mattarella farà come Napolitano, neanche due anni e poi si dimetterà a secondo mandato lontano dalla conclusione (una nuova tradizione quirinalizia?), lasciando il posto a Draghi, che di fatto deve essere stato rassicurato da qualcuno, visto che pochi giorni fa sembrava volesse andarsene qualora non gli avessero dato la prima carica dello Stato – probabilmente sarebbe stato, cioè sarà, il primo Presidente della Repubblica mai passato per la politica, i circoli, le strette di mano, la raccolta umana dei voti, etc. e questo si vede nelle disastrose conferenze stampa. La tecnocrazia sarà quindi completa.
Quando nel 2023 la vera creatura che domina la palude, il drago, ascenderà al Colle, il partiti saranno ancora più fusi con l’apparato dello Stato – perché altre direzioni al momento non ne hanno, o meglio, hanno paura di prenderle. La palude, cioè, si infittirà. Diventerà ininfluente sapere se sei un senatore della Lega o un ex funzionario finanziario dello Stato: quello che conta è la comune, putrescente appartenenza alla palude.
Tuttavia, una nota positiva. La liberazione di energie sconosciute di cui parlavamo sopra, non arresterà il suo corso. Anzi, l’intensità dell’emersione aumenterà vertiginosamente, senza dare la possibilità di comprendere in tempo quale volto essa assumerà.
Sanno di questo esiziale rischio? Ripetiamo, forse sì. Ma hanno scelto comunque la palude.
Perché insetti, anfibi, rettili, mostri, possono vivere solo lì.
Roberto Dal Bosco
Immagine di SomeAnna via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)
Politica
AfD stravince le elezioni in Sassonia-Anhalt: sarà ancora perseguitata? Subirà la «melonisierung»?
Alternativa per la Germania (AfD) ha prevalso nelle elezioni regionali di domenica nello Stato tedesco orientale della Sassonia-Anhalt, ottenendo il 43,8% dei voti, secondo la commissione elettorale locale. L’AfD si appresta a conquistare 39 dei 97 seggi nell’assemblea legislativa regionale, senza però raggiungere la maggioranza di governo.
La consultazione è stata contrassegnata da un’affluenza record del 78%, la più elevata dalla riunificazione tedesca del 1990. Secondo i risultati preliminari ufficiali, il partito del cancelliere Friedrich Merz, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), è arrivato secondo con un esito deludente: poco più del 17,2% dei voti e 15 seggi.
Ulrich Siegmund, candidato di punta dell’AfD nello Stato, ha dichiarato che il partito ha «scritto la storia» e che l’esito del voto «scuoterà tutta la Germania».
«Riconquisteremo il nostro Paese, e cominciamo dalla Sassonia-Anhalt», ha affermato. I tedeschi hanno dato la loro fiducia all’AfD e «non li deluderemo. Non diventeremo come questi altri partiti», ha aggiunto Siegmund.
Remarkable scenes in Germany as the @AfD smashes the oppposition by a huge margin in in the eastern state of Saxony-Anhalt
More than twice the ruling parties vote.
Of course, discussion in Brussels is now about how to “Stop the AFD” not on listening to the people’s choice.…
— Chay Bowes (@BowesChay) September 6, 2026
🇩🇪 AfD has made history in Saxony-Anhalt, surging to around 44% and coming within touching distance of an absolute majority.
The CDU collapsed from 37% to about 18%.
Now the only way to keep AfD out of government may be a stretched anti-AfD coalition of CDU, SPD, Greens and the… pic.twitter.com/i2lxMCifW2
— Europa.com (@europa) September 6, 2026
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In precedenza la co-presidente dell’AfD, Alice Weidel, non aveva escluso la possibilità di un governo di coalizione nella regione, anche con i cristiano-democratici di Merz, qualora il partito di destra non avesse ottenuto la maggioranza assoluta.
Dopo che gli exit poll hanno assegnato la vittoria all’AfD, Sven Schulze, candidato capolista della CDU in Sassonia-Anhalt e presidente regionale uscente, ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con gli avversari per il successo elettorale. «Questa è democrazia», ha affermato Schulze, aggiungendo che gli elettori hanno inviato un messaggio chiaro da ascoltare sia a livello regionale sia federale, come riportato dai media tedeschi.
Lo Schulze ha attribuito il risultato modesto del proprio partito alle politiche impopolari del governo di coalizione federale, composto da CDU e Partito Socialdemocratico (SPD). Anche il co-leader dell’SPD e vicecancelliere Lars Klingbeil ha parlato di un «segnale a Berlino», insistendo però sulla necessità di proseguire con la cosiddetta politica del «firewall», in base alla quale i principali partiti rifiutano ogni collaborazione con l’AfD.
Il co-presidente dell’AfD, Tino Chrupalla – figura politica oggetto di debancarizzazione e pure inquietanti attacchi con siringhe per iniezioni – ha sostenuto che l’esito delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt dimostra che gli elettori respingono la controversa politica del «firewall» votando contro i partiti tradizionali.
Secondo i risultati preliminari, l’SPD si è classificato terzo con il 9,3% dei voti, seguito dai Verdi e dal Partito della Sinistra con rispettivamente l’8,9% e l’8,6%. Anche l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) è riuscita di stretta misura a entrare in parlamento con il 5,3%.
Negli ultimi mesi i sondaggi hanno indicato in modo costante l’AfD come il partito più popolare a livello nazionale, con il sostegno del 28% degli intervistati.
Il partito, che costituisce la più grande fazione di opposizione nel Bundestag, fonda la propria campagna su una piattaforma anti-immigrazione ed è inoltre fortemente critico verso il sostegno del governo tedesco all’Ucraina e verso le sanzioni contro la Russia.
Un sondaggio INSA pubblicato dalla testata germanica Bild a fine agosto indicava che il sostegno al blocco di governo cristiano-democratico CDU-CSU era sceso al 20%, con circa il 78% degli intervistati insoddisfatto del governo di coalizione di Merz.
A marzo AfD aveva ottenuto quasi il 20% dei voti alle elezioni regionali nello stato tedesco occidentale della Renania-Palatinato. A fine 2025 il partito aveva triplicato i voti nella land della Renania Settentrionale-Vestfalia (il land del cancelliere Federico Merz) e volava in testa ai sondaggi nazionali come primo partito. Nella cittadina di Ludwigshafen era stato escluso il candidato AfD dalle elezioni, che si sono quindi tenute con la risibile affluenza del 29%.
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Nelle ultime elezioni negli stati di Sassonia e Turingia, l’AfD ha demolito la coalizione di sinistra al potere. In Turingia, ha ottenuto i voti del 37% dei 18-24enni. La crescita del partito ha portato anche a fenomeni di cannibalismo elettorale fra i partiti della coalizione, con la sparizione totale dei Verdi dal Parlamento del land del Brandeburgo.
Come riportato da Renovatio 21, Verdi e democristiani avevano segnalato la volontà di bandire l’AfD ancora mesi fa, quando era emerso che era divenuto il secondo partito del Paese e il primo della parte orientale. Nell’ultimo episodio di trasformismo compromissorio democristiano, la CDU si è dichiarata pronta ad allearsi con il partito ecologista per fermare l’avanzata di AfD e del nuovo partito populista di sinistra anti-guerra ed anti immigrati di Sahra Wagenknecht il BSW.
Per AfD, tuttavia, la vittoria può aprire a tempi problematici: notoriamente, il partito è stato perseguitato non solo dagli altri partiti, ma pure dagli apparati di sicurezza interna del Paese. Negli scorsi mesi il Bundesamt für Verfassungschutz (BfV) – il servizio di sicurezza interno, che secondo il nome dovrebbe difendere la Costituzione – mette sotto osservazione il partito: ad aprile 2023 era emerso che i servizi avevano etichettato l’organizzazione giovanile AfD come «estrema destra» in modo da poter sorvegliarne i membri. Pochi mesi fa il BfV aveva reiterato la classificazione di AfD come «estremista».
Come riportato da Renovatio 21, la caccia dell’Intelligence germanico a AfD è risalente. A livello federale, il partito è soggetto a una classificazione di livello inferiore che consente comunque il monitoraggio, sebbene con controlli giudiziari più rigorosi. Tuttavia, le autorità federali hanno richiesto un innalzamento del livello di sorveglianza per l’AfD, e la decisione finale è attualmente sospesa in attesa dell’esito di un ricorso legale presentato dal partito.
Come riportato da Renovatio 21, la Bassa Sassonia aveva inserito la sezione locale di AfD in una lista nera come «priorità di sorveglianza»un mese fa. Un Commissario di polizia del Budestag l’anno scorso aveva chiesto l’epurazione dei membri di AfD dai ranghi della Polizei, mentre il partito veniva escluso dai seggi della presidenza della commissione parlamentare al Bundestaggo di Berlino.
Come riportato da Renovatio 21, di recente è emersa una bozza di legge del governo tedesco introdurrebbe una norma che impedirebbe alle persone con opinioni «estremiste» di acquistare una casa.
La follia orwelliana in atto in Germania era stata condannata l’anno scorso dal segretario di Stato USA Marco Rubio e dal vicepresidente statunitense JD Vance.
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La persecuzione civile e politica del partito è multidimensionale: nel giugno 2025 l capo della polizia del Bundestag tedesco, Uli Grötsch, ha chiesto che tutti i membri del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) vengano rimossi dal servizio di polizia. Un mese prima l’agenzia di Intelligence interna tedesca ha temporaneamente sospeso la classificazione di AfD come gruppo «estremista di destra confermato», in attesa dell’esito di un ricorso legale. La tregua, tuttavia, arriva in anni di lotta persistente contro la formazione politica sovranista.
Il partito, che per i sondaggi è il maggiore del Paese, è escluso dai seggi per la presidenza alla commissione parlamentare del Bundestaggo.
A giugno, una ONG tedesca di orientamento liberal-progressista, la Gesellschaft für Freiheitsrechte («Società per i diritti civili») , ha proposto di dichiarare incostituzionale il principale partito populista del Paese
Come riportato da Renovatio 21, i leader del partito in passato hanno fatto capire di ritenere l’Europa un progetto fallito, e spingendosi sino a chiedere un referendum per uscire dalla UE. AfD porta avanti apertamente una politica di remigrazione, cioè il rimpatrio di milioni («milionenfach») di immigrati giunti irregolarmente su suolo tedesco
Si apre pure quella che sembra pure una prova più grande per il partito: quella di rimanere fedele alle promesse agli elettorali, e non diventare di colpo «moderato» una volta raggiunta la stanza dei bottoni.
Il problema, ai vertici dell’AfD, se lo sono già posto, facendo un’ulteriore giuramento ai sostenitori: il partito non subirà una melonisierung, una «melonizzazione» – così disse Chrupalla dopo che l’AfD era stata espulsa dal gruppo Identità e Democrazia (ID) al Parlamento europeo all’inizio di questo mese.
Si tratta di un promessa di non poco conto. Come sa il lettore di Renovatio 21, sotto il governo Meloni sono aumentati gli sbarchi di immigrati clandestini.
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Politica
Ben-Gvir pubblica un video AI con i palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso una prigione-mattatoio
Israel’s national security minister, Ben-Gvir, posted this AI video of Palestinians being sent into a slaughter house on an industrial conveyor belt. It reached 4 million views before he removed it.https://t.co/9CHVNCq32J pic.twitter.com/wDZZ95ftDP
— Glenn Diesen (@Glenn_Diesen) September 2, 2026
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Il centro di sterminio dispone anche di «cabine di osservazione» dove gli israeliani possono assistere all’esecuzione. A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo. Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese». In passato, Ben-Gvir ha già manifestato il suo disprezzo per i prigionieri davanti alle telecamere. Attivisti australiani che partecipano alla flottiglia umanitaria per Gaza (la Global Sumud Flotilla) accusano le forze di sicurezza israeliane di stupro e tortura in seguito al loro arresto avvenuto a maggio. Il servizio penitenziario israeliano ha negato tali accuse. Il Ben-Gvir è stato ripreso dalle telecamere mentre scherniva i detenuti non combattenti, suscitando l’indignazione pubblica anche del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il ministro israeliano gli ha risposto dicendo oscuramente che «l’Italia è il Paese delle ciabatte».“Prometí aprobar una ley de pena de muerte para los palestinos y lo hice, ahora estoy construyendo una instalación para ejecutarlos, pondré cámaras y se podrá ver cómo mueren en directo”.
Itamar Ben Gvir, ministro genocida de “Israel”, está construyendo campos de exterminio para… pic.twitter.com/Nbx551WYAl — Daniel Mayakovski (@DaniMayakovski) August 19, 2026
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Politica
Il presidente zambiano presta giuramento mentre il rivale resta in carcere
Il presidente dello Zambia Hakainde Hichilema ha iniziato un secondo mandato dopo elezioni segnate da tensioni, durante le quali il suo principale avversario è stato arrestato e un ex ministro è rimasto ucciso.
La cerimonia di giuramento si è tenuta martedì allo Stadio Nazionale degli Eroi di Lusaka, con la partecipazione di migliaia di persone e di diversi capi di Stato africani, tra cui quelli di Kenya, Botswana e Zimbabwe.
Secondo la Commissione elettorale, Hichilema ha vinto il voto del 13 agosto con circa il 60% dei consensi, superando nettamente Brian Mundubile, candidato dell’opposizione, fermo al 38% circa.
Il Mundubile non ha accettato l’esito, sostenendo che ci siano state anomalie nel conteggio, nella trasmissione e nella proclamazione dei voti, e ha dichiarato l’intenzione di contestarlo per via giudiziaria. Il 24 agosto, ultimo giorno utile secondo la Costituzione per presentare un ricorso, i tribunali sono però risultati chiusi e circondati dalle forze dell’ordine. Le autorità hanno giustificato la misura come precauzionale, basata su informazioni di intelligence, mentre Human Rights Watch ha denunciato che in pratica ciò ha reso impossibile qualunque azione legale.
Dopo che la polizia aveva fatto irruzione nella sua abitazione il 14 agosto, Mundubile si era reso irreperibile. Nel corso di quell’operazione l’ex ministro Mutotwe Kafwaya ha perso la vita colpito da colpi d’arma da fuoco e undici persone sono finite in stato di fermo. Secondo la versione della polizia, gli agenti — impegnati in un’azione contro una presunta milizia — sarebbero stati fatti bersaglio di spari, e sul posto sarebbero state trovate armi di tipo militare. Il Mundubile ha smentito che i suoi seguaci fossero armati, definendo il blitz un tentativo di attentare alla sua vita.
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Il Mundubile e il suo vice, Makebi Zulu, si sono poi rifugiati per un periodo in una sede delle Nazioni Unite, prima di costituirsi alla polizia. Sono stati in seguito formalmente accusati di tradimento — accusa che respingono — e portati nel penitenziario di massima sicurezza di Mukobeko. L’accusa di insurrezione può, nell’ex Rhodesia del Nord, portare alla pena dell’ergastolo.
Ex avvocato e commercialista, il Mundubile fino al 2026 è stato membro del Patriotic Front (PF), il partito che ha governato lo Zambia dal 2011 al 2021, di cui è stato anche capogruppo di governo e poi leader dell’opposizione (2021-2023). Nel 2026, poco prima delle elezioni presidenziali, ha aderito al National Reconciliation Party for Unity and Prosperity (NRPUP), un partito nato da una scissione interna al Patriotic Front, diventandone il candidato presidenziale, sostenuto dalla coalizione Tonse-Pamodzi Alliance.
Nel discorso di insediamento, affrontando il tema delle violenze legate al voto, lo Hichilema ha riconosciuto che il confronto politico fa parte della democrazia, ma ha avvertito che la conquista del potere non può giustificare il sacrificio della pace e della stabilità nazionale.
Il presidente ha inoltre annunciato l’obiettivo di triplicare l’economia zambiana entro i prossimi cinque anni, puntando su miniere, agricoltura, turismo ed energia, dopo un primo mandato dedicato soprattutto a risanare i conti pubblici. A maggio, il Fondo Monetario Internazionale aveva riconosciuto progressi concreti nella stabilizzazione macroeconomica del Paese: inflazione scesa al 6,8%, riserve valutarie salite a 6,4 miliardi di dollari e accordi di ristrutturazione del debito che coprono circa il 94% del debito ammissibile.
Dal ritorno al multipartitismo nel 1991, lo Zambia ha generalmente conosciuto elezioni e passaggi di generalmente potere pacifici, pur non essendo mancati episodi di violenza in passato. Lo stesso Hichilema, quando era all’opposizione, fu arrestato nel 2017 con l’accusa di tradimento e rimase in un carcere di massima sicurezza per quattro mesi, prima che le accuse cadessero e venisse scarcerato.
Quattro anni più tardi riuscì a battere l’allora presidente uscente Edgar Lungu, insediandosi come capo dello Stato nell’agosto 2021. Hichilema guida lo United Party for National Development (UPND), fondato nel dicembre 1998 da Anderson Mazoka (ex dirigente della Anglo American Corporation) come scissione dal MMD. L’ideologia del partito prevede liberalismo e agrarianismo, con collocazione politica di centro-destra. Il partito è membro osservatore della Liberal International ed è affiliato all’Africa Liberal Network.
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Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa è morto Guy Scott, ex presidente ad interim dello Zambia e primo capo di Stato bianco nell’Africa subsahariana dalla fine dell’apartheid. Lo Scott era stato prima nel PF per poi dirigere verso l’UPND dello Hichilema.
Lo Zambia passa per essere uno dei più tranquilli Paesi post-coloniali del Continente negro.
Il Paese una volta decolonizzato adottò immediatamente una politica di pacificazione sociale interrazziale e il presidente Kenneth Kaunda ((1924-2021, detto KK, riverito dalla popolazione di tutte le etnie) proclamò il rifiuto di qualsiasi governo di stampo razzista, bianco o nero che fosse. Le varie comunità di «neri» e «bianchi» furono così coinvolte in modo costruttivo nell’organizzazione del nuovo Stato.
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Immagine di THE ONE PEOPLE via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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