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Epidemie

Pandemia di influenza spagnola 1918, New York rifiutò di chiudere i teatri

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Con una pandemia di influenza e una guerra in corso, il commissario per la salute di New York prese una posizione non ortodossa, rifiutando di bloccare l’intrattenimento pubblico.

 

Mentre l’influenza spagnola si diffondeva nel 1918 e l’anno successivo, uccidendo alla fine circa 675.000 persone negli Stati Uniti, le città americane correvano per contenere la minaccia chiudendo i teatri e altri luoghi di divertimento pubblico. Hollywood promise di non lanciare più film fino a quando l’influenza non si sarebbe placata.

 

Pandemia di influenza spagnola 1918: New York, ribelle, mantenne i suoi teatri – e cinema – spalancati.

New York, ribelle, mantenne i suoi teatri – e cinema – spalancati.

 

«Gotham rifiuta di avere paura», titolò ad inizio dell’ottobre 1918 il Baltimore Sun, che raccontava come nonostante 2.070 nuovi casi di influenza e 283 di polmonite nelle precedenti 24 ore a New York City, il suo dipartimento sanitario avesse annunciato «che l’epidemia non ha raggiunto uno stadio allarmante». Il suo breve e ripido picco stava per iniziare. Ma reprimere lo sgomento faceva parte della strategia della città, uno sforzo per mantenere alto il morale del pubblico, ricorda oggi il New York Times.

 

«Gotham rifiuta di avere paura»

«Gotham» è un nomignolo affibiato alla Grande Mela già nel primissimo Ottocento, volgarizzato poi dai fumetti di Batman. Gotham, quella vera, rifiutò di piegarsi al male, e superò la catastrofe senza supereroi – se non uno, il Commissario per la Salute cittadina, un omeopata.

 

Tra la nostra pandemia, che da marzo ha sconvolto la vita americana e in gran parte paralizzato la performance dal vivo, sembra quasi irreale che il teatro di New York nel 1918 abbia semplicemente continuato.

La città superò la catastrofe senza supereroi – se non uno, il Commissario per la Salute cittadina, un omeopata

 

Royal S. Copeland, il potente Commissario per la Salute di New York City, quando l’influenza spagnola si insinuò.

 

Mentre il Chirurgo Generale degli USA, Rupert Blue, incoraggiava le località a chiudere i teatri come misura preventiva, Copeland era filosoficamente non incline a intromettersi molto nella vita ordinaria.

 

Copeland era filosoficamente non incline a intromettersi molto nella vita ordinaria

Invece di chiudere i teatri, Copeland scaglionò i tempi degli spettacoli, creando dei gruppi. L’Ippodromo, per esempio, iniziò alle 20:00, il Giardino d’Inverno alle 20:15, il Lirico alle 20:30, lo Stand alle 20:45 e il Belasco alle 9. L’idea era di ridurre il sovraffollamento. Il programma faceva parte di un piano per tutta la città annunciato da Copeland all’inizio di ottobre, che regolava gli orari di apertura e chiusura di vari settori in modo che le ore di punta nelle metropolitane fossero meno prese d’assalto.

 

Nei teatri e nei cinema, i biglietti per le sale non erano più consentiti; neanche fumare lo era più. Le mascherinee non erano obbligate, ma Copeland era spietato sulla necessità di «eliminare gli starnuti, i colpi di tosse e gli sputi» del pubblico.

 

Usando spettacoli come opportunità per l’educazione alla salute, ordinò ai dirigenti di teatro di fare annunci di pre-spettacolo spiegando il pericolo di infezione e descrivendo in dettaglio i nuovi divieti. Disse loro «di istruire i loro uscieri e gli assistenti a scortare dai loro teatri coloro che violano le regole del dipartimento e ad usare la forza se necessario».

 

L’approccio non ortodosso di Copeland ha portato New York ad avere un tasso di mortalità per influenza inferiore rispetto a qualsiasi altra grande città della East Coast

«Una delle cose più strane di quella stagione segnata in modo indelebile – scrive il NYT – è che iniziò in piena attività e, a parte un periodo di settimane, rimase così. Con star come Harry Houdini, Will Rogers e W.C. Fields sul palco, un’abbondanza di produzioni: ciascuna chiusura lasciava spazio a un’apertura».

 

Più di 20.000 newyorkesi morirono nella pandemia di influenza del 1918 — circa lo stesso numero di morti in città così lontano dal coronavirus. Tuttavia l’approccio non ortodosso di Copeland ha portato New York ad avere un tasso di mortalità per influenza inferiore rispetto a qualsiasi altra grande città della East Coast. Senza lockdown, meno morti: mistero fitto.

 

Copeland, un omeopata politicamente esperto che in seguito divenne senatore democratico per Nuova York, aveva il suo senso di ciò che era essenziale per la salute pubblica. Per lui, era di primaria importanza che le persone potessero «fare i propri affari senza paura costante e senso isterico di calamità». E nel 1918, tenere aperti i teatri era un modo per mantenere la calma.

Ora guardiamo alla situazione di oggi: stesso numero di morti per la città, a cui si aggiunge la devastazione economica, morale e – considerando l’importanza dei teatri di Broadway – artistica.

 

Ora guardiamo alla situazione di oggi: stesso numero di morti per la città, a cui si aggiunge la devastazione economica, morale e – considerando l’importanza dei teatri di Broadway – artistica.

 

Mentre il governatore Cuomo – noto per aver autorizzato l’eliminazione dei bambini nel grembo materno anche a 9 mesi – mostra pubblicamente improbabili grafiche simil-esoteriche di sua produzione, il lettore chiuda gli occhi e viaggi con lo spirito nei teatri – in era pre-televisiva, quasi l’unica forma di intrattenimento – New York di quei mesi tremendi, dove però la joie de vivre non fu strangolata.

 

Quando torneremo a teatro? Quando torneremo al cinema? Quando torneremo allo stadio? Quando ci lasceranno tornare ad essere noi stessi?

Traiamo le nostre conclusioni, mentre ci chiediamo: quando torneremo a teatro? Quando torneremo al cinema? Quando torneremo allo stadio? Quando ci lasceranno tornare ad essere noi stessi?

 

Ma soprattutto: riuscite a capire la differenza tra ieri ed oggi?

 

Nel 1918 gli Stati volevano la prosperità dei propri popoli. Volevano che essi gioissero e si moltiplicassero – per quanto possa sembrare paradossale, perfino la guerra rientrava nei piani di questo disegno espansivo.

 

Il paradigma è mutato per sempre: dall’espansione alla contrazione. Meno vita, meno figli, e ora pure meno libertà

Ora, un secolo più tardi, tutto è cambiato. Gli Stati vogliono la contrazione del loro popolo. Vogliono controllarlo, soggiogarlo, sottometterlo. Il paradigma è mutato per sempre: dall’espansione alla contrazione. Meno vita, meno figli, e ora pure meno libertà. Prima lo Stato esigeva orgoglio e dedizione, ora pare volere da noi un’emozione sola: la paura

 

Lo Stato ha trasferito la guerra da fuori di sé a dentro di sé: dalla guerra con il popolo alla guerra contro il proprio popolo, che va ridotto, sanzionato, umiliato, controllato. Non ci chiediamo dunque dov’è finita la gioia di vivere, se lo stesso ordinamento sopra di noi ci scaglia addosso armi biologiche e, soprattutto paura.

 

 

 

 

 

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Epidemie

Ulteriore focolaio di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo

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L’epidemia di Ebola di Bundibugyo si è estesa a un’altra zona sanitaria della Repubblica Democratica del Congo (RDC), portando a 26 il numero totale delle zone colpite a livello nazionale, secondo quanto riportato martedì dal Centro operativo per le emergenze di sanità pubblica (COUSP) del Paese.

 

Il 9 giugno, le autorità hanno confermato due casi di Ebola nella zona sanitaria di Tchomia, nella provincia di Ituri. L’area si trova sulle rive del lago Alberto, vicino al confine con l’Uganda, a circa 50 chilometri a sud di Bunia, capoluogo della provincia di Ituri.

 

Con l’aggiunta di Tchomia, 18 delle 36 zone sanitarie dell’Ituri hanno ora registrato casi di Ebola. Le aree colpite includono Aru, Aungba, Bambu, Bunia, Damas, Gety, Kilo, Komanda, Lita, Logo, Mambasa, Mangala, Mongbwalu, Nizi, Nyankunde, Rimba e Rwampara.

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Secondo quanto dichiarato dal ministro della Salute Roger Kamba, al 9 giugno la Repubblica Democratica del Congo aveva registrato 635 casi confermati di Ebola.

 

«Il numero dei guariti sta aumentando, il tracciamento dei contatti sta migliorando – 61,1% rispetto al 56,4% di ieri. La risposta si sta intensificando. Stiamo monitorando ogni zona, ogni allarme, ogni segnale. La vigilanza non cala mai», ha dichiarato il Kamba in un post su X.

 

In un aggiornamento separato, il ministro ha annunciato otto nuove guarigioni, portando a 30 il numero totale di persone che hanno superato il virus.

 

La scorsa settimana, il ministero della Salute congolese ha riferito che 340 tonnellate di medicinali e forniture mediche sono state consegnate alle province di Ituri e Nord Kivu grazie a un progetto finanziato dalla Banca Mondiale, che si aggiungono alle 150 tonnellate già trasportate con il supporto dell’UNICEF.

 

Come riportato da Renovatio 21, in settimana manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo essere stati impediti di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Due settimane fa, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’epidemia congolese di Ebola si era già estesa a oltre 900 casi sospetti, con 101 infezioni confermate finora.

 

L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

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Immagine di World Bank Photo Collection via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0

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Epidemie

Ricercatori del NIH accusati di aver introdotto clandestinamente il virus del vaiolo delle scimmie negli Stati Uniti

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.   Due ricercatori del NIH sono accusati di aver cospirato per contrabbandare negli Stati Uniti materiale biologico, tra cui campioni inattivati ​​del virus del vaiolo delle scimmie, dall’Africa. I ricercatori lavorano in un laboratorio di biosicurezza di livello 4 nel Montana. Le accuse hanno riacceso il dibattito sulle procedure di sicurezza per la manipolazione di agenti patogeni potenzialmente pericolosi.   Due ricercatori dei National Institutes of Health (NIH) sono accusati di aver cospirato per contrabbandare materiale biologico, tra cui campioni inattivati ​​del virus del vaiolo delle scimmie, dall’Africa agli Stati Uniti. I ricercatori avrebbero anche mentito alle autorità federali sul contenuto del materiale trasportato, secondo quanto emerge da una denuncia penale resa pubblica martedì presso il tribunale federale di Detroit.   Vincent Munster, dottore di ricerca, cittadino olandese e capo della sezione di ecologia virale presso i Rocky Mountain Laboratories del NIH a Hamilton, nel Montana, e Claude Kwe Yinda, dottore di ricerca, ricercatore camerunense, sono accusati di cospirazione per contrabbando di merci negli Stati Uniti e di aver rilasciato false dichiarazioni agli investigatori federali.   Entrambi gli uomini lavorano in un laboratorio di livello di biosicurezza 4, il livello di contenimento più elevato utilizzato per la ricerca che coinvolge agenti patogeni pericolosi.

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Secondo i procuratori federali, i ricercatori sono arrivati ​​all’aeroporto metropolitano di Detroit il 25 gennaio, provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dove era in corso un’epidemia di vaiolo delle scimmie.   Gli agenti della dogana e della protezione delle frontiere (CBP) hanno interrogato i due uomini in merito a una grande valigia nera che stavano trasportando. Secondo l’accusa, i due avrebbero dichiarato agli agenti che la valigia conteneva apparecchiature diagnostiche e di analisi, ma gli investigatori hanno successivamente accertato che conteneva 113 fiale conservate in contenitori di polistirolo.   Le analisi effettuate su una parte dei campioni hanno rivelato la presenza del virus del vaiolo delle scimmie inattivato in 17 provette, del virus della varicella in una provetta e di DNA umano in altre due.   «A quanto pare, questi esperti del NIH hanno violato le nostre leggi contrabbandando agenti patogeni virali su un aereo di linea affollato, provenienti da un focolaio nella Repubblica del Congo», ha dichiarato il procuratore statunitense Jerome F. Gorgon Jr. annunciando le accuse. «Pensateci bene».   Le autorità federali hanno sottolineato che il caso verte su presunte violazioni delle norme in materia di importazione e divulgazione. I pubblici ministeri non hanno accusato gli imputati di aver rilasciato intenzionalmente agenti patogeni o di aver arrecato danno alla salute pubblica.   Jennifer Runyan, agente speciale responsabile dell’FBI di Detroit, ha affermato che le accuse dimostrano che le credenziali scientifiche non esentano i ricercatori dalle leggi federali.   «Nessun ricercatore dovrebbe credere che la propria posizione, le proprie qualifiche o il proprio status professionale lo pongano al di sopra della legge», ha affermato Runyan.   Marcus L. Sykes, agente speciale responsabile dell’Ufficio dell’Ispettore Generale del dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti, ha definito la presunta condotta «una violazione della fiducia pubblica» e ha affermato che il trasporto non autorizzato di materiale biologico «avrebbe potuto mettere a rischio la salute pubblica».   La denuncia afferma che Munster ha «categoricamente negato» di aver trasportato campioni biologici e a un certo punto ha detto agli investigatori che tutta la documentazione necessaria si trovava sul suo computer portatile. «Lo faccio sempre», ha affermato, secondo una dichiarazione giurata dell’FBI. Le autorità hanno affermato che Munster non ha prodotto la documentazione che sosteneva di avere.   Nessuno dei due imputati ha risposto alle email in cui si richiedeva un commento.

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Indagine del Congresso sui legami di ricerca passati 

Il nome di Munster era già stato menzionato in precedenza nelle indagini di controllo del Congresso relative alla ricerca sul COVID-19.   In una lettera del 2024, il senatore Rand Paul (repubblicano del Kentucky), all’epoca membro di spicco della Commissione per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi del Senato, indirizzata all’allora direttrice del NIH, Monica Bertagnolli, affermava che gli investigatori della commissione avevano esaminato documenti che, a loro avviso, dimostravano una collaborazione tra ricercatori affiliati al NIH, all’EcoHealth Alliance, all’Università del North Carolina e all’Istituto di Virologia di Wuhan in merito a studi sui coronavirus correlati alla SARS.   Nella lettera, Munster veniva citato come partecipante al lavoro insieme a Peter Daszak, Ph.D., dell’EcoHealth Alliance, al virologo Ralph Baric, Ph.D., dell’Università del North Carolina, e alla scienziata Zhengli Shi, Ph.D., dell’Istituto di Virologia di Wuhan.   La corrispondenza non ha evidenziato alcuna irregolarità, ma ha affermato che i materiali «indicano» un coinvolgimento in progetti di ricerca sul coronavirus attualmente al vaglio del Congresso.   Richard Ebright, Ph.D., biologo molecolare presso la Rutgers University di New Brunswick, nel New Jersey, ha affermato che la lettera solleva ulteriori interrogativi sui precedenti legami di Munster con il mondo medico.   «Se la lettera è corretta, il casellario giudiziario di Munster probabilmente include gli episodi di importazione illegale e false dichiarazioni per i quali è stato arrestato, ma anche una corresponsabilità nella diffusione del COVID», ha affermato Ebright.

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«Approcci sperimentali di laboratorio»

In un post su LinkedIn pubblicato all’inizio di quest’anno, Munster ha fatto riferimento a un articolo sulla trasmissione del virus del vaiolo delle scimmie (anche noto come mpox), «traducendo il nostro lavoro nella Repubblica del Congo in approcci sperimentali di laboratorio».   Munster e Yinda sono anche coautori di un articolo pubblicato all’inizio di quest’anno su The Lancet, in cui si avvertiva che la diffusione del vaiolo delle scimmie stava diventando una «minaccia globale».   Hanno affermato che i casi rilevati in diverse regioni suggeriscono una continua diffusione internazionale e hanno chiesto un’espansione della sorveglianza, un tracciamento dei contatti più efficace e ulteriori ricerche sull’efficienza di trasmissione del virus e sulla possibilità di una diffusione comunitaria sostenuta al di fuori dell’Africa.

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Il NIH «collabora pienamente con le forze dell’ordine»

Il NIH non ha commentato le accuse, ma l’agenzia ha affermato che fornirà assistenza alle autorità giudiziarie nel caso.   «La questione è attualmente oggetto di indagine e il NIH sta collaborando pienamente con le forze dell’ordine e le autorità competenti», ha dichiarato l’agenzia in un comunicato.   Le accuse emergono in seguito alle segnalazioni di una potenziale esposizione di un dipendente dei Rocky Mountain Laboratories alla febbre emorragica di Crimea-Congo (CCHF) alla fine del 2025.   Funzionari federali hanno affermato che la perdita è stata contenuta e non rappresentava un rischio per la salute pubblica, mentre alcuni esperti legali hanno dichiarato a The Defender che questi casi sono «sorprendentemente comuni».   Munster e Yinda dovranno comparire davanti a un tribunale federale del Montana. In caso di condanna, rischiano fino a cinque anni di carcere.   Henrick Karoliszyn   © 3 giugno 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Immagine di NIAID via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Epidemie

Moderna si aggiudica un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola

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I finanziamenti provengono dall’organizzazione sanitaria globale CEPI, che ha dichiarato a Reuters che sarebbe possibile portare i vaccini alla fase di sperimentazione entro un paio di mesi.

 

Il CEPI ha dichiarato che investirà anche fino a 8,6 milioni di dollari per un vaccino sviluppato dall’Università di Oxford e prodotto dal Serum Institute of India, e un investimento iniziale di 3,2 milioni di dollari per un vaccino sviluppato dall’International AIDS Vaccine Initiative. – Reuters

 

«Ogni giorno conta nella corsa contro questa malattia mortale», ha affermato Richard Hatchett, direttore del CEPI, aggiungendo che i vaccini non sono «all’orizzonte di un futuro infinito». Lo Hatchett ha anche avvertito che lo sviluppo dei vaccini può essere imprevedibile, inoltre c’è una «situazione di sicurezza difficile» nel Congo orientale che potrebbe rendere complesse le sperimentazioni, tra cui (più recentemente) l’incendio appiccato da alcuni abitanti del luogo a un centro di trattamento per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di recuperare il corpo di un uomo morto.

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La folla ha dato fuoco a due tende attrezzate con otto letti gestite da un’organizzazione benefica medica chiamata Alliance for International Medical Action (ALIMA), ha dichiarato il vice commissario Jean-Claude Mukendi, capo del dipartimento di pubblica sicurezza della provincia di Ituri.

 

Mukendi ha affermato che i giovani non avevano compreso i protocolli per la sepoltura di una presunta vittima di Ebola. «La sua famiglia, gli amici e altri giovani volevano riportare la salma a casa per il funerale, nonostante le chiare disposizioni delle autorità durante l’epidemia di Ebola», ha dichiarato Mukendi. «Tutti i corpi devono essere sepolti secondo le normative».

 

Finora, secondo i dati del CDC africano e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si sono registrati 282 casi confermati e 42 decessi nell’ambito della recente epidemia, oltre a circa 1.100 casi sospetti. Oltre alla Repubblica Democratica del Congo, in Uganda sono stati confermati nove casi, tra cui un decesso.

 

Moderna – nome che con evidenza sta per «mode RNA» – prima del COVID non aveva mai venduto un singolo vaccino. Da allora si è dedicata, sempre utilizzando tecnologia mRNA, a una quantità di malattie, dall’AIDS all’aviaria al cancro della pelle al virus respiratorio sinciziale (RSV), proponendo anche un siero genico antinfluenzale combinato con l’anti-COVID. In uno sviluppo grottesco, Moderna sta preparando un vaccino mRNA contro gli infarti – quando è risaputo che la vaccinazione mRNA COVID ha prodotto quantità di miocarditi.

 

Non sempre tutto è filato liscio per l’azienda. In Gran Bretagna è emerso che Moderna potrebbe essere sospesa o espulsa da un organismo commerciale britannico dopo aver violato le norme del settore, tra cui l’offerta di danaro contante e orsacchiotti di peluche ai bambini per partecipare alle sperimentazioni del vaccino COVID.

 

Moderna si era dedicata ad un siero mRNA per l’RSV, ma ha interrotto la sperimentazione sui neonati dopo gravi effetti collaterali. Gli stessi azionisti della società fecero quindi causa alla stessa. Ad agosto 2024 le azioni di Moderna erano crollate del 12% dopo il taglio delle previsioni di vendita.

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Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Alta Corte di Londra ha stabilito che Pfizer ha violato il brevetto Moderna con il vaccino COVID-19.

 

Moderna nel 2022 aveva fatto causa a Pfizer per violazione di brevetto. La società era già in una lotta con il governo USA per il brevetto del vaccino mRNA. Parallelamente, esisterebbe un contratto stipulato dall’ente per le malattie infettive NIAID (quello diretto sino a poco fa da Anthony Fauci) che avrebbe obbligato il Pentagono ad acquistare 500 mila dosi del vaccino, per un totale di 9 miliardi di dollari.

 

Come raccontato da Renovatio 21, il Bancel ha una storia speciale, con una strana coincidenza cosmica nel suo percorso professionale. Prima di Moderna, Stéphane Bancel fu CEO della società francese BioMérieux, posseduta da Alain Merieux, considerato amico personale di Xi Jinping, che visitò il laboratorio BSLM4 di BioMerieux a Lione nel 2014. Secondo quanto appreso, i cinesi avrebbero contattato i francesi per la costruzione del laboratorio di Wuhan, il primo BSL4 del Paese, nel 2004: si, stiamo parlando proprio di lui, il biolaboratorio del pipistrello cinese.

 

Il finanziere francese Patrick Degorce, fondatore di hedge fund e mentore dell’ex primo ministro britannico Rishi Sunak, fu nel 2011 uno dei primi investitori in quella piccola azienda farmaceutica chiamata Moderna (cioè «Mode» «RNA»), che all’epoca aveva circa dieci dipendenti e un modo di operare molto discreto.

 

La carriera del Bancel è quindi segnata dal coronavirus: prima nella società che aiuterà i cinesi a costruire il laboratorio di Wuhano, poi nel Massachusetts a inizio anni ’10 nella società che per il virus di Wuhano, in teoria, dovrebbe aver trovato il vaccino. I risultati di questa prestigiosa carriera sono quanto mai proficui. Secondo la rivista Forbes, disponendo dell’8% delle azioni di Moderna (che, ripetiamo, prima del COVID non aveva mai portato sul mercato un prodotto), Bancel è ora tecnicamente un billionaire, un miliardario. Secondo Business Insider, il fortunato francese ha dichiarato che darà via la maggior parte della sua fortuna, stimata in 4,1 miliardi di dollari.

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Come riportato da Renovatio 21, Moderna e Merck sarebbero vicine alla fase 3 per un vaccino per il cancro alla pelle. Due anni fa è stato invece detto che la società aveva iniziato la sperimentazione umana per un vaccino mRNA per l’AIDS. Nel 2023 fa è stato annunciato lo sviluppo di un vaccino combinato mRNA COVID-Omicron e influenza; il Bancel ha dichiarato ai media che il vaccino mRNA COVID di fatto diventerà come un’antinfluenzale, con alcuni gruppi di individui vulnerabili che dovranno farlo ciclicamente.

Al World Economic Forum di Davos due anni fa il Bancel lamentò che «nessuno più vuole» i vaccini, per cui era pronto a gettare «30 milioni di dosi nella spazzatura».

 

Moderna, prima della pandemia, non aveva mai venduto un prodotto sul mercato al consumatore.

 

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