Animali
Grave crisi nel mondo degli avvoltoi, il Sudafrica si dispera. Mentre continua la violenza razzista contro i bianchi
Il governo sudafricano ha espresso preoccupazione per il drastico declino delle popolazioni di avvoltoi, sottolineando che la loro continua diminuzione potrebbe avere serie conseguenze ambientali. Nonostante i problemi che affliggono il Paese – come la cruenta violenza razzista sui bianchi – Pretoria pensa bene di occuparsi dei problemi dei pennuti, e disperarsene.
Nel suo discorso di lunedì, il ministro delle Foreste, della Pesca e dell’Ambiente Dion George ha dichiarato che solo nel 2025 due episodi di avvelenamento di massa hanno causato la morte di centinaia di avvoltoi.
A maggio, almeno 123 avvoltoi sono morti dopo essersi nutriti della carcassa avvelenata di un elefante nel Parco Nazionale Kruger in Sudafrica. Le guardie forestali sono riuscite a salvare e curare circa 83 degli uccelli sopravvissuti.
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Un altro caso di avvelenamento di massa si è verificato nella riserva di caccia di Lionspruit, a Mpumalanga, dove oltre 100 avvoltoi sono stati uccisi.
«Se questi eventi continuano senza controllo, la perdita di migliaia di avvoltoi potrebbe avere conseguenze devastanti per l’ambiente e la salute pubblica», ha avvertito il ministro, invitando i sudafricani a contribuire attivamente alla protezione degli avvoltoi, sottolineando il rischio di estinzione di diverse specie senza un intervento coordinato.
Un rapporto di BirdLife International del 2025 stima che gli avvoltoi abbiano un valore economico di 1,8 miliardi di dollari all’anno per la regione della Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe (SADC). Il rapporto identifica l’avvelenamento come la principale causa di morte degli avvoltoi in Africa (61%), seguito dall’uso legato a credenze tradizionali (29%) e dall’elettrocuzione da infrastrutture energetiche (9%).
Vulpro, la principale organizzazione sudafricana per la conservazione degli avvoltoi, ha registrato almeno 191 incidenti legati alle linee elettriche tra il 2020 e il 2025.
Nell’Africa meridionale, l’avvelenamento secondario da carcasse contaminate e le uccisioni per scopi tradizionali continuano a rappresentare gravi minacce: nel 2019, un avvelenamento di massa in Botswana ha causato la morte di oltre 500 avvoltoi in grave pericolo di estinzione, secondo il rapporto.
Nel 2024, il Sudafrica ha adottato un piano di gestione della biodiversità multispecie per sette specie di avvoltoi, con l’obiettivo di coordinare gli sforzi di conservazione a livello nazionale fino al 2033.
Tuttavia, l’IOL ha riportato ad agosto che venti pulcini di avvoltoio sono nati nella riserva di caccia privata di Shamwari, in Sudafrica, durante questa stagione riproduttiva. Questo risultato segue il trasferimento, un anno fa, di 160 uccelli da Hartebeespoort a nuovi recinti a Shamwari da parte dell’organizzazione ambientalista VulPro.
Non solo il Sudafrica pensa ai pennuti invece che agli esseri umani. Aggiungiamo pure che si tratta di pennuti orribili – proprio quello che si dice un brutto uccello.
Nel 2022 la divisione per l’uguaglianza della Corte Suprema del Sudafrica ha stabilito che la canzone «Kill the Boers» non costituisce un caso di «incitamento all’odio». Chiedere il massacro di un’intera classe sociale, se non di un’intera razza non è hate speech, se a farlo cantare alle masse è Julius Malema, leader marxista-leninista del partito Economic Freedom Fighers (EFF), panafricanista, anticapitalista, antimperialista, con una certa passione, si dice, per le BMW che guiderebbe anche con un po’ troppa velocità.
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Come riportato da Renovatio 21, ancora due anni fa Musk, che non ha problemi a parlare di un vero e proprio «genocidio bianco» in Sudafrica, aveva accusato il New York Times di supportare gli appelli al massacro razziale in corso.
Il principale vettore dell’ascesa del canto genocida è senza dubbio il Malema, che scandisce lo slogan sterminatore saltellando in stadi dinanzi a migliaia e migliaia di seguaci, aggiungendo «shoot to kill», «spara per uccidere» – in pratica la caccia, ma non all’avvoltoio, al bianco.
Come riportato da Renovatio 21, vari gruppi boeri da anni ritengono di essere oggetti di una vera persecuzione se non di una pulizia etnica, con abbondanza disperante episodi di crimine, torture e violenza efferata di ogni sorta.
Come riportato da Renovatio 21, Ernst Roets, responsabile politico del Solidarity («Movimento di Solidarietà»), un network di organizzazioni comunitarie sudafricane che conta più di 500.000 membri, ha dichiarato che, nonostante le indicibili violenze e torture subite dalle comunità bianche in Sud Africa, nel prossimo futuro «l’Europa sarà peggio».
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Immagine di Derek Keats via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Berlino invasa da parassiti tossici
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Animali
Arresti in un’operazione contro il traffico di pangolini, che piacciono tanto in Cina
Quattro sospettati compariranno davanti al tribunale di Welkom, nella provincia del Free State, in Sudafrica, dopo essere stati arrestati per aver tentato di vendere un pangolino in via di estinzione per 80.000 rand (4.350 euro).
I sospettati, di età compresa tra i 47 e i 62 anni, sono accusati di aver violato la legge nazionale sulla gestione ambientale e la biodiversità n. 10 del 2004 e la legge sulla protezione degli animali n. 71 del 1962.
Il pangolino è un mammifero solitario e notturno, facilmente riconoscibile per le robuste scaglie di cheratina sovrapposte che ricoprono il suo corpo.
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I pangolini sono considerati i mammiferi selvatici più trafficati al mondo. Vengono cacciati di frodo per la loro carne e le loro squame, molto richieste sul mercato nero per l’utilizzo nella medicina tradizionale, spingendo la specie verso l’estinzione.
Il portavoce provinciale degli Hawks (cioè la sezione del Servizio di Polizia sudafricano che indaga sulla criminalità organizzata, sui reati economici, sulla corruzione e su altri reati gravi), il tenente colonnello Zweli Mohobeleli, ha dichiarato che i membri della squadra investigativa per la criminalità organizzata e dell’unità anti-gang di Welkom hanno agito in seguito a informazioni riguardanti un gruppo di sospetti che vendevano pangolini.
«Il 4 giugno 2026, le informazioni sono state utilizzate. Quattro sospetti a bordo di una Toyota Quest blu sono stati colti in flagrante mentre cercavano di vendere un pangolino per 80.000 rand. Sono stati immediatamente arrestati e il pangolino è stato consegnato alle autorità per la custodia», ha dichiarato Mohobeleli.
Il capo degli Hawks nello Stato Libero, il maggiore generale Mokgadi Bokaba, si è congratulato con gli agenti per il rapido arresto dei bracconieri e per aver garantito che la specie in via di estinzione non si estingua completamente.
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La forte domanda per il traffico illegali di pangolini è trainata principalmente dal mercato cinese e vietnamita, dove la carne è considerata una prelibatezza d’élite e le squame sono usate nella medicina tradizionale, nonostante la totale assenza di prove scientifiche sulla loro efficacia medica.
Le squame di pangolino sono profondamente radicate nella medicina tradizionale della Cina, dove vi è la credenza popolare attribuisce loro la capacità di curare disturbi della circolazione, stimolare l’allattamento e ridurre i processi infiammatori. Nonostante siano composte da semplice cheratina, la stessa sostanza delle unghie umane, la domanda commerciale resta altissima.
Oltre all’uso medico, la carne di pangolino è considerata una prelibatezza di lusso. Servire questo animale nei ristoranti clandestini è un modo per mostrare ricchezza e stringere accordi d’affari nel mercato nero.
Pechino ha adottato misure drastiche, spinta dalle pressioni internazionali: nel 2020 il governo ha promosso il pangolino cinese al livello di massima protezione (Classe 1), equiparandolo al panda gigante. Lo Stato ha rimosso ufficialmente le squame dall’elenco degli ingredienti approvati dalla farmacopea ufficiale. Esistono ancora scappatoie legali legate all’uso di vecchie scorte dichiarate dalle aziende farmaceutiche, che secondo gli ambientalisti vengono usate per riciclare le squame importate illegalmente.
Essendo la specie locale (Manis pentadactyla) ormai quasi estinta a causa della caccia intensiva, le reti criminali cinesi hanno spostato il raggio d’azione. Oggi finanziano i cartelli del bracconaggio in Africa centrale e occidentale, da dove tonnellate di squame partono via nave verso i porti di Hong Kong e della Cina continentale.
Non solo il pangolino è vittima di bracconaggio e traffico. È noto che il corno di rinoceronte è ricercato in Cina (e in altri Paesi asiatici come il Vietnam), ma non principalmente – come ritenuto erroneamente da molti – per i presunti «poteri sessuali» o come afrodisiaco.
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Come riportato da Renovatio 21, la medicina tradizionale cinese non ha mai storicamente prescritto il corno di rinoceronte (犀角, xī jiǎo) come rimedio per l’impotenza o per migliorare le prestazioni sessuali. Esperti e fonti autorevoli, inclusi testi classici della medicina tradizionale cinese e studi moderni, confermano che non è stato usato per questo scopo.
Il commercio illegale continua nonostante il divieto internazionale (CITES dal 1977) e i ban domestici in Cina (dal 1993, con una breve e controversa apertura nel 2018 poi parzialmente ritrattata). Nel 2025 il traffico resta attivo, con sequestri di corna e prodotti (come pillole con tracce di corno), alimentato da criminalità organizzata, e la Cina rimane un mercato chiave insieme al Vietnam.
Il rinoceronte è braccato per il suo corno a causa di credenze tradizionali e per ostentazione di ricchezza, non per veri «poteri sessuali». Il mito dell’afrodisiaco cinese che agirebbe come «viagra» naturale contribuisce a perpetuare il problema, ma non costituirebbe il fattore principale del bracconaggio.
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Immagine di flowcomm via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Feroce cornacchia semina il panico a Pordenone
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