Militaria
Gli Stati Uniti aumentano la presenza militare in Europa
Cresce la presenza militare statunitense in Europa. I governi degli Stati Uniti e della Spagna hanno annunciato l’8 maggio un accordo per l’aggiunta di due cacciatorpediniere missilistici guidati di classe Arleigh Burke ai quattro già portati a Rota, in Spagna.
In base al nuovo accordo, gli Stati Uniti possono ospitare sei navi da guerra navali presso il porto di Rota. L’accordo tra i due Paesi segue un impegno della scorsa estate per consentire agli Stati Uniti di aumentare il numero di navi, riferisce Reuters.
Nel frattempo, dieci aerei d’attacco A-10 sono stati schierati in Europa a sostegno dell’esercitazione Defender Europe 23 dell’esercito americano.
Gli aerei saranno divisi tra Saragozza, Spagna e Salonicco, Grecia. Seguiranno sei aerei cargo C-17 e tre C-130, con base principalmente ad Aviano, in Italia.
Nel frattempo, sono in corso due esercitazioni militari nel sud della Finlandia. «Southern Griffin 23», un’esercitazione delle forze speciali, iniziata oggi, riporta la rassegna stampa di Yle, e coinvolge non solo un reggimento dell’esercito finlandese ma anche unità degli Stati Uniti e dell’Europa.
L’esercitazione Arrow 23 è in corso dal 1° maggio e viene annunciata come il primo coinvolgimento della Finlandia in un’esercitazione come membro della NATO.
«L’atteggiamento è cambiato. Siamo nella NATO. Abbiamo l’obbligo di difenderci a vicenda e di agire insieme. Fino ad ora, abbiamo partecipato negli anni alle esercitazioni della NATO come paese partner, ma non siamo più un partner, ma un membro dell’Alleanza. Ciò influisce sulla natura delle manovre sia in Finlandia che all’estero», ha affermato il comandante dell’esercito finlandese, il generale Timo Kivinen.
L’esercitazione include unità di Regno Unito, Lettonia, Estonia e Stati Uniti e durerà fino al 14 maggio.
Secondo Seymour Hersh, è stato durante le esercitazioni NATO dello scorso giugno BALTOPS che è stata piazzata la carica che ha fatto esplodere il gasdotto Nord Stream 2. sul fondale del Mar Baltico. Esercitazioni degli atlantici si sono tenute anche in Europa orientale, tra cui anche quelle NATO in Bosnia e Kosovo, alle quali tuttavia il reggimento d’élite dei paracadutisti britannici non ha potuto partecipare a causa di un’orgia scatenatasi in caserma.
La Russia tre settimane fa ha iniziato senza preavviso esercitazioni nel Pacifico. Esercitazioni massive dell’esercito della Repubblica Islamica d’Iran si sono tenute anche nel confine caldo con l’Azerbaigian. L’anno scorso Pechino aveva ammesso che le esercitazioni aeree che conduce sono in effetti preparazioni al momento in cui potrebbe arrivare l’ordine di invadere Taiwan.
Militaria
L’Iran offre una ricompensa di 30.000 dollari per l’uccisione di soldati americani
Teheran offrirà premi in denaro a qualsiasi cittadino iraniano che uccida o catturi un militare americano, ha annunciato il capo dell’esercito Amir Hatami, mettendo in guardia Washington dal dispiegare truppe sul territorio iraniano.
Parlando domenica a un evento, secondo quanto riferito dall’emittente di Stato IRIB, Hatami ha spiegato che l’iniziativa è stata messa a punto a seguito di «numerose richieste» avanzate da iraniani desiderosi di contribuire alla difesa del Paese.
«Chiunque uccida o catturi e consegni un aggressore americano riceverà una ricompensa di 30.000 dollari o 5 miliardi di toman iraniani dall’esercito iraniano», ha dichiarato Hatami. «Le donne iraniane che porteranno a termine con successo questa azione riceveranno il doppio della ricompensa.»
Lo Hatami ha aggiunto che le armi impiegate per uccidere i soldati americani sarebbero state acquistate dallo Stato al doppio del loro valore e poi esposte in un museo in fase di realizzazione, mentre i proprietari avrebbero ricevuto armi di sostituzione.
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Gli Stati Uniti non hanno ancora avviato un’operazione terrestre in Iran. Tuttavia i media occidentali hanno riferito che Washington starebbe contemplando missioni che potrebbero comportare l’invio di un consistente numero di truppe sul suolo iraniano.
Secondo quanto riportato, il Pentagono avrebbe preso in esame una vasta operazione per impadronirsi delle scorte di uranio arricchito di Teheran, custodite in impianti nucleari fortemente protetti. L’operazione potrebbe coinvolgere migliaia di militari, con unità speciali incaricate del recupero del materiale e forze più numerose destinate a presidiare i siti.
Nel corso del conflitto alcuni membri di equipaggi americani si sono già trovati sul territorio iraniano. Ad aprile un F-15E è precipitato sopra l’Iran, dando avvio a importanti operazioni di soccorso per i due aviatori. Le forze iraniane e i residenti locali hanno cercato i due militari dispersi, mentre Teheran avrebbe offerto ricompense in denaro per la loro cattura. Entrambi sono stati infine recuperati dalle forze statunitensi.
Lo Hatami ha inoltre invitato le forze americane a lasciare il Medio Oriente, dichiarando che «non è più consentito loro di entrare nel Golfo Persico, nel Mar d’Oman e nello Stretto di Ormuzzo», aggiungendo che Teheran non consentirà alle basi americane nella regione di tornare al loro «stato precedente».
Gli Stati Uniti e Israele hanno avviato la loro campagna militare contro l’Iran alla fine di febbraio, accusando Teheran di voler acquisire armi nucleari. L’Iran ha risposto con attacchi contro obiettivi americani e israeliani in tutta la regione.
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Immagine di Tasnim News Agency via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Militaria
L’India ricomincia a produrre i caccia russi Sukhoi
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Militaria
Epidemia di suicidi colpisce gli hacker militari USA
Il Comando cibernetico degli Stati Uniti sta analizzando un numero anomalo di suicidi tra i propri membri, concentrati in un arco di circa un mese durante l’estate.
La testata, citando messaggi interni delle forze armate, documenti ufficiali e colloqui con persone informate, ha riferito giovedì che almeno cinque individui impiegati nel comando o in stretto contatto con esso si sono tolti la vita tra l’inizio di giugno e i primi di luglio.
Questa sequenza di decessi ha spinto il Cyber Command a qualificare gli eventi come un cosiddetto «cluster di suicidi», espressione utilizzata dal Pentagono per indicare una serie di suicidi verificatisi a intervalli più stretti del consueto e tali da richiedere misure specifiche.
Gli operatori del comando hanno il compito di difendere le reti informatiche militari americane e, al tempo stesso, di penetrare nei sistemi digitali delle forze armate straniere per compromettere comunicazioni, difese aeree e altre capacità operative. Gran parte di queste attività si svolge all’interno di strutture ad altissima sicurezza e resta classificata.
Il costo psicologico di questo lavoro rappresenta da tempo una fonte di preoccupazione per i responsabili militari. Uno studio finanziato dall’esercito e richiamato da Bloomberg ha evidenziato che gli specialisti informatici soffrono spesso di insonnia, deficit di memoria, ruminazioni ossessive e patologie fisiche.
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Le criticità relative alla salute mentale degli hacker delle forze armate erano già emerse in sede congressuale. Una norma della legge sulla difesa del 2025 ha imposto al Cyber Command di mettere a disposizione esperti di salute mentale dedicati, compresi consulenti autorizzati a operare con personale che tratta materiali secretati.
I recenti decessi hanno riportato il tema all’attenzione del Congresso. Secondo Bloomberg, la Commissione per le Forze Armate del Senato sta valutando con il comando la possibilità di destinare risorse aggiuntive al supporto psicologico, mentre l’omologa commissione della Camera ha definito l’aumento dei suicidi una «questione critica».
Fonti di Bloomberg riferiscono che il carico di lavoro degli operatori è cresciuto in modo drastico a causa dei conflitti in corso all’estero, in particolare della guerra in Iran. I suicidi sono coincisi con una delle fasi più intense dello scontro.
È noto come il suicidio sia contagioso, tanto più che si può parlare di vere epidemie, che si propagano per imitazione o trasmissione sociale dei comportamenti suicidari (noto come effetto Werther o contagio suicidario).
L’effetto Werther è il fenomeno per cui la notizia del suicidio di una persona, diffusa dai media, provoca un aumento di suicidi emulativi nella popolazione.Il termine è stato coniato dal sociologo David Phillips nel 1974. Prende il nome dal romanzo di Giovanni Wolfgango Goethe del 1774, I dolori del giovane Werther, dopo la cui pubblicazione si registrò una catena di suicidi tra i giovani lettori che usavano lo stesso metodo del protagonista.
I giornalisti vengono quindi formati alla delicatezza totale nel parlare del tema del suicidio, perché un articolo pubblicato potrebbe di fatto far scattare a catena altri suicidi.
Tuttavia, la stampa sembra infischiarsene ampiamente, magari glorificando pure il suicida, in ispecie nel caso che questo scelga la morte eutanatica.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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