Nucleare
Droni ucraini attaccano centrale nucleare russa
Ulteriori attacchi ucraini alla centrale nucleare russa di Kursk, regione di confine con l’Ucraina: secondo funzionari civili e militari, un attacco ucraino che ha coinvolto più droni è stato fermato nella città russa di Kurchatov, sede della centrale nucleare. Rapporti non confermati affermano che uno dei velivoli senza pilota ha danneggiato un edificio di stoccaggio dei rifiuti nucleari nel sito.
L’ondata di incidenti è avvenuta giovedì sera nella regione di Kursk, al confine con l’Ucraina. Il ministero della Difesa russo ha riferito di aver intercettato un drone ad ala fissa sul territorio russo in due occasioni, a circa due ore di distanza l’una dall’altra, mentre il servizio stampa della centrale ha riferito che è stato attaccato da tre droni nemici. Kurchatov si trova a circa 60 km dal confine ucraino.
La dichiarazione delle autorità civili non ha riportato danni o vittime sul posto e ha affermato che tutte e quattro le unità della struttura stavano operando normalmente. Tre di essi sono attualmente operativi, mentre uno è sottoposto a una procedura di chiusura prima di essere disattivato. Il reattore più vecchio, entrato in funzione per la prima volta nel 1976, non produce energia dalla fine del 2021.
La testata SHOT ha affermato che l’incidente è stato più grave di quanto riportato dalle dichiarazioni ufficiali, riferendo che il terzo drone «è caduto accanto a un deposito di scorie nucleari ed è esploso». Il rapporto afferma che l’esplosione ha causato lievi danni alle infrastrutture ma non ha ferito nessuno.
Un altro incidente con droni a Kurchatov, che potrebbe essere stato un tentativo di attacco allo stabilimento, era stato segnalato in precedenza a metà luglio. Un veicolo aereo senza pilota, descritto come fatto in casa e dotato di un motore a reazione prodotto da Taiwan, è esploso a diversi chilometri di distanza dal sito nucleare, era stato riferito all’epoca.
Un ulteriore drone, ornato della runa wolfangel, aveva attaccato la città atomica due mesi fa.
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La città di Kurchatov si trova nella regione di Kursk, che confina con l’Ucraina. È stata fondata alla fine degli anni Sessanta e prende il nome dal fisico Sergej Kurchatov, ritenuto lo scienziato padre della bomba atomica sovietica.
La centrale nucleare di Kursk si trova a circa 4 chilometri al di fuori delle aree urbane di Kurchatov. In città ha sede anche la società Energotex, che produce apparecchiature per reattori nucleari, che ospita 40.000 persone.
Mosca ha accusato Kiev di aver lanciato molteplici tentativi di sabotare le sue infrastrutture energetiche cruciali, comprese le centrali nucleari, nel contesto delle ostilità russo-ucraine in corso.
All’inizio di questo mese, il capo dell’intelligence militare ucraina, Kirill Budanov, ha confermato tre raid falliti di commando su Energodar, la città dove si trova la centrale nucleare di Zaporiggia.
Energodar si trova nella regione di Zaporiggia, che si è unita alla Russia lo scorso anno dopo che gli abitanti hanno votato a favore della mossa in un referendum. L’Ucraina ha liquidato il voto come una «truffa» e Kiev controlla parzialmente il territorio conteso.
L’impianto di Zaporiggia ospita una missione di monitoraggio dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’organismo di vigilanza nucleare delle Nazioni Unite. Era di stanza lì l’anno scorso, in mezzo a una serie di attacchi di droni e bombardamenti, di cui Mosca e Kiev si sono accusati a vicenda.
Come riportato da Renovatio 21, gli attacchi alle centrali in territorio ucraino e russo paiono essere una costante del regime Zelens’kyj, che sa di poter manipolare l’opinione pubblica mondiale con un incidente atomico, riportando alla memoria Chernobyl.
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Arteme Svetlov via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Nucleare
Peskov: Russia e Stati Uniti devono affrontare la questione delle testate nucleari e della stabilità strategica
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Cina
La Cina ha commissionato ufficialmente il Tokamak BEST
Il Tokamak superconduttore sperimentale a plasma (BEST) di Hefei, in Cina, è stato ufficialmente inaugurato il 1° ottobre.
Contemporaneamente, la struttura principale è entrata nella fase cruciale di assemblaggio dei «quattro anelli concentrici». Questi quattro anelli sono costituiti dalla camera a vuoto, dallo schermo termico, dal magnete toroidale e dai componenti interni di precisione, che vengono assemblati sequenzialmente dall’interno verso l’esterno.
Il BEST dovrebbe essere completato entro la fine del 2027, con una dimostrazione di produzione di energia da fusione deuterio-trizio prevista intorno al 2030.
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L’obiettivo è raggiungere un guadagno di fusione Q maggiore o uguale a 1, criterio per il «punto di pareggio» (il momento in cui l’energia o la potenza prodotta dalle reazioni di fusione è pari a quella somministrata dall’esterno per riscaldare e confinare il plasma), e mantenerlo per oltre 1000 secondi. Il successo del BEST convaliderà tecnologie come il ciclo del combustibile al trizio, il riscaldamento del plasma ad alta potenza e la manutenzione a distanza, in preparazione per la futura centrale a fusione dimostrativa CFEDR (Fusion Engineering Demonstration Reactor).
Come riportato dfa Renovatio 21, a gennaio la Cina aveva annunciato un’altra svolta nello sviluppo dell’energia termonucleare con il successo di un esperimento pubblicato su Science Advance snel progetto per il «Sole Artificiale» (Experimental Advanced Superconducting Tokamak, EAST Tokamak).
Come riportato da Renovatio 21, nel 2025 è stata inaugurata nella megalopoli cinese di Chengdu, in Cina, la seconda riunione ministeriale del World Fusion Energy Group dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), con 1.000 partecipanti.
Come riportato da Renovatio 21, nell’estate 2025 fa scienziati cinesi avevano introdotto un nuovo dispositivo di prova per la produzione di fusione.
Nel marzo dello scorso anno la Cina aveva fatto sapere che costruirà un reattore ibrido a fusione-fissione entro il 2030, con l’obiettivo di generare 100 megawatt di elettricità continua e connettersi alla rete nazionale entro la fine di questo decennio.
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Come riportato da Renovatio 21, la Cina sta portando avanti le ricerche sulla fusione da anni. La Cina ha accelerato con i suoi studi per la fusione dopo che negli scorsi anni un team di scienziati cinesi aveva affermato di aver trovato un metodo nuovo e più conveniente per il processo.
Una volta scoperto un processo stabile per ottenere la fusione, potrebbe entrare in giuoco l’Elio-3, una sostanza contenuta in grande abbondanza sulla Luna, dove la Cina, come noto, sta operando diverse missioni spaziali di successo. Da qui potrebbe svilupparsi definitivamente il ramo cosmico dello scacchiere internazionale, la geopolitica spaziale che qualcuno già chiama «astropolitica», e già si prospetta come un possibile teatro di guerra.
Un esperto di fusione, direttore del Plasma Science and Fusion Center del politecnico bostoniano MIT è stato assassinato l’anno scorso in un’oscura vicenda che ha visto il presunto sicario, che avrebbe ucciso altri studenti in un’altra università, trovato morto suicida pochi giorni dopo.
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Immagine di Eye Steel Film via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
Militaria
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