Geopolitica
Drone attacca base militare in Transnistria. L’Ossezia del Sud discute con la Russia sulla possibile annessione
Un drone kamikaze ha attaccato una base militare a Tiraspol, la capitale della repubblica non riconosciuta della Transnistria, ha riferito all’agenzia russa RIA Novosti il servizio stampa del ministero della sicurezza della regione. Secondo quanto riferito, l’incidente di domenica ha provocato un incendio ma non ha provocato vittime.
Tiraspol è la capitale della repubblica non riconosciuta della Transnistria, una repubblica non riconosciuta che si è separata dalla Moldavia all’inizio degli anni ’90.
Secondo la TASS, l’obiettivo dell’attacco era un aeroporto militare. Un elicottero di stanza nell’aerodromo è stato distrutto dal veicolo aereo senza pilota (UAV), ha aggiunto l’agenzia di stampa.
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Le autorità de facto della Transnistria finora non si sono pronunciate sull’entità del danno. Il ministero per la Sicurezza dello Stato della repubblica separatista ha solo confermato che una delle basi militari di Tiraspol ha visto un incendio causato da una «esplosione», che, a sua volta, è stata il risultato di un attacco di droni.
Foto e video emersi sui social mostrano quello che sembra essere il relitto di un elicottero militare, con lo scafo quasi completamente distrutto.
????Update: NATO backed Ukrainian forces attack a Russian base in Transnistria and destroy an old Mi-8 helicopter!!
pic.twitter.com/lXJa8YafWa— US Civil Defense News (@CaptCoronado) March 18, 2024
????????????????????‼️ BREAKING: Ukraine attacks Transnistria!
A drone struck a helicopter at a military base near Tiraspol. Initial reports indicate that the drone came from Odessa.
-> As expected, they do everything to divert attention from the main battlefield theater. pic.twitter.com/lVhjLvH7N1
— Lord Bebo (@MyLordBebo) March 17, 2024
Il ministero della Sicurezza dello Stato della Transnistria ha affermato che il drone è arrivato dalla cosiddetta area del «Ponte del Trifoglio», un importante snodo autostradale a più livelli situato a nord della città di Tiraspol e vicino al confine ucraino. Le autorità della repubblica non riconosciuta non hanno finora nominato alcun sospettato dietro l’incidente. Per l’attacco è stato aperto un procedimento penale.
L’incidente avviene nel mezzo delle crescenti tensioni tra Transnistria e Moldavia. Alla fine di febbraio, Tiraspol si è avvicinata a Mosca , cercando aiuto in quello che ha definito un «blocco economico» organizzato da Chisinau.
Un gruppo di legislatori della Transnistria ha sollevato la questione anche con il Segretario generale delle Nazioni Unite, l’OSCE, il Parlamento europeo e altri organismi e organizzazioni internazionali, esortandoli a fare pressione sulla Moldavia. La Russia si è impegnata a rivedere tempestivamente la richiesta.
Chisinau ha liquidato le affermazioni di Tiraspol come «propaganda» e ha negato qualsiasi pressione economica contro la repubblica separatista.
Video apparsi in rete mostrano code ai seggi elettorali della Transnistria per il voto russo.
All six polling stations are open in Transnistria for the Russian presidential election – IlRusso pic.twitter.com/vKE10fN3ze
— Zlatti71 (@djuric_zlatko) March 17, 2024
????Non si vede la fine delle code ai seggi elettorali in Transnistria: la gente è venuta a votare per le elezioni presidenziali russe ancor prima dell’apertura. pic.twitter.com/D2v64Xc995
— Татьяна Антонова (@TatiUdaci) March 17, 2024
Nel frattempo, sommovimenti geopolitici tornano a farsi sentire anche nel Caucaso.
Il tema del possibile ingresso dell’Ossezia del Sud nella Russia è stato discusso in stretto coordinamento con Mosca, ha detto al sito russo Sputnik il presidente del parlamento dell’Ossezia meridionale, Alan Alborov.
«Stiamo discutendo tutte queste questioni in stretto coordinamento con la Federazione Russa, tenendo conto delle nostre relazioni e accordi bilaterali», ha detto Alborov alla domanda sulla possibilità di indire un referendum su questo argomento.
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Le due parti perseguono una politica estera coordinata, ha detto Alborov, rilevando che l’Ossezia del Sud diventerà parte della Russia quando i governi dell’Ossezia del Sud e della Russia giungeranno a questa idea.
Il 26 agosto 2008, in seguito all’aggressione armata della Georgia contro l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud, la Russia ha riconosciuto l’indipendenza delle due regioni separatiste. Le due repubbliche sono state successivamente riconosciute da Venezuela, Nicaragua, Nauru e Siria, mentre la Georgia e la stragrande maggioranza degli Stati membri dell’ONU non le hanno riconosciute.
L’intervento russo che pose fine all’ultima guerra tentata dai neocon dell’era Bush fu difeso pubblicamente in una conferenza stampa al fianco di Putin da Silvio Berlusconi, allora premier, irritando assai, come visibile da WikiLeaks, il Dipartimento di Stato USA.
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Geopolitica
Gli Houthi rivendicano nuove conquiste. La guerra civile yemenita si aggrava
NEW: Footage of the Houthis driving through the city of Al-Turbah in Yemen. https://t.co/Kqdi5dcPTI pic.twitter.com/S11LYNOTJ5
— OSINT News (@OSINTNewsqrb) October 4, 2026
NEW: The Houthis have captured the vital town of Al-Turbah, southern Taizz Governorate, Yemen.
Turbah is the second largest city in the Governorate and lies on the Taizz–Aden road. pic.twitter.com/5XoqgCysRC — OSINT News (@OSINTNewsqrb) October 4, 2026
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Geopolitica
L’esercito regionale etiope riconquista la capitale ribelle
Le forze governative etiopi e i combattenti alleati hanno riconquistato Mekelle, capitale della regione settentrionale del Tigrè, che i ribelli avevano preso d’assalto meno di due settimane fa.
Domenica i combattenti delle Forze di Pace del Tigrè (TPF), movimento filo-governativo, hanno annunciato su Facebook di aver «preso il pieno controllo» della città. Un filmato diffuso dalla TPF e datato 3 ottobre mostra uomini armati in uniforme militare e furgoni che percorrono le strade, con i clacson che suonano tra gli applausi della folla.
Secondo l’agenzia Reuters, che cita una fonte vicina alla milizia, le forze sono entrate nel centro città sabato pomeriggio, seguite dalle truppe federali.
Il Fronte di Liberazione del Popolo del Tigrè (TPLF), che governa la regione, ha confermato la ritirata in una dichiarazione pubblicata su Facebook. Nel comunicato si legge che l’amministrazione regionale «ha deciso di lasciare temporaneamente Mekelle e operare da un’altra località, mentre le nostre forze continuano a svolgere le loro operazioni militari».
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Secondo l’AP, i residenti hanno segnalato saccheggi di uffici governativi durante il ritiro, mentre le interruzioni di internet e della telefonia mobile hanno reso difficile verificare gli sviluppi.
Le truppe federali hanno inoltre ripreso l’aeroporto di Mekelle, occupato dai combattenti del TPLF il 23 settembre. L’occupazione aveva spinto Ethiopian Airlines a sospendere i voli verso la città e verso altre due destinazioni nel Tigrè.
Il Paese dell’Africa orientale fatica a trovare una stabilità duratura da quando un accordo di pace mediato dall’Unione Africana e firmato nel novembre 2022 ha posto fine alla guerra del Tigray, durata due anni e costata centinaia di migliaia di morti. Il conflitto nacque da una lotta di potere tra il governo federale e il TPLF, il cui dominio decennale sulla politica nazionale si era concluso con l’insediamento del primo ministro Abiy Ahmed nel 2018. Restano irrisolte le controversie sul disarmo, sul territorio e sul ritorno degli sfollati.
L’ultima escalation è seguita alla formazione di un’alleanza di opposizione tra il TPLF e altri sei gruppi armati, tra cui ex nemici sul campo di battaglia, che puntano a rovesciare Abiy. Il 24 settembre le Forze di Difesa Nazionali Etiopi hanno dichiarato di aver ucciso 272 combattenti del TPLF e di averne feriti altri 260 in una controffensiva. Le autorità regionali del Tigray hanno affermato che le loro truppe sono entrate in una «battaglia difensiva» dopo essere state attaccate dalle forze federali con aerei, droni e artiglieria.
I combattimenti hanno inoltre aggravato una crisi diplomatica regionale. L‘Etiopia accusa Egitto e Sudan di sostenere i ribelli, aggiungendo pure l’Eritrea. Tutti e tre negano. La coalizione riunisce ex nemici, tra cui il TPLF e il Movimento Nazionale Amhara Fano, che hanno combattuto su fronti opposti durante la guerra del 2020-2022, nonché l’Esercito di Liberazione Oromo.
Giovedì Addis Abeba ha annunciato la chiusura della propria ambasciata in Eritrea e l’espulsione di dieci diplomatici eritrei, citando «atti di ostilità diretti e indiretti» da parte di Asmara. L’Eritrea ha risposto interrompendo le relazioni diplomatiche e sostenendo che l’Etiopia stesse complottando per impadronirsi dei suoi porti e appoggiasse gruppi di opposizione eritrei per perseguire un cambio di regime.
Addis Abeba ha anche intimato a un diplomatico egiziano di lasciare il Paese entro 48 ore. Il Cairo ha reagito imponendo lo stesso termine a un consigliere dell’ambasciata etiope.
Come riportato da Renovatio 21, un anno fa un’operazione delle forze etiopi avevano arrestato diecine di presunti miliziani ISIS.
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Come riportato da Renovatio 21, il caos dilagato in Etiopia potrebbe aver avuto determinati padrini geopolitici stranieri e soggetti internazionali che vi hanno lucrato non poco: tutto va considerato nell’ottica dell’enantiodromia su suolo africano tra il vecchio potere USA e quello rampante della Repubblica Popolare Cinese, più interessata che mai a continuare il recente dominio stabilito sul Continente Nero.
Il contrasto tra il TPLF e lo Stato etiope aveva portato anche a speciose accuse contro l’attuale direttore dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus, già ministro della Salute etiope ed ex dirigente del TPLF, che il capo di Stato maggiore generale Berhanu è arrivato ad accusare addirittura di traffico d’armi.
L’Etiopia è altresì interessata da un conflitto strisciante con il vicino Egitto a causa di una diga che Addis Abbeba vuole porre sul Nilo. Secondo alcuni analisti, tale frizione potrebbe sfociare in una vera e propria guerra, la prima che può chiamarsi apertamente come guerra per l’acqua.
Come riportato da Renovatio 21, la guerra civile ha avuto come effetto collaterale la quasi cancellazione del cristianesimo dal Tigrè.
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Immagine screenshot da Facebook
Geopolitica
L’ex premier polacco: «tutti sanno che Kiev sta appropriandosi indebitamente degli aiuti occidentali»
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