Geopolitica
Israele valuta la possibilità di arruolare gli ebrei ultra-ortodossi
Gli ebrei ultraortodossi in Israele sono da tempo esentati dal servizio militare. Questa politica potrebbe cambiare poiché la società israeliana è sempre più messa a dura prova da un’operazione durata mesi a Gaza. Lo riporta Sputnik.
«Ogni giorno che passa diventa sempre più chiaro che avremo bisogno di una nuova realtà in Israele», ha dichiarato l’Israel Democracy Institute in un recente rapporto. «È tempo per un nuovo contratto sociale, più giusto».
Commenta il sito russo: «il rimedio proposto dal think tank non era, naturalmente, quello di estendere i diritti ai cinque milioni di palestinesi che vivono sotto l’occupazione israeliana, ma di richiedere il servizio militare alla popolazione ultra-ortodossa del paese».
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Gli ebrei ultraortodossi, conosciuti in Israele come haredim, sono orgogliosi di vivere quello che considerano uno stile di vita tradizionale. Isolati in comunità affiatate, seguono un’interpretazione rigorosa del giudaismo e si vestono in uno stile conservatore contemporaneo all’emergere del movimento nell’Europa del XIX secolo. I giovani haredim spesso si dedicano allo studio della Torah in scuole speciali conosciute come yeshiva, a volte rinunciando alla partecipazione alla forza lavoro mentre perseguono l’istruzione religiosa a tempo pieno.
Gli studenti della Yeshiva sono legalmente esentati dal servizio militare obbligatorio in Israele, una sistemazione che risale alla fondazione del Paese. A quel tempo la sentenza si applicava solo a poche centinaia di uomini in età militare. Ma il numero è salito a circa 66.000 a causa della rapida crescita della comunità religiosamente conservatrice.
L’esenzione militare è emersa come una delle principali fonti di tensione tra gli ebrei israeliani ultraortodossi e altri settori della società. «L’esercito cambia tutti», ha detto il rabbino ultraortodosso Nechemia Steinberger, spiegando la resistenza della comunità Haredi al servizio militare. «La triste verità è che gli haredim non saranno in grado di sacrificare il cambiamento dei loro figli perché la loro filosofia negli ultimi 150 anni è stata “non cambiamo”. Questa è la loro ragion d’essere. Vedono l’esercito come un luogo laico, come parte dello Stato ebraico sionista con cui non si identificano completamente», ha detto, secondo Sputnik.
Questa divisione a volte porta a scontri fisici tra gli ultra-ortodossi e gli israeliani più laici mentre gli haredim protestano contro il servizio militare, o anche contro pubblicità pubbliche che raffigurano donne e contro traffico di veicoli nei loro quartieri durante il sabato. Giovedì, migliaia di israeliani hanno protestato contro l’esenzione militare degli Haredi durante una grande manifestazione a Tel Aviv.
La questione è un enigma per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Negli ultimi anni i tribunali israeliani hanno stabilito che l’esenzione militare degli Haredi è discriminatoria, ordinando la coscrizione obbligatoria da parte della comunità. Netanyahu, che annovera molti ebrei conservatori e ultra-ortodossi nella sua coalizione politica, ha esitato ad adeguarsi.
«Se ci costringono ad arruolarci nell’esercito, ci trasferiremo all’estero», ha detto questa settimana il rabbino ultra-ortodosso Yitzhak Yosef, promettendo di resistere a qualsiasi tentativo di coscrizione. «Compreremo un biglietto. Andremo via».
I sondaggi mostrano che la maggior parte degli israeliani è contraria all’esenzione militare della comunità, e l’opposizione politica di Netanyahu lo ha martellato sulla questione. «Non ci sono abbastanza soldati», ha detto l’ex primo ministro Yair Lapid alla manifestazione di giovedì a Tel Aviv. «E allo stesso tempo ci sono 66.000 membri giovani e sani della comunità Haredi, in età di arruolamento, che non si uniscono».
L’economia israeliana è stata colpita negli ultimi mesi poiché una parte della forza lavoro è stata chiamata a combattere a Gaza. La prospettiva di una guerra contro Hezbollah in Libano minaccia di mettere a dura prova l’IDF. Inoltre, circa mezzo milione di israeliani sarebbero fuggiti dal paese dopo l’attacco di Hamas dello scorso ottobre.
«Netanyahu potrebbe presto non avere altra scelta se non quella di arruolare nuove truppe dalla comunità ultra-ortodossa. Ma così facendo rischia una grave esplosione sociale che potrebbe fratturare ulteriormente una società israeliana già intensamente divisa» scrive la testata russa.
Gli ebrei haredim – detti spesso dalla stampa «ultraortodossi», parola dismessa da agenzie stampa ebraiche già nel 1990 – credono che la loro dottrina sia un’estensione diretta di una tradizione continua che ha avuto origine con Mosè e la ricezione della Torah sul monte Sinai da parte di Dio. Di conseguenza, considerano le pratiche non ortodosse e, in certa misura, persino l’ebraismo ortodosso moderno, come deviazioni dall’essenza autentica dell’ebraismo.
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Gli haredim non costituiscono un gruppo omogeneo; piuttosto, rappresentano una varietà di orientamenti spirituali e culturali. Questi includono una vasta gamma di gruppi chassidici, correnti lituane ashkenazite e comunità sefardite orientali. Questi gruppi possono differire notevolmente tra loro per ideologia, stile di vita, pratica religiosa, e il grado di isolamento dalla cultura circostante.
Attualmente, la maggior parte degli haredi si trova in Israele, Nord America ed Europa. Il loro tasso di crescita demografica è significativo, alimentato dal numero elevato di nascite, e si stima che raddoppi ogni 12-20 anni. Tuttavia, stimare il numero totale degli haredim è difficile a causa delle sfide legate alla definizione precisa del termine, alla mancanza di dati accurati e ai rapidi cambiamenti nel tempo. Secondo stime del 2011 il numero degli haredi era intorno ai 1,3 milioni.
In Israele, gli ebrei non religiosi a volte si riferiscono agli haredim come «i neri» (in ebraico shechorim), un termine denigratorio che allude ai vestiti scuri comunemente indossati da questo gruppo. Inoltre, vengono chiamati con il termine gergale «dos» (al plurale «dosim» o «dossim»), un altro termine dispregiativo che imita la tradizionale pronuncia aschenazita della parola «datim», che significa «religiosi».
Secondo visioni etimologiche, il termine ebraico «haredi» deriverebbe da «harada», che significa timore e ansia, con il significato di una persona ansiosa o timorosa della parola di Dio. Gli haredim sarebbero quindi coloro che paventano o tremano, come appare in Isaia 66, 5: «ascoltate la parola del Signore, voi che tremate alla Sua parola».
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Immagine di Dodi Friedman via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Geopolitica
Ben Gvir chiede di strappare le Isole Falkland a Londra e di cederle all’Argentina
Es hora de que el Estado de Israel reconozca públicamente que las Islas Malvinas son territorio argentino ocupado, que los británicos le roban violentamente al pueblo argentino. Los británicos no solo se conforman con ocupar el territorio, sino que también realizan allí…
— איתמר בן גביר (@itamarbengvir) September 7, 2026
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NETANYAHU PUTS ALL OF EUROPE ON NOTICE for not joining the war on Iran.
“Israel will not forget what you did to us in the holocaust.” Remember the leadership of Israel sees Europe, the United States and the west in general as the new Rome that must pay for the destruction of… pic.twitter.com/UFWkXb8Sex — Alex Jones (@RealAlexJones) September 1, 2026
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Cosa non saputa da proprio tutti, la quarta città al mondo per numero di cittadini di religione ebraica è Buenos Aires, dove la comunità giudea è fiorente, alla faccia della nomea dell’Argentina come Paese ospite dei gerarchi nazisti fuggiti dall’Europa. Come riportato da Renovatio 21, negli ultimi anni l’Argentina di Milei aveva promesso di prendere il controllo delle isole contese, dicendo di volere discutere con Londra della loro restituzione. Il tono inizialmente tiepido tuttavia sta alzandosi di temperatura. Come riportato da Renovatio 21, rivendicazioni delle isole da parte di Buenos Aires sono state viste pure tra i giocatori all’ultimo mondiale americano, perso malamente dagli argentini. Come riportato da Renovatio 21, riguardo alle Falkland è arrivato in settimana anche l’avvertimento di Washington che avrebbe minacciato di rivedere la propria posizione sul controllo britannico delle Isole Falkland per spingere Londra a destinare somme ben più elevate alle proprie forze armate.Netanyahu to Argentina’s Milei:
We support Argentina in so many ways, including tomorrow. I don’t hide that I’m rooting for Argentina. I think most Israeli citizens are rooting for Argentina. Good luck! Vamos Argentina!pic.twitter.com/NigTSDQAr8 — Clash Report (@clashreport) July 18, 2026
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Geopolitica
Ursula in Groenlandia attacca Trump e promette 200 milioni di euro
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che il futuro della Groenlandia spetta al suo popolo e alla Danimarca, respingendo la minaccia del presidente statunitense Donald Trump di annettere l’isola artica.
La Groenlandia è un territorio autonomo danese ricco di minerali e situato in posizione strategica vicino al Nord America. La Danimarca, che sovrintende alla politica estera e di sicurezza dell’isola, è membro sia dell’UE sia della NATO. Trump ha ripetutamente sostenuto che gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per la sicurezza nazionale e per le sue risorse minerarie, mettendo Washington in contrasto con i suoi alleati europei.
«Il futuro della Groenlandia spetta al popolo della Groenlandia e alla Danimarca deciderlo, a nessun altro», ha dichiarato von der Leyen lunedì a Nuuk, capitale dell’isola, al termine di una visita di due giorni. Ha citato l’integrità territoriale, la sovranità e l’inviolabilità dei confini come principi fondamentali del diritto internazionale.
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Il capo dell’UE ha inoltre annunciato investimenti per 200 milioni di euro per quest’anno e il prossimo, nell’ambito degli sforzi di Bruxelles per rafforzare la propria presenza sull’isola. Il pacchetto copre settori quali la connettività internet, l’energia idroelettrica e le materie prime critiche.
Le ricchezze minerarie della Groenlandia sono di particolare interesse per l’UE. L’isola possiede 25 delle 34 materie prime che Bruxelles classifica come critiche, e un accesso più agevole potrebbe aiutare il blocco a ridurre la sua dipendenza dalla Cina.
Il viaggio di von der Leyen è avvenuto mentre Trump, lunedì, pubblicava una mappa che raffigurava la Groenlandia, il Canada e altre parti delle Americhe sotto la bandiera statunitense. L’immagine includeva anche l’Islanda ed era etichettata come «Stati Uniti d’America».
La spinta di Washington per il controllo della Groenlandia ha messo a dura prova le relazioni con la Danimarca e altri alleati europei. Funzionari della Casa Bianca hanno affermato all’inizio di quest’anno che l’uso della forza militare rimaneva «sempre un’opzione», paventando la possibilità di uno scontro tra i due membri della NATO. Trump ha inoltre ripetutamente messo in dubbio l’utilità dell’alleanza per gli Stati Uniti.
La visita ha coinciso anche con l’inizio di Arctic Shield, esercitazioni militari che coinvolgono 11 Paesi della NATO e circa 400 soldati in Groenlandia. Nessun militare statunitense partecipa alle esercitazioni, che si svolgono dal 7 al 18 settembre.
Come riportato da Renovatio 21, la prima ministra Mette Frederiksen due mesi fa ha dichiarato all’incontro atlantico di Ankara che la NATO aiuterebbe la Danimarca a proteggere la Groenlandia da qualsiasi attacco, incluso, in via ipotetica, da parte degli Stati Uniti.
L’idea che gli Stati Uniti acquisiscano la Groenlandia è emersa in diversi momenti della storia americana. L’isola danese, strategicamente situata nell’Atlantico settentrionale, ospita già una base militare statunitense e si ritiene che contenga preziose risorse minerarie, il cui sfruttamento potrebbe diventare economicamente redditizio in futuro.
Trump si è rifiutato di escludere l’uso della forza militare per ristabilire il controllo sulla Groenlandia, paventando la possibilità di uno scontro tra la NATO e il suo membro dominante. Il leader americano ha accusato l’organizzazione di essere inutile per gli interessi statunitensi, e il suo rifiuto di intervenire direttamente nell’attacco israelo-americano all’Iran è emerso come una delle principali fonti di risentimento.
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Come riportato da Renovatio 21, mesi fa Trump ha dichiarato che la Groenlandia serve per ragioni di difesa, esplicitamente dicendo che vi sarà installato il sistema di scudo stellare Golden Dome. La volontà di annettere l’isola polare è stata ribadita apertis verbis anche nel suo storico discorso al World Economic Forum di Davos dello scorso gennaio.
La Danimarca in risposta ha inviato più truppe sull’isola, mentre la Francia vi ha chiesto esercitazioni NATO. A inizio anno, tuttavia, è emerso che la piccola missione tedesca sull’isola si era ritirata.
Sei mesi fa il segretario del Tesoro USA Scott Bessent ha dichiarato che gli USA prenderanno la Groenlandia grazie alla debolezza europea. Brusselle ha parlato di una «pericolosa spirale discendente», mentre il presidente francese Macron ha promesso una risposta alle «intimidazioni» trumpiane sui dazi e Groenlandia.
In occasione della consegna dei Nobel, quando si aspettava di ricevere il premio Nobel per la pace, Trump rimproverò la Norvegia dicendo che non avendo ricevuto l’encomio allora si sarebbe concentrato nella presa della Groenlandia.
Come riportato da Renovatio 21, il presidente americano avrebbe già ordinato di concepire un piano per l’invasione. Le difese della Groenlandia, ha detto, sono «due slitte trainate da cani».
Il presidente polacco Donald Tusk ha sottolineato che le minacce USA sulla Groenlandia rendono di fatto la NATO un ente inutile.
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Immagine di © European Union, 2026 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
L’Iran minaccia la Corea del Sud che valuta operazioni militari congiunte a Ormuzzo
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이란과 대한민국의 관계는 64년이 넘는 역사를 지니고 있으며, 양국 관계는 줄곧 상호 존중을 바탕으로 발전해 왔습니다. 이란은 대한민국과의 우호 관계를 매우 중요하게 여기고 있습니다.
그러나 현재 이란 국민이 미국의 침략적 행위에 맞서 자위하고 있으며, 여성과 어린이를 상대로 한 미국의… pic.twitter.com/ThlIXzIyIN — Esmaeil Baqaei (@IRIMFA_SPOX) September 7, 2026
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