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Bioetica

Dichiarazione del Patriarcato di Mosca sull’obbligo vaccinale

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Renovatio 21 traduce il comunicato della Commissione Patriarcale sulla Famiglia e Protezione della Maternità e dell’Infanzia

Alcuni legislatori russi hanno proposto nuove leggi che renderebbero obbligatori i vaccini anche in Russia, rendendo difficile per i genitori russi dissenzienti rinunciare alla vaccinazione dei loro figli. In risposta a questo tentativo, la Chiesa ortodossa russa ha rilasciato una dichiarazione, opponendosi pubblicamente alla legislazione proposta e incoraggiando i legislatori russi a non attuarla.

La seguente dichiarazione è stata scritta dalla Commissione Patriarcale sulla Famiglia, un comitato consultivo ufficiale che riferisce al patriarca Kirill, il leader della Chiesa ortodossa russa.

 

Nel caso di un bambino, i genitori dovrebbero fare la loro scelta a seconda di ciascun caso, tenendo conto dei consigli e delle raccomandazioni degli specialisti, nonché di altre informazioni. Nessuno ha il diritto di fare questa scelta per loro, anche se guidata dalla comprensione ben informata del bambino

Sui diritti dei genitori nel campo della salute dei bambini e dell’immunoprofilassi

 

Dichiarazione della Commissione Patriarcale sulla Famiglia e Protezione della Maternità e dell’Infanzia

 

La Commissione patriarcale per la famiglia, la maternità e l’infanzia ha ricevuto appelli per commentare la discussione pubblica sulle misure proposte dai singoli legislatori, rappresentanti dei dipartimenti governativi e specialisti, al fine di aumentare la copertura della popolazione – soprattutto i bambini – con vaccini che prevengano le malattie.

 

Recentemente, in occasione di eventi di alto livello, sono state proposte le seguenti misure per la discussione pubblica, in particolare:

  • limitazione del diritto dei genitori al consenso volontario informato alla vaccinazione dei bambini o al loro rifiuto;
  • limitare i diritti dei bambini non vaccinati a frequentare le scuole e i servizi educativi più in generale; 
  • introduzione di tesserini di identità obbligatori per bambini (compresi quelli elettronici) non vaccinati, motivando in essi il rifiuto di queste o di altre vaccinazioni;
  • limitare la diffusione di informazioni fondamentali, anche critiche, sulla somministrazione dei vaccini.

 

A questo proposito, la Commissione patriarcale ritiene necessario dichiarare quanto segue:

 

«La Chiesa ortodossa ha costantemente mostrato un alto rispetto per le attività mediche, che si basano sul ministero dell’amore, volto a prevenire e alleviare la sofferenza umana» [1]. Grazie ai progressi della scienza medica, anche nel campo della prevenzione, la prevenzione e il trattamento di molte malattie, così come il serio sollievo delle sofferenze che hanno portato alla gente, è diventato possibile.

 

La chiesa non valuta l’efficacia e il rischio di effetti collaterali di determinati interventi medici e farmaci specifici. Tale valutazione è oggetto di ricerche basate su standard scientifici di evidenza e discussioni accademiche gratuite di specialisti. Allo stesso tempo, «La Chiesa mette in guardia contro i tentativi di assolutizzare qualsiasi teoria medica» [2], ricordando che le opinioni scientifiche sono sviluppate e sono sempre aperte a critiche valide, che possono portare a correzioni e, talvolta, alle revisione di idee date per assodate.

La Chiesa mette in guardia contro i tentativi di assolutizzare qualsiasi teoria medica

 

Allo stesso tempo, la Chiesa non può deviare dalla valutazione degli aspetti morali di questa sfera dell’attività umana. La sua posizione, in particolare, si basa sul seguente principio: «La relazione medico-paziente dovrebbe essere basata sul rispetto per l’integrità, la libera scelta e la dignità della persona. La manipolazione dell’uomo è inaccettabile anche per gli scopi più nobili» [3].

 

Innanzi tutto, la preoccupazione per il benessere dei bambini, inclusa la loro salute, è affidata da Dio ai loro genitori. Lo Stato e la società dovrebbero rispettare la priorità dei diritti e delle responsabilità dei genitori, basata sulla presunzione della loro buona fede. I genitori dovrebbero prendere decisioni relative all’educazione dei bambini, alla loro istruzione e alla loro assistenza sanitaria. L’eccezione a questo principio può essere valida solo davanti ad azioni deliberatamente malevoli o criminali dei genitori.

 

La relazione medico-paziente dovrebbe essere basata sul rispetto per l’integrità, la libera scelta e la dignità della persona. La manipolazione dell’uomo è inaccettabile anche per gli scopi più nobili

Vale la pena ricordare che il riconoscimento nei sistemi giuridici di vari paesi della necessità di un consenso volontario informato all’intervento medico, e il diritto di rifiutarlo, è stato il risultato della condanna dei crimini nazisti nel processo di Norimberga, comprese le manipolazioni mediche obbligatorie e gli esperimenti che hanno effettuato sulle persone. Da allora, il rispetto di questi principi etici e legali è diventato una caratteristica familiare e presente in ogni società normale.

 

Questi principi sono riconosciuti dalla legge russa. Un certo numero di leggi federali proclama il diritto dei genitori a dare il consenso volontario informato all’intervento medico in relazione ai loro figli, comprese le vaccinazioni, o di rifiutarlo [4].

 

È noto che, insieme al rischio di malattie infettive, esiste anche il rischio di gravi complicazioni – anche la morte – a seguito della vaccinazione. In una tale situazione, è il paziente stesso che dovrebbe fare la scelta. Nel caso di un bambino, i genitori dovrebbero fare la loro scelta a seconda di ciascun caso, tenendo conto dei consigli e delle raccomandazioni degli specialisti, nonché di altre informazioni. Nessuno ha il diritto di fare questa scelta per loro, anche se guidata dalla comprensione ben informata del bambino.

 

È noto che, insieme al rischio di malattie infettive, esiste anche il rischio di gravi complicazioni – anche la morte – a seguito della vaccinazione

La Commissione patriarcale ritiene che:

  1. I genitori dovrebbero mantenere il diritto di prendere decisioni informate in merito alla salute dei loro figli, comprese le vaccinazioni preventive, senza subire alcuna pressione. La persecuzione dei genitori per l’uso di questo diritto è inaccettabile.
  2. I genitori non dovrebbero essere costretti in alcun modo a indicare le ragioni su cui si basano le loro scelte. Il fatto di un intervento medico o il rifiuto di esso dovrebbe rimanere un segreto medico protetto dalla legge.
  3. Il diritto dei bambini all’educazione, compresa la possibilità di studiare negli istituti scolastici, non dovrebbe essere limitato perché i loro genitori si sono rifiutati di effettuare vaccinazioni preventive per loro, eccetto nei casi in cui fosse con certezza verificata la presenza di malattie infettive di massa o la minaccia immediata di epidemie mortali.
  4. I genitori dovrebbero essere in grado di prendere le proprie decisioni, ricevendo e valutando in modo indipendente varie informazioni, incluse le informazioni critiche. Limitare la distribuzione delle informazioni critiche che influenzano l’utilizzo massivo dei vaccini non porterà ad un aumento della fiducia dei genitori nei professionisti e nel sistema sanitario. Tale fiducia sarà facilitata solo dalla fornitura onesta e aperta di materiale informativo per i genitori, con informazioni complete, verificate e affidabili, comprese informazioni sui rischi associati alla vaccinazione o ad alcune vaccinazioni specifiche.

 

A tale riguardo, la Commissione patriarcale per la famiglia, la protezione della maternità e dell’infanzia non può sostenere le misure elencate in precedenza.

 

 

[1] Le basi del concetto sociale della Chiesa ortodossa russa, XI.1.

[2] Ibid., Xi.3.

[3] Ibid., Xi.3.

[4] art. 20 della legge federale «Sui fondamenti della tutela della salute dei cittadini nella Federazione russa», art. 5 p. 1 e art. 11 p. 2 della legge federale «Immunoprofilassi delle malattie infettive», art. 7 p. 2 della legge federale «Prevenzione della diffusione della tubercolosi nella Federazione Russa», ecc.

 

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Bioetica

34 bambini non ancora nati ritrovati sepolti nel giardino di una dottoressa. Il fenomeno continua

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Corpi di oltre 30 bambini non ancora nati sono stati ritrovati sepolti nel giardino di un medico polacco che ora rischia 12 anni di carcere. Lo riporta LifeSite.

 

Secondo quanto riportato dai media, Magdalena H. è stata arrestata dalla polizia polacca in un hotel venerdì mattina scorso, dopo che alcuni operai edili che stavano effettuando lavori di ristrutturazione nella sua ex proprietà hanno scoperto i resti umani e hanno allertato le forze dell’ordine.

 

La proprietà, situata nel villaggio di Lutoryz, nel sud-est della Polonia, è stata perquisita da centinaia di agenti di polizia che hanno utilizzato radar a penetrazione del terreno e cani addestrati alla ricerca di cadaveri.

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Sono stati rinvenuti i resti di 34 feti umani sepolti tra vetrini da microscopio, documenti e blocchi di paraffina utilizzati per la conservazione di tessuti umani.

 

Krzysztof Ciechanowski, portavoce della procura, ha dichiarato che l’apparecchiatura medica «è stata molto probabilmente utilizzata per eseguire esami dalla donna arrestata, che di professione è patologa», aggiungendo che la dottoressa di 57 anni ha affermato di aver «portato e seppellito i feti trovati nella sua proprietà».

 

I media locali hanno riportato che Magdalena H. aveva prelevato i feti dall’ospedale locale in cui lavorava durante il lockdown per il COVID e li aveva utilizzati per la ricerca medica a casa. In qualità di patologa medica, aveva accesso ai resti in un contesto professionale, probabilmente derivanti da aborti spontanei o nati morti. Magdalena H. ha riposto i resti in sacchi e li ha seppelliti nel giardino della casa, che aveva venduto due anni prima.

 

Il caso ha suscitato scalpore nel Paese cattolico, sollevando interrogativi su come la donna abbia potuto procurarsi i corpi di feti non ancora nati. Date le rigide leggi polacche sull’aborto, alcuni hanno ipotizzato che i corpi possano essere stati ottenuti tramite aborti clandestini. Tuttavia, le indagini sono ancora in corso e l’esatta provenienza dei corpi non è stata ancora accertata.

 

Il medico è stato posto in detenzione per tre mesi in attesa della conclusione delle indagini. «Questa indagine è ancora nelle sue fasi iniziali. C’è ancora molto lavoro da fare», ha detto Ciechanowski.

 

Le accuse contro Magdalena H. includono profanazione di cadaveri, gestione impropria dei rifiuti e abbandono di materiali pericolosi in un luogo non autorizzato.

 

La dottoressa non si è dichiarata colpevole delle accuse, ma «ha indicato di aver personalmente portato e seppellito i feti umani trovati nella sua proprietà, così come altri rifiuti sanitari», ha affermato il portavoce della procura.

 

L’identità dei bambini non ancora nati e se Magdalena H. abbia agito da sola non sono ancora stati accertati.

 

Il fenomeno del ritrovamento di neonati o feti seppelliti in contesti domestici, come giardini o fioriere, rappresenta una manifestazione drammatica e complessa dell’infanticidio e del neonaticidio. La storia della cronaca nera documenta numerosi casi in ogni continente, evidenziando la trasversalità transnazionale del fenomeno:

 

A Tokyo e in altre metropoli nipponiche si sono registrati molteplici ritrovamenti di feti e neonati occultati all’interno di fioriere sui balconi (beranda in giapponese) o in armadietti a gettoni. Un caso emblematico è avvenuto nella vicina area urbana di Osaka, dove una donna, Kuniko Sakuma, è stata arrestata dopo che il figlio tredicenne ha scoperto i resti di due neonati sepolti all’interno di una grande fioriera sul balcone di casa. La madre aveva nascosto la gravidanza per paura del giudizio della famiglia.

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Nel 2017, un caso scioccante ha coinvolto una donna di 53 anni che ha confessato di aver partorito in segreto quattro neonati negli anni Novanta, di averli inseriti in secchi successivamente riempiti di cemento e di aver conservato questi contenitori dentro scatole di cartone nei vari appartamenti in cui ha traslocato, portando con sé il segreto per oltre vent’anni a causa della povertà e dell’isolamento.

 

Le stazioni della metropolitana di Tokyo sono state spesso teatro del fenomeno dei «bimbi degli armadi a gettoni». Nel 2018, una donna è stata arrestata per aver abbandonato il corpo del figlio neonato in un armadietto della stazione di Uguisudani a Tokyo. La donna ha continuato a pagare regolarmente la tariffa giornaliera dell’armadietto per oltre quattro anni per evitare che venisse aperto e scoperto, dichiarando di essere andata in panico dopo il parto.

 

Tre lustri fa caso di Céline Lesage ha scosso profondamente l’opinione pubblica francese. La donna è stata condannata per l’uccisione di sei neonati, partoriti in segreto nell’arco di diversi anni: e soffocò quattro e ne strangolò due. I piccoli venivano successivamente nascosti in sacchi di plastica e seppelliti o occultati nella cantina e negli spazi esterni della propria abitazione. Il 19 ottobre 2007, un nuovo fidanzato, Luc Margueritte, trovò i sei corpi nel seminterrato dell’appartamento che lui e Lesage condividevano.

 

Nello Utah, il caso di Megan Huntsman (2014) ha rivelato una tragica sequenza di neonaticidi. La donna ha ammesso l’uccisione e il successivo occultamento di sei dei suoi figli neonati, avvenuti tra il 1996 e il 2006. I corpi sono stati rinvenuti all’interno di scatole di cartone sigillate nel garage della sua vecchia residenza.

 

In Baviera, a Wallenfels, nel 2015 una donna è stata arrestata dopo il ritrovamento dei resti di otto neonati. I corpicini erano stati avvolti in asciugamani e sacchetti di plastica, per poi essere nascosti all’interno della proprietà e nelle immediate pertinenze esterne della casa di famiglia.

 

In Germania si erano avuti casi anche nell’ex territorio DDR, che fu teatro di uno dei casi di neonaticidio e occultamento in fioriere più sconvolgenti della storia criminale europea. Il caso emblematico è quello di Sabine Hilschenz, avvenuto nel Brandeburgo, a Brieskow-Finkenheerd (un comune situato proprio lungo l’ex confine tedesco-orientale, vicino a Francoforte sull’Oder).

 

Nel 2005, durante la pulizia di un garage all’interno di una proprietà privata, furono rinvenute ossa umane dentro un vecchio acquario. La successiva perquisizione della polizia portò alla luce i resti di ben 9 neonati. La donna aveva partorito in segreto tutti i bambini tra il 1988 e il 2004. Dopo averli uccisi o lasciati morire subito dopo la nascita, li aveva seppelliti all’interno di fioriere, vasi da balcone e secchi colmi di terra, lasciandoli esposti sul balcone o ammassandoli nel garage della proprietà. I primi infanticidi della serie sono stati commessi quando la città faceva ancora parte della Germania Est (DDR), mentre gli ultimi sono proseguiti nella Germania riunificata.

 

Come riportato da Renovatio 21, a Cadogan, in Pennsylvania (USA), una 39enne è stata arrestata con accuse di omicidio colposo, omicidio e diversi capi d’imputazione per abuso di cadavere dopo che il suo padrone di casa ha rinvenuto i resti di più neonati durante la pulizia di un armadio nella sua abitazione. La donna avrebbe dichiarato alla polizia di aver partorito uno dei neonati l’anno prima, tenendolo «contro di sé finché non ha smesso di fare rumore e di respirare», un racconto che potrebbe indicare un soffocamento intenzionale. Ha riferito agli inquirenti di aver dato alla luce un secondo bambino circa sei anni fa sul pavimento di casa, sentendolo «piagnucolare». Dopo il parto, avrebbe perso conoscenza e, al risveglio, il bambino non respirava più. La donna ha ammesso di aver partorito anche gli altri due neonati, ma non è chiaro se fossero vivi o morti alla nascita. I vicini, sconvolti, hanno riferito che la donna viveva con due figli di sei e otto anni, ma nessuno era a conoscenza delle sue gravidanze.

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Il caso di Chiara Petrolini a Traversetolo (Parma) ha riportato l’attenzione sul fenomen anche in Italia. Nel giardino della villetta bifamiliare sono stati rinvenuti i resti ossei di due neonati, partoriti a distanza di circa un anno l’uno dall’altro. La vicenda si è conclusa in primo grado con una condanna a oltre 24 anni di reclusione per la giovane madre.

 

I bambini morti non finiscono nei giardini solo nella modalità partoriti-uccisi-seppelliti.

 

Come sa il lettore di Renovatio 21, vi è un fenomeno, ancora più inquietante, del quale stiamo cercando di capirci qualcosa e rendere conto: quello della disseminazione dei feti in giro per l’Italia e il mondo, in particolare con i casi, spalmati nei decenni, dei feti in barattolo trovati piantati in terra tra parchi e campagne. Abbiamo spesso sottolineato che questa sequela di cronache, macabre quanto enigmatiche, forse potrebbero nascondere dietro un disegno enorme ed oscuro, una regia precisa nella società – ultra-satanica, post-satanica – attuata da gruppi di cui nulla sappiamo.

 

Mentre i cosiddetti pro-vita italiani, tra una donazione e una comparsata in TV, si godono la pro-vita.

 

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Bioetica

Il principato di Andorra blocca la legge a favore dell’aborto in attesa dei colloqui con il Vaticano

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Il governo andorrano ha completato una bozza di legge per depenalizzare l’aborto, ma ha precisato che non procederà fino alla conclusione dei colloqui in corso con la Santa Sede.   Il 1° giugno, Ladislau Baró, ministro delle Relazioni istituzionali, dell’Istruzione e delle Università di Andorra, ha confermato che una proposta di legge per depenalizzare l’aborto è già stata redatta integralmente, ma non è stata ancora presa alcuna decisione politica poiché sono in corso i colloqui con la Santa Sede.   «Esiste già una proposta legislativa completa», ha affermato il Baró, aggiungendo che «tutti gli aspetti tecnici e filosofici sono stati redatti e preparati».   Il Baró ha sottolineato che il testo giuridico è completo, ma il governo non procederà fino alla conclusione dell’attuale processo di dialogo. Il dibattito in corso affonda le sue radici nella peculiare struttura costituzionale di Andorra: una diarchia parlamentare in cui il capo del governo è eletto dal Parlamento, mentre il capo dello Stato è condiviso da due co-principi, il presidente della Francia e il vescovo di La Seu d’Urgell, attualmente Josep-Lluís Serrano Pentinat.

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A causa di questo assetto, le proposte relative alla legislazione sull’aborto sono state spesso discusse non solo in termini legislativi e politici, ma anche in relazione al mantenimento dell’equilibrio istituzionale del principato.   Secondo il Baró, il governo deve stabilire se la proposta di legge possa raggiungere simultaneamente due obiettivi: eliminare le sanzioni penali per le donne che ricorrono all’aborto e, al contempo, preservare la stabilità istituzionale del Paese, affermando che restano ancora diverse sessioni di lavoro prima che l’esecutivo completi il processo di valutazione della proposta.   Baró ha sottolineato che la Santa Sede non detiene l’autorità decisionale sulla legislazione in sé. Ha affermato che la responsabilità ultima spetta al governo andorrano, che deve presentare qualsiasi disegno di legge, e al Consell General, il Parlamento del Paese, che ne deciderà il destino. Ciononostante, ha confermato che le discussioni in corso con la Santa Sede rimangono una parte necessaria del processo prima che qualsiasi iniziativa legislativa venga formalmente portata avanti.   Il ministro ha inoltre respinto le ipotesi secondo cui il Paese si starebbe avvicinando a una crisi istituzionale sulla questione. Ha affermato che Andorra rimane «molto lontana» da qualsiasi scenario che comporti una rottura del suo assetto costituzionale e «molto vicina» a trovare un equilibrio praticabile in merito. Pur rifiutandosi di fornire una tempistica precisa, Baró ha indicato che la questione dell’aborto dovrà essere risolta durante l’attuale legislatura.   Le dichiarazioni del governo giungono poco più di un mese dopo che il presidente francese Emmanuel Macron, durante una visita ufficiale nel principato, ha pubblicamente rinnovato la pressione per una modifica delle leggi sull’aborto di Andorra.   Il 28 aprile, Macron ha effettuato la sua seconda visita ad Andorra in veste di co-principe francese. Durante la visita, ha rivelato di aver discusso della depenalizzazione dell’aborto sia con il primo ministro Xavier Espot che con il vescovo Serrano Pentinat. Macron ha inoltre affrontato pubblicamente la questione durante un discorso tenuto nella capitale andorrana il 29 aprile.   «Parleremo di tutti gli argomenti e ne farò riferimento anche domani nel mio discorso», ha detto Macron al vescovo. Anche il primo ministro Espot ha affrontato l’argomento durante la visita, sostenendo che qualsiasi progresso sulla depenalizzazione dell’aborto dovrebbe essere perseguito con quello che ha definito «realismo, prudenza e ambizione». Ha affermato che questi principi costituiscono parte di un approccio condiviso tra il suo governo e Macron.   Nonostante l’appoggio pubblico di Macron, non si è registrata alcuna campagna pubblica analoga da parte del vescovo Serrano Pentinat. Il ruolo del vescovo è rimasto invece legato al processo di dialogo in corso tra le autorità andorrane e la Santa Sede, che, secondo quanto affermano i funzionari governativi, è tuttora in corso e non ha ancora raggiunto la sua conclusione.   In Andorra l’aborto rimane illegale in ogni circostanza, compresi i casi di stupro o anomalie fetali. La legislazione del Paese ha subito pressioni da parte dei sostenitori dell’aborto sia a livello nazionale che internazionale, mentre proseguono i negoziati legislativi.

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Andorra è tecnicamente una co-principazia parlamentare unica. I suoi capi di Stato sono due co-principi: il vescovo di Urgell e il presidente della Francia. Il potere legislativo spetta al Consiglio Generale, un Parlamento unicamerale eletto ogni quattro anni. Il governo è guidato da un Capo di Governo che detiene il potere esecutivo. Pur non essendo nell’UE, il paese ne è fortemente integrato.   Il Vescovo di Urgell (una diocesi cattolica in Catalogna, Spagna) esercita la funzione di co-principe di Andorra, agendo come Capo di Stato insieme al Presidente della Repubblica Francese. Si tratta di una carica puramente istituzionale e non religiosa per il territorio andorrano.   Insieme al suo omologo francese, il v escovo svolge compiti formali e di rappresentanza. Tra le sue funzioni principali rientrano la promulgazione delle leggi approvate dal Parlamento, l’indizione delle elezioni e la nomina formale del Capo del Governo, sebbene la gestione politica ed esecutiva del paese spetti interamente alle autorità locali andorrane.   Questo sistema, ereditato dal XIII secolo, conferisce al vescovo un ruolo sia spirituale che politico, rendendolo una figura chiave nel governo andorrano. Il vescovo Josep-Lluis Serrano Pentinat, nominato vescovo coadiutore di Urgell nel luglio 2024, è succeduto al vescovo Joan-Enric Vives il 31 maggio 2025. Il suo arrivo coincide con un acceso dibattito sulla riforma legislativa dell’aborto.   Il cardinale Parolin, durante una visita ad Andorra nel settembre 2023, aveva descritto la questione dell’aborto come un «argomento molto delicato e complesso», invocando un approccio improntato a «discrezione e saggezza».   Il Principato è diventato profondamente secolarizzato, in particolare negli anni Novanta: nel 1993, la Chiesa ha ratificato un emendamento costituzionale che definisce Andorra come uno stato «laico». Il culto domenicale è in declino – circa il 20-30% dei fedeli, una percentuale ancora molto invidiabile rispetto al 5% dei praticanti nella Francia continentale – e sono state attuate le consuete riforme sociali, il divorzio nel 1995 e le unioni civili tra persone dello stesso sesso nel 2005.  

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Immagine di r Luis Miguel Bugallo Sánchez (Lmbuga) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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Bioetica

Startup testa farmaci su cervelli umani appena estratti e mantenuti in vita con macchinari di supporto vitale

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Una startup biotecnologica chiamata Bexorg sta estraendo cervelli umani poche ore dopo la morte dei loro proprietari e li sta collegando a speciali macchine di supporto vitale. Lo riporta Science.

 

Sebbene queste masse di tessuto rosato non presentino più attività elettrica, la maggior parte delle loro funzioni vitali rimane intatta, consentendo agli scienziati di testare farmaci sperimentali, come potenziali trattamenti per il morbo di Alzheimer, come mai prima d’ora. Ci si aspetterebbe che i cervelli disincarnati siano senza dubbio morti. Tuttavia, stando alle notizie, un cervello estratto e collegato a una delle macchine di supporto vitale brevettate da Bexorg, BrainEX, resta «sospeso tra la vita e la morte». I cervelli vengono mantenuti in funzione grazie a un polmone artificiale, ossigenazione renale, sangue e altri fluidi.

 

La cifra frankesteiniana dell’operazione fa rabbrividire perfino i «laici», spinti a domandarsi se essa rifletta «la scomoda labilità del confine tra vita e morte» scrive Futurism, testata legata alla transumanista Singularity University.

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Brendan Parent, uno dei sei esperti di etica di Bexorg, sostiene che non vi devono essere dubbi. I cervelli estratti sono quasi privi dell’attività neuronale coordinata necessaria per una coscienza minima, ha dichiarato a Science. Per prevenire l’inquietante eventualità che alcuni cervelli producano attività elettrica, vengono anche trattati con l’anestetico propofol, assicura. «Naturalmente, il fatto stesso che si debba ricorrere a una simile misura potrebbe risultare meno rassicurante e più inquietante» chiosa Futurism.

 

Il fine, anche di questo esperimento, ci viene puntualmente ricordato, è il bene biologico dell’umanità garantito dall’industria farmaceutica. Il CEO di Bexorg, Zvonimir Vrselja, ha affermato che i cervelli presentano decenni di esposizione ambientale, una storia di trattamenti farmacologici e altri fattori che li rendono un mezzo di test più realistico per i farmaci. «Si ottengono cellule che sono state lì per 60-80 anni», ha dichiarato il Vrselja a Science.

 

«È un enorme passo avanti rispetto ai modelli murini», ha dichiarato a Science Bruna Bellaver, che studia la neurodegenerazione all’Università di Pittsburgh.

 

Bexorg è la stessa startup che sei anni fa dimostrò di poter mantenere in vita cervelli di maiale decapitati per 36 ore utilizzando un prototipo della sua macchina BrainEX. Gli sforzi si inseriscono in quegli esperimenti estremi di rianimazione dell’organismo che hanno come conseguenza, nemmeno tanto recondita, lo squartamento ancora più esseri umani per i trapianti, cioè per quella che è più corretto chiamare predazione degli organi.

 

Come riportato da Renovatio 21otto anni fa alcuni scienziati avevano comunicato i loro studi compiuti su dei suini riguardo la possibilità di riattivare il corpo dopo la morte.

 

Le ramificazioni bioetiche e biologiche di tali tecnologia sono abissali. In primis, abbiamo la possibilità di attuare un trapianto di cervello, o di corpo, che potrebbe consentire ad alcuni di cambiare identità corporea e, secondo la volontà transumanista, vivere più a lungo.

 

In secundis, si aprono voragini sulla questione della coscienza e della cosidetta «morte cerebrale» (una convenzione artefatta che medici di Harvard inventarono negli anni Sessanta per iniziare la filiare della predazione degli organi con il lucroso business dei trapianti).

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Se un cervello non è completamente morto, è giusto tenerlo in vita? Non si tratta di una forma di negromantico sfruttamento dell’essere umano? Curioso come la scienza medica impartisce l’eutanasia (o l’anestesia, necessaria agli espianti: perché un corpo a cui ancora batté il cuore reagisce allo squartamento con convulsioni naturali) qui invece vada verso il suo contrario, l’animazione extracorporea.

 

Un dibattito su questo tipo di argomento non sembra esserci, come vi sono solo accenni a discussioni sulla questione degli animali umanizzati con cellule cerebrali umane: la visione moderna si può chiedere se la bestia, dotata di neuroni dell’uomo, soffra appunto come un uomo, o meriti uno status giuridico diverso, simile a quello del cittadino.

 

Dubbi bioetici a parte, la macelleria chimerica della scienza moderna continua a pieno regime: perché la bioetica, dice la celebre critica di Richard Neuhaus poi ripresa in Italia dal defunto cardinale Elio Sgreccia, si riduce ad un «Permission Office» (un ufficio permessi, un passacarte burocratico). I comitati etici, che potrebbero non esistere ancora a lungo, smettono di riflettere sul bene profondo della persona e si limitano a verificare meri requisiti legali, trasformandosi in sportelli dove i ricercatori si recano solo per «ritirare un timbro di autorizzazione». Senza un solido fondamento morale (che Sgreccia individuava nella difesa della persona umana), la bioetica rischia di concedere qualsiasi permesso, rendendo lecito tutto ciò che è tecnicamente possibile.

 

 

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