Terrorismo
Crisi tra India e Canada: assassinio, accuse gravissime all’ombra del terrorismo
La crisi era iniziata con le affermazioni del premier canadese Justin Trudeau pochi giorni fa. Ora il conflitto tra India e Canada ha subito un’escalation notevole.
Gli agenti dell’intelligence canadese hanno avevano «accuse credibili» secondo cui il governo indiano avrebbe assassinato un attivista indipendentista sikh in Ontario all’inizio di questa estate, aveva detto lunedì il primo ministro Justin Trudeau. L’uomo ucciso era associato a un movimento radicale che prendeva di mira i diplomatici indiani in Canada e nel Regno Unito.
«Nelle ultime settimane, le agenzie di sicurezza canadesi hanno perseguito attivamente accuse credibili di un potenziale legame tra agenti del governo indiano e l’uccisione di un cittadino canadese Hardeep Singh Nijjar», ha detto Trudeau ai membri del Parlamento.
Trudeau making a public statement about this incident while not knowing full well that it’s 100% true is putting Canada in India’s sites. Convenient timing after getting back from yet another disastrous trip to India. pic.twitter.com/mrJakGUqxG
— Ryan Gerritsen???????????????? (@ryangerritsen) September 18, 2023
«Qualsiasi coinvolgimento di un governo straniero nell’uccisione di un cittadino canadese sul suolo canadese è una violazione inaccettabile della nostra sovranità», ha continuato, prima di invitare Nuova Delhi a «cooperare con il Canada per andare a fondo di questa questione».
Il ministro degli Esteri canadese Melanie Joly aveva poi annunciato durante una conferenza stampa che Ottawa aveva deciso di espellere «un alto diplomatico indiano».
My statement on allegations surrounding the killing of Hardeep Singh Nijjar. pic.twitter.com/auIyj194A8
— Mélanie Joly (@melaniejoly) September 19, 2023
Hardeep Singh Nijjar, 46 anni, capo del Guru Nanak Sikh Gurdwara Sahib nel Surrey, British Columbia, è stato assassinato il 19 giugno: due uomini non identificati gli hanno sparato a bruciapelo in un centro culturale Sikh del mentre tornava a casa, a circa 30 km da Vancouver.
Nijar era un membro del movimento Khalistan, che chiede che una patria sovrana per la comunità minoritaria Sikh venga ritagliata nello stato del Punjab, nel nord dell’India. Il movimento condusse una campagna di guerriglia contro lo stato indiano negli anni ’70 e ’80, rivendicando in particolare la responsabilità dell’attentato al volo Air India 182, fatto saltare in aria al largo delle coste irlandesi nel 1985, uccidendo tutte le 329 persone a bordo.
I membri del movimento hanno protestato in Canada e nel Regno Unito dopo l’uccisione di Nijar, accusando il governo indiano di coinvolgimento e chiedendo attacchi vendicativi contro i funzionari indiani.
Il giorno successivo Nuova Delhi ha respinto le «assurde» accuse del governo canadese secondo cui agenti indiani sarebbero stati coinvolti nell’uccisione del leader del movimento separatista del Khalistan Hardeep Singh Nijjar, un cittadino canadese.
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«Le accuse di coinvolgimento del governo indiano in qualsiasi atto di violenza in Canada sono assurde», ha affermato in una nota il ministero degli Esteri indiano, aggiungendo che «tali accuse infondate cercano di spostare l’attenzione dai terroristi e dagli estremisti Khalistani, a cui è stato offerto rifugio in Canada e che continuano a minacciare la sovranità e l’integrità territoriale dell’India. L’inazione del governo canadese su questo argomento è una preoccupazione di lunga data e continua».
Nuova Delhi ha inoltre affermato che il fatto che esponenti politici canadesi «esprimano apertamente simpatia per tali elementi» rimane motivo di «profonda preoccupazione».
«Lo spazio concesso in Canada a una serie di attività illegali tra cui omicidi, traffico di esseri umani e criminalità organizzata non è una novità. Rifiutiamo qualsiasi tentativo di collegare il governo indiano a tali sviluppi. Esortiamo il governo del Canada a intraprendere azioni legali rapide ed efficaci contro tutti gli elementi anti-India che operano dal loro territorio», si legge nella dichiarazione.
Di seguito l’India ha risposto con l’espulsione di un diplomatico canadese a Nuova Delhi. L’alto commissario canadese è stato convocato martedì mattina dal ministero degli Esteri indiano ed è stato informato della decisione di Nuova Delhi di espellere un alto diplomatico canadese con sede in India. Gli è stato chiesto di lasciare il Paese entro i prossimi cinque giorni, ha affermato in una nota il Ministero degli Affari Esteri.
La decisione dell’India riflette la sua «crescente preoccupazione per l’interferenza dei diplomatici canadesi nelle nostre questioni interne e il loro coinvolgimento in attività anti-India», ha scritto il ministero indiano in una dichiarazione.
A questo punto, il premier canadese Trudeau ha tentato di de-escalare la crisi diplomatica, dicendo che il Canada non stava cercando di provocare l’India quando l’ha accusata di essere collegata all’omicidio di un leader separatista sikh, ma voleva che Nuova Delhi prendesse sul serio la questione.
Secondo l’agenzia Reuters, Trudeau ha sottolineato la gravità del caso, affermando che comporta profonde implicazioni per il diritto internazionale, affermando che «il governo indiano deve prendere la questione con la massima serietà. Lo stiamo facendo; non stiamo cercando di provocare o intensificare la situazione».
Nel frattempo Nuova Delhi ha emesso un avvertimento ai suoi cittadini in Canada e a coloro che viaggiano nel paese in risposta a un avviso emesso da Ottawa nel mezzo di una disputa diplomatica tra i due Paesi.
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L’India ha esortato i suoi cittadini a essere cauti a causa delle «crescenti attività anti-India» e dei «crimini d’odio e della violenza criminale sanzionati politicamente» e ha consigliato di evitare di viaggiare in regioni in cui diplomatici indiani, così come settori della comunità indiana «che si oppongono all’ agenda anti-India» sono stati presi di mira.
In particolare, agli studenti, che costituiscono gran parte della diaspora indiana in Canada, è stato consigliato di «prestare estrema cautela» e rimanere «estremamente vigili».
Advisory for Indian Nationals and Indian Students in Canada:https://t.co/zboZDH83iw pic.twitter.com/7YjzKbZBIK
— Arindam Bagchi (@MEAIndia) September 20, 2023
L’India continua inoltre a essere la destinazione principale degli studenti stranieri del Canada, con circa 320.000 indiani che studiavano lì alla fine di dicembre 2022, ovvero quasi quattro studenti stranieri su dieci nel paese.
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Il Canada, nel suo avviso aggiornato, ha suggerito ai suoi cittadini di «evitare tutti i viaggi nel territorio dell’Unione di Jammu e Kashmir a causa dell’imprevedibile situazione della sicurezza», nonché della «minaccia di terrorismo, militanza, disordini civili e rapimenti».
Funzionari del governo indiano hanno affermato che le autorità canadesi hanno concesso asilo o cittadinanza a individui accusati di gravi accuse di terrorismo in India, consentendo loro di operare liberamente dal suolo canadese.
Funzionari indiani hanno affermato che il Canada ospita almeno nove organizzazioni separatiste che hanno apertamente fatto minacce di assassinio, promosso programmi secessionisti e coinvolte in omicidi mirati in India.
Affermano che Ottawa non ha intrapreso alcuna azione contro individui coinvolti in crimini gravi, compreso l’omicidio del famoso cantante punjabi Sidhu Moose Wala. Al contrario, le richieste di estradizione di Nuova Delhi per individui associati a queste organizzazioni sono rimaste senza risposta.
L’elenco delle organizzazioni che l’India ritiene avere «affiliazione diretta a elementi terroristici» include la World Sikh Organization, la Khalistan Tiger Force, Sikhs for Justice e Babbar Khalsa International. Richieste di estradizione o azioni contro dozzine di attivisti sikh sono state emesse dall’India, con alcuni nomi nell’elenco tra cui Gurwant Singh Bath, Bhagat Singh Brar, Moninder Singh Bual e Satinder Pal Singh Gill.
Sottolineando che gli attivisti sikh sono coinvolti in «guerre per il territorio» tra gruppi politici e religiosi in Canada, i funzionari di Nuova Delhi hanno affermato che la morte del leader separatista filo-sikh Hardeep Singh Nijjar potrebbe essere uno di questi casi, respingendo le recenti accuse del Canada contro l’India come «errati e basati su presupposti infondati».
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I media indiani suggeriscono che nel 2015 Nijjar è stato reclutato dall’agenzia di Intelligence pakistana, ISI, che lo ha assistito nell’organizzazione di campi di addestramento clandestini per fazioni estremiste sikh legate al movimento Khalistan nella Columbia Britannica, in Canada. Si credeva che Nijjar facesse parte di diverse organizzazioni con legami terroristici. È stato elencato come «individuo terrorista» dall’India nel 2020 per «aver addestrato e finanziato» altri separatisti.
Secondo notizie emerse in queste ore, le affermazioni del Canada secondo cui l’India sarebbe stata coinvolta nell’assassinio di un leader separatista Sikh si basa sulla sorveglianza dei diplomatici del Paese e sull’Intelligence fornita dai membri dell’alleanza «Five Eyes», il gruppo di condivisione dell’Intelligence dei Paesi anglofoni che comprende Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Lo ha riferito oggi l’emittente statale CBC, citando fonti governative.
La CBC ha affermato che le informazioni erano state raccolte durante un’indagine durata un mese in cui erano state intercettate comunicazioni tra funzionari indiani, compresi diplomatici situati in Canada. Funzionari canadesi si sono recati in India in diverse occasioni, anche in agosto e settembre, cercando collaborazione nelle indagini sulla morte di Nijjar.
L’Associated Press ha riferito separatamente, citando un funzionario canadese, che le accuse di Trudeau erano basate sulla sorveglianza dei diplomatici indiani in Canada, comprese le informazioni fornite da un importante alleato.
Poche ore fa l’India ha sospeso i servizi di visto per i canadesi. La rottura diplomatica si avvia ad essere totale.
Come riportato da Renovatio 21, nei mesi scorsi Nuova Delhi aveva cercato di catturare il leader dell’indipendentismo Khalistani Amritpal Singh, predicatore sikh resosi latitante.
In Punjab, individui che si sono definiti, secondo il resoconto di un sacerdote cattolico, «khalistani», hanno attaccato e vandalizzato una chiesa l’anno scorso.
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Immagine screenshot da Youtube
Terrorismo
L’ISIS rivendica la responsabilità dell’attacco alla chiesa greco-ortodossa in Giordania
🇯🇴🚨BREAKING: ISIS claims responsibility for DEADLY church attack in Jordan
Gunmen opened fire directly on a funeral at a Greek Orthodox church in Karak, turning a mourning family’s grief into an absolute massacre. At least six people were slaughtered and 28 others wounded as… — Mario Nawfal (@MarioNawfal) October 23, 2026
Poche ore dopo l’attentato, il re Abdullah di Giordania ha fatto visita ai sopravvissuti feriti e ha promesso che i responsabili sarebbero stati puniti «con il pugno di ferro». L’attacco è stato fermamente condannato dai leader della zona circostante. Ahmed al-Tayeb, grande imam di Al-Azhar al Cairo, ha offerto le sue condoglianze alle famiglie delle vittime e ha definito la sparatoria un «atroce attacco terroristico». Il ministro degli Esteri iracheno Fuad Hussein ha «ribadito la solidarietà dell’Iraq con la Giordania di fronte al terrorismo». Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha condannato l’attacco definendolo «particolarmente efferato» e ha chiesto che «tutti i responsabili vengano individuati e chiamati a risponderne». In Giordania sono stati proclamati tre giorni di lutto nazionale.A video captures the moment Islamic terrorists (ISIS) stormed St. George’s Church in Hamoud, Al-Karak, Jordan and opened fire on Christians inside.@KR3Wmatic pic.twitter.com/0oNtDW8mEE
— Abdul Ajibade (@Abduljide2222) October 23, 2026
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Terrorismo
Anche un arcivescovo faceva parte della delegazione europea attaccata dai coloni ebraici
Sabato, coloni terroristi israeliani mascherati hanno seminato il panico nei terreni agricoli vicino all’antica città cristiana di Taybeh, nella Cisgiordania occupata da Israele, aggredendo una delegazione diplomatica europea, ferendo un sindaco francese, distruggendo un veicolo consolare belga e attaccando civili palestinesi durante la raccolta annuale delle olive.
Taybeh, l’ultimo villaggio interamente cristiano rimasto nel territorio e tradizionalmente identificato con il biblico Efraim di Giovanni 11:54, è stato teatro di ripetuti attacchi terroristici di matrice ebraica per oltre un anno.
Lex Pouliot del Vulnerable People Project (VPP), presente sul posto, ha descritto la scena in un video-resoconto di prima mano, affermando di essere arrivata per la stagione della raccolta delle olive e di trovarsi «con le delegazioni francese, belga e polacca quando un gruppo di terroristi israeliani armati e mascherati è arrivato e ha attaccato».
Armed Israeli settlers launch a violent assault on the Palestinian Christian village of Taybeh, in the occupied West Bank.
According to Palestinian writer Ihab Hassan, Israeli settlers are targeting visiting French and Belgian diplomats, smashing their vehicle windows with… pic.twitter.com/cEKSgEgZgE
— The Cradle (@TheCradleMedia) October 17, 2026
«Hanno spinto a terra un sindaco francese che era con noi e hanno attaccato il veicolo del Console Generale belga. Hanno sfondato il finestrino dell’auto e ci hanno inseguito con i quad», ha raccontato, aggiungendo che se i coloni si sentissero autorizzati ad attaccare i diplomatici con le loro squadre di sicurezza, «immaginate come avrebbero trattato i palestinesi oggi se non ci fosse stata la presenza internazionale».
Pouliot ha inoltre riferito che, nonostante la presenza sul campo di giornalisti, attivisti per la pace e missioni diplomatiche, «oggi a Taybeh si sono verificati diversi attacchi. Per citarne solo alcuni, un ragazzino è stato colpito alla testa da un colono e ha avuto bisogno di punti di sutura. Una bambina di sette anni è stata presa a calci e gettata a terra, e ripetutamente minacciata e intimidita».
Inoltre, nella vicina Birzeit, terroristi israeliani hanno aggredito, picchiato selvaggiamente e ricoverato in ospedale la fotoreporter del Washington Post Heidi Levine.
Il sindaco francese Bernard Baudoux, 78 anni, di Aulnoye-Aymeries, che si trovava a Taybeh per formalizzare un accordo di gemellaggio e partecipare alla vendemmia, ha confermato l’aggressione. Indossando la sua fascia cerimoniale tricolore francese, è stato preso a calci e picchiato con sbarre di ferro o di metallo prima di essere gettato a terra.
«Sono arrivati tre veicoli. Diversi individui mascherati, armati di spranghe di metallo, sono scesi e si sono diretti verso di noi con estrema aggressività», ha dichiarato Baudoux.
«Sono stato colpito con delle sbarre di metallo e preso a calci prima di essere gettato a terra». In seguito ha dichiarato all’AFP che la violenza dimostrava «la tolleranza del governo israeliano» e che «il mondo intero deve sapere cosa sta succedendo lì. Per quanto mi riguarda, tornerò nel mio Paese e tutto andrà bene. Chi continua a soffrire di più è chi si trova qui». Ha descritto gli aggressori come arrivati «completamente furiosi» e ha previsto che l’incidente sarebbe rimasto impunito.
Secondo quanto riportato dal Guardian e da altre testate, si sarebbero verificati ulteriori feriti tra i civili durante gli stessi eventi: terroristi coloni israeliani avrebbero prima attaccato un gruppo di raccoglitori di olive sui pendii inferiori, rubando olive, prendendo a calci e aggredendo una donna palestinese settantenne e picchiando un uomo così violentemente da richiedergli sei punti di sutura per una ferita alla testa.
Anche l’arcivescovo cattolico Vincent Dollmann di Cambrai, in Francia, che faceva parte della delegazione, e altri membri della delegazione sono stati minacciati. Circa sette uomini mascherati, alcuni armati di bastoni o spranghe e a bordo di quad o veicoli fuoristrada, hanno affrontato il convoglio, hanno chiesto i documenti d’identità, hanno lanciato pietre contro i veicoli e hanno infranto il finestrino di un’auto consolare belga.
Il ministro degli Esteri belga Maxime Prevot ha condannato l’attacco, affermando: «I palestinesi affrontano questa violenza ogni giorno. I coloni prendono di mira anche i giornalisti che ne parlano e i diplomatici. La raccolta delle olive, il giornalismo o lo svolgimento di incarichi diplomatici non dovrebbero mai mettere nessuno a rischio di essere attaccato».
Il ministro belga ha collegato la vicenda alla «politica di insediamento illegale» di Israele, ha affermato che, in quanto potenza occupante, le autorità israeliane devono proteggere i civili e i diplomatici, e ha dichiarato: «L’impunità per i coloni violenti deve finire. Il Belgio continuerà a fare pressione affinché l’UE adotti sanzioni contro i responsabili di questa violenza e coloro che li sostengono».
Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha definito l’aggressione «oltraggiosa» e ha chiesto a Israele di reprimere questa «violenza criminale» dopo che Baudoux «è stato violentemente aggredito da coloni estremisti».
«Le autorità israeliane devono arrestare i responsabili di questi atti ripugnanti e consegnarli alla giustizia. Devono porre fine con urgenza a questa violenza criminale e garantire la sicurezza delle popolazioni civili, come sono tenute a fare dal diritto internazionale», ha dichiarato.
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La tolleranza da parte di Israele del terrorismo dei coloni, «una politica istituzionale» per «forzare lo sfollamento dei civili».
L’incidente è avvenuto durante una stagione di raccolta delle olive particolarmente violenta, in un contesto in cui terroristi ebrei vengono assolti dai loro crimini da rabbini estremisti che insegnano che il furto di olive palestinesi è una «virtù».
Funzionari palestinesi hanno riferito che almeno quattro palestinesi sono stati uccisi e oltre 100 feriti in attacchi dei coloni dall’inizio della stagione del raccolto, a ottobre, con migliaia di alberi danneggiati.
Secondo quanto riportato da VPP, l’organizzazione israeliana per i diritti umani Yesh Din ha documentato oltre 377 attacchi terroristici perpetrati da coloni e soldati israeliani contro civili palestinesi tra il 27 settembre e il 10 ottobre. Questi crimini sono avvenuti impunemente «in 162 comunità, con una media di circa 27 attacchi violenti al giorno», di cui 174 mirati alla raccolta delle olive e il 25% con la partecipazione diretta dell’esercito israeliano.
«Yesh Din sottolinea che la mancata applicazione sistemica della legge nei confronti degli autori di reati violenti indica una politica istituzionale volta a infliggere il massimo danno economico e culturale per costringere i civili allo sfollamento», ha riassunto VPP.
L’aggressione al convoglio diplomatico è avvenuta il giorno dopo che alcuni coloni avevano picchiato e rapinato la fotografa del Washington Post Heidi Levine nei pressi del villaggio palestinese di Abu Falah.
Come riportato da Renovatio 21, giorni fa, il fotografo palestinese di lunga esperienza Jaafar Ashtiyeh, collaboratore dell’AFP, aveva subito un’aggressione analoga durante un raid dei coloni contro olivicoltori palestinesi. Il giornalista, identificato come membro della stampa, era stato attaccato da coloni israeliani armati, che lo avevano picchiato con i calci dei fucili e derubato della sua attrezzatura. Secondo quanto riferito, un’unità delle IDF aveva assistito alla violenza senza intervenire.
Due mesi fa coloni israeliani mascherati hanno aggredito e ferito una troupe dell’emittente statunitense NBC News e una donna del posto in Cisgiordania.
La violenza colonica, ora visibile in tutta la sua boria sanguinaria, non si abbatte solo contro i giornalisti.
Come riportato da Renovatio 21, il deputato statunitense Ro Khanna ha dichiarato di essere stato fermato da coloni israeliani armati durante una visita a un villaggio palestinese nella Cisgiordania occupata, sostenendo che le truppe delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) si fossero schierate dalla parte dei coloni anziché aiutare la sua delegazione.
Nel frattempo, il governo israeliano avrebbe delineato un piano per erogare finanziamenti statali ai membri del gruppo estremista di coloni Hilltop Youth, stanziando circa 5,5 milioni di shekel (1,65 milioni di euro) per sussidi mensili ai suoi membri.
Negli scorsi giorni terroristi ebrei provenienti da insediamenti israeliani illegali hanno nuovamente attaccato l’antica città cristiana di Taybeh, incendiando i suoi campi agricoli e cercando di bruciare le case, con segnalazioni di spari anche contro i civili.
Come riportato da Renovatio 21, Taybeh è stata obiettivo di attacchi mortali di coloni israeliani. I continui assalti dei coloni giudei terrorizzano le cittadine cristiane della Cisgiordania, i cui sacerdoti chiesero aiuto durante l’assedio di mesi fa. Negli scorsi giorni l’esercito israeliano ha aggredito cristiani e musulmani palestinesi che stavano celebrando la festa di San Giorgio in un monastero cristiano a sud di Betlemme, nella Cisgiordania occupata.
Due mesi fa il vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme William Shomali aveva dichiarato che dall’inizio dell’anno «le aggressioni contro i cristiani in Cisgiordania si stanno moltiplicando».
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Immagine di Ralf Lotys via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported
Terrorismo
Coloni israeliani armati picchiano e rapinano fotografo dell’agenzia France Presse
🚨🇵🇸🇮🇱 An AFP photographer was BEATEN with rifle butts while trying to get into a car marked “PRESS.”
Palestinian photographer Jaafar Ashtiyeh was BRUTALLY attacked by armed Israeli settlers while covering violence in the West Bank. He suffered injuries to his head and torso… — Mario Nawfal (@MarioNawfal) October 7, 2026
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