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La verità sull’incontro tra Amanda Knox e il suo procuratore. Renovatio 21 intervista il giudice Mignini

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Tre settimane fa Renovatio 21 ha intervistato il giudice Giuliano Mignini, notissimo, e non solo in Italia, per aver trattato il caso del Mostro di Firenze e dell’omocidio di Meredith Kercher, finito praticamente protagonista nella serie messa in onda dal canale streaming Disney+ The Twisted tale of Amanda Knox, che racconta la versione della Knox riguardo la vicenda perugina. Ora la miniserie è conclusa. Abbiamo sentito ancora una volta il dottor Mignini per chiedergli riguardo alla serie e non solo. Ne è nata, come l’altra volta, una discussione profonda che è spaziata dai dettagli del caso alle origini etrusche di Perugia alla Messa in rito antico, dal rapporto instaurato con la Knox alle caratteristiche della cultura italiana, di quella britannica e di quella americana, passando per le sue supposizioni sul caso, le incongruenze che sono emerse e le proprie memorie personali.

 

Poco dopo la pubblicazione di questo articolo, il dottor Mignini ha inviato a Renovatio 21 alcune precisazioni che pubblichiamo in calce a questo articolo.

 

La serie Twisted tale of Amanda Knox si è appena conclusa. Vorremmo conoscere un suo primo giudizio a caldo su quanto ha visto. Che sensazioni ha provato guardandola? 

Io mi sono un po’ stancato di questa storia, perché l’unica possibilità di parlarne con un profitto sarebbe quella di dire tutta la verità e invece nemmeno in questo caso avviene. Il programma è fatto bene, gli attori sono molto bravi soprattutto la Grace Van Patten che interpreta Amanda e anche Acquaroli che mi ha interpretato – non mi assomiglia minimamente – è un attore molto bravo e che ha colto, non sempre, degli aspetti di come io vedevo questa storia, e il più delle volte ha intuito certe cose.

 

Ho visto tutta questa mini serie, ci sono degli spunti fatti bene e anche interessanti dal punto di vista delle indagini… cioè lei [Amanda, ndr] si apre in qualche modo, ma per il resto l’impostazione della vicenda è non conforme a quello che è stato, salvo in alcune parti dove lei è abbastanza sincera. Amanda stessa mi chiese se avessi voluto partecipare a questo programma, ma io ho detto no, assolutamente, perché non condivido la linea e lei sa le mie motivazioni.

 

 

Non mi va, nel modo più assoluto, l’atteggiamento quasi bigotto con cui vengo presentato. Amanda viene da una famiglia credo presbiteriana e adesso è diventata buddista, stoica e buddista, ed è un passo avanti, diciamo così, e quindi lei non capisce le sfumature che ci sono nel mondo cattolico. Il mondo cattolico è il mondo più vario che ci sia.

 

Le faccio un esempio: Don Saulo era il mio parroco quando ero piccolo, ma prima ancora c’era don Primo Ciampoletti, quello della messa pre-conciliare, della messa con le spalle rivolte ai fedeli per intenderci ed io sono stato educato al vetus ordo missae. Don Saulo è una brava persona e un uomo essenzialmente buono e credo anche onesto, e il vantaggio che abbiamo avuto è che lui vuol bene a tutti e due. Però è un uomo che ha risentito dell’influenza di Giovanni XXIII. Quando ci fu il Concilio Vaticano II io avevo dodici anni.

 

Tornando alla serie, il fatto che il mio personaggio faccia il segno di croce addirittura vedendo un uccello cadere dal Tribunale di Terni non esiste proprio. Terni è una città in cui peraltro non ho mai abitato tanto che però mi ha messo in crisi il concetto dell’Umbria, perché di fatto l’Umbria vera è Terni mentre noi qua a Perugia siamo Etruschi. Io sono un tipo di cattolico molto laico, mi perdoni l’aggettivo, ghibellino. Non guelfo, non clericale. E invece loro che non capiscono queste sfumature hanno girato una scena del genere e a me dà fastidio.

 

Era un aspetto della narrativa che ambienti ostili alle indagini sul caso Narducci utilizzavano contro di me non avendo nient’altro a cui potersi attaccare per screditarmi: non sono corrotto, sono onesto e sono ben voluto dalla gente. L’unica cosa con cui pensavano di potermi attaccare era il fatto che io fossi fortemente religioso. Io sono cattolicissimo, ma sono aspetti che tengo per me e sono molto geloso della mia intimità. Il primo punto è questo.

 

Poi c’è la polizia che è la grande imputata di questo racconto. Io come pubblico ministero sono stato abituato – adesso sono in pensione, ma sono sempre legato al mio mondo – ad avere un rapporto franco e di collaborazione con tutte le forze di polizia. Ho un particolare legame con l’Arma dei carabinieri per l’episodio che si vede nella serie, perché quando mi morì il babbo, che era dell’Associazione San Vincenzo De’ Paoli e in questa veste prestava aiuto ai detenuti e alle detenute del carcere.

 

Il carcere era situato a contatto con la mia casa originaria, quella dove sono nato, e dalla finestra del salotto che si apriva verso piazza Partigiani e sulla destra c’era il cortile di passeggio del carcere femminile che prima di essere destinato alle donne, dopo la guerra, era stato destinato ai detenuti fascisti, fra cui il prof. Franz Pagliani che pronunciò l’orazione funebre per mio padre. Il Pagliani fu costretto a scappare da Bologna e venne qua per non essere ucciso. Fu comandante della III Brigata Nera Mobile Attilio Pappalardo di stanza a Bologna.

 

Quando morì mio babbo avevo quattro anni. Nella serie mi si vede da bambino che guardo incuriosito le detenute donne [ride], il che non è vero. Da quella finestra non potevo affacciarmi perché alcune detenute mi chiamavano e mi sorridevano e quindi io stesso mi tenevo lontano da quella finestra, ma ciò è avvenuto quando avevo sedici o diciassette anni.

 

Tornando alla polizia devo dire che c’era una poliziotta di quelle che hanno seguito il caso, di cui non faccio il nome, che era la responsabile della sezione omicidi, che aveva una certa antipatia per Amanda. Ho sempre notato questa cosa e le donne in genere mal sopportavano Amanda e si era creata questo pregiudizio verso questa ragazza che ha purtroppo condizionato molto le indagini e la polizia ha fatto degli errori. Per esempio le imprecisioni nel rigore della verbalizzazione: loro aprivano il verbale alle ore tot e poi quando lo chiudevano non mettevano l’ora e questo consentì delle strumentalizzazioni.

 

Quando Amanda è stata interrogata, a sommarie informazioni, io non c’ero, l’ho detto e l’ho ripetuto. Stavo a casa perché avevo interrogato le ragazze inglesi che non sopportavano Amanda, me lo ricordo perfettamente, e quindi ero molto stanco e andai a dormire. Ero stato avvertito dal dirigente della squadra mobile Profazio che quella sera avrebbe dovuto interrogare Sollecito il quale in quell’occasione prese le distanze da Amanda per la prima e unica volta.

 

C’è sempre il cosiddetto salvataggio in corner che sarebbe che «tutto quello di negativo ho detto nell’interrogatorio è la polizia che me lo ha fatto dire». Tutto può essere, ci mancherebbe, io non c’ero, però dare sempre la colpa alla polizia mi pare strano. Sa cosa potrebbe essere successo? C’era un affollamento di poliziotti che si vede anche nella serie, entravano e uscivano dalla stanza e questa ragazza di vent’anni, lontana da casa, era frastornata e a un certo punto viene chiamato in causa un ragazzo nero che prima lei indica in Patrick Lumumba e poi in Rudy Guede.

 

Cosa c’è dietro questo scambio di persona? Questo è un quesito che mi sono sempre posto, non voglio entrare in merito, ma è così. 

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Questa è una cosa curiosa infatti. Prima accusa un ragazzo poi un altro e ambedue sono di colore.

Il campetto di basket ubicato proprio sopra a via della Pergola è legato a Rudy e non a Lumumba. Detto questo, c’è anche un altro fatto: il questore annuncia la chiusura delle indagini dopo pochissimi giorni dal fermo dei tre ragazzi e lì c’è la scena in cui rimprovero i poliziotti. Quella scena è verissima, perché questo ha fatto un danno alle indagini. Per giunta tutto quello che avveniva di negativo in questa vicenda, in America veniva riferito a me. Perché non lo so. 

 

Lei probabilmente è stata la figura rappresentativa delle indagini, nel bene e nel male.

Forse perché avevo svolto le indagini sul caso Narducci, anzi al tempo del delitto Meredith ancora le stavo svolgendo. Poi c’è questo colloquio con Amanda, dopo tanti anni, che io temevo. Ricordo che appena terminato il colloquio, scrissi tutto quello che ci siamo detti con Amanda, ma non lo faccio leggere a nessuno. Solo lei lo ha visto e mi ha confermato che andò proprio in quel modo.

 

Non è come si vede nella serie. Ci fu sì una discussione e lei che si ostinava dire: «perché senza prove?». «Ma come senza prove? Come si fa dire queste cose?». La prima sezione della Cassazione considera legittima una condanna senza prove? Senza prove cosa significa? Che ho preso dei dati a caso? Ma come si permettono di dire queste cose. A Perugia odiano Amanda. Sollecito sa come viene chiamato nella serie? «Mister nobody». 

 

Nella serie Raffaele Sollecito, che non è un brutto ragazzo, viene raffigurato un po’ come un nerd.

Un nerd, esatto, ma più che altro lei lo definisce «nobody». Io mi sarei arrabbiato se fossi stato apostrofato in quella maniera. Ci sono aspetti di quel colloquio che sono corrispondenti al vero come quando me la prendo con la stampa americana e ne dico di cotte e di crude. Lei se lo ricorda questo fatto. Molti americani si sono dimostrati ignoranti e avevano la tendenza a pretendere quasi che il processo si svolgesse secondo le loro regole. Non generalizzo ovviamente, su duecento milioni qualcuno si salva intendiamoci. Ma il processo era sotto la giurisdizione italiana.

 

Il colloquio vero che ho avuto poi con Amanda è stato molto più lungo e abbiamo affrontato molti più argomenti e lei, mi ricordo, che fu molto affettuosa. Poi siamo andati a pranzo. Mi invitarono anche alla cena a cui sarebbero intervenuti i due avvocati di lei, ma io a questa cena ho preferito non andare. Al pranzo c’era Don Saulo e il marito, persona simpaticissima che è l’unico della sua cerchia che mi ha capito. C’era anche la figlia piccolina che nella realtà le ho portato un giocattolo che Amanda mi ha poi detto che lei tiene sempre con sé. È un carillon. Le è piaciuto tantissimo.

 

La mamma di Amanda fu ostile al massimo, è rimasta fuori. L’incontro nella realtà è stato molto più lungo e anche molto più cordiale. 

 

La data dell’incontro era esattamente…

Il 17 giugno 2022. Durante il pranzo mi sono ricordato che era l’anniversario della morte di mio babbo. Quel giorno era andato a sentire a Firenze l’opera lirica La fanciulla del West e più fanciulla del West di Amanda chi ci può essere? Guardi un po’ il caso… Lei è rimasta colpita perché ha una notevole sensibilità, questo lo devo dire. È una persona che io ho fatto fermare, chiesto la condanna all’ergastolo in primo grado e in secondo grado, ed è stata poi assolta. Finito il processo, lei mi cerca e mi dice che vuol parlare con me, come facevo a declinare.

 

Lei ha sempre riconosciuto che io ero una persona che ho agito in piena buona fede. Sentirselo dire da una ex imputata, per la quale avevo chiesto l’ergastolo, è una cosa che non può far rimanere indifferenti. So che molti la odiano a prescindere. Mentre l’altro, il Sollecito, è rimasto sempre fermo sulle sue posizioni. È convinto che io l’ho messo dentro per cattiveria. Io non lo direi mai di un magistrato perché so che un magistrato ci ragiona, poi può sempre sbagliare per carità, ma insomma, che uno metta in galera una persona a caso, beh non credo sia proprio possibile. 

 

Questa mini serie ritiene che possa essere un’ulteriore operazione di strategia di PR? 

La gran parte degli americani vivono di queste invenzioni. Posso dire tranquillamente che di me non hanno capito proprio niente! Gli inglesi un pochino di più. 

 

Che effetto le fa essere un personaggio rappresentato in una serie TV?

Io non ho partecipato in nulla a questa serie. Non me la sono sentita di collaborare perché non sono d’accordo con l’impostazione che è stata data. L’ho detto chiaramente ad Amanda, questo.

 

Al di là di tutti gli aspetti che stiamo analizzando, le suscita un po’ di curiosità vedersi interpretato da un attore?

Guardi, non me ne frega niente [ride]. Mi importa che quello che ho fatto venga interpretato correttamente, mentre invece sia in malafede che per ignoranza, vedo che spesso avviene il contrario. Non è che mi sono fatto amici con la mia attività, sia chiaro.

 

Ci sono cose che l’hanno particolarmente disturbata in questa mini serie? Prima già ha fatto qualche accenno. Vuole aggiungere altro?

Il fatto che mi rappresentano come un bigotto, ma non lo capiscono perché gli Stati Uniti sono un Paese a maggioranza protestante e calvinista. Il protestantesimo peggiore. 

 

Scena totalmente inventate che la riguardano ce ne sono?

Alla fine di questa di mini serie, che io mi sono dovuto pappare tutta, perché volevo capire bene come è stata fatta. Mi si vede dopo il colloquio con Amanda che lo hanno dipinto più freddo di quello che invece fu. Lei mi regalò il suo libro, prima mi chiamava dottore poi Giuliano e mi fece anche la dedica. Mi si vede che cammino non si sa dove, poi si vede la chiesa che dovrebbe essere la chiesa di Santo Spirito, che era la mia vecchia chiesa parrocchiale.

 

Nell’altra scena non inquadrano me, ma si vede Don Saulo che entra nel confessionale, si mette i paramenti, capisce che c’è qualcuno alla sua destra che deve confessarsi, lui apre lo sportellino del confessionale, guarda, non si vede niente dall’altra parte, ma si vede uno che come se fosse commosso, ma non è chiaro.

 

Ecco, quella scena è totalmente inventata! Io da don Saulo non mi sono mai confessato [ride]. Mi sono confessato dai domenicani e da padre Ave e prima ancora da padre Vittore. 

 

L’incontro tra lei e Amanda dove è avvenuto esattamente?

Nella Casa Sacro Cuore, al secondo piano. C’era don Saulo, la figlia, il marito e la mamma che era rimasta fuori, perché non voleva incontrare «il mostro», che sarei stato io. Devo dire che la mamma di Amanda la capisco. 

 

È vero che ha preso la mano di Amanda durante il primo incontro?

Sì, l’ho tenuta a lungo perché ho visto che era molto turbata e cercavo di incoraggiarla. Ma anche lei me l’ha presa. Il nostro incontro è durato tre ore. 

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Una trovata registica mostra le lettere che Amanda le spediva luminose, come a dire che lei non volesse aprirle.

Non è avvenuto così. Non è stato don Saulo che me le ha portate, bensì delle persone amiche mie e di Amanda e a un certo punto, in un bar del centro qua di Perugia, mi hanno detto che c’erano queste lettere che dovevo leggere. Erano molto belle. Lei in queste lettere dice che voleva incontrarmi da tanto tempo, sin dai tempi del processo, ma che la distinzione dei ruoli ci aveva impedito ciò.

 

Lei ha deciso di leggerle dopo alcune lettere.

Solo dopo un po’ di tempo ho deciso di rispondere. Vorrei che fosse chiaro un aspetto non secondario: io ero in pensione quando ci fu questo scambio epistolare. E lei era stata assolta, sia pure con formula dubitativo, ed è bene sottolinearlo perché non si dice mai. Poi il punto che l’ha turbata è quella sentenza ultima che peraltro non ha soddisfatto nessuno. E lei infatti è stata posta nel luogo del delitto e probabilmente anche Sollecito.

 

Le lettere erano cartacee o ci fu una corrispondenza solo via mail?

Erano state inviate via mail, ma poi erano state stampate. 

 

La figura di Amanda in questa miniserie esce come vincitrice morale. L’Amanda studentessa è diversa dall’Amanda madre e moglie di oggi.

Io ho avuto tante indicazioni, tante confidenze riguardo questa storia durante questi anni. Vincitrice morale di che? Lei ha mentito, ma non se ne è accorta perché quella notte non capiva più niente e questo è il punto fondamentale. Per lei era facile: «Non sono stata io. Sono innocente». Per me era difficile invece, perché avrei dovuto dirle: «Capisco che sei una brava persona, ma le cose non sono andate così. E perché non sono andate così?». C’è il famoso gancetto di reggiseno di Meredith, piegato dalla violenza, dove c’è l’aplotipo di Sollecito e nella stoffa c’è il profilo genetico di Rudy. 

 

Renovatio 21, nell’intervista precedente, ipotizzò che Amanda scrivendole abbia dimostrato di percepire in lei una sorta di figura paterna, che evidentemente cercava, visto il suo vissuto familiare. Nell’episodio finale della serie la cosa è rovesciata, tra le lacrime, in un momento comunque struggente, la Knox le chiede perché lei non abbia visto in quella ragazza una delle sue figlie.

Lei pensa che non l’ho vista? Non era così. Un magistrato ricopre un ruolo istituzionale importante che ha delle regole e un codice etico. Quando bisognava chiedere la condanna, in primo e in secondo grado, nel secondo grado avevo per fortuna il collega Costagliola, ma in primo grado il più anziano ero io. Dovevo quindi io fare le richieste. Sapeste quanto si soffre a chiedere la condanna, soprattutto per due ragazzi.

 

Io ho tutte figlie femmine e chiedere la condanna per una giovane studentessa che poteva essere mia figlia è stata una sofferenza. Sa come l’ho superata? Per cercare di dare coraggio a me stesso ho ricordato i tre iuris praecepta del diritto romano: honeste vivere, alterum non laedere e suum cuique tribuere. Quando ho dovuto chiedere la condanna lei pensa che io non stavo soffrendo? Ero convinto di quello che chiedevo. 

 

Quando fu letta la sentenza di assoluzione, lei che cosa provò in quel momento?

Io ero convinto che avremmo fatto ricorso e la sentenza sarebbe stata annullata. Ero certo. La salvezza loro è stata che l’avvocato Biscotti ha chiesto per Rudy l’abbreviato. Rudy aveva una Corte d’appello da plotone d’esecuzione. 

 

In un momento della serie si vede che lei si scaglia contro la macchina delle PR della famiglia Knox. Di cosa l’accusarono e quale cosa l’ha offesa di più?

Io non l’ho capito, perché non si capisce quello che dicono gli americani. L’America è nata in polemica con l’Europa, in particolare con l’Inghilterra, in particolare con la chiesa anglicana, perché loro erano calvinisti. Loro erano la terra promessa, i nuovi ebrei, si sentivano così. Gli anglicani e noi europei eravamo per loro una specie di faraoni,. Io ero l’inquisitore medievale che perseguitava questa ragazza americana, che in quanto americana, era innocente, pura e candida. È così per loro. Queste cose gliel’ho dette. Per noi invece lei era la strega. È un incrocio di pregiudizi. Per gli inglesi era metà e metà. Quello di cui mi rammarico è che Meredith non l’ho mai conosciuta. L’ho vista cadavere. 

 

La famiglia della Knox ha dovuto far fronte a uno sforzo economico non indifferente. Oltre che una famiglia agguerrita nel voler difendere la figlia, pare ci sia stato un appoggio di una parte del Dipartimento di Stato Americano e spezzoni del Partito Democratico che hanno appoggiato e difeso Amanda.

La Clinton. Non ho capito che interessi potevano avere in quel momento. Io ho avuto pressioni anche da parte di un giudice della Corte Superiore dello Stato di Washington. Lui abitava a Seattle che per arrivarci bisogna arrivare all’Atlantico, superarlo, e poi superare tutta la parte continentale degli Stati Uniti e arrivare alle soglie del Pacifico. Lui da lì aveva deciso che lei era innocente. 

 

Mi viene da sorridere, ma è strana come cosa.

Lo so, ma è così. 

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Amanda ha sempre sostenuto di essere stata perseguitata ingiustamente. Ha parlato mai di perdono nei suoi confronti?

Io gliel’ho spiegato, ma lei probabilmente ha una concezione calvinista e quindi tutto è peccato. Un giudizio espresso da un magistrato che tu ritieni sbagliato, è peccaminoso secondo la sua visione. Ma non è così e gliel’ho detto. Probabilmente lei è convinta di avere detto la verità, perché non si ricorda. C’è un’amnesia post-traumatica che ancora fa sentire i suoi effetti. Poi se la gente crede o non crede, il film l’ha fatto lei, non l’ho mica fatto io. Però lei ha, non so perché, manifestato questo atteggiamento benevolo nei miei confronti.

 

Prima ha parlato di una conversione di Amanda verso il buddismo. In un certo periodo le è sembrato che lei si stesse avvicinando alla religione cristiana? Penso anche al rapporto con don Saulo. 

Quando era in carcere può essere. Quando mi scrive parliamo di tante cose e lei mi ha chiesto di poter utilizzare quello che le avevo detto in discorsi pubblici. Perché io ho accettato? Perché questo discorso era opinabile, non si può dire è giusto o è sbagliato, perché io ero stato accusato di averla perseguitata e dovevo dimostrare che non era vero e io glielo dico: «non ti ho mai odiato». È vero. Se avessi rifiutato l’incontro, avrebbero detto il contrario. Poi, essendo un magistrato, io mi dicevo: «chi te lo dice che lei non potrà aprirsi e dirti qualcosa del delitto?». E difatti qualcosa è venuto fuori. Per esempio quel fuggevole rapporto con Rudy, che lei aveva sempre negato e invece lei poi l’ha ammesso. Io ho un’idea, ma non la dico qui. 

 

È curioso che proprio alla fine del film c’è scritto che alcune scene sono romanzate. 

Quella della confessione è romanzata. Non possono dire che fossi io, perché non si vede niente.

 

In tutta questa vicenda la figura di Amanda è enormemente preponderante rispetto agli altri.

Rispetto a Sollecito Amanda è una figura gigantesca. Gli elementi a carico di Sollecito ci sono, come il gancetto del reggiseno che è la cosa più importante, più che il coltello. Nel coltello vi è poco materiale che potrebbe essere anche materiale non ematico, quindi non sangue. 

 

Sul gancetto del reggiseno pare non ci siamo dubbi invece.

Sa cosa ha detto il professor Novelli, il maggior genetista italiano nonché nostro consulente? I cosiddetti esperti americani fanno la domanda: «ma potrebbe esserci andata la polvere…». Come faceva la polvere con l’aplotipo di Sollecito a finire lì dopo un mese dal fatto? Come faceva? E allora lui ha risposto: «se questo fosse possibile, sarebbe più facile che un meteorite cadesse qui, in questo tribunale, in questo momento, piuttosto che una cosa del genere».

 

Amanda viene dipinta come una strega da alcuni. Fu la stampa americana che tirò fuori per prima questa cosa qua oppure fummo noi italiani che la etichettammo in quel modo?

Furono gli inglesi all’inizio. Cioè la demonizzazione di Amanda è stata fatta dagli inglesi e lei lo ha detto. Quando io ho parlato delle calunnie che ho ricevuto dagli americani, nel programma si vede, lei mi dà ragione.

 

Aradia, il Vangelo delle streghe è un testo considerato «sacro» dai movimenti della stregoneria moderna. È curioso pensare fu scritto 126 anni fa proprio da un americano, Charles Godfrey Leland, basando tutto su istruzioni di una anziana praticante della «vecchia religione» (secondo lui, un paganesimo precristiano collegato alla mitologia etrusca) incontrata non lontano da qui sull’Appennino tosco-emiliano.

Le streghe sono un fatto caratteristico del protestantesimo, perché il cattolico non ha questa tendenza macabra. Loro invece ce l’hanno. La famosa Wicca. Qui a Perugia non ce l’abbiamo questa cosa. Non appartengono al mondo etrusco. Le streghe, se vogliamo, sono più verso la parte appenninico-adriatica, Benevento e il Nord Italia, ma non so perché.

 

Come la vede Amanda?

Volevo dirle qualche cosa sul carattere di Amanda. È una ragazza molto intelligente. Io a un certo punto le ho chiesto: «Ma io come sono per te?». «Cocciuto fino all’inverosimile, difendi le tue idee, se sei convinto, in una maniera molto forte. E poi hai un cuore grande come il mare». Mi ci ritrovo in questo ritratto che mi ha fatto. Lei ha una tendenza a perdonare tutto, perlomeno così la vedo io. Sta sempre dalla parte della vittima o della pretesa vittima. Al che io le ho detto: «Anche il giudice Borsellino è stato vittima, ma prima era inquisitore e forse domani sarà santo». È molto ingenua.

 

Dissero al tempo che era una manipolatrice. 

È molto leale e nella nostra corrispondenza epistolare non ha mai tradito le cose riservate che io le ho detto. Io le ho inviato il resoconto particolareggiato fatto a caldo dell’incontro e lei mi ha dato ragione. Non era come diceva lei. Non se lo ricordava bene. 

 

Amanda quando fu coinvolta in questa storia sapeva che lei stava già indagando in un caso importante come quello del caso Narducci?

Nella serie ne ha parlato.

 

Ha contezza di ciò che rappresenta la storia del Mostro di Firenze?

Non lo ha capito, perché loro hanno questa mania del cospirazionismo, perché loro le cospirazioni le fanno sempre, noi no. Io non gliele mando a dire, sono molto sincero con lei. 

 

Gli americani sono sempre molto affascinati dai loro serial killer, ma pare che molti siano attratti dalla vicenda del mostro di Firenze.

Si, ma non c’hanno capito niente perché hanno ascoltato Mario Spezi e Douglas Preston. Qualcosa alla fine lei ha capito. 

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Amanda è da poco intervenuta in un podcast con Gwyneth Paltrow e ha rilasciato delle dichiarazioni che lei non condivide.

Ah! Ci furono circa tre giorni e mezzo per i primi interrogatori di Amanda. Lei in quel podcast dice che è stata interrogata per cinquantatré ore. Cinquantatré ore in tre giorni e mezzo che significa? Che la polizia non va a dormire, lei nemmeno, non mangia per tutte le ventiquattro ore, per due giorni, più altre ore il terzo giorno (…) Possibile che non capiscono? C’è stato solo un giornalista italoamericano che ha capito questa incongruenza. Il resto nulla. Questa Gwyneth Paltrow ha bevuto questa cosa senza reazione. Come è possibile?

 

Nell’intervista della Knox da Bruno Vespa dice che è stata «torturata dai poliziotti».

Nella miniserie non vi è nessuna tortura. 

 

Qualcuno dice che oltre ai tre ragazzi quella notte, in quella casa, c’erano altre due persone. Lei che idea si è fatto in merito?

C’è un’indagine aperta, perché ci sono delle novità. Io ha fatto la mia parte e ho comunicato quello che mi è stato riferito da una persona alla procura. Vediamo quello che fanno. C’era una macchina davanti al cancello aperto la notte del delitto, ma non capisco e non mi ricordo perché la polizia non ha identificato l’utilizzatore della macchina. Qualcuno aveva parlato anche della presenza di un appartenente elevato ai servizi segreti. 

 

Per quale motivazione in caso?

Non lo so. Sarebbe normale sul caso Narducci. 

 

Il suo rapporto con Amanda come sarà da qui in avanti?

Fermo restando che io ho apprezzato questo suo atteggiamento, ma come si dice, amici come prima, ma adesso basta perché poi si possono creare equivoci e la gente tante volte non comprende bene. I suoi non erano contenti di questa cosa, e lo evince anche guardando la serie. Lo stesso discorso, più o meno ce l’ho anche io in casa. 

 

Francesco Rondolini

 

 

PRECISAZIONI DEL DOTTOR MIGNINI

 

Gentile redazione di Renovatio 21,

 

ho preso visione dell’articolo sul mio colloquio con Amanda Knox e, pur apprezzandolo, desidero formulare alcune considerazioni per meglio chiarire la mia posizione:

 

1) Ho apprezzato il coraggio e lealtà di Amanda Knox ma non ne condivido il giudizio sulla vicenda processuale.

 

2) il giudizio critico è ad una parte, non so quanto estesa, dell’opinione pubblica statunitense, ma respingo ogni forma di indebita generalizzazione che costituisce un errore logico.

 

3) l’ultima sentenza della Cassazione non ha soddisfatto nessuno. È sotto gli occhi di tutti. Ma è una sentenza che, al di là dei suoi errori, va rispettata.
Vi ringrazio.

 

Giuliano Mignini

 

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Immagine screenshot da YouTube

 

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Il Congresso USA discute del progetto MK Ultra

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La deputata repubblicana floridiana Anna Paulina Luna ha tenuto martedì un’audizione per fare luce sul progetto MKULTRA lanciato dalla CIA e volto a sviluppare metodi di controllo mentale.   Martedì scorso , presiedendo la task force della Commissione di vigilanza della Camera sulla declassificazione dei segreti federali, Luna ha ascoltato le testimonianze di persone che hanno descritto dettagliatamente come la CIA, negli anni Cinquanta, conducesse segretamente esperimenti illegali su soggetti umani ignari, inducendo stati mentali alterati attraverso la tortura psicologica e somministrando droghe come l’LSD, che permettevano di impiantare falsi ricordi e, in ultima analisi, di programmare le loro menti, anche per commettere omicidi.     «Il Progetto MKULTRA non è stato un fallimento politico o un programma eccessivamente zelante sfuggito di mano», ha dichiarato Luna. «Si è trattato di un’operazione governativa deliberata e sistematica che ha sottoposto cittadini americani, prigionieri, pazienti ospedalieri, veterani e persone comuni a LSD, elettroshock, ipnosi, privazione sensoriale e tortura psicologica a loro insaputa e senza il loro consenso».  

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L’avvenente deputata ha sottolineato il coinvolgimento del dottor Sidney Gottlieb, che un testimone ha definito il «Mago Nero», e ha evidenziato come la CIA avesse in seguito ordinato la distruzione della documentazione relativa al progetto MKULTRA. Questo fino a quando, nel 1977, un archivista non si imbatté in sette scatole contenenti i documenti finanziari del programma, sopravvissuti a un incendio ma archiviati in modo errato.   «Quelle sette caselle contenevano i nomi delle istituzioni, i nomi dei sottoprogetti, i ricercatori che vi avevano partecipato, l’operazione specifica che la CIA aveva finanziato e, senza di esse, la stragrande maggioranza del progetto MKULTRA sarebbe rimasta solo una voce», ha affermato la Luna.   «Vorrei essere chiara su ciò con cui credo che abbiamo a che fare qui», ha continuato. «Somministrare farmaci alle persone a loro insaputa e senza il loro consenso, sottoporre gli esseri umani a torture psicologiche e utilizzare prigionieri e pazienti ospedalieri come soggetti di ricerca senza il loro consenso. Questi sono crimini contro l’umanità».   Testimoniando davanti alla Commissione, Stephen Kinzer, autore del libro sul Gottlieb Poisoner In Chief, ha osservato che la CIA gli aveva sostanzialmente concesso una licenza di uccidere, aggiungendo che il numero di americani sacrificati al progetto MKULTRA potrebbe non essere mai noto.   «Nel 1951 la CIA assunse Gottlieb e gli affidò il compito di avviare quello che sarebbe diventato il progetto MK-ULTRA. Gottlieb era convinto che, per trovare un modo per impiantare una nuova mente nel cervello di una persona, fosse prima necessario distruggere la mente già presente. Nella sua ricerca di metodi per distruggere la mente e il corpo umano, MKULTRA condusse gli esperimenti più estremi mai effettuati su esseri umani da un’agenzia governativa statunitense. A tutti gli effetti, si tratta di torture mediche. Questi esperimenti ebbero luogo in prigioni, cliniche e rifugi sicuri negli Stati Uniti, in Europa e in Asia».  

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«Gli ufficiali del progetto MK-ULTRA erano autorizzati a recarsi all’estero, preferibilmente in Paesi sotto occupazione statunitense, formale o informale, e a chiedere alla stazione locale della CIA di fornire loro “sacrificabili”, ovvero esseri umani la cui scomparsa non avrebbe destato sospetti. Gottlieb possedeva di fatto una licenza di uccidere rilasciata dal governo statunitense. Non si conoscono né il numero delle vittime del progetto MK-ULTRA né il numero di coloro che furono sottoposti a esperimenti mortali».   Il giornalista investigativo Tom O’Neill, noto per il molto popolare libro sugli omicidi Manson Chaos, ha testimoniato in merito al coinvolgimento dello psichiatra Louis Jolyon West nel perfezionamento dei metodi di controllo mentale del progetto MKULTRA, illustrando i suoi legami con gli omicidi di Charles Manson nel 1969 e con Jack Ruby, l’assassino di JFK Lee Harvey Oswald.   «Appena tre anni dopo aver stretto un accordo con la CIA, West riferì di aver sviluppato, somministrando “LSD” e altre “nuove droghe” che “accelerano l’induzione dello stato ipnotico e approfondiscono la trance che può essere prodotta in determinati soggetti”, la capacità di sostituire i “veri ricordi” con “falsi” in una persona senza che questa ne sia consapevole».  

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«“In altre parole”, ha spiegato, “si è scoperto che è possibile prendere il ricordo di un evento specifico nella vita di un individuo e, tramite suggestione ipnotica, far sì che in seguito ricordi consapevolmente che quell’evento non è mai realmente accaduto, ma che un altro evento (fittizio) è invece avvenuto”».   O’Neill ha inoltre evidenziato una lettera del 1953 di West a Gottlieb in cui «delineava gli obiettivi, i mezzi e i metodi degli esperimenti che West intendeva condurre su soggetti umani inconsapevoli presso la base aerea di Lackland, vicino a San Antonio, in Texas, dove era primario di psichiatria presso l’ospedale della base».   Lo scrittore ha fatto notare che meno di un anno dopo la lettera, un sergente dell’aeronautica militare in servizio presso la base, senza precedenti di violenza o criminalità, rapì e uccise una bambina di tre anni nei pressi della base aerea.   «L’aviatore, un militare decorato, marito e padre di due figli di nome Jimmy Shaver, si avvicinò alla squadra di ricerca che aveva trovato la bambina e chiese loro dove si trovasse e come fosse arrivato lì. I testimoni, compresi i poliziotti militari che lo arrestarono, descrissero Shaver come stordito e apparentemente in trance. Sua moglie riferì che non l’aveva riconosciuta quando era andata a trovarlo in prigione quella sera», ha raccontato O’Neill.   Durante il processo a Shaver, venne poi rivelato che «era stato ricoverato presso l’ospedale della base, sottoposto a un trattamento sperimentale per emicranie debilitanti», e che West era stato incaricato come suo perito psichiatrico. «Quattro anni dopo, fu giustiziato, insistendo fino alla fine di non ricordare di aver commesso il crimine per cui era stato condannato», ha affermato O’Neill.   Come riportato da Renovatio 21, era stato, ancora in età adolescenziale, una vittima del progetto MK Ultra Ted Kaczynski, detto Unabomber. Ancora ragazzino, era   Appena entrato sedicenne ad Harvard, il piccolo, geniale Kaczynski fu sottoposto ad un mostruoso esperimento psicologico che durò tre anni, dal 1959 al 1962.   Della crudeltà di questo evento parla in Harvard and the Unabomber di Alston Chase e riassunto in Mind Wars: Brain Research and the Military in the 21st Century («Guerre mentali: la scienza del cervello e l’esercito nel 21° secolo») di Jonathan Moreno, filosofo e bioeticista americano figlio del padre della tecnica psicoterapica dello psicodramma Jacob Levy Moreno. Della faccenda parla anche il recente libro sui crimini medici, The Icepick Surgeon: Murder, Fraud, Sabotage, Piracy, and Other Vile Deeds Perpetered in Name of Science («Il chirurgo con il rompighiaccio: omicidio, frode, sabotaggio, pirateria e altri atti vili perpetrati in nome della scienza»).

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L’esperimento di Harvard cu fu sottoposto il minorenne Kaczynski mirava alla decostruzione psichica dei giovani, utilizzando un’intensa umiliazione, provocando loro un forte stress.   L’esperimento – ma sarebbe più corretto dire la tortura – era in gestione a Henry A. Murray, uno psichiatra proveniente dal patriziato di Nuova York, noto per i suoi interessi junghiani e per aver supervisionato nel 1960 gli esperimenti harvardiani con droghe psichedeliche del collega psichiatra Timothy Leary, poi divenuto trafficante latitante e guru della controcultura drogastica degli anni Sessanta.   Murray aveva conseguito il dottorato in biochimica presso l’Università britannica di Cambridge. Nel 1937 divenne direttore della Harvard Psychological Clinic e l’anno successivo fu consulente per il governo britannico, istituendo il loro comitato di selezione degli ufficiali. Durante la seconda guerra mondiale Murray aveva lasciato Harvard e lavorato come tenente colonnello per l’Office of Strategic Services (OSS) – l’organizzazione che sarebbe stata poi chiamata «CIA».   Il lavoro di Murray per i servizi segreti angloamericani ha lasciato il segno. James Miller, responsabile della selezione degli agenti segreti presso l’OSS durante la seconda guerra mondiale, ha affermato che il test della situazione di Murray è stato utilizzato dal British War Officer Selection Board e poi dall’OSS per valutare potenziali agenti. Varie fonti sostengono che in seguito i suoi esperimenti sarebbero stati parte del progetto MK Ultra.   Dalla fine del 1959 all’inizio del 1962, l’operazione di Murray selezionò 22 studenti universitari di Harvard e cercò di misurare le loro risposte allo stress estremo.   Murray affermava di sottoporre le sue cavie umane ad attacchi «veementi, radicali e personalmente offensivi”. La sua esperienza avrebbe specificamente adattato la decostruzione psichica all’ego, alle idee care e alle convinzioni dell’individuo. Successivamente, chiedeva ai soggetti di vedere ripetutamente il filmato di se stessi che subivano abusi.   Kaczynski aveva 17 anni quando iniziò l’esperimento triennale. Secondo quanto mostrato anche nella riuscita serie TV Manhunt: Unabomber, Murray si era prima ingraziato il ragazzino, divenendogli amico – qualcosa di assolutamente importante per un bambino prodigio nemmeno maggiorenne, e di famiglia non abbiente come quelle dei rampolli che solitamente finiscono senza meriti Harvard, che era appena arrivato nel contesto del campus, lontano dai suoi cari e con chissà quali ansie.   Murray incoraggiò il giovane Ted a scrivere le sue idee, per poi complimentarsi con lui, e stabilire un rapporto estremamente amicale. Nell’esperimento, poi, lo psichiatra capovolgeva la situazione, dava appuntamento in uno spazio chiuso al ragazzino dove lo insultava, assieme ad altre persone, dicendo che il suo pensiero non valeva niente, e arrivando a dirgli – secondo quanto riportato – che anche sua madre non aveva considerazione di lui.   Sono state fatte ipotesi anche sul coinvolgimento dell’MK Ultra nella vita di Mark Chapman, l’assassino del cantante John Lennon.

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Come riportato da Renovatio 21, sono stati portati all’opinione pubblica in questi anni esperimenti MK Ultra svolti dalla CIA che comprendevano dosare LSD a cittadini inconsapevoli ed altri esperimenti su bambini danesi, nonché altre torture al di fuori di ogni possibile etica medica.   Da notare come Robert Kennedy jr., dopo una visita in carcere, ha dichiarato di non credere nella colpevolezza dell’assassino condannato per la morte del padre, Robert Kennedy sr., già segretario alla Giustizia nel governo di John Fitzgerald Kennedy e candidato alla presidenza USA quando venne ucciso a Los Angeles nel 1969. La tesi circolante è quella secondo cui il killer condannato, il palestinese Sirhan Sirhan, abbia agito in una sorta di ipnosi, e non abbia inferto al politico americano il colpo fatale.   Da notare come due anni fa la CIA abbia negato di aver utilizzato la programmazione di controllo mentale MK-Ultra sull’attentatore di Trump al comizio di Butler, Pennsylvania, il misterioso ventenne Thomas Matthew Crooks.   «Queste affermazioni sono totalmente false, assurde e dannose», aveva detto un portavoce della CIA a Wired . «La CIA non ha avuto alcun rapporto con Thomas Crooks. Per quanto riguarda MK-Ultra, il programma della CIA è stato chiuso più di 40 anni fa e le informazioni declassificate sul programma sono disponibili al pubblico su CIA.gov».  

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Misteri

L’esorcista: l’ossessione per gli alieni è un tentativo di «sostituire il cristianesimo»

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Il noto esorcista statunitense padre Chad Ripperger ha affermato durante un recente podcast che l’obiettivo della narrativa sugli alieni è «soppiantare il cristianesimo». Lo riporta LifeSite.

 

Durante una discussione su alieni e demoni con il podcaster cattolico Timothy Gordon e l’ospite del podcast Quite Frankly, padre Ripperger – ad oggi il più ascoltato esorcista d’America – ha confermato una correlazione tra l’occulto e le segnalazioni di alieni, quando Frank glielo ha suggerito.

 

Uno dei segnali del legame tra «alieni» e demoni è la presunta storia di questi esseri extraterrestri, che offre una «spiegazione alternativa» della creazione dell’universo, secondo la quale gli alieni sarebbero venuti sulla Terra e ci avrebbero «generati» come prole. Questa idea esclude la comprensione biblica del peccato originale e di Adamo ed Eva, ha osservato padre Ripperger.

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Un altro indicatore del loro legame con il demoniaco è l’idea che gli alieni siano «venuti a salvarci da noi stessi» e a illuminarci con nuove conoscenze affinché possiamo «rimetterci in riga».

 

«L’obiettivo finale è quello di soppiantare il cristianesimo e il modo in cui comprendiamo… il rapporto tra l’uomo e Dio», ha affermato don Ripperger, che ha sottolineato come un numero significativo di persone che riferiscano di aver vissuto esperienze di rapimento alieno o di aver avvistato UFO affermano che, non appena invocano il nome di Cristo, Gesù, gli alieni scompaiono, evaporando nel nulla.

 

«Questo ci indica che c’è qualcosa di collegato all’occulto in qualche modo in relazione a tutto ciò», ha commentato l’esorcista, affermando che durante gli esorcismi i volti delle persone possedute spesso si trasformano in forme diverse, assumendo ad esempio l’aspetto di un animale. Numerosi esorcisti hanno riferito di aver visto i volti delle persone possedute trasformarsi in forme aliene, con una fronte e occhi enormi, mentre il demone che abitava la persona si riferiva a se stesso come un «Grigio». Questo è significativo perché coloro che affermano di aver incontrato esseri extraterrestri spesso li descrivono come «Grigi», esseri umanoidi con teste grandi che comunicano telepaticamente.

 

Tendono a dire all’esorcista che assiste all’incontro di essere un essere a metà tra gli angeli e gli uomini, né buono né cattivo, ha affermato padre Rippergerro, il quale ha insinuato che si tratti di una menzogna e di un tentativo di copertura per il demone.

 

Più avanti nella discussione, Gordon ha menzionato la rimozione di monsignor Stephen Rossetti dall’incarico di esorcista nell’arcidiocesi di Washington da parte del Cardinale Robert McElroy, per aver affermato che i demoni possono camuffarsi da alieni o UFO.

 

Don Ripperger ha fatto notare che lui stesso aveva espresso la stessa opinione a monsignor Rossetti più di un anno prima, così come avevano fatto almeno altri sei esorcisti in tutto il mondo, in una credenza che sembra diffusa e persistente tra gli operatori dell’esorcistato, in un contesto in cui certa parte della destra cristiana americana (sia cattolica che ortodossa che protestante) sembra aver abbracciato l’idea, che in USA e in Europa aveva già nello scorso secolo una certa letteratura, secondo cui gli UFO potrebbero essere manifestazioni di forze infernali – al punto che è emerso che il governo americano starebbe organizzando sessioni di preparazione con i pastori protestanti invitandoli a preparare le loro congregazioni alla prossima divulgazione di informazioni riguardanti la vita aliena e astronavi non identificate, che potrebbero mettere in crisi la fede cristiana.

 

«Dal punto di vista ecclesiastico, sembrava solo una scusa per sbarazzarsi di Monsignor Rossetti», ha detto don Ripperger. «La mia impressione è che fosse stato condannato per qualcosa che era l’opinione comune della maggior parte degli esorcisti, cosa che mi ha piuttosto sorpreso».

 

Non è raro che coloro che credono negli alieni percepiscano la loro esistenza come una minaccia alla religione cristiana. Il regista Steven Spielberg ha avvertito che il suo recente film Disclosure Day avrebbe «scosso la fede» dei cristiani perché racconta di otto decenni in cui il governo statunitense ha nascosto le prove di visite aliene.

 

Si tratta di un’operazione portata innanzi per decadi dallo Stato Profondo USA e dal suo braccio propagandistico principale, Hollywood.

 

Il ruolo attivo di operatori politici del Deep State americano come C.D. Jackson (190 –1964) – assistente speciale del presidente Eisenhower ed esperto di guerra psicologica nella Seconda Guerra Mondiale nonché dirigente del gruppo mediatico Time Inc. – in film di fantascienza hollywoodiane può essere ascritto a tale programma di decristianizzazione delle masse.

 

Il film Ultimatum alla Terra (1951), prodotto da Darryl Zanuck, considerato un «amico» da Jackson, esemplifica bene l’idea di inserire nella cultura popolare elementi di «acclimatazione» ad una futura «religione UFO» di carattere antibiblico: un gigantesco robot distruttore chiamato Gort arriva sulla Terra, ma un alieno di fattezze umane, tale Klaatu, lo implora di desistere.

 

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L’alieno, a cui le autorità non credono quando parla del rischio che corre la terra se continua con le sue divisioni politiche e militari, finisce per lavorare come falegname. Un blackout globale di tutti i sistemi elettrici spinge a considerare la minaccia evocata da Klaatu, che viene però ucciso in una sparatoria con l’esercito, ma resuscita una volta portato nella sua astronave, dove però rivela alla donna coprotagonista che la sua resurrezione è temporanea.

 

La soluzione ai mali del mondo, dice infine Klaatu, sta nel disarmo totale e nella desovranizzazione di ogni potere umano: egli infatti dichiara infine ad un consesso di scienziati che un’organizzazione interplanetaria ha creato una forza di polizia di robot invincibili come Gort.

 

«In materia di aggressione, abbiamo dato loro un potere assoluto su di noi» dice Klaatu. «La vostra scelta è semplice: unitevi a noi e vivete in ​​pace, oppure proseguite il vostro corso attuale e affronterete l’annientamento. Aspetteremo la vostra risposta». Klaatu e Gort quindi ascendono al cielo con il loro disco volante.

 

Il lettore può da sé leggendo questa breve sinossi capire di cosa si tratta: parodia del cristianesimo, che va eliminato conservandone i tratti necessari alla credenza popolare, instaurazione di una tecnocrazia totale – un Nuovo Ordine Mondiale – alla quale tutti gli uomini devono sottomettersi. Si tratta di Predictive Programming al suo meglio, già più settanta anni fa.

 

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Misteri

La strana storia delle 70 bambine della scuola ebraica perse nei tunnelli sotterranei

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La scorsa settimana circa settanta ragazze adolescenti della scuola ebraica Toras Emachu di Monsey, nello Stato di Nuova York, sono state avvistate da un agente di polizia locale mentre emergevano da un tunnello fognario.   L’insolito episodio non ha mancato di attirare l’attenzione dei media neoeboraceni. La versione ufficiale dei fatti sostiene che le due ragazze, durante una gita scolastica al Memorial Park di Nyack, siano entrate in un ampio canale di scolo per le acque piovane del villaggio e si siano «perse» nell’intricato labirinto di gallerie sotterranee.   Il canale News 12 Westchester ha intervistato il sindaco di Nyack, Joe Rand, il quale ha dichiarato: «atavano camminando controcorrente. A un certo punto si sono disorientate e non sono riuscite a ritrovare la strada del ritorno. Alcune di loro hanno esplorato la zona per quasi un chilometro e mezzo. Le ragazze sono state ritrovate in diversi punti nei dintorni di Nyack».

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Due delle ragazze hanno riportato ferite: una è stata medicata sul posto, mentre l’altra è stata trasportata in un ospedale locale per dolori addominali.   Le immagini mostrano le ragazze, tutte vestite con lunghe gonne nere e scarpe senza lacci, uscire da un edificio situato a circa sedici chilometri dal parco e venire scortate dalla polizia. Il proprietario di un ristorante chiamato Hudson House ha raccontato di essere nel suo ufficio quando ha «sentito delle ragazze chiacchierare» e di aver trovato decine di ragazze che uscivano da una grata di scolo nel cortile del suo locale.   Commentatori online evidenziano quanto sarebbe stato difficile per oltre settanta giovani donne in gonne lunghe attraversare le disgustose acque reflue.   Descrivendo la storia di Monsey, o «Monseyland» – dove gli abitanti sono colloquialmente chiamati «Monslandiani» – un giornalista investigativo di YouTube, Milla News, ha affermato che le acque di scolo «puzzano di merda» e si è chiesto perché la puzza non avesse impedito alle ragazze di entrare nelle fogne.   Le ragazze avrebbero anche dovuto ignorare un cartello di «Pericolo», saltare da una roccia all’altra con le loro lunghe gonne e arrampicarsi su una sporgenza rocciosa scivolosa.   Un uomo del posto che aveva precedentemente esplorato il sistema fognario ha spiegato che, dopo essere salite sulla grande piattaforma rocciosa, le ragazze avrebbero camminato in un tunnel completamente buio per circa venti minuti prima di arrivare a un’area chiusa da un cancello che conduce a una zona con acqua profonda «9 metri» che termina con «una ventina di tunnel diversi» del sistema fognario.   È stato inoltre notato che le ragazze sembravano avere scarpe e gonne pulite e asciutte quando uscivano dal ristorante dopo essere emerse dai tunnel.   Nel febbraio scorso, lo stesso Milla News ha accompagnato il popolare YouTuber Tyler Oliveira in un tour di «Monseyland» per indagare sulla controversia relativa all’assistenza sociale per gli ebrei nella zona.   La vicenda del tunnel di Monsey arriva due anni dopo la scoperta di altri tunnel sotto una sinagoga di Brooklyn, avvenuta in seguito all’arresto di dieci persone da parte della polizia dopo uno scontro scoppiato quando alcuni membri della congregazione hanno cercato di impedire che uno dei tunnel venisse interrato da un camion per il trasporto di cemento.  

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Durante un’irruzione della polizia nella sinagoga, un materasso macchiato è stato recuperato dal tunnel, scatenando speculazioni online. Un uomo che affermava di essere stato membro della sinagoga Chabad-Lubavitch, dove è stato scoperto il tunnello, ha dichiarato durante un podcast che la macchia sul materasso era probabilmente sangue di una persona già deceduta, poiché lì si svolgevano «rituali» per cercare di riportare in vita il loro messia.     Da allora, i tunnel ebraici sono diventati un argomento di tendenza, quasi un meme, tra gli americani, e le settanta ragazze di Monsey scomparse sottoterra contribuiranno sicuramente ad alimentare questa leggenda.   La vicenda arriva nello stesso mese in cui la stampa neoeboracena ha mostrato video di misteriosi uomini che si calano nelle fogne della città.     La credenza di tunnelli utilizzati per traffici indicibili era circolante tra i gruppi QAnon con il nome di «Mole/tunnel children». L’Anti-Defamation League, ente di censura dei discorsi riguardo agli ebrei e non solo, subito cercò di contenere l’idea dilagante.   «Durante i primi mesi della pandemia di COVID-19, il governo ha allestito un ospedale improvvisato nel Central Park di New York. Allo stesso tempo, la Marina degli Stati Uniti ha inviato volontariamente in città la nave ospedale USNS Mercy per aiutare gli ospedali traboccanti» scrive il sito dell’ente di censura ebraico. «QAnon ha affermato che le tende a Central Park erano lì per nascondere buchi nel terreno che sarebbero stati utilizzati per salvare i numerosi bambini presumibilmente trafficati nei tunnel sotto il parco. Questi bambini salvati sarebbero stati portati alla USNS Mercy. Questa teoria ha guadagnato ulteriore popolarità perché la linea Q della metropolitana corre sotto il parco».   Le ultime enigmatiche vicende sembrano dare ragione, più che i censori ebraici, agli squinternati complottisti.    

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