Connettiti con Renovato 21

Politica

I vaccini, l’euro, l’OMS e le proteste pro-Palestina. Renovatio 21 intervista il senatore Borghi

Pubblicato

il

Renovatio 21 aveva intervistato più volte l’anno scorso il senatore della Lega Nord Claudio Borghi Aquilini, che aveva all’epoca presentato un emendamento contro l’obbligo vaccinale per i bambini – emendamento poi respinto perché giudicato inammissibile. Abbiamo seguito il senatore Borghi nella battaglia contro l’OMS condotta assieme all’onorevole Bagnai. Siamo tornati a sentirlo per parlare a tutto campo delle battaglie sui sieri, del COVID con i suoi strascichi partitici, della politica sanitaria dell’establishment, del disastro dell’euro e di tanto altro, compreso il caso delle forze politiche che ora strepitano per la Palestina ma per i diritti costituzionali violati con greenpass e vaccini non hanno detto una parola, anzi.

 

Senatore Borghi, l’ultima volta ci eravamo lasciati che la Commissione COVID stava per partire. Ad oggi, che sono passati diversi mesi, che giudizio può dare del suo operato?

Innanzitutto, se non mi ricordo male, quando c’eravamo visti l’altra volta, circolavano le voci più disparate dove si gridava all’allarme perché si pensava dessero la presidenza della Commissione a un fan delle iniezioni, ma fortunatamente le cose non sono andate così. Il presidente è Lisei che guida la discussione in modo non semplice, perché molto banalmente le opposizioni non vogliono far funzionare questa commissione.

 

Basta vedere i video per capire che, soprattutto il Movimento 5 stelle, fa di tutto per evitare di parlare di qualsiasi cosa. Sono distruttivi, perché evidentemente hanno paura che qualche responsabilità del loro beneamato presidente Conte salti fuori. 

 

Lei poco tempo fa si è speso per cercare di cambiare la legge Lorenzin, che riguarda gli obblighi vaccinali ai bambini, ma nella maggioranza di governo non c’è stata una coesione forte che l’ha appoggiata.

No.

 

Come mai?

Essendo un tema dove è facile essere attaccati in modo violento, bisognerebbe avere un po’ di coraggio. E non tutti ce l’hanno questo coraggio. Io temo che sia anche una questione, purtroppo, di età. Al Senato di gente con bambini piccoli ce n’è poca e quindi secondo me non la capiscono la questione, non pensano che sia un’urgenza. Mentre invece soltanto chi in questo momento ha un figlio piccolo capisce la violenza di questa imposizione. Io faccio fatica a farla capire. Ci sono delle persone che sono assolutamente dalla mia parte, anche all’interno di Fratelli d’Italia, ma non è semplicissimo.

 

Il punto però è molto semplice: se Fratelli d’Italia si convincesse a dire «sì» ci sarebbe la maggioranza e questa legge la togliamo domani, altrimenti no perché il Movimento 5 stelle ha fatto il voltafaccia più terribile, però posso contare forse sull’astensione di qualcuno e quindi mi andrebbe bene. Il PD neanche a parlarne perché la Lorenzin è una loro senatrice, e Forza Italia è un gruppo scelto dalla Ronzulli quindi sappiamo benissimo come la pensa.

 

L’unico modo per poterla cambiare è se Fratelli d’Italia si decide. Ci sto lavorando.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Dagli Stati Uniti arrivano notizie su questa tematica abbastanza confortanti. Kennedy sta muovendo le acque sul tema dei vaccini e le possibili correlazioni con l’autismo. Lo abbiamo visto da poco intervenire insieme al presidente Trump su questo argomento. In Italia quando è che si potrà avere un dibattito aperto, sano, costruttivo e corretto su queste tematiche? Ad oggi non ne vediamo.

Non può esserci per un motivo semplice: se il medico diceva una cosa contraria a quella che era «la canzone che tutti dovevano cantare» veniva radiato. Dato che non tutti hanno l’animo dell’eroe, giustamente, dicono: «Ma chi me lo fa fare?». Privatamente le cose le dicono, ma pubblicamente no.

 

È più o meno la situazione analoga a quella che avevo trovato io all’inizio quando parlavo dell’euro e lo racconto nel mio libro che ho appena presentato, Vent’anni di sovranismo. Dall’euro a Trump, al tempo molti professori non si sbilanciavano sul tema. Così come con la moneta dopo un po’ di tempo e un po’ di insistenza ci si arriva e ci si arriverà anche lì.

 

I verbali del CTS che sono venuti fuori parlano abbastanza chiaro. Alcune scelte, in quel periodo così controverso e difficile, sono state dettate dalla politica che all’epoca si trincerava dietro la scienza. Perché la stampa mainstream, a parte qualche rara eccezione, nonostante l’evidenza di questi fatti sottace perlopiù questa vicenda?

Perché sanno perfettamente che se tu ne parli allora si accende il dibattito e la maniera migliore per andare contro un’idea che viene vista come pericolosa è ignorarla totalmente. Anche le cose incredibili che sono venute fuori dai verbali e dai video del CTS sono stati tutti silenziati. Purtroppo in commissione non ne possiamo ancora parlare perché è stato scelto un criterio cronologico: prima bisogna concludere il discorso delle mascherine per poi dopo parlare dei vaccini. Ma non vedo l’ora che si arrivi a parlarne perché a quel punto, forse, l’omertà si riesce a rompere. 

 

Recentemente il ministro Schillaci ha nominato trenta esperti per il NITAG, ma poco dopo le nomine due medici di questa commissione vengono etichettati come no-vax, che sono il dottor Serravalle e il professor Bellavite. Viste le pressioni della stampa il ministro, dopo pochi giorni, decide di sciogliere questo organo di consulenza. In questa situazione la politica ha giocato il suo ruolo. Il suo partito come si pone di fronte a questo scivolone del ministro? 

Noi in quanto unico partito che non ha mai votato la Lorenzin è ovvio che dal nostro punto di vista andava benissimo, infatti pubblicamente anche Salvini ha detto che non bisogna mettere censure alla scienza e quindi due persone stimatissime come il professor Bellavite e il dottor Serravalle non si capisce per quale motivo non debbano avere titolo a rimanere lì.

 

Questa cosa fa capire che ancora i tempi non sono maturi per un dibattito, perché se non ci può essere la voce dissenziente, non dico la maggioranza, ma una voce dissenziente, capite che non si va da nessuna parte. L’unica cosa che siamo riusciti a fare è che non è che venissero cacciati via solo loro due, bensì che venisse sciolto tutto in modo tale da azzerare tutto. Per quanto mi riguarda essendo una creatura dell’OMS possiamo anche evitare di ricostituirla. Viviamo anche senza il NITAG.

 

Visto che ha appena presentato il suo ultimo libro Vent’anni di sovranismo. Dall’euro a Trump, lei è stato uno dei primi a dare battaglia in maniera argomentata e seria sulle possibili criticità della moneta unica europea. Oggi l’euro è agonizzante oppure è destinato a rimanere come moneta unica, con questo assetto, ancora a lungo?

I problemi sono sempre lì sul tavolo. Adesso stanno colpendo altri paesi e in questo momento forse qualcuno si sta rendendo conto che le regole valgono per qualcuno e non per gli altri. La Francia si presenterà con il deficit del 6%. Se lo facessimo noi significa che avremmo in questa legge di bilancio novanta miliardi da spendere.

 

Capite che con tutti quei soldi farei le strade d’oro! A loro viene concesso e a noi no. E forse altre cose si svegliano così e fanno aprire qualche occhio. Tipo non ci sono i soldi per la sanità, ma per le armi sì. Sono tutte cose che noi avevamo evidenziato ai tempi della critica all’Euro, ma adesso forse qualcuno si sveglierà. 

Iscriviti al canale Telegram

L’UE come è strutturata adesso può cambiare in favore dei popoli e abbracciare una politica in favore di Stati più sovrani oppure occorrerebbe rifondarla?

Più passa il tempo e più si rende conto di essere uno dei più grossi fallimenti della storia economica e politica. Peggiora, perché si sta arroccando sulle sue posizioni e ha paura di essere scalzata definitivamente e quindi appare un po’ come gli ultimi giorni dei regimi dittatoriali, quando si rinchiudono dentro nei bunker credendo di poter fare qualsiasi cosa. Sono momenti pericolosi perché a quel punto possono rischiare tutto e ci sono dei leader che palesemente tifano per la guerra pensando così di salvarsi dal punto di vista politico. La Von der Leyen probabilmente è analogamente su questo tipo di impostazione, c’è un pericolo molto grande, ma bisogna stare attenti e noi vigiliamo.

 

Prima a mo’ di battuta ha parlato di scioperi e flottilla pro-Palestina. Senza entrare nel merito della questione israelo-palestinese, mi sovviene una domanda. La protesta contro il green pass non è stata supportata da nessun partito politico importante. Questa protesta invece è stata abbracciata dalla politica che conta e ha organizzato manifestazioni e scioperi in maniera capillare. Per le proteste in era pandemica nessuno dei grandi partiti è sceso in piazza al fianco di chi protestava per non sottostare a dei diktat restrittivi quali la perdita del lavoro o l’obbligo vaccinale. 

È palese a tutti che c’è manifestazione e manifestazione, c’è raduno e raduno. A Pontida si trovano decine di migliaia di persone, ma non esistono, oppure si vanno a cercare i due con l’elmo per buttare tutto in burletta. Se c’è la festa dell’Unità dove ci sono dodici persone nelle prime file a sentire – che probabilmente sono gli stessi organizzatori – a sentire cosa dice Bersani, improvvisamente leggiamo titoloni sui giornali di acclamazione e ogni parola del discorso soppesata e discussa.

 

È così purtroppo. Noi abbiamo ceduto il controllo dell’informazione e prima che lo riprenderemo sarà molto lunga e non so se neanche se ce la faremo, perché non abbiamo neanche la cultura. Noi credo che ci vergogneremmo a fare quello che fanno loro e invece loro non si vergognano per niente e quindi dobbiamo andare avanti così. L’unica cosa che mi incoraggia è che la gente lo sa.

 

Quando vede una propaganda smaccata gli girano i coglioni. Oggi ad esempio se uno doveva andare al lavoro e si è trovato impossibilitato per lo sciopero della flottilla probabilmente la causa palestinese, pur magari meriterebbe attenzione, diventa un po’ meno importante.

 

Francesco Rondolini

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di GeoFede88 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International; immagine modificata

 

 

 

Politica

AfD stravince le elezioni in Sassonia-Anhalt: sarà ancora perseguitata? Subirà la «melonisierung»?

Pubblicato

il

Da

Alternativa per la Germania (AfD) ha prevalso nelle elezioni regionali di domenica nello Stato tedesco orientale della Sassonia-Anhalt, ottenendo il 43,8% dei voti, secondo la commissione elettorale locale. L’AfD si appresta a conquistare 39 dei 97 seggi nell’assemblea legislativa regionale, senza però raggiungere la maggioranza di governo.   La consultazione è stata contrassegnata da un’affluenza record del 78%, la più elevata dalla riunificazione tedesca del 1990. Secondo i risultati preliminari ufficiali, il partito del cancelliere Friedrich Merz, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), è arrivato secondo con un esito deludente: poco più del 17,2% dei voti e 15 seggi.   Ulrich Siegmund, candidato di punta dell’AfD nello Stato, ha dichiarato che il partito ha «scritto la storia» e che l’esito del voto «scuoterà tutta la Germania».   «Riconquisteremo il nostro Paese, e cominciamo dalla Sassonia-Anhalt», ha affermato. I tedeschi hanno dato la loro fiducia all’AfD e «non li deluderemo. Non diventeremo come questi altri partiti», ha aggiunto Siegmund.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

In precedenza la co-presidente dell’AfD, Alice Weidel, non aveva escluso la possibilità di un governo di coalizione nella regione, anche con i cristiano-democratici di Merz, qualora il partito di destra non avesse ottenuto la maggioranza assoluta.   Dopo che gli exit poll hanno assegnato la vittoria all’AfD, Sven Schulze, candidato capolista della CDU in Sassonia-Anhalt e presidente regionale uscente, ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con gli avversari per il successo elettorale. «Questa è democrazia», ha affermato Schulze, aggiungendo che gli elettori hanno inviato un messaggio chiaro da ascoltare sia a livello regionale sia federale, come riportato dai media tedeschi.   Lo Schulze ha attribuito il risultato modesto del proprio partito alle politiche impopolari del governo di coalizione federale, composto da CDU e Partito Socialdemocratico (SPD). Anche il co-leader dell’SPD e vicecancelliere Lars Klingbeil ha parlato di un «segnale a Berlino», insistendo però sulla necessità di proseguire con la cosiddetta politica del «firewall», in base alla quale i principali partiti rifiutano ogni collaborazione con l’AfD.   Il co-presidente dell’AfD, Tino Chrupalla – figura politica oggetto di debancarizzazione e pure inquietanti attacchi con siringhe per iniezioni – ha sostenuto che l’esito delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt dimostra che gli elettori respingono la controversa politica del «firewall» votando contro i partiti tradizionali.   Secondo i risultati preliminari, l’SPD si è classificato terzo con il 9,3% dei voti, seguito dai Verdi e dal Partito della Sinistra con rispettivamente l’8,9% e l’8,6%. Anche l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) è riuscita di stretta misura a entrare in parlamento con il 5,3%.   Negli ultimi mesi i sondaggi hanno indicato in modo costante l’AfD come il partito più popolare a livello nazionale, con il sostegno del 28% degli intervistati.   Il partito, che costituisce la più grande fazione di opposizione nel Bundestag, fonda la propria campagna su una piattaforma anti-immigrazione ed è inoltre fortemente critico verso il sostegno del governo tedesco all’Ucraina e verso le sanzioni contro la Russia.   Un sondaggio INSA pubblicato dalla testata germanica Bild a fine agosto indicava che il sostegno al blocco di governo cristiano-democratico CDU-CSU era sceso al 20%, con circa il 78% degli intervistati insoddisfatto del governo di coalizione di Merz.   A marzo AfD aveva ottenuto quasi il 20% dei voti alle elezioni regionali nello stato tedesco occidentale della Renania-Palatinato. A fine 2025 il partito aveva triplicato i voti nella land della Renania Settentrionale-Vestfalia (il land del cancelliere Federico Merz) e volava in testa ai sondaggi nazionali come primo partito. Nella cittadina di Ludwigshafen era stato escluso il candidato AfD dalle elezioni, che si sono quindi tenute con la risibile affluenza del 29%.

Sostieni Renovatio 21

Nelle ultime elezioni negli stati di Sassonia e Turingia, l’AfD ha demolito la coalizione di sinistra al potere. In Turingia, ha ottenuto i voti del 37% dei 18-24enni. La crescita del partito ha portato anche a fenomeni di cannibalismo elettorale fra i partiti della coalizione, con la sparizione totale dei Verdi dal Parlamento del land del Brandeburgo.   Come riportato da Renovatio 21, Verdi e democristiani avevano segnalato la volontà di bandire l’AfD ancora mesi fa, quando era emerso che era divenuto il secondo partito del Paese e il primo della parte orientale. Nell’ultimo episodio di trasformismo compromissorio democristiano, la CDU si è dichiarata pronta ad allearsi con il partito ecologista per fermare l’avanzata di AfD e del nuovo partito populista di sinistra anti-guerra ed anti immigrati di Sahra Wagenknecht il BSW.   Per AfD, tuttavia, la vittoria può aprire a tempi problematici: notoriamente, il partito è stato perseguitato non solo dagli altri partiti, ma pure dagli apparati di sicurezza interna del Paese. Negli scorsi mesi il Bundesamt für Verfassungschutz (BfV) – il servizio di sicurezza interno, che secondo il nome dovrebbe difendere la Costituzione – mette sotto osservazione il partito: ad aprile 2023 era emerso che i servizi avevano etichettato l’organizzazione giovanile AfD come «estrema destra» in modo da poter sorvegliarne i membri. Pochi mesi fa il BfV aveva reiterato la classificazione di AfD come «estremista».   Come riportato da Renovatio 21, la caccia dell’Intelligence germanico a AfD è risalente. A livello federale, il partito è soggetto a una classificazione di livello inferiore che consente comunque il monitoraggio, sebbene con controlli giudiziari più rigorosi. Tuttavia, le autorità federali hanno richiesto un innalzamento del livello di sorveglianza per l’AfD, e la decisione finale è attualmente sospesa in attesa dell’esito di un ricorso legale presentato dal partito.   Come riportato da Renovatio 21, la Bassa Sassonia aveva inserito la sezione locale di AfD in una lista nera come «priorità di sorveglianza»un mese fa. Un Commissario di polizia del Budestag l’anno scorso aveva chiesto l’epurazione dei membri di AfD dai ranghi della Polizei, mentre il partito veniva escluso dai seggi della presidenza della commissione parlamentare al Bundestaggo di Berlino.   Come riportato da Renovatio 21, di recente è emersa una bozza di legge del governo tedesco introdurrebbe una norma che impedirebbe alle persone con opinioni «estremiste» di acquistare una casa.   La follia orwelliana in atto in Germania era stata condannata l’anno scorso dal segretario di Stato USA Marco Rubio e dal vicepresidente statunitense JD Vance.

Aiuta Renovatio 21

La persecuzione civile e politica del partito è multidimensionale: nel giugno 2025 l capo della polizia del Bundestag tedesco, Uli Grötsch, ha chiesto che tutti i membri del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) vengano rimossi dal servizio di polizia. Un mese prima l’agenzia di Intelligence interna tedesca ha temporaneamente sospeso la classificazione di AfD come gruppo «estremista di destra confermato», in attesa dell’esito di un ricorso legale. La tregua, tuttavia, arriva in anni di lotta persistente contro la formazione politica sovranista.   Il partito, che per i sondaggi è il maggiore del Paese, è escluso dai seggi per la presidenza alla commissione parlamentare del Bundestaggo.   A giugno, una ONG tedesca di orientamento liberal-progressista, la Gesellschaft für Freiheitsrechte («Società per i diritti civili») , ha proposto di dichiarare incostituzionale il principale partito populista del Paese   Come riportato da Renovatio 21, i leader del partito in passato hanno fatto capire di ritenere l’Europa un progetto fallito, e spingendosi sino a chiedere un referendum per uscire dalla UE. AfD porta avanti apertamente una politica di remigrazione, cioè il rimpatrio di milioni («milionenfach») di immigrati giunti irregolarmente su suolo tedesco   Si apre pure quella che sembra pure una prova più grande per il partito: quella di rimanere fedele alle promesse agli elettorali, e non diventare di colpo «moderato» una volta raggiunta la stanza dei bottoni.   Il problema, ai vertici dell’AfD, se lo sono già posto, facendo un’ulteriore giuramento ai sostenitori: il partito non subirà una melonisierung, una «melonizzazione» – così disse Chrupalla dopo che l’AfD era stata espulsa dal gruppo Identità e Democrazia (ID) al Parlamento europeo all’inizio di questo mese.   Si tratta di un promessa di non poco conto. Come sa il lettore di Renovatio 21sotto il governo Meloni sono aumentati gli sbarchi di immigrati clandestini.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagini screenshot da YouTube  
Continua a leggere

Politica

Ben-Gvir pubblica un video AI con i palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso una prigione-mattatoio

Pubblicato

il

Da

Il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, ha pubblicato un video creato con l’Intelligenza Artificiale che mostrava prigionieri palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso un campo di prigionia simile a un mattatoio. Il post era accompagnato dalla didascalia «Avevamo promesso, abbiamo mantenuto la promessa».

 

Il filmato aveva totalizzato oltre 4 milioni di visualizzazioni prima di essere rimosso.

 

Tuttavia, ltri utenti avevano salvato il video e lo avevano ripubblicato sui social media.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il filmato, dove la figura del ministro appare dominante e sorridente sulla massa di prigionieri, non può non ricordare l’estetica dei campi di concentramento, sulla cui storia lo Stato di Israele ha fondato le sue stesse basi morali, arrivando a giustiziare l’organizzatore dei lager Adolfo Eichmann dopo averlo rapito in Argentina dove era fuggito per vivere da impiegato sotto falso nome.

 

In particolare, il rullo trasportatore aggiunge, rispetto all’immaginario dei lager, un elemeno nuovo e particolarmente disumanizzante: è esattamente il meccanismo che porta gli animali al macello nei mattatoi. Ancora una volta, vediamo nel linguaggio dello Stato Giudaico una cifra di disumanizzazione dell’altro (che non è più persona, ma «animale»), che, avevamo imparato, era una caratteristica precipua dei nazisti e del genocidio perpetrato contro gli stessi giudei nei campi di sterminio.

 

Osservatori notano che sebbene i video di Gvir realizzati con l’IA  siano estremi, anche i video reali del funzionario israeliano lo sono.

 

Ad agosto, Gvir ha mostrato con entusiasmo la sua nuova camera delle esecuzioni per la pena di morte per i palestinesi.

 

«Stiamo facendo la storia. I terroristi meritano una sola cosa: la morte per impiccagione», ha dichiarato Gvir . «Mi sono insediato promettendo di porre fine ai “campi estivi” nel sistema penitenziario. Questa promessa è stata pienamente mantenuta. Ho promesso di legiferare sulla pena di morte per i terroristi. Anche questo è stato fatto. E ora anche il braccio della morte e la struttura per le impiccagioni stanno iniziando a prendere forma».

 

Il centro di sterminio dispone anche di «cabine di osservazione» dove gli israeliani possono assistere all’esecuzione.

 

A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo.

 

Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese».

 

In passato, Ben-Gvir ha già manifestato il suo disprezzo per i prigionieri davanti alle telecamere.

 

Attivisti australiani che partecipano alla flottiglia umanitaria per Gaza (la Global Sumud Flotilla) accusano le forze di sicurezza israeliane di stupro e tortura in seguito al loro arresto avvenuto a maggio. Il servizio penitenziario israeliano ha negato tali accuse. Il Ben-Gvir è stato ripreso dalle telecamere mentre scherniva i detenuti non combattenti, suscitando l’indignazione pubblica anche del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il ministro israeliano gli ha risposto dicendo oscuramente che «l’Italia è il Paese delle ciabatte».

Aiuta Renovatio 21

In una trasmissione dello scorso mese il Ben Gvir ha dichiarato che Israele dovrebbe effettuare dai 30 ai 40 «assassinii mirati» a Gaza ogni notte.

 

A giugno il ministro aveva detto che il Libano dovrebbe essere il «parco giochi» di Israele. In precedenza, su X, aveva scritto che «tutto il Libano dovrebbe bruciare», in risposta agli attacchi di Hezbollah.

 

Come riportato da Renovatio 21, Ben Gvir, come il collega ministro sionista religioso Bezalel Smotrich, ritiene che il popolo palestinese non esista. In questi mesi ha spinto per il ritorno della guerra a Gaza. In varie occasioni si è recato a pregare sulla spianata delle Moschee – atto proibito per gli israeliani – di modo da infiammare gli animi.

 

L’anno passato, quando il Regno del Belgio pose sanzioni contro lo Stato Ebraico, Ben Gvir disse oscuramente che «i Paesi europei sperimenteranno il terrore».

 

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

 

 

 

 

Continua a leggere

Politica

Il presidente zambiano presta giuramento mentre il rivale resta in carcere

Pubblicato

il

Da

Il presidente dello Zambia Hakainde Hichilema ha iniziato un secondo mandato dopo elezioni segnate da tensioni, durante le quali il suo principale avversario è stato arrestato e un ex ministro è rimasto ucciso.   La cerimonia di giuramento si è tenuta martedì allo Stadio Nazionale degli Eroi di Lusaka, con la partecipazione di migliaia di persone e di diversi capi di Stato africani, tra cui quelli di Kenya, Botswana e Zimbabwe.   Secondo la Commissione elettorale, Hichilema ha vinto il voto del 13 agosto con circa il 60% dei consensi, superando nettamente Brian Mundubile, candidato dell’opposizione, fermo al 38% circa.   Il Mundubile non ha accettato l’esito, sostenendo che ci siano state anomalie nel conteggio, nella trasmissione e nella proclamazione dei voti, e ha dichiarato l’intenzione di contestarlo per via giudiziaria. Il 24 agosto, ultimo giorno utile secondo la Costituzione per presentare un ricorso, i tribunali sono però risultati chiusi e circondati dalle forze dell’ordine. Le autorità hanno giustificato la misura come precauzionale, basata su informazioni di intelligence, mentre Human Rights Watch ha denunciato che in pratica ciò ha reso impossibile qualunque azione legale.   Dopo che la polizia aveva fatto irruzione nella sua abitazione il 14 agosto, Mundubile si era reso irreperibile. Nel corso di quell’operazione l’ex ministro Mutotwe Kafwaya ha perso la vita colpito da colpi d’arma da fuoco e undici persone sono finite in stato di fermo. Secondo la versione della polizia, gli agenti — impegnati in un’azione contro una presunta milizia — sarebbero stati fatti bersaglio di spari, e sul posto sarebbero state trovate armi di tipo militare. Il Mundubile ha smentito che i suoi seguaci fossero armati, definendo il blitz un tentativo di attentare alla sua vita.

Sostieni Renovatio 21

Il Mundubile e il suo vice, Makebi Zulu, si sono poi rifugiati per un periodo in una sede delle Nazioni Unite, prima di costituirsi alla polizia. Sono stati in seguito formalmente accusati di tradimento — accusa che respingono — e portati nel penitenziario di massima sicurezza di Mukobeko. L’accusa di insurrezione può, nell’ex Rhodesia del Nord, portare alla pena dell’ergastolo.   Ex avvocato e commercialista, il Mundubile fino al 2026 è stato membro del Patriotic Front (PF), il partito che ha governato lo Zambia dal 2011 al 2021, di cui è stato anche capogruppo di governo e poi leader dell’opposizione (2021-2023). Nel 2026, poco prima delle elezioni presidenziali, ha aderito al National Reconciliation Party for Unity and Prosperity (NRPUP), un partito nato da una scissione interna al Patriotic Front, diventandone il candidato presidenziale, sostenuto dalla coalizione Tonse-Pamodzi Alliance.   Nel discorso di insediamento, affrontando il tema delle violenze legate al voto, lo Hichilema ha riconosciuto che il confronto politico fa parte della democrazia, ma ha avvertito che la conquista del potere non può giustificare il sacrificio della pace e della stabilità nazionale.   Il presidente ha inoltre annunciato l’obiettivo di triplicare l’economia zambiana entro i prossimi cinque anni, puntando su miniere, agricoltura, turismo ed energia, dopo un primo mandato dedicato soprattutto a risanare i conti pubblici. A maggio, il Fondo Monetario Internazionale aveva riconosciuto progressi concreti nella stabilizzazione macroeconomica del Paese: inflazione scesa al 6,8%, riserve valutarie salite a 6,4 miliardi di dollari e accordi di ristrutturazione del debito che coprono circa il 94% del debito ammissibile.   Dal ritorno al multipartitismo nel 1991, lo Zambia ha generalmente conosciuto elezioni e passaggi di generalmente potere pacifici, pur non essendo mancati episodi di violenza in passato. Lo stesso Hichilema, quando era all’opposizione, fu arrestato nel 2017 con l’accusa di tradimento e rimase in un carcere di massima sicurezza per quattro mesi, prima che le accuse cadessero e venisse scarcerato.   Quattro anni più tardi riuscì a battere l’allora presidente uscente Edgar Lungu, insediandosi come capo dello Stato nell’agosto 2021. Hichilema guida lo United Party for National Development (UPND), fondato nel dicembre 1998 da Anderson Mazoka (ex dirigente della Anglo American Corporation) come scissione dal MMD. L’ideologia del partito prevede liberalismo e agrarianismo, con collocazione politica di centro-destra. Il partito è membro osservatore della Liberal International ed è affiliato all’Africa Liberal Network.

Aiuta Renovatio 21

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa è morto Guy Scott, ex presidente ad interim dello Zambia e primo capo di Stato bianco nell’Africa subsahariana dalla fine dell’apartheid. Lo Scott era stato prima nel PF per poi dirigere verso l’UPND dello Hichilema.   Lo Zambia passa per essere uno dei più tranquilli Paesi post-coloniali del Continente negro.   Il Paese una volta decolonizzato adottò immediatamente una politica di pacificazione sociale interrazziale e il presidente Kenneth Kaunda ((1924-2021, detto KK, riverito dalla popolazione di tutte le etnie) proclamò il rifiuto di qualsiasi governo di stampo razzista, bianco o nero che fosse. Le varie comunità di «neri» e «bianchi» furono così coinvolte in modo costruttivo nell’organizzazione del nuovo Stato.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di THE ONE PEOPLE via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
 
Continua a leggere

Più popolari