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Geopolitica

Cosa si nasconde dietro le menzogne di Benjamin Netanyahu e le simulazioni di Hamas?

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

La versione ufficiale della guerra Hamas-Israele suscita più interrogativi che risposte. L’autore dell’articolo mette in rilievo sette importanti contraddizioni. A pensarci bene, Hamas e Benjamin Netanyahu, lungi dall’essere nemici, sembrano agire di concerto, senza riguardo alcuno per le vite dei palestinesi e degli israeliani. Dietro di loro, a tenere le fila ci sono Stati Uniti e Regno Unito.

 

Reagiamo all’attacco a Israele del 7 ottobre e al massacro dei civili palestinesi basandoci sulle informazioni di cui disponiamo; tuttavia la versione ufficiale del governo israeliano e la versione di Hamas ci suonano false.

 

Sette interrogativi di primaria importanza non hanno risposta.

 

1. Come ha fatto Hamas a scavare e attrezzare 500 chilometri di tunnel a 30 metri di profondità senza destare attenzione?

Gli strumenti per le perforazioni sono considerati di uso civile e militare. Non sono fabbricati a Gaza e non possono entrarvi, se non con la complicità dell’amministrazione israeliana.

 

La terra rimossa (un milione di metri cubi) non è stata rilevata dalle ricognizioni aeree. Anche supponendo sia stata sparpagliata un po’ ovunque e sia stata mescolata con quella dei cantieri aperti, è impossibile che per vent’anni i servizi d’intelligence israeliani non abbiano visto nulla.

 

Il materiale per l’aerazione non è considerato di uso militare. È possibile farlo entrare a Gaza, ma il fabbisogno avrebbe dovuto attirare l’attenzione.

 

Il cemento armato necessario per consolidare le pareti dei tunnel non è fabbricato a Gaza; non è considerato di uso militare, quindi può entrare a Gaza, ma l’entità del fabbisogno avrebbe dovuto attirare l’attenzione.

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2. Come ha fatto Hamas ad accumulare un arsenale di queste dimensioni?

Hamas, ramo palestinese della Confraternita dei Fratelli Mussulmani, dispone di grandi quantitativi di razzi e armi da fuoco. Certamente può aver fabbricato parte dei razzi, ma è riuscito comunque a importare, soprattutto dall’Ucraina, nonché a fare entrare nella Striscia di Gaza migliaia di armi da fuoco, a dispetto di scanner ad alte prestazioni.

 

Tutto questo sembra impossibile sia accaduto senza complicità all’interno dell’amministrazione israeliana.

 

3. Perché Benjamin Netanyahu non ha ascoltato quelli che lo avevano avvertito?

Il ministro del controspionaggio egiziano, Kamel Abbas, ha telefonato personalmente a Netanyahu per avvisarlo di un possibile importante attacco di Hamas.
L’amico di Netanyahu, il colonnello Yigal Carmon, direttore del MEMRI, lo ha personalmente avvisato di un possibile importante attacco di Hamas.

 

La CIA ha inviato a Israele due rapporti che mettevano in guardia su un possibile importante attacco di Hamas. – Il ministro della Difesa, Yoav Galland, è stato silurato per aver messo in guardia il governo sulla «tempesta perfetta» preparata a Hamas.

 

4. Perché Benjamin Netanyahu la sera del 6 ottobre ha smobilitato le forze di sicurezza?

Il primo ministro ha autorizzato la riduzione del servizio delle Forze di sicurezza in occasione delle feste di Sim’hat Torah e di Chemini Atseret. Al momento dell’attacco non era in servizio personale sufficiente a sorvegliare la barriera di sicurezza attorno a Gaza.

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5. Perché il mattino del 7 ottobre i responsabili della Sicurezza sono rimasti chiusi nella sede dello Shin Bet?

Il direttore del controspionaggio (Shin Bet), Ronen Bar, aveva convocato per le ore 8 del 7 ottobre una riunione dei responsabili di tutti i servizi di sicurezza per esaminare il secondo rapporto della Cia su un’importante operazione che Hamas stava preparando. L’attacco è iniziato il giorno stesso, alle 6.30. I responsabili della sicurezza hanno reagito soltanto alle 11.00.

 

Cos’hanno fatto questi responsabili durante l’interminabile riunione?

 

6. Chi ha attivato la Direttiva Hannibal e perché?

Quando le Forze di sicurezza hanno iniziato a reagire, le Forze di Difesa Israeliane (FDI) hanno ricevuto l’ordine di applicare la Direttiva Hannibal.

 

È una linea di condotta che impone di non lasciare soldati israeliani in ostaggio ai nemici, anche a costo di ucciderli. Un’inchiesta della polizia israeliana dimostra che l’aeronautica militare israeliana ha bombardato la folla che fuggiva dal rave party Supernova. Una parte rilevante dei morti del 7 ottobre non sono quindi vittime di Hamas, ma della strategia israeliana.

 

Ma la Direttiva Hannibal si applica, in teoria, soltanto ai soldati. Chi ha deciso di bombardare una folla di civili e perché?


Oggi non è possibile stabilire con certezza quali israeliani uccisi dagli assalitori e quali dalle forze armate del loro Paese.

 

7. Perché le forze occidentali minacciano Israele?

Il Pentagono ha schierato due gruppi navali guidati rispettivamente dall’USS Gerald Ford e dall’USS Eisenhower, nonché un sottomarino che trasporta missili da crociera, l’USS FloridaHaaretz ha menzionato una terza portaerei. Gli alleati degli Stati Uniti (Arabia Saudita, Canada, Spagna, Francia e Italia) hanno posizionato cacciabombardieri nella regione.

 

Queste forze sono posizionate in modo non di minacciare la Turchia, il Qatar o l’Iran — che la stampa occidentale accusa di essere implicati nell’attacco di Hamas — ma al largo di Israele, a Beirut e Hamat. Accerchiano Israele. Solo e soltanto Israele.

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Cosa nascondono questi misteri?

È evidente che la versione sostenuta da Hamas e quella sostenuta da Israele sono false. Dobbiamo prendere in considerazione altre spiegazioni per non farci manipolare, né dagli uni né dagli altri.

 

Formuliamo un’ipotesi. Non ci sono elementi che la provino, ma, a differenza della versione che oggi tutti condividono, è compatibile con i fatti. Quella che proponiamo è perciò migliore di quella che ci propinano. È un’ipotesi molto scioccante, ma solo chi è in grado di rispondere alle sette domande esposte in precedenza può escluderla.

 

La nostra è un’interpretazione basata sull’analisi della complessità della struttura di Hamas, i cui combattenti ignorano quel che tramano i leader. Eccola:

 

L’insieme dell’operazione di Hamas e di Israele è pilotata dagli statunitensi, forse è diretta dallo straussiano Eliot Abrams (1) e dalla sua Vandenberg Coalition (think tank erede del Project for a New American Century). La Confraternita dei Fratelli mussulmani e i sionisti revisionisti, che in apparenza si fanno una guerra spietata, sono in realtà complici, a spese dei combattenti di base di Hamas, del popolo palestinese e dei soldati israeliani.

 

Questo il loro piano: Hamas è presentato come unica forza che resiste all’oppressione dei palestinesi, ma consente a Israele di liquidare la speranza di uno Stato palestinese; mentre la Confraternita dei Fratelli mussulmani, aureolata del sacrificio dei palestinesi, prende il potere nel mondo arabo.

 

I capi della branca militare e della branca politica di Hamas sono entrambi subordinati alla Guida della Confraternita dei Fratelli Mussulmani a Gaza, Mahmoud Al-Zahar (successore di sceicco Ahmed Yassin), di cui però nessuno parla. Dal suo punto di vista la Confraternita sarà la grande vincente del «Diluvio di Al Aqsa», anche se Gaza sarà completamente rasa al suolo e i palestinesi cacciati dalla loro terra.

 

Ricordiamo che Hamas è oggi diviso in due fazioni. La prima, sotto l’autorità di Ismael Haniyeh, segue la linea della Confraternita. Non ha per obiettivo né la liberazione della Palestina dall’occupazione israeliana né la fondazione di uno Stato palestinese; aspira alla fondazione di un Califfato che regni su tutti i Paesi del Medio Oriente. La seconda fazione, sotto l’autorità di Khalil Hayya, ha abbandonato l’ideologia della Confraternita e combatte per mettere fine all’oppressione del popolo palestinese da parte degli israeliani.

 

La Confraternita dei Fratelli Mussulmani è una società segreta politica, organizzata dai servizi dell’Intelligence britannica sul modello della Grande Loggia Unita d’Inghilterra (2). È stata progressivamente recuperata dalla Cia, al punto da essere rappresentata all’interno del Consiglio di sicurezza interna degli Stati Uniti. Dopo il crollo dei regimi islamisti della primavera araba, la Confraternita si è divisa in due fazioni: il Fronte di Londra, attorno alla Guida Ibrahim Munir (morto un anno fa), che propone di uscire dalla crisi abbandonando il campo politico per ottenere la liberazione dei prigionieri in Egitto; il Fronte d’Istanbul, diretto dalla Guida ad interim Mahmoud Hussein, che non vuole cambiare nulla e continuare a combattere per l’istaurazione del Califfato.

 

Un terzo gruppo cerca una via intermedia, proponendo di abbandonare la politica solo per il tempo necessario a ottenere la liberazione dei prigionieri, salvo poi riprenderla con maggiore vigore.

 

I Fratelli mussulmani combattono per prendere il potere in tutti gli Stati arabi, come fecero nel 2012-13 in Egitto.

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Ricordiamo che, diversamente all’opinione diffusa in Occidente, Mohamed Morsi non fu democraticamente eletto presidente dell’Egitto; le elezioni furono vinte dal generale Ahmed Chafik. La Confraternita minacciò di morte i membri della commissione elettorale e le loro famiglie. Sicché, dopo 13 giorni di resistenza, la commissione proclamò presidente Morsi, nonostante il risultato delle urne. Nel 2013, 40 milioni di egiziani manifestarono contro Morsi chiedendo l’intervento delle forze armate per liberare l’Egitto dai Fratelli Mussulmani. Questo fece il generale Abdel Fatah Al-Sisi.

 

Oggi i Fratelli Mussulmani sono al potere solo in Tripolitania (Libia occidentale), per volontà della NATO. Sono benaccetti in Qatar e in Turchia (che non è uno Stato arabo). Sono stati dichiarati fuorilegge nella maggioranza degli Stati Arabi, in particolare in Arabia Saudita (dopo che nel 2013 tentarono di rovesciarne il monarca) e negli Emirati Arabi Uniti (innescando la crisi tra il Qatar e gli altri Stati del Golfo). Ma soprattutto in Siria (il cui governo tentarono di rovesciare nel 1982 e a cui fecero guerra dal 2011 al 2016, a fianco della Nato e di Israele). Sono sul punto di essere banditi anche in Tunisia, che hanno guidato per un decennio.

 

Se il vero obiettivo del massacro non è lo statuto della Palestina, ma il governo degli Stati arabi, dobbiamo aspettarci un’ondata di cambiamenti di regime nel Medio Oriente a beneficio della Confraternita. Per farla breve, dobbiamo aspettarci una sorta di seconda primavera araba (3).

 

Come accadde durante la primavera araba, anche oggi i servizi britannici si occupano della comunicazione della Confraternita. Ci si ricordi di come sponsorizzarono in Libia il Fratello Abdelhakim Belhaj (4) o delle magnifiche invenzioni per accreditare la sequela di gruppi jihadisti siriani. Tutto confermato da fughe di notizie del Foreign Office.

 

Oggi hanno creato un nuovo personaggio, Abou Obeida, portavoce dell’organizzazione combattente a Gaza. Questo personaggio, sconosciuto fino a poco tempo fa, è improvvisamente diventato una star nel mondo mussulmano, dove vanno a ruba i poster con la sua immagine. A lungo formato all’arte oratoria, maneggia i simboli con una disinvoltura che non ha precedenti tra i leader sunniti.

 

I governi arabi procedono perciò con prudenza, sostenendo la creazione di uno Stato palestinese ma prendendo le distanze da Hamas. Mentre Hamas fa di tutto per rendere impossibile la creazione di uno Stato palestinese.

 

Thierry Meyssan

 

NOTE

1) «Il colpo di Stato degli straussiani in Israele», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 7 marzo 2023.

2) Si legga «Le “Primavere arabe”” vissute dai Fratelli Mussulmani», in Sotto i nostri occhi, Thierry Meyssan, editore La Vela, 2018. Questa sezione del libro è disponibile sul nostro sito, suddivisa in sei parti.

3) «Comment le projet de “Printemps arabe” se superpose à la “doctrine Cebrowski”», di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 24 dicembre 2021.

4) «Come al-Qaida è arrivata al potere a Tripoli», di Thierry Meyssan, Traduzione di Alessandro Lattanzio, Rete Voltaire, 7 settembre 2011.

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

Fonte: «Cosa si nasconde dietro le menzogne di Benjamin Netanyahu e le simulazioni di Hamas», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 28 novembre 2023.

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

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Immagine di Israel Defense Forces via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic

 

 

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Geopolitica

Smotrich: Trump appoggia il furto di terre da parte di Israele in Cisgiordania

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L’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania procede con il pieno appoggio degli Stati Uniti, ha dichiarato la settimana scorsa al Jerusalem Post il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, illustrando la sua campagna per affermare la sovranità sull’intera area in coincidenza con il 78° anniversario dell’indipendenza del Paese.   In passato, nei tentativi di Israele di consolidare il controllo in Cisgiordania, gli Stati Uniti avevano insistito sul mantenimento della stabilità nella regione, precisando che il presidente Donald Trump non sosteneva un’annessione completa. Lo Smotrich ha invece sottolineato che Israele beneficia di «pieno coordinamento e pieno sostegno da parte del governo e dell’attuale amministrazione statunitense per tutto ciò che riguarda la costruzione, la regolamentazione e la sicurezza in Cisgiordania».   Il ministro di estrema destra guida l’Amministrazione degli insediamenti, organismo del ministero della Difesa creato nel 2023 che si occupa delle questioni relative agli insediamenti in Cisgiordania e favorisce la realizzazione di alloggi e abitazioni nella zona. Le sue posizioni a favore dell’annessione della Cisgiordania provocano regolarmente forti condanne internazionali e critiche per il danno provocato alla reputazione globale di Israele.   In un’intervista al giornale gerosolomitano, lo Smotrich ha elogiato il coordinamento del Paese con Trump, affermando che tutte le azioni intraprese in Cisgiordania sono state coordinate con il presidente, insieme al segretario di Stato americano Marco Rubio e all’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, noto cristiano sionista.   Lo Smotrich ha osservato che, sebbene Trump non avesse ancora appoggiato l’applicazione della sovranità israeliana su tutte le parti della Cisgiordania, sperava che «avremmo avuto successo anche in questo». «Anche durante la precedente amministrazione abbiamo fatto delle cose, ma certamente in quella attuale riceviamo un grande sostegno, un appoggio completo», ha detto il ministro sionista.   Il leader del partito sionista religioso israeliano afferma che Netanyahu appoggia l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania. Interrogato sul sostegno del primo ministro al suo operato di ampliamento degli insediamenti, Smotrich ha risposto: «Credete che potrei fare qualcosa senza Netanyahu?». Tutto è stato approvato tramite decisioni del gabinetto e del governo, in pieno coordinamento con lui, ha aggiunto.   «Questa è la politica del nostro governo. La guido io, ma ho il pieno appoggio di tutti», ha spiegato. «La Giudea e la Samaria sono innanzitutto parte del popolo ebraico e dello Stato di Israele, e sono fondamentali per la nostra sicurezza».   Secondo gli accordi di Oslo degli anni Novanta tra Israele e l’Autorità Palestinese, la Cisgiordania è stata suddivisa in tre zone: A, B e C, con l’area C sottoposta al pieno controllo israeliano. I circa 500.000 coloni israeliani risiedono principalmente nell’Area C e la maggior parte degli insediamenti è ritenuta legale secondo la legge israeliana, essendo stata realizzata su terreni statali in seguito a decisioni governative.   La richiesta di sovranità israeliana sull’intera Cisgiordania, avanzata da ministri di destra, ha attirato dure critiche e condanne da parte di leader di vari Paesi nel mondo. Dall’inizio del mandato dell’attuale governo nel 2022, oltre 51.000 unità abitative hanno ricevuto l’approvazione per il deposito cauzionale e l’autorizzazione definitiva in Cisgiordania, secondo i dati forniti dall’ufficio di Smotrich alla fine del 2025.   Interrogato sulle reazioni internazionali e sui danni alla reputazione del Paese derivanti dall’espansione degli insediamenti, Smotrich ha sostenuto che oggigiorno le condanne sono «molte meno numerose». «Stiamo creando insediamenti e questi vengono sostenuti. In passato, anche la costruzione di 50 unità abitative avrebbe portato all’esproprio. Oggi è molto diverso».   Smotrich nell’intervista ha sostenuto che i Paesi contrari agli insediamenti in Cisgiordania «di solito condannano anche le guerre di Israele contro Hamas a Gaza, contro Hezbollah in Libano e contro l’Iran». «E ci sono paesi, soprattutto in Europa, che sono stati influenzati dall’islamismo. I loro leader attaccano politicamente Israele e si schierano dalla parte sbagliata della storia, dalla parte dell’asse sciita», ha affermato.   «Non è una novità che i Paesi, a volte, per ragioni di politica interna, scelgano di schierarsi dalla parte del male anziché del bene». I palestinesi di Gaza e della Cisgiordania fanno parte dell’«asse del male» iraniano. «La Giudea e la Samaria sono proprio come Gaza, e Hezbollah in Libano è proprio come l’Iran. Stiamo lottando per il nostro diritto a vivere», ha proseguito Smotrich. «Alla vigilia del Giorno dell’Indipendenza, lottiamo per il diritto di vivere come Stato Ebraico sovrano nella nostra patria storica».   «Purtroppo ci sono Paesi che scelgono la parte sbagliata, ma grazie a Dio gli Stati Uniti, guidati dal presidente Trump, stanno percorrendo un cammino di giustizia e moralità e sono al fianco di Israele in questa lotta esistenziale», ha aggiunto.   Interrogato sull’aumento della violenza estremista ebraica contro i palestinesi della Cisgiordania, che ha provocato attacchi violenti e atti di vandalismo, Smotrich ha risposto che «la campagna sulla violenza dei coloni è una delle più grandi campagne false che esistano». «La popolazione dei coloni è una delle meno violente», ha insistito, precisando che chi commette «violenza da parte dei coloni» rappresenta solo una piccola parte degli abitanti della Cisgiordania.   «In ogni società esistono piccoli casi marginali di violenza, a Tel Aviv, Ra’anana, Gerusalemme, New York, Manhattan, Florida. Esiste ovunque», ha affermato. «La popolazione dei coloni è rispettosa della legge, responsabile e disciplinata; una popolazione che ha vissuto sotto il terrore per molti anni e che continua a reagire con moderazione merita un riconoscimento».   Lo Smotrich ha quindi dichiarato che Israele affronta qualsiasi episodio di violenza attraverso la polizia e i tribunali, «come fa ogni Stato democratico». «Ma c’è una campagna che prende casi marginali e li gonfia per delegittimare Israele nel suo complesso», ha affermato.   Il ministro ha rilasciato l’intervista al quotidiano gerosolomitano dopo la ricostruzione dell’insediamento di Sa-Nur in Cisgiordania, avvenuta domenica, oltre vent’anni dopo il suo sgombero nell’ambito del piano di disimpegno israeliano. Più di una dozzina di famiglie vi si sono già stabilite. Alla cerimonia di reinsediamento hanno partecipato il Ministro della Difesa Israel Katz, membri del governo e attivisti locali di origine coloniale.   «Le famiglie sono già lì e molto presto, con l’aiuto di Dio, porteremo anche altri insediamenti», ha detto Smotrich a proposito di Sa-Nur. «Stiamo fondando numerosi insediamenti, stabilendo principi e costruendo infrastrutture. Oltre al fatto che questa è la nostra terra e che abbiamo diritti storici, nazionali e biblici su di essa, si tratta anche della zona cuscinetto di sicurezza di Israele».   Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich promuove la conquista della Striscia di Gaza. Nel maggio 2025 Smotrich è intervenuto su Canale 12 TV dichiarando che Israele occuperà completamente la Striscia di Gaza, dicendo praticamente agli israeliani che dovrebbero dimenticare gli ostaggi rimasti nelle mani di Hamas.   Durante la recente cerimonia di Sa-Nur, Smotrich ha dichiarato di aver chiesto a Netanyahu di ordinare alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di prepararsi immediatamente alla conquista completa della Striscia di Gaza e di stabilire anche insediamenti israeliani nella zona: «abbiamo bisogno di confini più ampi a Gaza, in Libano e in Siria. Dobbiamo avere confini difendibili; le linee del 1967 non lo sono; non tengono conto della topografia o della geografia».   «Negli ultimi due anni e mezzo siamo diventati ancora più forti», ha affermato. «Ringraziamo Dio e ricordiamo coloro che hanno pagato il prezzo più alto per la nostra indipendenza. Ringraziamo anche coloro che sono stati al fianco di Israele dal suo riconoscimento alle Nazioni Unite fino ad oggi».   «Per 78 anni abbiamo lottato per la nostra esistenza, crescendo, sviluppandoci e diventando una potenza regionale in ambito tecnologico, economico, della difesa, accademico e culturale. Continuiamo a rafforzare Israele spiritualmente, moralmente, economicamente e militarmente».   Smotrich ha affermato di battersi per la sovranità «in collaborazione con tutti coloro che stanno dalla parte del bene e, grazie a Dio, l’attuale amministrazione statunitense è tra i maggiori sostenitori di questo principio».   Oramai tutti riconoscono che si tratta del governo più estremista della Storia di Israele, sostenuto da sionisti religiosi e secolaristi, con tinte messianiche che interesserebbero lo stesso Netanyahu. Sullo sfondo, sempre più distintamente, l’idea del «Grande Israele», dove lo Stato degli ebrei si estende in tutta la regione.   In un documentario prodotto dal canale televisivo franco-tedesco Arte, intitolato Israele: estremisti al potere, lo Smotrich chiede a Israele di espandere i suoi confini fino a Damasco durante un’intervista filmata, dove afferma che Israele dovrebbe «espandersi poco a poco» e, a quanto si dice, dovrebbe incorporare parte o tutta l’attuale Giordania, Libano, Egitto, Siria, Iraq e Arabia Saudita. «È scritto che il futuro di Gerusalemme è espandersi fino a Damasco», ha affermato.  

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Come riportato da Renovatio 21, lo Smotrich aveva già citato il concetto in un servizio commemorativo per un attivista del Likud a Parigi. Parlando da un podio decorato con una mappa di Israele che includeva la Giordania, aveva affermato che il popolo palestinese «non esisteva».   Come riportato da Renovatio 21 ad agosto 2024, Smotrich ha espresso il suo sostegno al blocco degli aiuti a Gaza, affermando che «nessuno ci permetterà di far morire di fame due milioni di civili, anche se ciò potrebbe essere giustificato e morale, finché i nostri ostaggi non saranno restituiti».   Alla fine di febbraio 2024, il ministro sionista aveva affermato che lo Stato di Israele avrebbe dovuto «spazzare via» il villaggio palestinese di Huwwara, dopo che era stato oggetto di una violenta aggressione da parte dei coloni israeliani. Mesi prima lo Smotrrich aveva legalizzato 5 nuovi insediamenti di coloni ebraici. A inizio dell’anno passato aveva dichiarato che cacciare il 90% degli abitanti di Gaza «non costa nulla».   Smotrich, assieme ad altri partiti sionisti, aveva annunciato di essere pronto a lasciare il governo (facendolo quindi cadere) qualora Netanyahu accettasse la tregua con Hamas proposta dapprima dal presidente americano Biden.   Come riportato da Renovatio 21, un mese fa lo Smotrich aveva chiesto l’annessione del Libano meridionale.  

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Geopolitica

Londra chiude l’unità che monitorava i crimini di guerra israeliani

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Il ministero degli Esteri britannico ha chiuso un’unità speciale incaricata di registrare le violazioni del diritto internazionale commesse da Israele nella Striscia di Gaza. Lo riporta il Guardian.

 

La chiusura è avvenuta nonostante il ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper avesse dichiarato in un discorso all’inizio di aprile che il sostegno al diritto internazionale è un «valore britannico fondamentale» e che sarebbe stato al centro dell’attenzione del ministero sotto la sua guida.

 

La cessazione delle attività della cellula di diritto internazionale umanitario (DIU) comporterà anche il taglio dei finanziamenti per il Progetto di monitoraggio dei conflitti e della sicurezza gestito dal Centro per la resilienza dell’informazione (CIR), ha affermato il Guardian in un articolo pubblicato giovedì.

 

Secondo quanto riportato, i funzionari britannici sono stati avvertiti che, a causa di ciò, il ministero degli Esteri perderà l’accesso a un database di 26.000 violazioni verificate commesse da Israele, compilato dal Conflict and Security Monitoring Project.

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Il database, che ricostruisce gli incidenti avvenuti dopo l’inizio degli attacchi dello Stato degli ebrei contro Gaza in risposta alla sanguinosa incursione di Hamas nell’ottobre 2023, è considerato il più grande archivio al mondo di questo tipo di informazioni, ha affermato il giornale. Tra le altre cose, è stato utilizzato dalle autorità di Londra per decidere se sospendere o meno le licenze di controllo delle esportazioni di armi verso Israele, ha aggiunto.

 

La chiusura dell’IHL sembra essere dovuta alla decisione del governo britannico di ridurre il budget per gli aiuti esteri allo 0,3% del PIL, ha osservato il Guardian.

 

Katie Fallon, responsabile delle attività di sensibilizzazione presso la Campaign Against Arms Trade, ha dichiarato al giornale che il blocco delle forniture di armi mirava a garantire che il governo britannico potesse «nascondere violazioni e crimini inimmaginabili commessi contro le persone più vulnerabili nei conflitti e sostenere le vendite di armi a qualsiasi costo».

 

Durante il conflitto a Gaza, il Regno Unito ha sospeso circa 30 delle sue 350 licenze di esportazione di armi verso Israele, citando un «chiaro rischio» di violazioni del diritto internazionale. Tuttavia, i dati doganali dell’Autorità fiscale israeliana dello scorso ottobre suggerivano che Gerusalemme Ovest avesse importato munizioni di fabbricazione britannica per un valore di quasi 1 milione di sterline (1,3 milioni di dollari) nei primi nove mesi del 2025, una quantità più che doppia rispetto a quella fornita nei tre anni precedenti.

 

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Geopolitica

Edi Rama dice che l’UE ha commesso un «grave errore strategico» nei confronti della Russia

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L’Unione Europea ha commesso un «grave errore strategico» interrompendo ogni comunicazione con la Russia dopo l’escalation del conflitto in Ucraina, ha dichiarato il primo ministro albanese Edi Rama a Politico in un’intervista pubblicata venerdì.   L’euroblocco ha intensificato la pressione sanzionatoria e interrotto i rapporti diplomatici con Mosca nel 2022, intervenendo per sostenere Kiev con centinaia di miliardi di dollari in aiuti finanziari e militari.   «L’Europa deve sempre, sempre, sempre parlare con tutti», ha dichiarato Rama a Politico al Forum economico di Delfi, in Grecia, sostenendo che l’UE si è data la zappa sui piedi quando ha «tagliato ogni canale di comunicazione con la Russia».   «Più rimandiamo, meno voce in capitolo avremo alla fine, perché la Russia – comunque finisca questa guerra – non se ne andrà», ha affermato, aggiungendo di essere schietto perché il suo Paese non «dipende dalla Russia».   Diversi leader dell’UE, tra cui il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro belga Bart De Wever e il cancelliere austriaco Christian Stocker, hanno recentemente fatto aperture per riprendere i rapporti con Mosca. Alcuni hanno espresso preoccupazione per il fatto che l’Europa occidentale venga messa da parte nei colloqui di pace trilaterali tra Russia, Stati Uniti e Ucraina, avviati lo scorso anno a seguito delle pressioni di Washington.   Tuttavia, tre cicli di negoziati non hanno finora dato frutti, con l’Ucraina che ha respinto le principali richieste russe. Sia Mosca che Kiev hanno ammesso che i colloqui sono di fatto congelati a causa dell’impegno di Washington nella guerra contro l’Iran.

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Come riportato da Renovatio 21il Rama è di fatto un uomo di Soros, con cui ha collaborato molto direttamente negli anni passati.   Di fatto, Rama – le cui scene di amicizia privata con il premier italiano Giorgia Meloni sono state fatte pubbliche qualche estate fa – è stato nel direttivo della celebre Open Society Foundations, l’ente «filantrocapitalista» del discusso finanziere speculatore internazionale George Soros. Il premier albanese era anche uno degli invitati all’esclusivissima festa per il terzo matrimonio di Soros nel 2013, la cui lista degli invitati era praticamente una mappa dei personaggi mondialisti ficcati nella politica di ogni Paese possibile – più Bono Vox, ovviamente.   I rapporti con il mondo del Partito Democratico USA nemico di Trump sono stati in passato rosei: nel maggio 2021, il segretario di Stato americano Antony Blinken (nella foto proprio col Rama, nel febbraio 2024) aveva annunciato una serie di sanzioni nei confronti del grande rivale di Rama, Sali Berisha, per «atti corrotti» che «hanno minato la democrazia in Albania». Il linguaggio qui è assai riconoscibile.   Rama è noto per il videomessaggio in italiano impeccabile con cui annunziava al nostro popolo che avrebbe mandato nell’Italia dei primi mesi di COVID nel 2020 un gruppo di medici albanesi. Come ricordano le cronache, non finì bene: i dottori inviati generosamente da Tirana furono trovati ubriachi a fare festa in hotel dalle forze dell’ordine, un piccolo incidente nel percorso della guarigione del Paese dal morbo cinese.  

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