Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

«Bombardare i data center»: l’ex CEO di Google parla della guerra mondiale per l’AI

Pubblicato

il

L’ex CEO di Google Eric Schmidt ha recentemente tenuto un TED Talk, presentando uno scenario ipotetico per evidenziare come le tensioni geopolitiche potrebbero accelerare la corsa agli armamenti dell’IA, in particolare tra Stati Uniti e Cina.

 

L’ex capo del colosso informatico, passato nel 2016 a lavorare nel Board dell’Innovazione della Difesa USA, avvertito che questa corsa potrebbe intensificarsi fino a includere sabotaggi o persino attacchi ai data center in caso di conflitto.

 

Nel suo discorso Schmidt ha affermato che lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale open source in Cina, esemplificato dalla svolta in termini di efficienza di DeepSeek, rappresenta un rischio strategico per gli Stati Uniti, che attualmente privilegiano modelli di Intelligenza Artificiale chiusi e strettamente controllati.

Poiché la Cina condivide apertamente i suoi progressi nell’Intelligenza Artificiale, gli Stati Uniti ne traggono vantaggio, ma rischiano di rimanere indietro nella corsa globale all’open source, ha dichiarato lo Schmidt.

 

Sostieni Renovatio 21

 

Schmidt ha affermato che questa dinamica potrebbe sfociare in un nuovo tipo di corsa agli armamenti, in cui il primo Paese a raggiungere la superintelligenza ottiene un dominio irreversibile grazie agli effetti di rete, avvertendo che se un Paese perde anche solo un piccolo vantaggio, la parte in svantaggio potrebbe ricorrere ad azioni sempre più disperate, tra cui sabotaggi o addirittura attacchi preventivi ai data center, per evitare di essere superato.

 

«Allora cosa farò? La prima cosa che farò sarà cercare di rubarti tutto il codice. E tu me l’hai impedito perché sei bravo. E sei stato bravo» ha argomentato l’ex Google, delineando i passi che una nazione potrebbe intraprendere se iniziasse a perdere terreno nella corsa all’Intelligenza Artificiale.

 

«Secondo, poi ti infiltrerò con degli umani. Beh, hai buone protezioni contro questo. Sai, non abbiamo spie. Quindi cosa faccio? Entrerò e cambierò il tuo modello. Lo modificherò. Ti farò davvero a pezzi per prendermi, così sarò un giorno avanti a te».

Aiuta Renovatio 21

«Qual è la mia prossima scelta? Bombardare il vostro data center. Ora, pensate che sia pazzo? Queste conversazioni si stanno svolgendo oggi nel nostro mondo intorno agli oppositori del nucleare. Ci sono persone legittime che sostengono che l’unica soluzione a questo problema sia la prevenzione».

 

Schmidt ha tracciato parallelismi con la deterrenza nucleare della Guerra Fredda, suggerendo che i politici odierni non abbiano ancora sviluppato un quadro per gestire i rischi geopolitici dello sviluppo dell’iper-Intelligenza Artificiale. Senza tali barriere, il mondo potrebbe trovarsi ad affrontare la destabilizzazione entro il 2030.

 

Con Schmidt che conferma che la politica estera e gli ambienti militari stanno già discutendo di scenari che prevedono attacchi preventivi alle infrastrutture critiche dell’intelligenza artificiale, inclusi i data center, la spinta di Trump per uno scudo missilistico emisferico sembra avere molto più senso ora. Trasferire i data center nel cuore degli Stati Uniti non riguarda solo l’accesso a energia a basso costo; è anche una questione di sicurezza geografica, offrendo una protezione molto maggiore rispetto alle vulnerabili località della costa occidentale o orientale.

 

Schmidt è la 55ª persona più ricca del pianeta (secondo il Bloomberg Index), che da diversi anni ha lasciato la Silicon Valley per i piani altissimi dell’Esercito USA.

 

Dal 2019 al 2021, Schmidt ha presieduto la Commissione per la sicurezza nazionale sull’Intelligenza Artificiale. Nel 2021 uscì un libro scritto da Schmidt a quattro mani con il 99enne Henry Kissinger, il deus ex machina della geopolitica americana da poco scomparso.

 

Come capo di Google nel suo periodo di crescita e maturità, lo Schmidt è da considerarsi uno dei padri del cosiddetto «capitalismo di sorveglianza».

 

Non tutti ricordano il legame di Schmidt con la città – e con l’università – di Bologna, sfociato in una donazione milionaria per la ristrutturazione della Torre della Garisenda e per la Business School dell’ateneo tanto amato dai massoni e da Giorgio Soros, ivi laureato ad honorem come lo Schmidt – il cui padre Wilson Emerson Schmidt aveva insegnato economia internazionale alla School of Advanced International Studies (SAIS) della Johns Hopkins University a Bologna.

 

Presso il curioso crocevia della sede felsinea della John Hopkins ha studiato il controverso figlio di Erdogan Bilal e vi hanno insegnato, oltra al genitore dello Schmidt, anche Melvin Schlein, padre dell’attuale segretario PD Elly e il cantautore Francesco Guccini.

 

L’idea di bombardare i data center AI è abbracciata anche dal neoluddismo cibernetico degli strenui oppositori dell’Intelligenza Artificiale come l’attivista Eliezer Yudkowsky, che vede nella distruzione dei centri che ospitano fisicamente i computer l’unico modo per fermare l’ascesa dell’Intelligenza Artificiale che potrebbe spazzare via l’intera umanità.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

 

Geopolitica

Putin promette una risposta devastante agli attacchi ucraini

Pubblicato

il

Da

Il presidente russo Vladimir Putin ha messo in guardia che qualunque assalto ucraino contro il suolo russo riceverà una reazione nettamente più energica.   Putin ha pronunciato queste affermazioni lunedì, prendendo la parola al forum «Tutti per la vittoria!» promosso dal Fronte Popolare Panrusso, nel corso del quale ha esaminato il conflitto in Ucraina e la posizione di Mosca rispetto al sostegno occidentale fornito a Kiev.   «La nostra risposta sarà sempre analoga a qualsiasi attacco sul territorio russo. Risponderemo con la stessa moneta, ma con una forza di gran lunga superiore», ha dichiarato Putin. «Il nemico lo sentirà. Spero che lo senta già. E lo sentirà ancora di più in futuro».   La forza della Russia deriva dalla sua capacità di superare «ogni difficoltà e ogni sfida», mentre la componente «russofoba» dell’Occidente porta avanti una campagna contro il Paese, ha sottolineato Putin.   Malgrado le pressioni, la Russia sta «sviluppando la sua economia, rafforzando il suo sistema finanziario, modernizzando le sue forze armate ed espandendo la sua industria della difesa», ha aggiunto, precisando che questi impegni stanno già modificando «la situazione sul campo di battaglia».

Sostieni Renovatio 21

«I nostri combattenti stanno avanzando», ha affermato Putin. «Per questo non ho dubbi che otterremo la vittoria».   Negli ultimi mesi, di fronte alle ripetute battute d’arresto sul terreno, l’Ucraina ha intensificato gli assalti con droni contro le infrastrutture energetiche e le zone abitate russe, impiegando in media diverse centinaia di UAV al giorno. I droni FPV, inclusi quelli dotati di intelligenza artificiale, hanno colpito con frequenza crescente autobus di linea e mezzi privati.   A fine giugno, il presidente ucraino Volodymyr  Zelens’kyj ha reso nota una campagna di pressione della durata di 40 giorni, che include attacchi a lunga gittata e azioni clandestine mirate a provocare danni economici alla Russia.   Mosca ha stigmatizzato questi assalti come atti di terrorismo indiscriminato, intesi a distogliere l’attenzione dalle sconfitte militari ucraine, e ha replicato con un intensificazione delle proprie operazioni di attacco a lungo raggio.   Nelle ultime settimane, la gran parte delle incursioni russe si è concentrata sulla capitale ucraina, Kiev, colpendo impianti militari-industriali, siti di assemblaggio e stoccaggio di droni nonché depositi di armi.   Come riportato da Renovatio 21, uno degli attacchi ha colpito una fabbrica di produzione di droni vicino la capitale che era appena stata visistata dal senatore statunitense Lindsey Graham. Il Graham, in teoria tornato negli USA, è stato dichiarato morto poco ore dopo.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0);
Continua a leggere

Geopolitica

Aerei sauditi bombardano l’aeroporto yemenita per impedire l’atterraggio di un aereo passeggeri iraniano

Pubblicato

il

Da

L’Arabia Saudita ha colpito la pista dell’aeroporto internazionale della capitale dello Yemen Sana’a, controllato dagli Houthi, in un contesto di crescenti accuse relative a un utilizzo sempre più esteso dello spazio aereo yemenita da parte di voli iraniani.

 

Il governo yemenita sostenuto dai sauditi, da tempo coinvolto in una guerra civile per il futuro del Paese, ha accusato i ribelli Houthi di aver ospitato voli iraniani, avvertendo che la sua «pazienza è finita» e che reagirà a qualunque violazione dello spazio aereo.

 

«Il governo legittimo yemenita, in collaborazione con la comunità regionale e internazionale, e con tutti i mezzi diplomatici e legali, ha cercato di convincere il regime iraniano e le milizie golpiste Houthi di Sana’a a tornare nelle forze armate e a non violare lo spazio aereo yemenita con gli aerei iraniani», si legge in una dichiarazione ufficiale.

 

Gli abitanti di Sana’a, capitale controllata dagli Houthi, hanno riferito di aver visto aerei da guerra sorvolare la zona, dopo che il canale Al-Masirah, affiliato agli Houthi, ha segnalato che gli attacchi erano diretti contro le piste di atterraggio e decollo dell’aeroporto.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

«Con un’aggressione ingiustificata, il nemico saudita ha condotto diversi raid aerei contro l’aeroporto internazionale di Sana’a», ha replicato il portavoce militare Houthi Yahya Saree. «L’aggressione saudita contro l’aeroporto di Sana’a ha posto fine alla fase di de-escalation e l’Arabia Saudita deve subirne le conseguenze».

 

Un altro alto funzionario Houthi, Hazem al-Assad, ha inoltre minacciato in dichiarazioni successive: «Il regime saudita scoprirà di essersi scavato la fossa da solo».

 

Secondo quanto riferito, l’aereo iraniano in questione non è stato colpito né danneggiato ed è stato dirottato in sicurezza all’aeroporto internazionale di Hodeidah, nello Yemen.

 

Il governo yemenita «riconosciuto a livello internazionale» è da tempo sostenuto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti, dopo che una lunga guerra aerea durata cinque anni, condotta dalla coalizione Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Stati Uniti d’America, non è riuscita a spodestare gli Houthi. Il governo filo-saudita opera da Aden, nel sud dello Yemen, dove il presidente del Paese si è rifugiato dieci anni fa.

 

All’inizio di questo mese c’è stato un altro tentativo da parte di un aereo da guerra saudita di intercettare un aereo di linea civile iraniano, che secondo quanto riferito stava riportando in patria cittadini yemeniti rimasti bloccati in Iran, scrive Zerohedge.

 

All’epoca del precedente incidente, gli Houthi hanno dichiarato  di voler «rompere l’assedio saudita-americano contro il nostro popolo ed espellere gli occupanti».

 

Come abbiamo già riportato, dal 2015 l’Arabia Saudita ha imposto un blocco ai porti terrestri, marittimi e aerei dello Yemen, limitando severamente le importazioni commerciali e umanitarie vitali, tra cui carburante e cibo. Il blocco ha scatenato quella che le Nazioni Unite hanno definito una delle più gravi crisi umanitarie a livello globale, portando milioni di persone verso la carestia e danneggiando drasticamente i sistemi sanitari e idrici.

 

Nonostante gli attacchi subiti (anche dall’aviazione britannica)e le minacce di Netanyahu alla leadership, gli Houthi continuano ad essere un importante attore collaterale nella guerra tra Stati Uniti e Iran, dato che hanno ripetutamente minacciato di bloccare lo stretto di Bab el-Mandab, strategico per il conflitto, e di riportare la guerra nella regione del Mar Rosso.

 

Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa le forze armate Houthi hanno annunciato il loro ingresso formale nel conflitto in Medio Oriente, lanciando diversi missili contro Israele. Settimane prima avevano promesso di colpire obiettivi israeliani in territorio africano. Il monito del gruppo sciita  giungeva a pochi giorni di distanza dalla decisione di Israele di diventare il primo Paese al mondo a riconoscere formalmente l’indipendenza del territorio somalo.

 

In precedenza gli Houthi avevano attaccato il principale aeroporto israeliano con, dissero, missili ipersonici.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

Continua a leggere

Geopolitica

L’Iran dichiara chiuso lo Stretto di Ormuzzo fino alla fine degli attacchi USA

Pubblicato

il

Da

Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (i pasdaran) ha dichiarato che lo Stretto di Ormuzzo rimarrà chiuso alla navigazione finché gli Stati Uniti non porranno fine a quella che hanno definito la loro interferenza «illegale» nella regione.   La dichiarazione è giunta mentre, secondo quanto riportato, gli Stati Uniti avrebbero fatto pressioni sui negoziatori iraniani affinché dichiarassero lo stretto completamente aperto alla navigazione commerciale, in seguito ai colloqui con i mediatori in Oman tenutisi sabato.   «Lo Stretto di Ormuzzo rimarrà chiuso fino a nuovo avviso e fino alla fine dell’intervento statunitense nella regione. Nessuna nave sarà autorizzata ad attraversare il canale», ha dichiarato la Marina delle Guardie Rivoluzionarie.   «Se il nemico userà l’incidente da lui stesso causato come pretesto per commettere un altro errore e lanciare un nuovo atto di aggressione contro di noi, incontrerà una risposta energica e le basi nemiche nella regione saranno prese di mira», ha aggiunto la Marina.   Mercoledì e giovedì gli Stati Uniti hanno condotto attacchi contro l’Iran dopo che diverse petroliere erano state colpite da proiettili nello Stretto ormusino. Sebbene Teheran non abbia rivendicato pubblicamente la responsabilità degli attacchi, in precedenza aveva affermato che tutte le navi che transitano in quella via navigabile devono seguire le istruzioni delle Guardie Rivoluzionarie e utilizzare un canale di navigazione designato.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Più popolari