Geopolitica
Lo Stato d’Israele è il primo Paese a riconoscere la regione separatista del Somaliland
Israele è divenuto il primo Stato a riconoscere ufficialmente l’indipendenza del Somaliland, regione separatista della Somalia, ha comunicato il governo dello Stato Ebraico.
Il Somaliland ha rotto i rapporti con il governo centrale somalo di Mogadiscio nel 1991, al termine di un conflitto decennale. La regione a maggioranza musulmana sunnita, affacciata sulla costa meridionale del Golfo di Aden nell’Africa orientale, conta una popolazione stimata di 6,2 milioni di abitanti.
Venerdì il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar hanno sottoscritto la dichiarazione che riconosce il Somaliland come Stato sovrano.
Netanyahu, in una conversazione telefonica con il leader del Somaliland Abdirahman Mohamed Abdullahi, ha definito le relazioni tra lo Stato degli Ebrei e Hargeisa «fondamentali e storiche», annunciando l’intenzione di collaborare con il Somaliland in ambito economico, agricolo e dello sviluppo sociale. Il premier israeliano ha invitato Abdullahi a una visita ufficiale in Israele, ottenendo la risposta che ciò avverrà «il prima possibile», secondo il comunicato dello Stato Giudaico.
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Abdullahi ha salutato il riconoscimento israeliano come l’avvio di una «partnership strategica» e ha manifestato la disponibilità del Somaliland ad aderire agli Accordi di Abramo, il framework con cui vari Stati arabi e musulmani hanno normalizzato i rapporti con Israele.
La Somalia, che considera il Somaliland parte integrante del proprio territorio, ha accusato Israele di aver compiuto un «attacco deliberato» alla sua sovranità. «Azioni illegittime di questa natura compromettono seriamente la pace e la stabilità regionale, esacerbando le tensioni politiche e di sicurezza», ha dichiarato il Ministero degli Esteri somalo.
Il canale israeliano 12 aveva anticipato che Abdullahi si era recato in segreto in Israele a ottobre, incontrando Netanyahu e alti funzionari della sicurezza. Secondo l’emittente, i legami tra Israele e Somaliland si sono intensificati mentre Gerusalemme Ovest valutava l’ipotesi di ricollocare altrove la popolazione di Gaza durante l’operazione militare nell’enclave palestinese.
Interpellato dal New York Post sulla possibilità che gli Stati Uniti seguano Israele nel riconoscere l’indipendenza del Somaliland, il presidente Donald Trump non si è detto pronto a tale passo, chiedendo: «Qualcuno sa davvero cos’è il Somaliland?», assicurando tuttavia che «studierà» la questione.
Il presidente dell’Unione Africana, Mahamoud Ali Youssouf, ha ribadito che il Somaliland «rimane parte integrante» della Somalia. Il riconoscimento israeliano, ha avvertito, sta «creando un precedente pericoloso con implicazioni di vasta portata per la pace e la stabilità in tutto il continente».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Orban: l’Ucraina è il nostro nemico
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Geopolitica
Orban: l’UE cerca di tagliare il sostegno alle famiglie per finanziare l’Ucraina
Il primo ministro ungherese Vittorio Orban ha accusato l’Unione Europea di voler sottrarre ulteriori risorse alle famiglie ungheresi per finanziare la guerra dell’Ucraina contro la Russia.
In un messaggio pubblicato venerdì su X, Orban ha scritto: «I burocrati di Bruxelles allungano le mani, cercando di rubare denaro alle nostre famiglie per poi girarlo a Kiev. Per Bruxelles è eresia mettere le famiglie al primo posto. Per noi è solo buon senso».
Orban ha legato la polemica alla sua politica di redistribuzione del reddito e di rafforzamento dei sostegni familiari, citando la tredicesima mensilità pensionistica e i piani per introdurre gradualmente la quattordicesima. Secondo lui, «i soldi stanno molto meglio nelle tasche delle famiglie ungheresi che a Kiev».
🫴 Brusselian bureaucrats have their hands out, trying to take money from our families so they can shovel it over to Kyiv. Brussels calls putting families first heresy. We call it common sense. pic.twitter.com/QqryAo90jB
— Orbán Viktor (@PM_ViktorOrban) February 6, 2026
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L’UE è finanziata attraverso i contributi degli Stati membri e le risorse proprie comuni: qualsiasi aiuto all’Ucraina si traduce quindi in maggiori esborsi nazionali o in prestiti comunitari che poi gravano sui bilanci. Il mese scorso diversi organi di stampa hanno riferito che Stati Uniti e Unione Europea stanno discutendo di un piano decennale per la ricostruzione dell’Ucraina del valore di circa 800 miliardi di dollari.
Orban, da sempre contrario al sostegno finanziario a Kiev, ha definito tale roadmap uno «shock», sostenendo che getterebbe l’UE in un abisso di debito. Ha inoltre criticato duramente il prestito da 90 miliardi di euro già approvato dall’UE per l’Ucraina nel biennio 2026-2027. L’Ungheria, insieme ad altri Stati membri, si è astenuta dall’approvazione di tale misura.
Nel frattempo Bruxelles ha continuato a sospendere porzioni significative dei fondi europei destinati all’Ungheria, motivando le decisioni con le controversie sullo stato di diritto e con il presunto mancato rispetto delle riforme richieste. L’ultima sospensione, superiore a 1 miliardo di euro, è arrivata proprio in prossimità delle elezioni parlamentari ungheresi in programma ad aprile.
L’Ungheria resta uno dei Paesi più apertamente critici all’interno dell’UE verso il massiccio sostegno finanziario e militare all’Ucraina e verso il regime di sanzioni contro la Russia.
Lo Orban ha ripetutamente sostenuto che le sanzioni non hanno fermato il conflitto, ma hanno fatto esplodere i costi energetici, danneggiato la competitività europea e scaricato un peso insostenibile sulle famiglie. Ha inoltre espresso contrarietà all’ingresso dell’Ucraina nell’UE e nella NATO, avvertendo che ciò trascinerebbe l’Unione in un confronto diretto con la Russia.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
La Finlandia si oppone alle garanzie «simili all’articolo 5» NATO per l’Ucraina
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