L’occupazione del Campidoglio da parte dei partigiani di Trump è presentata come tentativo di colpo di Stato, nonostante il presidente sia ancora alla Casa Bianca. A ben guardare potrebbe essere l’inverso. La libertà di parola è stata requisita da un potere illegittimo, a vantaggio di Joe Biden.
Geopolitica
Biden e il potere con la forza
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Il presidente uscente, Donald Trump, è unanimemente accusato di aver distrutto la democrazia che il presidente entrante, Joe Biden, certamente saprà ripristinare. Chi si ricorda delle elezioni di George H. Bush, di Bill Clinton, di George W. Bush e di Barack Obama è disposto a lasciarsi abbindolare di nuovo?
Le consuete frottole
A ogni elezione presidenziale statunitense ci spiegano che il presidente uscente era un mostro, che si è dispiaciuti per i crimini che ha commesso, ma che, con l’accesso al potere di un nuovo capo, per l’umanità sta per sorgere un nuovo giorno.
Unica eccezione: l’elezione di Donald Trump nel 2016.
Prima ancora che il miliardario prestasse giuramento, ci spiegarono ch’era stato eletto per uno spiacevole errore, che era misogino, omofobo, razzista, che non incarnava il «Paese della libertà» bensì il suprematismo dei «piccoli bianchi» e gl’interessi dei ricchi. Per quattro anni ci hanno assillato per convincerci che questa diagnosi era esatta. È stato trattato da impostore e le sue idee e i suoi successi sono passati sotto silenzio.
Ora l’insurrezione del Campidoglio consente alle agenzie di stampa egemoni di addossargli nuove colpe.
Non vogliamo guardare in faccia la crisi e ci accontentiamo di commenti ottusi che ci assicurano che quest’increscioso episodio non avrà seguito
Il presidente uscente, Donald Trump, è unanimemente accusato di aver distrutto la democrazia che il presidente entrante, Joe Biden, certamente saprà ripristinare. Chi si ricorda delle elezioni di George H. Bush, di Bill Clinton, di George W. Bush e di Barack Obama è disposto a lasciarsi abbindolare di nuovo?
Sì, perché lo shock della presa del Campidoglio è tale che si è pronti a credere qualunque cosa: se gli Stati Uniti si avviassero inesorabilmente alla guerra civile (1), cosa ne sarebbe di noi Occidentali?
Per questa ragione non abbiamo voluto veder arrivare la crisi ora agli albori. Solo alcuni giornali greci hanno di recente descritto le ragioni della collera, che noi analizziamo da cinque anni (ossia prima dell’elezione di Trump).
Ed è per la stessa ragione che non vogliamo guardare in faccia la crisi e ci accontentiamo di commenti ottusi che ci assicurano che quest’increscioso episodio non avrà seguito. Ma chi può crederlo? Certo le cose si calmeranno per un po’ e la macchina repressiva schiaccerà i manifestanti del 6 gennaio, ma si tratterà solo di un rinvio e la guerra civile non si farà attendere.
Chi può crederlo? Certo le cose si calmeranno per un po’ e la macchina repressiva schiaccerà i manifestanti del 6 gennaio, ma si tratterà solo di un rinvio e la guerra civile non si farà attendere.
Già ora i non-Occidentali hanno capito che gli Stati Uniti hanno problemi interni tali da non consentirgli più di ergersi a modello per il mondo intero e, a maggior ragione, di dare lezioni di democrazia a quanti vogliono sottomettere.
Elezioni non democratiche
Durante le elezioni presidenziali del 2000 il mondo assistette sbalordito alla decisione della Corte Suprema di ignorare il riconteggio dei voti in Florida. Conformemente alla Costituzione, la Corte dichiarò di non potersi intromettere nello scrutinio di uno Stato federato e che doveva attenersi alla decisione del governatore, Jeb Bush, che aveva dichiarato il fratello George W. Bush regolarmente eletto.
Vent’anni dopo il mondo ha visto dichiarare inammissibili 60 ricorsi di Donald Trump, che denunciava frodi massicce in molti Stati.
Già ora i non-Occidentali hanno capito che gli Stati Uniti hanno problemi interni tali da non consentirgli più di ergersi a modello per il mondo intero e, a maggior ragione, di dare lezioni di democrazia a quanti vogliono sottomettere.
Come ho già scritto, dal punto di vista giuridico Al Gore e Donald Trump hanno perso. Ma dal punto di vista della democrazia, probabilmente hanno vinto.
È impossibile saperlo con certezza, ma i risultati delle altre elezioni che si svolgevano contemporaneamente lasciano pochi dubbi.
Si può però affermare che le elezioni presidenziali non hanno niente di democratico: lo spoglio è garantito dai governatori che, in numerosi Stati federati, scelgono loro stessi i funzionari o le società che lo svolgeranno. Se il sistema fosse democratico, lo spoglio sarebbe pubblico e fatto dai cittadini.
Un’elezione può dirsi democratica solo se si svolge nella trasparenza. Di conseguenza, queste elezioni, pur essendo legali per il diritto statunitense, sono innegabilmente non-democratiche
Ognuno ha potuto vedere urne trasportate dai seggi elettorali a una centrale di spoglio, dove venivano aperte da funzionari che poi chiudevano le tende, impedendo ai cittadini di verificare alcunché. Nessuno mette in dubbio la buona fede di questi funzionari, ma nessuno può nemmeno farsene garante. Un’elezione può dirsi democratica solo se si svolge nella trasparenza. Di conseguenza, queste elezioni, pur essendo legali per il diritto statunitense, sono innegabilmente non-democratiche.
Capovolgimenti di situazione
Per capire quanto avvenuto dobbiamo esaminare due colpi di scena, precedenti l’attacco al Campidoglio.
A metà dicembre 2020 il presidente Trump ha organizzato una riunione nella sala ovale, cui ha partecipato il generale Michael Flynn. Nell’occasione, Flynn ha proposto di ricorrere alla legge marziale per procedere a elezioni trasparenti (2). La maggior parte dei consiglieri presenti, nonostante i cambiamenti avvenuti ai vertici del Pentagono, si è opposta.
A metà dicembre 2020 il presidente Trump ha organizzato una riunione nella sala ovale, cui ha partecipato il generale Michael Flynn. Nell’occasione, Flynn ha proposto di ricorrere alla legge marziale per procedere a elezioni trasparenti
Due settimane dopo, il 4 gennaio 2021, i dieci ex segretari alla Difesa ancora in vita hanno firmato un libero intervento sullo Washington Post (3) per affermare che chiunque tentasse d’instaurare un’eventuale legge marziale sarebbe chiamato a risponderne davanti alla giustizia. L’unanimità degli ex segretari alla Difesa dimostra che l’idea della legge marziale era fattibile e concreta.
Secondo il Post (4), che ha ricostruito la riunione basandosi sulle confidenze degli ex segretari alla Difesa (che non vi hanno partecipato, ma che ne erano stati informati), il presidente Trump non ha mai considerato di conservare il potere con violenza. Ha invece presentato ricorsi e intrapreso diverse azioni giudiziarie per ottenere l’annullamento delle elezioni. Si starebbe preparando a fare campagna elettorale per tornare alla Casa Bianca nel 2025 (5).
Il vicepresidente Mike Pence, oggetto di forti pressioni da parte dei jacksoniani, ha espresso la propria posizione il 6 gennaio, giorno della riunione delle due assemblee del Congresso in seduta congiunta (6): ha preso atto che il suo ruolo di presidente della seduta è puramente cerimoniale e che non spetta a lui risolvere il dissidio – sebbene una particolare lettura della Costituzione gliene attribuisca in linea teorica il diritto – e ha perciò rimesso la decisione ai parlamentari. Agire diversamente avrebbe significato innescare la guerra civile latente. In simili situazioni tutti sono consapevoli di cosa potrebbero perdere, ma pochissimi accettano di correrne il rischio, soprattutto fra i notabili.
L’idea della legge marziale era fattibile e concreta
Dopo che la posizione di Pence è stata resa nota, molti importanti componenti dell’équipe di Trump si sono dimessi. I jacksoniani hanno vissuto questi voltafaccia come vigliaccherie e tradimenti del proprio ideale e della patria.
Poche ore dopo Donald Trump ha tenuto, non lontano dal Congresso, un meeting per denunciare ancora una volta «un’elezione rubata» e annunciare che parteciperà alla campagna per le elezioni del 2024. Non ha mai esortato i propri sostenitori a occupare il Campidoglio, sebbene alcuni abbiano potuto interpretarne in questo senso le parole.
L’occupazione del Campidoglio
Alcuni gruppi, marginali nel meeting, hanno tentato di entrare in Campidoglio. I video mostrano che la polizia del Congresso li ha lasciati fare senza opporre reale resistenza. Inizialmente i manifestanti hanno mostrato deferenza verso quel luogo che considerano sacro. Ma erano stati infiltrati da un gruppo di Antifa. Non si sa come né perché le cose improvvisamente sono degenerate. L’emiciclo è stato invaso e alcuni uffici dei parlamentari saccheggiati.
I video mostrano che la polizia del Congresso li ha lasciati fare senza opporre reale resistenza. Inizialmente i manifestanti hanno mostrato deferenza verso quel luogo che considerano sacro
Chi ha vissuto una guerra civile sa che è la peggior cosa che possa accadere, come ben sapeva il filosofo Thomas Hobbes, che visse la prima guerra civile inglese. Tutti sono concordi che è meglio subire uno Stato tirannico piuttosto di essere privi dello Stato (Il Leviatano (7)). Occupare il Campidoglio ed eventualmente rovesciare l’«ordine» statunitense è un atto carico di terribili conseguenze. Le cose non si sono spinte fino a tal punto: la polizia, che aveva lasciato entrare i manifestanti nell’edificio, li ha repentinamente e con successo respinti.
Lo stesso presidente Trump ha esortato alla calma, ma non lo ha fatto insieme alla moglie. Secondo il credo nazionale USA, la benedizione di Dio – quindi la pace e la prosperità – deve discendere sul «popolo eletto» dal presidente e dalla first lady (8). Decidendo di pronunciarsi da solo, Trump ha messo in discussione la religione della nazione.
Le reazioni negli Stati Uniti
Alcuni parlamentari democratici, il presidente della Camera Nancy Pelosi in testa, hanno immediatamente accusato il presidente Trump di aver sguinzagliato le proprie truppe all’assalto del Congresso. Hanno proposto di destituire il presidente Trump –sebbene mancassero soltanto 13 giorni al termine del mandato – ai sensi del 25° emendamento, 4° comma, della Costituzione. Questa manovra, già in precedenza ventilata, permetterebbe di privare Trump del diritto di ripresentarsi.
La norma del 25° emendamento non dovrebbe essere applicabile: riguarda infatti l’incapacità del presidente per ragioni di salute
Tuttavia la norma non dovrebbe essere applicabile: riguarda infatti l’incapacità del presidente per ragioni di salute. Quando l’emendamento fu adottato, le discussioni verterono sulla crisi cardiaca che impedì al presidente Woodrow Wilson di svolgere l’incarico alla fine del secondo mandato (dal 2 ottobre 1919 al 4 marzo 1921), nonché sull’ictus, meno grave, che privò temporaneamente il presidente Dwight Eisenhower (dal 24 settembre 1955 al 20 gennaio 1961) di alcune facoltà e lo indusse a condividere i poteri con il vicepresidente, Richard Nixon.
La classe dirigente ha fiutato aria di tempesta. Che la presa del Campidoglio sia stata un fallimento della polizia, come tentano di farci credere, o sia stata organizzata sotto falsa bandiera dai nemici di Trump, chi l’ha concepita è in grado di rovesciare le istituzioni e silurarne il personale.
Le reazioni all’estero
Dopo un secolo di dominazione, il resto del mondo ancora non sa chi sono gli Stati Uniti. Ignora che la loro Costituzione fu scritta per istituire un regime ispirato alla monarchia britannica e, per garantire i diritti dei cittadini, fu riequilibrata con dieci emendamenti.
La classe dirigente ha fiutato aria di tempesta. Che la presa del Campidoglio sia stata un fallimento della polizia, come tentano di farci credere, o sia stata organizzata sotto falsa bandiera dai nemici di Trump, chi l’ha concepita è in grado di rovesciare le istituzioni e silurarne il personale.
Quello che Alexis de Tocqueville descrive in La democrazia in America (9) è il Paese frutto di questo compromesso, un Paese di libertà. L’equilibrio fu infranto negli anni di Obama. Obnubilato, il resto del mondo non s’è accorto che gli Stati Uniti sono retrocessi a quel che furono nei primi quattro anni dopo la fondazione: un sistema oligarchico, adesso al servizio di una classe di miliardari internazionali, che ha deliberatamente ignorato l’indigenza delle ex classi medie, gli aggregati della popolazione per affinità culturali, nonché il prepararsi dei due terzi degli statunitensi alla guerra civile.
Confrontando le foto dell’occupazione dell’assemblea di Hong Kong da parte di una folla sovreccitata con quelle di Washington, i media cinesi non hanno potuto fare a meno di prendere atto dei due pesi, due misure. Mentre i media russi, occupati dalla festa del Natale ortodosso, hanno sorriso disincantati di fronte al loro storico rivale messo a terra.
I media occidentali hanno invece aderito senza riserve alla cancel culture neo-puritana, che distrugge tutti i simboli repubblicani per sostituirli con altri che glorificano le minoranze, non per quel che fanno, ma in quanto minoranze. In questo modo si sono ancora un po’ più identificati con l’ideologia che opprime l’America (10). Da buoni vassalli servili, hanno presentato le elezioni statunitensi come se i loro lettori stessero per parteciparvi e Joe Biden come il loro nuovo padrone.
gli Stati Uniti sono retrocessi a quel che furono nei primi quattro anni dopo la fondazione: un sistema oligarchico, adesso al servizio di una classe di miliardari internazionali, che ha deliberatamente ignorato l’indigenza delle ex classi medie, gli aggregati della popolazione per affinità culturali, nonché il prepararsi dei due terzi degli statunitensi alla guerra civile
Reagendo agli avvenimenti del Campidoglio, i dirigenti europei scambiano i sogni per la realtà: il presidente tedesco, nonché ex capo dei servizi segreti, Frank-Walter Steinmeier, ha dichiarato che i manifestanti pro-Trump armati avevano preso il Campidoglio; il presidente francese, nonché ex segretario di un noto filosofo, Emmanuel Macron, ha denunciato un attacco al principio fondamentale della democrazia «Un uomo, un voto».
No. Salvo alcune eccezioni, i manifestanti del Campidoglio non erano armati.
No. La Costituzione degli Stati Uniti non stabilisce affatto l’uguaglianza fra cittadini in ogni Stato federato.
Sì. È la classe dirigenziale USA a disprezzare davvero la democrazia, mentre i jacksoniani la difendono.
I grandissimi patrimoni che stanno dietro Joe Biden si sono già impadroniti del potere. Hanno messo fine alla libertà di parola. Hanno «preventivamente» chiuso gli account Twitter, Facebook, Instagram, Snapchat e Twitch della Casa Bianca, del presidente Trump e dei suoi sostenitori per «impedirgli d’istigare a nuove violenze» (sic).
È la classe dirigenziale USA a disprezzare davvero la democrazia, mentre i jacksoniani la difendono
Si sono così arrogati i poteri della Giustizia e si sono sottratti al decreto di Trump del 28 giugno 2020, che impone loro di scegliere fra l’essere trasmettitori neutrali d’informazione o produttori d’informazione (11).
Thierry Meyssan
NOTE
(1) «Negli USA la guerra civile diventa inevitabile», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 15 dicembre 2020.
(2) «Il generale Flynn, QAnon e le elezioni USA», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 1 dicembre 2020.
(3) «The time for questioning the election results has passed», Washington Post (United States) , Voltaire Network, 4 January 2021.
I grandissimi patrimoni che stanno dietro Joe Biden si sono già impadroniti del potere. Hanno messo fine alla libertà di parola
(4) «Trump’s final efforts to overturn election create discomfort for the military», Paul Sonne & Missy Ryan & Ellen Narashima, The Washington Post, January 6, 2021.
(5) «”I’ll See You in Four Years”: Trump and the Ghost of Grover Cleveland», Peter Baker, The New York Times, January 3, 2021
(6) «Mike Pence letter to Members of Congress», by Mike Pence, Voltaire Network, 6 January 2021.
(7) Leviathan or the matter, forme, & power of a common-wealth ecclesiastical and civil, Thomas Hobbes, 1651
(8) Contrariamente a un’idea diffusa, la funzione di first lady non è cerimoniale, ma religiosa. Spetta alla moglie del presidente o, se celibe, divorziato o vedovo, alla donna di famiglia da lui prescelta.
(9) De la démocratie en Amérique, Alexis de Tocqueville, Gollesin (prima parte 1835, seconda parte 1840) [La democrazia in America, prima edizione italiana Bologna, Licinio Cappelli, 1932].
(10)] Gli Occidentali sono convinti che tutti i neri e gli ispanici abbiano votato contro Trump. In realtà, secondo gli istituti di scienze politiche gli elettori di Trump sono per il 17% afroamericani e per il 37% latinos.
(11) «Executive Order on Preventing Online Censorship», by Donald Trump, Voltaire Network, 28 May 2020.
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «Biden e il potere con la forza», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 12 gennaio 2021
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Immagine di Marco Verch via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
Geopolitica
I pensieri di Putin sull’«imprevedibile» guerra in Iran
Il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin giovedì ha rilasciato alcuni rari, ampi e franchi commenti sulla guerra israelo-americana contro l’Iran.
Il presidente russo paragonato la guerra e la chiusura dello Stretto di Ormuzzo, con il successivo impatto sull’energia globale, all’enorme impatto su larga scala della pandemia di COVID-19, tuttavia affermando che gli esiti della guerra sono, a questo punto, troppo difficili da prevedere.
Il conflitto, ha spiegato Putin, sta ora causando danni significativi alla logistica internazionale, alla produzione e alle catene di approvvigionamento, esercitando al contempo una forte pressione sulle aziende di idrocarburi, metalli e fertilizzanti,.
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«Le conseguenze del conflitto in Medio Oriente sono ancora difficili da prevedere con precisione», ha detto Putin prima di una conferenza di leader aziendali a Mosca. «Mi sembra che coloro che sono coinvolti nel conflitto non possano prevedere nulla nemmeno loro, ma per noi è ancora più difficile», ha osservato.
«Tuttavia, ci sono già stime che possono essere paragonate all’epidemia di coronavirus», ha detto Putin. «Ricordo che ha rallentato drammaticamente lo sviluppo di tutte le regioni e di tutti i continenti, senza eccezioni».
All’inizio di questa settimana Putin ha evidenziato il doppio standard dell’Occidente riguardo all’Ucraina, in confronto alla guerra in corso in Iran, che sta per raggiungere il suo primo mese. In riferimento agli alleati occidentali, Putin ha dichiarato: «hanno firmato ogni tipo di lettera all’inizio del conflitto in Ucraina. Eppure questi amanti dell’arte epistolare non hanno scritto nulla sugli attuali eventi tragici».
Il portavoce di Putin ha intanto affrontato giovedì molte di quelle che ha definito «bugie» relative al ruolo di Mosca nella guerra in Iran. «Ci sono così tante bugie diffuse dai media… Non fateci caso», ha detto ai giornalisti il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov in risposta a una domanda dell’agenzia AFP sulla fornitura di droni russi a Teheran riporta dal Wall Street Journal.
Peskov ha colto anche l’occasione per commentare le affermazioni dei media sul approccio di Mosca ai colloqui di pace e all’Ucraina, in connessione con la guerra in Iran. Alla domanda riguardo l’editoriale del New York Times secondo cui Putin era vicino a raggiungere un accordo di pace con l’Ucraina a febbraio, ma che l’operazione USA e israeliana contro l’Iran ha cambiato tutto e ora non è più interessato alla pace, Peskov ha risposto che «è completamente falso e non riflette la realtà. È vero che durante i round di colloqui trilaterali c’è stato qualche movimento verso una soluzione. Ma le questioni chiave che contano criticamente per la Russia non sono state ancora concordate».
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«Fin dall’inizio è stato chiaro, e lo abbiamo detto molte volte, che tra queste ci sono le questioni territoriali» ha continuato il portavoce del Cremlino. «Questo è il principale tema in discussione. Non c’è ancora stato alcun progresso su quel fronte. Allo stesso tempo, ciò non significa che la Russia abbia perso interesse nei negoziati. Al contrario, rimaniamo aperti ai colloqui, siamo in contatto con gli americani e ci aspettiamo che il prossimo round di negoziati si tenga non appena le circostanze lo permetteranno».
Intanto, numerosi titoli sui media occidentali hanno continuato a sostenere che la Russia sia stata la vera vincitrice in seguito alla più recente avventura di cambio di regime di Washington in Medio Oriente, descrivendo come Putin stia incassando almeno 760 milioni di dollari al giorno grazie alla crescente domanda di petrolio russo.
Ciò avviene anche in concomitanza con le deroghe alle sanzioni statunitensi, con il Telegraph di Londra che riporta che «le vendite del Cremlino di petrolio e gas raddoppieranno da circa 12 miliardi a quasi 24 miliardi di dollari questo mese, mentre Putin trae profitto da un enorme aumento dei prezzi e dalle deroghe alle sanzioni di Donald Trump».
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Geopolitica
I primi negoziati tra legislatori russi e statunitensi a Washington sono stati eccellenti, dice il vicepresidente della Duma
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Geopolitica
Israele bombarda il «cuore di Teheran», Trump valuta l’invio di altri 10.000 soldati di terra
Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che i colloqui con Teheran «stanno andando molto bene» e ha rinviato di altri dieci giorni gli attacchi contro le centrali elettriche iraniane, mentre Israele ha intensificato i suoi attacchi e, secondo alcune fonti, il Pentagono sta valutando ulteriori dispiegamenti nella regione.
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno condotto un’incursione aerea su vasta scala «nel cuore di Teheran» e in altre zone dell’Iran durante la notte, prendendo di mira infrastrutture non specificate.
La Mezzaluna Rossa iraniana ha dichiarato che gli attacchi hanno colpito diversi edifici civili e che sono in corso operazioni di ricerca e soccorso nella capitale, nella città centrale di Qom e a Urmia, nella provincia dell’Azerbaigian occidentale.
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Sebbene giovedì, durante una riunione di gabinetto alla Casa Bianca, Trump abbia ribadito che si stanno compiendo progressi nei negoziati, il dipartimento della Guerra starebbe valutando la possibilità di schierare fino a 10.000 soldati di terra aggiuntivi in Medio Oriente. Se approvato, questo nuovo dispiegamento si aggiungerebbe ai 2.000 paracadutisti d’élite e ai 5.000 Marines già in viaggio verso la regione.
«Il dipartimento della Guerra continuerà a negoziare riguardo alle bombe», ha affermato Pete Hegseth, in un contesto di crescenti preoccupazioni per un’imminente invasione di terra.
Teheran ha negato di essere impegnata in colloqui diretti con gli Stati Uniti e, secondo quanto riportato, ha delineato le proprie rigide condizioni per un cessate il fuoco, rifiutandosi di negoziare alle condizioni di Washington, dopo che Stati Uniti e Israele avevano già «pugnalato alle spalle» l’Iran per ben due volte durante i negoziati.
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