Lahore, Sajida e Abida, sorelle cristiane, rapite, stuprate e uccise

 

 

 

Renovatio 21 pubblica questo articolo di S.K. su gentile concessione di Asianews.

 

 

 

Entrambe lavoravano in una fabbrica farmaceutica. Il padrone, Mohammad Naeem, e il supervisore Mohammad Imtiaz facevano loro proposte di matrimonio, di ricchezza, di conversione islamica. Ma le donne, sposate a due cristiani, si rifiutavano.

Due sorelle cristiane, Sajida di 28 anni e Abida di 26, entrambe sposate e con figli, sono state rapite, stuprate e uccise perché non hanno accettato di convertirsi all’islam e sposarsi con i loro rapitori

Due sorelle cristiane, Sajida di 28 anni e Abida di 26, entrambe sposate e con figli, sono state rapite, stuprate e uccise perché non hanno accettato di convertirsi all’islam e sposarsi con i loro rapitori. I loro corpi straziati sono stati ritrovati in una fogna lo scorso 7 dicembre.

 

Al presente, solo uno dei rapitori, Mohammad Naeem, è stato arrestato, ha confessato e ora si trova libero su cauzione. L’altro rapitore, Mohammad Imtiaz, è ancora a piede libero.

 

Il marito di Sajida, Mushtaq Masih, dichiara ad AsiaNews: «Questo assassinio è avvenuto perché siamo poveri operai cristiani. Vogliamo che questi mostri [i due rapitori] vengano messi in prigione, secondo la legge. Così altri potranno imparare come si tratta e si rispettano le donne, anche se sono povere o appartenenti a una minoranza».

 I loro corpi straziati sono stati ritrovati in una fogna

 

Lo scorso 26 novembre, Sajida e Abida sono andate a lavorare in una vicina fabbrica farmaceutica. Entrambe risiedono alla Makhan Colony di Kahna (Lahore). Ma esse non sono mai più tornate a casa e sono state ritrovate solo il 7 dicembre nel Rohi Nullah, un canale fognario.

 

Sharjeel Masih, avvocato per I diritti umani, cristiano, ricorda lo shock dei familiari nel vedere i corpi delle due povere donne, che da mesi rifiutavano le avances del padrone e del supervisore della fabbrica di medicinali.

 

Esse si rifiutavano e dicevano che erano sposate e felici con le loro famiglie, anche se avevano poco»

Saleem Iqbal, attivista, afferma che le due donne si sono spesso lamentate con il padrone della fabbrica, il sig. Mohammad Naeem Butt e il supervisore Mohammad Imtiaz che le spingevano a sposarsi con loro promettendo ricchezze, e a convertirsi all’islam.

 

«Esse si rifiutavano e dicevano che erano sposate e felici con le loro famiglie, anche se avevano poco. Ma dopo il loro rifiuto, Mohammad Naeem e Mohammad Imtiaz hanno iniziato a minacciarle e poi le hanno rapite per raggiungere il loro scopo».

 

Ora i familiari temono che la giustizia sia troppo lenta o che non si realizzi mai.  Il Chief minister del Punjiab, Usman Buzdar, ha promesso di interessarsi personalmente e ha chiesto un rapporto completo dell’incidente alla polizia. Egli ha anche espresso la sua profonda partecipazione al lutto della famiglia e ha assicurato che cercherà di fare giustizia ad ogni costo.

«Questo assassinio è avvenuto perché siamo poveri operai cristiani»

 

Intanto, per Mushtaq Masih, il marito di Sajida, una delle due donne assassinate, rimane anche la tristezza di dover far crescere i tre figli piccoli: «Siamo molto preoccupati – dice ad AsiaNews – per i nostri bambini. È molto difficile farli crescere senza le loro madri».

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