Geopolitica
Israele bombarda il Libano dopo l’accordo per il cessate il fuoco
Gli attacchi israeliani nel Libano meridionale e orientale hanno ferito e ucciso decine di civili, meno di 24 ore dopo che Gerusalemme Ovest e Beirut avevano raggiunto un accordo per un cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.
Secondo il ministero della Salute libanese, almeno otto persone sono rimaste uccise e altre 15 ferite giovedì in una serie di attacchi che hanno preso di mira le città di Sohmor, Masaken e Arab Al-Jalil.
Nel frattempo, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato che un missile anticarro sparato da Hezbollah ha ucciso un soldato israeliano nel sud del Libano. Israele ha inoltre accusato Hezbollah della morte di un soldato delle forze di pace delle Nazioni Unite, rimasto ferito in un attacco di mortaio la notte precedente.
Aviones de ocupación israelíes bombardean Al-Masaken, ciudad de Tiro, en el sur del Líbano pic.twitter.com/bZSTF39Sw2
— aapayés (@aapayes) June 4, 2026
L’armée israélienne continue de tuer des libanais ce matin et de bombarder le sud du Liban avec l’aval total du président Aoun et de Salam.
Au moins 5 civils tués dans la ville de Sohmor dans la Beqaa et plusieurs frappes sur Tibnin.
Aoun a d’ailleurs menacer le peuple libanais… pic.twitter.com/InbOtpjz3P
— InfoSudLiban (@InfoSudLiban) June 4, 2026
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Il dipartimento di Stato americano ha dichiarato mercoledì che Israele e Libano hanno concordato un cessate il fuoco subordinato alla «cessazione completa» degli attacchi di Hezbollah e all’evacuazione dei suoi combattenti dal settore del Litani meridionale. La dichiarazione afferma inoltre che le due parti hanno concordato di istituire «zone pilota» in cui le Forze Armate libanesi assumeranno in futuro il controllo esclusivo, «escludendo qualsiasi attore non statale».
Hezbollah non ha partecipato ai colloqui di Washington e ha affermato che qualsiasi accordo che preveda il suo ritiro mentre Israele mantiene truppe nel Libano meridionale premierebbe l’occupazione anziché porre fine al conflitto.
Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha definito l’accordo appoggiato da Washington un tentativo «sfacciato» di costringere il Libano alla resa, affermando che equivale a una «tabella di marcia per annientare parte del popolo libanese». Qassem ha dichiarato che Hezbollah non lascerà il Libano meridionale finché le forze israeliane rimarranno nel Paese e ha avvertito che anche il nord di Israele rimarrà sotto minaccia finché il Libano sarà bombardato.
Giovedì, nello Studio Ovale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato ai giornalisti di aver parlato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e di aver «parlato della questione anche con Hezbollah», respingendo l’idea che il gruppo rifiuti l’iniziativa.
«Non mi hanno respinto, non mi hanno rifiutato», ha affermato, insistendo sul fatto che si stanno compiendo progressi tra Israele e Libano. «Sarebbe davvero bello se il Libano potesse avere un po’ di pace. Il Libano è sotto attacco da tanti anni».
Gli ultimi scontri sono seguiti a settimane di attacchi e operazioni di terra israeliane in Libano, tra cui la conquista del castello di Beaufort, noto anche come Qalaat al-Chakif, appartenuto ai crociati. La fortezza medievale, situata su una collina strategica nel Libano meridionale, era stata precedentemente utilizzata da Israele durante i vent’anni di occupazione della regione, terminata nel 2000.
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Immagine di Major Ofer, Israeli Air Force via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Trump minaccia di sequestrare i beni iraniani
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Geopolitica
La Casa Bianca: l’accordo nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita dipende dal riconoscimento di Israele
Un patto nucleare storico tra Stati Uniti e Arabia Saudita potrà essere concluso soltanto a condizione che Riad aderisca agli Accordi di Abramo e avvii relazioni diplomatiche con Israele, ha reso noto giovedì la Casa Bianca. L’intesa contempla l’impiego di tecnologia e know-how americani per supportare il Regno nello sviluppo di un programma nucleare a uso civile.
Il chiarimento ha rappresentato un mutamento rilevante rispetto alla comunicazione di mercoledì, che non conteneva alcun riferimento pubblico a un eventuale nesso tra l’accordo e la normalizzazione dei rapporti tra Arabia Saudita e Israele. Riad ha reiterato a più riprese che non riconoscerà Israele in assenza di progressi verso la costituzione di uno Stato palestinese.
«Questo accordo è subordinato a questa condizione, per quanto riguarda il presidente, quindi continueremo a dialogare con le nostre controparti saudite per finalizzare l’accordo e, si spera, vederli aderire agli Accordi di Abramo molto presto», ha dichiarato ai giornalisti la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
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Gli Accordi di Abramo consistono in una serie di intese mediate dagli Stati Uniti e avviate durante il primo mandato del presidente Donald Trump, con le quali sono state instaurate relazioni diplomatiche tra Israele e diversi Stati arabi. Attualmente tra i firmatari figurano Israele, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Marocco e il Sudan.
Secondo i termini dell’accordo, l’Arabia Saudita realizzerebbe reattori nucleari basati su tecnologia statunitense nell’ambito del proprio programma energetico civile. Tuttavia, stando a quanto riportato, l’intesa non impone a Riad l’adozione del Protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che autorizza ispezioni più approfondite finalizzate a individuare attività nucleari non dichiarate.
Tale omissione ha generato allarme tra gli esperti di non proliferazione e i legislatori di Washington, i quali mettono in guardia dal rischio che l’Arabia Saudita possa liberamente arricchire l’uranio, una capacità potenzialmente utilizzabile in futuro per la produzione di armi nucleari e in grado di innescare una corsa agli armamenti a livello regionale. Il principe ereditario Mohammed bin Salman aveva in passato dichiarato che l’Arabia Saudita avrebbe perseguito l’acquisizione di armi nucleari qualora l’Iran le avesse ottenute.
L’accordo, destinato a costituire il fondamento di un programma di energia nucleare multimiliardario che coinvolge imprese statunitensi, dovrà ancora essere sottoposto all’esame del Congresso prima di poter entrare in vigore.
Le possibilità che Riad entrasse negli Accordi di Abramo sembravano sfumate negli anni scorsi, quando il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, dinanzi alla catastrofe gazana, aveva dichiarato che non potrà esserci alcuna normalizzazione delle relazioni tra Regno Saudita e Stato Ebraico senza la creazione di uno Stato palestinese indipendente. I piani per l’accordo di pace erano quindi stati sospesi.
Mesi prima, all’altezza di un attacco di rappresaglia della Repubblica Islamica dell’Iran contro lo Stato Ebraico, si disse che alcuni droni iraniani diretti contro Israele furono abbattuti dai sauditi.
Come riportato da Renovatio 21, cinque anni fa si parlava di colloqui segreti tra il principe saudita Mohammed bin Salman e Netanyahu. Pochi mesi fa, dopo l’inizio della guerra di Gaza, l’Arabia Saudita ha dichiarato che ogni piano di accordo con Israele è sospeso.
Come riportato da Renovatio 21, secondo un sondaggio del 2024 il 96% dei sauditi si opponeva ai legami con Israele, mentre Hamas nel Regno cresceva in popolarità. L’indagine ha inoltre rilevato che l’87% dei sauditi riteneva che «Israele è così debole e diviso al suo interno che un giorno potrà essere sconfitto».
Al contempo, va ricordata la dichiarazione a Fox News del 2023 del principe Salmano per cui l’Arabia Saudita si doterà di armi atomiche se lo farà l’Iran.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
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